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	<title>Giovanni Marco Santini, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Giovanni Marco Santini, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Tutto pronto per SIBEC Lab: dal 17 ottobre a Oasi Dynamo</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/10/tutto-pronto-per-sibec-lab-dal-17-ottobre-a-oasi-dynamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 12:15:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano circa due settimane all’inizio di SIBEC Lab, il primo corso intensivo dedicato alla gestione dei beni comuni, che si terrà presso Oasi Dynamo, a San Marcello Piteglio (LU), dal 17 al 20 ottobre 2018. Un laboratorio rivolto a chi vuole approfondire strategie e strumenti per la rigenerazione dei beni comuni. Per quanto riguarda il tema dei beni immobili, in base ai dati di Legambiente sono circa 5 milioni gli edifici abbandonati in Italia: spazi vuoti che potrebbero trasformarsi in punti di partenza per percorsi imprenditoriali, capaci di generare capitale sociale e occupazione. Rigenerare, e poi? “SIBEC è nata da un&#8217;idea di Labsus e Euricse, per fare in modo che questo immenso patrimonio possa essere recuperato e gestito”, spiega Gregorio Arena,  sottolineando come un questione centrale sia &#8220;capire cosa fare dopo aver rigenerato un bene, quindi innestare attività che diano lavoro, che producano sviluppo”. Da questo punto di vista l’unione con Dynamo diventa ancora più importante. Non solo perché l’Oasi Dynamo (che ospiterà il laboratorio) è un luogo simbolico, esempio di trasformazione di un bene privato che diventa bene comune. Ma soprattutto perché, come dice Serena Porcari, AD di Dynamo, “noi lavoriamo su tutti i temi che conducono e aiutano le imprese ad agire per il bene comune. Dynamo Academy (…) propone un modello aziendale innovativo”. Siamo di fronte alla possibilità di innovare su ampia scala. Il Programma Quattro giorni intensi, dove alle basi teoriche si affiancheranno la scoperta di strumenti manageriali e lo studio di casi concreti e best practice. Un insieme di lezioni teoriche e laboratori su diversi temi: innovazione sociale, costruzione di comunità, management dei beni comuni, comunicazione e marketing per il no-profit e fundraising. Largo spazio, inoltre, sarà dedicato all’incubazione di un progetto per ogni partecipante. Per iniziare, sin da subito, a sviluppare progetti concreti, favorendo quello scambio di idee ed esperienze che è da sempre uno dei punti di forza della SIBEC. Innovare insieme A rendere ancora più interessante questa edizione concorrono anche alcuni elementi esterni. Recentemente, infatti, con l’art. 55 del nuovo Codice del Terzo settore sono stati ridisegnati i rapporti fra Enti del Terzo Settore e Pubblica amministrazione, dando grande spazio al principio di sussidiarietà. Da questo punto di vista l&#8217;esperienza di Labsus e di Euricse, sommata a quella dei partecipanti, fa sì che la SIBEC rappresenti un momento di grande importanza per l&#8217;analisi di novità e cambiamenti. Insomma siamo pronti per questa nuova avventura della Scuola Italiana dei Beni comuni perché, come dice Gianluca Salvatori di Euricse: “Non ci accontentiamo di risposte scontate. Ci sforziamo di sperimentare percorsi nuovi”. Clicca qui per scaricare il programma: SIBEC Lab Programma C’è tempo fino al 5 ottobre per iscriversi a SIBEC Lab. Sono diverse le facilitazioni per l’iscrizione, dalla possibilità di finanziamento tramite Fon. Coop alla rateizzazione. Per maggiori dettagli: info@sibec.eu oppure 0461 282289</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/10/tutto-pronto-per-sibec-lab-dal-17-ottobre-a-oasi-dynamo/">Tutto pronto per SIBEC Lab: dal 17 ottobre a Oasi Dynamo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mancano circa due settimane all’inizio di SIBEC Lab, il primo corso intensivo dedicato alla gestione dei beni comuni, che si terrà presso Oasi Dynamo, a San Marcello Piteglio (LU), <strong>dal 17 al 20 ottobre 2018</strong>. Un laboratorio rivolto a chi vuole approfondire strategie e strumenti per la rigenerazione dei beni comuni. Per quanto riguarda il tema dei beni immobili, in base ai dati di Legambiente sono<strong> circa 5 milioni gli edifici abbandonati in Italia</strong>: spazi vuoti che potrebbero trasformarsi in punti di partenza per percorsi imprenditoriali, capaci di generare capitale sociale e occupazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Rigenerare, e poi?</h4>
<p style="text-align: justify;">“SIBEC è nata da un&#8217;idea di Labsus e Euricse, per fare in modo che questo immenso patrimonio possa essere recuperato e gestito”, spiega Gregorio Arena,  sottolineando come un questione centrale sia &#8220;capire cosa fare dopo aver rigenerato un bene, quindi <strong>innestare attività che diano lavoro, che producano sviluppo</strong>”.<br />
Da questo punto di vista l’unione con Dynamo diventa ancora più importante. Non solo perché l’Oasi Dynamo (che ospiterà il laboratorio) è un luogo simbolico, esempio di trasformazione di un bene privato che diventa bene comune. Ma soprattutto perché, come dice Serena Porcari, AD di Dynamo, “noi lavoriamo su tutti i temi che conducono e <strong>aiutano le imprese ad agire per il bene comune</strong>. Dynamo Academy (…) propone un modello aziendale innovativo”. Siamo di fronte alla possibilità di innovare su ampia scala.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il Programma</h4>
<p style="text-align: justify;">Quattro giorni intensi, dove alle basi teoriche si affiancheranno la scoperta di <strong>strumenti manageriali e lo studio di casi concreti</strong> e <em>best practice</em>.<br />
Un insieme di lezioni teoriche e laboratori su diversi temi: innovazione sociale, costruzione di comunità, management dei beni comuni, comunicazione e marketing per il no-profit e fundraising.<br />
Largo spazio, inoltre, sarà dedicato all’<strong>incubazione di un progetto per ogni partecipante</strong>. Per iniziare, sin da subito, a sviluppare progetti concreti, favorendo quello scambio di idee ed esperienze che è da sempre uno dei punti di forza della SIBEC.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-59273" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2.jpg" alt="" width="781" height="439" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2.jpg 1632w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-768x432.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-1024x576.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-810x456.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-1140x641.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 781px) 100vw, 781px" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Innovare insieme</h4>
<p style="text-align: justify;">A rendere ancora più interessante questa edizione concorrono anche alcuni elementi esterni. Recentemente, infatti, con l’<strong>art. 55 del nuovo Codice del Terzo settore</strong> sono stati ridisegnati i rapporti fra Enti del Terzo Settore e Pubblica amministrazione, dando grande spazio al principio di sussidiarietà. Da questo punto di vista l&#8217;esperienza di Labsus e di Euricse, sommata a quella dei partecipanti, fa sì che la SIBEC rappresenti <strong>un momento di grande importanza per l&#8217;analisi di novità e cambiamenti.</strong><br />
Insomma siamo pronti per questa nuova avventura della Scuola Italiana dei Beni comuni perché, come dice Gianluca Salvatori di Euricse: “<strong>Non ci accontentiamo di risposte scontate</strong>. Ci sforziamo di sperimentare percorsi nuovi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Clicca qui per scaricare il programma: <a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/Sibec_SibecLab_A3_Programma_-Stampa.pdf">SIBEC Lab Programma</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è tempo fino al 5 ottobre per iscriversi a SIBEC Lab.</strong><br />
<strong>Sono diverse le facilitazioni per l’iscrizione, dalla possibilità di finanziamento tramite Fon. Coop alla rateizzazione.<br />
Per maggiori dettagli: info@sibec.eu oppure 0461 282289</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/10/tutto-pronto-per-sibec-lab-dal-17-ottobre-a-oasi-dynamo/">Tutto pronto per SIBEC Lab: dal 17 ottobre a Oasi Dynamo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le prospettive occupazionali dei beni comuni: perché partecipare alla SIBEC</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/07/le-prospettive-di-sviluppo-dei-beni-comuni-perche-partecipare-a-sibec-lab/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 10:52:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello della rigenerazione di beni comuni in stato di abbandono &#8211; e quello connesso delle possibilità di creare da qui nuovi posti di lavoro &#8211; è un tema relativamente recente. Ed è un tema che negli ultimi anni ha assunto sempre maggiore rilevanza tanto che, nel 2015, dall’incontro tra Labsus, Euricse e Università di Trento, nasceva la SIBEC, la prima scuola italiana sui beni comuni. L’obiettivo era e rimane quello di formare “gestori di beni comuni”. Un percorso professionalizzante, che riunisse competenze, individuasse buone pratiche, mettesse in contatto persone. Il gestore dei beni comuni Ma chi è il gestore dei beni comuni? Una nuova figura capace di agire dentro le pubbliche amministrazioni, o in contesti non profit, ma anche in autonomia sotto forma di “imprenditore”. Una figura trasversale con competenze miste, in grado di coniugare abilità relazionali e mediazione con competenze manageriali e gestionali. Una sfida tutt’altro che semplice ma che muove da alcune convinzioni forti, ben espresse in una recente intervista da Gianluca Salvatori di Euricse. Come spiega il segretario generale di Euricse, infatti, “dalla grande recessione del 2008 in avanti il maggior numero di nuovi posti di lavoro è stato creato negli ambiti della cura della persona, dei servizi sociali, delle professioni di un terziario avanzato al cui centro sta la dimensione relazionale”. E al centro dei beni comuni, come abbiamo espresso in più occasioni, ci sono proprio le relazioni. “Nella gestione di beni comuni il nesso tra spazi fisici di aggregazione sociale e occupazioni non dematerializzabili resta forte&#8221;, continua Gianluca Salvatori, &#8220;e produce nuovi lavori che richiedono creatività e conoscenza”. Ma non solo creatività, perché, la natura del bene richiede anche altre competenze. “La gestione di un bene comune è una responsabilità assunta nei confronti di altre persone e quindi deve essere sostenibile nel tempo”. La sostenibilità economica richiede, quindi, competenze di tipo imprenditoriale, “capacità di creare valore, abilità nel coniugare finalità sociali e solidità economica”. La gestione di un bene comune non si può risolvere nella richiesta di risorse pubbliche per il suo sostentamento, “verrebbe tradito lo spirito della mobilitazione di energie civiche che sta alla base dell’idea stessa dei beni comuni”. La sfida quindi è sempre più attuale, e per questo la SIBEC vi dà appuntamento in autunno. &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/07/le-prospettive-di-sviluppo-dei-beni-comuni-perche-partecipare-a-sibec-lab/">Le prospettive occupazionali dei beni comuni: perché partecipare alla SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1" style="text-align: justify;">Quello della <strong>rigenerazione di beni comuni in stato di abbandono &#8211; e quello connesso delle possibilità di creare da qui nuovi posti di lavoro</strong> &#8211; è un tema relativamente recente. Ed è un tema che negli ultimi anni ha assunto sempre <a href="http://www.labsus.org/2017/02/la-sfida-di-officine-zero-lavoro-rigenerazione-e-innovazione/" target="_blank" rel="noopener">maggiore rilevanza</a> tanto che, nel 2015, dall’incontro tra Labsus,<span class="Apple-converted-space"> </span>Euricse e Università di Trento, nasceva la <a href="https://www.sibec.eu/" target="_blank" rel="noopener">SIBEC</a>, la prima scuola italiana sui beni comuni. L’obiettivo era e rimane quello di <strong>formare “gestori di beni comuni”</strong>. Un percorso professionalizzante, che riunisse competenze, individuasse buone pratiche, mettesse in contatto persone.</p>
<h4 class="p1" style="text-align: justify;"><b>Il gestore dei beni comuni </b></h4>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Ma chi è il gestore dei beni comuni? Una nuova figura capace di agire dentro le pubbliche amministrazioni, o in contesti non profit, ma anche in autonomia sotto forma di “imprenditore”. <strong>Una figura trasversale con competenze miste</strong>, in grado di coniugare abilità relazionali e mediazione con competenze manageriali e gestionali. Una sfida tutt’altro che semplice ma che muove da alcune convinzioni forti, ben espresse in <a href="http://www.euricse.eu/it/beni-comuni-cosi-nascono-nuovi-imprenditori/" target="_blank" rel="noopener">una recente intervista</a> da Gianluca Salvatori di Euricse. Come spiega il segretario generale di Euricse, infatti, “dalla grande recessione del 2008 in avanti il maggior numero di nuovi posti di lavoro è stato creato negli ambiti della cura della persona, dei servizi sociali, delle <strong>professioni di un terziario avanzato al cui centro sta la dimensione relazionale</strong>”.<br />
