Beni comuni e amministrazione condivisa Il punto di Labsus

Ecco il Québec che si prende cura dei beni comuni

Chi sono e cosa fanno i commoners canadesi di Communagir? Una conversazione tra Daniela Ciaffi, Catherine Chouinard e Flavie Lavallière
Québec

Più si conosce il mondo di oggi e più si trovano gruppi attivi che condividono una visione di futuro basata sulla cura condivisa dei beni comuni. Ogni volta che Labsus incontra commoners stranieri, l’occasione è buona per dialogare con loro alla ricerca di affinità: in Francia, in Spagna, nei Paesi Bassi, in Sudafrica.
Ringraziamo Catherine Chouinard e Flavie Lavallière, rispettivamente direttrice generale e consigliera di Communagir per portarci oltreoceano, in Canada e in particolare in Québec. Ci piace che sul sito della loro organizzazione senza scopo di lucro si presentino rispettivamente anche attraverso il loro modo preferito di fare partecipazione: Flavie ad esempio adora la “formula sfida” e la “troïka”. Detto per inciso, ma con la certezza di fare un servizio ai nostri lettori, questi strumenti sono tutti descritti in schede sintetiche scaricabili gratuitamente, dunque perfettamente in linea con la logica della condivisione della conoscenza.
È un vero piacere navigare su Communagir tra teorie e pratiche, video, codici etici e bilanci sociali. La loro squadra è composta da tredici impiegati ed è sostenuta dalla fondazione filantropica Lucie e André Chagnon che da circa un secolo trae i suoi fondi da un impero televisivo e internet. Ci consigliano a proposito di leggere il libro “La nuova filantropia. È così che si re-inventa un capitalismo solidale?” di Virginie Seghers.

Il Québec, un potenziale laboratorio di sperimentazione per l’Amministrazione condivisa

Ma per fortuna non tutto si fa sempre e solo virtualmente, così la primavera scorsa Catherine e Flavie hanno scoperto l’Amministrazione condivisa venendo a Milano, come membri di una delegazione arrivata dal Québec per capire meglio che cosa è l’Amministrazione condivisa e come in Italia i responsabili pubblici co-programmano e co-producono insieme al Terzo settore.
Tornate a casa e al lavoro, ci scrivono: “Il principio di sussidiarietà e la sua applicazione ci hanno molto interessato”. Così ci ritroviamo on-line e capiamo che la loro mission è quella di contribuire ai processi attraverso i quali gli enti locali e le comunità possano realizzare i cambiamenti che ritengono necessari al loro sviluppo collettivo. Coinvolgono soggetti e attori molto diversi e hanno diversi seguaci in Francia. Vogliono capire meglio cosa sono e come si usano i nostri Patti di collaborazione, e noi cerchiamo di spiegarglielo. Come chiariamo loro, il Québec sarebbe potenzialmente un contesto di sperimentazione eccezionale per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni, essendo all’incrocio culturale tra la cultura anglosassone e quella europea-francese.

La delegazione del Québec in visita a Milano (Fonte: Communagir)

L’importanza di “co-rinforzare” le relazioni e le alleanze

Questi confronti internazionali sono arricchenti anche perché, dall’interesse che un laboratorio come il nostro suscita di volta in volta e di contesto in contesto, si mettono meglio a fuoco le sfide comuni ai commoners nel mondo. Loro elencano, nell’ordine: primo, lo sviluppo collettivo; secondo, la “mobilisation des connaissances” (mobilitazione/sensibilizzazione delle conoscenze/competenze); terzo, il coordinamento dei partenariati. Nel corso della nostra conversazione, una delle preoccupazioni che manifestano con più frequenza riguarda la prospettiva di sistema: questo ci ricorda l’editoriale di Fabio Giglioni intitolato “Verso un sistema chiamato Amministrazione condivisa” e tutte le volte che in giro per l’Italia amici e colleghi, abitanti e amministratori, ci hanno ricordato l’importanza che i Patti non restino esperienze sporadiche, isolate, disconnesse.
Proprio a proposito del lavoro verso un cambiamento di sistema, Catherine e Flavie usano spesso un concetto difficile da tradurre in italiano, e su cui vale la pena soffermarsi: co-rinforzo. Siamo sinceri, noi tutte e tutti in questi anni abbiamo usato e abusato del prefisso “co”! Ma mai per sottolineare l’idea che alcuni legami esistono ma sono fragili e va quindi condivisa una strategia di rafforzamento da più parti: come a sottolineare che il tema non è sempre quello di innovare ma anche quello di investire piuttosto sul consolidamento di relazioni, intuizioni, alleanze.

Quale ruolo per il mondo associativo nella co-progettazione delle politiche pubbliche?

Un altro punto di contatto con l’approccio Labsus ci sembra il loro slogan di “nutrirsi dall’azione territoriale” stando tra municipalità e mondo associativo. Communagir sta attualmente seguendo un centinaio di partenariati attivi in Québec nelle varie fasi in cui si trovano, dalla nascita alla valutazione, attraverso formazioni di tipo diverso e interagendo con committenze pubbliche di livelli differenti (capiamo intanto che la scala regionale e provinciale sono invertite rispetto all’Italia, si parla infatti del Québec come di una Province e non di una Région). Condividiamo profondamente il loro sfogo quando ci dicono: «Basta che il mondo associativo sia considerato come un subappalto del pubblico!».
Tra le tematiche che stanno affrontando loro e quelle al centro dei nostri Patti di collaborazione non sembra affatto che ci sia un oceano di mezzo: co-costruzione di politiche culturali, mobilitazione cittadina socio-ecologica, miglioramento del proprio ambiente di vita quotidiana, necessità di nuovi stili di governo del potere e di rappresentanti politici più giovani. Sul tema della co-costruzione delle politiche, ci spiegano: «lavoriamo per accompagnare la co-costruzione di politiche (culturali, sociali, ecc.) e piani d’azione territoriali; ma non siamo direttamente coinvolti nelle fasi di presentazione e di attuazione degli stessi».
Persino la storia del Québec e i movimenti neo-municipalisti paiono in qualche modo richiamare le tante anime attive localmente nella nostra Italia.

ICI la Version française!

Per tutte le foto, inclusa quella di copertina, si ringraziano Catherine Chouinard e Flavie Lavallière di Communagir