Riflessioni a caldo dal progetto europeo B.Right Spaces. Better Rights in Better Civic Space

Nel corso della sua attività di divulgazione, studio e pratica dell’amministrazione condivisa dei beni comuni, Labsus si è spesso occupata di spazi: orti collettivi, ex fabbriche trasformate in centri culturali, case del quartiere, sartorie sociali, luoghi catalizzatori di comunità di cittadini che decidono di organizzarsi per prendersene cura e lì svolgere attività di inclusione sociale, inserimento lavorativo, educazione alla parità di genere, animazione e aggregazione culturale, e molto altro. Abbiamo più volte raccontato come attraverso tali pratiche prenda forma il “diritto alla città”, ovvero la possibilità degli abitanti di rivendicare un modo diverso di accedere alle risorse urbane, facendo prevalere il diritto d’uso su quello proprietario, e di usufruirne collettivamente, fuori dalle logiche di mercato e nel rispetto delle generazioni future. Attraverso queste pratiche relazionali, fondate su mutualismo e responsabilità condivisa, questi spazi diventano beni comuni anche secondo la definizione data dalla Commissione Rodotà: tali spazi esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona, dalla libertà di parola e di informazione, alla libertà di riunione e associazione, per citarne alcuni tra quelli elencati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europa.
L’occasione per esplorare questa chiave di lettura sui beni comuni in una prospettiva transnazionale si è presentata con la partecipazione al Progetto Europeo “B.Right Spaces. Better rights in better civic space”, a fianco della Città di Torino, nell’ambito del Programma CERV – “Cittadini, uguaglianza, diritti e valori”. Attraverso un viaggio tra Roma, Torino, Varsavia, Barcellona e Torres Vedras, assieme ad organizzazioni del terzo settore, imprese sociali, gruppi di attivisti e Pubbliche Amministrazioni[1], abbiamo messo a fuoco il concetto di “spazi civici” nella prospettiva dei diritti politici, civili, sociali ed economici che in quei luoghi possono trovare piena espressione, grazie alle pratiche partecipative promosse dalle comunità locali. Muovendoci tra iniziative molto diverse tra di loro, dalle più note, come il centro culturale indipendente Ateneu Popular 9 Barris a Barcellona, a quelle meno, come i  MAL – Miejsca Aktywności Lokalnej (Luoghi di attività locali) di Varsavia (solo per citare alcuni esempi), abbiamo capito che in questi luoghi si fa innanzitutto esperienza di democrazia (o meglio, di democrazie): qui i diritti democratici non sono solo dibattuti, ma vissuti quotidianamente; qui si condensano la storia e la cultura democratica dei diversi territori, che si traduce, ad esempio, nelle diverse forme di collaborazione tra società civile e istituzioni pubbliche locali. Negli spazi civici, cittadini singoli o associati, organizzazioni della società civile e attori pubblici e privati possono partecipare attivamente e in modo condiviso ai processi di governance, contribuendo allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale delle proprie comunità. Ciò include la promozione di un accesso equo ai servizi di interesse generale, la libertà di scegliere un’occupazione e di lavorare, la libertà di fare impresa ad impatto sociale e l’accesso a condizioni di lavoro eque e giuste.
Il progetto B.Right Spaces ha rappresentato anche l’occasione per sviluppare una collaborazione proficua con la Città di Torino, in particolare con il Settore Fondi Europei. Abbiamo chiesto a Valeria Vacchiano, european project manager per la Città di Torino, di scrivere con noi questo contributo e di offrirci il suo punto di vista su questo lavoro condiviso, che ha costituito esso stesso uno “spazio civico” dove promuovere l’azione congiunta per la difesa degli spazi di partecipazione attiva.

