Nel borgo di Ceri, a Cerveteri (RM), un giardino di un’ex scuola materna diventa bene comune e simbolo di lotta allo spopolamento.

Il Comune di Cerveteri (RM) ha approvato il Regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni nel gennaio 2024: da allora, il Comune ha approvato circa dieci Patti di collaborazione. Il giardino delle generazioni sorge nel borgo di Ceri, una frazione “arroccata su un cucuzzolo, una piazzetta con quattro case intorno”, come ci racconta Arianna Mensurati, consigliera comunale con delega alle politiche per la terza età. A settembre 2025, la stipula del Patto di collaborazione con l’associazione ASD Bocciofila Ceri crea un punto di riferimento per la cittadinanza del borgo, laddove sorgeva il giardino di una scuola elementare ormai chiusa per assenza di iscritti.

Fare di necessità virtù

La necessità di trovare un luogo d’incontro a Ceri nasce, in realtà, dal venire meno del centro anziani del borgo, come ci racconta la consigliera Mensurati: «Con la riforma della regione Lazio in materia (DGR 452/2020), non siamo riusciti a convertire alcuni dei centri anziani presenti nel Comune di Cerveteri. A Ceri, in particolar modo, è sorta la complessità di dover creare un’APS». Da qui, l’attenzione alle pratiche di amministrazione condivisa e ai Patti di collaborazione: «La volontà di dotarsi di questo strumento dei Patti di collaborazione era presente nel nostro programma elettorale, una volta eletti ci siamo subito attivati per capire come poter avere uno strumento operativo che mettesse in piedi la collaborazione con tutti i cittadini alla gestione del bene comune. All’epoca c’era la segretaria generale, la dott.ssa Daniela Ventriglia, che aveva già utilizzato questo strumento in un altro Comune, e quindi ci ha messo in contatto con Labsus con il quale abbiamo lavorato subito per creare il Patto». Il Comune trova un partner affidabile nell’ASD Bocciofila Ceri, per la quale abbiamo intervistato la responsabile delle attività e dei progetti dell’associazione Francesca Di Folco, che ci racconta: «Il Patto di collaborazione nasce in armonia con l’Amministrazione comunale. Gli spazi dell’associazione sportiva sorgono vicino al giardino, e avevamo bisogno di spazi che fossero aperti ed accessibili, anche per riuscire ad aprirci ad anziani a ridotta mobilità e disabili.» Da questo punto di vista, il “Giardino delle generazioni” è risultato lo spazio ideale dato che non presenta barriere architettoniche di nessun tipo. La collaborazione si mostra fin da subito proficua: «L’Amministrazione comunale è sempre stata vicina alle nostre necessità: è stato un progetto condiviso fin dall’inizio e siamo stati accompagnati in tutta la fase di co-progettazione e gestione del Patto in seguito all’approvazione dello stesso».

Il giardino delle generazioni: rapporto intergenerazionale e cuore della comunità

Da “sostituto” del centro anziani, il Giardino delle generazioni è diventato il luogo di riferimento della comunità di Ceri, oltre che un modo per l’associazione di far conoscere la propria disciplina ai più giovani. Come ci racconta Francesca Di Folco: La Federazione Italiana Bocce chiede alle proprie società di specializzarsi in più discipline di questo sport, anche al fine di favorire il ricambio generazionale. Nel giardino, però, è avvenuto anche altro: «Con il venir meno del centro anziani, a causa dello spopolamento del borgo e della riforma dei centri anziani, è avvenuto un ricambio generazionale che ha rinnovato il format della bocciofila: abbiamo iniziato a praticare più specialità e a realizzare attività più inclusive che potessero coinvolgere giovani, anziani, disabili. Attualmente, oltre all’attività sportiva, realizziamo numerosi eventi per la cittadinanza. Nello specifico, da circa due anni, abbiamo messo in piedi un progetto chiamato Ceri in armonia. Esso prevede degli appuntamenti fissi attraverso i quali realizziamo diversi tipi di eventi: sportivi, a tema, sociali… sempre aperti a tutti. Per quest’estate, ad esempio, abbiamo in programma di realizzare delle serate di cinema all’aperto e di osservazione del cielo stellato. Siamo diventati un punto di riferimento per il borgo ma anche per noi giovani e famiglie. Anche da una nostra “necessità” di avere un punto d’incontro nasce questa realtà, completamente a titolo di volontariato».

Alcuni partecipanti delle attività svolte nel Giardino delle generazioni mentre praticano il gioco delle bocce. Fonte: concessione di Francesca Di Folco

Il contenuto del Patto di collaborazione

Il Giardino delle generazioni sorge poco prima del centro storico del borgo di Ceri, come ci racconta la consigliera Mensurati, nel giardino di un’ex scuola materna: «A causa del calo demografico registrato, il plesso scolastico ha dovuto chiudere. Abbiamo deciso di titolare il Patto di collaborazione in questo modo perché riteniamo che questo spazio verde possa essere un luogo dove i bambini ancora presenti a Ceri e gli anziani del borgo possano fare attività, soprattutto in estate. Tra le attività che vengono portate avanti, ci sono anche giochi che possono coinvolgere i più piccoli, i disabili e chi lo desidera». Francesca Di Folco ci descriva in cosa consista, di fatto, la collaborazione: «L’associazione si occupa dell’apertura e chiusura del parco, oltre che della manutenzione ordinaria dell’area verde. Attività come lo sfalcio dell’erba o la potatura delle piante più semplici è a carico nostro. Anche in questo caso, però, registriamo una collaborazione proficua con l’Amministrazione comunale: per la gestione degli alberi e delle piante più complesse da gestire, il Comune ha messo a disposizione i propri agronomi che possono essere sia consultati che chiamati a gestirne la potatura».

Riflessioni conclusive

La storia del borgo di Ceri e del Giardino delle generazioni racconta dell’esigenza di una comunità di trovare punti di riferimento, laddove lo spopolamento e l’allontanamento delle nuove generazioni la fanno da padrone. Il Patto di collaborazione preso in esame, da solo, non può contrastare queste dinamiche, frutto di politiche pubbliche ed economiche portate avanti da decenni, ma può essere un punto di partenza per ripensare i piccoli borghi ed offire una possibilità in più a tutte quelle aree interne del nostro Paese vittime delle stesse problematiche. Il Comune di Cerveteri rappresenta un esempio virtuoso di adozione del modello organizzativo di amministrazione condivisa, come dimostra il numero importante di Patti di collaborazione stipulati con la cittadinanza attiva. Là fuori, però, è ancora pieno di storie come queste che nessuno ha avuto la possibilità di raccontare: i piccoli comuni (o le piccole frazioni, come in questo caso) sono pieni di potenziali Patti che non diventano tali solo sul piano amministrativo. Il borgo di Ceri dimostra, invece, come l’amministrazione condivisa possa essere un mezzo per favorire la partecipazione e garantire ampie possibilità di riqualificazione, oltre che dei luoghi, della qualità della vita lontano dalle grandi città.

Immagine di copertina: concessione di Francesca Di Folco