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	<title>Lorena Di Maria, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Lorena Di Maria, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Sentieri di pace: itinerari escursionistici come beni comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/04/sentieri-di-pace-itinerari-escursionistici-come-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 13:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
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		<category><![CDATA[itinerari escursionistici]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione attiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Percorrere i sentieri storici del comune di Mirano significa attraversare un paesaggio che conserva, quasi intatto, il dialogo tra storia e natura. A ogni passo il paesaggio cambia e insieme si racconta: campi coltivati, parchi, chiese, castelli e ville palladiane. Tutto concorre a disegnare un territorio che possiamo definire dal valore monumentale, dove le tracce della centuriazione romana sono ancora visibili e riportano alla memoria l’importanza storica e strategica che quest’area ha avuto nel tempo. E poi c’è l’acqua: fiumi, argini, rive e canali. Una campagna ibrida dove, a pochi passi dal centro urbano, si aprono paesaggi e scorci di natura. È un patrimonio che il comune di Mirano, insieme alle organizzazioni locali, si impegna da tempo a preservare e che oggi è al centro del patto di collaborazione “Sentieri di pace”, dedicato alla progettazione, realizzazione e promozione di itinerari escursionistici, in particolare lungo gli argini fluviali e nelle aree rurali. Un progetto, a tutto tondo, che parla di stili di vita sani, conoscenza del territorio e turismo responsabile. Un patto che nasce dalla voglia di “fare fatica” Il percorso che ha portato alla nascita del Patto affonda le sue radici nel 2017, quando un gruppo di abitanti di Mirano ha iniziato a ritrovarsi ogni domenica mattina per indossare scarpe, zaino e mettersi in cammino. «Arrivavamo a percorrere anche 20 o 30 chilometri al giorno, alla scoperta dei tanti sentieri che attraversano il nostro Comune. Scegliere il cammino lento, invece dell’auto, permette di conoscere davvero il luogo in cui si vive», racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione Cai di Mirano ed esperto conoscitore del territorio. Tra i camminatori c’è anche Alberto Gregio, cittadino attivo e primo ideatore del progetto, che fin da subito ha maturato l’idea di rendere fruibili alcuni itinerari che praticava da anni con gli amici del gruppo informale Belvedere Lab: «Il desiderio era di diffondere tra i cittadini la conoscenza e l’affezione per i paesaggi campestri e fluviali, stimolando così quella sensibilità dell’opinione pubblica per i temi ambientali che è il presupposto per ogni azione di tutela e valorizzazione». Ma il gruppo di escursionisti si è presto scontrato con il tema della proprietà privata: «Percorrere argini e sentieri non pubblici stava diventando problematico», spiega Marchiori. «Nel frattempo, nel 2022, l’amministrazione comunale ha orientato le proprie strategie verso la realizzazione di un anello verde all’interno del Comune di Mirano. A quel punto abbiamo pensato di attivarci e abbiamo coinvolto direttamente il sindaco, portandolo con noi a percorrere 42 chilometri di cammino». È stato poi il periodo pandemico a rafforzare questa abitudine e, insieme, la volontà di offrire anche alla cittadinanza la possibilità di riscoprire il territorio. «Uno degli elementi essenziali da cui siamo partiti era la voglia di fare fatica, insieme a una forte sensibilità ambientale. Abbiamo così iniziato a ragionare sui Patti di collaborazione, proponendo all’Amministrazione comunale di avviare un percorso condiviso». I firmatari del Patto È così che il Comune, accogliendo questa proposta, l’ha trasformata in uno strumento concreto di collaborazione. Come racconta Elena Spolaore, assessora alle Politiche partecipative, che sin dall’inizio ha creduto nel Patto, «si tratta di persone e associazioni che nel tempo hanno percorso in lungo e in largo il territorio. Il Comune ha voluto costruire il Patto insieme a loro e per questo abbiamo coinvolto, accanto al primo soggetto promotore, altre organizzazioni accomunate dalla stessa attenzione per l’ambiente». Oggi il patto vede tra i firmatari il comune di Mirano insieme a realtà territoriali quali il Club alpino italiano sezione Mirano A. Azzolini Aps (in qualità di capofila), Kardines Asd, Echidna associazione culturale Odv, Fiab Mirano e l’Associazione Punto d’incontro. «Il Patto di collaborazione è uno strumento di fondamentale valore per organizzare la relazione tra associazioni e Amministrazione pubblica. Aiuta a chiarire gli obiettivi del progetto sui beni comuni, le modalità, i ruoli e le responsabilità, dando maggiore efficacia e concretezza. Previene anche le criticità, orientando le parti alla leale collaborazione con il solo fine del conseguimento del risultato, nell’interesse di tutti. Si lavora meglio, perché il Patto valorizza il ruolo di ciascuno», spiega Alberto Gregio. Un Patto, più voci: la co-progettazione degli itinerari La fase di co-progettazione si è concretizzata in un’iniziale attività di mappatura dei percorsi che, nei 42 chilometri quadrati del Comune di Mirano, ha evidenziato la presenza di 24 sentieri. Di questi, grazie al lavoro congiunto tra Amministrazione comunale e associazioni, sette sono stati individuati come focus del Patto di collaborazione nei due anni di progetto. «Si partirà da due percorsi pilota, per poi intervenire progressivamente anche sugli altri itinerari individuati», racconta Elena Spolaore. Con la firma del Patto, nell’ottobre 2025, ha preso avvio un lavoro di mappatura dei sentieri già esistenti, finalizzato a renderli più riconoscibili, accessibili e conosciuti. L’obiettivo è definire itinerari condivisi e ben mappati, capaci di mettere in relazione il centro urbano con le aree di maggior pregio paesaggistico attraverso interventi misurati e rispettosi del contesto territoriale. Allo stesso tempo, il progetto intende rendere i percorsi fruibili da pubblici diversi, graduandoli per lunghezza, difficoltà e caratteristiche, e promuovere una maggiore attenzione verso itinerari meno noti e frequentati, ma non per questo meno meritevoli di essere scoperti. In questa fase il lavoro si sta concentrando sull’individuazione dei punti in cui installare la segnaletica e sull’organizzazione di attività di sensibilizzazione. «In un primo momento — racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione CAI di Mirano — i percorsi saranno online tramite un link Google Maps, che permetterà di ottenere le prime informazioni. In un secondo momento ci dedicheremo a dotare i cammini di supporti per la consultazione digitale, come app o Qr code, che potranno fornire informazioni sui luoghi». Per portare avanti le attività, i pattisti si incontrano una volta alla settimana e raccontano di una collaborazione molto positiva: quando emerge un problema, lo si affronta insieme. Come racconta Renzo Niero, presidente dell’associazione culturale Echidna, all’interno di questo ecosistema, un aspetto importante è valorizzare la biodiversità culturale delle realtà coinvolte: «Oltre alle associazioni, c’è anche la presenza del gruppo informale Belvedere Lab. lo abbiamo attivato come associazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Percorrere i sentieri storici del comune di Mirano significa attraversare un paesaggio che conserva, quasi intatto, il dialogo tra storia e natura. A ogni passo il paesaggio cambia e insieme si racconta: campi coltivati, parchi, chiese, castelli e ville palladiane. Tutto concorre a disegnare un territorio che possiamo definire dal valore monumentale, dove le tracce della centuriazione romana sono ancora visibili e riportano alla memoria l’importanza storica e strategica che quest’area ha avuto nel tempo. E poi c’è l’acqua: fiumi, argini, rive e canali. Una campagna ibrida dove, a pochi passi dal centro urbano, si aprono paesaggi e scorci di natura. È un patrimonio che il comune di Mirano, insieme alle organizzazioni locali, si impegna da tempo a preservare e che oggi è al centro del <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>patto di collaborazione “Sentieri di pace”, dedicato alla progettazione, realizzazione e promozione di itinerari escursionistici, in particolare lungo gli argini fluviali e nelle aree rurali.</strong></span> Un progetto, a tutto tondo, che parla di stili di vita sani, conoscenza del territorio e turismo responsabile.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un patto che nasce dalla voglia di “fare fatica” </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il percorso che ha portato alla nascita del Patto affonda le sue radici nel 2017, quando un gruppo di abitanti di Mirano ha iniziato a ritrovarsi ogni domenica mattina per indossare scarpe, zaino e mettersi in cammino. «<span style="font-style: normal !msorm;">Arrivavamo a percorrere anche 20 o 30 chilometri al giorno, alla scoperta dei tanti sentieri che attraversano il nostro Comune. Scegliere il cammino lento, invece dell’auto, permette di conoscere davvero il luogo in cui si vive»</span>, racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione Cai di Mirano ed esperto conoscitore del territorio.<br />
Tra i camminatori c’è anche <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Alberto Gregio</strong></span>, cittadino attivo e primo ideatore del progetto, che fin da subito <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>ha maturato l’idea di rendere fruibili alcuni itinerari che praticava da anni con gli amici del gruppo informale <a href="https://www.facebook.com/groups/Bel.VedereLab0/">Belvedere Lab</a></strong></span>: «<span style="font-style: normal !msorm;">Il desiderio era di diffondere tra i cittadini la conoscenza e l’affezione per i paesaggi campestri e fluviali, stimolando così quella sensibilità dell’opinione pubblica per i temi ambientali che è il presupposto per ogni azione di tutela e valorizzazione»</span>.<br />
Ma il gruppo di escursionisti si è presto scontrato con il tema della proprietà privata: «<span style="font-style: normal !msorm;">Percorrere argini e sentieri non pubblici stava diventando problematico»</span>, spiega Marchiori. «<span style="font-style: normal !msorm;">Nel frattempo, nel 2022, l’amministrazione comunale ha orientato le proprie strategie verso la realizzazione di un anello verde all’interno del Comune di Mirano. A quel punto abbiamo pensato di attivarci e abbiamo coinvolto direttamente il sindaco, portandolo con noi a percorrere 42 chilometri di cammino»</span>.<br />
È stato poi il periodo pandemico a rafforzare questa abitudine e, insieme, la volontà di offrire anche alla cittadinanza la possibilità di riscoprire il territorio. «<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>Uno degli elementi essenziali da cui siamo partiti era la voglia di fare fatica, insieme a una forte sensibilità ambientale. Abbiamo così iniziato a ragionare sui Patti di collaborazione, proponendo all’</strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">mministrazione comunale di avviare un percorso condiviso</span></strong><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;">»</span></span><span style="font-weight: normal !msorm;">.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;">I firmatari del Patto</h4>
<p style="text-align: justify;">È così che il Comune, accogliendo questa proposta, l’ha trasformata in uno strumento concreto di collaborazione. Come racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Elena Spolaore</strong></span>, assessora alle Politiche partecipative, che sin dall’inizio ha creduto nel Patto, «<span style="font-style: normal !msorm;">si tratta di</span><span style="font-style: normal !msorm;"> persone e associazioni che nel tempo hanno percorso in lungo e in largo il territorio. Il Comune ha voluto costruire il </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto insieme a loro e per questo abbiamo coinvolto, accanto al primo soggetto promotore, altre organizzazioni accomunate dalla stessa attenzione per l’ambiente</span><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
Oggi il patto vede tra i firmatari il comune di Mirano insieme a realtà territoriali quali il <a href="https://www.caimirano.it/">Club alpino italiano sezione Mirano A. Azzolini Aps </a>(in qualità di capofila), <a href="https://www.facebook.com/Kardineswalking/?locale=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Kardines Asd</a>, <a href="https://www.echidnacultura.it/" target="_blank" rel="noopener">Echidna associazione culturale Odv</a>, <a href="https://fiab-miranoriviera.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener">Fiab Mirano</a> e l’<a href="https://puntoincontro.org/main/" target="_blank" rel="noopener">Associazione Punto d’incontro</a>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«<strong>Il Patto di collaborazione è uno strumento di fondamentale valore per organizzare la relazione tra associazioni e </strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">mministrazione pubblica. Aiuta a chiarire gli obiettivi del progetto sui beni comuni, le modalità, i ruoli e le responsabilità, dando maggiore efficacia e concretezza. Previene anche le criticità, orientando le parti alla leale collaborazione con il solo fine del conseguimento del risultato, nell’interesse di tutti.</span></strong><span style="font-style: normal !msorm;"> Si lavora meglio, perché il </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto valorizza il ruolo di ciascuno<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, spiega <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Alberto Gregio.</strong></span></p>
<div id="attachment_89095" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89095" class="wp-image-89095 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1024x667.jpg" alt="" width="810" height="528" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1024x667.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-300x195.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-768x500.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1536x1000.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-2048x1334.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-810x527.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1140x742.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-600x391.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89095" class="wp-caption-text">Argini del fiume Lusore a Mirano (Fonte: Stefano Marchiori, CAI Mirano)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un Patto, più voci: la co-progettazione degli itinerari</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>La <a href="https://www.labsus.org/2021/09/la-coprogettazione-e-cruciale-per-il-successo-dei-patti/" target="_blank" rel="noopener">fase di co-progettazione</a> si è concretizzata in un’iniziale attività di mappatura dei percorsi che, nei 42 chilometri quadrati del Comune di Mirano, ha evidenziato la presenza di 24 sentieri. </strong></span>Di questi, grazie al lavoro congiunto tra Amministrazione comunale e associazioni,<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong> sette sono stati individuati come focus del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto di collaborazione nei due anni di progetto. </span></strong><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span>Si partirà da due percorsi pilota, per poi intervenire progressivamente anche sugli altri itinerari individuati<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, racconta <span style="font-weight: normal !msorm;">Elena Spolaore</span>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Con la firma del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto, nell’ottobre 2025, ha preso avvio un lavoro di <a href="https://www.labsus.org/2018/02/sentieri-beni-comuni-patto-condove-piemonte/" target="_blank" rel="noopener">mappatura dei sentieri </a></span></strong><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>già esistenti, finalizzato a renderli più riconoscibili, accessibili e conosciuti. L’obiettivo è definire itinerari condivisi e ben mappati, capaci di mettere in relazione il centro urbano con le aree di maggior pregio paesaggistico attraverso interventi misurati e rispettosi del contesto territoriale.</strong></span> Allo stesso tempo, il progetto intende rendere i percorsi fruibili da pubblici diversi, graduandoli per lunghezza, difficoltà e caratteristiche, e promuovere una maggiore attenzione verso itinerari meno noti e frequentati, ma non per questo meno meritevoli di essere scoperti.<strong><br />
</strong>In questa fase il lavoro si sta concentrando sull’individuazione dei punti in cui installare la segnaletica e sull’organizzazione di attività di sensibilizzazione. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">In un primo momento</span> — racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Stefano Marchiori</strong></span>, presidente della sezione CAI di Mirano — <span style="font-style: normal !msorm;">i percorsi saranno online tramite un link Google Maps, che permetterà di ottenere le prime informazioni. In un secondo momento ci dedicheremo a dotare i cammini di supporti per la consultazione digitale, come app o Qr code, che potranno fornire informazioni sui luoghi<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Per portare avanti le attività, i pattisti si incontrano una volta alla settimana e raccontano di una collaborazione molto positiva: <a href="https://www.labsus.org/2025/06/amministrazione-condivisa-e-democrazia/" target="_blank" rel="noopener">quando emerge un problema, lo si affronta insieme</a>.<br />
</strong></span>Come racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Renzo Niero, presidente dell’associazione culturale Echidna</strong></span>, all’interno di questo ecosistema, un aspetto importante è valorizzare la biodiversità culturale delle realtà coinvolte: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Oltre alle associazioni, c’è anche la presenza del gruppo informale </span><span style="font-style: normal !msorm;">Belvedere Lab. lo abbiamo attivato come associazione Echidna ed è composto da circa 50 partecipanti, anche se non formalmente incluso nel </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto. La sfida nella collaborazione sta nel far coesistere competenze diverse e, allo stesso tempo, nel differenziarle, in modo che ciascuno possa occuparsi di ciò che sa fare meglio, evitando sovrapposizioni e logiche di copia-incolla</span><em><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span></em>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un percorso condiviso anche con attori privati verso sentieri praticabili</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Tra le questioni più delicate emerge il <a href="https://www.labsus.org/2017/12/una-storica-pronuncia-della-corte-dei-conti-i-comuni-possono-assicurare-i-cittadini-attivi-anche-se-singoli/" target="_blank" rel="noopener">tema delle responsabilità e delle coperture assicurative</a><strong><span style="font-weight: normal !msorm;">, poiché gran parte dei tracciati passa in corrispondenza di proprietà private.</span></strong> Come illustra <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Raffaele Trinca</strong></span>, vice presidente FIAB Miranese e Riviera del Brenta, la criticità principale riguarda la ricerca di percorsi capaci di coniugare la valorizzazione del paesaggio con la fruibilità e i problemi di transito nelle aree private: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Si tratta di vincere la diffidenza di alcuni proprietari che non vedono la bontà dell’iniziativa, ma vedono solo il pericolo o un uso improprio dei loro possedimenti<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
