A Mirano (VE) un Patto per riscoprire e valorizzare sette itinerari escursionistici rendendo il cammino alla portata di tutti e tutte.

Percorrere i sentieri storici del comune di Mirano significa attraversare un paesaggio che conserva, quasi intatto, il dialogo tra storia e natura. A ogni passo il paesaggio cambia e insieme si racconta: campi coltivati, parchi, chiese, castelli e ville palladiane. Tutto concorre a disegnare un territorio che possiamo definire dal valore monumentale, dove le tracce della centuriazione romana sono ancora visibili e riportano alla memoria l’importanza storica e strategica che quest’area ha avuto nel tempo. E poi c’è l’acqua: fiumi, argini, rive e canali. Una campagna ibrida dove, a pochi passi dal centro urbano, si aprono paesaggi e scorci di natura. È un patrimonio che il comune di Mirano, insieme alle organizzazioni locali, si impegna da tempo a preservare e che oggi è al centro del patto di collaborazione “Sentieri di pace”, dedicato alla progettazione, realizzazione e promozione di itinerari escursionistici, in particolare lungo gli argini fluviali e nelle aree rurali. Un progetto, a tutto tondo, che parla di stili di vita sani, conoscenza del territorio e turismo responsabile.

Un patto che nasce dalla voglia di “fare fatica”

Il percorso che ha portato alla nascita del Patto affonda le sue radici nel 2017, quando un gruppo di abitanti di Mirano ha iniziato a ritrovarsi ogni domenica mattina per indossare scarpe, zaino e mettersi in cammino. «Arrivavamo a percorrere anche 20 o 30 chilometri al giorno, alla scoperta dei tanti sentieri che attraversano il nostro Comune. Scegliere il cammino lento, invece dell’auto, permette di conoscere davvero il luogo in cui si vive», racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione Cai di Mirano ed esperto conoscitore del territorio.
Tra i camminatori c’è anche Alberto Gregio, cittadino attivo e primo ideatore del progetto, che fin da subito ha maturato l’idea di rendere fruibili alcuni itinerari che praticava da anni con gli amici del gruppo informale Belvedere Lab: «Il desiderio era di diffondere tra i cittadini la conoscenza e l’affezione per i paesaggi campestri e fluviali, stimolando così quella sensibilità dell’opinione pubblica per i temi ambientali che è il presupposto per ogni azione di tutela e valorizzazione».
Ma il gruppo di escursionisti si è presto scontrato con il tema della proprietà privata: «Percorrere argini e sentieri non pubblici stava diventando problematico», spiega Marchiori. «Nel frattempo, nel 2022, l’amministrazione comunale ha orientato le proprie strategie verso la realizzazione di un anello verde all’interno del Comune di Mirano. A quel punto abbiamo pensato di attivarci e abbiamo coinvolto direttamente il sindaco, portandolo con noi a percorrere 42 chilometri di cammino».
È stato poi il periodo pandemico a rafforzare questa abitudine e, insieme, la volontà di offrire anche alla cittadinanza la possibilità di riscoprire il territorio. «Uno degli elementi essenziali da cui siamo partiti era la voglia di fare fatica, insieme a una forte sensibilità ambientale. Abbiamo così iniziato a ragionare sui Patti di collaborazione, proponendo all’Amministrazione comunale di avviare un percorso condiviso».

I firmatari del Patto

È così che il Comune, accogliendo questa proposta, l’ha trasformata in uno strumento concreto di collaborazione. Come racconta Elena Spolaore, assessora alle Politiche partecipative, che sin dall’inizio ha creduto nel Patto, «si tratta di persone e associazioni che nel tempo hanno percorso in lungo e in largo il territorio. Il Comune ha voluto costruire il Patto insieme a loro e per questo abbiamo coinvolto, accanto al primo soggetto promotore, altre organizzazioni accomunate dalla stessa attenzione per l’ambiente».
Oggi il patto vede tra i firmatari il comune di Mirano insieme a realtà territoriali quali il Club alpino italiano sezione Mirano A. Azzolini Aps (in qualità di capofila), Kardines Asd, Echidna associazione culturale Odv, Fiab Mirano e l’Associazione Punto d’incontro.
«Il Patto di collaborazione è uno strumento di fondamentale valore per organizzare la relazione tra associazioni e Amministrazione pubblica. Aiuta a chiarire gli obiettivi del progetto sui beni comuni, le modalità, i ruoli e le responsabilità, dando maggiore efficacia e concretezza. Previene anche le criticità, orientando le parti alla leale collaborazione con il solo fine del conseguimento del risultato, nell’interesse di tutti. Si lavora meglio, perché il Patto valorizza il ruolo di ciascuno», spiega Alberto Gregio.

