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	<title>Lazio Archivi - Labsus</title>
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	<title>Lazio Archivi - Labsus</title>
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		<title>Il giardino delle generazioni come bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/07/il-giardino-delle-generazioni-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Pellegrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 04:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[aree interne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune di Cerveteri (RM) ha approvato il Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni nel gennaio 2024: da allora, il Comune ha approvato circa dieci Patti di collaborazione. Il giardino delle generazioni sorge nel borgo di Ceri, una frazione “arroccata su un cucuzzolo, una piazzetta con quattro case intorno”, come ci racconta Arianna Mensurati, consigliera comunale con delega alle politiche per la terza età. A settembre 2025, la stipula del Patto di collaborazione con l’associazione ASD Bocciofila Ceri crea un punto di riferimento per la cittadinanza del borgo, laddove sorgeva il giardino di una scuola elementare ormai chiusa per assenza di iscritti. Fare di necessità virtù La necessità di trovare un luogo d’incontro a Ceri nasce, in realtà, dal venire meno del centro anziani del borgo, come ci racconta la consigliera Mensurati: «Con la riforma della regione Lazio in materia (DGR 452/2020), non siamo riusciti a convertire alcuni dei centri anziani presenti nel Comune di Cerveteri. A Ceri, in particolar modo, è sorta la complessità di dover creare un’APS». Da qui, l’attenzione alle pratiche di amministrazione condivisa e ai Patti di collaborazione: «La volontà di dotarsi di questo strumento dei Patti di collaborazione era presente nel nostro programma elettorale, una volta eletti ci siamo subito attivati per capire come poter avere uno strumento operativo che mettesse in piedi la collaborazione con tutti i cittadini alla gestione del bene comune. All&#8217;epoca c&#8217;era la segretaria generale, la dott.ssa Daniela Ventriglia, che aveva già utilizzato questo strumento in un altro Comune, e quindi ci ha messo in contatto con Labsus con il quale abbiamo lavorato subito per creare il Patto». Il Comune trova un partner affidabile nell’ASD Bocciofila Ceri, per la quale abbiamo intervistato la responsabile delle attività e dei progetti dell’associazione Francesca Di Folco, che ci racconta: «Il Patto di collaborazione nasce in armonia con l’Amministrazione comunale. Gli spazi dell’associazione sportiva sorgono vicino al giardino, e avevamo bisogno di spazi che fossero aperti ed accessibili, anche per riuscire ad aprirci ad anziani a ridotta mobilità e disabili.» Da questo punto di vista, il “Giardino delle generazioni” è risultato lo spazio ideale dato che non presenta barriere architettoniche di nessun tipo. La collaborazione si mostra fin da subito proficua: «L’Amministrazione comunale è sempre stata vicina alle nostre necessità: è stato un progetto condiviso fin dall’inizio e siamo stati accompagnati in tutta la fase di co-progettazione e gestione del Patto in seguito all’approvazione dello stesso». Il giardino delle generazioni: rapporto intergenerazionale e cuore della comunità Da “sostituto” del centro anziani, il Giardino delle generazioni è diventato il luogo di riferimento della comunità di Ceri, oltre che un modo per l’associazione di far conoscere la propria disciplina ai più giovani. Come ci racconta Francesca Di Folco: La Federazione Italiana Bocce chiede alle proprie società di specializzarsi in più discipline di questo sport, anche al fine di favorire il ricambio generazionale. Nel giardino, però, è avvenuto anche altro: «Con il venir meno del centro anziani, a causa dello spopolamento del borgo e della riforma dei centri anziani, è avvenuto un ricambio generazionale che ha rinnovato il format della bocciofila: abbiamo iniziato a praticare più specialità e a realizzare attività più inclusive che potessero coinvolgere giovani, anziani, disabili. Attualmente, oltre all’attività sportiva, realizziamo numerosi eventi per la cittadinanza. Nello specifico, da circa due anni, abbiamo messo in piedi un progetto chiamato Ceri in armonia. Esso prevede degli appuntamenti fissi attraverso i quali realizziamo diversi tipi di eventi: sportivi, a tema, sociali… sempre aperti a tutti. Per quest’estate, ad esempio, abbiamo in programma di realizzare delle serate di cinema all’aperto e di osservazione del cielo stellato. Siamo diventati un punto di riferimento per il borgo ma anche per noi giovani e famiglie. Anche da una nostra “necessità” di avere un punto d’incontro nasce questa realtà, completamente a titolo di volontariato». Il contenuto del Patto di collaborazione Il Giardino delle generazioni sorge poco prima del centro storico del borgo di Ceri, come ci racconta la consigliera Mensurati, nel giardino di un’ex scuola materna: «A causa del calo demografico registrato, il plesso scolastico ha dovuto chiudere. Abbiamo deciso di titolare il Patto di collaborazione in questo modo perché riteniamo che questo spazio verde possa essere un luogo dove i bambini ancora presenti a Ceri e gli anziani del borgo possano fare attività, soprattutto in estate. Tra le attività che vengono portate avanti, ci sono anche giochi che possono coinvolgere i più piccoli, i disabili e chi lo desidera». Francesca Di Folco ci descriva in cosa consista, di fatto, la collaborazione: «L’associazione si occupa dell’apertura e chiusura del parco, oltre che della manutenzione ordinaria dell’area verde. Attività come lo sfalcio dell’erba o la potatura delle piante più semplici è a carico nostro. Anche in questo caso, però, registriamo una collaborazione proficua con l’Amministrazione comunale: per la gestione degli alberi e delle piante più complesse da gestire, il Comune ha messo a disposizione i propri agronomi che possono essere sia consultati che chiamati a gestirne la potatura». Riflessioni conclusive La storia del borgo di Ceri e del Giardino delle generazioni racconta dell&#8217;esigenza di una comunità di trovare punti di riferimento, laddove lo spopolamento e l&#8217;allontanamento delle nuove generazioni la fanno da padrone. Il Patto di collaborazione preso in esame, da solo, non può contrastare queste dinamiche, frutto di politiche pubbliche ed economiche portate avanti da decenni, ma può essere un punto di partenza per ripensare