<span style="font-style: normal !msorm;">Per affrontare questo nodo, <span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span>il Comune prevede di coinvolgere i proprietari in un confronto con l’obiettivo di trovare un accordo, ma anche di definire una modalità affinché possano diventare parte attiva del </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, aggiunge Elena Spolaore, sottolineando l’importanza di garantire un maggiore presidio del territorio orientato al bene comune. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Noi abbiamo fatto tutto il possibile per arrivare alla definizione pratica del progetto </span>— aggiunge Stefano Marchiori — <span style="font-style: normal !msorm;">adesso l’</span>A<span style="font-style: normal !msorm;">mministrazione comunale, con i suoi vincoli e i suoi rigori, si occuperà di completare la cornice. Poter arrivare a rendere i sentieri praticabili è una questione temporale legata alla gestione pubblica<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<div id="attachment_89096" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89096" class="wp-image-89096 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1024x639.jpg" alt="" width="810" height="505" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1024x639.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-300x187.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-768x479.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1536x958.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-2048x1277.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-810x505.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1140x711.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-600x374.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89096" class="wp-caption-text">I partecipanti alla camminata dell’aprile 2025 (Fonte: Stefano Marchiori, CAI Mirano)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Beni comuni materiali e immateriali da preservare</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Comune di Mirano e organizzazioni del territorio credono fortemente nell’importanza della <a href="https://www.labsus.org/2010/10/beni-comuni-un-nuovo-punto-di-vista/" target="_blank" rel="noopener">cura dei beni comuni</a>. Per Stefano Marchiori, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>il bene comune generato dal </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto è innanzitutto la terra</span></strong>: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">La terra sulla quale camminiamo, di cui siamo molto gelosi, ma anche l’ambiente. Intorno a noi vediamo i campi sempre meno coltivati, così come sempre meno giovani coinvolti nelle attività legate all&#8217;ambiente<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>. Il bene comune, però, non si esaurisce nella sua dimensione materiale. Elena Spolaore richiama infatti un altro elemento fondamentale per comprendere l’essenza del Patto: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Il </span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>bene comune, per me, è anche immateriale, come il racconto della storia del nostro territorio</strong><span style="font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
Una convinzione che si lega al significato stesso di Sentieri di pace: percorsi che richiamano non solo il rapporto con il paesaggio, ma anche una dimensione più ampia di pace interiore ed esteriore, intesa come valore da costruire nella relazione con gli altri e con i luoghi.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Dal Regolamento ai Patti di collaborazione: la sfida del comune di Mirano</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">L’amministrazione del comune di Mirano si impegna da anni per promuovere l’amministrazione condivisa dei beni comuni come strumento concreto di cura del territorio. Dal 2022 al 2024 ha lavorato alla costruzione del quadro di riferimento necessario per rendere operativi i Patti di collaborazione, aggiornando il <a href="https://www.labsus.org/cose-il-regolamento-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento dell&#8217;Amministrazione condivisa</a>, con il supporto di professionisti e attraverso un confronto con esperienze esterne, dall’amministrazione di Bologna, a cittadini attivi del comune di Padova, al coinvolgimento di Labsus. Un confronto avviato sia tra uffici comunali che con le associazioni, con il duplice fine di strutturare un servizio comunale di Cittadinanza Attiva, con il compito di seguire l’intero iter di stipula e realizzazione dei Patti, e di rafforzare la conoscenza dello strumento in avvio di Patti di collaborazione nelle associazioni.<br />
<span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span>Come Comune partiamo dalla consapevolezza di essere una città con una forte vocazione al volontariato e con tante persone pronte a mettersi in gioco a partire dalle proprie capacità<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, spiega Elena Spolaore. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>Raccontare che i </strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>P</strong></span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>atti di collaborazione si possono fare</strong></span><span style="font-style: normal !msorm;"> — dalla valorizzazione dei sentieri all’attività con le persone migranti, fino alla cura di un parco, <a href="https://lapiazzadelleidee.comune.mirano.ve.it/?page_id=2385#page-content" target="_blank" rel="noopener">come dimostrano i patti avviati a Mirano </a></span><span style="font-style: normal !msorm;">— </span><span style="font-style: normal !msorm;">significa anche mostrare a chi ci guarda che le cose si possono fare. Per questo il lavoro che abbiamo svolto in questi anni è stato anzitutto lavorare sul substrato<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
L’assessora rivolge anche un suggerimento, utile ad altri Comuni potenzialmente interessati ad avviare percorsi simili: <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><strong>Il consiglio che mi capita di dare è di non concentrarsi subito solo sul regolamento, ma di capire prima se ci sono associazioni e persone che su questi </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">atti possono lavorare.</span></strong><span style="font-style: normal !msorm;"> Noi lo abbiamo sperimentato in prima persona: già con le convenzioni si può iniziare a costruire qualcosa, così che quando il regolamento viene approvato in consiglio comunale esiste già un percorso avviato e si possono individuare le associazioni pronte a proporre un Patto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Perché l’Amministrazione condivisa dei beni comuni funzioni davvero, non basta dotarsi di uno strumento: è necessario anche un lavoro interno agli uffici, perché i </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atti possano radicarsi davvero </span><span style="font-weight: normal !msorm;">nelle pratiche dell’ente e durare nel tempo</span></strong>: <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">A me interessa dare al Comune lo strumento, ma soprattutto lavorare sulla struttura degli uffici, perché quel </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto e lo strumento normativo siano riconosciuti davvero e, prima di tutto, sia riconosciuto <a href="https://www.labsus.org/2026/03/valore-pubblico-piao-la-prospettiva-collaborativa-centrata-sui-cittadini/" target="_blank" rel="noopener">il valore e l&#8217;apporto dei cittadini</a> </span><span style="font-style: normal !msorm;">e delle associazioni che si prendono cura del Bene comune. Se questo lavoro non viene attivato sin dall’inizio, il rischio è che, finito il mandato, finisca tutto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Far durare i Patti nel tempo</h4>
<p style="text-align: justify;">Tra le sfide che riguardano le associazioni coinvolte, emerge poi il <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>tema della continuità:</strong></span> creare le condizioni affinché i Patti di collaborazione possano durare nel tempo e continuare a coinvolgere persone attive. Ne è convinto <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Roberto Artuso</strong></span>, membro del gruppo informale Belvedere Lab e presidente di Punto d’Incontro Mirano. <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Sono stato assessore qui a Mirano per 10 anni e conosco i problemi che vanno a pesare sui gruppi di cittadini attivi. Fortunatamente a Mirano c’è stato un riconoscimento sostanziale dei Patti di collaborazione<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span>. </span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>Se prima il rapporto con le associazioni era più “standard”, con i </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">atti è diventato un percorso riconosciuto e seguito seriamente dall’</span>A<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">mministrazione</span></strong>. Guardando al futuro, aggiunge, <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">sarà importante lavorare sulla continuità, oltre che allargare le partecipazioni e coinvolgere sempre più i giovani<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
Un altro tema centrale, racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Carla Bolgan</strong></span>, presidente di Kardines — associazione di nordic walking — <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span>è <span style="font-style: normal !msorm;">conciliare i tempi tecnici dell’</span>A<span style="font-style: normal !msorm;">mministrazione, che sono diversi da quelli delle organizzazioni, più rapide nel portare avanti le attività, e questo rende meno immediato l’accesso alle informazioni necessarie di cui abbiamo bisogno, con un rischio che i tempi di attuazione del progetto si prolunghino. In questo contesto, riconosciamo però la disponibilità dell’</span>A<span style="font-style: normal !msorm;">mministrazione di Mirano nel collaborare nel migliore dei modi per portare avanti il </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<div id="attachment_89097" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89097" class="wp-image-89097 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1024x640.jpg" alt="" width="810" height="506" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1024x640.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-300x187.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-768x480.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1536x960.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-2048x1280.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-810x506.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1140x712.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-600x375.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89097" class="wp-caption-text">Vista dell&#8217;ex cava dismessa lungo l’anello verde a Mirano (Fonte: Stefano Marchiori, Cai Mirano)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Al passo coi tempi della natura</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span>Come FIAB Miranese e Riviera del Brenta</span> — spiega Raffaele Trinca — <span style="font-style: normal !msorm;">portiamo la nostra esperienza di cicloturismo e di scoperta del territorio, perché per noi la salvaguardia del territorio passa necessariamente dalla sua conoscenza<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>. Nella stessa direzione va anche la convinzione di Carla Bolgan, che nel medio-lungo periodo si augura che questo Patto possa avere un impatto positivo sulla comunità e sul territorio, portando sui sentieri sempre più persone. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Credo nell’importanza del camminare e mi auguro che, grazie al nostro </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto, le persone potranno imparare a percorrere il territorio in tutte le stagioni, anche dopo la pioggia o nei periodi più freddi, in sintonia con i tempi della natura. È questo l’augurio con cui porto avanti il progetto insieme ai miei colleghi e colleghe<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Un sistema sovracomunale di sentieri</h4>
<p style="text-align: justify;">I Sentieri di pace nascono oggi entro un perimetro preciso: quello del territorio comunale. Ma lo sguardo di Comune e associazioni è già rivolto oltre, con l’idea di <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>fare di questo Patto di collaborazione un prototipo capace, in futuro, di estendersi agli altri </strong></span><strong>C<span style="font-weight: normal !msorm;">omuni</span></strong> del mandamento miranese e moltiplicare questo tipo di esperienza.<br />
<span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span>L’importante è che funzioni a Mirano, perché se funziona qui si può esportare anche in altri Comun</span>i<span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, racconta Stefano Marchiori. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Siamo già in contatto con diverse associazioni dei cammini del Veneto e ci piacerebbe fare in modo che i nostri sentieri si interconnettano con altri percorsi. Inoltre, tra gli sviluppi futuri del progetto c’è anche la volontà di individuare, nel tempo, percorsi fruibili anche in bicicletta<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, aggiunge Elena Spolaore.<br />
Come già citato, la sfida più delicata riguarda soprattutto i tratti che insistono su proprietà private. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Se un’associazione mappa in autonomia un percorso e lo pubblica online, l’eventuale opposizione di un privato può infatti bloccare tutto. È qui che diventa decisivo il ruolo dell’</strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm;">mministrazione pubblica</span></strong>: dare ufficialità al tracciato, costruire le condizioni per la sua divulgazione e rendere praticabile il progetto.<br />
In questa prospettiva si inserisce anche il <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>coinvolgimento delle associazioni di categoria del mondo agricolo</strong></span>. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">L’obiettivo, nel tempo, è far dialogare la mappa dei sentieri con quella delle aziende agricole presenti sul territorio, così da integrare queste realtà nel progetto. Per questo abbiamo già avviato un dialogo con Cia, Coldiretti e Confagricoltura<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, spiega Elena Spolaore. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Un </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto che guarda oltre i confini comunali, per promuovere una forma di turismo enogastronomico legata al territorio, capace di generare valore anche in una logica di economia sostenibile.</span></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/04/sentieri-di-pace-itinerari-escursionistici-come-beni-comuni/">Sentieri di pace: itinerari escursionistici come beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Prendersi cura insieme: un servizio per anziani come bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/12/prendersi-cura-insieme-un-servizio-per-anziani-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 14:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[aggregazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[benessere di comunità]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[servizi di welfare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=88249</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo: un dato che porta con sé una sfida sempre più urgente. Con l’avanzare dell’età, accanto ai bisogni legati alla salute, emerge un’esigenza forse meno visibile, ma altrettanto cruciale: continuare a coltivare relazioni umane, avere spazi di socialità e sentirsi parte di una comunità. Pur disponendo di diversi strumenti di sostegno, il sistema di welfare nazionale fatica ancora a rispondere in modo adeguato alla complessità e alla crescita dei bisogni delle persone anziane e delle loro famiglie. È in questo scenario che nascono iniziative virtuose, capaci di attivare le risorse del territorio e di costruire risposte più vicine alla vita reale delle persone. Tra queste si inserisce l’esperienza avviata a Rosignano Marittimo: proprio qui è nato “AttivaMente Insieme”, un patto di collaborazione per sperimentare un servizio di aggregazione e socializzazione dedicato agli anziani autosufficienti presso il Centro delle Pescine. Un progetto, ma soprattutto una scommessa: dimostrare che, laddove esiste un supporto reale alle persone anziane capace di valorizzare l’incontro e il senso di appartenenza a una comunità, è possibile andare oltre una visione puramente assistenziale. Il percorso di co-programmazione “Tutto è nato durante il periodo del Covid, quando, come amministrazione comunale, ci siamo resi conto che le esigenze e i bisogni della comunità erano profondamente cambiati”, racconta Simona Repole, Dirigente del settore Servizi alla persona e all&#8217;impresa del comune di Rosignano Marittimo. Così, nel 2022, di fronte a una crescente domanda di aiuto espressa dal territorio &#8211; e grazie anche al sostegno dei fondi straordinari messi a disposizione in quegli anni -, il Comune ha avviato un percorso per dare una risposta concreta alla comunità: partire da una rilettura attenta dei bisogni per avviare una riprogrammazione dei servizi e delle attività rivolte alla cittadinanza. Da qui è nato un percorso di co-programmazione attento fin da subito a due ambiti di intervento, ovvero disabilità e anziani, nonché due categorie fortemente penalizzate, anche nella salute mentale, dalla pandemia. L’intero percorso è illustrato in questo articolo, che racconta come, dal confronto costante tra l’amministrazione comunale e le associazioni locali – realtà che ogni giorno intercettano i bisogni reali degli anziani –, sia emersa con forza la necessità di dotare Rosignano di uno spazio dedicato, capace di contrastare solitudine e isolamento. Un progetto che ha preso forma anche a partire da una seconda criticità, trasformata in opportunità: il centro anziani allora attivo, gestito secondo il modello tradizionale dell’appalto, era destinato a chiudere perché non più erogabile dalla Società della Salute. Così, di fronte a queste due istanze &#8211; da un lato una domanda crescente di luoghi di socialità, dall’altro il rischio concreto di perdere un servizio fondamentale &#8211; si è creata la condizione ideale per immaginare una risposta nuova. Un futuro, in cui gli anziani tornano davvero al centro della comunità. Conclusa la fase di co-programmazione, ha preso presto forma l’idea di un centro per anziani gestito in maniera condivisa insieme alle realtà associative già impegnate sul territorio. Un progetto nato dalla ricomposizione delle risorse locali, non solo economiche, ma anche relazionali, che è confluito nel patto di collaborazione con un obiettivo chiaro: dare continuità e stabilità a un modello di gestione collaborativa dedicato agli anziani autosufficienti. Il riferimento fisico e simbolico di questo percorso è il Centro sociale e ricreativo delle Pescine, di proprietà del Comune di Rosignano, gestito da oltre vent’anni dal Circolo Arci, oggi cuore pulsante di una nuova visione di welfare di comunità. Il Centro delle Pescine: cuore della comunità e luogo di welfare generativo Oggi il Centro è un luogo in cui le quotidianità delle persone si incontrano e si intrecciano. La giornata inizia al mattino, quando gli anziani &#8211; al principio individuati dalla Società della Salute a seguito di valutazione da parte dei servizi socioassistenziali &#8211; vengono accompagnati grazie al servizio dell’Auser e della Società di Mutuo Soccorso Rosignanese, per prendere parte alle attività. Qui, ogni giorno, le organizzazioni coinvolte nel patto propongono iniziative diverse: si passa dal ballo di gruppo al caffè Alzheimer, dalla lettura condivisa dei giornali ai giochi di carte, scacchi e dama, fino ad attività culturali, artistiche e sessioni di ginnastica dolce. A raccontare la vitalità del luogo è Alessandro Masoni, presidente di Arci Le Pescine: “Il martedì mattina arriviamo ad avere anche 70 persone che ballano nel salone, è davvero emozionante. Poi, all’ora di pranzo, prima di riprendere le attività del pomeriggio, nel bar si vedono gli anziani socializzare con gli operai che qui sono di passaggio. Nasce una familiarità che prima mancava, nuove relazioni che migliorano la qualità della loro vita quotidiana. Quella che si vive al Centro delle Pescine è una delle esperienze più belle che, dal punto di vista sociale e umano, si possano realizzare.” Dagli anziani alla disabilità: attivamente insieme per sperimentare nuovi percorsi di partecipazione Dallo stesso avviso per la co-progettazione del Centro anziani hanno preso forma altre due importanti esperienze. Nel 2025 è stato infatti firmato un secondo patto dedicato al tema della disabilità e della salute mentale, a cui si è affiancato un terzo strumento rivolto direttamente alla gestione condivisa del Centro di aggregazione, con l’obiettivo di trasformarlo sempre più in un bene comune e in uno spazio di sperimentazione per nuovi percorsi di welfare e partecipazione. “Il Centro sorge su un immobile comunale dato in concessione al Circolo Arci. Questo percorso ha coinciso con la scadenza della concessione e con la necessità di ridefinire il rapporto tra amministrazione e gestore”, spiega Simona Repole. In questo contesto è stata attivata una co-progettazione ai sensi dell’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, da cui è nata una convenzione quadro che oggi prevede la gestione condivisa del Centro da parte del Circolo Arci e di alcune associazioni. In particolare, il patto vede tra i firmatari due enti pubblici quali il Comune di Rosignano Marittimo e la Società della Salute Valli Etrusche, oltre che realtà territoriali quali Aima Costa Etrusca ODV, Circolo Arci Le Pescine, Fondazione Armunia Castello Pasquini, Auser Rosignano Marittimo ODV, A.S.D. Centro UISP Rosignano A.P.S., Associazione Artistico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/12/prendersi-cura-insieme-un-servizio-per-anziani-come-bene-comune/">Prendersi cura insieme: un servizio per anziani come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo: un dato che porta con sé una sfida sempre più urgente. Con l’avanzare dell’età, accanto ai bisogni legati alla salute, emerge un’esigenza forse meno visibile, ma altrettanto cruciale: continuare a coltivare relazioni umane, avere spazi di socialità e sentirsi parte di una comunità.<br />
Pur disponendo di diversi strumenti di sostegno, il sistema di welfare nazionale fatica ancora a rispondere in modo adeguato alla complessità e alla crescita dei bisogni delle persone anziane e delle loro famiglie. È in questo scenario che nascono iniziative virtuose, capaci di<strong> attivare le risorse del territorio e di costruire risposte più vicine alla vita reale delle persone</strong>.<br />
