Beni comuni e amministrazione condivisa Il punto di Labsus

Le Scuole di cittadinanza e comunità: laboratori di futuro

Si parte dai fili d’erba per far crescere ed innaffiare tutti i giorni la comunità, prendendosene cura
cittadinanza

In Toscana, Labsus sta sperimentando una nuova modalità di dibattere, confrontarsi e promuovere cittadinanza attiva e amministrazione condivisa sui territori. Si è creata una “Scuola di cittadinanza e comunità”: un luogo dove riflettere sulle esperienze già avviate e dove elaborare strategie di sviluppo futuro dei Patti di collaborazione, con l’intenzione di sperimentarle in appositi laboratori territoriali. Uno spazio in cui narrare insieme le esperienze dei Patti di collaborazione, le difficoltà e i risultati positivi: una narrazione collettiva che si dispiega nel susseguirsi dei diversi incontri in programma. Un momento di formazione per nuovi animatori di comunità e promotori dei Patti sui territori. Ma anche un modo di fare rete conoscendosi meglio per chi già opera in tal senso: cittadini, firmatari dei patti, componenti politiche e tecniche dell’ente, studenti e insegnanti, sono coloro che frequentano la Scuola e che consolidano le loro reciproche conoscenze e competenze.

Una scuola di cittadinanza e comunità: perché?

Le prime Scuole di cittadinanza di Labsus erano state realizzate nel Lazio. In Toscana, la prima Scuola è stata quella avviata nel comune di Lucca. Ma Labsus ne sta promuovendo altre in Toscana, tra cui quella di San Giovanni Valdarno: una Scuola di cittadinanza e comunità tutta costituita da giovani per ridisegnare gli spazi della città più funzionali ai loro desideri. Questo per dire che ogni Scuola risponde a bisogni e necessità specifiche dei territori, pur utilizzando una stessa metodologia di base.
La Scuola di Lucca nasce nell’ambito di un Patto di collaborazione dai connotati originali e che ha tra i suoi obiettivi più ambiziosi quello di preparare al futuro i cittadini di ogni età: affrontare le sfide dei rapidi e profondi cambiamenti sociali economici e ambientali promuovendo e sostenendo un bene comune essenziale per tutti noi, ossia l’apprendimento permanente. Sono 120 i sottoscrittori di questo Patto cornice che è stato siglato nel 2021 e che hanno realizzato insieme molteplici attività sul territorio del comune.
Lucca è infatti città Unesco per l’apprendimento permanente. E con la Scuola ha voluto creare uno spazio “libero” (come indica l’etimologia stessa della parola, dal greco skholé: tempo libero) in cui i cittadini e la comunità locale potessero dibattere e confrontarsi sui temi della cittadinanza attiva e consapevole, utilizzando strumenti come i Patti di collaborazione, che svolgono di per sé anche un ruolo pedagogico e di apprendimento permanente di nuove competenze civiche.

Cosa fa la Scuola di cittadinanza e comunità di Lucca

Non a caso la Scuola ha una cabina di regia formata dai primi tre “pattisti” (ossia i firmatari dei primi patti di collaborazione) e presieduta dall’Assessora Ilaria Vietina, che fortemente ha voluto a Lucca l’adozione del Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni e la realizzazione di questa Scuola. Ma ne fanno parte anche alcuni dipendenti del Comune che si occupano di Amministrazione condivisa e che sono di fatto i referenti dell’ente per i Patti.
Numerose le domande di iscrizione alla Scuola: inizialmente era previsto un numero di iscritti pari a 25 persone, ma le numerose domande d’iscrizione che continuano a giungere (oltre 60) hanno suggerito di ampliarne il numero e sono un chiaro indicatore d’interesse e di successo dell’iniziativa.
Il format di base della Scuola è articolato in alcuni incontri tematici e successivi laboratori in cui saranno sperimentate le indicazioni emergenti dai lavori teorici. Tra i relatori dei 7 appuntamenti tematici Gregorio Arena, Marianella Sclavi, Elena Taverna, Luca Gori, Sergio Silvotti, Giorgio Piccinino e molti altri: tutti d’eccezionale bravura e stimolanti. Tanto che nonostante la formula on line, dovuta alla emergenza Covid, le domande ed il dibattito sono sempre stati assai ricchi.
La Scuola di Lucca si sta mostrando, man mano che procede con la realizzazione del suo programma iniziale, una esperienza utile anche per altri territori, perché è una formula nuova di coinvolgimento di tutti coloro che sono interessati ai temi della cittadinanza e dell’Amministrazione condivisa, ponendoli a confronto rispetto ad alcuni temi trasversali e comuni, portando esperienze da altri territori, favorendo contaminazioni, sviluppando rete e sinergie, favorendo la conoscenza reciproca, anche informale ed il mutuo sostegno, ma anche individuando temi trasversali comuni su cui impegnarsi in futuro. E la Scuola di Lucca ne ha individuato uno in particolare: la sostenibilità ambientale.

