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ActionAid e Labsus insieme contro lo sfruttamento delle donne braccianti: l’incontro a L’Aquila

- 16 luglio 2017

Maria Carmela Macrì, ricercatrice del Consiglio nazionale per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA-PB) e Maria Ludovica Tranquilli-Leali, Presidente del Coordinamento italiano della Lobby europea delle donne (EWL), hanno aperto il tema del contrasto al caporalato alla lettura multidimensionale del fenomeno della disuguaglianza di genere. Dalla Conferenza di Pechino in poi, i forum paralleli alle conferenze mondiali sulle donne, restituiscono la dimensione delle disparità di genere quale elemento trasversale generato da differenti livelli di implementazione del patriarcato, colpendo in egual misura il nord e il sud del mondo. Le diverse esplicitazioni di queste violazioni di diritto a danno delle donne richiamano la responsabilità degli Stati nel promuovere politiche che mettano fine a tutte le discriminazioni di genere. In questo quadro, l’azione di lobby sulle istituzioni resta fondamentale, e perché sia efficace, è necessario che sia accompagnata da un lavoro capace di collegare la dimensione locale della vertenza alla dimensione nazionale ed europea della soluzione politica.

Un patto di collaborazione per e con le donne braccianti

Nel mezzo di questo processo, che ambisce a riconnettere la denuncia al cambiamento delle politiche, le buone pratiche che si esprimono a livello locale trovano il loro spazio elettivo. Qui la proposta e l’alternativa segnano la strada. Il ruolo della comunità nel ridurre le disuguaglianze di genere e promuovere l’inclusione sociale dei suoi membri è il grimaldello su cui costruire il cambiamento. Un processo culturale lungo e complesso che ActionAid, insieme a Labsus, sta sperimentando nel sud-est barese con il progetto Cambia Terra, supportando l’iniziativa collettiva delle donne, cittadine prima che braccianti. Con il percorso per la stesura del patto di collaborazione “La buona terra: legami di prossimità” , braccianti, associazioni locali, e cittadini del Comune di Adelfia stanno lavorando alla creazione di una rete sociale di protezione per e con le donne braccianti, mediante la sperimentazione di azioni di welfare di comunità e cura dei beni comuni. Un patto fiduciario che ambisce a trasformare il lavoro di cura delle donne: da una dimensione privata a un’azione collettiva di corresponsabilità. Proposto all’amministrazione comunale di Adelfia dal gruppo di 15 donne dell’AgriLab (circolo Reflection-Action) con il supporto di ActionAid, produce una sperimentazione sul welfare locale, con la creazione di un servizio di cura per minori aggiuntivo rispetto all’offerta attuale dell’Assessorato alle politiche sociali. Infine, elemento di ulteriore innovazione è la formula co-gestita: 5 associazioni realizzeranno laboratori all’interno del campo, per poi proseguire (da settembre al 30 novembre 2017) con la creazione e la cura di un giardino condiviso su un terreno urbano pubblico in stato di abbandono.

La partecipazione che costruisce l’alternativa

E’ un primo passo, nella consapevolezza che le disuguaglianze di genere non conoscono funzione e inquadramento professionale, e riguardano anche le imprenditrici: “Le donne si trovano a far fronte a più complicazioni degli uomini in generale, non solo nelle aree rurali, non solo se sono braccianti”, come ha esordito Maria Carmela Macrì presentando “Singolare, femminile, rurale“, il lavoro di ricerca sul mondo imprenditoriale femminile in contesti rurali. Le donne in agricoltura rivestono un ruolo sotto-dimensionato, cucito ad arte da un pregiudizio culturale che le elimina dal mercato imprenditoriale ed esasperato dall’eccessivo carico di cura che ricade su di loro. Come si legge nel rapporto, la disparità di genere nel settore agricolo non fa eccezione. Secondo quanto emerso dal 6° Censimento dell’agricoltura, le aziende condotte da donne sono circa il 31% del totale di quelle censite; eppure la tenuta delle aziende al femminile sembra essere superiore anche in presenza di una generale riduzione del numero delle imprese agricole italiane. La partecipazione capace di costruire l’alternativa ed esprimerla nel cambiamento, parte da comunità locali forti e coese. Il ruolo delle nostre organizzazioni resta ancora oggi quello di creare ponti tra comunità, perché dalla dimensione locale possa partire un ripensamento delle politiche globali che tenga al centro la dignità umana.

Grazia Moschetti è Referente territoriale per Bari di ActionAid International Italia onlus

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