Tra queste si inserisce l’esperienza avviata a Rosignano Marittimo: proprio qui è nato “AttivaMente Insieme”, un patto di collaborazione per sperimentare un servizio di aggregazione e socializzazione dedicato agli anziani autosufficienti presso il Centro delle Pescine. Un progetto, ma soprattutto una scommessa: dimostrare che, laddove esiste un supporto reale alle persone anziane capace di valorizzare l’incontro e il senso di appartenenza a una comunità, <strong>è possibile andare oltre una visione puramente assistenziale.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il percorso di co-programmazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">“Tutto è nato durante il periodo del Covid, quando, come amministrazione comunale, ci siamo resi conto che le esigenze e i bisogni della comunità erano profondamente cambiati”, racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Simona Repole</strong></span>, Dirigente del settore Servizi alla persona e all&#8217;impresa del comune di Rosignano Marittimo. Così, nel 2022, di fronte a una crescente domanda di aiuto espressa dal territorio &#8211; e grazie anche al sostegno dei fondi straordinari messi a disposizione in quegli anni -, il Comune ha avviato un percorso per dare una risposta concreta alla comunità: partire da una rilettura attenta dei bisogni per <strong>avviare una riprogrammazione dei servizi e delle attività rivolte alla cittadinanza.<br />
</strong>Da qui è nato un <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>percorso di co-programmazione attento fin da subito a due ambiti di intervento, ovvero disabilità e anziani</strong></span>, nonché due categorie fortemente penalizzate, anche nella salute mentale, dalla pandemia.<br />
L’intero percorso è illustrato in questo <a href="https://www.labsus.org/2025/01/co-programmazione-e-co-progettazione-strumenti-che-aprono-nuove-sfide/" target="_blank" rel="noopener">articolo</a>, che racconta come, dal confronto costante tra l’amministrazione comunale e le associazioni locali – realtà che ogni giorno intercettano i bisogni reali degli anziani –, sia emersa con forza la necessità di <strong>dotare Rosignano di uno spazio dedicato, capace di contrastare solitudine e isolamento</strong>.<br />
Un progetto che ha preso forma anche a partire da una seconda criticità, trasformata in opportunità: <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>il centro anziani allora attivo, gestito secondo il modello tradizionale dell’appalto, era destinato a chiudere </strong></span>perché non più erogabile dalla Società della Salute. Così, di fronte a queste due istanze &#8211; da un lato una domanda crescente di luoghi di socialità, dall’altro il <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>rischio concreto di perdere un servizio fondamentale</strong></span> &#8211; si è creata la condizione ideale per immaginare una risposta nuova. <strong>U</strong><b>n futuro, in cui gli anziani tornano davvero al centro della comunità.<br />
</b>Conclusa la fase di co-programmazione, ha preso presto forma l’idea di un centro per anziani gestito in maniera condivisa insieme alle realtà associative già impegnate sul territorio. Un progetto nato dalla ricomposizione delle risorse locali, non solo economiche, ma anche relazionali, che è confluito nel patto di collaborazione con un obiettivo chiaro: dare continuità e stabilità a un modello di gestione collaborativa dedicato agli anziani autosufficienti.<br />
Il riferimento fisico e simbolico di questo percorso è il Centro sociale e ricreativo delle Pescine, di proprietà del Comune di Rosignano, gestito da oltre vent’anni dal Circolo Arci, oggi cuore pulsante di una nuova visione di welfare di comunità.</p>
<div id="attachment_88254" style="width: 1030px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88254" class="wp-image-88254 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2.jpg" alt="" width="1020" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2.jpg 1020w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-300x176.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-768x452.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-810x476.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-88254" class="wp-caption-text">Laboratorio di lettura dei giornali: informarsi insieme per promuovere il dialogo (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)</p></div>
<h4><strong>Il Centro delle Pescine: cuore della comunità e luogo di welfare generativo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Oggi il Centro è un luogo in cui le quotidianità delle persone si incontrano e si intrecciano. La giornata inizia al mattino, quando gli anziani &#8211; al principio individuati dalla Società della Salute a seguito di valutazione da parte dei servizi socioassistenziali &#8211; vengono accompagnati grazie al servizio dell’Auser e della Società di Mutuo Soccorso Rosignanese, per prendere parte alle attività.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Qui, ogni giorno, le organizzazioni coinvolte nel patto propongono iniziative diverse:</strong></span> si passa dal ballo di gruppo al caffè Alzheimer, dalla lettura condivisa dei giornali ai giochi di carte, scacchi e dama, fino ad attività culturali, artistiche e sessioni di ginnastica dolce.<br />
A raccontare la vitalità del luogo è <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Alessandro Masoni</strong></span>, presidente di Arci Le Pescine: “Il martedì mattina arriviamo ad avere anche 70 persone che ballano nel salone, è davvero emozionante. Poi, all’ora di pranzo, prima di riprendere le attività del pomeriggio, nel bar si vedono gli anziani socializzare con gli operai che qui sono di passaggio. Nasce una familiarità che prima mancava, nuove relazioni che migliorano la qualità della loro vita quotidiana. Quella che si vive al Centro delle Pescine è una delle esperienze più belle che, dal punto di vista sociale e umano, si possano realizzare.”</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Dagli anziani alla disabilità: </strong><strong>attivamente insieme per </strong><strong>sperimentare nuovi percorsi di partecipazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Dallo stesso avviso per la co-progettazione del Centro anziani hanno preso forma altre due importanti esperienze. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Nel 2025 è stato infatti firmato un secondo patto dedicato al tema della disabilità e della salute mentale</strong></span>, a cui si è affiancato un terzo strumento rivolto direttamente alla <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>gestione condivisa del Centro di aggregazione, con l’obiettivo di trasformarlo sempre più in un bene comune e in uno spazio di sperimentazione per nuovi percorsi di welfare e partecipazione</strong></span>.<br />
“Il Centro sorge su un immobile comunale dato in concessione al Circolo Arci. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Questo percorso ha coinciso con la scadenza della concessione e con la necessità di ridefinire il rapporto tra amministrazione e gestore</strong></span>”, spiega Simona Repole. In questo contesto è stata attivata una co-progettazione ai sensi dell’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, da cui è nata una convenzione quadro che oggi prevede la gestione condivisa del Centro da parte del Circolo Arci e di alcune associazioni.<br />
In particolare, il patto vede tra i firmatari due enti pubblici quali il Comune di Rosignano Marittimo e la Società della Salute Valli Etrusche, oltre che realtà territoriali quali Aima Costa Etrusca ODV, Circolo Arci Le Pescine, Fondazione Armunia Castello Pasquini, Auser Rosignano Marittimo ODV, A.S.D. Centro UISP Rosignano A.P.S., Associazione Artistico Culturale La Torre, Cooperativa Sociale Nuovo Futuro, Società Mutuo Soccorso Rosignanese e Unitre Rosignano.</p>
<div id="attachment_88257" style="width: 1030px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88257" class="wp-image-88257 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5.jpg" alt="" width="1020" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5.jpg 1020w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-300x176.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-768x452.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-810x476.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-88257" class="wp-caption-text">Condividere tempo e socialità al Centro, come strumenti di benessere (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)</p></div>
<h4><strong>Una </strong><strong>“</strong><strong>rete di reti” virtuosa, che a Rosignano fa dialogare i patti sul territorio</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il vero valore aggiunto di questo percorso è la capacità dell’amministrazione comunale e dei pattisti che, lavorando fianco a fianco, sono riusciti a dare vita a una vera e propria “rete di reti”: un lavoro paziente di connessione che oggi consente ai diversi patti di dialogare tra loro per rispondere alle necessità del territorio.<br />
Come racconta Simona Repole, “insieme abbiamo creato una cabina di regia dei singoli patti di collaborazione firmati &#8211; da quello dedicato agli anziani a quello sulla disabilità e salute mentale &#8211; che coinvolge le realtà associative impegnate nel progetto. Oltre a questa, c’è una cabina di regia più alta, quella del Centro, dove lavoriamo per potenziare tutte le progettualità e mantenerle collegate tra loro. Ma non solo: stiamo anche lavorando con uno sguardo più ampio, per mettere queste in relazione con gli altri patti di collaborazione presenti sul territorio.”<br />
Per Simona Repole, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>il bene comune generato dal patto è innanzitutto </strong></span><strong>un bene comune immateriale, ovvero <span style="font-weight: normal !msorm;">l’aggregazione</span> sociale<span style="font-weight: normal !msorm;">: </span>un’aggregazione che non si rivolge a una sola categoria, ma all’intera comunità</strong>. “Il nostro è un lavoro di coesione: quando le diverse realtà si incontrano e si contaminano, si supportano a vicenda. È questo il senso profondo di costruire comunità e il Centro diventa il pretesto per farlo”, racconta.<br />
A questa visione si aggiunge quella di Alessandro Masoni, che riconosce nel patto anche <strong>un motore di socialità e crescita culturale per tutta la cittadinanza</strong>: “La pluralità delle attività del Centro permette di tutelare il livello culturale delle persone e di promuoverne una crescita. L’obiettivo, che stiamo già realizzando, è far diventare Le Pescine un centro sociale a 360 gradi, gestito collettivamente. Dobbiamo superare l’idea che possa essere amministrato solo da un soggetto: serve una cabina di regia delle associazioni del territorio, capace di generare un bene più grande”.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Patti di collaborazione per gestire servizi pubblici</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ciò che rende questo patto particolarmente interessante è la sua natura: <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>al centro non vi è un bene da gestire, come avviene in molte esperienze di amministrazione condivisa, ma un servizio di interesse generale</strong></span>.<br />
Proprio sul <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>valore dei servizi come beni comuni</strong></span><strong> gestiti attraverso patti di collaborazione</strong> – sempre più percepiti come responsabilità condivise di fronte a sfide che non possono più essere affrontate esclusivamente dal settore pubblico – si soffermava già questo precedente <a href="https://www.labsus.org/2020/06/servizi-ibridi-e-condivisi-per-prendersi-cura-dei-beni-comuni/">articolo</a>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Nel caso del Centro anziani, il patto si innesta direttamente sull’erogazione di un servizio pubblico</strong></span><strong>, superando sia la rigidità della gestione comunale tradizionale sia gli schemi tipici dell’appalto.</strong> È proprio qui che risiede la sua forza: nella capacità di adattarsi con maggiore flessibilità ai bisogni reali delle persone. Il patto consente infatti di modellare attività e organizzazione del servizio in modo più personalizzato, offrendo risposte puntuali e mirate che gli strumenti tradizionali dell’erogazione dei servizi difficilmente riuscirebbero a garantire.<br />
Il valore aggiunto di questo modello è la possibilità di<strong> condurre in modo continuativo un’analisi partecipata dei bisogni:</strong> non un esercizio autoreferenziale, ma un percorso condiviso con le persone e con le associazioni che vivono quotidianamente il Centro.</p>
<div id="attachment_88256" style="width: 1030px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88256" class="wp-image-88256 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4.jpg" alt="" width="1020" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4.jpg 1020w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-300x176.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-768x452.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-810x476.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-88256" class="wp-caption-text">Cibo, relazioni e comunità: il pranzo condiviso al Centro delle Pescine (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)</p></div>
<h4><strong>Oltre Le Pescine: il patto come modello per altri servizi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>L’esperienza del Centro delle Pescine non è solo un caso di successo: si sta infatti rivelando un modello replicabile per altri servizi di interesse generale</strong></span>. A Rosignano alcune sperimentazioni sono già in corso, come per l’ambito turistico-ricreativo: nella Marina di Vada, altra frazione del Comune, l’amministrazione sta lavorando alla co-progettazione per la gestione condivisa di aree demaniali marittime, dove erogare servizi e organizzare attività con le associazioni.<br />
Lo stesso approccio è stato avviato anche per i servizi culturali, a partire dalle attività del Teatro Comunale Ordigno, di Vada. Un altro fronte aperto riguarda poi gli impianti sportivi. L’obiettivo è uscire dalla logica competitiva delle gare d’appalto anche in questo settore, per promuovere l’amministrazione condivisa come strada per valorizzare la funzione sociale dello sport e la collaborazione con le realtà locali.<br />
Tra i percorsi già attivati e una visione che guarda alle esperienze future,<strong> il lavoro del Comune di Rosignano sta costruendo un modello di welfare di comunità sempre più solido e generativo</strong>. E i numeri raccontano meglio di qualsiasi parola la portata di questo impegno: nella durata del patto sono stati coinvolti 9 anziani autosufficienti (di cui al momento 6 stabili), 49 volontari attivi che in totale svolgono circa 163 ore al mese e, inoltre, una media di 700 persone anziane che partecipano ogni mese alle attività. Dati, che restituiscono il potere di un patto che, partendo dagli anziani, genera una ricaduta su tutto il territorio.<br />
“<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>L’amministrazione condivisa è diventata per noi la prima opzione quando lavoriamo con l’associazionismo</strong></span>”, sottolinea Simona Repole, a conferma di come, a Rosignano Marittimo, lo strumento del patto stia consolidando un impegno costante nella gestione condivisa dei beni comuni. D&#8217;altronde, come aggiunge Alessandro Masoni, “lo strumento del patto di collaborazione è il futuro dell’amministrazione sociale delle comunità. Un futuro, che stiamo già attraversando”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/12/prendersi-cura-insieme-un-servizio-per-anziani-come-bene-comune/">Prendersi cura insieme: un servizio per anziani come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Un Patto tra volontariato aziendale e quartiere</title>
		<link>https://www.labsus.org/2024/07/un-patto-tra-volontariato-aziendale-e-quartiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 07:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[real estate]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità  sociale d'impresa]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Neighborhood è il termine inglese che indica la dimensione di quartiere, di vicinato, di circondario. Una parola che esprime il senso più profondo della prossimità e delle relazioni che si intrecciano tra coloro che quotidianamente vivono uno stesso luogo. Oggi questo termine si arricchisce di una nuova esperienza di valore che sta riscoprendo nuovi modi di intendere la prossimità. Dove? A Milano, dove un Patto di collaborazione diventa un esempio virtuoso di sinergia fra pubblico e privato per la promozione del volontariato aziendale. Supportare i progetti di quartiere dedicati a chi vive fragilità  Stiamo parlando del Patto di collaborazione sottoscritto dal Comune di Milano insieme a Nhood Services Italy S.p.A. e alla Cooperativa Sociale Comin che, attraverso un accordo della durata di 18 mesi, coinvolge i dipendenti di Nhood, noti come “Nhooders”, offrendo loro l&#8217;opportunità di dedicare otto ore all&#8217;anno ad attività di volontariato aziendale &#8211; che si aggiungono alle otto ore all’anno di volontariato individuale, sempre regolarmente retribuite &#8211;  supportando i progetti, dedicati a chi vive fragilità sociali, della Cooperativa Sociale Comin. Possiamo dire che il valore della dimensione di quartiere da sempre ha ispirato l’azienda Nhood che già a partire dal suo nome – contrazione di n-eighbour-hood – si pone come società internazionale di soluzioni immobiliari, specializzata nel retail real estate e nella rigenerazione urbana vista come generatrice di luoghi di vita. Un’azienda che si racconta come “un buon vicino” e nel cui lavoro si propone di  mettere al centro la relazione con le realtà del territorio, provando a creare valore sociale.  Un Patto tra pubblico e privato  A raccontarci il patto è Natalya Geroldo, sustainability &#38; Climate Change Manager di Nhood Services Italy. Come racconta, «molto spesso vediamo che le attività di volontariato all’interno delle aziende non sono legate esclusivamente al territorio dove gli uffici sono ubicati, mentre per noi è fondamentale impattare positivamente sulla comunità del contesto in cui lavoriamo. Questo ci ha portato a cercare nel Comune di Milano il supporto necessario per iniziare in modo concreto ed efficace una relazione con la nostra comunità locale». È il 2023 quando l’azienda avvia un primo dialogo con il Comune di Milano, che vede nella successiva sigla del patto di collaborazione la dimensione adatta per avviare una progettualità che, attraverso il volontariato aziendale, supporti in modo partecipativo attività a sostegno delle comunità locali e che lo faccia in maniera continuativa. Al tavolo di confronto con il Comune di Milano viene individuata la Cooperativa sociale Comin – conosciuta nel quartiere per realizzare interventi educativi a favore di bambini e famiglie in difficoltà, accogliendo e supportando i soggetti più fragili – come la realtà ideale per avviare un percorso di volontariato aziendale. Con quest’ultima, Nhood aveva già avviato un programma di volontariato aziendale che consentiva ai suoi dipendenti di spendersi attivamente nelle iniziative proposte dalla cooperativa per il tramite della stessa Nhood. Racconta Natalya Geroldo che «si trattava di attività che avevano un impatto sociale e ambientale positivo per i nostri Nhooders, che potevano scegliere le attività di Comin per destinare le ore di volontariato aziendale ancora prima dell’ufficializzazione del Patto, che è risultato poi un tassello fondamentale per la formalizzazione di questo progetto congiunto». Così, in seguito a questa prima esperienza tra Nhood e la Cooperativa Comin, è nel mese di  gennaio 2024 che viene firmato il Patto di collaborazione che dà a tutti gli effetti inizio all’attività di volontariato aziendale formalmente disciplinata tra pubblico e privato, in linea non solo con il Regolamento comunale sulla partecipazione dei cittadini attivi alla cura, alla gestione condivisa e alla rigenerazione dei beni comuni urbani, ma anche con gli obiettivi di responsabilità sociale d’impresa che Nhood persegue coerentemente con la propria visione e i principi, e di cui il volontariato costituisce un esempio virtuoso.  