Beni comuni e amministrazione condivisaLiguriaPatti di collaborazione

Riuso e riparazione: un Patto per l’economia circolare

A Genova, nel quartiere Coronata, una rete di attori firma un Patto di collaborazione per la realizzazione e la gestione del Centro di riuso e riparazione Surpluse

Il 7 ottobre 2020 è stato inaugurato in via Coronata 38 R il primo centro sul riuso creativo della rete Surpluse, che prevede la creazione di centri dediti a riuso e riparazione diffusi sul territorio della Città metropolitana di Genova. La realizzazione e la gestione di questo centro sono state possibili grazie ad un Patto di collaborazione, che è riuscito ad intercettare, da una parte, la visione ampia di un progetto europeo che mira a creare progettualità e sperimentazioni diffuse di economia circolare sul territorio di Genova, dall’altra, la spontanea e duratura attività di cura del proprio territorio da parte di un gruppo di cittadini attivi diventati ad oggi insostituibili protagonisti della comunità. Pur non essendo spesso espliciti, nel testo di molti Patti di collaborazione, l’interesse generale e i beni comuni oggetto della collaborazione, nel Patto di Coronata possiamo affermare come il bene comune materiale sia proprio il Centro di riuso e riparazione che, attraverso l’immobile di proprietà di AMIU (bene materiale), è stato riconosciuto come tale. Questo bene comune materiale, inoltre, a sua volta è tramite per altri beni comuni immateriali ai quali l’azione di cura dei firmatari contribuisce: la sensibilizzazione alla cura dell’ambiente, le relazioni di prossimità, le generazioni future. Lo spazio dell’immobile, dunque, assume il valore di bene comune perché valorizzato tramite azioni di cura nate dalla comunità, e non per il suo valore economico e di mercato. Senza l’immobile in sè questa collaborazione non sarebbe stata possibile.

Collocazione del Patto: la cornice del progetto europeo FORCE sull’economia circolare

La progettualità dall’alto entro la quale si colloca il Patto di via Coronata si chiama FORCE, progetto che coinvolge 4 città europee (oltre a Genova, Copenaghen, Amburgo e Lisbona) finanziato nell’ambito del programma europeo Horizon 2020 e dedicato a promuovere l’economia circolare a partire dai rifiuti. L’obiettivo consiste nel ridurre al minimo la dispersione di risorse data dal modello dell’economia lineare, recuperando materie già utilizzate in cicli produttivi precedenti da scarti e rifiuti, e rigenerandole attraverso una loro re-immissione in un nuovo ciclo di produzione secondo una logica di economia circolare. Il concetto di economia circolare, infatti, sta diventando il modello sempre più presente nella agende internazionali e sovranazionali, dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite relativa agli obiettivi di sviluppo sostenibile (Goal numero 12), al Nuovo piano d’azione per l’economia circolare adottato a marzo 2020 dalla Commissione Europea all’interno del più vasto Green Deal europeo. L’Italia ha un ruolo di primo ordine a livello europeo nella produzione circolare, e grazie ai finanziamenti europei di FORCE la città di Genova, in particolare, ha avuto l’opportunità di avviare tante iniziative sul riuso e la riparazione. Il progetto, durato dal 2016 a febbraio 2021, si trova ora nella fase after life, che durerà altri 5 anni per garantire continuità e sostenibilità a lungo termine dei risultati, e per verificarne l’impatto e la divulgazione. I cinque partner locali – Comune di Genova, AMIU, T.I.C.A.S.S, Eco Legno, Active Cells – hanno seguito la filiera del legno post-consumo come previsto da FORCE; tuttavia, è da rilevare come le iniziative si siano da qui ampliate, andando di fatto a ricomprendere nella rete in costante espansione che il progetto ha contribuito a creare anche tanti altri esempi virtuosi di economia circolare già presenti sul territorio. Il progetto ha permesso anche la realizzazione della appRefresh, che permette ai singoli cittadini di allungare la vita dei prodotti rivolgendosi ai centri di riuso e riparazione nella loro città (tra i quali anche i centri della rete Surpluse), messe in rete in una “vetrina virtuale” grazie a questa app.