E al centro dei beni comuni, come <a href="http://www.labsus.org/2018/07/cooperative-di-comunita-e-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">abbiamo espresso in più occasioni</a>, ci sono proprio le relazioni. “<strong>Nella gestione di beni comuni il nesso tra spazi fisici di aggregazione sociale e occupazioni</strong> non dematerializzabili resta forte&#8221;, continua Gianluca Salvatori, &#8220;e produce nuovi lavori che richiedono creatività e conoscenza”. Ma non solo creatività, perché, la natura del bene richiede anche altre competenze. “La gestione di un bene comune è una responsabilità assunta nei confronti di altre persone e quindi deve essere sostenibile nel tempo”. <strong>La sostenibilità economica richiede, quindi, competenze di tipo imprenditoriale</strong>, “capacità di creare valore, abilità nel coniugare finalità sociali e solidità economica”.<br />
La gestione di un bene comune <strong>non si può risolvere nella richiesta di risorse pubbliche per il suo sostentamento</strong>, “verrebbe tradito lo spirito della mobilitazione di energie civiche che sta alla base dell’idea stessa dei beni comuni”. <strong>La sfida quindi è sempre più attuale</strong>, e per questo la SIBEC vi dà appuntamento in autunno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="SIBEC - Parola ai corsisti" width="810" height="456" src="https://www.youtube.com/embed/uodfFTUiI1A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/07/le-prospettive-di-sviluppo-dei-beni-comuni-perche-partecipare-a-sibec-lab/">Le prospettive occupazionali dei beni comuni: perché partecipare alla SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rigenerazione urbana e beni comuni: il racconto di SIBEC a Milano</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/06/la-sibec-a-milano-per-approfondire-il-tema-della-rigenerazione-urbana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 16:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[corso BASE SIBEC]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono i beni comuni? La mattina di giovedì è stata dedicata alla definizione dei beni comuni. Partendo dall’assunto che non esiste una definizione unitaria e condivisa di bene comune, i corsisti, guidati da Fabio Giglioni &#8211; Caporedattore della sezione Diritto di Labsus e docente di diritto amministrativo dell&#8217;Università Sapienza &#8211; hanno provato a rispondere alla domanda “cosa sono i beni comuni?”. Dagli usi civici al tentativo della Commissione Rodotà, fino al Regolamento promosso da Labsus, la lezione ha viaggiato lungo la storia del diritto con uno sguardo proiettato sul presente. Particolare attenzione è stata riservata all’elaborazione giurisprudenziale del tema, che è stato oggetto di un esercizio in gruppi per analizzare una recente sentenza della Corte dei Conti. Toolkit per la gestione dei beni comuni Nel pomeriggio la cattedra, invece, è passata a Gianluca Salvatori di Euricse. &#8220;Se la ripartizione pubblico/privato non è più sufficiente a spiegare i beni comuni, al pari l’attività economica non può più essere interpretata solo attraverso la dicotomia Stato/Mercato&#8220;, così Salvatori ha introdotto il tema delle imprese sociali. Il terzo settore in Italia corrisponde all’8% dell’occupazione, pari al 5% del PIL per servizi che riguardano direttamente il 10% della popolazione, la rigenerazione e la valorizzazione dei beni comuni sono quindi temi chiave per migliorare il futuro delle città. Concentrandosi sugli aspetti pratici che determinano il successo o meno di un&#8217;impresa sociale, ci si è mossi per capire coma analizzare il contesto, come strutturare una buona strategia di partnership e per definire il concetto di scalabilità nell&#8217;ambito del terzo settore. “Quando si parla di beni comuni l’accountability è fondamentale e complessa” e per questo ci si è concentrati sulla valutazione d’impatto, “rendicontare, infatti, genera fiducia”. Rigenerazione e sviluppo urbano nel contesto milanese Venerdì mattina invece si è approfondito il tema della rigenerazione in contesti urbani. “I luoghi vaghi o incompiuti sono tutti quelli spazi che possono essere oggetto di processi di rigenerazione urbana”, ha spiegato Gabriele Pasqui &#8211; Direttore del Dipartimento Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano &#8211; raccontando le ragioni storiche di questi spazi e le possibili conseguenze di un percorso di rigenerazione urbana. &#8220;Rigenerare non vuol dire, infatti, solo cambiare l’aspetto fisico di un luogo, ma rilanciarlo economicamente e – soprattutto – valorizzare i legami sociali che lo abitano&#8220;, e per capirlo al meglio, Pasqui ha esposto ai corsisti tre esempi concreti di rigenerazione urbana nel contesto milanese. Storie di successi e insuccessi, che mostrano come la rigenerazione urbana non possa intendersi come una politica, ma come un processo: per rispettarne la complessità, stimolando le risorse locali e garantendo la compartecipazione. Il mercato Lorenteggio Il venerdì pomeriggio invece la classe SIBEC si è spostata nel quartiere Giambellino Lorenteggio. Accompagnati da Francesca Santaniello e Dynamoscopio i corsisti hanno visitato il quartiere, “uno dei più importanti di Milano, sia dal punto di vista delle tensioni sociali, che &#8211; d’altra parte &#8211; del capitale sociale che i cittadini stanno spendendo per migliorare la qualità della vita&#8221;, ha spiegato Francesca Santaniello. Punto centrale della visita è stato il Mercato Lorenteggio, &#8220;il luogo dove maggiormente si è concentrato questo sforzo decennale”. Qui i corsisti hanno potuto intervistare direttamente i protagonisti di questo esempio di rigenerazione, potendo approfondire un&#8217;esperienza concreta ed estremamente innovativa. La tappa è finita, ma le relazioni nate in questi due giorni sono le basi per proseguire il lavoro di valorizzazione dei beni comuni. Quella piccola rivoluzione che giorno dopo giorno sta investendo tutto il Paese e che la SIBEC spera di portare avanti grazie ad un percorso di approfondimento interdisciplinare. Un ringraziamento speciale a Banca Etica per il prezioso sostegno, che ha reso possibile l&#8217;organizzazione della tappa. La SIBEC non finisce qui e da appuntamento a tutti al CAMPUS SIBEC LAB in programma per il mese di settembre 2018.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/06/la-sibec-a-milano-per-approfondire-il-tema-della-rigenerazione-urbana/">Rigenerazione urbana e beni comuni: il racconto di SIBEC a Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;">Cosa sono i beni comuni?</h5>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-58316 size-medium" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La mattina di giovedì è stata dedicata alla definizione dei beni comuni. Partendo dall’assunto che <strong>non esiste una definizione unitaria e condivisa di bene comune</strong>, i corsisti, guidati da <strong>Fabio Giglioni</strong> &#8211; Caporedattore della sezione Diritto di Labsus e docente di diritto amministrativo dell&#8217;Università Sapienza &#8211; hanno provato a rispondere alla domanda “cosa sono i beni comuni?”. Dagli usi civici al tentativo della Commissione Rodotà, fino al Regolamento promosso da Labsus, la lezione ha viaggiato lungo la storia del diritto con uno sguardo proiettato sul presente. <strong>Particolare attenzione è stata riservata all’elaborazione giurisprudenziale del tema</strong>, che è stato oggetto di un esercizio in gruppi per analizzare una recente sentenza della Corte dei Conti.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Toolkit per la gestione dei beni comuni</h5>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-58321 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nel pomeriggio la cattedra, invece, è passata a <strong>Gianluca Salvatori</strong> di Euricse. &#8220;Se la ripartizione pubblico/privato non è più sufficiente a spiegare i beni comuni, al pari <strong>l’attività economica non può più essere interpretata solo attraverso la dicotomia Stato/Mercato</strong>&#8220;, così Salvatori ha introdotto il tema delle imprese sociali. Il terzo settore in Italia corrisponde all’8% dell’occupazione, pari al 5% del PIL per servizi che riguardano direttamente il 10% della popolazione, <strong>la rigenerazione e la valorizzazione dei beni comuni sono quindi temi chiave per migliorare il futuro delle città</strong>.<br />
Concentrandosi sugli aspetti pratici che determinano il successo o meno di un&#8217;impresa sociale, ci si è mossi per capire coma analizzare il contesto, come strutturare una buona strategia di partnership e per definire il concetto di scalabilità nell&#8217;ambito del terzo settore. “Quando si parla di beni comuni l’<em>accountability</em> è fondamentale e complessa” e per questo ci si è concentrati sulla valutazione d’impatto, “rendicontare, infatti, genera fiducia”.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Rigenerazione e sviluppo urbano nel contesto milanese</h5>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-58317 alignright" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-276x225.jpg" alt="" width="276" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-276x225.jpg 276w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-768x626.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-810x660.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-600x489.jpg 600w" sizes="(max-width: 276px) 100vw, 276px" />Venerdì mattina invece si è approfondito il tema della rigenerazione in contesti urbani. “<strong>I luoghi vaghi o incompiuti sono tutti quelli spazi che possono essere oggetto di processi di rigenerazione urbana</strong>”, ha spiegato <strong>Gabriele Pasqui</strong> &#8211; Direttore del Dipartimento Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano &#8211; raccontando le ragioni storiche di questi spazi e le possibili conseguenze di un percorso di rigenerazione urbana.<br />
&#8220;Rigenerare non vuol dire, infatti, solo cambiare l’aspetto fisico di un luogo, ma rilanciarlo economicamente e – soprattutto – <strong>valorizzare i legami sociali che lo abitano</strong>&#8220;, e per capirlo al meglio, Pasqui ha esposto ai corsisti tre esempi concreti di rigenerazione urbana nel contesto milanese. Storie di successi e insuccessi, che mostrano come <strong>la rigenerazione urbana non possa intendersi come una politica</strong>, ma come un processo: per rispettarne la complessità, stimolando le risorse locali e garantendo la compartecipazione.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Il mercato Lorenteggio</h5>
<p style="text-align: justify;">Il venerdì pomeriggio invece la classe SIBEC si è spostata nel quartiere Giambellino Lorenteggio. Accompagnati da <strong>Francesca Santaniello</strong> e <strong>Dynamoscopio</strong> i corsisti hanno visitato il quartiere, “uno dei più importanti di Milano, sia dal punto di vista delle tensioni sociali, che &#8211; d’altra parte &#8211; del capitale sociale che i cittadini stanno spendendo per migliorare la qualità della vita&#8221;, ha spiegato Francesca Santaniello. Punto centrale della visita è stato il <a href="http://www.mercatolorenteggio.it/" target="_blank" rel="noopener">Mercato Lorenteggio</a>, &#8220;<strong>il luogo dove maggiormente si è concentrato questo sforzo decennale</strong>”. Qui i corsisti hanno potuto intervistare direttamente i protagonisti di questo esempio di rigenerazione, potendo approfondire un&#8217;esperienza concreta ed estremamente innovativa.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-58315 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-1024x768.jpg" alt="" width="489" height="367" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 489px) 100vw, 489px" /></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">La tappa è finita, ma <strong>le relazioni nate in questi due giorni sono le basi per proseguire il lavoro di valorizzazione dei beni comuni</strong>. Quella piccola rivoluzione che giorno dopo giorno sta investendo tutto il Paese e che la SIBEC spera di portare avanti grazie ad un percorso di approfondimento interdisciplinare. Un ringraziamento speciale a <strong>Banca Etica per il prezioso sostegno, che ha reso possibile l&#8217;organizzazione della tappa</strong>.<br />