i piccoli borghi ed offire una possibilità in più a tutte quelle aree interne del nostro Paese vittime delle stesse problematiche. Il Comune di Cerveteri rappresenta un esempio virtuoso di adozione del modello organizzativo di amministrazione condivisa, come dimostra il numero importante di Patti di collaborazione stipulati con la cittadinanza attiva. Là fuori, però, è ancora pieno di storie come queste che nessuno ha avuto la possibilità di raccontare: i piccoli comuni (o le piccole frazioni, come in questo caso) sono pieni di potenziali Patti che non diventano tali solo sul piano amministrativo. Il borgo di Ceri dimostra, invece, come l&#8217;amministrazione condivisa possa essere un mezzo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/07/il-giardino-delle-generazioni-come-bene-comune/">Il giardino delle generazioni come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Comune di Cerveteri (RM) ha approvato il <em><a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/02/regolamento_Amministrazione_Condivisa_def..pdf" target="_blank" rel="noopener">Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni </a></em>nel gennaio 2024: da allora, il Comune ha approvato circa dieci Patti di collaborazione. Il giardino delle generazioni sorge nel borgo di Ceri, una frazione “arroccata su un cucuzzolo, una piazzetta con quattro case intorno”, come ci racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Arianna </strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Mensurati</strong></span>, consigliera comunale con delega alle politiche per la terza età. A settembre 2025, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>la stipula del Patto di collaborazione con l’associazione ASD Bocciofila Ceri crea un punto di riferimento per la cittadinanza del borgo</strong></span>, laddove sorgeva il giardino di una scuola elementare ormai chiusa per assenza di iscritti.</p>
<h4>Fare di necessità virtù</h4>
<p style="text-align: justify;">La necessità di trovare un luogo d’incontro a Ceri nasce, in realtà, dal venire meno del centro anziani del borgo, come ci racconta la consigliera Mensurati: «Con la riforma della regione Lazio in materia (DGR 452/2020), non siamo riusciti a convertire alcuni dei centri anziani presenti nel Comune di Cerveteri. A Ceri, in particolar modo, è sorta la complessità di dover creare un’APS». Da qui, l’attenzione alle pratiche di amministrazione condivisa e ai Patti di collaborazione: «La volontà di dotarsi di questo strumento dei Patti di collaborazione era presente nel nostro programma elettorale, una volta eletti ci siamo subito attivati per capire come poter avere uno strumento operativo che mettesse in piedi la collaborazione con tutti i cittadini alla gestione del bene comune. All&#8217;epoca c&#8217;era la segretaria generale, la dott.ssa Daniela Ventriglia, che aveva già utilizzato questo strumento in un altro Comune, e quindi ci ha messo in contatto con Labsus con il quale abbiamo lavorato subito per creare il Patto». Il Comune trova un partner affidabile nell’<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>ASD Bocciofila Ceri</strong></span>, per la quale abbiamo intervistato la responsabile delle attività e dei progetti dell’associazione <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Francesca Di Folco</strong></span>, che ci racconta: «Il Patto di collaborazione nasce in armonia con l’Amministrazione comunale. Gli spazi dell’associazione sportiva sorgono vicino al giardino, e avevamo bisogno di spazi che fossero aperti ed accessibili, anche per riuscire ad aprirci ad anziani a ridotta mobilità e disabili.» Da questo punto di vista, il “Giardino delle generazioni” è risultato lo spazio ideale dato che non presenta barriere architettoniche di nessun tipo. La collaborazione si mostra fin da subito proficua: «L’Amministrazione comunale è sempre stata vicina alle nostre necessità: <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>è stato un progetto condiviso fin dall’inizio e siamo stati accompagnati in tutta la fase di co-progettazione e gestione del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto</span></strong> in seguito all’approvazione dello stesso».</p>
<h4>Il giardino delle generazioni: rapporto intergenerazionale e cuore della comunità</h4>
<p style="text-align: justify;">Da “sostituto” del centro anziani, il Giardino delle generazioni è diventato il luogo di riferimento della comunità di Ceri, oltre che un modo per l’associazione di far conoscere la propria disciplina ai più giovani. Come ci racconta Francesca Di Folco: La Federazione Italiana Bocce chiede alle proprie società di specializzarsi in più discipline di questo sport, anche al fine di favorire il ricambio generazionale. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Nel giardino, però, è avvenuto anche altro</strong></span>: «Con il venir meno del centro anziani, a causa dello spopolamento del borgo e della riforma dei centri anziani, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>è avvenuto un ricambio generazionale che ha rinnovato il <i><em>format</em></i> della bocciofila</strong></span>: abbiamo iniziato a praticare più specialità e a realizzare attività più inclusive che potessero coinvolgere giovani, anziani, disabili. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Attualmente, oltre all’attività sportiva, realizziamo numerosi eventi per la cittadinanza.</strong></span> Nello specifico, da circa due anni, abbiamo messo in piedi un <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>progetto chiamato <i><em>Ceri in armonia</em></i></strong></span>. Esso prevede degli appuntamenti fissi attraverso i quali realizziamo diversi tipi di eventi: sportivi, a tema, sociali… sempre aperti a tutti. Per quest’estate, ad esempio, abbiamo in programma di realizzare delle serate di cinema all’aperto e di osservazione del cielo stellato. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Siamo diventati un punto di riferimento per il borgo ma anche per noi giovani e famiglie.</strong></span> Anche da una nostra “necessità” di avere un punto d’incontro nasce questa realtà, completamente a titolo di volontariato».</p>