Ingresso Centro di Coronata (Fonte: AMIU)

Il Patto di via Coronata 38 R: firmatari e attività

La spinta dal basso è avvenuta in particolare grazie all’impegno di un cittadino attivo, il signor Elio Proietti, che, come ci racconta, da anni porta avanti attività di cura del suo quartiere dapprima in autonomia, e poi con un gruppo di amici con cui si è costituita l’Associazione amici di Coronata, tra i quali il segretario Sergio Tonetto. Sono anni, ormai, che l’Associazione è un punto di riferimento per tutta la comunità, sempre presente nel quartiere e sempre pronta a dare risposte concrete a problemi e necessità di chi a loro si rivolge. L’Associazione è la protagonista delle attività di riuso e riparazione del Centro di via Coronata, supportata dal Municipio VI – dal quale è partito l’invito a sottoscrivere un Patto –, dall’associazione Pro Loco Cornigliano, dall’associazione ARCI Genova, e da AMIU, tutti firmatari del Patto. Il contributo di AMIU, tra gli altri, è stato fondamentale per l’inserimento di questa progettualità locale nella rete Surpluse, per la concessione e riqualificazione del locale (che resta di proprietà di AMIU), per il pagamento delle utenze e per la distribuzione di materiale informativo sull’economia circolare. L’arredo interno dell’immobile è costituito da materiale legnoso riciclato realizzato dal centro di educazione al lavoro Lab 85, progetto del Dipartimento di Architettura dell’Università di Genova. Le attività portate avanti dagli Amici di Coronata nel Centro Surpluse consistono prevalentemente in servizi di riparazione in ottica circolare: restauro mobili, riparazione elettrodomestici e altri oggetti (tra cui le bambole). Il loro prezioso contributo al quartiere si è, però, ben presto ampliato oltre le attività portate avanti nel Centro del riuso e riparazione e quelle che erano già realizzate da anni (pulizia del verde, piantumazione di alberi, servizi a domicilio per riparazioni e piccoli interventi di manutenzione): i volontari e soci attivi hanno visto aumentare le necessità ed emergenze nel loro contesto di prossimità dall’inizio del Covid-19, e a queste hanno provato a rispondere aggiungendo servizi e disponibilità nuove (ad esempio, raccolta e distribuzione abbigliamento usato, consegna di pacchi alimentari). Il tutto viene realizzato a titolo gratuito, pur essendo accettate piccole donazioni.

Sergio Tonetto, Elio Proietti e Sindaco di Genova (Fonte: Amici di Coronata)

Impatto sul territorio e valore pro-futuro del Patto

Sembra che, da quando è partito il Patto, il quartiere sia uno dei più puliti di tutta Genova. Quello che è certo è che la dimensione di prossimità e gratuità permette agli Amici di Coronata di essere un vero e proprio presidio sul territorio, al punto che Ezio è chiamato “il sindaco” dagli abitanti di Coronata. La fiducia acquisita nel tempo è dovuta sicuramente ad una presenza fissa sul territorio su cui si può contare: l’impegno di una presenza costante e vicina ai problemi e alle esigenze di chi vive un luogo non potrà mai essere sostituita da nessun servizio o progetto che dall’alto cerchi di comprendere dinamiche cui non appartiene. È un desiderio di prendersi cura del luogo in cui si vive ciò che muove tutti quei cittadini attivi che decidono di dedicare il proprio tempo alla comunità con piccole ma essenziali attività. Il centro di Coronata si rivela in questo senso un vero e proprio laboratorio urbano in cui imparare e diffondere buone pratiche di economia circolare e non solo. Pur essendo il primo centro Surpluse, tuttavia non sarà l’unico: altri centri Surpluse di altre dimensioni (small – medium – large, in cui le funzioni e i servizi offerti crescono al crescere delle dimensioni) apriranno tra il 2021 e il 2022 in altre zone della città grazie al coordinamento di AMIU.
L’impatto economico non è indifferente: secondo le stime elaborate nel contesto del progetto FORCE, i 20 punti vendita dell’usato messi in rete dalla app Refresh gestiscono beni equivalenti a circa 53 tonnellate di ingombranti, che significano 65.000 € risparmiati per il gestore dei rifiuti e quindi per la collettività (dati AMIU, Comunicato stampa).
Da parte sua, il Patto di collaborazione si è rivelato lo strumento innovativo con il quale creare questa collaborazione nel quartiere Coronata. Come ci riferisce l’Ufficio Relazioni Esterne e Comunicazione di Gruppo di AMIU, questo strumento ha permesso molta trasparenza, ma soprattutto si è rivelato interessante per la sua capacità di aprirsi ad una pluralità di attori e creare una rete locale a partire da chi in un preciso contesto vive, desidera impegnarsi, e possiede quella conoscenza che ha solo chi appartiene ad un luogo. Il Patto inoltre, come ci riporta il Presidente del Municipio VI Mario Bianchi, si è rivelato uno strumento forte che permette al Municipio di essere più vicino alle esigenze territoriali e, soprattutto, di coordinare chi è già attivo nel rispondere a bisogni. È importante sottolineare come il Patto debba essere supportato da una forte e decisa volontà e disponibilità delle parti: il rischio è che, dopo un periodo iniziale di funzionamento, si ritorni ad una situazione di non-Patto dovuta ad una mancanza di volontà partecipativa. Anche per questo motivo, il Patto non può e non deve sostituire l’intervento dell’Amministrazione nelle sue sfere di competenza, ma solo integrarle con il libero contributo dei cittadini attivi che lo desiderano. Non sembra questo, ad ogni modo, il caso del Centro di Coronata: il successo della collaborazione dovrebbe essere confermato a breve da un rinnovo del Patto stesso.
In ottica di evoluzione futura dello strumento, un dato interessante è il fatto che il Centro di Coronata sia il primo centro Surpluse gestito attraverso un Patto: potrebbe essere utile considerare questo strumento anche per la gestione degli altri centri Surpluse, riuscendo così a coinvolgere più realtà locali mettendole in rete. Il Centro di Coronata, inoltre, ha la caratteristica di intercettare una collaborazione pattizia tra Municipio e cittadinanza attiva (attraverso il Patto di collaborazione), e un progetto europeo (FORCE): si tratta di un esperimento interessante che, potenzialmente, potrebbe aprire sperimentazioni future volte a coinvolgere maggiormente i cittadini attraverso Patti all’interno di più vaste progettualità europee.

