La tesi esplora le criticità della Via Francigena (nel tratto compreso tra il Gran San Bernardo e Roma), in vista dell’identificazione di soluzioni partecipate e co-progettate, che puntino a coinvolgere e mettere in rete le risorse a disposizione, attraverso forme flessibili di collaborazione tra soggetti pubblici e privati.

Pubblichiamo la Tesi di Master della Dott.ssa Vittoria Donat-Cattin, dal titolo Criticità e strumenti di partenariato pubblico-privato per la valorizzazione della via francigena e dei suoi territori: alla ricerca di buone pratiche.

Abstract

Il lavoro intende proporre un cambio di paradigma basato su un approccio bottom-up, capace di intercettare le istanze emergenti dalla realtà e di farvi fronte attraverso la valorizzazione delle risorse (già) presenti nei territori, rendendo i soggetti privati (cittadini, imprese ed enti no profit) protagonisti attivi e partecipi – insieme alle Istituzioni – del processo di sviluppo dell’itinerario.
L’approccio sottende una visione “ecosistemica” che metta i diversi bisogni in dialogo tra loro, così da rendere gli uni risposta per gli altri: si tratta di innescare un processo circolare virtuoso capace di auto-rigenerarsi continuamente apportando benefici tanto ai pellegrini quanto alle comunità locali. Sicché, le criticità che si riscontrano attualmente sulla Via Francigena potrebbero rivelarsi delle straordinarie opportunità di crescita per i suoi territori, con un cambio di prospettiva che tenda al coinvolgimento (non occasionale bensì) sistematico dei soggetti privati che vi orbitano intorno attraverso il ricorso a una serie di strumenti di partenariato pubblico-privato (anche “sperimentali”, all’occorrenza).
In particolare, il problema legato alla scarsità e all’inadeguatezza delle strutture di accoglienza per pellegrini potrebbe essere affrontato in modo efficace servendosi della co-progettazione di cui all’art. 55 del Codice del Terzo Settore, come insegna il felice caso di Altopascio (LU),  dove la collaborazione tra l’Amministrazione comunale e una organizzazione di volontariato ha consentito di mettere in piedi – “dal basso” – un sistema ricettivo eccezionale, caratterizzato dall’accoglienza a “donativo” e dal reinvestimento delle entrate in opere di miglioramento per l’accessibilità alle persone con disabilità.
Il medesimo problema potrebbe essere affrontato anche percorrendo un’altra via, capace di valorizzare contestualmente l’alta concentrazione di giovani (la Via Francigena attraversa dieci “città universitarie”) e di anziani (circa il 27% della popolazione residente nei Comuni presenti lungo l’itinerario ha un’età pari o superiore a 65 anni), attraverso la sperimentazione di co-housing intergenerazionali – da realizzare con il partenariato pubblico-privato previsto dall’art. 174 del Codice dei contratti pubblici, sulla falsariga di quanto avvenuto nel Comune di Ancona – che possa contemplare anche una vocazione ricettiva rivolta all’accoglienza dei pellegrini in cammino, da affidare in gestione a soggetti “terzi” oppure agli stessi abitanti del complesso residenziale.
Invece, onde affrontare le attuali difficoltà in tema di manutenzione del tracciato, uno strumento che potrebbe rivelarsi particolarmente utile e efficace, stante il suo carattere adattabile e informale, è quello dei patti di collaborazione, considerato, peraltro, che molte Amministrazioni locali – come il Comune di Siena e il Comune di Colle Val d’Elsa – sono dotate del «Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni» (peraltro, anche la Regione Lazio e la Regione Toscana hanno fatto ricorso allo strumento, rispettivamente con la l.r. n.  10/2019 e con la l.r. n. 71/2020). Un possibile caso “pilota” potrebbe riguardare la conclusione di un patto di collaborazione tra le amministrazioni comunali e il gestore (privato) del servizio idrico territorialmente competente, a cui affidare il compito di occuparsi dell’installazione e della manutenzione di ulteriori fonti d’acqua lungo il percorso, mettendo così il suo bilancio di sostenibilità al servizio delle comunità.
Infine, a fronte della pressoché totale assenza di un’offerta di prodotti e servizi “dedicati” ai pellegrini in cammino lungo la Via Francigena (i quali tendono a ricevere lo stesso trattamento riservato alla generalità dei turisti), la proposta è quella di dare vita a una rete convenzionale di attività “Francigena friendly”, prendendo come benchmark il programma “Italea” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (legato al turismo delle radici): l’intento è quello di fare della “Credenziale” del pellegrino la chiave di accesso a un’offerta “dedicata”, sulla falsariga di quanto avviene sul Cammino di Santiago. Il lavoro si conclude con l’invito a contemplare un altro “modo” possibile di fare le cose: quello – assolutamente unico ma anche assolutamente “ripetibile” – sperimentato per la rigenerazione di una Villa veneta abbandonata, a pochi passi dalla Romea Strata, che ha ripreso vita grazie a una rete di persone pubbliche e private, che ne hanno fatto – senza alcun “capitale” iniziale – un polo di aggregazione sociale e culturale capace di rivitalizzare la comunità locale.

Foto di copertina: Ivanna K su Unsplash