<div id="attachment_89530" style="width: 1930px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89530" class="wp-image-89530 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2.jpg 1920w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-768x432.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-1536x864.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-810x456.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-1140x641.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><p id="caption-attachment-89530" class="wp-caption-text">Alcuni partecipanti delle attività svolte nel Giardino delle generazioni mentre praticano il gioco delle bocce. Fonte: concessione di Francesca Di Folco</p></div>
<h4>Il contenuto del Patto di collaborazione</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Giardino delle generazioni sorge poco prima del centro storico del borgo di Ceri, come ci racconta la consigliera Mensurati, nel giardino di un’ex scuola materna: «A causa del <strong>calo demografico</strong> registrato, il plesso scolastico ha dovuto chiudere. Abbiamo deciso di titolare il Patto di collaborazione in questo modo perché riteniamo che questo spazio verde possa essere <strong>un luogo dove i bambini ancora presenti a Ceri e gli anziani del borgo possano fare attività</strong>, soprattutto in estate. Tra le attività che vengono portate avanti, ci sono anche giochi che possono coinvolgere i più piccoli, i disabili e chi lo desidera». Francesca Di Folco ci descriva in cosa consista, di fatto, la collaborazione: «L’associazione si occupa dell’apertura e chiusura del parco, oltre che della manutenzione ordinaria dell’area verde. Attività come lo sfalcio dell’erba o la potatura delle piante più semplici è a carico nostro. Anche in questo caso, però, registriamo una collaborazione proficua con l’Amministrazione comunale: per la gestione degli alberi e delle piante più complesse da gestire, il Comune ha messo a disposizione i propri agronomi che possono essere sia consultati che chiamati a gestirne la potatura».</p>
<h4>Riflessioni conclusive</h4>
<p style="text-align: justify;">La storia del borgo di Ceri e del Giardino delle generazioni racconta dell&#8217;esigenza di una comunità di trovare punti di riferimento, laddove lo spopolamento e l&#8217;allontanamento delle nuove generazioni la fanno da padrone. <strong>Il Patto di collaborazione preso in esame, da solo, non può contrastare queste dinamiche, frutto di politiche pubbliche ed economiche portate avanti da decenni, ma può essere un punto di partenza per ripensare</strong> i piccoli borghi ed offire una possibilità in più a tutte quelle aree interne del nostro Paese vittime delle stesse problematiche. Il Comune di Cerveteri rappresenta <strong>un esempio virtuoso di adozione del modello organizzativo di amministrazione condivisa</strong>, come dimostra il numero importante di Patti di collaborazione stipulati con la cittadinanza attiva. Là fuori, però, è ancora pieno di storie come queste che nessuno ha avuto la possibilità di raccontare: <strong>i piccoli comuni</strong> (o le piccole frazioni, come in questo caso) <strong>sono pieni di potenziali Patti che non diventano tali solo sul piano amministrativo</strong>. Il borgo di Ceri dimostra, invece, come l&#8217;amministrazione condivisa possa essere un mezzo per favorire la partecipazione e garantire ampie possibilità di riqualificazione, oltre che dei luoghi, della qualità della vita lontano dalle grandi città.</p>
<p><em>Immagine di copertina: concessione di Francesca Di Folco</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/07/il-giardino-delle-generazioni-come-bene-comune/">Il giardino delle generazioni come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Una biblioteca come bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/02/una-biblioteca-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Paladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 22:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’esperienza di Rignano Flaminio (RM) tra partecipazione, cultura e comunità Nel novembre del 2023 il Comune di Rignano Flaminio (Roma) ha firmato il patto di collaborazione  per la biblioteca comunale con il Comitato Libri Aperti, dopo che l&#8217;Amministrazione stessa si era dotata del più ampio regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa nel giugno 2022. L&#8217;obiettivo del Patto è garantire l&#8217;apertura e la gestione continuativa della Biblioteca comunale. Tra le diverse funzioni previste rientrano concretamente la gestione del prestito dei libri e la valorizzazione della biblioteca come presidio culturale e luogo di aggregazione sociale per la comunità cittadina. Per queste ragioni il Patto prevede anche il coinvolgimento delle scuole e degli insegnanti, affinché i giovani studenti possano utilizzare la biblioteca come luogo per lo studio e come perno su cui fare rete, coinvolgendo tutte le realtà cittadine impegnate a promuovere la coesione della comunità  e a mantenerla attiva. Un Patto necessario per i piccoli comuni Rignano Flaminio è un piccolo comune di circa 10.000 abitanti nella provincia di Roma, a nord-est della Capitale. Accade spesso che negli enti locali di dimensioni ridotte manchino le risorse per assicurare l&#8217;apertura e il servizio di luoghi fondamentali come la biblioteca comunale: c’è una costante scarsità di risorse. È proprio per questo che il Patto di collaborazione si configura come una risorsa preziosa, permettendo all&#8217;autonoma iniziativa dei cittadini di favorire l&#8217;esercizio di attività di interesse generale. Per approfondire meglio questo aspetto abbiamo intervistato Raffaella Rojatti, Consigliera comunale con delega alla Cultura, Transizione digitale e Innovazione tecnologica del Comune di Rignano Flaminio, che ci spiega: l&#8216;Amministrazione di cui faccio parte ha adottato il regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni a inizio mandato. C&#8217;è quindi un forte interesse per questo tipo di strategia. Personalmente, la considero necessaria in quanto consente di dare una risposta tanto alla mancanza di risorse che affligge le piccole comunità come la nostra, quanto alla domanda di protagonismo dei cittadini. Gli effetti positivi dell&#8217;amministrazione condivisa sono tali che, come afferma la Consigliera, si stanno sviluppando altri patti sempre nell&#8217;ambito della gestione degli spazi comuni, in particolare per l&#8217;apertura e la vigilanza dei bagni pubblici. Nel merito specifico del Patto per la Biblioteca comunale, abbiamo chiesto alla Consigliera Rojatti perché il Comune abbia deciso di ricorrere proprio a questo strumento per la gestione della struttura: Il Patto di collaborazione nasce dall&#8217;esigenza di assicurare un&#8217;apertura continuativa e una gestione regolare nel tempo della biblioteca