Argini del fiume Lusore a Mirano (Fonte: Stefano Marchiori, CAI Mirano)

Un Patto, più voci: la co-progettazione degli itinerari

La fase di co-progettazione si è concretizzata in un’iniziale attività di mappatura dei percorsi che, nei 42 chilometri quadrati del Comune di Mirano, ha evidenziato la presenza di 24 sentieri. Di questi, grazie al lavoro congiunto tra Amministrazione comunale e associazioni, sette sono stati individuati come focus del Patto di collaborazione nei due anni di progetto. «Si partirà da due percorsi pilota, per poi intervenire progressivamente anche sugli altri itinerari individuati», racconta Elena Spolaore.
Con la firma del Patto, nell’ottobre 2025, ha preso avvio un lavoro di mappatura dei sentieri già esistenti, finalizzato a renderli più riconoscibili, accessibili e conosciuti. L’obiettivo è definire itinerari condivisi e ben mappati, capaci di mettere in relazione il centro urbano con le aree di maggior pregio paesaggistico attraverso interventi misurati e rispettosi del contesto territoriale. Allo stesso tempo, il progetto intende rendere i percorsi fruibili da pubblici diversi, graduandoli per lunghezza, difficoltà e caratteristiche, e promuovere una maggiore attenzione verso itinerari meno noti e frequentati, ma non per questo meno meritevoli di essere scoperti.
In questa fase il lavoro si sta concentrando sull’individuazione dei punti in cui installare la segnaletica e sull’organizzazione di attività di sensibilizzazione. «In un primo momento — racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione CAI di Mirano — i percorsi saranno online tramite un link Google Maps, che permetterà di ottenere le prime informazioni. In un secondo momento ci dedicheremo a dotare i cammini di supporti per la consultazione digitale, come app o Qr code, che potranno fornire informazioni sui luoghi».
Per portare avanti le attività, i pattisti si incontrano una volta alla settimana e raccontano di una collaborazione molto positiva: quando emerge un problema, lo si affronta insieme.
Come racconta Renzo Niero, presidente dell’associazione culturale Echidna, all’interno di questo ecosistema, un aspetto importante è valorizzare la biodiversità culturale delle realtà coinvolte: «Oltre alle associazioni, c’è anche la presenza del gruppo informale Belvedere Lab. lo abbiamo attivato come associazione Echidna ed è composto da circa 50 partecipanti, anche se non formalmente incluso nel Patto. La sfida nella collaborazione sta nel far coesistere competenze diverse e, allo stesso tempo, nel differenziarle, in modo che ciascuno possa occuparsi di ciò che sa fare meglio, evitando sovrapposizioni e logiche di copia-incolla».

Un percorso condiviso anche con attori privati verso sentieri praticabili

Tra le questioni più delicate emerge il tema delle responsabilità e delle coperture assicurative, poiché gran parte dei tracciati passa in corrispondenza di proprietà private. Come illustra Raffaele Trinca, vice presidente FIAB Miranese e Riviera del Brenta, la criticità principale riguarda la ricerca di percorsi capaci di coniugare la valorizzazione del paesaggio con la fruibilità e i problemi di transito nelle aree private: «Si tratta di vincere la diffidenza di alcuni proprietari che non vedono la bontà dell’iniziativa, ma vedono solo il pericolo o un uso improprio dei loro possedimenti».
Per affrontare questo nodo, «il Comune prevede di coinvolgere i proprietari in un confronto con l’obiettivo di trovare un accordo, ma anche di definire una modalità affinché possano diventare parte attiva del Patto», aggiunge Elena Spolaore, sottolineando l’importanza di garantire un maggiore presidio del territorio orientato al bene comune. «Noi abbiamo fatto tutto il possibile per arrivare alla definizione pratica del progetto — aggiunge Stefano Marchiori — adesso l’Amministrazione comunale, con i suoi vincoli e i suoi rigori, si occuperà di completare la cornice. Poter arrivare a rendere i sentieri praticabili è una questione temporale legata alla gestione pubblica».