La SIBEC non finisce qui e da appuntamento a tutti al <a href="https://www.sibec.eu/sibec-lab/" target="_blank" rel="noopener">CAMPUS SIBEC LAB</a> in programma per il mese di settembre 2018.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/06/la-sibec-a-milano-per-approfondire-il-tema-della-rigenerazione-urbana/">Rigenerazione urbana e beni comuni: il racconto di SIBEC a Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Perché un vicesindaco partecipa alla SIBEC</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/06/perche-un-vicesindaco-studia-i-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 15:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[corso BASE SIBEC]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cuneaz]]></category>
		<category><![CDATA[Sarre]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[Valle d'Aosta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarre è un piccolo comune della Valle d’Aosta, meno di 5 mila abitanti a 630 mt di altezza, di cui Roberto è Vicesindaco dal 2015. Nel 2017 a Sarre è stato approvato il regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Purtroppo, però, i patti di collaborazione ancora non sono stati firmati. Qualche progetto ci sarebbe, come ad esempio “una collaborazione con la locale squadra di rugby, per la ristrutturazione di un locale che era stato donato al comune con un vincolo di destinazione per gli anziani”. Il meccanismo però ancora non si è attivato: “la volontà politica c’è, ma non basta”. “È la struttura che deve avviare questo percorso”, dice Roberto, “il progetto deve camminare sui suoi piedi, altrimenti se cambia colore la giunta cade tutto: sono gli uffici e la popolazione che devono essere in grado di mandarlo avanti autonomamente”. I beni comuni nell&#8217;attività amministrativa Roberto sul tema è molto preparato, l&#8217;anno scorso, infatti, ha partecipato ai corsi SIBEC. Perché un vicesindaco decide di approfondire il tema dei beni comuni? “I beni comuni sono una possibilità di ricchezza diffusa per la popolazione, ma sono anche un costo da un punto di vista amministrativo”, mi spiega, “mi sono approcciato al corso sapendo che il comune deve fare alcune cose, ma non ha i soldi per farle e quindi deve trovare altre collaborazioni per offrire i servizi”. Spesso però chi fa politica si avvicina alla cittadinanza attiva con un certo scetticismo, come se ci fosse paura di essere scavalcati: “È vero che spesso c’è paura della partecipazione perché è una cosa che poi non si può controllare”, afferma, “però è un modo di vedere le cose destinato a morire”. “Avere la cognizione di far partecipare i cittadini, anche se non sono tuoi elettori, è un uovo di colombo”, continua Roberto, “un modo per avvicinare la cittadinanza alla politica, quella buona”. Un vicesindaco molto convinto, “i beni comuni sono la nuova frontiera in cui muoverci, dobbiamo definirli e valorizzarli, non è così chiaro nella cittadinanza cos’è un bene comune”. La SIBEC E la SIBEC è stata utile? “Moltissimo, soprattutto perché ho capito il metodo di approccio a un progetto di partecipazione, ossia la necessità di sensibilizzare gli attori, spesso inconsapevoli”. Anche il contributo di professionisti del settore è stato molto utile, “dal punto di vista operativo, mi è stato molto di aiuto l’apporto dei tecnici che hanno sviscerato le varie tematiche, da quella economica a quella giuridica o di marketing e promozione”, spiega, &#8220;soprattutto perché parliamo di progetti che sai dove partono ma non dove arrivano, ci sono tantissime variabili e vanno governate per incanalare tutte le energie positive”. Quali sono stati gli elementi che hai apprezzato di più? “È stato fondamentale visitare quei luoghi dove le cose si fanno concretamente; di teoria non si vive, la pratica è ciò che ti consente di vedere nuove prospettive e di toccare con mano le possibilità di crescita”. Lo consiglieresti? “Assolutamente, questo corso dà la possibilità di sviluppare nuove prospettive e di rilanciare il rapporto con la cittadinanza, la garanzia sul nostro futuro”. La SIBEC &#8211; Scuola Italiana dei Beni Comuni sarà a Milano il 14 e 15 giugno. Scopri di più! &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/06/perche-un-vicesindaco-studia-i-beni-comuni/">Perché un vicesindaco partecipa alla SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarre è un piccolo comune della Valle d’Aosta, meno di 5 mila abitanti a 630 mt di altezza, di cui Roberto è Vicesindaco dal 2015.<br />
Nel 2017 a Sarre <a href="http://www.aostasera.it/articoli/sarre-diventa-il-primo-comune-valdostano-dotato-di-regolamento-labsus" target="_blank" rel="noopener">è stato approvato il regolamento</a> per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Purtroppo, però, <strong>i patti di collaborazione ancora non sono stati firmati</strong>. Qualche progetto ci sarebbe, come ad esempio “<strong>una collaborazione con la locale squadra di rugby, per la ristrutturazione di un locale</strong> che era stato donato al comune con un vincolo di destinazione per gli anziani”. Il meccanismo però ancora non si è attivato: “la volontà politica c’è, ma non basta”. “È la struttura che deve avviare questo percorso”, dice Roberto, “il progetto deve camminare sui suoi piedi, altrimenti se cambia colore la giunta cade tutto: <strong>sono gli uffici e la popolazione che devono essere in grado di mandarlo avanti</strong> autonomamente”.</p>
<div id="attachment_48443" style="width: 3466px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-48443" class="size-full wp-image-48443" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/smile-belli1.jpg" alt="" width="3456" height="2304" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/smile-belli1.jpg 3456w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/smile-belli1-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/smile-belli1-1024x683.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/smile-belli1-624x416.jpg 624w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /><p id="caption-attachment-48443" class="wp-caption-text">I corsisti SIBEC 2017 in una lezione in Puglia</p></div>
<h5>I beni comuni nell&#8217;attività amministrativa</h5>
<p style="text-align: justify;">Roberto sul tema è molto preparato, l&#8217;anno scorso, infatti, ha partecipato ai corsi SIBEC.<br />
Perché un vicesindaco decide di approfondire il tema dei beni comuni? “<strong>I beni comuni sono una possibilità di ricchezza diffusa per la popolazione</strong>, ma sono anche un costo da un punto di vista amministrativo”, mi spiega, “mi sono approcciato al corso sapendo che il comune deve fare alcune cose, ma non ha i soldi per farle e quindi deve trovare altre collaborazioni per offrire i servizi”.<br />
Spesso però chi fa politica si avvicina alla cittadinanza attiva con un certo scetticismo, come se ci fosse paura di essere scavalcati: “È vero che <strong>spesso c’è paura della partecipazione perché è una cosa che poi non si può controllare</strong>”, afferma, “però è un modo di vedere le cose destinato a morire”.<br />
“Avere la cognizione di far partecipare i cittadini, anche se non sono tuoi elettori, è un uovo di colombo”, continua Roberto, “<strong>un modo per avvicinare la cittadinanza alla politica, quella buona</strong>”. Un vicesindaco molto convinto, “i beni comuni sono la nuova frontiera in cui muoverci, dobbiamo definirli e valorizzarli, non è così chiaro nella cittadinanza cos’è un bene comune”.</p>
<h5>La SIBEC</h5>
<p style="text-align: justify;"><strong>E la SIBEC è stata utile?</strong> “Moltissimo, soprattutto perché <strong>ho capito il metodo di approccio a un progetto di partecipazione</strong>, ossia la necessità di sensibilizzare gli attori, spesso inconsapevoli”. Anche il contributo di professionisti del settore è stato molto utile, “dal punto di vista operativo, mi è stato molto di aiuto l’apporto dei tecnici che hanno sviscerato le varie tematiche, da quella economica a quella giuridica o di marketing e promozione”, spiega, &#8220;soprattutto perché <strong>parliamo di progetti che sai dove partono ma non dove arrivano</strong>, ci sono tantissime variabili e vanno governate per incanalare tutte le energie positive”.<br />
Quali sono stati gli elementi che hai apprezzato di più? “È stato fondamentale visitare quei luoghi dove le cose si fanno concretamente; di teoria non si vive,<strong> la pratica è ciò che ti consente di vedere nuove prospettive e di toccare con mano le possibilità di crescita</strong>”.<br />
Lo consiglieresti? “Assolutamente, questo corso <strong>dà la possibilità di sviluppare nuove prospettive e di rilanciare il rapporto con la cittadinanza</strong>, la garanzia sul nostro futuro”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-58194" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-1024x1024.jpg" alt="" width="810" height="810" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-225x225.jpg 225w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-768x768.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-65x65.jpg 65w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-810x810.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-1140x1140.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-300x300.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-600x600.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/00_018_SIBEC_post-social_04-04_Tavola-disegno-1-copia-2-1-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></p>
<p>La SIBEC &#8211; Scuola Italiana dei Beni Comuni sarà a Milano il 14 e 15 giugno. <a href="https://sibec.eu/milano/" target="_blank" rel="noopener">Scopri di più</a>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/06/perche-un-vicesindaco-studia-i-beni-comuni/">Perché un vicesindaco partecipa alla SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Rigenerazione urbana e beni comuni &#8211; SIBEC a Milano</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/05/rigenerazione-urbana-e-beni-comuni-sibec-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 May 2018 08:48:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[commons]]></category>
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		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[lorenteggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 14 e 15 giugno le due giornate di formazione saranno strutturate in tre fasi: L’analisi degli elementi teorici e definitori dei beni comuni e dell’amministrazione condivisa, a cura di Fabio Giglioni (Labsus e Università “La Sapienza” di Roma); una lezione sulle potenzialità imprenditoriali dei beni comuni, a cura di Gianluca Salvatori (Euricse); Illustrazione di casi studio e buone prassi di gestione di beni comuni in relazione alla rigenerazione urbana, a cura di Gabriele Pasqui del Politecnico di Milano; Visita del Mercato Lorenteggio, per osservare dal vivo gli elementi fondanti, le peculiarità locali, le variabili strategiche che possono permetterne la replicabilità in altri territori. La visita sarà accompagnata da Francesca Santaniello di InPatto Locale. I docenti Argomenti chiave che saranno spiegati da docenti di primo ordine, vediamo &#8211; in breve &#8211; i loro profili in breve: Fabio Giglioni è professore di Diritto Amministrativo dell’Università La Sapienza, è tra i fondatori di Labsus, di cui, oltre ad essere caporedattore della sezione diritto, è stato anche vicepresidente negli ultimi 4 anni. Si occupa di amministrazione condivisa da tempo, è uno dei più autorevoli esperti in tema di regolamento per l’amministrazione condivisa e di applicazione dei patti di collaborazione, di cui segue l’evoluzione giurisprudenziale. Gianluca Salvatori è amministratore delegato di Euricse dal 2009. Esperto del sistema delle cooperative, negli ultimi venti anni ha operato nel campo dell’innovazione sociale da diversi fronti e con vari approcci, accumulando una discreta esperienza pratica e teorica. Gabriele Pasqui è Direttore del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, Professore Ordinario nell’area disciplinare di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, si occupa da sempre di urbanistica e sostenibilità sociale, temi di cui ha scritto in numerosi libri e articoli. Francesca Santaniello è specializzata in politiche urbane, ha lavorato nel campo della ricerca e della consulenza strategica in progetti di rigenerazione di territori fragili, con attenzione ai temi dell&#8217;abitare e del coinvolgimento di soggetti di natura diversa. Ha esperienze sul territorio sia in Italia che negli USA ed è fondatrice di InPatto Locale, una giovane impresa che promuove un approccio inedito e sperimentale alla progettazione del territorio. I luoghi Le prime due lezioni si terranno al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico, nella sede di Palazzo Carta. Venerdì 15, invece, la Scuola farà visita ad un eccezionale esempio di rigenerazione urbana: il Mercato Lorenteggio. Il mercato Comunale di via Lorenteggio 177, infatti, nasce nel 1954 nel popolare quartiere Giambellino. Dopo aver rischiato più volte di essere chiuso, oggi rappresenta un’esperienza pioniera di welfare culturale comunitario. È stato rimesso a nuovo e rilanciato dall&#8217;associazione dei commercianti in collaborazione con Dynamoscopio, un’agenzia interdisciplinare specializzata in progetti di rigenerazione urbana. Termine per le iscrizioni: 8 giugno Tutte le info: http://sibec.eu/milano/ Qui l&#8217;evento Facebook</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/05/rigenerazione-urbana-e-beni-comuni-sibec-a-milano/">Rigenerazione urbana e beni comuni &#8211; SIBEC a Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1" style="text-align: justify;">Il 14 e 15 giugno le due giornate di formazione saranno strutturate in tre fasi:</p>
