"La città condivisa permette ai residenti di condividere in modo sicuro ed efficiente beni e competenze per creare comunità più forti, sane e connesse"
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Sharexpo, linee guida per la sharing economy e i servizi collaborativi a Milano

Verso una città condivisa in vista di Expo 2015

Si chiama Sharexpo il documento contenente le linee guida per favorire pratiche di sharing economy e servizi collaborativi durante Expo Milano 2015. Il progetto, promosso da Collaboriamo, Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), ModaCult-Università Cattolica di Milano e Secolo Urbano, ha visto la partecipazione di un comitato di esperti e studiosi tra cui il presidente e il direttore di Labsus Gregorio Arena e Christian Iaione.

Sharexpo nasce con l’obiettivo di fare della città metropolitana di Milano il cuore della sperimentazione di servizi collaborativi in vista di Expo Milano 2015. Durante l’Esposizione universale si stima che crescerà la domanda di servizi sul territorio, per tali ragioni Milano potrebbe raccogliere la sfida di diventare una delle prime shareable city italiane. Il progetto prende spunto dalle riflessioni emerse durante Sharitaly, il primo evento dedicato all’economia collaborativa in Italia tenutosi a Milano il 29 novembre 2013, “che ha fatto emergere un diffuso desiderio di vivere e percepire la città in modo diverso”.
Le linee guida contenute nel documento sono indirizzate alle pubbliche amministrazioni e, in particolare, al Comune di Milano per consentire di superare gli ostacoli burocratici alla realizzazione di politiche improntate alla collaborazione e alla condivisione. Nello specifico – si legge nel comunicato – si punta alla redazione di un regolamento di indirizzo sulla sharing economy che permetta di costruire un adeguato quadro normativo e amministrativo e un manuale di servizi collaborativi per Expo Milano 2015. In questa direzione nel documento di indirizzo si fa esplicito riferimento al Regolamento sull’amministrazione condivisa di Bologna come la cornice regolatoria idonea a favorire la nascita di un “ecosistema istituzionale collaborativo”.

Leggi il documento di indirizzo di Sharexpo

Le “shareable city”

Molte città mondiali stanno realizzando progetti volti alla condivisione di spazi e beni comuni grazie al diretto coinvolgimento degli attori locali. Si parla infatti sempre più spesso di shareable city come di quella città che, secondo la definizione data da April Rinne esperta di sharing economy, “permette ai residenti di condividere in modo sicuro ed efficiente beni e competenze – dagli spazi alle automobili, dalle competenze alle utility – per creare comunità più forti, sane e connesse”.
In questa direzione va la città di Seoul con il progetto “Sharing city, Seoul”. Nata nel 2012 come parte del Seoul Innovation Bureau’s plan per gestire in modo efficiente le risorse dell’amministrazione e migliorare la qualità della vita dei cittadini, l’iniziativa prevede un piano di finanziamenti ad hoc per lo sviluppo di imprese di sharing economy già attive rilasciando loro una sorta di bollino che certifica la qualità dei servizi collaborativi offerti. Inoltre, il progetto punta a mettere in contatto tra di loro i cittadini creando reti di auto aiuto: ad esempio l’amministrazione ha messo in contatto persone anziane che hanno disponibilità di camere con studenti alla ricerca di stanze. Anche ad Amsterdam si stanno facendo passi in avanti in questo settore; è infatti in corso di elaborazione un protocollo sulla sharing economy che vede protagonisti istituzioni e cittadini.

E in Italia? Il percorso è stato già avviato con l’iniziativa che ha portato la città di Bologna, seguita da Siena, L’Aquila e Ivrea a dotarsi di un Regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni urbani che offre regole pratiche per superare gli ostacoli burocratici alla realizzazione di servizi collaborativi e a sperimentare nuove forme di gestione condivisa della città .

@AngelaGallo1
gallo@labsus.net

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