comunale. La Biblioteca di Rignano Flaminio esiste dagli anni &#8217;90, ma il Comune non ha mai avuto un bibliotecario in pianta organica e il funzionamento di questa importante infrastruttura culturale è sempre dipeso dal volontariato e, più di recente, dall&#8217;impiego di beneficiari di sussidi sociali nel quadro dei progetti di utilità collettiva (PUC). I PUC, infatti, hanno una durata contenuta – non inferiore a 8 ore settimanali, aumentabili fino a un massimo di 16 ore complessive settimanali – e sono impiegabili in ambiti come la tutela dei beni comuni, culturale, ambientale e sociale. Tuttavia, come sottolinea la stessa Consigliera, possono non essere lo strumento più adeguato per garantire continuità al servizio: I beneficiari di sussidi sociali lavorano in modo isolato e a turni, e la presenza del Comitato ha assicurato una cornice di continuità e coordinamento senza la quale una gestione coerente dei prestiti e del patrimonio librario non sarebbe stata possibile. &#160; Un bilancio positivo dopo due anni Il Patto è in essere da due anni compiuti e, come previsto dai termini stabiliti, è stato prolungato per un ulteriore anno non essendosi verificate disdette. Un lasso di tempo utile per fare un bilancio delle attività e dell&#8217;utilizzo dello spazio comune, con i benefici che ciò ha potuto produrre per il territorio. A riguardo, la Consigliera risponde che: Il bilancio è estremamente positivo. Grazie al Patto, il Comitato ha assicurato una gestione attiva dei luoghi e degli spazi, avviando collaborazioni con la scuola primaria e secondaria inferiore. Infatti, dall&#8217;avvio del Comitato a oggi il numero di utenti registrati è passato da 100 a circa 600, tra cui si contano moltissimi studenti. Questi risultati positivi sono frutto delle attività portate avanti dal Comitato Libri Aperti nella Biblioteca, che emergono dalle stesse parole della Consigliera Rojatti. Tra queste spicca l&#8217;importante coinvolgimento dell&#8217;IIC Olga Rovere nel quadro del progetto BibliotecaAvventura , per favorire il contatto dei giovani studenti della scuola media con i libri. Attraverso il progetto, infatti, il Comitato ha favorito i prestiti portando i libri direttamente a scuola e accogliendo gli alunni all&#8217;interno della struttura, garantendo così il coinvolgimento e lo scambio tra presidi culturali del territorio. La gestione della biblioteca da parte del Comitato l&#8217;ha resa un punto di riferimento fondamentale per la costruzione di una rete territoriale: lo spazio comunale è stato aperto alle attività di altre associazioni civiche, come quella degli scacchi, il circolo dei lettori e a chi promuove attività come meditazione e uncinetto. Il Patto è stato anche fondamentale per la riqualificazione di alcuni spazi all&#8217;interno della Biblioteca, come nel caso di una sala studio che è stata ridipinta e arredata per renderla più funzionale. Tra le iniziative curate dal Comitato rientra inoltre il foglio informativo &#8220;Rignano Legge&#8221;, diffuso nei locali del territorio comunale per condividere con la cittadinanza le attività svolte nella Biblioteca e le recensioni dei libri presenti, e l&#8217;iniziativa della rubrica &#8220;Il libro che mi ha cambiato la vita&#8221;, dove confluiscono i contributi di cittadini lettori e di persone che svolgono ruoli centrali nella comunità territoriale come il parroco, il sindaco o gli insegnanti. Tutto ciò all&#8217;insegna di un&#8217;apertura e scambio continuo che permette una restituzione alla collettività dell&#8217;operato svolto dal Comitato nella struttura comunale. Dal regolamento &#8220;Cittadini per la Biblioteca&#8221; al coinvolgimento del Comitato &#8220;Libri Aperti&#8221; Un elemento rilevante di questa esperienza è che, sulla medesima struttura della Biblioteca, era stato precedentemente adottato un regolamento comunale organizzativo interno, denominato “Cittadini per la Biblioteca”, che non configurava un Patto di collaborazione, ma piuttosto uno strumento volto a disciplinare forme di volontariato civico individuale a supporto di un servizio comunale già esistente. Tale assetto era caratterizzato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>L’esperienza di Rignano Flaminio (RM) tra partecipazione, cultura e comunità</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nel novembre del 2023 il Comune di Rignano Flaminio (Roma) ha firmato il patto di collaborazione  per la biblioteca comunale con il Comitato Libri Aperti, dopo che l&#8217;Amministrazione stessa si era dotata del più ampio <a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/07/Regolamento-Rignano-Flaminio_Roma.pdf" target="_blank" rel="noopener">regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa </a>nel giugno 2022. L&#8217;obiettivo del Patto è garantire l&#8217;apertura e la gestione continuativa della Biblioteca comunale. Tra le diverse funzioni previste rientrano concretamente la <strong>gestione del prestito dei libri e la valorizzazione della biblioteca come presidio culturale e luogo di aggregazione sociale per la comunità cittadina</strong>. Per queste ragioni il Patto prevede anche il coinvolgimento delle scuole e degli insegnanti, affinché i giovani studenti possano utilizzare la biblioteca come luogo per lo studio e come perno su cui fare rete, coinvolgendo tutte le realtà cittadine impegnate a promuovere la <a href="https://www.labsus.org/2024/02/negli-spazi-di-comunita-si-fa-esperienza-di-futuro/" target="_blank" rel="noopener">coesione della comunità</a>  e a mantenerla attiva.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Un Patto necessario per i piccoli comuni</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Rignano Flaminio è un piccolo comune di circa 10.000 abitanti nella provincia di Roma, a nord-est della Capitale. Accade spesso che negli enti locali di dimensioni ridotte manchino le risorse per assicurare l&#8217;apertura e il servizio di luoghi fondamentali come la biblioteca comunale: c’è una <strong>costante scarsità di risorse</strong>. È proprio per questo che il Patto di collaborazione si configura come una risorsa preziosa, permettendo all&#8217;autonoma iniziativa dei cittadini di favorire l&#8217;esercizio di attività di interesse generale. Per approfondire meglio questo aspetto abbiamo intervistato <strong>Raffaella Rojatti, </strong>Consigliera comunale con delega alla Cultura, Transizione digitale e Innovazione tecnologica del Comune di Rignano Flaminio, che ci spiega: l<em>&#8216;Amministrazione di cui faccio parte ha adottato il regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni a inizio mandato. C&#8217;è quindi un forte interesse per questo tipo di strategia. Personalmente, la considero necessaria in quanto consente di <strong>dare una risposta tanto alla mancanza di risorse che affligge le piccole comunità come la nostra, quanto alla domanda di protagonismo dei cittadini</strong></em>. Gli effetti positivi dell&#8217;amministrazione condivisa sono tali che, come afferma la Consigliera, si stanno sviluppando <strong>altri patti </strong>sempre nell&#8217;ambito della gestione degli spazi comuni, in particolare per l&#8217;apertura e la vigilanza dei bagni pubblici.<br />