<ul class="ul1" style="text-align: justify;">
<li class="li1">L’<strong>analisi degli elementi teorici e definitori dei beni comuni e dell’amministrazione condivisa</strong>, a cura di Fabio Giglioni (Labsus e Università “La Sapienza” di Roma); una lezione sulle <strong>potenzialità imprenditoriali dei beni comuni</strong>, a cura di Gianluca Salvatori (<a href="http://www.euricse.eu/it/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1">Euricse</span></a>);</li>
<li class="li1">Illustrazione di casi studio e<strong> buone prassi di gestione di beni comuni </strong>in relazione alla <strong>rigenerazione urbana</strong>, a cura di Gabriele Pasqui del Politecnico di Milano;</li>
<li class="li1">Visita del <a href="http://www.mercatolorenteggio.it/" target="_blank" rel="noopener">Mercato Lorenteggio</a>, per <strong>osservare dal vivo gli elementi fondanti, le peculiarità locali, le variabili strategiche</strong> che possono permetterne la replicabilità in altri territori. La visita sarà accompagnata da Francesca Santaniello di InPatto Locale.</li>
</ul>
<h2 class="p1" style="text-align: justify;">I docenti</h2>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Argomenti chiave che saranno spiegati da docenti di primo ordine, vediamo &#8211; in breve &#8211; i loro profili in breve:<br />
<strong>Fabio Giglioni</strong> è professore di Diritto Amministrativo dell’Università La Sapienza, è tra i fondatori di Labsus, di cui, oltre ad essere caporedattore della sezione diritto, è stato anche vicepresidente negli ultimi 4 anni. Si occupa di amministrazione condivisa da tempo, è <strong>uno dei più autorevoli esperti in tema di regolamento per l’amministrazione condivisa</strong> e di applicazione dei patti di collaborazione, di cui segue l’evoluzione giurisprudenziale.<br />
<strong>Gianluca Salvatori</strong> è amministratore delegato di Euricse dal 2009. Esperto del sistema delle cooperative, negli ultimi venti anni <strong>ha operato nel campo dell’innovazione sociale da diversi fronti e con vari approcci</strong>, accumulando una discreta esperienza pratica e teorica.<br />
<strong>Gabriele Pasqui</strong> è Direttore del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, Professore Ordinario nell’area disciplinare di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, <strong>si occupa da sempre di urbanistica e sostenibilità sociale</strong>, temi di cui ha scritto in numerosi libri e articoli.<br />
<strong>Francesca Santaniello</strong> è specializzata in politiche urbane, ha lavorato nel campo della ricerca e della consulenza strategica in <strong>progetti di rigenerazione di territori fragili, con attenzione ai temi dell&#8217;abitare e del coinvolgimento di soggetti di natura diversa</strong>. Ha esperienze sul territorio sia in Italia che negli USA ed è fondatrice di <a href="http://www.inpattolocale.it/" target="_blank" rel="noopener">InPatto Locale</a>, una giovane impresa che promuove un approccio inedito e sperimentale alla progettazione del territorio.</p>
<h2 class="p1" style="text-align: justify;">I luoghi</h2>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Le prime due lezioni si terranno al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico, nella sede di Palazzo Carta.<br />
Venerdì 15, invece, la Scuola farà visita ad <strong>un eccezionale esempio di rigenerazione urbana</strong>: il Mercato Lorenteggio. Il mercato Comunale di via Lorenteggio 177, infatti, nasce nel 1954 nel popolare quartiere Giambellino. Dopo aver rischiato più volte di essere chiuso, oggi rappresenta <strong>un’esperienza pioniera di welfare culturale comunitario</strong>. È stato rimesso a nuovo e rilanciato dall&#8217;associazione dei commercianti in collaborazione con <a href="http://www.dynamoscopio.it/" target="_blank" rel="noopener">Dynamoscopio</a>, un’agenzia interdisciplinare specializzata in progetti di rigenerazione urbana.</p>
<h3>Termine per le iscrizioni: 8 giugno</h3>
<h3><a href="http://sibec.eu/milano/" target="_blank" rel="noopener">Tutte le info: http://sibec.eu/milano/</a><br />
<a href="http://bit.ly/SIBEC_MILANO" target="_blank" rel="noopener">Qui</a> l&#8217;evento Facebook</h3>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/05/rigenerazione-urbana-e-beni-comuni-sibec-a-milano/">Rigenerazione urbana e beni comuni &#8211; SIBEC a Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>Oltre la SIBEC, perché un dirigente comunale studia i beni comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/05/oltre-la-sibec-parola-agli-ex-corsisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2018 17:15:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Cervia]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Poggiali]]></category>
		<category><![CDATA[Ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=57793</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre prosegue l’edizione 2018 di SIBEC &#8211; la Scuola Italiana dei Beni Comuni, continuiamo a scoprire chi sono i partecipanti della scuola e cosa rimane dell’esperienza di studio. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Daniela Poggiali ex corsista 2017 e buon esempio per capire perché un funzionario comunale interessato ai beni comuni dovrebbe partecipare alla SIBEC. Daniela vive a Forlì, è un dirigente dell’Area Servizi al cittadino, Demanio, Porto e Patrimonio nel Comune di Cervia, e dirigente per i Servizi alla Cittadinanza nel Comune di Ravenna. Lo è da 25 anni e svolge il suo lavoro con passione, perché, come dice lei stessa, “amo il mio lavoro e i settori in cui opero”. Lavora in comuni molto attenti ai servizi al cittadino e alla partecipazione. In particolare Ravenna è un comune molto all&#8217;avanguardia in tema di partecipazione, oltre ad essere stato stato uno dei primi comuni ad approvare il regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni (secondo il nostro database il 45esimo comune italiano ad approvarlo), ha dato grande valore &#8211; anche in termini di comunicazione &#8211; al percorso che ha portato all&#8217;approvazione ma soprattutto all&#8217;applicazione del Regolamento. Daniela segue la gestione dei servizi al cittadino da tanto tempo ma la partecipazione, e la possibilità di gestire i beni comuni in condivisione con la cittadinanza, sono argomenti a cui si è avvicinata “solo di recente”. &#8220;Non si tratta di scelte più democratiche, ma di voler raggiungere determinati obiettivi&#8221; La volontà di approfondire il tema dei beni comuni spinge Daniela ad iscriversi alla SIBEC: perché “da queste parti c’era la volontà di fare sperimentazione, così mi sentivo le spalle coperte per poter fare concretamente innovazione”. La SIBEC inizia e Daniela ne apprezza particolarmente due cose: “il fatto che accanto alla parte teorica vi fosse la conoscenza di un caso concreto, e il fatto che fosse itinerante, un modo per scoprire la ricchezza delle esperienze italiane”. Gli esempi studiati aiutano Daniela a progettare nuove cose, ma anche a mettere in discussione idee consolidate e convinzioni ormai date per scontate, come mi spiega, “aver visto affrontare problemi uguali in maniera differente mi ha aperto nuovi orizzonti gestionali”. &#8220;La SIBEC non è solo il modo per vedere cose che non hai mai affrontato”, spiega, “ma anche per riconoscere con maggior precisione le tue competenze e migliorarle”. Cosa è rimasto a Daniela di questa esperienza? “L’attenzione maggiore alle competenze dei miei collaboratori: non è solo un questione di scelte più democratiche”, spiega, “ma di unione intenti per raggiungere determinati obiettivi”. “La competenza del dirigente non basta”, continua Daniela “servono la volontà della componente politica dell’amministrazione e le capacità dei vari collaboratori. Per questo punterei molto sulle segreterie dei Sindaci per avviare percorsi di partecipazione”. E della Sibec cosa migliorerebbe? “L’attenzione per i beni comuni immateriali, intendere la cultura e i valori identitari come beni comuni, può essere la chiave di volta per l’amministrazione condivisa. È una sfida più grande, ma la posta in gioco è maggiore. Non dobbiamo pensare a come gestire un nido, ma qual è il valore immateriale che vuoi salvare con quel nido. Così si può allargare di molto la platea di persone interessate al bene comune”. &#160; LEGGI ANCHE: Villa Dho Casa Aperta e l&#8217;impatto a SIBEC L’amministrazione condivisa e la comunicazione di interesse generale SIBEC 2018: tutte le novità della nuova edizione L’essenza della sussidiarietà  è la creazione di una relazione di condivisione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/05/oltre-la-sibec-parola-agli-ex-corsisti/">Oltre la SIBEC, perché un dirigente comunale studia i beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1" style="text-align: justify;">Mentre prosegue <a href="http://sibec.eu/" target="_blank" rel="noopener">l’edizione 2018</a> di SIBEC &#8211; la Scuola Italiana dei Beni Comuni, <a href="http://www.labsus.org/2018/04/villa-dho-e-limpatto-della-sibec/" target="_blank" rel="noopener">continuiamo a scoprire</a> <strong>chi sono i partecipanti della scuola e cosa rimane dell’esperienza di studio</strong>. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con <strong>Daniela Poggiali</strong> ex corsista 2017 e buon esempio per capire perché un funzionario comunale interessato ai beni comuni dovrebbe partecipare alla SIBEC.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-45464 size-full" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/03/20170317_1027421.jpg" alt="" width="3264" height="2448" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/03/20170317_1027421.jpg 3264w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/03/20170317_1027421-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/03/20170317_1027421-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/03/20170317_1027421-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/03/20170317_1027421-624x468.jpg 624w" sizes="(max-width: 3264px) 100vw, 3264px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Daniela vive a Forlì, è un dirigente <i>dell’Area Servizi al cittadino, Demanio, Porto e Patrimonio </i>nel Comune di Cervia, e dirigente<i> per i Servizi alla Cittadinanza</i> nel Comune di Ravenna. <strong>Lo è da 25 anni e svolge il suo lavoro con passione</strong>, perché, come dice lei stessa, “amo il mio lavoro e i settori in cui opero”. Lavora in comuni molto attenti ai servizi al cittadino e alla partecipazione. In particolare <strong><a href="http://www.labsus.org/2015/10/ravenna-deliberazione-della-giunta-comunale-16-luglio-2015-n-10832775/" target="_blank" rel="noopener">Ravenna</a> è un comune molto all&#8217;avanguardia in tema di partecipazione, </strong>oltre ad essere stato stato uno dei primi comuni ad approvare il regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni (secondo <a href="http://www.labsus.org/i-regolamenti-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">il nostro database</a> il 45esimo comune italiano ad approvarlo), ha dato grande valore &#8211; anche in termini di comunicazione &#8211; al percorso che ha portato all&#8217;approvazione ma soprattutto all&#8217;<strong>applicazione del Regolamento</strong>. Daniela segue la gestione dei servizi al cittadino da tanto tempo ma la partecipazione, e la possibilità di gestire i beni comuni in condivisione con la cittadinanza, sono argomenti a cui si è avvicinata “solo di recente”.</p>
<h2>&#8220;Non si tratta di scelte più democratiche, ma di voler raggiungere determinati obiettivi&#8221;</h2>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-48358 size-medium" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/fili-169x225.jpg" alt="" width="169" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/fili-169x225.jpg 169w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/fili-624x832.jpg 624w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/06/fili.jpg 720w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" />La volontà di approfondire il tema dei beni comuni spinge Daniela ad iscriversi alla SIBEC: perché “da queste parti<strong> c’era la volontà di fare sperimentazione, così mi sentivo le spalle coperte</strong> per poter fare concretamente innovazione”. La SIBEC inizia e Daniela ne apprezza particolarmente due cose: “il fatto che accanto alla parte teorica vi fosse la conoscenza di un caso concreto, e il fatto che fosse itinerante, <strong>un modo per scoprire la ricchezza delle esperienze italiane</strong>”.<br />