La collaborazione tra Labsus e la Città di Torino

Nell’ambito del progetto B.Right Spaces, Labsus è stata ingaggiata al fine di supportare il processo di scambio e apprendimento reciproco tra la Città di Torino e i partner europei, attraverso attività di ricerca, l’analisi del bisogno e degli attori del territorio, il confronto tra pratiche innovative. Sviluppare tale attività ha significato, innanzitutto, creare le condizioni perché le singole esperienze si trasformino in conoscenza condivisa. É in questa prospettiva che si colloca la collaborazione tra la Città di Torino e Labsus la quale, nei 2 anni di progetto, ha generato risultati concreti e posto le basi per una relazione duratura.
Un lavoro che ha permesso di leggere in modo approfondito e sistematico i processi collaborativi attivi sul territorio, dai Patti di collaborazione alle forme più ibride e sperimentali di gestione condivisa dei beni comuni. L’approccio adottato, insieme ad una metodologia strutturata di analisi dei bisogni e mappatura degli stakeholder locali, ha dato profondità al percorso, creando connessioni tra istituzioni, cittadini, associazioni e realtà informali. Fondamentale è stato anche l’utilizzo di strumenti innovativi di facilitazione nei policy labs, laboratori dove abbiamo coinvolto decine di realtà locali impegnate nella partecipazione civica, grazie alla quale abbiamo potuto far emergere stimoli, domande e prospettive utili ad alimentare una discussione proficua tra stakeholder diversi.
Dal percorso costruito con Labsus, è emerso come Torino si configuri come un modello di riferimento. La Città ha potuto raccontare con maggiore forza il carattere innovativo delle politiche sviluppate negli ultimi decenni: esse sono nate sul territorio, grazie anche alle relazioni costruite. Una narrazione a più voci che diventa più solida proprio perché osservata da sguardi differenti, quelli di un’Amministrazione e di un’Associazione, capaci di restituire il senso profondo di un processo necessariamente plurale.
A confermarlo è stata anche la study visit che si è svolta a Torino a inizio ottobre 2025 e a cui hanno preso parte i referenti dei partner di progetto. Un’esperienza che ha dimostrato come il chi spesso determini il percorso tanto quanto il cosa. La visita ad un certo punto ha progressivamente cambiato forma: spostandosi da uno “spazio civico” all’altro, amici/che, colleghi/e e conoscenze di Labsus incontrati/e casualmente (o no?) lungo il tragitto si sono uniti progressivamente al gruppo di ospiti europei per il semplice piacere di condivisione. Alla fine, quella che doveva essere una semplice visita si è trasformata in una piccola carovana itinerante, assumendo i caratteri di un viaggio partecipato alla scoperta di relazioni, progetti e legami.

La Carta UE per i Difensori degli Spazi Civici

Gli spazi civici – rigorosamente al plurale, come plurali sono le forme, le pratiche e i significati che essi assumono – esplorati a Torino e nelle altre città coinvolte dal progetto B.Right Spaces, restituiscono una fotografia nitida della varietà dello spazio civico europeo. Ciascuno spazio incarna una specifica interpretazione di spazio civico, profondamente radicata e fortemente modellata dai contesti locali, dalle dinamiche sociali e dai bisogni delle comunità che li attraversano.
Questa pluralità è stata raccolta e raccontata attraverso la Cartografia degli spazi civici del progetto, una piattaforma online che riunisce una costellazione eterogenea di esperienze civiche provenienti da Italia, Spagna, Portogallo e Polonia. Non una semplice mappa descrittiva, ma una mappa interattiva e accessibile, che connette pratiche e soggettività democratiche. Un bene comune digitale che diventa spazio di scambio e strumento di apprendimento, riflettendo il senso e la ricchezza delle relazioni transnazionali.
Ma la visibilità, da sola, non basta a proteggere il valore democratico, culturale e sociale prodotto dagli spazi civici, soprattutto in una fase storica in cui le democrazie (in Europa e non solo) sono attraversate da crescenti tensioni, restrizioni e regressioni. In questo scenario, la domanda centrale diventa inevitabilmente politica: chi difende lo spazio civico quando la democrazia stessa è sotto attacco?
La fase finale del progetto B.Right Spaces si è concentrata sulla redazione collaborativa della Carta UE per i Difensori degli Spazi Civici. La Carta si rivolge a tutti quei soggetti che, a livello locale e regionale, contribuiscono (spesso in condizioni di fragilità) alla protezione e promozione degli spazi civici: istituzioni pubbliche, organizzazioni dell’economia sociale e solidale, università e centri di ricerca, enti di consulenza indipendenti e un’ampia gamma di organizzazioni non profit. Insieme, questi attori agiscono come i principali “difensori” degli spazi civici, rendendo possibile l’esercizio dei diritti fondamentali e fornendo le condizioni favorevoli in cui la società civile possa “prosperare e partecipare attivamente alla vita democratica”, come descritto dalla recente Strategia dell’UE per la Società Civile e dallo  Scudo Europeo per la Democrazia.
La Carta assume una posizione chiara: gli spazi civici sono infrastrutture democratiche essenziali. La loro efficacia dipende non tanto (o non solo) dalla qualità dei servizi e progetti che questi spazi producono, ma dalla costruzione di relazioni di fiducia, dallo sviluppo del capitale sociale e relazionale, e dalla sperimentazione di modelli di governance condivisa che riconoscono competenze civiche e abilitano la partecipazione.