Nel merito specifico del Patto per la Biblioteca comunale, abbiamo chiesto alla Consigliera Rojatti perché il Comune abbia deciso di ricorrere proprio a questo strumento per la gestione della struttura: <em>Il Patto di collaborazione nasce dall&#8217;esigenza di assicurare un&#8217;apertura continuativa e una gestione regolare nel tempo della biblioteca comunale. La Biblioteca di Rignano Flaminio esiste dagli anni &#8217;90, ma il Comune non ha mai avuto un bibliotecario in pianta organica e il funzionamento di questa importante infrastruttura culturale è sempre dipeso dal volontariato e, più di recente, dall&#8217;impiego di beneficiari di sussidi sociali nel quadro dei progetti di utilità collettiva (PUC)</em>. I PUC, infatti, hanno una durata contenuta – non inferiore a 8 ore settimanali, aumentabili fino a un massimo di 16 ore complessive settimanali – e sono impiegabili in ambiti come la tutela dei beni comuni, culturale, ambientale e sociale. Tuttavia, come sottolinea la stessa Consigliera, possono non essere lo strumento più adeguato per garantire continuità al servizio: <em>I beneficiari di sussidi sociali lavorano in modo isolato e a turni, e la presenza del Comitato ha assicurato una cornice di continuità e coordinamento senza la quale una gestione coerente dei prestiti e del patrimonio librario non sarebbe stata possibile</em>.</p>
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<div id="attachment_88666" style="width: 362px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88666" class=" wp-image-88666" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-300x225.jpg" alt="" width="352" height="264" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-600x450.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE.jpg 1600w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /><p id="caption-attachment-88666" class="wp-caption-text">Sala centrale della biblioteca comunale di Rignano Flaminio (fonte: Cons. Raffaella Rojatti)</p></div>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Un bilancio positivo dopo due anni</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il Patto è in essere da due anni compiuti e, come previsto dai termini stabiliti, è stato prolungato per un ulteriore anno non essendosi verificate disdette. Un lasso di tempo utile per fare un bilancio delle attività e dell&#8217;utilizzo dello spazio comune, con i benefici che ciò ha potuto produrre per il territorio. A riguardo, la Consigliera risponde che: <em>Il bilancio è estremamente positivo. Grazie al Patto, il Comitato ha assicurato una gestione attiva dei luoghi e degli spazi, avviando collaborazioni con la scuola primaria e secondaria inferiore. Infatti, dall&#8217;avvio del Comitato a oggi il numero di utenti registrati è passato da 100 a circa 600, tra cui si contano moltissimi student</em>i. Questi risultati positivi sono frutto delle attività portate avanti dal Comitato Libri Aperti nella Biblioteca, che emergono dalle stesse parole della Consigliera Rojatti. Tra queste spicca l&#8217;importante coinvolgimento dell&#8217;IIC Olga Rovere nel quadro del progetto <em>BibliotecaAvventura</em> <em>,</em> per favorire il contatto dei giovani studenti della scuola media con i libri. Attraverso il progetto, infatti, il Comitato ha favorito i prestiti portando i libri direttamente a scuola e accogliendo gli alunni all&#8217;interno della struttura, garantendo così il coinvolgimento e lo scambio tra presidi culturali del territorio. <strong>La gestione della biblioteca da parte del Comitato l&#8217;ha resa un punto di riferimento fondamentale per la costruzione di una rete territoriale:</strong> lo spazio comunale è stato aperto alle attività di altre associazioni civiche, come quella degli scacchi, il circolo dei lettori e a chi promuove attività come meditazione e uncinetto.<br />
<strong>Il Patto è stato anche fondamentale per la riqualificazione di alcuni spazi all&#8217;interno della Biblioteca,</strong> come nel caso di una sala studio che è stata ridipinta e arredata per renderla più funzionale. Tra le iniziative curate dal Comitato rientra inoltre il foglio informativo &#8220;Rignano Legge&#8221;, diffuso nei locali del territorio comunale per condividere con la cittadinanza le attività svolte nella Biblioteca e le recensioni dei libri presenti, e l&#8217;iniziativa della rubrica &#8220;Il libro che mi ha cambiato la vita&#8221;, dove confluiscono i contributi di cittadini lettori e di persone che svolgono ruoli centrali nella comunità territoriale come il parroco, il sindaco o gli insegnanti. Tutto ciò all&#8217;insegna di un&#8217;apertura e scambio continuo che permette una restituzione alla collettività dell&#8217;operato svolto dal Comitato nella struttura comunale.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Dal regolamento &#8220;Cittadini per la Biblioteca&#8221; al coinvolgimento del Comitato &#8220;Libri Aperti&#8221;</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Un elemento rilevante di questa esperienza è che, sulla medesima struttura della Biblioteca, era stato precedentemente adottato un regolamento comunale organizzativo interno, denominato <strong>“Cittadini per la Biblioteca”</strong>, che non configurava un Patto di collaborazione, ma piuttosto uno strumento volto a disciplinare forme di volontariato civico individuale a supporto di un servizio comunale già esistente. Tale assetto era caratterizzato da un’impostazione prevalentemente verticale, nella quale i cittadini operavano sotto il coordinamento del Responsabile di Settore, senza essere coinvolti nei processi di co-progettazione del servizio – aspetti che invece sono centrali nel Patto di collaborazione. Come ci spiega la stessa Consigliera Rojatti: <em>Si trattava di un regolamento </em> <em>organizzativo volto a disciplinare