Gli esempi studiati aiutano Daniela a progettare nuove cose, ma anche a mettere in discussione idee consolidate e convinzioni ormai date per scontate, come mi spiega, “aver visto affrontare <strong>problemi uguali in maniera differente mi ha aperto nuovi orizzonti gestionali</strong>”. &#8220;La SIBEC non è solo il modo per vedere cose che non hai mai affrontato”, spiega, “ma anche per riconoscere con maggior precisione le tue competenze e migliorarle”.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-57808 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/05/cover-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/05/cover-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/05/cover-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/05/cover-768x578.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/05/cover-810x610.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/05/cover-600x452.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/05/cover.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Cosa è rimasto a Daniela di questa esperienza? “<strong>L’attenzione maggiore alle competenze dei miei collaboratori</strong>: non è solo un questione di scelte più democratiche”, spiega, “ma di unione intenti per raggiungere determinati obiettivi”. “La competenza del dirigente non basta”, continua Daniela “<strong>servono la volontà della comp</strong><strong>onente politica dell’amministrazione e le capacità dei vari collaboratori</strong>. Per questo punterei molto sulle segreterie dei Sindaci per avviare percorsi di partecipazione”.<br />
E della Sibec cosa migliorerebbe? “<strong>L’attenzione per i beni comuni immateriali</strong>, intendere la cultura e i valori identitari come beni comuni, può essere la chiave di volta per l’amministrazione condivisa. È una sfida più grande, ma la posta in gioco è maggiore. Non dobbiamo pensare a come gestire un nido, ma <strong>qual è il valore immateriale che vuoi salvare con quel nido</strong>. Così si può allargare di molto la platea di persone interessate al bene comune”.</p>
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<p><strong>LEGGI ANCHE</strong>:</p>
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<li><a href="http://www.labsus.org/2018/04/villa-dho-e-limpatto-della-sibec/" target="_blank" rel="noopener">Villa Dho Casa Aperta e l&#8217;impatto a SIBEC</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/12/lamministrazione-condivisa-e-la-comunicazione-di-interesse-generale/" target="_blank" rel="noopener">L’amministrazione condivisa e la comunicazione di interesse generale</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2018/02/54897/" target="_blank" rel="noopener">SIBEC 2018: tutte le novità della nuova edizione</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/12/lessenza-della-sussidiarieta-e-la-relazione-di-condivisione/" target="_blank" rel="noopener">L’essenza della sussidiarietà  è la creazione di una relazione di condivisione</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/05/oltre-la-sibec-parola-agli-ex-corsisti/">Oltre la SIBEC, perché un dirigente comunale studia i beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Labsus e i social network: una breve riflessione</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/04/labsus-e-i-social-network-una-breve-riflessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2018 14:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c&#8217;è partecipazione senza comunicazione: seguiteci anche su Instagram In poche settimane due importanti novità ci hanno dato da riflettere sull’uso dei social network: la prima è stata l’introduzione, da parte di Facebook, di un nuovo algoritmo che riduce le capacità di diffusione delle pagine fan (come la nostra), un problema per chi, come noi, ha tante cose da dire ma poche risorse da investire (clicca qui per scoprire come continuare a vedere Labsus); l’altra è lo scandalo di “Cambridge Analytica” , che mette tutti di fronte alla pervasività dei social network e ai suoi aspetti più inquietanti. “Nel comunicare si trasmette una determinata visione del mondo, per far sì che coloro cui la si comunica la facciano propria e, di conseguenza, modifichino le proprie scelte ed i propri comportamenti”, scriveva Gregorio Arena qualche anno fa. In quest’ottica l’idea di Labsus è sempre stata quella di fare comunicazione, soprattutto se si rilegge la nostra prima descrizione, in cui sintetizzavamo così il nostro obiettivo: “Convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita”. In quest’opera negli anni abbiamo avuto un grande alleato: la rivoluzione digitale. Gli strumenti web ci hanno permesso di creare una vera e propria rivista, che quotidianamente ha pubblicato articoli e riflessioni, con una redazione diffusa e sparsa per tutta Italia. In questi anni con più di quattromila articoli abbiamo creato una community digitale di migliaia di persone distribuita tra Facebook, Twitter e la nostra Newsletter. Il nuovo profilo Instagram A voler fare un bilancio, dobbiamo ammettere che anche grazie a internet e all’uso dei social, abbiamo potuto realizzare quel “laboratorio per l’attuazione del principio di sussidiarietà, dove elaborare idee, raccogliere esperienze e segnalare iniziative” che i soci fondatori avevano in mente nel 2005. Per questo crediamo sia arrivato il momento di ampliare i nostri orizzonti e di affacciarci su Instagram. Instagram è un social network nato nel 2010 che si basa sulla condivisione di foto e non prevede la possibilità di condividere link. Un social network con un trend di crescita incredibile, che – ad oggi &#8211; conta circa 700 milioni di utenti attivi (il doppio di quelli di twitter), di cui 14 milioni solo in Italia. Un gigantesco album fotografico composto da miliardi di spunti, indicizzati grazie all’uso di hashtag, da cui però le nostre tematiche sono praticamente escluse: l’hashtag #benicomuni ha solo 1800 post, mentre #pattidicollaborazione appena 9 post. Riteniamo quindi di doverlo presenziare, anche tenendo conto che il 59% degli utenti ha meno di trent&#8217;anni. Mandateci le vostre foto Ogni social ha la sua metrica, le sue potenzialità e i suoi limiti, ed è fin troppo evidente che le foto non sono lo strumento giusto per parlare di giurisprudenza, di diritto o per introdurre un saggio di sociologia. Viceversa, quale migliore strumento per raccontare la forza della cittadinanza attiva? Vogliamo usare Instagram per raccontare storie di rigenerazione urbana, di sussidiarietà, di amministrazione condivisa, per raccontare questa “piccola rivoluzione” che ha portato all’approvazione del regolamento per i beni comuni in più di 200 comuni in tutta Italia. Nel farlo ci piacerebbe che questa esigenza di comunicare fosse il volàno per una rinnovata partecipazione della nostra community. Come? Usando le foto di tutte coloro che vorranno usare il nostro canale per raccontare la loro storia (inviando foto e descrizione a labsus.social@gmail.com). Insomma strumenti di comunicazione che crediamo ci aiuteranno a migliorare non solo la partecipazione al nostro progetto, ma in generale la gestione condivisa dei beni comuni. LEGGI ANCHE: La comunicazione sociale. Manuale per le organizzazioni no profit La comunicazione come strumento di inclusione e partecipazione: i patti di Genova e Trento L’amministrazione condivisa e la comunicazione di interesse generale Hashtag our stories, un progetto di community mobile journalism Verso una rete di centri di produzione culturale indipendente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/04/labsus-e-i-social-network-una-breve-riflessione/">Labsus e i social network: una breve riflessione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: center;">Non c&#8217;è partecipazione senza comunicazione: seguiteci anche su Instagram</h5>
<p>In poche settimane <strong>due importanti novità </strong>ci hanno dato da riflettere <strong>sull’uso dei social network</strong>: la prima è stata l’introduzione, da parte di Facebook, di <strong>un nuovo algoritmo che riduce le capacità di diffusione delle pagine fan</strong> (<a href="https://www.facebook.com/LabsusBeniComuni/" target="_blank" rel="noopener">come la nostra</a>), un problema per chi, come noi, ha tante cose da dire ma poche risorse da investire (<a href="https://www.facebook.com/help/371675846332829" target="_blank" rel="noopener">clicca qui</a> per scoprire come continuare a vedere Labsus); l’altra è lo scandalo di “<a href="https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/" target="_blank" rel="noopener">Cambridge Analytica</a>” , che mette tutti di fronte alla pervasività dei social network e ai suoi aspetti più inquietanti.</p>
<p>“<strong>Nel comunicare si trasmette una determinata visione del mondo</strong>, per far sì che coloro cui la si comunica la facciano propria e, di conseguenza, modifichino le proprie scelte ed i propri comportamenti”, <a href="http://www.labsus.org/2016/12/lamministrazione-condivisa-e-la-comunicazione-di-interesse-generale/" target="_blank" rel="noopener">scriveva</a> Gregorio Arena qualche anno fa. In quest’ottica l’idea di Labsus è sempre stata quella di fare comunicazione, soprattutto se si rilegge la nostra prima descrizione, in cui sintetizzavamo così il nostro obiettivo: “<strong>Convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi</strong>, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita”.<br />
In quest’opera negli anni abbiamo avuto un grande alleato: la rivoluzione digitale. <strong>Gli strumenti web ci hanno permesso di creare una vera e propria rivista</strong>, che quotidianamente ha pubblicato articoli e riflessioni, con una redazione diffusa e sparsa per tutta Italia. In questi anni con più di quattromila articoli abbiamo creato una community digitale di migliaia di persone distribuita tra Facebook, Twitter e la nostra Newsletter.</p>
<h1>Il nuovo profilo Instagram</h1>
<p>A voler fare un bilancio, dobbiamo ammettere che anche grazie a internet e all’uso dei social, abbiamo potuto realizzare quel “<strong>laboratorio per l’attuazione del principio di sussidiarietà</strong>, dove elaborare idee, raccogliere esperienze e segnalare iniziative” che i soci fondatori avevano in mente nel 2005. Per questo crediamo sia <strong>arrivato il momento di ampliare i nostri orizzonti e di affacciarci su Instagram</strong>.<br />
Instagram è un social network nato nel 2010 che si basa sulla condivisione di foto e non prevede la possibilità di condividere link. Un social network con un trend di crescita incredibile, che – ad oggi &#8211; conta <strong>circa 700 milioni di utenti attivi</strong> (il doppio di quelli di twitter), di cui 14 milioni solo in Italia.<br />
<strong>Un gigantesco album fotografico composto da miliardi di spunti</strong>, indicizzati grazie all’uso di hashtag, da cui però le nostre tematiche sono praticamente escluse: l’hashtag #benicomuni ha solo 1800 post, mentre #pattidicollaborazione appena 9 post. Riteniamo quindi di doverlo presenziare, anche tenendo conto che<strong> il 59% degli utenti ha meno di trent&#8217;anni</strong>.</p>
<h1>Mandateci le vostre foto</h1>
<p>Ogni social ha la sua metrica, le sue potenzialità e i suoi limiti, ed è fin troppo evidente che l<strong>e foto non sono lo strumento giusto per parlare di giurisprudenza</strong>, di diritto o per introdurre un saggio di sociologia. Viceversa, <strong>quale migliore strumento per raccontare la forza della cittadinanza attiva?<br />
</strong>Vogliamo usare Instagram per raccontare storie di rigenerazione urbana, di sussidiarietà, di amministrazione condivisa, <strong>per raccontare questa “piccola rivoluzione”</strong> che ha portato all’approvazione del regolamento per i beni comuni in più di 200 comuni in tutta Italia.</p>
<p>Nel farlo ci piacerebbe che <strong>questa esigenza di comunicare fosse il volàno per una rinnovata partecipazione della nostra community</strong>. Come? Usando le foto di tutte coloro che vorranno usare il nostro canale per raccontare la loro storia (inviando foto e descrizione a <a href="mailto:labsus.social@gmail.com">labsus.social@gmail.com</a>). Insomma strumenti di comunicazione che crediamo ci aiuteranno a migliorare non solo la partecipazione al nostro progetto, ma in generale la gestione condivisa dei beni comuni.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