Come si legge nel testo del Patto, la valorizzazione del volontariato aziendale in alcuni centri diurni costituisce il bene comune immateriale individuato dai firmatari come oggetto della loro collaborazione. Questo, di fatto, si basa su un percorso di responsabilità sociale intrapreso da un’azienda che decide di supportare in modo partecipativo varie attività a sostegno delle comunità locali, incoraggiando i Nhooders a prenderne parte in modo attivo. Come racconta Gaia Romani, Assessora ai Servizi Civici e generali del Comune di Milano, «negli ultimi anni abbiamo siglato numerosi Patti di collaborazione in cui sono state coinvolte aziende di varie dimensioni, coerentemente con il fatto che sempre più, all’interno delle realtà aziendali, sta crescendo l’interesse verso la responsabilità sociale d’impresa. Mentre solitamente il Patto nasce dalla spinta di un comitato o di un’associazione, in questo caso l’aspetto interessante del Patto è che è stato il primo a Milano a nascere dalla richiesta di un’azienda. Invece di limitarsi a un singolo evento di volontariato, ha scelto di &#8220;adottare&#8221; il proprio quartiere, impegnandosi in un volontariato aziendale con continuità». Un impegno aziendale per la comunità  investe in buone pratiche coinvolgendo circa 90 dipendenti della sede centrale, le cui ore di volontariato vengono regolarmente retribuite dall&#8217;azienda. Per l’annualità, questi ultimi hanno a disposizione 8 ore per attività di volontariato aziendale organizzate dall’azienda presso la Cooperativa Comin. Sono diverse le attività che i “Nhooders” hanno la possibilità di svolgere e che sono previste dal Patto. Tra queste, le attività in favore degli anziani della Casa del Tempo, l’impegno al fianco dei minori del Centro diurno Filo di Arianna, oppure dei giovani con lievi disabilità del progetto Deltaplano o, ancora, con Soundbeam Syndicate, laboratorio musicale per ragazzi con disabilità. Dall’avvio del Patto le attività e la loro missione sono state comunicate ai Nhooders, permettendo agli interessati di iscriversi. Ne parliamo anche con Lucia D’Arienzo, educatrice che presso la cooperativa sociale Comin segue le attività di volontariato aziendale. «I dipendenti dell&#8217;azienda che abbiamo incontrato sono stati fin da subito disponibili, con un occhio attento alle attività da svolgere. Alcune di queste erano a diretto contatto con i nostri utenti e ciò si è rivelato produttivo da tutti i punti di vista. Il centro diurno, ad esempio, ha dovuto aprire le porte a quelli che inizialmente erano sconosciuti ma che,</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><em>Neighborhood</em> è il termine inglese che indica la dimensione di quartiere, di vicinato, di circondario. Una parola che esprime il senso più profondo della prossimità e delle relazioni che si intrecciano tra coloro che quotidianamente vivono uno stesso luogo. Oggi questo termine si arricchisce di una nuova esperienza di valore che sta riscoprendo nuovi </span><span style="font-weight: 400;">modi di intendere la prossimità. Dove? A Milano, dove un Patto di collaborazione diventa un esempio virtuoso di <strong>sinergia fra pubblico e privato per la promozione del volontariato aziendale</strong>.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Supportare i progetti di quartiere dedicati a chi vive fragilità </strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Stiamo parlando del Patto di collaborazione sottoscritto dal </span><span style="font-weight: 400;">Comune di Milano insieme a </span><a href="https://nhood.it/"><span style="font-weight: 400;">Nhood Services Italy S.p.A.</span></a><span style="font-weight: 400;"> e alla </span><a href="https://www.coopcomin.org/"><span style="font-weight: 400;">Cooperativa Sociale Comin</span></a><span style="font-weight: 400;"> che, </span><span style="font-weight: 400;">attraverso un accordo della durata di 18 mesi, coinvolge i dipendenti di Nhood, noti come “Nhooders”, offrendo loro l&#8217;opportunità di dedicare otto ore all&#8217;anno ad attività di volontariato aziendale</span><span style="font-weight: 400;"> &#8211; che si aggiungono alle otto ore all’anno di volontariato individuale, sempre regolarmente retribuite &#8211;</span><span style="font-weight: 400;">  supportando i progetti, dedicati a chi vive fragilità sociali, della Cooperativa Sociale Comin.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Possiamo dire che il valore della dimensione di quartiere da sempre ha ispirato l’azienda Nhood che già a partire dal suo nome – contrazione di <em>n-eighbour-hood</em> – si pone come società internazionale di soluzioni immobiliari, specializzata nel <em>retail real estate</em> e nella rigenerazione urbana vista come generatrice di luoghi di vita. Un’azienda che si racconta come “un buon vicino” e nel cui lavoro si propone di  mettere al centro la relazione con le realtà del territorio, provando a creare valore sociale. </span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><b>Un Patto tra pubblico e privato </b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">A raccontarci il patto è </span><b>Natalya Geroldo</b><span style="font-weight: 400;">,<em> sustainability &amp; Climate Change Manager</em> di Nhood Services Italy. Come racconta, «molto spesso vediamo che le attività di volontariato all’interno delle aziende non sono legate esclusivamente al territorio dove gli uffici sono ubicati, mentre per noi è fondamentale impattare positivamente sulla comunità del contesto in cui lavoriamo. Questo ci ha portato a cercare nel Comune di Milano il supporto necessario per iniziare in modo concreto ed efficace una relazione con la nostra comunità locale». </span><span style="font-weight: 400;">È il 2023 quando </span><span style="font-weight: 400;">l’azienda avvia un primo dialogo con il Comune di Milan</span><span style="font-weight: 400;">o, che vede <strong>nella successiva sigla del patto di collaborazione la dimensione adatta pe</strong></span><span style="font-weight: 400;"><strong>r avviare una progettualità che, attraverso il volontariato aziendale, supporti in modo partecipativo attività a sostegno delle comunità locali</strong> e che lo faccia in maniera continuativa.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Al tavolo di confronto con il Comune di Milano viene individuata la Cooperativa sociale Comin </span><span style="font-weight: 400;">–</span><span style="font-weight: 400;"> conosciuta nel quartiere per realizzare interventi educativi a favore di bambini e famiglie in difficoltà, accogliendo e supportando i soggetti più fragili – come la realtà ideale per avviare un percorso di volontariato aziendale.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Con quest’ultima, Nhood aveva già avviato un programma di volontariato aziendale che consentiva ai suoi dipendenti di spendersi attivamente nelle iniziative proposte dalla cooperativa per il tramite della stessa Nhood. Racconta Natalya Geroldo che «si trattava di attività che avevano un impatto sociale e ambientale positivo per i nostri Nhooders, che potevano scegliere le attività di Comin per destinare le ore di volontariato aziendale ancora prima dell’ufficializzazione del Patto, che è risultato poi un tassello fondamentale per la formalizzazione di questo progetto congiunto».<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Così, in seguito a questa prima esperienza tra Nhood e la Cooperativa Comin, è nel mese di  gennaio 2024 che viene firmato il Patto di collaborazione che dà a tutti gli effetti inizio all’attività di volontariato aziendale formalmente disciplinata tra pubblico e privato, in linea non solo con il </span><a href="https://www.comune.milano.it/documents/20126/200092257/Regolamento+Disciplina+Beni+Comuni.pdf"><span style="font-weight: 400;">Regolamento comunale sulla partecipazione dei cittadini attivi alla cura, alla gestione condivisa e alla rigenerazione dei beni comuni urbani,</span></a><span style="font-weight: 400;"> ma anche con gli <strong>obiettivi di responsabilità sociale d’impresa</strong> che Nhood persegue coerentemente</span><span style="font-weight: 400;"> con la propria visione e i principi, </span><span style="font-weight: 400;">e di cui il volontariato costituisce un esempio virtuoso. </span></p>
<div id="attachment_84389" style="width: 1040px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84389" class="wp-image-84389 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale2.jpg" alt="" width="1030" height="650" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale2.jpg 1030w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale2-300x189.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale2-1024x646.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale2-768x485.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale2-810x511.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale2-600x379.jpg 600w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><p id="caption-attachment-84389" class="wp-caption-text">Attività di giardinaggio nell&#8217;ambito del volontariato aziendale (fonte: Nhood Services Italy S.p.A)</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Come si legge nel testo del Patto, <strong>la valorizzazione del volontariato aziendale in alcuni centri diurni costituisce il bene comune immateriale individuato dai firmatari come oggetto della loro collaborazione. </strong></span>Questo, di fatto, si basa su u<span style="font-weight: 400;">n percorso di responsabilità sociale intrapreso da un’azienda che decide di supportare in modo partecipativo varie attività a sostegno delle comunità locali, incoraggiando i Nhooders a prenderne parte in modo attivo. </span><span style="font-weight: 400;">Come racconta </span><b>Gaia Romani</b><span style="font-weight: 400;">, Assessora ai Servizi Civici e generali del Comune di Milano, </span><span style="font-weight: 400;">«negli ultimi anni </span><span style="font-weight: 400;">abbiamo siglato numerosi Patti di collaborazione in cui sono state coinvolte aziende di varie dimensioni, coerentemente con il fatto che sempre più, all’interno delle realtà aziendali, sta crescendo l’interesse verso la responsabilità sociale d’impresa. Mentre solitamente il Patto nasce dalla spinta di un comitato o di un’associazione, </span><b>in questo caso l’aspetto interessante del Patto è che è stato il primo a Milano a nascere dalla richiesta di un’azienda</b><span style="font-weight: 400;">. Invece di limitarsi a un singolo evento di volontariato, ha scelto di &#8220;adottare&#8221; il proprio quartiere, impegnandosi in un <strong>volontariato aziendale con continuità</strong>».</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><b>Un impegno aziendale per la comunità</b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;"> investe in buone pratiche coinvolgendo </span><span style="font-weight: 400;">circa 90</span><span style="font-weight: 400;"> dipendenti della sede centrale, le cui ore di volontariato vengono regolarmente retribuite dall&#8217;azienda. </span><span style="font-weight: 400;">Per l’annualità, questi ultimi hanno a disposizione 8 ore per attività di volontariato aziendale organizzate dall’azienda presso la Cooperativa Comin.</span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Sono diverse le attività che i “Nhooders” hanno la possibilità di svolgere e che sono previste dal Patto. Tra queste, le attività in favore degli anziani della </span><a href="https://coopcomin.org/servizi-comin/coesione-sociale-e-promozione-del-benessere/le-case-del-tempo.html"><span style="font-weight: 400;">Casa del Tempo</span></a><span style="font-weight: 400;">, l’impegno al fianco dei minori del Centro diurno</span><a href="https://www.coopcomin.org/servizi-comin/sostegno-educativo/centro-diurno-filo-di-arianna.html#:~:text=Il%20Centro%20Diurno%20Filo%20di,spazio%20molto%20ampio%20ed%20accogliente."><span style="font-weight: 400;"> Filo di Arianna</span></a><span style="font-weight: 400;">, oppure dei giovani con lievi disabilità del progetto </span><a href="https://www.coopcomin.org/servizi-comin/sostegno-educativo/deltaplano.html#:~:text=Il%20progetto%20%E2%80%9CDeltaplano%E2%80%9D%20%C3%A8%20un,Mercoled%C3%AC%2018.00%2D20.30"><span style="font-weight: 400;">Deltaplano</span></a><span style="font-weight: 400;"> o, ancora, con </span><a href="https://www.artemadia.org/soundbeam-syndacate/"><span style="font-weight: 400;">Soundbeam Syndicate</span></a><span style="font-weight: 400;">, laboratorio musicale per ragazzi con disabilità.</span></p>
<div id="attachment_84391" style="width: 1040px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84391" class="wp-image-84391 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale3.jpg" alt="" width="1030" height="650" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale3.jpg 1030w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale3-300x189.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale3-1024x646.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale3-768x485.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale3-810x511.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale3-600x379.jpg 600w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><p id="caption-attachment-84391" class="wp-caption-text">Attività di artigianato nell&#8217;ambito del volontariato aziendale (fonte: Nhood Services Italy S.p.A).</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Dall’avvio del Patto le attività e la loro missione sono state comunicate ai Nhooders, permettendo agli interessati di iscriversi. Ne parliamo anche con <strong>Lucia D’Arienzo</strong>, educatrice che presso la cooperativa sociale Comin segue le attività di volontariato aziendale. «I dipendenti dell&#8217;azienda che abbiamo incontrato sono stati fin da subito disponibili, con un occhio attento alle attività da svolgere. Alcune di queste erano a diretto contatto con i nostri utenti e ciò si è rivelato produttivo da tutti i punti di vista. Il centro diurno, ad esempio, ha dovuto aprire le porte a quelli che inizialmente erano sconosciuti ma che, una volta superata la fase iniziale, ha permesso la nascita di nuove relazioni che hanno portato a successivi momenti spontanei di socialità che non erano previsti dal Patto. Possiamo dire che le attività di volontariato aziendale avviate stiano <strong>rispecchiando appieno il nostro obiettivo di contaminarci a vicenda</strong>»</span><span style="font-weight: 400;">. In particolare, nel primo semestre, i Nhooders sono stati coinvolti in due macro-sessioni,  articolate in più attività e date, principalmente presso la sede della cooperativa Comin: un&#8217;attività di giardinaggio e la preparazione di una festa di quartiere insieme agli anziani della Casa del Tempo, alla quale hanno avuto la possibilità di prendere parte. </span><span style="font-weight: 400;">«</span><strong>L&#8217;attività di volontariato aziendale ha avuto un effetto emulativo e moltiplicativo<span style="font-weight: 400;">»</span> </strong><span style="font-weight: 400;">racconta Natalya Geroldo. </span><span style="font-weight: 400;">«Alcuni colleghi, inizialmente convinti di non avere le risorse o le capacità per contribuire a una causa comune come la cura del giardino, la pulizia del verde o l&#8217;interazione con anziani e bambini, hanno scoperto attraverso il volontariato l’interesse verso queste attività. Hanno inoltre trovato un modo per dare un contributo significativo e sentirsi arricchiti. Questo impegno individuale ha generato un effetto positivo, migliorando non solo la propria crescita personale, ma creando anche spazi di vita e opportunità per il quartiere». </span><span style="font-weight: 400;">I dati nel complesso sono incoraggianti: dal secondo semestre dello scorso anno ad oggi, l’avvio delle attività di volontariato aziendale ha permesso l’incremento del tasso di partecipazione dei Nhooders, che ha superato il 36% della popolazione aziendale in sede, come confermano i dati di luglio 2024.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><b>Tra collaborazione e partecipazione sul territorio: quali prospettive per il futuro?</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Per Nhood <strong>dotarsi di uno strumento ufficiale come il Patto significa portare avanti in modo strutturato le proprie azioni sul territorio</strong>. Inoltre, come spiega Gaia Romani, </span><span style="font-weight: 400;">«</span><b>il Patto di collaborazione contribuisce a ridurre la frammentazione sul territorio e impegnarsi in attività che magari l&#8217;azienda avrebbe comunque realizzato, ma inserendole in una relazione più duratura insieme con l’Amministrazione comunale</b><span style="font-weight: 400;">». </span><span style="font-weight: 400;">Oggi il Patto si è dimostrato uno </span><strong>strumento efficace che ha aiutato a portare il più ampio concetto di volontariato a un altro livello: </strong><span style="font-weight: 400;">«p</span><span style="font-weight: 400;">rima di tutto ci ha permesso di creare un legame di fiducia duraturo nel contesto locale» spiega Natalya Geroldo </span><span style="font-weight: 400;">«</span><span style="font-weight: 400;">e inoltre di testare quali sono le attività che hanno un impatto sociale più forte nella nostra comunità».</span></p>
<div id="attachment_84394" style="width: 1040px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84394" class="wp-image-84394 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale1.jpeg" alt="" width="1030" height="650" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale1.jpeg 1030w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale1-300x189.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale1-1024x646.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale1-768x485.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale1-810x511.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Patto-di-collaborazione_Volontariato-aziendale1-600x379.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><p id="caption-attachment-84394" class="wp-caption-text">Attività presso la Casa del Tempo, nell&#8217;ambito del volontariato aziendale (fonte: Nhood Services Italy S.p.A).</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sull’efficacia del Patto concorda Lucia D&#8217;Arienzo: «Siamo entusiasti della collaborazione con Nhood: dalle fasi di costruzione e scrittura del Patto con il Comune e l’azienda e delle successive attività avviate con i volontari non abbiamo, ad oggi, rilevato aspetti critici. Quella che è nata è una collaborazione costruita passo per passo, che rispecchia le esigenze di tutti. I<strong>o mi auguro che l&#8217;attività vada oltre i 18 mesi e che in futuro potremo sviluppare progettualità sempre più articolate sul territorio, che promuovano il concetto di corresponsabilità.</strong> Riteniamo che questa gestione possa realmente promuovere <strong>situazioni che tipicamente sono affidate al privato sociale, ma che possono essere a volte più efficaci se fatte attraverso una sinergia con le aziende</strong>».<br />
<span style="font-weight: 400;">Come definito dal Patto, ogni sei mesi si prevede la redazione di un report di monitoraggio strategico del volontariato, che permetterà di co-costruire e direzionare la strategia in modo da massimizzare il valore sociale: </span><span style="font-weight: 400;">«L</span><span style="font-weight: 400;">a nostra idea per il futuro è di ampliare la rete di collaborazione oltre ai tre firmatari attuali, ovvero Nhood Services Italy S.p.A, Comune di Milano e Cooperativa Sociale Comin, coinvolgendo altre realtà locali per creare un valore sociale sempre maggiore e condiviso», prosegue Natalya Geroldo. </span><span style="font-weight: 400;">«</span><span style="font-weight: 400;">Sebbene siano trascorsi solo sei mesi dall’avvio del Patto, si sta già rivelando uno strumento efficace e siamo convinte che </span><b>potrebbe essere uno strumento valido anche per altre realtà aziendali, fornendo una struttura per ottimizzare le attività di volontariato</b><span style="font-weight: 400;">». Un struttura &#8211; aggiungiamo noi &#8211; in collaborazione con le istituzioni pubbliche.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2024/07/un-patto-tra-volontariato-aziendale-e-quartiere/">Un Patto tra volontariato aziendale e quartiere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Un Casale per tutti: nuova vita al Parco dei Poggetti</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/10/un-casale-per-tutti-nuova-vita-al-parco-dei-poggetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 09:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza attiva]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ]]></category>