l&#8217;azione di eventuali volontari che volessero collaborare nella gestione del servizio della biblioteca</em><em>. </em><em>L’ho considerato un’esperienza da cui partire per giungere successivamente a una forma di collaborazione più matura e strutturata, rappresentata appunto dal successivo Patto di collaborazione</em>. Questa forma iniziale di coinvolgimento, pur collocandosi entro un paradigma amministrativo tradizionale, ha tuttavia rappresentato un terreno fertile per l’evoluzione verso una collaborazione più strutturata. In particolare, ha consentito all’amministrazione di intercettare, aggregare e valorizzare un nucleo di cittadini già attivi come volontari, che confluiranno nel Comitato “Libri Aperti”, soggetto firmatario del Patto del 2023. Infatti, la Consigliera sottolinea come la volontà dell’amministrazione di rendere la collaborazione più solida e strutturata si sia tradotta nella scelta di sviluppare l’esperienza iniziale del regolamento organizzativo &#8211; attraverso cui erano stati coinvolti singoli volontari &#8211; in un vero e proprio Patto di collaborazione, che costituisce invece l’oggetto dell’esperienza qui raccontata.<br />
Per raccontare meglio questa esperienza, abbiamo rivolto alcune domande anche a <strong>Monica Marchetti</strong>, componente del Comitato al momento della firma del Patto, che ci racconta: <em>Il Comitato &#8220;Libri aperti&#8221; si è formato con l&#8217;obiettivo di voler gestire il nostro patrimonio bibliotecario e ha deciso di impegnarsi con il Comune per rendere la nostra collaborazione ufficiale. Questo riconoscimento ha avuto per noi un grande significato in quanto siamo diventati un&#8217;effettiva realtà del nostro Comune</em>. Quando una realtà come il Comitato firma un Patto per la gestione di uno spazio pubblico, le persone e i cittadini che la tengono viva toccano con mano quotidianamente cosa voglia dire svolgere un servizio nell&#8217;interesse generale. Abbiamo quindi chiesto alla signora Marchetti come il Patto abbia cambiato la vita della biblioteca: <strong>Nella pratica quotidiana è cambiato che il Comitato &#8220;Libri Aperti&#8221; dispone di una maggiore libertà di movimento; il Comune ci sostiene quando dobbiamo prendere decisioni e ciò contribuisce a migliorare la Biblioteca. L&#8217;affluenza è cresciuta grazie anche alla collaborazione con le scuole: infatti molti studenti vengono da noi per studiare in gruppo. Inoltre, il rapporto con il Comune durante l&#8217;attuazione del Patto è stato semplice e lineare. Lavorare insieme come cittadini e istituzione è stato molto produttivo e fonte di esperienza importante</strong>.<br />
Per un bilancio generale dell&#8217;esperienza e sulle prospettive future nell&#8217;uso dello strumento del Patto di collaborazione si registra un giudizio positivo e fiducia nello strumento, sia da parte dell&#8217;amministrazione – come sottolinea la Consigliera Rojatti, secondo cui <em>il Patto dovrebbe essere rinnovato e potrebbe rappresentare un esempio e uno stimolo per altre esperienze simili</em> – sia da parte dei cittadini. La Consigliera ricorda inoltre che alla base dell&#8217;adozione e del funzionamento dei Patti sta la volontà politica da parte di chi amministra di servirsene e svolgere la propria parte per garantirne l&#8217;efficacia. Anche per Monica Marchetti l&#8217;esperienza è positiva, come rimarca nelle sue parole: <em>Il consiglio che posso dare è quello di attivare sicuramente un Patto simile. <strong>È importante che ci siano persone che fanno gruppo, lavorando insieme per il bene comune, affinché la nostra comunità possa migliorare e crescere</strong></em>.</p>
<div id="attachment_88667" style="width: 424px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88667" class=" wp-image-88667" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-300x225.jpg" alt="" width="414" height="310" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-600x450.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI.jpg 2016w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /><p id="caption-attachment-88667" class="wp-caption-text">I volontari della biblioteca (fonte: Cons. Raffaella Rojatti)</p></div>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Comunità che curano: quando i cittadini rigenerano i servizi pubblici</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">In conclusione, l&#8217;esperienza del Patto di collaborazione che ha preso vita nel Comune di Rignano Flaminio ci racconta di come, <strong>negli enti locali di piccole dimensioni e spesso con poche risorse, l&#8217;Amministrazione condivisa con i suoi strumenti possa presentare una valida alternativa nelle modalità di gestione del territorio</strong>. Un&#8217;alternativa che non sacrifica i servizi né chiude i luoghi pubblici e di interesse collettivo, ma che anzi li promuove e li migliora. Grazie all&#8217;attività del Comitato Libri Aperti e alla solida collaborazione con l&#8217;Amministrazione comunale, <strong>la biblioteca è diventata un vero e proprio luogo culturale di trasformazione sociale, un vero bene comune: uno spazio di formazione permanente, polo civico di incontro aperto alla comunità, parte integrante e in sinergia con il territorio, che ne favorisce pertanto lo sviluppo. </strong>Ciò che la Biblioteca rappresenta oggi per Rignano Flaminio incarna, quindi, proprio quel concetto di biblioteca olivettiana, ossia un presidio culturale che trasforma e arricchisce la comunità. In tutto ciò risiede il grande valore aggiunto dei Patti di collaborazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/02/una-biblioteca-come-bene-comune/">Una biblioteca come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Iscrizione al RUNTS e collaborazione pubblico-privato: il TAR Lazio conferma il requisito formale</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/05/iscrizione-al-runts-e-collaborazione-pubblico-privato-il-tar-lazio-conferma-il-requisito-formale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Muzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2025 19:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tar]]></category>
		<category><![CDATA[Enti del Terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[iscrizione al RUNTS]]></category>