I partecipanti alla camminata dell’aprile 2025 (Fonte: Stefano Marchiori, CAI Mirano)

Beni comuni materiali e immateriali da preservare

Comune di Mirano e organizzazioni del territorio credono fortemente nell’importanza della cura dei beni comuni. Per Stefano Marchiori, il bene comune generato dal Patto è innanzitutto la terra: «La terra sulla quale camminiamo, di cui siamo molto gelosi, ma anche l’ambiente. Intorno a noi vediamo i campi sempre meno coltivati, così come sempre meno giovani coinvolti nelle attività legate all’ambiente». Il bene comune, però, non si esaurisce nella sua dimensione materiale. Elena Spolaore richiama infatti un altro elemento fondamentale per comprendere l’essenza del Patto: «Il bene comune, per me, è anche immateriale, come il racconto della storia del nostro territorio».
Una convinzione che si lega al significato stesso di Sentieri di pace: percorsi che richiamano non solo il rapporto con il paesaggio, ma anche una dimensione più ampia di pace interiore ed esteriore, intesa come valore da costruire nella relazione con gli altri e con i luoghi.

Dal Regolamento ai Patti di collaborazione: la sfida del comune di Mirano

L’amministrazione del comune di Mirano si impegna da anni per promuovere l’amministrazione condivisa dei beni comuni come strumento concreto di cura del territorio. Dal 2022 al 2024 ha lavorato alla costruzione del quadro di riferimento necessario per rendere operativi i Patti di collaborazione, aggiornando il Regolamento dell’Amministrazione condivisa, con il supporto di professionisti e attraverso un confronto con esperienze esterne, dall’amministrazione di Bologna, a cittadini attivi del comune di Padova, al coinvolgimento di Labsus. Un confronto avviato sia tra uffici comunali che con le associazioni, con il duplice fine di strutturare un servizio comunale di Cittadinanza Attiva, con il compito di seguire l’intero iter di stipula e realizzazione dei Patti, e di rafforzare la conoscenza dello strumento in avvio di Patti di collaborazione nelle associazioni.
«Come Comune partiamo dalla consapevolezza di essere una città con una forte vocazione al volontariato e con tante persone pronte a mettersi in gioco a partire dalle proprie capacità», spiega Elena Spolaore. «Raccontare che i Patti di collaborazione si possono fare — dalla valorizzazione dei sentieri all’attività con le persone migranti, fino alla cura di un parco, come dimostrano i patti avviati a Mirano significa anche mostrare a chi ci guarda che le cose si possono fare. Per questo il lavoro che abbiamo svolto in questi anni è stato anzitutto lavorare sul substrato».
L’assessora rivolge anche un suggerimento, utile ad altri Comuni potenzialmente interessati ad avviare percorsi simili: «Il consiglio che mi capita di dare è di non concentrarsi subito solo sul regolamento, ma di capire prima se ci sono associazioni e persone che su questi Patti possono lavorare. Noi lo abbiamo sperimentato in prima persona: già con le convenzioni si può iniziare a costruire qualcosa, così che quando il regolamento viene approvato in consiglio comunale esiste già un percorso avviato e si possono individuare le associazioni pronte a proporre un Patto».
Perché l’Amministrazione condivisa dei beni comuni funzioni davvero, non basta dotarsi di uno strumento: è necessario anche un lavoro interno agli uffici, perché i Patti possano radicarsi davvero nelle pratiche dell’ente e durare nel tempo: «A me interessa dare al Comune lo strumento, ma soprattutto lavorare sulla struttura degli uffici, perché quel Patto e lo strumento normativo siano riconosciuti davvero e, prima di tutto, sia riconosciuto il valore e l’apporto dei cittadini e delle associazioni che si prendono cura del Bene comune. Se questo lavoro non viene attivato sin dall’inizio, il rischio è che, finito il mandato, finisca tutto».