		<category><![CDATA[parco dei poggetti]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci lasciamo alle spalle il mare toscano con le sue coste e le spiagge sabbiose, rivolgendo lo sguardo verso il centro abitato di Rosignano Marittimo (LI). Immaginiamo di percorrerlo, fino a raggiungerne l’estremità. È allora che iniziamo a entrare nella macchia mediterranea, incamminandoci passo dopo passo nella Riserva Naturale Regionale dei Monti livornesi. Un gioiello, dalle mille sfumature di verde. Immerso in questo patrimonio naturalistico e ambientale è custodito il Parco dei Poggetti, che con il suo storico casale è oggi un luogo di inclusione, di crescita e apprendimento per tutti e tutte. Insomma, un luogo generativo reso vivo grazie ai cittadini e alle organizzazioni del territorio che qui stanno instaurando un rapporto di cura reciproca con la natura. Era il 2019 quando l’Amministrazione Comunale, successivamente alla riqualificazione dell&#8217;immobile, ha avviato un percorso partecipato volto a dare vita a un Patto di collaborazione: a quell’epoca la sfida per l’Ente era reperire le risorse finanziarie e umane necessarie per la gestione diretta dello spazio, rimasto per anni inutilizzato. E&#8217; stato così emanato un avviso pubblico per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di cittadini attivi, singoli e associati, con i quali costruire e sottoscrivere un Patto di collaborazione per la sua cura e gestione condivisa. Parco e Casale dei Poggetti sono così stati riconosciuti dalla comunità come beni comuni da preservare e valorizzare, così come le relazioni e le risorse presenti nella variegata comunità di pattisti: questo è avvenuto attraverso un percorso virtuoso fatto di inclusione e reciprocità che vede nella restituzione alla collettività di questo spazio un’occasione per farli rivivere entrambi. Un Patto di collaborazione che dialoga con la natura Il grande lavoro che è stato messo in atto a Parco dei Poggetti non è che l’ennesima esperienza di un lungo percorso avviato dal comune di Rosignano Marittimo verso l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni. Ci racconta Simona Repole, Dirigente settore Servizi alla Persona e all&#8217;Impresa, che l’Amministrazione da tempo sta portando avanti una consistente promozione dei Patti di collaborazione. «Abbiamo realizzato numerosi incontri per far comprendere internamente le potenzialità di questo strumento. I Patti di collaborazione richiedono un’innovazione delle istituzioni e questo implica un lavoro completamente diverso da quello tradizionale, in cui noi crediamo fortemente». Ma il successo di questo percorso, che si sta costruendo giorno per giorno, è anche e soprattutto il risultato di un dialogo tra l’Amministrazione e le organizzazioni firmatarie iniziato nel 2019 con la stipula del patto di collaborazione, dalla validità di 3 anni, denominato Un casale per tutti. Tra le prime organizzazioni firmatarie c’è la Federazione Nazionale Giubbe Verdi – Compagnia Alta Maremma, di cui fa parte Davide Ferrari, che abbiamo intervistato. Come spiega, «il parco ci sta dando una grande opportunità e noi abbiamo il dovere di tutelarlo e proteggerlo. Finalmente dopo tanti anni si è trovato un filo conduttore che fa comunicare tante associazioni, diventando anche un&#8217;opportunità per la cittadinanza e il territorio». Ad animare Parco dei Poggetti oggi sono gli eventi culturali, le passeggiate guidate nella natura alla scoperta di piante e animali, i laboratori dedicati alle famiglie, gli slow camp durante l’estate dedicati ai giovani, i festival, le attività di pulizia dei sentieri e di osservazione notturna del cielo. Possiamo dire che il suo più grande punto di forza sia la collaborazione tra le diverse organizzazioni firmatarie che con sé portano competenze e conoscenze diversificate. Persone e realtà che lo trasformano tutti i giorni in un luogo di vita che stimola la comunità a &#8216;fare insieme&#8217; attraverso l’intelligenza collettiva e la condivisione dei saperi. Ma quello che vediamo oggi è soprattutto il risultato di un percorso fatto con tenacia e perseveranza, che ha saputo fronteggiare diverse difficoltà: prima fra tutte la dura chiusura dettata dall’emergenza sanitaria, che ha obbligato a interrompere le attività, spezzando l’entusiasmo di un percorso che era appena partito. In aggiunta, i successivi mesi di sospensione hanno favorito il ripetersi di atti vandalici che hanno messo a rischio la struttura del casale. «Il primo triennio, penalizzato dal Covid-19, ha rappresentato una battuta d’arresto e abbiamo perso alcuni degli attori coinvolti», ci spiega Simona Repole. «Trattandosi di un bene vincolato dalla soprintendenza, i lavori di recupero e di rafforzamento dell’aspetto strutturale hanno richiesto tempo, imponendo l’inagibilità del casale. Agli atti vandalici abbiamo risposto rafforzando la struttura e garantendo l’utilizzo dell’appartamento posto al primo piano, sia a supporto delle diverse iniziative che come luogo di permanenza di una persona appartenente alle realtà firmatarie. Ma soprattutto, come gruppo di pattisti, ci siamo domandati in che modo valorizzare il progetto per renderlo sempre più un presidio». La risposta è stata univoca: lavorare sull’esterno – e quindi sul parco –, puntando su iniziative che consentissero alla cittadinanza di conoscere le potenzialità di questo luogo ai molti ancora sconosciuto. «Una delle sfide più grandi è stato rendersi conto del valore del parco anche in assenza del casale, scardinando l’idea che senza il Casale il Patto sarebbe stato inutile», aggiunge Camilla Falchetti, responsabile segreteria &#8211; Servizi alla persona e all’impresa, nonché referente della Cabina di regia del patto di collaborazione. «C’è stata quindi un’apertura da parte delle realtà coinvolte ad ampliare la co-progettazione ad altri soggetti, attraverso una chiamata all’azione». Il nuovo Patto Alla scadenza del Patto è seguito il suo rinnovo, che per altri tre anni si è proposto di rendere il Parco dei Poggetti un luogo della quotidianità. Possiamo però dire che questo percorso, fortemente voluto dalle tre realtà associative firmatarie del Patto, era nato almeno un anno prima della scadenza del patto stesso. L&#8217;occasione di riaprire la co-progettazione, infatti, non è stata tanto il rinnovo quanto piuttosto una necessità: il vecchio Patto aveva come centro il casale, da mesi sigillato e inutilizzabile e ridiscutere l&#8217;obiettivo generale del Patto era diventato ormai necessario. Vincenzo Brogi, assessore con delega alla Programmazione del territorio, demanio, infrastrutture, tutela ambientale e parchi, racconta che «prima della scadenza è stato avviato un percorso di partecipazione spiegando il senso del patto e incontrando numerose associazioni e persone interessate». Così il coinvolgimento e l’ampliamento degli attori ha dato maggiori energie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/10/un-casale-per-tutti-nuova-vita-al-parco-dei-poggetti/">Un Casale per tutti: nuova vita al Parco dei Poggetti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci lasciamo alle spalle il mare toscano con le sue coste e le spiagge sabbiose, rivolgendo lo sguardo verso il centro abitato di Rosignano Marittimo (LI). Immaginiamo di percorrerlo, fino a raggiungerne l’estremità. È allora che iniziamo a entrare nella macchia mediterranea, incamminandoci passo dopo passo nella Riserva Naturale Regionale dei Monti livornesi. Un gioiello, dalle mille sfumature di verde. Immerso in questo patrimonio naturalistico e ambientale è custodito il Parco dei Poggetti, che con il suo storico casale <strong>è oggi un luogo di inclusione, di crescita e apprendimento per tutti e tutte</strong>. Insomma, un luogo generativo reso vivo grazie ai cittadini e alle organizzazioni del territorio che qui stanno instaurando un rapporto di cura reciproca con la natura. Era il 2019 quando l’Amministrazione Comunale, successivamente alla riqualificazione dell&#8217;immobile, ha avviato un percorso partecipato volto a dare vita a un Patto di collaborazione: a quell’epoca la sfida per l’Ente era reperire le risorse finanziarie e umane necessarie per la gestione diretta dello spazio, rimasto per anni inutilizzato. E&#8217; stato così emanato un avviso pubblico per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di cittadini attivi, singoli e associati, con i quali <strong>costruire e sottoscrivere un Patto di collaborazione per la sua cura</strong> e gestione condivisa. Parco e Casale dei Poggetti sono così stati riconosciuti dalla comunità <strong>come beni comuni da preservare e valorizzare, </strong>così come le relazioni e le risorse presenti nella variegata comunità di pattisti: questo è avvenuto attraverso un percorso virtuoso fatto di inclusione e reciprocità che vede nella restituzione alla collettività di questo spazio un’occasione per farli rivivere entrambi.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un Patto di collaborazione che dialoga con la natura</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il grande lavoro che è stato messo in atto a Parco dei Poggetti non è che l’ennesima esperienza di un lungo percorso avviato dal <a href="https://rosignanomarittimo.iswebcloud.it/pagina132787_beni-comuni.html">comune di Rosignano Marittimo </a>verso l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni. Ci racconta <strong>Simona Repole</strong>, Dirigente settore Servizi alla Persona e all&#8217;Impresa, che l’Amministrazione da tempo sta portando avanti una consistente promozione dei Patti di collaborazione. «Abbiamo realizzato numerosi incontri <strong>per far comprendere internamente le potenzialità di questo strumento. I Patti di collaborazione richiedono un’innovazione delle istituzioni</strong> e questo implica un lavoro completamente diverso da quello tradizionale, in cui noi crediamo fortemente».<br />
Ma il successo di questo percorso, che si sta costruendo giorno per giorno, è anche e soprattutto il risultato di un dialogo tra l’Amministrazione e le organizzazioni firmatarie iniziato nel 2019 con la stipula del patto di collaborazione, dalla validità di 3 anni, denominato <a href="https://rosignanomarittimo.iswebcloud.it/pagina131440_un-patto-di-collaborazione-per-tutte-un-patto-di-collaborazione-per-il-parco-dei-poggetti-e-il-casale-omonimo.html">Un casale per tutti</a>. Tra le prime organizzazioni firmatarie c’è la <a href="http://www.giubbeverdi.it/le-compagnie/com-alta-maremma.html">Federazione Nazionale Giubbe Verdi – Compagnia Alta Maremma</a>, di cui fa parte <strong>Davide Ferrari</strong>, che abbiamo intervistato. Come spiega, «il parco ci sta dando una grande opportunità e noi abbiamo il dovere di tutelarlo e proteggerlo. Finalmente dopo tanti anni si è trovato un filo conduttore che fa comunicare tante associazioni, <strong>diventando anche un&#8217;opportunità per la cittadinanza e il territorio</strong>».</p>
<div id="attachment_80992" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80992" class="wp-image-80992 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-1024x679.jpg" alt="" width="810" height="537" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-1024x679.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-300x199.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-768x509.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-1536x1019.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-2048x1358.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-810x537.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-1140x756.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/FPatto-Un-Casale-Per-Tutti_2-600x398.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-80992" class="wp-caption-text"><em>&#8220;La favola delle api&#8221;, attività per famiglie (Fonte: Bruno Quochi).</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Ad animare Parco dei Poggetti oggi sono gli eventi culturali, le passeggiate guidate nella natura alla scoperta di piante e animali, i laboratori dedicati alle famiglie, gli <em>slow camp</em> durante l’estate dedicati ai giovani, i festival, le attività di pulizia dei sentieri e di osservazione notturna del cielo. Possiamo dire che il suo più grande<strong> punto di forza sia la collaborazione tra</strong> <strong>le diverse organizzazioni firmatarie che con sé portano competenze e conoscenze diversificate</strong>. Persone e realtà che lo trasformano tutti i giorni in un luogo di vita che stimola la comunità a &#8216;fare insieme&#8217; attraverso l’intelligenza collettiva e la condivisione dei saperi. Ma quello che vediamo oggi è soprattutto il risultato di<strong> un percorso fatto con tenacia e perseveranza, che ha saputo fronteggiare diverse difficoltà</strong>: prima fra tutte la dura chiusura dettata dall’emergenza sanitaria, che ha obbligato a interrompere le attività, spezzando l’entusiasmo di un percorso che era appena partito. In aggiunta, i successivi mesi di sospensione hanno favorito il ripetersi di atti vandalici che hanno messo a rischio la struttura del casale. «Il primo triennio, penalizzato dal Covid-19, ha rappresentato una battuta d’arresto e abbiamo perso alcuni degli attori coinvolti», ci spiega <strong>Simona Repole</strong>. «Trattandosi di un bene vincolato dalla soprintendenza, i lavori di recupero e di rafforzamento dell’aspetto strutturale hanno richiesto tempo, imponendo l’inagibilità del casale. Agli atti vandalici abbiamo risposto rafforzando la struttura e garantendo <span style="font-weight: 400;">l’utilizzo dell’appartamento posto al primo piano, sia a supporto delle diverse iniziative che come luogo di permanenza di una persona appartenente alle realtà firmatarie</span>. Ma soprattutto, come gruppo di pattisti, <strong>ci siamo domandati in che modo valorizzare il progetto per renderlo sempre più un presidio</strong>». La risposta è stata univoca: lavorare sull’esterno – e quindi sul parco –, puntando su iniziative che consentissero alla cittadinanza di conoscere le potenzialità di questo luogo ai molti ancora sconosciuto. «Una delle sfide più grandi è stato rendersi conto del valore del parco anche in assenza del casale, scardinando l’idea che senza il Casale il Patto sarebbe stato inutile», aggiunge <strong>Camilla Falchetti</strong>, responsabile segreteria &#8211; Servizi alla persona e all’impresa, nonché referente della Cabina di regia del patto di collaborazione. «<span style="font-weight: 400;">C’è stata quindi un’apertura </span><span style="font-weight: 400;">da parte </span><span style="font-weight: 400;">delle realtà coinvolte</span> <span style="font-weight: 400;">ad </span><span style="font-weight: 400;">ampliare la co-progettazione ad altri soggetti, attraverso una chiamata all’azione</span>».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><b>Il nuovo Patto</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Alla scadenza del Patto è seguito il suo rinnovo, che per altri tre anni si è proposto di rendere il Parco dei Poggetti un luogo della quotidianità. </span><span style="font-weight: 400;">Possiamo però dire che questo percorso, fortemente voluto dalle tre realtà associative firmatarie del Patto, era nato almeno un anno prima della scadenza del patto stesso. L&#8217;occasione di riaprire la co-progettazione, infatti, non è stata tanto il rinnovo quanto piuttosto una necessità: il vecchio Patto aveva come centro il casale, da mesi sigillato e inutilizzabile e <strong>ridiscutere l&#8217;obiettivo generale del Patto era diventato ormai necessario</strong>.</span><span style="font-weight: 400;"><strong> Vincenzo Brogi</strong>, assessore con delega alla <em>Programmazione del territorio, demanio, infrastrutture, tutela ambientale e parchi</em>, racconta che «prima della scadenza è stato avviato un percorso di partecipazione spiegando il senso del patto e incontrando numerose associazioni e persone interessate». </span>Così il coinvolgimento e l’ampliamento degli attori<span style="font-weight: 400;"> ha dato maggiori energie al percorso intrapreso: f</span>irmato a dicembre 2022, il Patto vede coinvolte l’Associazione <a href="https://www.alwaysallways.com/">Allways Allways</a>, l’Associazione <a href="https://musrosi.org/">Amici della Natura Rosignano</a>, l’Associazione <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100083047673398&amp;locale=it_IT">Il Giardino di Terracotta</a> e l’Associazione <a href="http://www.giubbeverdi.it/le-compagnie/com-alta-maremma.html">Giubbe Verdi – Compagnia Alta Maremma</a>, la <a href="https://fondazionearmunia.it/">Fondazione Armunia</a> e Bruno Quochi per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione del parco dei Poggetti e del casale omonimo.</p>
<div id="attachment_80994" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80994" class="wp-image-80994 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-1024x576.jpg" alt="" width="810" height="456" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-1024x576.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-768x432.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-1536x864.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-2048x1152.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-810x456.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-1140x641.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_5-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-80994" class="wp-caption-text"><em>Laboratorio &#8220;la musica nel bosco&#8221; (fonte: Bruno Quochi).</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">«Le organizzazioni coinvolte nel patto mettono a disposizione le loro competenze, il loro tempo, il loro impegno. Se facciamo una passeggiata nel verde grazie a un esperto di botanica o un evento grazie a un’associazione specializzata in attività culturali <strong>è un arricchimento complessivo del progetto </strong>che dà un ritorno anche dal punto di vista della conoscenza», ci spiega Vincenzo Brogi. La finalità della collaborazione è infatti quella di “comporre” il <em>genius loci</em>, la visione comune del senso di vivere e abitare il parco. «Sono organizzazioni che danno linfa alla loro attività e allo stesso tempo al Patto». <span style="font-weight: 400;">A queste si aggiungono diverse realtà coinvolte in quanto i</span><span style="font-weight: 400;">l Patto realizza azioni in collaborazione con produttori locali, pro loco o associazioni di volontariato che operano in ambito sociale e culturale.<br />
</span>Tra i pattisti c&#8217;è anche <strong>Michele Lopez</strong>, membro dell’associazione <a href="https://www.alwaysallways.com/">Allways Allways</a>. Ci racconta che le attività a Parco dei Poggetti si rivolgono a diversi target e per questo è importante proporre esperienze diversificate. «Alle attività che proponiamo ci troviamo davanti sempre persone fortemente motivate, dalle famiglie a coloro che condividono una sensibilità per l&#8217;ambiente o, ancora, per la cultura. <strong>Per noi promuovere la biodiversità significa promuovere una proposta segmentata</strong>, orientata e che faccia prevalere alla quantità la qualità». Così, tra le attività organizzate con i cittadini e con le scuole, hanno avuto un grande successo gli <em>slow camp</em> in natura rivolti a ragazzi e ragazze della scuola primaria e secondaria che hanno permesso di raggiungere 90 famiglie, diventando un’importante cassa di risonanza. In aggiunta, anche il festival <a href="https://armunia.eu/inequilibrio-eventi/passeggiate-e-laboratori/">Inequilibrio</a> organizzato dalla Fondazione Armunia ha portato spettatori da diverse città. Come ci spiega <strong>Fabio Masi</strong>, membro della Fondazione, «per noi è importante portare un pubblico appassionato di arte e cultura, che in questo modo può conoscere una realtà di valore ambientale come il Parco. Tutto questo in una logica di sostenibilità e di impatto zero, a cui noi teniamo molto».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La Cabina di regia</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Vincenzo Brogi definisce <strong>la Cabina di regia come la “testa” del patto di collaborazione</strong>. Si struttura infatti su <strong>due livelli di governance</strong>: uno inerente alla gestione e al coordinamento (i referenti delle varie realtà si impegnano a programmare, progettare e coordinare iniziative, valorizzando tutte le competenze presenti e tutelando i valori fondamentali del Patto), e uno inerente alla co-progettazione (i referenti si impegnano a proporre e co-progettare le azioni e le iniziative nate in seno al Patto). Il monitoraggio, poi, viene sintetizzato in un documento dettagliato: compito dei pattisti è quello di compilare una rendicontazione che è messa a punto attraverso una scheda per tenere traccia dell’intero processo (come soggetti coinvolti, ore di attività volontari, eventi organizzati o spese sostenute). Come ci spiega Simona Repole, «l’aspetto positivo è <strong>potersi rendere conto dell’impatto che hanno tutte queste iniziative a fronte di una spesa modesta</strong>. <strong>Vedere, insomma, quanto valore pubblico può essere creato con così poche risorse economiche grazie alle tante risorse umane investite.</strong> Il prossimo passo sarà lavorare a una scheda di rendicontazione più sintetica – ovvero in pillole – che possa raggiungere i cittadini ed essere più accessibile».</p>
<div id="attachment_80995" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80995" class="wp-image-80995 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-1024x683.jpg" alt="" width="810" height="540" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-1024x683.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-768x512.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-2048x1365.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-810x540.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-1140x760.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/10/Patto-Un-Casale-Per-Tutti_3-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-80995" class="wp-caption-text"><em>Camminata tra gli olivi presso Apicoltura Dottor Pescia (fonte: Bruno Quochi).</em></p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il futuro a Parco e Casale dei Poggetti</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Una delle potenzialità di Parco dei Poggetti è il trovarsi in un ambiente di rilevante valenza paesaggistica. Ce ne parla Vincenzo Brogi, affermando che «il ruolo che sta giocando oggi il parco è stato potenziato dall&#8217;istituzione della <a href="https://www.comune.livorno.it/stato-dellambiente/aree-protette/parco-provinciale-dei-monti-livornesi">Riserva naturale regionale dei “Monti livornesi”,</a> che interessa tre comuni quali Livorno, Rosignano Marittimo e Collesalvetti. Ciò ha fatto sì che l<strong>e esperienze che si svolgono al Casale possano avere una loro proiezione a livello più ampio</strong> in quanto gestiamo le attività della riserva in forma associata». Per l&#8217;assessore potrebbe essere un’<strong>occasione per contribuire, in futuro, a promuovere un turismo lento sul territorio attraverso una rete che include il parco e il suo casale e che comprende agriturismi, aziende agricole o luoghi di ristoro, guardando verso un turismo responsabile.</strong> «L’attenzione di tutto questo percorso per me guarda al Patto di collaborazione», spiega Vincenzo Brogi. Un territorio come il nostro possiede associazioni importanti che oggi fanno parte del patto, ma anche tante altre si potrebbero avvicinare, trovando una loro dimensione all’interno di questo patto». <strong>Un importante passo sarà la prossima e definitiva apertura di Casale Poggetti che implicherà una progettazione</strong> delle attività che al suo interno si potranno svolgere e che rappresenterà una nuova sfida per i pattisti. Affinché il percorso prosegua in una prospettiva a lungo termine, è però importante che le organizzazioni possano crescere ed essere sempre più autonome e indipendenti rispetto all&#8217;accompagnamento dell&#8217;amministrazione, come ci spiegano Simona Repole e Camilla Falchetti. Entrambe sono convinte che «il valore dei pattisti si rispecchia nella capacità di integrare varie anime all’interno dello stesso processo: da un lato, essi sono capaci di realizzare grandi cose lavorando in sinergia, e dall’altro sono capaci di rimanere nelle specificità dove ognuno fa la sua preziosa parte».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/10/un-casale-per-tutti-nuova-vita-al-parco-dei-poggetti/">Un Casale per tutti: nuova vita al Parco dei Poggetti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Cambiamo la strada: con i Patti e l’urbanistica tattica</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/03/cambiamo-la-strada-con-i-patti-e-lurbanistica-tattica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 09:16:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Trentino Alto Adige]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[patto di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere]]></category>