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<li><a href="http://www.labsus.org/2016/07/la-comunicazione-sociale/" target="_blank" rel="noopener">La comunicazione sociale. Manuale per le organizzazioni no profit</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/11/la-comunicazione-come-strumento-di-inclusione-e-partecipazione-i-patti-di-genova-e-trento/" target="_blank" rel="noopener">La comunicazione come strumento di inclusione e partecipazione: i patti di Genova e Trento<br />
</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/12/lamministrazione-condivisa-e-la-comunicazione-di-interesse-generale/" target="_blank" rel="noopener">L’amministrazione condivisa e la comunicazione di interesse generale<br />
</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2018/02/hashtag-our-stories-un-progetto-community-mobile-journalism/" target="_blank" rel="noopener">Hashtag our stories, un progetto di community mobile journalism</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2018/01/la-strada-verso-una-rete-di-centri-di-produzione-culturale-indipendente/" target="_blank" rel="noopener">Verso una rete di centri di produzione culturale indipendente</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/04/labsus-e-i-social-network-una-breve-riflessione/">Labsus e i social network: una breve riflessione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Villa Dho Casa Aperta e l&#8217;impatto della SIBEC</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/04/villa-dho-e-limpatto-della-sibec/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 12:21:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[COmodato d'uso]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione cariplo]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gemma Beretta]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Seveso]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Dho]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2000, però, è costretta a lasciare l’immobile in cui si trova e decide di proporre al comune di Seveso l’utilizzo di Villa Dho. Si tratta di una villa storica, situata in un ampio parco, che i Conti Dho donarono al Comune di Seveso alla fine degli anni &#8217;90 vincolandone, però, l&#8217;uso ad attività sociali e culturali. Viene sottoscritto un comodato di 15 anni a fronte di un investimento importante, da parte dell’associazione, per rendere abitabile la villa. Negli anni successivi la comunità cresce e va avanti, fino al 2015, quando scade il comodato d’uso. Dopo 15 anni però la situazione è cambiata ed è emersa, in maniera sempre più pressante, l’esigenza da parte del comune, e soprattutto degli abitanti di Seveso, di poter utilizzare Villa Dho come un bene comune. “Da un lato avevamo l’esigenza di garantire la riservatezza legata alle attività della comunità familiare, dall’altro avevamo la volontà di rendere fruibile la Villa per quello che è: un bene comune”, spiega Gemma, “così sono arrivata alla SIBEC con questa domanda: come fare?”. La SIBEC e il nuovo bando La SIBEC è la scelta giusta: un percorso di formazione fatto di teoria, esempi pratici e la costante ricerca di soluzioni innovative. Gemma pone la sua domanda ai docenti e ai corsisti SIBEC e studiano insieme il modo per creare nuove alleanze e nuovi legami sul territorio. Grazie alla formazione e grazie allo scambio con gli altri corsisti, Gemma riporta la sua visione all’interno dell’associazione Nature. Così, quando nel 2016 l’amministrazione comunale rimette a bando il bene: “il nostro progetto, sviluppato anche grazie alla Sibec, è risultato vincitore e abbiamo avuto l’assegnazione della Villa per altri 26 anni”. Il progetto però non finisce qui, perché a quel punto emerge la necessità di trovare i fondi, e le competenze acquisite in tema di fundraising diventano fondamentali. Il bando oltre ad assegnare la parte già agibile della Villa chiedeva, infatti, anche la ristrutturazione del tetto e affidava una porzione nuova, la villa del custode, che non era mai stata ristrutturata. In quel momento si rivolgono al bando Emblematici Provinciali di Fondazione Cariplo, a cui collabora anche Labsus attraverso la formazione. &#8220;È arrivato con un tempismo perfetto”, spiega Gemma, “ci dava la possibilità di fare i lavori in questo nuovo spazio, dove volevamo offrire un servizio di ospitalità leggera per l’avvio all’autonomia delle ragazze”. “Ma soprattutto ci permetteva di sostenere tutte le attività sociali e culturali, che volevamo attivare per restituire Villa Dho agli abitanti di Seveso”, conclude Gemma. Villa Dho &#8211; Casa Aperta Insomma si va avanti e nasce così il progetto “Villa Dho &#8211; Casa aperta”, attività culturali e sociali con una programmazione annuale. “È stato un successo, reso possibile anche da una nuova alleanza”, continua, “abbiamo creato una rete di undici associazioni, oggi tredici, con cui abbiamo fatto un patto: la possibilità di usare la sala riunioni della Villa, in cambio di una mano nella promozione e nell’organizzazione di questi eventi”. “È un po’ complicato da un punto di vista operativo, ma è un modo in più per fare rete sul territorio”, puntualizza Gemma. E il connubio tra le esigenze degli abitanti di Seveso e la comunità come va? “Il connubio sta funzionando bene anche grazie ad alcuni accorgimenti, come la divisione degli spazi”, spiega Gemma, “alcune parti di Villa Dho sono accessibili solo alle ragazze, altre alle ragazze e agli artisti, così si animano di cultura anche gli spazi dell’accoglienza; al piano terra invece c’è lo spazio dedicato alle attività pubbliche”. Quindi l’esperienza SIBEC è servita? “Moltissimo, la cosa che ho apprezzato maggiormente è stata avere allo stesso tavolo persone come me, provenienti dal privato sociale, funzionari pubblici e liberi professionisti. Il gruppo misto è la vera ricchezza di SIBEC”. “A chi lo consiglierei? Sia a chi lavora in imprese sociali, ma anche ai responsabili degli enti pubblici, per capire insieme come affrontare il prossimo futuro”. LEGGI ANCHE: Al via la terza edizione di SIBEC, prima tappa: Bologna SIBEC, ultima puntata a ExFadda: to be continued… Puglia, arriviamo! Ultimo modulo SIBEC a ExFadda, San Vito dei Normanni (BR) SIBEC a Siena: pensieri, storie, immagini dal laboratorio di formazione itinerante Il maggio senese: SIBEC tra le contrade di Siena per la terza puntata SIBEC a Forte Marghera: la sfida di un immenso community asset da rigenerare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/04/villa-dho-e-limpatto-della-sibec/">Villa Dho Casa Aperta e l&#8217;impatto della SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2000, però, è costretta a lasciare l’immobile in cui si trova e decide di proporre al comune di Seveso l’utilizzo di Villa Dho. Si tratta di una villa storica, situata in un ampio parco, che i Conti Dho donarono al Comune di Seveso alla fine degli anni &#8217;90 vincolandone, però, l&#8217;<strong>uso ad attività sociali e culturali. </strong><strong>Viene sottoscritto un comodato di 15 anni</strong> a fronte di un investimento importante, da parte dell’associazione, per rendere abitabile la villa. Negli anni successivi la comunità cresce e va avanti, fino al 2015, quando scade il comodato d’uso.<br />
Dopo 15 anni però la situazione è cambiata ed è emersa, in maniera sempre più pressante, l’esigenza da parte del comune, e soprattutto degli abitanti di Seveso, di poter <strong>utilizzare Villa Dho come un bene comune</strong>. “Da un lato avevamo l’esigenza di garantire la riservatezza legata alle attività della comunità familiare, dall’altro avevamo la volontà di rendere fruibile la Villa per quello che è: un bene comune”, spiega Gemma, “così sono arrivata alla SIBEC con questa domanda: come fare?”.</p>
<h1>La SIBEC e il nuovo bando</h1>
<p>La SIBEC è la scelta giusta: <strong>un percorso di formazione fatto di teoria, esempi pratici e la costante ricerca di soluzioni innovative</strong>. Gemma pone la sua domanda ai docenti e ai corsisti SIBEC e studiano insieme il modo per creare nuove alleanze e nuovi legami sul territorio. Grazie alla formazione e grazie allo scambio con gli altri corsisti, Gemma riporta la sua visione all’interno dell’associazione Nature. Così, quando nel 2016 l’amministrazione comunale rimette a bando il bene: “<strong>il nostro progetto, sviluppato anche grazie alla Sibec, è risultato vincitore</strong> e abbiamo avuto l’assegnazione della Villa per altri 26 anni”.<br />
Il progetto però non finisce qui, perché a quel punto emerge la necessità di trovare i fondi, e <strong>le competenze acquisite in tema di fundraising diventano fondamentali</strong>. Il bando oltre ad assegnare la parte già agibile della Villa chiedeva, infatti, anche la ristrutturazione del tetto e affidava una porzione nuova, la villa del custode, che non era mai stata ristrutturata. In quel momento si rivolgono al bando <a href="http://www.fondazionecariplo.it/it/contributi/interventi_emblematici/la-casa-del-custode-seveso.html" target="_blank" rel="noopener">Emblematici Provinciali</a> di Fondazione Cariplo, a cui collabora anche Labsus attraverso la formazione. &#8220;È arrivato con un tempismo perfetto”, spiega Gemma, “ci dava la possibilità di fare i lavori in questo nuovo spazio, dove volevamo offrire un servizio di ospitalità leggera per l’avvio all’autonomia delle ragazze”. “Ma soprattutto <strong>ci permetteva di sostenere tutte le attività sociali e culturali</strong>, che volevamo attivare per restituire Villa Dho agli abitanti di Seveso”, conclude Gemma.</p>
<h1>Villa Dho &#8211; Casa Aperta</h1>
<p>Insomma si va avanti e nasce così il progetto “<a href="http://www.natureseveso.org/drupal/?q=node/52" target="_blank" rel="noopener">Villa Dho &#8211; Casa aperta</a>”, attività culturali e sociali con una programmazione annuale. “<strong>È stato un successo, reso possibile anche da una nuova alleanza</strong>”, continua, “abbiamo creato una rete di undici associazioni, oggi tredici, con cui abbiamo fatto un patto: la possibilità di usare la sala riunioni della Villa, in cambio di una mano nella promozione e nell’organizzazione di questi eventi”. “<strong>È un po’ complicato da un punto di vista operativo, ma è un modo in più per fare rete sul territorio</strong>”, puntualizza Gemma.<br />
E il connubio tra le esigenze degli abitanti di Seveso e la comunità come va? “Il connubio sta funzionando bene anche grazie ad alcuni accorgimenti, come la divisione degli spazi”, spiega Gemma, “alcune parti di Villa Dho sono accessibili solo alle ragazze, altre alle ragazze e agli artisti, così <strong>si animano di cultura anche gli spazi dell’accoglienza</strong>; al piano terra invece c’è lo spazio dedicato alle attività pubbliche”. Quindi l’esperienza SIBEC è servita? “Moltissimo, la cosa che ho apprezzato maggiormente è stata avere allo stesso tavolo persone come me, provenienti dal privato sociale, funzionari pubblici e liberi professionisti. <strong>Il gruppo misto è la vera ricchezza di SIBEC</strong>”.</p>
<p>“<strong>A chi lo consiglierei?</strong> Sia a chi lavora in imprese sociali, ma anche ai responsabili degli enti pubblici, per capire insieme come affrontare il prossimo futuro”.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2018/03/tutto-pronto-per-sibec-a-bologna/" target="_blank" rel="noopener">Al via la terza edizione di SIBEC, prima tappa: Bologna</a></li>
<li><a title="Permalink to SIBEC, ultima puntata a ExFadda: to be continued…" href="http://www.labsus.org/2017/06/sibec-ultima-puntata-a-exfadda-to-be-continued/" target="_blank" rel="bookmark noopener">SIBEC, ultima puntata a ExFadda: to be continued…</a></li>
<li><a title="Permalink to Puglia, arriviamo! Ultimo modulo SIBEC a ExFadda, San Vito dei Normanni (BR)" href="http://www.labsus.org/2017/06/sibec-ultima-puntata-a-exfadda-coming-soon/" target="_blank" rel="bookmark noopener">Puglia, arriviamo! Ultimo modulo SIBEC a ExFadda, San Vito dei Normanni (BR)</a></li>
<li><a title="Permalink to SIBEC a Siena: pensieri, storie, immagini dal laboratorio di formazione itinerante" href="http://www.labsus.org/2017/05/sibec-a-siena-pensieri-storie-immagini-dal-laboratorio-itinerante/" target="_blank" rel="bookmark noopener">SIBEC a Siena: pensieri, storie, immagini dal laboratorio di formazione itinerante</a></li>
<li><a title="Permalink to Il maggio senese: SIBEC tra le contrade di Siena per la terza puntata" href="http://www.labsus.org/2017/05/il-maggio-senese-sibec-tra-le-contrade-di-siena-per-la-terza-puntata/" target="_blank" rel="bookmark noopener">Il maggio senese: SIBEC tra le contrade di Siena per la terza puntata</a></li>