		<category><![CDATA[Principio di sussidiarietà  orizzontale]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[requisiti formali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il TAR Lazio nella sentenza n. 13197/2024 ribadisce l&#8217;importanza dell&#8217;iscrizione formale ai registri per gli enti del Terzo Settore. Non basta il requisito sostanziale per la partecipazione ai bandi pubblici poiché la collaborazione tra ETS e pubblica amministrazione si fonda sulla trasparenza e sul controllo garantiti dal RUNTS e dai registri previgenti. La controversia: l’esclusione dal finanziamento erogato con il bando “Fermenti” La ricorrente, un’associazione culturale capofila di un’ATS (Associazione Temporanea di Scopo) impugna il decreto n. 819/2021, emesso dal Dipartimento Politiche Giovanili e Servizio Civile Universale, che ha dichiarato la decadenza dal finanziamento precedentemente accordato con decreto dipartimentale n. 622/2020, relativo al bando &#8220;Fermenti&#8221;. Il motivo: la mancanza del requisito soggettivo di &#8220;ente del terzo settore&#8221; per due delle associazioni appartenenti all&#8217;ATS, in quanto non iscritte ai registri previsti dalla normativa vigente all’epoca del bando. Al centro delle ragioni che spingono la ricorrente all’impugnazione del decreto c’è la dedotta erroneità nel considerare come condizione essenziale ai fini della qualificazione come ETS – e quindi per la partecipazione al bando – la soddisfazione del requisito formale relativo all&#8217;iscrizione ai registri del terzo settore, piuttosto che il solo requisito sostanziale della finalità senza scopo di lucro perseguita dall’ente. In particolare, la ricorrente rileva che all’epoca del bando il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) non fosse stato ancora istituito e i registri vigenti fossero destinati a soggetti diversi dalle associazioni culturali. A questo scopo viene richiamato  il contenuto di una FAQ pubblicata dall’amministrazione procedente, poi cancellata, con cui si sarebbe creato un affidamento alla partecipazione alla procedura. La decisione del TAR: sussidiarietà orizzontale e interesse pubblico Il TAR Lazio decide di rigettare integralmente il ricorso stabilendo che l’iscrizione formale in uno dei registri previsti (e non il solo requisito sostanziale) fosse obbligatoria in base al bando e alla normativa transitoria del Codice del Terzo Settore (d.lgs. n. 117/2017). La mancata iscrizione delle due associazioni al momento della domanda giustifica, pertanto, la decadenza dal beneficio. Inoltre, l’amministrazione ha correttamente esercitato il proprio potere di controllo previsto dal bando stesso, non trattandosi di un intervento in autotutela, né potrebbe invocarsi una violazione del principio di proporzionalità poiché l’esclusione è automatica e vincolata all’accertamento della mancanza del requisito previsto esplicitamente dal bando. I limiti delle FAQ interpretative nella tutela dell’affidamento Nonostante la confusione ingenerata dall’amministrazione stessa con la pubblicazione di una FAQ fuorviante, la decisione a cui giunge il TAR Lazio è condivisibile. Come spiega la sentenza, le FAQ pubblicate dall’amministrazione hanno carattere meramente interpretativo e non possono in alcun modo derogare ai requisiti previsti dalla legge e dal bando. Pertanto, l&#8217;affidamento generato dalla FAQ non può ritenersi giuridicamente rilevante. Il RUNTS come strumento di trasparenza e controllo pubblico Quanto alla questione centrale della vicenda, ovvero il requisito formale dell’iscrizione ai registri previsti dal CTS, in particolare durante il regime transitorio precedente all&#8217;istituzione del RUNTS, ciò che emerge da questa sentenza è un’ulteriore conferma della sua centralità. La soddisfazione di tale criterio è necessaria proprio per garantire una collaborazione efficace e trasparente tra enti privati senza scopo di lucro e pubblica amministrazione. Il giudice amministrativo non solo richiama l’art. 4 del CTS e le ragioni fondanti fornite dalla legge delega (legge n. 106/2016) ma anche le ulteriori normative intervenute più di recente come l’art. 18 del art. 18 del d.lgs. n. 201/2022, sui rapporti di partenariato con gli enti del terzo settore nell’ambito della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e dall’art. 6 del d.lgs. n. 36/2023 in materia di contratti pubblici. La sussidiarietà orizzontale al centro della decisione L’interpretazione congiunta di queste discipline dimostra che l’intenzione del legislatore è inequivocabilmente quella di garantire, tramite l’iscrizione, una collaborazione efficace e trasparente tra pubblica amministrazione e enti privati del terzo settore, soprattutto quando questi si avvalgono di finanziamenti pubblici. La sentenza chiarisce che la formalità richiesta (l’iscrizione ai registri previsti) non è un mero formalismo burocratico, bensì uno strumento che consente alla pubblica amministrazione di verificare e garantire che il privato (ente del terzo settore) possieda concretamente le qualità necessarie per operare nel quadro della collaborazione istituzionale delineata dalla sussidiarietà orizzontale. Dunque, il TAR Lazio sottolinea come il sistema normativo vigente intenda proprio attraverso tali formalità garantire controlli e trasparenza, elementi essenziali per l&#8217;applicazione concreta del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale. L&#8217;assenza del requisito formale di iscrizione, quindi, non consente di attivare correttamente il rapporto collaborativo previsto dall’art. 118, c. 4, Cost. e ciò legittima il provvedimento dell&#8217;amministrazione che ha escluso l’ATS ricorrente dal finanziamento. LEGGI ANCHE: Quali sono gli obblighi a cui sono sottoposti gli Enti del Terzo settore? Gli affidamenti agli Enti del Terzo settore: quali criteri si applicano? Immagine di copertina: lecreusois su Pixabay</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/05/iscrizione-al-runts-e-collaborazione-pubblico-privato-il-tar-lazio-conferma-il-requisito-formale/">Iscrizione al RUNTS e collaborazione pubblico-privato: il TAR Lazio conferma il requisito formale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>TAR Lazio</strong> nella sentenza <strong>n. 13197/2024</strong> ribadisce l&#8217;importanza dell&#8217;<strong>iscrizione formale</strong> <strong>ai registri per gli enti del Terzo Settore</strong>. Non basta il requisito sostanziale per la partecipazione ai bandi pubblici poiché la collaborazione tra ETS e pubblica amministrazione si fonda sulla trasparenza e sul controllo garantiti dal RUNTS e dai registri previgenti.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La controversia: l’esclusione dal finanziamento erogato con il bando “Fermenti”</h4>
