Riappropriarsi dell ' acqua dal basso
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Il filo d’acqua

La mostra è in esposizione in Via Assisi 31, Roma

Pittura, fotografia, scultura e poesia. Questi gli elementi della mostra “il filo d’acqua”, in corso a Roma presso la fonderia delle arti, in cui 54 artisti hanno espresso la loro creatività sui molteplici aspetti di un bene comune per eccellenza: l’acqua.

La mostra, che sarà ospitata a Roma presso la fonderia delle arti fino al 7 ottobre, è stata promossa da NWart, gruppo interno dell’associazione Neworld, che promuove un movimento d’arte attento ai temi del sociale e dell’ecologia.

Comunicare attraverso l’arte

Gli artisti, in questo caso, hanno scelto di partecipare alla campagna di sensibilizzazione dell’acqua come bene comune, divenuta più che mai di fondamentale importanza visto le spinte verso la privatizzazione introdotte nel nostro Paese dal decreto Ronchi. Per farlo hanno scelto la via che conoscono meglio, quella delle arti attraverso cui è possibile analizzare le mille sfaccettature del tema: le sue implicazioni storiche, sociali, economiche, biologiche, poetiche. Il filo d’acqua si propone proprio questo, risvegliare la coscienza sociale attorno al concetto di acqua come bene comune, utilizzando un linguaggio multiforme e diverse tecniche di arti visive. L’obbiettivo è quello di focalizzare l’attenzione sull’importanza che l’acqua riveste nelle nostre vite, un aspetto che troppo spesso diamo per scontato perdendone così il suo intrinseco significato.

Il perchè della mostra: il decreto Ronchi

È su questo che hanno giocato probabilmente tutti coloro che a livello mondiale hanno sostenuto, per propri interessi, un concetto diverso di acqua, un bene commerciabile alla pari di qualsiasi altro prodotto. Il decreto Ronchi, approvato dal parlamento italiano nel 29, fissa nel 31 dicembre 211 la data in cui la gestione del servizio idrico passerà nelle mani di privati o di società partecipate. Il principio è molto semplice: poiché il servizio di gestione dell’acqua non funziona è meglio affidarlo ai privati, anche perché la concorrenza dovrebbe favorire un ribasso dei prezzi e al contempo un miglioramento delle infrastrutture. Al di là delle considerazioni sulla fondatezza del ragionamento, siamo di fronte per l’ennesima volta ad una mancanza da parte delle istituzioni, lo stato praticamente alza bandiera bianca. Se la rete idrica italiana è così malridotta, si calcola che le perdite dei nostri acquedotti siano intorno al 47 per cento, non è pensabile rimandare la soluzione di un problema storico per il nostro Paese ad un privato. Non a caso alla riforma si sono opposti una molteplicità di associazioni e comitati di cittadini ed enti locali che riunitisi nel Forum italiano dei movimenti per l’acqua hanno chiesto di sottoporre il decreto Ronchi a referendum abrogativo. La mostra si colloca, quindi, proprio in questo contesto, tant’è che è stata concepita per essere itinerante e sensibilizzare i cittadini di tutta Italia su questo tema.

Insomma, la battaglia per la riappropriazione dal basso dell’acqua come bene comune non si ferma, anzi è continuamente rilanciata da questo tipo di iniziative. Tra l’altro può contare su solide basi, come l’affermazione in sede Onu del diritto all’acqua come diritto umano e di una coscienza mondiale che sta diventando sempre più forte su questo argomento. È possibile che il legislatore non ne tenga conto?



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