		<category><![CDATA[spazio pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Trento]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica tattica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno vinto le corsie preferenziali. Hanno vinto le metropolitane. Hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio alle uscite autostradali. Hanno vinto i parcheggi in doppia fila […] Con queste parole il cantautore Niccolò Fabi ci parla del sogno sbiadito di una città moderna che tra targhe alterne, alveari umani e polveri sottili ha progressivamente perso il significato della sua stessa esistenza. Una città, come possono essere mille altre città. Eppure, davanti a queste parole, a questo diffuso sogno mancato, emergono con ancora più forza quelle città che invece tutti i giorni vincono, scommettendo sulla comunità e sulla voglia di “fare insieme”. Proprio come a Trento, dove a vincere questa volta non sono le corsie preferenziali ma è una strada: è via Zandonai, nel quartiere residenziale di San Pio X. Qui, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato: via Zandonai è infatti diventata un luogo di sperimentazione dove attivare un progetto di urbanistica tattica, attraverso il patto di collaborazione #CambiamoLaStrada. Questo accordo nasce per trasformare la via in uno spazio dove la collettività diventa protagonista: a siglarlo sono il comune di Trento insieme all’associazione Acropoli e all’associazione Fiab Trento Amici della Bicicletta, che da sempre hanno a cuore il futuro della città. Era il 2019 quando le due associazioni parteciparono al bando Intrecci Possibili dell’Ufficio Svolta che si occupa di progettazione sociale, con l’obiettivo di migliorare la vivibilità nelle strade della città e trasformandole in uno spazio più sicuro per tutti e tutte. Il potere dell’urbanistica tattica Il potere dei progetti di urbanistica tattica, in effetti, si basa proprio su questo aspetto: ripensare lo spazio pubblico attraverso interventi puntuali, sperimentali, reversibili, partecipati e a basso costo. Così una campitura di vernice colorata sull’asfalto può rivendicare uno spazio dedicato al gioco che prima non c’era o la trasformazione di un percorso con nuovi arredi urbani può diventare un metodo efficace per ridurre la velocità veicolare a favore della ciclabilità. Attraverso l’urbanistica tattica lo spazio pubblico diventa quindi luogo dell’incontro e dell’aggregazione, come risposta o talvolta rivendicazione dei bisogni e delle esigenze di diversi soggetti. Una più precisa definizione di “Tactical Urbanism” è stata espressa per la prima volta dai pianificatori e fondatori di Street Plans Mike Lydon e Anthony Garcìa, che nella loro opera Tactical Urbanism: Short-Term Action, Long-Term Change (2015) illustrano molteplici esperienze già esistenti di urbanistica tattica negli Stati Uniti. Si tratta nel complesso di pratiche sperimentali, variegate e diffuse in tutto il mondo: dalle azioni bottom-up non regolamentate come i parking day o le guerrilla gardening ai progetti promossi dall’Amministrazione comunale che prevedono il coinvolgimento dei cittadini nei processi di rigenerazione urbana, di cui uno dei più celebri in Italia è il programma “Piazze Aperte” di Milano. A Trento via Zandonai è stata individuata e scelta come prima via della città per attivare il suo potenziale attraverso un approccio progettuale, inclusivo e partecipato. La necessità di un progetto che promuova una mobilità sostenibile trova ancora più spazio in questa via, sulla quale affaccia la scuola elementare De Gaspari. Così, in prossimità della scuola, il Patto di collaborazione auspica alla realizzazione di una vera e propria strada scolastica raggiungibile e percorribile in piena sicurezza tramite mezzi leggeri come biciclette, skate, pattini e monopattini: un&#8217;area in cui sia possibile garantire una particolare attenzione alla tutela dei bambini e delle loro famiglie, sia una maggiore vivibilità in termini di qualità dello spazio, gradevole e sicuro anche per gli abitanti della zona. La rinascita di via Zandonai Del percorso avviato in questi anni ne abbiamo parlato con Evelyn Leveghi, designer esperta di Tactical Urbanism e delegata esterna di Fiab Trento, e con Alberto Refatti, membro dell’associazione Acropoli. Come ci spiega Alberto Refatti, «nell’estate del 2021 siamo partiti con la fase di progettazione, insieme a un gruppo di studenti universitari e giovani professionisti. Data la complessità degli interventi proposti abbiamo iniziato con una prima fase di indagine per comprendere le caratteristiche della via e del quartiere, per poi coinvolgere nelle successive fasi di ideazione i maestri della scuola primaria De Gaspari, le famiglie degli alunni e gli abitanti del quartiere». Tra agosto e settembre 2021 sono stati organizzati numerosi sopralluoghi e interviste informali e particolarmente significativo è stato il laboratorio urbano con una passeggiata di quartiere (charrette), durante la quale sono stati coinvolti sia i residenti, sia gli scolari della De Gaspari con le relative famiglie. «Da un lato abbiamo ragionato con i bambini e le bambine sulle loro aspettative e necessità attraverso piccole attività progettuali e ludiche; dall’altro lato abbiamo condotto un workshop con i genitori e gli abitanti del quartiere: ci siamo confrontati sul tema della sicurezza pedonale, del rispetto delle barriere architettoniche e della sostenibilità economica e sociale del progetto. Questa attività metaprogettuale è stata molto utile per poter comprendere come fosse più opportuno intervenire nello spazio della via in maniera mirata e appropriata». Il percorso avviato «Tra ottobre e novembre 2022 abbiamo individuato una duplice soluzione attuativa» ci racconta Evelyn Leveghi. «In primis abbiamo risolto l’aspetto economico, grazie ad un fondo accessibile tramite il TAUT, Tavolo delle Associazioni Universitarie Trentine e inoltre, abbiamo individuato la figura esperta che potesse materialmente realizzare la pittura a terra, ovvero l&#8217;artista Alan Vitti. Da lì in poi si è aperta una fase più intensa e snella di cooperazione e coordinamento tra tutti gli attori coinvolti. Le due presentazioni avvenute a fine progetto, una al 4° Forum trimestrale per la Mobilità Sostenibile tenutosi l’11 gennaio 2023 e l&#8217;altra rivolta alla cittadinanza, tenutasi il 18 febbraio 2023, hanno permesso di consolidare una linea di azione condivisa con l’amministrazione comunale». Durante il percorso è stato necessario per le associazioni confrontarsi con alcune problematiche come il reperimento delle risorse economiche per realizzare l&#8217;intervento e l’ottenimento dell’approvazione del progetto da parte degli uffici tecnici comunali, soprattutto in termini di fattibilità, di coerenza con il Codice della Strada e di tipologia di cromie sul sedime stradale. Una strada che prende vita Prima via Zandonai era una strada di passaggio e attraversata perlopiù dalle automobili. Oggi è una via che</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/03/cambiamo-la-strada-con-i-patti-e-lurbanistica-tattica/">Cambiamo la strada: con i Patti e l’urbanistica tattica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Hanno vinto le corsie preferenziali.<br />
</em><em>Hanno vinto le metropolitane.<br />
</em><em>Hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio alle uscite autostradali.<br />
</em><em>Hanno vinto i parcheggi in doppia fila […]</em></p>
<p style="text-align: justify;">Con queste parole il cantautore Niccolò Fabi ci parla del sogno sbiadito di una città moderna che tra targhe alterne, alveari umani e polveri sottili ha progressivamente perso il significato della sua stessa esistenza. Una città, come possono essere mille altre città. Eppure, davanti a queste parole, a questo diffuso sogno mancato, emergono con ancora più forza quelle città che invece tutti i giorni vincono, <strong>scommettendo sulla comunità</strong> e sulla voglia di “<a href="https://www.labsus.org/2016/08/la-partecipazione-alla-prova-dei-territori-dal-decidere-al-fare/" target="_blank" rel="noopener">fare insieme</a>”.<br />
Proprio come a Trento, dove a vincere questa volta non sono le corsie preferenziali ma è una strada: è via Zandonai, nel quartiere residenziale di San Pio X. Qui, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato: via Zandonai è infatti diventata un luogo di sperimentazione dove attivare<strong> un progetto di urbanistica tattica, attraverso il pa</strong><strong>tto di collaborazione </strong><strong><a href="https://cambiamolastrada.it/" target="_blank" rel="noopener">#CambiamoLaStrada</a></strong>. Questo accordo nasce per trasformare la via in uno spazio dove la collettività diventa protagonista: a siglarlo sono il <a href="https://www.comune.trento.it/" target="_blank" rel="noopener">comune di Trento</a> insieme all’associazione <a href="https://www.acropolitrento.com/" target="_blank" rel="noopener">Acropoli</a> e all’associazione <a href="https://fiab-trento.it/" target="_blank" rel="noopener">Fiab Trento Amici della Bicicletta</a>, che da sempre hanno a cuore il futuro della città. Era il 2019 quando le due associazioni parteciparono al <a href="https://ufficiosvolta.it/bandi-stage/intrecci_possibili/" target="_blank" rel="noopener">bando Intrecci Possibili</a> dell’<a href="https://ufficiosvolta.it/" target="_blank" rel="noopener">Ufficio Svolta</a> che si occupa di progettazione sociale, con l’obiettivo di migliorare la vivibilità nelle strade della città e trasformandole in uno spazio più sicuro per tutti e tutte.</p>
<div id="attachment_78852" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-78852" class="wp-image-78852 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada-1024x512.jpeg" alt="" width="810" height="405" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada-1024x512.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada-300x150.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada-768x384.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada-810x405.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada-1140x570.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada-600x300.jpeg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-78852" class="wp-caption-text">L&#8217;intervento di urbanistica tattica in via Zandonai (fonte: associazione Acropoli e Fiab Trento).</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il potere dell’urbanistica tattica</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il potere dei progetti di urbanistica tattica, in effetti, si basa proprio su questo aspetto:<strong> ripensare lo spazio pubblico attraverso interventi puntuali, sperimentali, reversibili, partecipati e a basso costo</strong>. Così una campitura di vernice colorata sull’asfalto può rivendicare uno spazio dedicato al gioco che prima non c’era o la trasformazione di un percorso con nuovi arredi urbani può diventare un metodo efficace per ridurre la velocità veicolare a favore della ciclabilità.<br />
Attraverso l’urbanistica tattica lo <strong>spazio pubblico</strong> diventa quindi luogo dell’incontro e dell’aggregazione, come risposta o talvolta rivendicazione dei bisogni e delle esigenze di diversi soggetti. Una più precisa definizione di “<strong>Tactical Urbanism</strong>” è stata espressa per la prima volta dai pianificatori e fondatori di <a href="https://street-plans.com/" target="_blank" rel="noopener">Street Plans</a> Mike Lydon e Anthony Garcìa, che nella loro opera <em>Tactical Urbanism: Short-Term Action, Long-Term Change</em> (2015) illustrano molteplici esperienze già esistenti di urbanistica tattica negli Stati Uniti. Si tratta nel complesso di pratiche sperimentali, variegate e diffuse in tutto il mondo: dalle azioni <em>bottom-up</em> non regolamentate come i <em>parking day</em> o le <em>guerrilla gardening</em> ai progetti promossi dall’Amministrazione comunale che prevedono il coinvolgimento dei cittadini nei processi di rigenerazione urbana, di cui uno dei più celebri in Italia è il programma “<a href="https://www.sporteimpianti.it/wp-content/uploads/2021/10/Milano-Piazze-Aperte.pdf" target="_blank" rel="noopener">Piazze Aperte</a>” di Milano.<br />
A Trento via Zandonai è stata individuata e<strong> scelta come prima via della città per attivare il suo potenziale attraverso un approccio progettuale, inclusivo e partecipato</strong>. La necessità di un progetto che promuova una mobilità sostenibile trova ancora più spazio in questa via, sulla quale affaccia la scuola elementare De Gaspari. Così, in prossimità della scuola, il Patto di collaborazione auspica alla realizzazione di una vera e propria strada scolastica <span style="font-weight: 400;">raggiungibile e percorribile in piena sicurezza tramite mezzi leggeri</span> come biciclette, skate, pattini e monopattini: un&#8217;area in cui sia possibile garantire una particolare attenzione alla tutela dei <strong>bambini</strong> e delle loro famiglie, sia <span style="font-weight: 400;">una maggiore vivibilità in termini di qualità dello spazio, gradevole e sicuro anche per gli abitanti della zona.</span></p>
<div id="attachment_78853" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-78853" class="wp-image-78853 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2-1024x512.jpg" alt="" width="810" height="405" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2-1024x512.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2-300x150.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2-768x384.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2-810x405.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2-1140x570.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2-600x300.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/Cambiamolastrada2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-78853" class="wp-caption-text">La passeggiata di quartiere (fonte: associazione Acropoli e Fiab Trento).</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La rinascita di via</strong><strong> Zandonai</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Del percorso avviato in questi anni ne abbiamo parlato con <strong>Evelyn Leveghi</strong>, designer <span style="font-weight: 400;">esperta di Tactical Urbanism e delegata esterna</span> di Fiab Trento, e con <strong>Alberto Refatti</strong>, membro dell’associazione Acropoli. Come ci spiega Alberto Refatti, «nell’estate del 2021 siamo partiti con la fase di progettazione, insieme a un gruppo di studenti universitari e giovani professionisti. Data la complessità degli interventi proposti abbiamo iniziato con una <strong>prima fase di indagine</strong> per comprendere le caratteristiche della via e del quartiere, per poi coinvolgere nelle successive fasi di ideazione i maestri della scuola primaria De Gaspari, le famiglie degli alunni e gli abitanti del quartiere».<br />
Tra agosto e settembre 2021 sono stati organizzati numerosi <strong>sopralluoghi e interviste informali</strong> e particolarmente significativo è stato il <strong>laboratorio urbano con una passeggiata di quartiere (<em>charrette</em>)</strong>, durante la quale sono stati coinvolti <span style="font-weight: 400;">sia i </span><span style="font-weight: 400;">residenti, sia </span><span style="font-weight: 400;">gli scolari della De Gaspari con le relative famiglie</span>. «Da un lato abbiamo ragionato con i bambini e le bambine sulle loro aspettative e necessità attraverso piccole attività progettuali e ludiche; dall’altro lato abbiamo condotto un workshop <span style="font-weight: 400;">con i genitori e gli abitanti del quartiere</span>: ci siamo confrontati sul tema della sicurezza pedonale, del rispetto delle barriere architettoniche e della sostenibilità economica e sociale del progetto. <span style="font-weight: 400;">Questa attività metaprogettuale</span> è stata <span style="font-weight: 400;">molto utile per poter comprendere come fosse più opportuno intervenire nello spazio della</span> via <span style="font-weight: 400;">in maniera mirata e appropriata</span>».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il percorso avviato</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">«Tra ottobre e novembre 2022 abbiamo individuato una duplice soluzione attuativa» ci racconta Evelyn Leveghi. «In primis abbiamo risolto l’aspetto economico, grazie ad un fondo accessibile tramite il <a href="https://www.unitn.it/servizi/334/tavolo-delle-associazioni-universitarie-trentine">TAUT</a>, Tavolo delle Associazioni Universitarie Trentine e inoltre, abbiamo individuato la figura esperta che potesse materialmente realizzare la pittura a terra, ovvero l&#8217;artista <a href="https://www.facebook.com/semaktn/" target="_blank" rel="noopener">Alan Vitti</a>. Da lì in poi si è aperta una fase più intensa e snella di cooperazione e coordinamento tra tutti gli attori coinvolti. Le due presentazioni avvenute a fine progetto, una al 4° Forum trimestrale per la Mobilità Sostenibile tenutosi l’11 gennaio 2023 e l&#8217;altra rivolta alla cittadinanza, tenutasi il 18 febbraio 2023, hanno permesso di consolidare una linea di azione condivisa con l’amministrazione comunale». Durante il percorso è stato necessario per le associazioni confrontarsi con alcune <strong>problematiche come il reperimento delle risorse economiche</strong> per realizzare l&#8217;intervento e l’ottenimento dell’approvazione del progetto da parte degli uffici tecnici comunali, soprattutto in termini di fattibilità, di coerenza con il Codice della Strada e di tipologia di cromie sul sedime stradale.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Una strada che prende vita</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Prima via Zandonai era una strada di passaggio e attraversata perlopiù dalle automobili. Oggi è una via che<span style="font-weight: 400;"> integra varie forme di mobilità urbana, favorendo una<strong> migliore coesistenza tra mezzi leggeri e motorizzati.</strong> Ha inoltre una maggiore vocazione pedonale, favorita anche da un minor numero di parcheggi, da nuovi attraversamenti pedonali e isole pedonali dipinte che sono state realizzate dal <em>writer</em> Alan Vitti, in arte Senka Semak. «Le colorazioni sono state ideate affinché a ogni cromatismo corrispondesse una diversa funzione», ci spiega Alberto Refatti. L’impiego di colori e pattern sul manto stradale, infatti, favorisce il rispetto dei diversi flussi e dunque la convivenza tra macchine e biciclette. Un altro elemento progettuale cruciale è stato l’intervento sull’andamento della corsia, da rettilineo a sinuoso. Sono state realizzate delle <i>chicanes</i> che si sostituiscono al precedente percorso rettilineo, agevolando, di conseguenza, la riduzione della velocità veicolare e <strong>aumentando considerevolmente la sicurezza dei pedoni</strong>. Nella via sono stati ottimizzati tutti gli spazi, anche quelli che non avevano alcuna funzione: così strisce gialle e pois blu hanno dato vita a piccole aree di gioco e attesa </span><span style="font-weight: 400;">dove, a beneficiarne, sono soprattutto i bambini e le loro famiglie.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Promuovere la socialità</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">«La socialità è uno degli elementi che abbiamo voluto favorire – racconta Evelyn Leveghi &#8211; e lo abbiamo fatto tramite i <em>pattern</em> del disegno a terra, i quali suggeriscono relazioni ludiche e di scambio, di sosta urbana e dialogo». Anche in fase di realizzazione dell’opera non è mancata<strong> la condivisione con gli abitanti del quartiere</strong>. «Durante la prima fase di campitura abbiamo organizzato un incontro con i residenti in modo da avere il loro riscontro e spiegare nuovamente il processo» aggiunge Alberto Refatti. «La <strong><a href="https://www.labsus.org/2020/10/la-scuola-un-infrastruttura-pubblica-di-cura/" target="_blank" rel="noopener">scuola</a></strong> è stata entusiasta all’idea che<span style="font-weight: 400;"> la strada potesse diventare uno spazio pubblico più vivibile, con una particolare attenzione alla mobilità lenta e che ciò garantisse una maggior sicurezza. Nella zona infatti vengono organizzate diverse attività come il pedibus </span><span style="font-weight: 400;">che permette ai bambini di arrivare a scuola in maniera semi-autonoma».</span></p>