Per dei patti di collaborazione transnazionali

Il progetto si è concluso dai nostri partner polacchi, la scorsa settimana. Anche quest’ultima study visit, attraverso gli spazi civici di Varsavia, aveva il carattere di una piccola carovana itinerante di colleghe, ma oseremmo dire anche, di amiche (e usiamo il femminile sovraesteso al plurale per effettiva preponderanza di genere). Ci siamo ritrovate a tirare le fila di un progetto che toccava nel profondo il sentire di tutte le partecipanti, mettendoci di fronte al lavoro che come associazioni, attiviste e funzionarie pubbliche sentiamo di portare avanti quotidianamente, a volte faticosamente, dando voce e gambe alla partecipazione civica nello spazio democratico, anche e soprattutto attraverso la cura dei beni comuni e la difesa e promozione dei diritti. Ritrovarsi in questa “comunità di affinità”, alzare lo sguardo dal contesto locale, per riconoscersi in una comunità sovranazionale che condivide valori, obiettivi e prospettive ci ha profondamente commosse. Forse anche per il significato evocativo dello spazio civico in cui abbiamo concluso questi due anni di lavoro: Otwarty Jazdów, un villaggio di casette di legno prefabbricate, vicino al Palazzo del Parlamento nel cuore del parco Łazienki, un tempo accampamento per famiglie sfollate, ma anche architetti, urbanisti, e operai che si occuparono di ricostruire Varsavia nel periodo post-bellico. Oggi quel villaggio è diventato il cuore di uno spazio di partecipazione culturale e sociale aperto a tutta la città, grazie al lavoro ostinato di un gruppo di attivisti e attiviste che hanno cooperato con i pochi abitanti rimasti e una rete di oltre 25 associazioni con cui co-gestiscono questo bene comune storico, la cui pratica di cura è così riuscita a risignificarne la memoria, trasformandolo in un monito per il presente: la democrazia si costruisce con la cooperazione e l’alleanza, si fonda sulla redistribuzione di poteri e diritti, e si alimenta dall’azione collettiva per il bene di tutte e tutti.
E allora, forse, perchè le nostre intenzioni non rimangano solo sulla carta, potrebbe essere arrivato il momento che quelle alleanze politiche, istituzionali e civiche che auspichiamo come necessarie per la difesa dello spazio civico europeo, possano anche tradursi in patti di collaborazione transnazionali, e così dare forma a quelle comunità di affinità che, sebbene non prossime geograficamente, lo sono per visione, valori e principi.

[1] Sono partner del progetto: Città di Torino (IT), Réseau Européen des Villes et Régions de l’Economie Sociale – REVES AISBL (BE), Generalitat de Catalunya (ES), XES – Rete dell’Economia Solidale di Catalunya (ES), Camara Municipal de Torres Vedras (PT), Red Social de Torres Vedras (PT), FISE Foundation (PL), PARSEC Consortium Roma (IT), CSV Lazio (IT), Vrije Universiteit Brussels (Belgium). Sostenitore : Città Metropolitana di Roma. Supporta il team torinese anche Torino Social Impact

Giulia Marra, Labsus – Ph.D. in Urban Planning, Design and Policy e ricercatrice

Emanuela Saporito, Labsus – Ph.D. in Spatial Planning and Urban Development e ricercatrice

Valeria Vacchiano, Project manager Divisione Fondi Europei, Città di Torino

LEGGI ANCHE:

Immagine di copertina: ILU’/PerformAct, copyright B.Right Spaces project