Un filo verde unisce i diversi incontri della Scuola

Sin dal primo appuntamento è emersa la proposta avanzata da Gregorio Arena di dare un “peso” maggiore alla sostenibilità sia nei Regolamenti, introducendo una specifica modifica in tal senso, sia nei Patti di collaborazione.
Il tema della sostenibilità, del resto, aveva già trovato un terreno fertile di sviluppo all’interno del Patto Lucca learning city. E in occasione della settimana della sostenibilità era già stato lanciato un patto educativo di comunità su questo tema attivando anche un concorso per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado a sostegno dell’educazione alla sostenibilità.
Negli incontri successivi al primo, è emerso sempre più rafforzato questo “filo verde” che unisce molti Patti di collaborazione su diversi territori. Col secondo appuntamento il focus è stato posto sulle competenze civiche che sviluppano i “pattisti” dalla fase di co-progettazione a quella di valutazione partecipata.
Ma il tema del verde ha fatto da filo conduttore: come rendere protagoniste le comunità a partire da un giardinetto abbandonato e divenuto luogo di spaccio alla periferia di Milano, o con la creazione di orti, o in un parco in degrado da decenni a Livorno, o raccogliere le storie delle persone che intorno ai beni comuni narrano, insieme alla loro storia, quella di un intero territorio come è successo a Cortona. Quali competenze anche inconsapevoli hanno in conclusione sviluppato coloro che fanno parte di questi patti? Abbiamo voluto evidenziare tutto ciò lasciando parlare innanzitutto i protagonisti di alcune esperienze: patti in cui in cui il tema del verde è un pre-testo per sviluppare e prendersi cura della comunità. Si parte dai fili d’erba per far crescere ed innaffiare tutti i giorni la comunità, prendendosene cura.
E con Elena Taverna, responsabile della comunicazione Labsus e project manager di Luoghicomuni, abbiamo poi voluto capire come ingaggiare e “fidelizzare” le persone che entrano a far parte dei Patti. Ma soprattutto: come possiamo fare sì che attraverso il Patto si possa sviluppare l’educazione alla cittadinanza attiva e alla sostenibilità dei cittadini più piccoli, bambine e bambini. Quali percorsi con le scuole, con insegnanti e associazioni che hanno fatto parte di questi percorsi educativi? Nuovi spunti per una contaminazione di idee e di modi di operare, mescolando esperienze delle periferie di Milano con quelle di una tipica città toscana medievale com’è Lucca.
Abbiamo poi voluto dare in questo percorso un’attenzione particolare anche ad aspetti che ci sembrano importanti nei processi di partecipazione e di gestione dei Patti: la gestione dei conflitti e quello delle relazioni interpersonali. Sono aspetti che non sono trattati di solito nella formazione alla cittadinanza, ma che certamente stanno a cuore a chi invece intende promuoverla.
Con Marianella Sclavi abbiamo sottolineato l’importanza dell’ascolto attivo facendo emergere l’intelligenza collettiva quale motore di ricerca di soluzioni non pensate prima, sapendo che quella “intelligenza collettiva” è più importante della stessa soluzione trovata: lavorare insieme perché il problema è nostro. E per capire “come farlo” può essere utile anche raccontarci la storia dei Patti su ogni territorio.
Con Giorgio Piccinino, psicoterapeuta, analista transazionale, si è poi posta l’attenzione sulla comunicazione interpersonale efficace per creare comunità. Il che significa sviluppare relazioni positive di riconoscimento reciproco. E questo riconoscimento positivo è alla base delle comunità e del loro benessere. Come si può quindi essere costruttori di benessere per sé e per gli altri, andando oltre la solitudine e l’individualismo, la sofferenza ed il dolore che a volte caratterizza la nostra quotidianità?
Infine, un ritorno alla concretezza delle proposte, con gli ultimi due incontri in programma rispettivamente il 14 e 21 febbraio. Il primo incontro verterà sul “come co-progettare il territorio con l’amministrazione condivisa”, considerando alcune esperienze in corso in Lombardia ed in Toscana, con particolare riferimento ai temi del verde e dell’ambiente. Sergio Silvotti del Forum del Terzo settore Lombardia e Luca Gori, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, si confronteranno su questi temi. Nell’ultimo incontro vi saranno le conclusioni insieme a Anna Teresa Rondinella, UNESCO. Tutti i partecipanti alla Scuola successivamente parteciperanno ai tre laboratori territoriali mettendo in pratica alcune delle indicazioni emerse dalle “pillole” di teoria apprese e dibattute nei 7 incontri.

Proposte di futuro: una rete dei “patti verdi” per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese

Con il percorso tematico affrontato dalla Scuola è emerso poi sempre più come il “filo verde” possa essere ciò che unisce molti dei Patti esistenti con quelli nuovi su cui impegnarsi a livello territoriale in futuro.
Mettendo al centro il “giardino o l’aiuola” del mondo, s’intende mettere al centro l’attenzione sul futuro e sull’importanza di prendersi cura innanzitutto delle nostre vite e del benessere delle generazioni future: in quel microcosmo del verde ci stanno molti aspetti del macrocosmo della sostenibilità, sia ambientale che sociale, sia della comunità locale che di quella globale. E in tutto ciò vi è anche il ruolo pedagogico, di educazione che il “patto verde” può racchiudere.
L’idea che emerge quindi dalla Scuola è quella di un coordinamento che possa trovare anche la forma di un nuovo Patto a livello locale. Ma può emergere anche una implicita proposta a livelli territoriali più ampi, allo stesso Labsus: porre al centro dell’attenzione dei Patti, direttamente o indirettamente, il tema della sostenibilità ambientale. Sviluppando un loro coordinamento, tra territori diversi, anche nazionale. Del resto sappiamo che nel 68% dei Patti monitorati sino ad oggi ad essere coinvolti sono i temi dell’ambiente e del verde urbano e arredo urbano.
Forse è giunto il momento di dare a tutto ciò anche il significato di una rete nazionale su cui lavorare insieme. E le “Scuole di cittadinanza e comunità” sembrano essere un utile momento di riflessione ed elaborazione anche in tal senso sui diversi territori. Raccogliendo alcune delle indicazioni che provengono da Lucca e dalla sua Scuola come laboratorio di futuro.

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Foto di copertina di Roberta Tonanzi.