<li><a title="Permalink to SIBEC a Forte Marghera: la sfida di un immenso community asset da rigenerare" href="http://www.labsus.org/2017/04/sibec-a-forte-marghera-la-sfida-di-un-immenso-community-asset-da-rigenerare/" target="_blank" rel="bookmark noopener">SIBEC a Forte Marghera: la sfida di un immenso community asset da rigenerare</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/04/villa-dho-e-limpatto-della-sibec/">Villa Dho Casa Aperta e l&#8217;impatto della SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Al via la terza edizione di SIBEC, prima tappa: Bologna</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/03/tutto-pronto-per-sibec-a-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 08:27:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[ " A scuola di rigenerazione urbana " ]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Donato Di Memmo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola italiana dei beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[Sibec lab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La seconda novità, invece, è la realizzazione di un campus intensivo a settembre, cinque giorni per “incubare” la propria idea di rigenerazione di un bene comune. Cos’è la SIBEC? L’obiettivo della SIBEC è chiaro: diffondere le conoscenze necessarie a recuperare beni in stato di degrado, fornire gli strumenti per valorizzare beni comuni, approfondire nuovi modelli di gestione condivisa e favorire l’attivazione delle comunità. Il percorso si rivolge a imprenditori e amministratori pubblici, ma anche a cittadini, associazioni e comitati, che vogliano diventare esperti nella gestione dei beni comuni. Nelle prime due edizioni, dai circa 200 partecipanti sono nati, o sono stati stimolati, circa 30 progetti. Le tappe della SIBEC sono due giorni di formazione sugli aspetti teorici e giuridici del nascente diritto alla rigenerazione e sul metodo in cui gestire i beni comuni. Caratteristica è anche la metodologia di lavoro, che si basa su un apprendimento di tipo riflessivo: partendo dalle competenze ed esperienze dei partecipanti, infatti, si sviluppano riflessioni condivise. Confronto e conoscenze acquisite grazie alle lezioni degli esperti e alla sperimentazione attiva delle proprie capacità, creano soluzioni innovative e nuovi ambiti di lavoro, applicabili ai propri progetti. La prima tappa La tappa bolognese si chiama “Comunità Intraprendenti” ed è un viaggio alla scoperta di beni comuni rigenerati e soluzioni innovative, che saranno approfondite dai partecipanti a partire dagli luoghi che ospitano le lezioni. Giovedì 12 aprile le lezioni si terranno presso l&#8217;Urban Center. Un progetto nato nel 2002 con lo scopo di gestire uno spazio informativo ed espositivo dedicato ai grandi progetti infrastrutturali della città di Bologna. Negli anni è diventato un luogo chiave per la promozione dei processi di trasformazione e di partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative. Venerdì 13 invece si farà visita a Dynamo – Velostazione. Uno spazio nato nel 2012 che è l’espressione di una comunità intraprendente, quella dei ciclisti bolognesi. Partendo dall’esigenza di un parcheggio custodito nei pressi della Stazione, l’associazione Salavaciclisti, con la collaborazione di tante realtà cittadine, e grazie ad un bando del Comune, ha creato Dynamo: uno spazio di socialità, di cultura e divulgazione. Le docenze di questa prima sessione saranno di Gregorio Arena, che parlerà dei principi dell’amministrazione condivisa, e di Carlo Borzaga di Euricse, che approfondirà le potenzialità imprenditoriali legate ai Beni Comuni. Ad accompagnare i partecipanti alla scoperta di casi concreti saranno invece Donato di Memmo, funzionario del comune di Bologna e tra i primi sperimentatori di pratiche di amministrazione condivisa, e Leonardo Tedeschi, innovatore sociale dell’Urban Center, che accompagnerà i partecipanti nella visita sul campo di Dynamo. Per iscriversi c’è ancora tempo, la scadenza è venerdì 5 aprile. LEGGI ANCHE: SIBEC, ultima puntata a ExFadda: to be continued… Puglia, arriviamo! Ultimo modulo SIBEC a ExFadda, San Vito dei Normanni (BR) SIBEC a Siena: pensieri, storie, immagini dal laboratorio di formazione itinerante Il maggio senese: SIBEC tra le contrade di Siena per la terza puntata SIBEC a Forte Marghera: la sfida di un immenso community asset da rigenerare SIBEC, iscrizioni chiuse! Pronti per la prima tappa?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/tutto-pronto-per-sibec-a-bologna/">Al via la terza edizione di SIBEC, prima tappa: Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La seconda novità, invece, è la realizzazione di un <a href="http://sibec.eu/sibec-lab/" target="_blank" rel="noopener">campus intensivo</a> a settembre, cinque giorni per “incubare” la propria idea di rigenerazione di un bene comune.</p>
<h2><strong>Cos’è la SIBEC?</strong></h2>
<p>L’obiettivo della SIBEC è chiaro:<strong> diffondere le conoscenze</strong> necessarie a recuperare beni in stato di degrado, fornire gli strumenti per valorizzare beni comuni, approfondire nuovi modelli di gestione condivisa e <strong>favorire l’attivazione delle comunità</strong>. Il percorso si rivolge a imprenditori e amministratori pubblici, ma anche a cittadini, associazioni e comitati, che vogliano <strong>diventare esperti nella gestione dei beni comuni</strong>. Nelle prime due edizioni, dai circa 200 partecipanti sono nati, o sono stati stimolati, circa 30 progetti. Le tappe della SIBEC sono <strong>due giorni di formazione sugli aspetti teorici e giuridici del nascente diritto alla rigenerazione</strong> e sul metodo in cui gestire i beni comuni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-56355 alignright" style="margin-top: 0.857143rem; margin-bottom: 0.857143rem; margin-left: 1.71429rem;" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/03/IMG_2996-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>Caratteristica è anche la metodologia di lavoro, che si basa su un apprendimento di tipo riflessivo: partendo dalle competenze ed esperienze dei partecipanti, infatti, si sviluppano riflessioni condivise. <strong>Confronto e conoscenze</strong> acquisite grazie alle lezioni degli esperti e alla sperimentazione attiva delle proprie capacità, creano<strong> soluzioni innovative e nuovi ambiti di lavoro, applicabili ai propri progetti</strong>.</p>
<h2><strong>La prima tappa</strong></h2>
<p>La tappa bolognese si chiama “<a href="https://www.facebook.com/events/997137493766741/" target="_blank" rel="noopener">Comunità Intraprendenti</a>” ed è <strong>un viaggio alla scoperta di beni comuni rigenerati </strong>e soluzioni innovative, che saranno approfondite dai partecipanti a partire dagli luoghi che ospitano le lezioni. Giovedì 12 aprile le lezioni si terranno presso l&#8217;<a href="http://www.urbancenterbologna.it/" target="_blank" rel="noopener">Urban Center</a>. Un progetto nato nel 2002 con lo scopo di gestire <strong>uno spazio informativo ed espositivo</strong> dedicato ai grandi progetti infrastrutturali della città di Bologna. Negli anni è diventato un luogo chiave per la promozione dei processi di trasformazione e di <strong>partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-56354 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/03/banner-Comunità-intraprendenti-1-01-300x169.jpg" alt="" width="387" height="218" /></p>
<p>Venerdì 13 invece si farà visita a <a href="https://dynamo.bo.it/" target="_blank" rel="noopener">Dynamo – Velostazione</a>. Uno spazio nato nel 2012 che è <strong>l’espressione di una comunità intraprendente</strong>, quella dei ciclisti bolognesi. Partendo dall’esigenza di un parcheggio custodito nei pressi della Stazione, l’associazione Salavaciclisti, con la collaborazione di tante realtà cittadine, e grazie ad un bando del Comune, ha creato Dynamo: <strong>uno spazio di socialità, di cultura e divulgazione.</strong></p>
<p>Le docenze di questa prima sessione saranno di <a href="http://www.labsus.org/author/gregorioarena/" target="_blank" rel="noopener">Gregorio Arena</a>, che parlerà dei principi dell’amministrazione condivisa, e di <a href="http://www.carloborzaga.it/" target="_blank" rel="noopener">Carlo Borzaga</a> di Euricse, che approfondirà <strong>le potenzialità imprenditoriali legate ai Beni Comuni</strong>. Ad accompagnare i partecipanti alla scoperta di casi concreti saranno invece <a href="http://www.labsus.org/author/donato-di-memmo/" target="_blank" rel="noopener">Donato di Memmo</a>, funzionario del comune di Bologna e tra i primi <strong>sperimentatori di pratiche di amministrazione condivisa</strong>, e <a href="https://leonardotedeschi.wordpress.com/" target="_blank" rel="noopener">Leonardo Tedeschi</a>, innovatore sociale dell’Urban Center, che accompagnerà i partecipanti nella visita sul campo di Dynamo.</p>
<p><strong>Per iscriversi c’è ancora tempo, la scadenza è venerdì 5 aprile.</strong></p>
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<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a title="Permalink to SIBEC, ultima puntata a ExFadda: to be continued…" href="http://www.labsus.org/2017/06/sibec-ultima-puntata-a-exfadda-to-be-continued/" target="_blank" rel="bookmark noopener">SIBEC, ultima puntata a ExFadda: to be continued…</a></li>
<li><a title="Permalink to Puglia, arriviamo! Ultimo modulo SIBEC a ExFadda, San Vito dei Normanni (BR)" href="http://www.labsus.org/2017/06/sibec-ultima-puntata-a-exfadda-coming-soon/" target="_blank" rel="bookmark noopener">Puglia, arriviamo! Ultimo modulo SIBEC a ExFadda, San Vito dei Normanni (BR)</a></li>
<li><a title="Permalink to SIBEC a Siena: pensieri, storie, immagini dal laboratorio di formazione itinerante" href="http://www.labsus.org/2017/05/sibec-a-siena-pensieri-storie-immagini-dal-laboratorio-itinerante/" target="_blank" rel="bookmark noopener">SIBEC a Siena: pensieri, storie, immagini dal laboratorio di formazione itinerante</a></li>
<li><a title="Permalink to Il maggio senese: SIBEC tra le contrade di Siena per la terza puntata" href="http://www.labsus.org/2017/05/il-maggio-senese-sibec-tra-le-contrade-di-siena-per-la-terza-puntata/" target="_blank" rel="bookmark noopener">Il maggio senese: SIBEC tra le contrade di Siena per la terza puntata</a></li>
<li><a title="Permalink to SIBEC a Forte Marghera: la sfida di un immenso community asset da rigenerare" href="http://www.labsus.org/2017/04/sibec-a-forte-marghera-la-sfida-di-un-immenso-community-asset-da-rigenerare/" target="_blank" rel="bookmark noopener">SIBEC a Forte Marghera: la sfida di un immenso community asset da rigenerare</a></li>
<li><a title="Permalink to SIBEC, iscrizioni chiuse! Pronti per la prima tappa?" href="http://www.labsus.org/2017/02/sibec-iscrizioni-chiuse-pronti-per-la-prima-tappa/" target="_blank" rel="bookmark noopener">SIBEC, iscrizioni chiuse! Pronti per la prima tappa?</a></li>
</ul>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/tutto-pronto-per-sibec-a-bologna/">Al via la terza edizione di SIBEC, prima tappa: Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>La triste storia del Parco delle Catacombe di Commodilla a Roma</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/09/la-triste-storia-del-parco-delle-catacombe-di-commodilla-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 09:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[aree verdi]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Parco Giovannipoli]]></category>
		<category><![CDATA[garbatella]]></category>
