Insegnare a rispettare ed amare la Costituzione, attraverso la cittadinanza attiva
Il punto di Labsus

L’educazione civica attraverso la manutenzione civica

Cittadini attivi, per far vivere la Costituzione

Il 13 maggio si è riunita la Commissione del Ministero dell’istruzione incaricata di “promuovere e monitorare l’attività di sperimentazione nazionale riguardante l’insegnamento di ‘Cittadinanza e Costituzione’". Seguirà la realizzazione di progetti pilota proposti dalle scuole stesse e la formazione degli insegnanti. Labsus, il cui presidente fa parte della Commissione, ha una proposta per rendere questa nuova materia utile, concreta, persino divertente.

Fu Aldo Moro nel 1958 ad introdurre nei programmi scolastici l’educazione civica, secondo un’impostazione che negli anni è stata man mano arricchita per seguire i cambiamenti istituzionali e sociali. E quindi conoscenza di base della Costituzione, rudimenti della legislazione riguardante il lavoro, struttura della scuola, educazione stradale e alla sicurezza in genere, educazione ambientale, Unione Europea, organizzazioni internazionali, famiglia, enti locali, con l’aggiunta negli ultimi anni dell’educazione all’integrazione ed alla interculturalità.
Ma in realtà l’educazione civica è stata spesso considerata una materia “residuale”, schiacciata dalle altre materie, i cui orari non erano mai sufficienti per completare i programmi ministeriali ed al cui interno quindi non c’era spazio anche per altri insegnamenti.
E comunque, come molti sanno per esperienza diretta, anche quando l’educazione civica veniva insegnata essa si risolveva spesso nell’arida elencazione di istituzioni, norme e prescrizioni varie. Una noia mortale, capace di uccidere nella culla qualsiasi afflato civico vi fosse nei poveri studenti.

“Cittadinanza e Costituzione”

Questi rischi ci sono tutti anche oggi, nonostante che la legge n. 169/28 abbia istituito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” come disciplina autonoma.
Innanzitutto, il rischio di marginalizzazione della materia, in quanto l’ora a settimana per il suo insegnamento dovrà essere ricavata all’interno dell’orario dell’area storico-geografica e storico-sociale, sottraendo tempo a materie ben più consolidate e “blasonate”.
Aver riservato alla nuova materia un voto specifico potrà servire a darle maggiore visibilità, ma rimane comunque il problema dei contenuti e, ancora più a monte, il problema della formazione per l’insegnamento di una materia molto più complessa di quanto non appaia a prima vista.
Oltretutto, sia per quanto riguarda i contenuti dell’insegnamento sia per quanto riguarda la formazione degli insegnanti, vi è la difficoltà rappresentata dalla carenza di testi adeguati alla rilevanza della nuova materia.

Due assi portanti

La denominazione stessa di questo nuovo insegnamento indica quali dovrebbero essere gli assi portanti per il suo insegnamento.
Il primo è la Costituzione, intesa come testo base sul quale formare giovani consapevoli dei propri diritti e doveri di cittadinanza.
Come spiega Luciano Corradini: “La parola Costituzione non è stata scelta a caso, ma per dare il senso della curvatura nazionale e per valorizzare proprio quel monumento che è la Costituzione, che spesso viene fatta oggetto di grandi omaggi ma, nei fatti, resta ancora poco conosciuta e poco vissuta. Il nostro compito è quello di realizzare linee guida che possano mostrarne la perenne qualità e attualità, nell’ambito dei tredici anni del percorso scolastico”.

Riscoprire la Costituzione

La nuova educazione civica si identifica dunque con la ri-scoperta della Costituzione nelle scuole, insieme con gli studenti e nella maniera meno noiosa possibile, perché come dice ancora Corradini “La Costituzione è il giacimento, in gran parte inutilizzato, dei principi e dei valori su cui si regge una cittadinanza che sia proponibile alle nuove generazioni, dal piano locale a quello mondiale”.
Si tratterà non soltanto di insegnare la Costituzione, ma soprattutto di farla rispettare e se possibile amare, perché i suoi principi sono la trama che ha retto e tuttora regge la nostra non sempre facile convivenza come membri di una stessa nazione.
Tutto ciò è difficile, ma ancora più difficile sarà insegnare ai giovani ad essere cittadini, nel senso più pieno e nobile del termine. Perché in effetti è questo che intende il ministro dell’Istruzione quando afferma che la scuola “deve aiutare i ragazzi a essere cittadini consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri”.