<div id="attachment_78422" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-78422" class="wp-image-78422 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento-1024x512.jpg" alt="" width="810" height="405" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento-1024x512.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento-300x150.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento-768x384.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento-810x405.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento-1140x570.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento-600x300.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/CambiamoLaStrada-a-Trento.jpg 1200w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-78422" class="wp-caption-text">Vista di via Zandonai dall&#8217;alto (fonte: associazione Acropoli e Fiab Trento)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il futuro del progetto</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il patto ha una durata <span style="font-weight: 400;">concordata: sarà in essere </span> fino alla fine dell’anno scolastico 2023-24. «Con l’istituto scolastico De Gaspari abbiamo pensato di sottoporre un <strong>questionario</strong> alle famiglie degli scolari per raccogliere pareri e commenti sull’intervento svolto di fronte alla scuola, al fine di comprendere sia i benefici percepiti, sia aspetti migliorabili nel tempo. Questa attività farà parte del <strong>monitoraggio e dell’analisi ex-post</strong>, fasi a cui diamo molta importanza e valore». Pur non essendoci dei programmi definiti, Evelyn ci spiega che <strong>l’intenzione dell’Amministrazione è quella di proseguire con nuove sperimentazioni di Urbanistica Tattica a Trento</strong>, attuando due progetti elaborati da alcuni studenti della facoltà di Ingegneria Civile-Architettura dell’<a href="https://www.unitn.it/" target="_blank" rel="noopener">Università di Trento</a>, presentati dapprima in facoltà <span style="font-weight: 400;">in un workshop incentrato </span> sull’Urbanistica Tattica, te<span style="font-weight: 400;">nutosi a novembre 2022 e mostrati successivamente anche in occasione del 4° Forum trimestrale per la Mobilità Sostenibile, a</span> gennaio 2023.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Collaborare insieme</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ciò che il progetto CambiamoLaStrada ci dimostra è <strong>il potenziale <b>che può essere attivato utilizzando uno strumento come il Patto di collaborazione per iniziative di urbanistica tattica<span style="font-weight: 400;">. </span></b></strong>«Penso che il Patto di collaborazione sia un ottimo <span style="font-weight: 400;">dispositivo di cooperazione per creare le condizioni di base per un’efficace co-progettazione, sia in termini di partenariato tra pubblico e privato sia di confronto tra i diversi attori che agiscono quotidianamente sul territorio, quali </span><span style="font-weight: 400;">associazioni culturali, enti cooperativi, gruppi informali di cittadini attivi», conclude Evelyn Leveghi. «Sono convinta che una reale cooperazione tra questi </span><i><span style="font-weight: 400;">stakeholders</span></i><span style="font-weight: 400;"> consenta di tracciare<strong> progetti che siano aderenti ai bisogni reali di chi vive la città</strong>, negoziando al meglio soluzioni che possano concretamente apportare benefici per la collettività».</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/03/cambiamo-la-strada-con-i-patti-e-lurbanistica-tattica/">Cambiamo la strada: con i Patti e l’urbanistica tattica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Coprogettare con la Comunità: con quali strumenti?</title>
		<link>https://www.labsus.org/2021/11/coprogettare-con-la-comunita-con-quali-strumenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 15:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini attivi]]></category>
		<category><![CDATA[coprogettazione]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ivrea]]></category>
		<category><![CDATA[patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento per l'amministrazione condivisa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Il territorio, letto come Comunità, diviene uno spazio che offre occasioni per sviluppare e sperimentare servizi e modelli d’impresa in collaborazione con le risorse presenti per rispondere ai problemi della comunità stessa». Da questa affermazione ha avuto luogo la formazione che ci ha visti partecipi venerdì 29 ottobre presso il Polo Formativo Officina H, a Ivrea. Proprio qui, dove ancora si respira la lunga storia della Olivetti che tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del secolo scorso ha visto la realizzazione di un modello d’impresa visionario ed innovativo. L’evento, così, è stato pensato per ampliare lo sguardo verso la costruzione di una cultura innovativa che vede al centro nuovi processi partecipati. Coprogettare per costruire nuovi processi partecipati “Coprogettare con la Comunità: gli strumenti dell’Amministrazione condivisa” è il titolo dell’evento: un tema quanto mai centrale quando si pensa a modelli che, in una visione presente e futura, esplorino le esperienze di gestione di luoghi e spazi condivisi. La formazione è stata pensata per rendere protagonisti sia gli operatori che i cittadini e per fornire loro i giusti strumenti per attivare o contribuire alla creazione di processi partecipati. Per questo motivo i partecipanti coinvolti erano portatori di differenti background e professionalità: dai membri del progetto SOCIALAB &#8211; Formazione degli Operatori Sociali di Comunità agli amministratori degli enti locali, dai soggetti del Terzo settore ai rappresentanti delle imprese, dai media al mondo della ricerca. Una molteplicità di soggetti perché solo attraverso un confronto creativo è possibile far emergere quell’intelligenza plurale che vede nei vissuti e nelle esperienze dei singoli la chiave per una contaminazione reciproca. Modelli innovativi di gestione degli spazi condivisi Uno degli obiettivi primari della formazione era acquisire conoscenze e attivare un confronto per ripensare e promuovere nuovi modelli innovativi di gestione di spazi condivisi. A condurre la formazione non potevano che essere due esperti e studiosi di processi partecipativi che hanno portato tutta la loro conoscenza e tanti stimoli, dal teorico al pratico: parliamo di Cristina Leggio – psicoterapeuta, ora Assessore alla Città internazionale, Politiche giovanili, Partecipazione e Smart City del Comune di Latina e Pasquale Bonasora – Presidente di Labsus ed esperto di coprogettazione. Durante la mattinata sono molteplici le tematiche approfondite: siamo partiti dall’introduzione all&#8217;Amministrazione condivisa dei beni comuni per poi passare ai principi, ai riferimenti normativi e al ruolo delle pubbliche amministrazioni; abbiamo parlato di alleanze orizzontali con il Terzo settore, con i soggetti privati e con i cittadini per poi concentrarci sul tema della coprogettazione per ripensare il welfare di prossimità ed esplorare le esperienze di successo avviate sui territori. Superare la dinamica di conflitto per entrare in una dinamica di cooperazione «Che cos’è un bene comune?» È la domanda che, prima di addentrarci nel vivo del discorso, ci ha posto Cristina Leggio. Una domanda, o meglio, un punto di partenza per una riflessione condivisa a cui hanno seguito le più disparate risposte: «qualcosa che appartiene a tutti», qualcuno ha suggerito. «Qualcosa di tangibile o intangibile come un fiume o un’area di montagna», oppure «qualcosa che può essere condiviso», o, ancora, «qualcosa che se valorizzato porta a tutti un vantaggio e un accrescimento in termini di benessere». Come ha spiegato Cristina Leggio, uno specifico bene assume il valore di “bene comune” perché attira l’interesse della collettività ed è proprio quest’attenzione che permette alla comunità stessa, nelle sue diverse componenti, di attivarsi e scoprire che quel bene può diventare un potenziale di crescita e benessere per l’intera società. Allo stesso modo, l’istituzione ha il dovere di ascoltare la chiamata della comunità e accompagnare il percorso avviato: «il percorso che si costruisce passo dopo passo diventa capace di costruire a sua volta un nuovo modello di relazioni tra istituzioni e cittadini che, una volta scelto, si può percorrere sempre». Possiamo dunque considerarlo il risultato di una scelta globale dove ognuno mette a disposizione il suo contributo e la sua responsabilità: riguarda l’amministrazione come le istituzioni di prossimità, i servizi alla persona, le ASL o le realtà del territorio o i cittadini. «All’interno di questo percorso si richiede a tutti di fare un pezzetto di crescita». Proprio in questo modo, perseguendo gli interessi di una comunità, avviene una magia: iniziamo a parlare un linguaggio condiviso. Un linguaggio che, nello spazio in cui si crea la co-progettazione, non lascia spazio a una forza maggiore che prevale e allo stesso tempo vede il superamento di una qualsiasi dinamica di conflitto per entrare in una dinamica di cooperazione. Mettere insieme il diritto delle persone e il dovere delle istituzioni «Siamo sempre stati abituati a lavorare per settori differenti e quindi con linguaggi diversi»: è proprio superando il modello compartimentato “a silos” (che vede ognuno di noi pensare per sé stesso) che possiamo creare uno spazio di lavoro di ascolto e supporto. Così, nel rapporto tra cittadini e amministrazioni, frasi come “non si può fare”, “ti ho chiesto tante volte e tu non hai…” o “questo è il protocollo”, si trasformano in “che ne dici se lo facciamo insieme?”. Proprio questo significa investire sulla fiducia reciproca e creare una rete di supporto forte e collaborativa. «Una storia concreta ci racconta che attuare un modello nuovo è possibile in un preciso luogo, le storie successive ci dicono che è possibile ovunque». Come ci spiega Cristina Leggio, testimoniando il lungo lavoro di Labsus avviato sui territori in questi anni, creare un nuovo modello di cooperazione ci può permettere di riconoscere le differenti competenze e le responsabilità reciproche. Questo, unito all’identificazione di un linguaggio comune, è il primo passo per costruire comunità più evolute in termini di processi di sviluppo, che possono essere di ispirazione ed esempio, e replicate sui bisogni dei diversi contesti. Dal Regolamento ai Patti: sperimentare nuovi modelli nelle nostre comunità Pasquale Bonasora ha poi spiegato l’importanza di sperimentare nuovi modelli innovativi nelle nostre comunità. Come afferma: «lavoriamo sulle relazioni con i territori in modo che le esperienze diventino un modello e si trasferiscano su altri territori». In quest’ottica, il Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni rappresenta quello strumento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2021/11/coprogettare-con-la-comunita-con-quali-strumenti/">Coprogettare con la Comunità: con quali strumenti?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Il territorio, letto come Comunità, diviene uno spazio che offre occasioni per sviluppare e sperimentare servizi e modelli d’impresa in collaborazione con le risorse presenti per rispondere ai problemi della comunità stessa». Da questa affermazione ha avuto luogo la formazione che ci ha visti partecipi <strong>venerdì 29 ottobre</strong> presso il <strong>Polo Formativo Officina H</strong>, a <strong>Ivrea</strong>. Proprio qui, dove ancora si respira la lunga storia della Olivetti che tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del secolo scorso ha visto la realizzazione di un modello d’impresa visionario ed innovativo. L’evento, così, è stato pensato per ampliare lo sguardo verso la <strong>costruzione di una cultura innovativa che vede al centro nuovi processi partecipati</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Coprogettare per costruire nuovi processi partecipati</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Coprogettare con la Comunità: gli strumenti dell’Amministrazione condivisa</strong>” è il titolo dell’evento: un tema quanto mai centrale quando si pensa a modelli che, in una visione presente e futura, esplorino le <strong>esperienze di gestione di luoghi e spazi condivisi</strong>. La formazione è stata pensata per rendere protagonisti sia gli operatori che i cittadini e per fornire loro i giusti strumenti per attivare o contribuire alla creazione di processi partecipati. Per questo motivo i partecipanti coinvolti erano portatori di differenti <em>background</em> e professionalità: dai <a href="http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/agri-mont/progetti-finanziati/progetto-socialab" target="_blank" rel="noopener">membri del progetto SOCIALAB &#8211; Formazione degli Operatori Sociali di Comunità</a> agli amministratori degli enti locali, dai soggetti del Terzo settore ai rappresentanti delle imprese, dai media al mondo della ricerca. Una molteplicità di soggetti perché solo attraverso un confronto creativo è possibile far emergere quell’intelligenza plurale che vede nei vissuti e nelle esperienze dei singoli la <strong>chiave per una contaminazione reciproca</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Modelli innovativi di gestione degli spazi condivisi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Uno degli obiettivi primari della formazione era acquisire conoscenze e attivare un confronto per <strong>ripensare e promuovere nuovi modelli innovativi di gestione di spazi condivisi</strong>. A condurre la formazione non potevano che essere due esperti e studiosi di processi partecipativi che hanno portato tutta la loro conoscenza e tanti stimoli, dal teorico al pratico: parliamo di <strong>Cristina Leggio</strong> – psicoterapeuta, ora Assessore alla Città internazionale, Politiche giovanili, Partecipazione e Smart City del Comune di Latina e <strong>Pasquale Bonasora</strong> – Presidente di Labsus ed esperto di coprogettazione. Durante la mattinata sono molteplici le tematiche approfondite: siamo partiti dall’introduzione all&#8217;Amministrazione condivisa dei beni comuni per poi passare ai principi, ai riferimenti normativi e al ruolo delle pubbliche amministrazioni; abbiamo parlato di alleanze orizzontali con il Terzo settore, con i soggetti privati e con i cittadini per poi concentrarci sul tema della coprogettazione per ripensare il <em>welfare</em> di prossimità ed esplorare le esperienze di successo avviate sui territori.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Superare la dinamica di conflitto per entrare in una dinamica di cooperazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">«<strong>Che cos’è un bene comune?</strong>» È la domanda che, prima di addentrarci nel vivo del discorso, ci ha posto Cristina Leggio. Una domanda, o meglio, un punto di partenza per una riflessione condivisa a cui hanno seguito le più disparate risposte: «qualcosa che appartiene a tutti», qualcuno ha suggerito. «Qualcosa di tangibile o intangibile come un fiume o un’area di montagna», oppure «qualcosa che può essere condiviso», o, ancora, «qualcosa che se valorizzato porta a tutti un vantaggio e un accrescimento in termini di benessere».<br />
Come ha spiegato Cristina Leggio, uno specifico bene assume il valore di “bene comune” perché <strong>attira l’interesse della collettività</strong> ed è proprio quest’attenzione che permette alla comunità stessa, nelle sue diverse componenti, di attivarsi e scoprire che quel bene può diventare un potenziale di crescita e benessere per l’intera società. Allo stesso modo, <strong>l’istituzione ha il dovere di ascoltare la chiamata della comunità</strong> e accompagnare il percorso avviato: «il percorso che si costruisce passo dopo passo diventa capace di costruire a sua volta un nuovo modello di relazioni tra istituzioni e cittadini che, una volta scelto, si può percorrere sempre». Possiamo dunque considerarlo <strong>il risultato di una scelta globale</strong> dove ognuno mette a disposizione il suo contributo e la sua responsabilità: riguarda l’amministrazione come le istituzioni di prossimità, i servizi alla persona, le ASL o le realtà del territorio o i cittadini.<br />
«All’interno di questo percorso si richiede a tutti di fare un pezzetto di crescita». Proprio in questo modo, perseguendo gli interessi di una comunità, avviene una magia: iniziamo a parlare <strong>un linguaggio condiviso</strong>. Un linguaggio che, nello spazio in cui si crea la co-progettazione, non lascia spazio a una forza maggiore che prevale e allo stesso tempo vede il superamento di una qualsiasi dinamica di conflitto per entrare in una dinamica di cooperazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Mettere insieme il diritto delle persone e il dovere delle istituzioni</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">«Siamo sempre stati abituati a lavorare per settori differenti e quindi con linguaggi diversi»: è proprio superando il modello compartimentato “a silos” (che vede ognuno di noi pensare per sé stesso) che possiamo creare uno spazio di lavoro di ascolto e supporto. Così, nel rapporto tra cittadini e amministrazioni, frasi come “non si può fare”, “ti ho chiesto tante volte e tu non hai…” o “questo è il protocollo”, si trasformano in “che ne dici se lo facciamo insieme?”. Proprio questo significa investire sulla fiducia reciproca e creare una rete di supporto forte e collaborativa.<br />
«Una storia concreta ci racconta che attuare un modello nuovo è possibile in un preciso luogo, le storie successive ci dicono che è possibile ovunque». Come ci spiega Cristina Leggio, testimoniando il lungo lavoro di Labsus avviato sui territori in questi anni, creare un <strong>nuovo modello di cooperazione</strong> ci può permettere di riconoscere le differenti competenze e le responsabilità reciproche. Questo, unito all’identificazione di un linguaggio comune, è il <strong>primo passo per costruire comunità più evolute</strong> in termini di processi di sviluppo, che possono essere di ispirazione ed esempio, e replicate sui bisogni dei diversi contesti.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Dal Regolamento ai Patti: sperimentare nuovi modelli nelle nostre comunità</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pasquale Bonasora</strong> ha poi spiegato l’importanza di sperimentare nuovi modelli innovativi nelle nostre comunità. Come afferma: «lavoriamo sulle relazioni con i territori in modo che le esperienze diventino un modello e si trasferiscano su altri territori». In quest’ottica, il <a href="https://www.labsus.org/cose-il-regolamento-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni</a> rappresenta quello strumento che offre la possibilità concreta ai comuni di adottarlo e di adattarlo alle loro specifiche realtà. È poi attraverso i Patti che prende vita l’intenzione di prendersi cura di un bene comune, nella relazione tra spazi e territorio. Un <a href="https://www.labsus.org/cose-un-patto-di-collaborazione/" target="_blank" rel="noopener">Patto è un atto amministrativo</a> a tutti gli effetti e l’innovazione risiede nella cooperazione che ne sta alla base. «Sono tre gli elementi essenziali: le persone che a partire dai loro bisogni sono capaci di tirare fuori le competenze necessarie; le istituzioni che tramite il processo amministrativo creano un percorso nuovo ed infine gli spazi. Se attraverso i Patti scopriamo che <strong>può nascere un nuovo tracciato</strong> per esplorare le potenzialità che nascono da queste relazioni, accanto a queste tre si lavora anche sui servizi».</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il Patto di collaborazione: attivarsi per prendersi cura di un bene</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il racconto di alcuni Patti di collaborazione e le relative esperienze di cura dei Beni comuni che rappresentano casi emblematici in Italia, Pasquale Bonasora ci ha fornito alcune indicazioni su come avviare e contribuire alle esperienze partecipate.<br />
«<a href="https://www.labsus.org/2021/09/la-coprogettazione-e-cruciale-per-il-successo-dei-patti/" target="_blank" rel="noopener">La coprogettazione è quasi un gioco di squadra</a>. Nei casi in cui si avvia questo processo la creatività diventa un aspetto fondamentale e quando il processo parte dalla relazione, la relazione scatena fantasia». I Patti interpretati in questo modo diventano oggi la chiave per <strong>costruire processi nelle politiche pubbliche in maniera diversa</strong>. Definito un obiettivo di interesse generale e le relative azioni di cura, il Patto disciplina poi le parti più formali, definite nella coprogettazione. Così il Patto diventa lo <strong>strumento per semplificare quei passaggi democratici</strong> che molto spesso impediscono la collaborazione con le amministrazioni e allo stesso tempo riduce “il fossato” tra la volontà della comunità e chi rappresenta quella stessa comunità.<br />
In questo processo – è importante aggiungere – è necessario <strong>superare l’idea</strong> condivisa di molti cittadini che sostengono che “<strong>ciò che è pubblico non mi appartiene e quindi non me ne prendo cura</strong>”. Quello che serve è mettere in atto un processo culturale che capovolga la piramide e costruisca una relazione che diventa anche (e non solo) un atto di natura politica oltre che una metodologia per costruire insieme le politiche pubbliche. In questa visione i cittadini non si attivano per rivendicare le politiche culturali del territorio, ma per prendersi cura di un bene specifico. Così «<strong>il Patto diventa una fonte del diritto</strong> perché è un’applicazione concreta del principio di sussidiarietà, ovvero l’espressione del diritto di vivere la propria città ed impegnarsi nella sua trasformazione».<br />