Dall’Unione Europea ai territori e viceversa: riconoscimento della progettualità dei cittadini attivi

In un contesto nazionale in cui i centri di riuso e riparazione sono in costante aumento, il Centro di via Coronata rappresenta un interessante caso studio in quanto la sua realizzazione e gestione è avvenuta grazie ad un Patto di collaborazione. Due sono le riflessioni che scaturiscono da questo Patto: una specifica, relativa al caso concreto, e una più generale.
Relativamente all’esperienza concreta del Centro di Coronata è fondamentale evidenziare come i Patti di collaborazione possano essere utilizzati anche relativamente ad esperienze di economia circolare. L’impatto creato dalle attività di riuso e riparazione presenta, infatti, un valore ambientale, sociale ed economico che, se valorizzato da una alleanza con le autorità pubbliche (in questo caso, attraverso un Patto), ha la possibilità di andare ben oltre il singolo Centro e la prossimità territoriale in cui si inserisce, estendendo la propria capacità di trasformazione ad un territorio molto più ampio (in questo caso, grazie all’ingresso nella rete Surpluse e alla rete creata dall’app Refresh con gli altri centri di riuso e riparazione). Inoltre, il carattere volontario delle attività organizzate nel Centro – alla pari di imprese o cooperative sociali impegnate in Patti di collaborazione dai quali si generano microeconomie (dati Rapporto Labsus 2019) – produce esternalità positive, soprattutto nel campo ambientale. È chiaro che il lavoro gratuito portato avanti dai firmatari del Patto impegnati in riuso, riparazione e molto altro sta contribuendo in modo rilevante al cambiamento culturale che il modello circolare di economia auspica: è necessario e urgente, dunque, che le istituzioni pubbliche supportino con tutti i mezzi possibili questo preziosissimo lavoro di prevenzione di rifiuti di questi cittadini attivi, per esempio attraverso una più ampiacopertura assicurativa volta a coprire tutte le loro attività.
La seconda considerazione, più generale, riguarda la trasformazione del nostro modello economico in direzione circolare portata avanti dalle linee guida europee. È necessario che l’economia circolare – e, a livello più ampio, gli obiettivi del Green Deal europeonon sia solo una strategia istituzionale calata top-down negli ordinamenti nazionali, ma anche una strategia diffusavolta a contribuire bottom-up all’implementazione di quegli obiettivi nelle singole micro-comunità europee. È necessario restare vigili sul rischio di calare dall’alto meri indirizzi, anche se sicuramente necessari per creare rete e scalare modelli virtuosi: spesso infatti, più che uno sforzo nella ricerca di metodi nuovi per coinvolgere e attirare i cittadini in una certa direzione, è urgente piuttosto riconoscere ciò che già c’è e ha bisogno anzi di maggiore valorizzazione. Tanti infatti sono i cittadini attivi che, come gli Amici di Coronata, sono quotidianamente impegnati nell’esercizio della loro libertà intesa come responsabilità verso la comunità: tutti questi devono essere supportati, messi nelle condizioni di potere esercitare al meglio questo loro desiderio di libertà e, soprattutto, riconosciuti come alleati, anche nella realizzazione stessa delle riforme.
In conclusione: l’auspicio è che la visione europea sull’economia circolare possa innescare una catena di cambiamenti a cascata dal livello sovranazionale al livello locale (anche attraverso finanziamenti), ma che ancor di più sia in grado di valorizzare, riconoscere, dare spazio e supporto a tutto quello che, silenziosamente, già c’è e si fa.

Foto di copertina: Interno Centro di Coronata (Fonte:AMIU)