Individuo e comunità

E qui interviene la seconda colonna su cui si fonda questo nuovo insegnamento, ovvero il concetto di cittadinanza.
Quando parliamo di cittadinanza, ci dice Pietro Costa in suo fondamentale saggio sul tema, ci riferiamo al “rapporto politico fondamentale, quello fra l’individuo e l’ordine politico-giuridico nel quale egli si inserisce”, nonché alle articolazioni di tale rapporto: “le aspettative e le pretese, i diritti ed i doveri, le modalità di appartenenza e i criteri di differenziazione, le strategie di inclusione e di esclusione”.
Quando parliamo di “cittadinanza” parliamo dunque in realtà del modo con cui una determinata società ha impostato e risolto il problema fondamentale del rapporto fra l’individuo e l’ordine politico-giuridico. Detto in termini più semplici, parliamo del rapporto fra un individuo ed una comunità.

Imparare come si sta in una comunità

Dunque una parte della nuova materia è dedicata alla conoscenza della Costituzione, che fissa i valori e le regole di quella particolare comunità che chiamiamo Italia. L’altra parte è invece dedicata alla cittadinanza, ovvero al rapporto degli individui con questa comunità, all’interno di quel sistema di valori e di regole che tutti dovrebbero conoscere e condividere.
Naturalmente si può “stare” in una comunità in tanti modi diversi, che si imparano vivendo in quella comunità. Ma se è vero che si impara ad essere cittadini vivendo insieme con gli altri in una comunità, quella piccola del proprio comune così come quella grande della nazione, allora questa parte della nuova materia non può essere insegnata a scuola nello stesso modo con cui può essere insegnata la Costituzione.
Perché ad essere cittadini si insegna con l’esempio e con l’azione.

Una nuova libertà, solidale e responsabile

L’esempio dovremmo darlo noi adulti. E ogni tanto dovremmo riflettere sull’esempio che stiamo dando ai nostri giovani.
Ma l’azione può essere anche dei giovani stessi, in quanto c’è un modo di essere cittadini che presuppone proprio un’iniziativa autonoma di singoli o gruppi. Si tratta di essere cittadini attivi, persone cioè che autonomamente si prendono cura dei beni comuni, quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti.
E’ un modo nuovo di essere cittadini, una nuova libertà, solidale e responsabile, fondata sul principio di sussidiarietà orizzontale, introdotto nella nostra Costituzione nel 21 grazie al nuovo art. 118, ultimo comma.

Insegnare ad essere cittadini attivi

Concretamente, per insegnare ai giovani ad essere cittadini attivi bisogna innanzitutto spiegare cos’è la sussidiarietà e come si applica, poi bisogna usare l’ora settimanale del nuovo insegnamento come una sorta di catalizzatore di iniziative da svolgere fuori dalla scuola, nel quartiere o nel paese.
Nel territorio in cui è inserita la scuola vi sono dei beni comuni, materiali ed immateriali, che necessitano di cura e manutenzione ma per i quali non vi sono o sono troppo scarse le risorse pubbliche disponibili.
L’edificio scolastico stesso, gli spazi di verde pubblico, l’arredo urbano, sono esempi di beni comuni materiali di cui gli studenti possono prendersi cura, “adottando” un giardino pubblico, un’aula, una piazza, etc. Lo stesso vale per beni comuni immateriali come la legalità, l’integrazione, la fiducia nei rapporti sociali, il riconoscimento del talento e altri simili a questi.

Far vivere la Costituzione

Se gli studenti si mobilitano come cittadini attivi è probabile che intorno a loro si formerà una rete di altri cittadini attivi, composta da insegnanti, genitori, associazioni, auspicabilmente con il sostegno degli enti locali. Questo, sulla base delle esperienze già realizzate in varie parti d’Italia, in genere ha un duplice effetto.
Da un lato migliora la qualità dei beni comuni e di conseguenza anche la qualità della vita delle persone che di quei beni si sono presi cura.
Dall’altro (e questo nell’ottica del nuovo insegnamento è ancora più importante) gli studenti imparano ad esercitare i diritti fondamentali connessi con la cittadinanza: libertà di opinione, di riunione, di associazione e così via. Essi in altri termini fanno “vivere” la Costituzione, applicandone norme e principi alla vita di tutti i giorni.
La Costituzione di cui gli insegnanti avranno loro parlato a scuola durante l’ora del nuovo insegnamento uscirà così dal limbo dei concetti astratti, diventando per questi studenti-cittadini attivi qualcosa di molto concreto, che li riguarda direttamente e che ha effetti visibili sulla loro vita. Una Costituzione di uso quotidiano, familiare, di cui non si potrà più fare a meno.



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