Che cosa il volontariato ha ancora da dire oggi, nel pensiero di uno dei maggiori civilisti italiani del Novecento

Il breve ma ricco volume “Il terzo settore tra gratuità e cittadinanza”, edito nel 2024, raccoglie tre scritti di Nicolò Lipari, che ripercorrono il suo itinerario intellettuale su un argomento tanto specifico quanto a volte ingiustamente trascurato nella riflessione dogmatica, ma di grande attualità nel dibattito pubblico odierno: il terzo settore. Il tema del volontariato incontrato per caso negli anni giovanili, come raccontato nel primo scritto di questo volume, ha poi finito per attraversare l’intera vita accademica del Prof. Lipari. Il libro si apre, pertanto, con la lectio magistralis, che dà il titolo all’intero volume, tenuta presso l’Aula Magna dell’Università di Bari nel marzo del 2024, e raccoglie poi due precedenti interventi sullo stesso tema: il primo, tenuto al Convegno di Amalfi del dicembre 1990 sul rapporto tra partiti politici e volontariato; l’altro, al secondo convegno nazionale di studi sul volontariato del marzo 1982, significativamente intitolato: “Azione volontaria, modifica del presente, responsabilità personale”.
Ne emerge un percorso coerente, che consente di cogliere insieme evoluzione e continuità del pensiero di Lipari, restituendo al lettore non solo una riflessione giuridica, ma anche una più ampia visione etica e sociale del presente. Si svela, in definitiva, una visione del mondo, una Weltanschauung si direbbe, che, pur prendendo le mosse da un fenomeno ben determinato, si allarga fino al punto da farsi profonda meditazione e lungimirante lettura etico-giuridica del nostro tempo.

Il volontariato come esperienza prima che istituto

Come osserva Pietro Curzio, tra i più illustri allievi del Maestro, nell’Introduzione al volume, il terzo settore rappresenta un “tema quantomai ‘lipariano’” (p. 11). Si tratta, infatti, di una materia che nasce dal basso, da un tentativo di risposta immediata ai bisogni alla base della società, e che prolifera grazie a un impegno sociale diffuso, per poi essere, solo in un secondo momento, riconosciuta e contemplata dall’ordinamento giuridico. Un fenomeno, dunque, a cui il giurista non può che guardare con curiosità e ammirazione, provando eventualmente ad accompagnarlo, ma evitando accuratamente il rischio, come sottolinea più volte Lipari, di imbrigliare la carica di libertà e creatività di cui il volontariato costituisce una delle espressioni più autentiche nelle società contemporanee. Il volontariato, infatti, rappresenta più un’“esperienza da accogliere” che non un “settore da disciplinare” (p. 18). Questa impostazione acquista particolare rilievo alla luce del coinvolgimento diretto dell’Autore nel lavoro di ricerca e di stesura che ha poi portato il Parlamento italiano ad adottare, nell’agosto del ‘91, la legge-quadro sul volontariato nel testo allora proposto dall’on. Lipari. Il volume permette così di intravvedere, quasi dall’interno, il percorso che ha condotto alla L. n. 266/1991, che ha per la prima volta riconosciuto formalmente nel nostro Paese il valore e la funzione sociale dell’attività di volontariato. L’ambizione era, si viene ad apprendere, quella di offrire a quel mondo “uno scudo di protezione” anche, e forse soprattutto, dal fuoco amico di chi, strumentalizzandone il nome, tentasse di attrarre nel volontariato schemi e operazioni che rispondono a interessi e funzioni diversi, quando non opposti a quello.

Le virtù del dono

Ciò che accomuna “volontariato” e “terzo settore”, alla cui distinzione Lipari si dice non particolarmente sensibile, consisterebbe nella ‘virtù del dono’. Si tratta, prima che di una scelta morale, di una categoria politica: cioè, nella volontà di (e impegno a) modificare la cultura e il modo di agire delle istituzioni “nel segno di un’attenzione all’altro” (p. 23). E ciò senza ricadere negli opposti estremi della filantropia o dell’esasperata quantificazione economica di qualsiasi scelta sociale. Lipari individua così uno spazio alternativo (“terza dimensione”, p. 87) sia alla logica del mercato sia a quella puramente assistenziale, mostrando come anche nella società contemporanea, all’indomani della crisi del marxismo e del Welfare State, cui nel corso del volume sono dedicate alcune pagine brillantissime, sia possibile riconoscere forme di relazione gratuite, dotate di valore in sé. Ecco, quindi, in sintesi, la virtù del dono: l’autenticità di un rapporto che costituisce una “ricchezza in sé” e per sé considerata, e che pertanto è pensato come essenzialmente gratuito, perché al di là di ogni istanza appropriativa, attributiva o retributiva. Fuori, cioè, dalla logica dello scambio.

Gratuità e cittadinanza: una proposta

L’aspetto probabilmente più originale della riflessione lipariana riguarda però il rapporto tra gratuità e cittadinanza. Nella visione dell’Autore, infatti, il volontariato è pensato non solo e non tanto come un fatto privato ma, al contrario, esso assume un significato pienamente politico.
In questo senso, l’Autore auspica e propone un passaggio culturale decisivo, da un modello che definisce di “doverosità del gratuito” – che si ricollega a una visione del volontariato come attività relegata a momenti marginali ed episodici – a una più autentica ed essenziale riscoperta della ‘gratuità del doveroso’, nel senso di un’attenzione al prossimo che investa l’agire civile e, quindi, l’intero modo di attendere alle nostre incombenze quotidiane. Il dono smette così di configurarsi come gesto episodico e diviene criterio diretto a orientare i rapporti sociali, fondandoli sul riconoscimento reciproco piuttosto che sulla logica del dominio (“Si tratta di darenon in chiave di dominio ma di riconoscimento”, p. 24).
Dal punto di vista giuridico, tale transizione poggia su una visione del volontariato molto dinamica e aperta. In tale prospettiva, il terzo settore appare come uno dei luoghi privilegiati di attuazione del principio costituzionale di solidarietà sociale, di cui all’art. 2 della Costituzione, e viene contestualmente a rappresentare il modello più visibile di sussidiarietà orizzontale, dal momento che le organizzazioni civili di cui esso è innervato promuovono iniziative solidaristiche volte a contribuire al progresso materiale e spirituale della società.
La riflessione lipariana finisce così per restituire un’idea di diritto che non si esaurisce nella dimensione meramente normativa, ma che si apre alla ricchezza della molteplicità delle esperienze sociali possibili. Ed è questo forse il lascito più significativo del volume: non un insieme di risposte, quanto una serie di domande che invitano a ripensare il ruolo del volontariato – e del diritto – nel nostro tempo. In un’epoca segnata da profonde trasformazioni dello Stato sociale e delle forme di partecipazione alla vita pubblica, la lezione di Lipari conserva una particolare attualità e offre uno strumento prezioso per ripensare con intelligenza il rapporto tra cittadini e istituzioni in una rete di responsabilità “intermedie” e condivise.

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Immagine di copertina: Mikhail Pavstyuk su Unsplash