Uno sviluppo basato sull'economia della conoscenza che, gestito sul modello dei beni comuni, non esclude la gestione del bene da parte della cittadinanza
Beni e attività culturali

Cantieri della cultura: un bene comune

Ai cantieri della Zisa si combatte il degrado diffondendo cultura

Nel capoluogo siciliano, presso le ex officine Ducrot , si è conclusa ieri un'iniziativa dedicata al ruolo fondamentale della cultura. La città si è riappropriata per tre giorni (6/7/8 gennaio) di uno spazio abbandonato al degrado da anni, facendolo rivivere attraverso numerosi dibattiti, forum, performance, incontri ed assemblee, organizzate dal comitato I cantieri che vogliamo.

In questi giorni, a Palermo, si è respirata aria di rinascita. Presso l’area dei cantieri culturali della Zisa, che durante gli anni novanta hanno rappresentato un centro di attrazione culturale a livello nazionale, successivamente abbandonati in balia del degrado, il comitato “I cantieri che vogliamo” ha organizzato, dal sei all’otto gennaio, un fitto programma di incontri, dibattiti e performance di vario genere, per lanciare l’idea di una progettazione partecipata della gestione del bene pubblico, in tal caso abbandonato.

L’obiettivo è quello di sviluppare una maggiore sensibilità rispetto al tema della riappropriazione degli spazi pubblici, di modo che questi entrino sempre più al centro del dibattito nazionale. La proposta è di partire da una rete che unisca, dia forza e colleghi le numerose realtà sparse per la Sicilia, che lavorano per rendere gli spazi pubblici un bene comune effettivo. Lo stesso comitato organizzativo, ha calcolato secondo un primo censimento, che nella sola Palermo, tra i vecchi teatri, gli ex conventi, i padiglioni della stazione di Sampolo o i vecchi depositi di locomotive, sono duecentomila i metri quadri di spazi pubblici negati alla città , in cui è possibile generare cultura.

La storia racconta

Il passato ha insegnato ai cittadini palermitani che la cultura è un motore sociale fondamentale, generatore continuo di occasioni di sviluppo economico e sociale per tutta la comunità . I cittadini palermitani non lo hanno dimenticato. Le settanta associazioni che hanno organizzato questa tre giorni, gli artisti che vi hanno contribuito e molti dei liberi cittadini che vi hanno partecipato, ricordano bene gli anni trascorsi dal 199 ad oggi e riconoscono che la storia di questi cantieri ci racconta la più grande contraddizione comune alle realtà simili a quella siciliana, dove le risorse culturali sono potenzialmente numerose e variegate ma, purtroppo, trovano pochi sbocchi o addirittura ostacoli nella realtà burocratica e istituzionale.

Il problema infatti, in questo caso, risiede proprio nella scarsa attenzione dimostrata dalle istituzioni nei confronti della legittima richiesta dei cittadini di prendere parte alla gestione del bene comune che rappresentano i cantieri culturali della Zisa, progettando insieme il futuro del sito. Ed è proprio per questo che la tre giorni si è aperta con un’assemblea pubblica e una raccolta firme, in risposta (provocatoria) all’invito «a manifestare interesse per la valutazione di progetti di idee per la gestione e la ristrutturazione dei Padiglioni dei Cantieri Culturali alla Zisa », pubblicato dall’amministrazione comunale lo scorso novembre e rivolto esclusivamente a categorie di imprenditori, con l’esclusione delle associazioni no profit.

Nuove consapevolezze

La consapevolezza che sembra aver raggiunto tutti i partecipanti alla manifestazione, è che solo attraverso una gestione partecipata ed un maggiore coinvolgimento dei cittadini possiamo parlare realmente di spazi pubblici e di beni comuni, intesi come beni dei quali tutti si devono occupare.
Così, in quello che avrebbe potuto essere lo spazio culturale più grande d’Europa e che tutti si augurano possa rinascere dalle proprie macerie, si è concluso l’incontro “Cultura bene comune“, con la certezza che l’arte, la cultura e il dialogo, costituiscono uno sviluppo basato sull’economia della conoscenza che, gestito sul modello dei beni comuni, supera la dialettica tra pubblico e privato e non esclude la gestione diretta del bene da parte della cittadinanza, che diventa anzi caratteristica essenziale per un più ampio miglioramento della vita in comunità .



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