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Diritto di cronaca. La proposta di un Codice europeo di condotta per la polizia

Otto linee guida che rispondono alla necessità di regolamentare il rapporto tra operatori dell’informazione e forze dell’ordine, in un clima di reciproco riconoscimento e fiducia che impedisca gravi episodi di censura

Se ne è parlato poco, ma la proposta è di grande interesse e valore per la sicurezza della nostra vita quotidiana e anche per la stessa qualità della democrazia. Riguarda il rapporto tra Forze dell’ordine e gli operatori della Comunicazione e dell’informazione. La notizia è stata data il 5 dicembre, sul sito dell’Associazione Ossigeno per l’informazione (che da anni si occupa di informare sugli attacchi e le minacce alla libertà dei giornalisti di esercitare il diritto/dovere di cronaca). Si tratta di un Codice europeo di condotta, realizzato da ECPMF (il Centro Europeo per la Libertà di stampa e dei media) insieme con diverse realtà europee: OssigenoEFJIndexOBCT  e SEEMO.
E’ stato presentato al Press Club di Brussels il 4 dicembre 2019. Sono otto linee guida per il rispetto reciproco.
Gli autori del Codice mettono in evidenza come il rapporto tra giornalisti e polizia sia spesso critico, difficile, ma considerano importante costruire un dialogo per incoraggiare il rispetto reciproco, la difesa dei diritti umani e per coltivare un ambiente in cui la libertà di stampa e dei media possa prosperare.
“Ovunque si guardi si trova lo stesso problema: nel disordine delle proteste, i giornalisti vengono ostacolati nel loro lavoro. A volte vengono addirittura attaccati. Il Codice della Polizia sulla Libertà di stampa è stato creato per dare alla polizia e ai professionisti dell’informazione un chiaro insieme di linee guida su come salvaguardare la libertà di stampa e di informazione”, ha detto l’Amministratore delegato di Ecpmf, Lutz Kinkel. “Speriamo che la chiarezza e l’utilità pratica del Codice aiuti a minimizzare gli inopportuni scontri tra polizia e giornalisti”, ha concluso con fiducia. Gli ha fatto eco il Rappresentante belga della Confederazione Europea della Polizia (EuroCOP), Peter Smets, intervenuto alla presentazione: “A causa dell’aumento della violenza nella società – ha detto –, i giornalisti e gli agenti di polizia si trovano di fronte alle stesse sfide. Questo segnale d’allarme invita ad una migliore comunicazione. Alla fine di ogni giornata, in fondo, tutti noi vogliamo tornare a casa sani e salvi”.
Il Codice, quindi, risponde alla necessità di regolamentare il rapporto tra operatori dell’informazione e forze dell’ordine, in una sorta di reciproco riconoscimento e fiducia. Traccia a questo scopo otto linee guida per stimolare un dialogo costruttivo fra le parti e la produzione di norme su questa materia. In otto punti le modalità in cui Polizia e i giornalisti possono lavorare insieme in modo amichevole. “Le clausole – si legge nell’articolo su Ossigeno  sono state definite sulla base di una ricerca che ha preso in esame le modalità di conflitto tra le due professioni che si sono manifestate in tutta Europa. Affronta il problema della violenza ingiustificata da parte della polizia, della sorveglianza, del riconoscimento, della protezione delle fonti e della confisca del materiale giornalistico. Il Codice si propone di fornire così linee guida per stabilire e mantenere un dialogo tra giornalisti e polizia, aiutando entrambi le professioni a lavorare insieme in modo più tranquillo”.

Ecco allora le otto linee guida, che si possono riassumere in questi punti:

  1. Qualsiasi tipo di violenza da parte del personale di polizia ai danni di giornalisti è inaccettabile.
  2. I giornalisti hanno il diritto di raccogliere informazioni e la polizia deve proteggerli da ogni forma di interferenza illegale, specialmente durante le manifestazioni pubbliche.
  3. Si deve riconoscere ai giornalisti il diritto di identificare il singolo agente di polizia e di documentare e riferire il lavoro delle forze dell’ordine.
  4. Alla polizia non è permesso cancellare filmati né confiscare l’attrezzatura di un giornalista, senza un adeguato mandato.
  5. I giornalisti non devono essere criminalizzati, discriminati, né inseriti in alcuna lista nera per le loro presunte opinioni politiche.
  6. I giornalisti non devono essere sorvegliati dalla polizia.
  7. Se la polizia ferisce, minaccia o molesta i giornalisti, tali azioni devono essere condannate, indagate e rese pubbliche da investigatori indipendenti.
  8. Il personale della polizia deve avere un’adeguata formazione, regolarmente aggiornata, sui diritti dei giornalisti.

QUI il link al testo integrale del Codice (con in più alcuni casi, inseriti nei singoli 8 punti, di aree di conflitto in Europa dove il codice sarebbe stato utile). Inoltre, si legge nell’articolo di Ossigeno, Maria Laura Franciosi ha riassunto i termini in cui si presenta il problema in Italia, citando alcuni episodi che hanno fatto emergere i problemi da affrontare.