La formazione frontale di venerdì 29 ottobre è stata un fondamentale momento di incontro e confronto che, nel coinvolgere persone attive in differenti ambiti, ha voluto fornire gli strumenti essenziali per renderli protagonisti di nuove e possibili azioni di cura sui nostri territori. Azioni che necessitano di competenze diversificate e che dimostrano che<strong> la diversità è una ricchezza</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto di copertina: I relatori Cristina Leggio e Pasquale Bonasora nel corso dell&#8217;evento di formazione &#8220;Coprogettare con la Comunità: gli strumenti dell’Amministrazione condivisa&#8221;</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2021/11/coprogettare-con-la-comunita-con-quali-strumenti/">Coprogettare con la Comunità: con quali strumenti?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Dal riuso temporaneo all’urbanistica tattica</title>
		<link>https://www.labsus.org/2020/11/dal-riuso-temporaneo-all-urbanistica-tattica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 10:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Tesi]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Campo de Cebada]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza attiva]]></category>
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		<category><![CDATA[processi rigenerativi]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[riuso temporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica tattica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=68430</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sezione di Ricerche pubblica la tesi magistrale di Lorena Di Maria &#8220;Dal riuso temporaneo all&#8217;urbanistica tattica. Esperienze partecipate per ripensare gli spazi urbani&#8221;, un lavoro che indaga su un’ampia varietà di pratiche che rappresentano un terreno di sperimentazione per le future trasformazioni della città, ancora inesplorato e tutto da scoprire.  Immaginate una città dove spazi abbandonati e dimenticati riprendono vita. Una città nella quale fabbriche dismesse e centri commerciali in disuso, negozi sfitti e spazi pubblici si trasformano in luoghi aperti alla cittadinanza. Proprio qui nascono nuove attività culturali, artistiche e musicali, sorgono orti urbani, mercatini e aree per il gioco. Pensate ora a una comunità di cittadini che ogni giorno si prende cura di questi spazi e che, con impegno, ne garantisce il futuro. Potremmo dire che “è troppo bello per essere vero”, ma in molte città d’Italia, d’Europa e del mondo, questa è già realtà. Così le città si stanno reinventando, attraverso una rigenerazione urbana dove gli usi temporanei scommettono sul provvisorio, sull’imprevisto e sull’impermanente, diventando catalizzatori capaci di offrire nuove soluzioni per riprogettare lo spazio urbano. Gli usi temporanei tra partecipazione, informalità e basso costo Il discorso intorno agli usi temporanei parte da un paradosso: gli strumenti convenzionali che disciplinano le trasformazioni urbane sono caratterizzati da una visione di lungo termine ma si trovano a relazionarsi con una città che muta e si trasforma più velocemente della capacità di prevederne le trasformazioni future. Così si stanno sempre più diffondendo progettualità caratterizzate dal basso costo, dalla replicabilità e dall’informalità che molto spesso vedono protagonisti i cittadini attraverso azioni talvolta spontanee e altre collaborative a fianco delle amministrazioni. Do-it-yourself urbanism, Pop-up urbanism, Guerrilla urbanism o Urban hacking sono solo alcuni esempi di quelle “tattiche urbane” in grado di stimolare un cambiamento capace di migliorare la qualità della vita attraverso una co-creazione collettiva degli spazi urbani, non ponendosi in contrasto con la pianificazione tradizionale ma bensì arricchendola. Riuso Temporaneo: da vuoti urbani a catalizzatori della creatività Prendiamo ad esempio città come New York, Londra, Amsterdam o Berlino: a partire dagli anni Settanta la contrazione dell’industrializzazione ha favorito esempi sempre più diffusi di dismissione, lasciando in eredità un consistente quantitativo di vuoti urbani. Ed è proprio in questo contesto che parliamo di riuso temporaneo, il quale, come definito dallo studio di Urban Catalyst (Oswalt, Overmeyer, Misselwitz, 2013), si sviluppa all’interno di un “gap temporale” tra il momento in cui uno spazio termina la sua funzione e quello in cui ha avvio il nuovo utilizzo. Queste sperimentazioni temporanee, grazie al loro potere trasformativo, sono capaci di rivitalizzare gli spazi urbani e contribuire a contrastare fenomeni di degrado, generando nuovi impatti spaziali. Per mettere in luce questa molteplicità di esperienze, nel lavoro di tesi ho realizzato una catalogazione di casi studio rappresentativi provenienti dal contesto europeo, che rappresentano noti esempi pionieristici. Nell’impossibilità di descriverli ora tutti, mi limiterò a elencare i più significativi: è il caso del Campo de Cebada che, nel cuore di Madrid, ha visto i cittadini trasformare un centro polisportivo dismesso in un luogo dove praticare giardinaggio urbano, dove organizzare spettacoli teatrali, cinema estivi e dove sorge un’università popolare, il tutto attraverso un dialogo continuativo con le istituzioni. Un altro esempio è la Cable Factory di Helsinki, ex fabbrica di cavi che da circa trent’anni è diventata un centro improntato alla diffusione della cultura. Al suo interno ospita musei, gallerie d’arte, studi d’artista e grazie al grande successo ottenuto, da progetto temporaneo è divenuto permanente. E ancora, l’orto comunitario dell’Allmende Kontor, considerato Bene comune all’interno del Tempelhofer Feld a Berlino, il più grande parco della città che ha visto negli anni una forte resistenza da parte dei cittadini alla sua privatizzazione. Urbanistica Tattica: ripensiamo insieme lo spazio pubblico! Sono sempre più numerose le iniziative che vedono la collaborazione tra cittadini attivi e Amministrazione attraverso la cura condivisa e la gestione dei beni comuni per la rigenerazione urbana. Mike Lydon e Antony Garcia, fondatori di Street Plans, parlano di “short term action, long term change” (Lydon, Garcia, 2015), ovvero azioni di breve termine che sono capaci di generare un cambiamento nel lungo periodo. Gli interventi di urbanistica tattica, a differenza del riuso temporaneo, si concentrano prevalentemente all’interno dello spazio pubblico, alla scala di quartiere: ne sono protagoniste piazze, strade e intersezioni che, tramite la riappropriazione o la ri-progettazione, vengono trasformate da luoghi dominati dall’asfalto e dal traffico in spazi verdi, di inclusione e innovazione. Tra le esperienze raccolte e analizzate nel lavoro di tesi emerge il “Parking Day”, evento mondiale dove parcheggi a pagamento, grazie ai cittadini, rinascono come parchi pubblici temporanei oppure i “Pavement to Plaza”, che, attraverso la colorazione della pavimentazione ed economici arredi urbani, restituiscono a pedoni e ciclisti uno spazio non più congestionato e trafficato; infine, l’esperienza delle “Guerrilla Gardening” che, con il loro motto “trasformiamo il cemento in fiori”, mettono in atto piccoli atti dimostrativi considerati “attacchi verdi” per salvare angoli delle città dal degrado. Si tratta nella maggior parte dei casi di progetti economici che mirano a coinvolgere e ispirare i cittadini per migliorare la vivibilità e contribuire alla salute, alla felicità e al benessere di tutti e tutte. Nuove professionalità per mettere in atto la rigenerazione In diversi Paesi europei stanno nascendo nuove professionalità come attivatori, tecnici del riuso e nuove agenzie che si occupano di facilitare l’utilizzo e la rivitalizzazione dei beni dismessi sia dal punto di vista architettonico che sociale. Possiamo considerarli veri e propri “pionieri del riuso”, dei quali, nel mio lavoro, ho raccolto variegate esperienze. Ad Amsterdam, ad esempio, la Pubblica Amministrazione si è dotata di uno sportello ad hoc per riattivare spazi in abbandono e creare nuovi incubatori per la creatività; a Brema gli usi temporanei sono previsti nel codice urbanistico ed è nata la Zwischenzeitzentrale, un’apposita agenzia per il riuso; in Italia molti di noi già conoscono Temporiuso o Fondazione Riusiamo l’Italia, dei veri e propri punti di riferimento che favoriscono l’incontro tra gli spazi inutilizzati e le realtà sul territorio; a Riga è stata invece</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La sezione di Ricerche pubblica la tesi magistrale di <strong>Lorena Di Maria</strong> &#8220;Dal riuso temporaneo all&#8217;urbanistica tattica. Esperienze partecipate per ripensare gli spazi urbani&#8221;, un lavoro che indaga su un’ampia varietà di pratiche che rappresentano un terreno di sperimentazione per le future trasformazioni della città, ancora inesplorato e tutto da scoprire. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Immaginate una città dove spazi abbandonati e dimenticati riprendono vita. Una città nella quale fabbriche dismesse e centri commerciali in disuso, negozi sfitti e spazi pubblici si trasformano in <strong>luoghi aperti alla cittadinanza</strong>. Proprio qui nascono nuove attività culturali, artistiche e musicali, sorgono orti urbani, mercatini e aree per il gioco. Pensate ora a una <strong>comunità</strong> di cittadini che ogni giorno si prende cura di questi spazi e che, con impegno, ne garantisce il futuro. Potremmo dire che “è troppo bello per essere vero”, ma in molte città d’Italia, d’Europa e del mondo, questa è già realtà. Così le città si stanno reinventando, attraverso una <strong>rigenerazione urbana</strong> dove gli usi temporanei scommettono sul provvisorio, sull’imprevisto e sull’impermanente, diventando <strong>catalizzatori</strong> capaci di offrire nuove soluzioni per riprogettare lo spazio urbano.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Gli usi temporanei tra partecipazione, informalità e basso costo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il discorso intorno agli usi temporanei parte da un paradosso: gli strumenti convenzionali che disciplinano le trasformazioni urbane sono caratterizzati da una visione di lungo termine ma si trovano a relazionarsi con una città che muta e <strong>si trasforma</strong> più velocemente della capacità di prevederne le trasformazioni future. Così si stanno sempre più diffondendo progettualità caratterizzate <strong>dal basso costo, dalla replicabilità e dall’informalità</strong> che molto spesso vedono protagonisti i cittadini attraverso azioni talvolta spontanee e altre collaborative a fianco delle amministrazioni.<br />
<em>Do-it-yourself urbanism</em>, <em>Pop-up urbanism</em>, <em>Guerrilla urbanism</em> o <em>Urban hacking</em> sono solo alcuni esempi di quelle “tattiche urbane” in grado di stimolare un cambiamento capace di migliorare la qualità della vita attraverso una <strong>co-creazione collettiva </strong>degli spazi urbani, non ponendosi in contrasto con la pianificazione tradizionale ma bensì arricchendola.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Riuso Temporaneo: da vuoti urbani a catalizzatori della creatività</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo ad esempio città come New York, Londra, Amsterdam o Berlino: a partire dagli anni Settanta la contrazione dell’industrializzazione ha favorito esempi sempre più diffusi di dismissione, lasciando in eredità un consistente quantitativo di <strong>vuoti urbani</strong>. Ed è proprio in questo contesto che parliamo di <strong>riuso temporaneo</strong>, il quale, come definito dallo studio di <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.urbancatalyst.de/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Urban Catalyst</a></span> (Oswalt, Overmeyer, Misselwitz, 2013), si sviluppa all’interno di un “<em>gap</em> temporale” tra il momento in cui uno spazio termina la sua funzione e quello in cui ha avvio il nuovo utilizzo. Queste sperimentazioni temporanee, grazie al loro potere trasformativo, sono capaci di rivitalizzare gli spazi urbani e contribuire a contrastare fenomeni di degrado, generando nuovi <strong>impatti spaziali</strong>.<br />
Per mettere in luce questa molteplicità di esperienze, nel lavoro di tesi ho realizzato una <strong>catalogazione di casi studio</strong> rappresentativi provenienti dal contesto europeo, che rappresentano noti esempi pionieristici. Nell’impossibilità di descriverli ora tutti, mi limiterò a elencare i più significativi: è il caso del <strong>Campo de Cebada</strong> che, nel cuore di Madrid, ha visto i cittadini trasformare un centro polisportivo dismesso in un luogo dove praticare giardinaggio urbano, dove organizzare spettacoli teatrali, cinema estivi e dove sorge un’università popolare, il tutto attraverso un <strong>dialogo continuativo</strong> con le istituzioni. Un altro esempio è la <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.kaapelitehdas.fi/en/info" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cable Factory</a></span> di Helsinki, ex fabbrica di cavi che da circa trent’anni è diventata un centro improntato alla diffusione della cultura. Al suo interno ospita musei, gallerie d’arte, studi d’artista e grazie al grande successo ottenuto, da progetto temporaneo è divenuto<strong> permanente</strong>. E ancora, l’<a href="https://www.labsus.org/2019/07/berlino-tempelhof-da-aeroporto-nazista-a-parco-di-comunita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orto comunitario dell’Allmende Kontor</a>, considerato <strong>Bene comune</strong> all’interno del Tempelhofer Feld a Berlino, il più grande parco della città che ha visto negli anni una forte resistenza da parte dei cittadini alla sua privatizzazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Urbanistica Tattica: ripensiamo insieme lo spazio pubblico!</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Sono sempre più numerose le iniziative che vedono la collaborazione tra cittadini attivi e Amministrazione attraverso la cura condivisa e la gestione dei beni comuni per la rigenerazione urbana. Mike Lydon e Antony Garcia, fondatori di <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.street-plans.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Street Plans</a></span>, parlano di “short term action, long term change” (Lydon, Garcia, 2015), ovvero azioni di breve termine che sono capaci di generare un <strong>cambiamento nel lungo periodo</strong>. Gli interventi di urbanistica tattica, a differenza del riuso temporaneo, si concentrano prevalentemente all’interno dello spazio pubblico, alla scala di quartiere: ne sono protagoniste piazze, strade e intersezioni che, tramite la riappropriazione o la ri-progettazione, vengono trasformate da luoghi dominati dall’asfalto e dal traffico in <strong>spazi verdi, di inclusione e innovazione</strong>.<br />
Tra le esperienze raccolte e analizzate nel lavoro di tesi emerge il “<strong>Parking Day</strong>”, evento mondiale dove parcheggi a pagamento, grazie ai cittadini, rinascono come parchi pubblici temporanei oppure i “<strong>Pavement to Plaza</strong>”, che, attraverso la colorazione della pavimentazione ed economici arredi urbani, restituiscono a pedoni e ciclisti uno spazio non più congestionato e trafficato; infine, l’esperienza delle “<span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.guerrillagardening.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Guerrilla Gardening</a></span>” che, con il loro motto “trasformiamo il cemento in fiori”, mettono in atto piccoli atti dimostrativi considerati “attacchi verdi” per salvare angoli delle città dal degrado.<br />
Si tratta nella maggior parte dei casi di progetti economici che mirano a coinvolgere e ispirare i cittadini per <strong>migliorare la vivibilità </strong>e contribuire alla salute, alla felicità e al benessere di tutti e tutte.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Nuove professionalità per mettere in atto la rigenerazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">In diversi Paesi europei stanno nascendo nuove professionalità come attivatori, tecnici del riuso e nuove agenzie che si occupano di facilitare l’utilizzo e la <strong>rivitalizzazione</strong> dei beni dismessi sia dal punto di vista architettonico che sociale. Possiamo considerarli veri e propri “pionieri del riuso”, dei quali, nel mio lavoro, ho raccolto variegate esperienze. Ad Amsterdam, ad esempio, la Pubblica Amministrazione si è dotata di uno sportello <em>ad hoc</em> per <strong>riattivare spazi in abbandono</strong> e creare nuovi incubatori per la creatività; a Brema gli usi temporanei sono previsti nel codice urbanistico ed è nata la <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.zzz-bremen.de/blog/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Zwischenzeitzentrale</a></span>, un’apposita agenzia per il riuso; in Italia molti di noi già conoscono <a href="http://www.temporiuso.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #3366ff;">Temporiuso</span></a> o <a href="https://www.riusiamolitalia.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #3366ff;">Fondazione Riusiamo l’Italia</span></a>, dei veri e propri punti di riferimento che favoriscono l’incontro tra gli spazi inutilizzati e le realtà sul territorio; a Riga è stata invece la <strong>comunità creativa</strong> a coinvolgere la cittadinanza in una campagna dal nome “Occupy Me” per una mappatura collaborativa degli edifici dismessi della città.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L’esperienza sul campo: gli usi temporanei a Londra</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Un’esperienza che mi ha vista personalmente coinvolta è quella di Hackney Wick e Fish Island, quartieri dell’East End di Londra dove ho svolto il tirocinio curricolare presso lo studio <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.publicworksgroup.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Public Works</a></span>, associazione <em>no-profit</em> e studio di progettazione che coinvolge un gruppo di <strong>artisti e architetti </strong>per stimolare nuove opportunità nel quartiere.<br />
Nel panorama sociale e culturale londinese gli usi temporanei sono divenuti una pratica emergente, ottenendo il <strong>riconoscimento dalla politica</strong> e dalle autorità nell’ambito della pianificazione. Artisti, <em>makers</em>, graffitari, <em>squatters</em>, studenti e altre figure professionali hanno avviato <strong>processi rigenerativi</strong> che hanno contribuito alla narrazione di Hackney Wick come “isola creativa”, insieme alla forte trasformazione condizionata dalla rigenerazione urbana avviata in quest’area nell’ambito dei London Olympic Games 2012.<br />
In questo contesto, durante il periodo di <em>stage</em>, ho avuto modo di collaborare al progetto del <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.queenelizabetholympicpark.co.uk/-/media/lldc/mobile-garden-city/august-mobile-garden-activities-2017.ashx?la=en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mobile Garden City</a></span>, uno spazio vacante localizzato a Chobam Manor, in corrispondenza del <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.queenelizabetholympicpark.co.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Queen Elizabeth Olympic Park</a></span>. Questo luogo, temporaneamente riutilizzato, fa parte del più ampio progetto <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://r-urban.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">R-Urban</a></span>, una strategia <em>bottom-up</em> che esplora le possibilità di migliorare la capacità di <strong>resilienza urbana </strong>nel quartiere e che mira a creare un processo collaborativo che stimoli <strong>pratiche costruttive</strong> e sostenibili basate su principi ecologici ed esplorando al contempo le opportunità offerte dagli usi temporanei.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Generare valori sociali attraverso la partecipazione </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Dal lavoro di ricerca e catalogazione, oltre che dall’esperienza sul campo, emerge un’ampia varietà di pratiche che rappresentano un <strong>terreno di sperimentazione</strong> per le future trasformazioni della città, ancora inesplorato e tutto da scoprire. Gli usi temporanei generano un valore non più individuale bensì sociale, attraverso la riscoperta degli <strong>spazi della quotidianità</strong> e un senso di <strong>cittadinanza attiva</strong> legato allo <strong>spazio civico</strong>, inteso come <strong>bene comune</strong>. È forse proprio questa l’occasione in cui <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.labsus.org/2017/09/amministrazione-e-societa-il-nuovo-cittadino/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">creare un dialogo</a></span> dove <strong>amministrazioni e cittadini</strong> possono collaborare e apprendere gli uni dagli altri.</p>
<p><em>Foto di copertina: Campo de Cebada a Madrid </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/11/dal-riuso-temporaneo-all-urbanistica-tattica/">Dal riuso temporaneo all’urbanistica tattica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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