Far durare i Patti nel tempo

Tra le sfide che riguardano le associazioni coinvolte, emerge poi il tema della continuità: creare le condizioni affinché i Patti di collaborazione possano durare nel tempo e continuare a coinvolgere persone attive. Ne è convinto Roberto Artuso, membro del gruppo informale Belvedere Lab e presidente di Punto d’Incontro Mirano. «Sono stato assessore qui a Mirano per 10 anni e conosco i problemi che vanno a pesare sui gruppi di cittadini attivi. Fortunatamente a Mirano c’è stato un riconoscimento sostanziale dei Patti di collaborazione». Se prima il rapporto con le associazioni era più “standard”, con i Patti è diventato un percorso riconosciuto e seguito seriamente dall’Amministrazione. Guardando al futuro, aggiunge, «sarà importante lavorare sulla continuità, oltre che allargare le partecipazioni e coinvolgere sempre più i giovani».
Un altro tema centrale, racconta Carla Bolgan, presidente di Kardines — associazione di nordic walking — «è conciliare i tempi tecnici dell’Amministrazione, che sono diversi da quelli delle organizzazioni, più rapide nel portare avanti le attività, e questo rende meno immediato l’accesso alle informazioni necessarie di cui abbiamo bisogno, con un rischio che i tempi di attuazione del progetto si prolunghino. In questo contesto, riconosciamo però la disponibilità dell’Amministrazione di Mirano nel collaborare nel migliore dei modi per portare avanti il Patto».

Vista dell’ex cava dismessa lungo l’anello verde a Mirano (Fonte: Stefano Marchiori, Cai Mirano)

Al passo coi tempi della natura

«Come FIAB Miranese e Riviera del Brenta — spiega Raffaele Trinca — portiamo la nostra esperienza di cicloturismo e di scoperta del territorio, perché per noi la salvaguardia del territorio passa necessariamente dalla sua conoscenza». Nella stessa direzione va anche la convinzione di Carla Bolgan, che nel medio-lungo periodo si augura che questo Patto possa avere un impatto positivo sulla comunità e sul territorio, portando sui sentieri sempre più persone. «Credo nell’importanza del camminare e mi auguro che, grazie al nostro Patto, le persone potranno imparare a percorrere il territorio in tutte le stagioni, anche dopo la pioggia o nei periodi più freddi, in sintonia con i tempi della natura. È questo l’augurio con cui porto avanti il progetto insieme ai miei colleghi e colleghe».

Un sistema sovracomunale di sentieri

I Sentieri di pace nascono oggi entro un perimetro preciso: quello del territorio comunale. Ma lo sguardo di Comune e associazioni è già rivolto oltre, con l’idea di fare di questo Patto di collaborazione un prototipo capace, in futuro, di estendersi agli altri Comuni del mandamento miranese e moltiplicare questo tipo di esperienza.
«L’importante è che funzioni a Mirano, perché se funziona qui si può esportare anche in altri Comuni», racconta Stefano Marchiori. «Siamo già in contatto con diverse associazioni dei cammini del Veneto e ci piacerebbe fare in modo che i nostri sentieri si interconnettano con altri percorsi. Inoltre, tra gli sviluppi futuri del progetto c’è anche la volontà di individuare, nel tempo, percorsi fruibili anche in bicicletta», aggiunge Elena Spolaore.
Come già citato, la sfida più delicata riguarda soprattutto i tratti che insistono su proprietà private. Se un’associazione mappa in autonomia un percorso e lo pubblica online, l’eventuale opposizione di un privato può infatti bloccare tutto. È qui che diventa decisivo il ruolo dell’Amministrazione pubblica: dare ufficialità al tracciato, costruire le condizioni per la sua divulgazione e rendere praticabile il progetto.
In questa prospettiva si inserisce anche il coinvolgimento delle associazioni di categoria del mondo agricolo. «L’obiettivo, nel tempo, è far dialogare la mappa dei sentieri con quella delle aziende agricole presenti sul territorio, così da integrare queste realtà nel progetto. Per questo abbiamo già avviato un dialogo con Cia, Coldiretti e Confagricoltura», spiega Elena Spolaore. Un Patto che guarda oltre i confini comunali, per promuovere una forma di turismo enogastronomico legata al territorio, capace di generare valore anche in una logica di economia sostenibile.