		<category><![CDATA[Giardini di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Parco delle Catacombe di Commodilla]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Marzo 2013 è nato il Comitato Parco Giovannipoli (dal nome della via da cui si accede al parco) con un obiettivo semplice: rendere di nuovo fruibile il Parco delle Catacombe di Commodilla. Il comitato fin dalla sua nascita ha svolto un&#8217;importante opera di manutenzione e, dal 15 luglio 2014, il Comune di Roma gli ha assegnato la custodia del Parco. In questi anni i volontari si sono occupati delle esigenze quotidiane del parco: aprendo e chiudendo i cancelli, svuotando i cestini e raccogliendo i rifiuti. Inoltre hanno provveduto anche a opere straordinarie come il taglio delle siepi o il ripristino delle panchine. Tornato ad essere fruibile, il parco è potuto diventare un luogo di socialità : Festa del Parco (arrivata alla terza edizione), domeniche dedicate alla manutenzione, laboratori per bambini e incontri vari. Una realtà  che è stata in grado di fare rete con altre associazioni del quartiere e di sensibilizzare la cittadinanza sui temi del verde e della partecipazione, tanto da vincere il primo premio di Roma Best Practices Award. Un bell&#8217;esempio di cittadinanza attiva, meno di amministrazione condivisa. Troppo spesso alle difficoltà  pratiche ed economiche si sono aggiunte quelle burocratiche, &#8221; per svolgere una pulizia ambientale dobbiamo richiedere autorizzazioni che in teoria non dovrebbero essere più necessarie &#8221; , dichiaravano i rappresentanti del comitato in un&#8217;intervista dell&#8217;anno scorso. &#8221; Per fare un evento dedicato ai bambini  ci troviamo a pagare  per mettere due gazebo, per presentare l&#8217;istanza della domanda, per i bolli  immancabili, e per lo spazio &#8221; , spiegavano, &#8221; aldilà  della sproporzione dei costi  ci domandiamo: come è possibile far pagare, qualunque sia la cifra, un Comitato di volontari, custode di un&#8217;area verde, per poter svolgere un evento la cui finalità  è  sempre quella di sopperire alle mancanze dell&#8217;Istituzione Pubblica? &#8221; . Un atteggiamento dell&#8217;amministrazione che non è cambiato nemmeno dopo la pubblicazione, ad aprile 2017, delle nuove &#8221; linee guida in materia di adozione aree a verde pubblico &#8221; (Delibera di Giunta n.66/2017) del Comune di Roma: &#8221; ancora una volta parole vuote ma nessuno strumento &#8221; , si legge in un post Facebook del comitato, &#8221; tutte le responsabilità  sono in carico ai cittadini che eseguono l&#8217;intervento e nessuna responsabilità  in capo al Comune che della manutenzione del verde è responsabile &#8221; . Cosìhanno provato ad avanzare delle proposte che facilitassero la gestione condivisa del parco: esenzioni per il pagamento dell&#8217;occupazione di suolo pubblico per gli eventi di raccolta fondi; un contributo per l&#8217;assicurazione obbligatoria (anche attraverso una convenzione stipulata dal Comune di Roma); autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti (ad oggi li possono solo raccogliere, ma non smaltire nei cassonetti); l&#8217;impegno da parte del Comune ad eseguire le opere più onerose e complesse  (potature, irrigazione, aree giochi) da sottoscrivere al momento della concessione con tempi e frequenze certe. Una proposta per fare un passo avanti rispetto agli attuali modelli di adozione delle aree verdi che sembrano più idonei ad aziende mosse dal profitto, che a cittadini spinti dal senso civico. &#8221; La nostra proposta nasce proprio per sperimentare una gestione delle aree verdi diversa, lungimirante, in grado di salvaguardare il bene comune, senza affossare i cittadini volontari con spese economiche ingenti e burocrazia inutile &#8221; , continuano i volontari in un comunicato recente. Il Comune di Roma ha bocciato tutte le loro proposte, poiché contrastano con i punti 3 e 4 delle suddette &#8221; linee guida in materia di adozione aree a verde pubblico &#8221; . Per continuare volontariamente a pulire il parco dovranno quindi accettare l&#8217;aumento delle spese assicurative e rispettare quelle regole che, dichiarano i volontari, &#8221; impediranno una vera partecipazione libera dei cittadini e ridurranno drasticamente la nostra capacità  di azione, non consentendoci più di poter garantire un Parco pulito e fruibile &#8221; . La frustrazione è molta e il comitato ha convocato un&#8217;Assemblea pubblica che si svolgerà  al Parco delle Catacombe di Commodilla il prossimo 16 settembre alle 18.30: &#8221; L&#8217;appello a partecipare va ai cittadini, alle Associazioni, ai Comitati e a tutte quelle realtà  che in qualsiasi modo e forma vivono le stesse difficoltà , insieme possiamo riuscire ad ottenere di non essere necessariamente volontari abusivi! &#8221; . Per questo noi ci saremo. LEGGI ANCHE: Le premesse per una gestione matura del patrimonio a Roma Il Municipio II di Roma presenta un regolamento municipale per la cura dei beni comuni Quanto sei bella Roma Comune: fermare gli sgomberi, decidere insieme Ecomuseo Casilino &#8221; Ad duas lauros &#8221; , valorizzare le risorse per riconnettere il tessuto sociale La riscoperta dei beni comuni Il principe, il rospo ed i beni comuni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/09/la-triste-storia-del-parco-delle-catacombe-di-commodilla-a-roma/">La triste storia del Parco delle Catacombe di Commodilla a Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A Marzo 2013 è nato il <a href="http://www.comitatoparcogiovannipoli.org/index.php/en/chi-siamo" target="_blank">Comitato Parco Giovannipoli</a> (dal nome della via da cui si accede al parco) con un obiettivo semplice: rendere di nuovo fruibile il Parco delle Catacombe di Commodilla. Il comitato fin dalla sua nascita ha svolto un&#8217;importante opera di manutenzione e, dal 15 luglio 2014, <strong>il Comune di Roma gli ha assegnato la custodia del Parco</strong>. In questi anni i volontari si sono occupati delle esigenze quotidiane del parco: aprendo e chiudendo i cancelli, svuotando i cestini e raccogliendo i rifiuti. Inoltre hanno provveduto anche a opere straordinarie come il taglio delle siepi o il ripristino delle panchine. Tornato ad essere fruibile, <strong>il parco è potuto diventare un luogo di socialità </strong>: Festa del Parco (arrivata alla terza edizione), domeniche dedicate alla manutenzione, laboratori per bambini e incontri vari. Una realtà  che è stata in grado di fare rete con altre associazioni del quartiere e di sensibilizzare la cittadinanza sui temi del verde e della partecipazione, t<strong>anto da vincere il primo premio di <a href="http://www.romabpa.it/2017/03/03/parco-giovannipoli/" target="_blank">Roma Best Practices Award</a>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/1013504_434618116690478_6018226051447878388_n.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50398 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/1013504_434618116690478_6018226051447878388_n-300x169.jpg" alt="1013504_434618116690478_6018226051447878388_n" width="300" height="169" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/1013504_434618116690478_6018226051447878388_n-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/1013504_434618116690478_6018226051447878388_n-624x351.jpg 624w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/1013504_434618116690478_6018226051447878388_n.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un bell&#8217;esempio di cittadinanza attiva, meno di amministrazione condivisa.</strong> Troppo spesso alle difficoltà  pratiche ed economiche si sono aggiunte quelle burocratiche,  &#8221; <em>per svolgere una pulizia ambientale dobbiamo richiedere autorizzazioni</em><em> che in teoria non dovrebbero essere più necessarie &#8221; , </em>dichiaravano i rappresentanti del comitato in <a href="http://www.coreonline.it/web/spazi_urbani/comitato-parco-giovannipoli-non-si-arrende/" target="_blank">un&#8217;intervista</a> dell&#8217;anno scorso<em>.  &#8221; Per fare un evento dedicato ai bambini  ci troviamo a pagare  per mettere due gazebo, per presentare l&#8217;istanza della domanda, per i bolli  immancabili, e per lo spazio &#8221; , </em>spiegavano,<em>  &#8221; aldilà  della sproporzione dei costi  ci domandiamo: come è possibile far pagare, qualunque sia la cifra, un Comitato di volontari, custode di un&#8217;area verde, per poter svolgere un evento la cui finalità  è  sempre quella di sopperire alle mancanze dell&#8217;Istituzione Pubblica?</em> &#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/15289_379982135487410_6552620423498223516_n.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50399 alignright" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/15289_379982135487410_6552620423498223516_n-300x169.jpg" alt="15289_379982135487410_6552620423498223516_n" width="300" height="169" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/15289_379982135487410_6552620423498223516_n-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/15289_379982135487410_6552620423498223516_n-624x351.jpg 624w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/15289_379982135487410_6552620423498223516_n.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un atteggiamento dell&#8217;amministrazione che non è cambiato nemmeno dopo la pubblicazione, ad aprile 2017, delle nuove  &#8221; linee guida in materia di adozione aree a verde pubblico &#8221;  (<a href="https://www.comune.roma.it/resources/cms/documents/Verde_cittadino_Deliberazione_Giunta_Capitolina_n_66_del_14_aprile_2017.pdf" target="_blank">Delibera di Giunta n.66/2017</a>) del Comune di Roma:  &#8221; <strong><em>ancora una volta parole vuote ma nessuno strumento</em></strong> &#8221; , si legge in un <a href="https://www.facebook.com/parcogiovannipoli/posts/873729089446043" target="_blank">post</a> Facebook del comitato,  &#8221; <em>tutte le responsabilità  sono in carico ai cittadini che eseguono l&#8217;intervento e nessuna responsabilità  in capo al Comune che della manutenzione del verde è responsabile</em> &#8221; . Cosìhanno provato ad<strong> avanzare delle proposte che facilitassero la gestione condivisa del parco</strong>: esenzioni per il pagamento dell&#8217;occupazione di suolo pubblico per gli eventi di raccolta fondi; un contributo per l&#8217;assicurazione obbligatoria (anche attraverso una convenzione stipulata dal Comune di Roma); autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti (ad oggi li possono solo raccogliere, ma non smaltire nei cassonetti); l&#8217;impegno da parte del Comune ad eseguire le opere più onerose e complesse  (potature, irrigazione, aree giochi) da sottoscrivere al momento della concessione con tempi e frequenze certe.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/20141220_120000.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50397 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/20141220_120000-300x169.jpg" alt="20141220_120000" width="300" height="169" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/20141220_120000-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/20141220_120000-624x351.jpg 624w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2017/09/20141220_120000.jpg 686w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una proposta per fare un passo avanti rispetto agli attuali modelli di adozione delle aree verdi che sembrano più idonei ad aziende mosse dal profitto, che a cittadini spinti dal senso civico.  &#8221; <em><strong>La nostra proposta nasce proprio per sperimentare una gestione delle aree verdi diversa</strong>, lungimirante, in grado di salvaguardare il bene comune, senza affossare i cittadini volontari con spese economiche ingenti e burocrazia inutile</em> &#8221; , continuano i volontari in un <a href="https://www.facebook.com/notes/comitato-parco-giovannipoli/alla-migliore-buona-pratica-di-roma-negata-la-gestione-del-parco-delle-catacombe/895711043914514/" target="_blank">comunicato</a> recente. <strong>Il Comune di Roma ha bocciato tutte le loro proposte</strong>, poiché contrastano con i punti 3 e 4 delle suddette  &#8221; linee guida in materia di adozione aree a verde pubblico &#8221; . Per continuare volontariamente a pulire il parco dovranno quindi accettare l&#8217;aumento delle spese assicurative e rispettare quelle regole che, dichiarano i volontari,  &#8221; <em>impediranno una vera partecipazione libera dei cittadini e ridurranno drasticamente la nostra capacità  di azione, non consentendoci più di poter garantire un Parco pulito e fruibile</em> &#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;">La frustrazione è molta e il comitato ha convocato un&#8217;Assemblea pubblica che si svolgerà  al Parco delle Catacombe di Commodilla <strong>il prossimo 16 settembre alle 18.30</strong>:  &#8221; <em>L&#8217;appello a partecipare va ai cittadini, alle Associazioni, ai Comitati e a tutte quelle realtà  che in qualsiasi modo e forma vivono le stesse difficoltà , insieme possiamo riuscire ad ottenere di non essere necessariamente volontari abusivi!</em> &#8221; . Per questo noi ci saremo.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/04/le-premesse-per-una-gestione-matura-del-patrimonio-a-roma/" target="_blank">Le premesse per una gestione matura del patrimonio a Roma</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/10/municipio-ii-roma-presenta-un-regolamento-municipale-per-la-cura-dei-beni-comuni/" target="_blank">Il Municipio II di Roma presenta un regolamento municipale per la cura dei beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/05/quanto-sei-bella-roma-comune-fermare-gli-sgomberi-decidere-insieme/" target="_blank">Quanto sei bella Roma Comune: fermare gli sgomberi, decidere insieme</a></li>
<li><a style="font-size: 1rem;" href="http://www.labsus.org/2016/10/ecomuseo-casilino-ad-duas-lauros-valorizzare-le-risorse-per-riconnettere-il-tessuto-sociale/" target="_blank">Ecomuseo Casilino  &#8221; Ad duas lauros &#8221; , valorizzare le risorse per riconnettere il tessuto sociale</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/08/la-riscoperta-dei-beni-comuni/" target="_blank">La riscoperta dei beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/10/il-principe-il-rospo-ed-i-beni-comuni/" target="_blank">Il principe, il rospo ed i beni comuni</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/09/la-triste-storia-del-parco-delle-catacombe-di-commodilla-a-roma/">La triste storia del Parco delle Catacombe di Commodilla a Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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