<p style="text-align: justify;">La ricorrente, un’associazione culturale capofila di un’ATS (Associazione Temporanea di Scopo) impugna il decreto n. 819/2021, emesso dal Dipartimento Politiche Giovanili e Servizio Civile Universale, che ha dichiarato la decadenza dal finanziamento precedentemente accordato con decreto dipartimentale n. 622/2020, relativo al bando &#8220;Fermenti&#8221;. Il motivo: la mancanza del requisito soggettivo di &#8220;ente del terzo settore&#8221; per due delle associazioni appartenenti all&#8217;ATS, in quanto non iscritte ai registri previsti dalla normativa vigente all’epoca del bando.<br />
Al centro delle ragioni che spingono la ricorrente all’impugnazione del decreto c’è la dedotta erroneità nel considerare come condizione essenziale ai fini della qualificazione come ETS – e quindi per la partecipazione al bando – la soddisfazione del requisito formale relativo all&#8217;iscrizione ai registri del terzo settore, piuttosto che il solo requisito sostanziale della finalità senza scopo di lucro perseguita dall’ente.<br />
In particolare, la ricorrente rileva che all’epoca del bando il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) non fosse stato ancora istituito e i registri vigenti fossero destinati a soggetti diversi dalle associazioni culturali. A questo scopo viene richiamato  il contenuto di una FAQ pubblicata dall’amministrazione procedente, poi cancellata, con cui si sarebbe creato un affidamento alla partecipazione alla procedura.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La decisione del TAR: sussidiarietà orizzontale e interesse pubblico</h4>
<p style="text-align: justify;">Il TAR Lazio decide di rigettare integralmente il ricorso stabilendo che l’iscrizione formale in uno dei registri previsti (e non il solo requisito sostanziale) fosse <strong>obbligatoria</strong> in base al bando e alla normativa transitoria del Codice del Terzo Settore (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-07-03;117!vig=" target="_blank" rel="noopener">d.lgs. n. 117/2017</a>). La mancata iscrizione delle due associazioni al momento della domanda giustifica, pertanto, la decadenza dal beneficio.<br />
Inoltre, l’amministrazione ha correttamente esercitato il proprio potere di controllo previsto dal bando stesso, non trattandosi di un intervento in autotutela, né potrebbe invocarsi una violazione del principio di proporzionalità poiché l’esclusione è automatica e vincolata all’accertamento della mancanza del requisito previsto esplicitamente dal bando.</p>
<h4 style="text-align: justify;">I limiti delle FAQ interpretative nella tutela dell’affidamento</h4>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la confusione ingenerata dall’amministrazione stessa con la pubblicazione di una FAQ fuorviante, la decisione a cui giunge il TAR Lazio è condivisibile.<br />
Come spiega la sentenza, le FAQ pubblicate dall’amministrazione hanno carattere meramente interpretativo e non possono in alcun modo derogare ai requisiti previsti dalla legge e dal bando. Pertanto, l&#8217;affidamento generato dalla FAQ non può ritenersi giuridicamente rilevante.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il RUNTS come strumento di trasparenza e controllo pubblico</h4>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla questione centrale della vicenda, ovvero il requisito formale dell’iscrizione ai registri previsti dal CTS, in particolare durante il regime transitorio precedente all&#8217;istituzione del RUNTS, ciò che emerge da questa sentenza è un’ulteriore conferma della sua centralità. La soddisfazione di tale criterio è necessaria proprio per <strong>garantire una collaborazione efficace e trasparente tra enti privati senza scopo di lucro e pubblica amministrazione</strong>.<br />
Il giudice amministrativo non solo richiama l’<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-07-03;117!vig=" target="_blank" rel="noopener">art. 4 del CTS</a> e le ragioni fondanti fornite dalla legge delega (legge n. 106/2016) ma anche le ulteriori normative intervenute più di recente come l’art. 18 del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-12-23;201" target="_blank" rel="noopener">art. 18 del d.lgs. n. 201/2022</a>, sui rapporti di partenariato con gli enti del terzo settore nell’ambito della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e dall’art. 6 del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2023;036" target="_blank" rel="noopener">d.lgs. n. 36/2023</a> in materia di contratti pubblici.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La sussidiarietà orizzontale al centro della decisione</h4>
<p style="text-align: justify;">L’interpretazione congiunta di queste discipline dimostra che l’intenzione del legislatore è inequivocabilmente quella di garantire, tramite l’iscrizione, una collaborazione efficace e trasparente tra pubblica amministrazione e enti privati del terzo settore, soprattutto quando questi si avvalgono di finanziamenti pubblici.<br />
La sentenza chiarisce che la formalità richiesta (l’iscrizione ai registri previsti) non è un mero formalismo burocratico, bensì uno strumento che consente alla pubblica amministrazione di verificare e garantire che il privato (ente del terzo settore) possieda concretamente le qualità necessarie per operare nel quadro della collaborazione istituzionale delineata dalla sussidiarietà orizzontale. Dunque, il TAR Lazio sottolinea come il sistema normativo vigente intenda proprio attraverso tali formalità <strong>garantire controlli e trasparenza</strong>, <strong>elementi essenziali per l&#8217;applicazione concreta del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale</strong>.<br />
L&#8217;assenza del requisito formale di iscrizione, quindi, non consente di attivare correttamente il rapporto collaborativo previsto dall’<a href="http://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-118" target="_blank" rel="noopener">art. 118, c. 4, Cost.</a> e ciò legittima il provvedimento dell&#8217;amministrazione che ha escluso l’ATS ricorrente dal finanziamento.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2022/11/quali-sono-gli-obblighi-a-cui-sono-sottoposti-gli-enti-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noopener">Quali sono gli obblighi a cui sono sottoposti gli Enti del Terzo settore?</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2022/10/gli-affidamenti-agli-enti-del-terzo-settore-quali-criteri-si-applicano/" target="_blank" rel="noopener">Gli affidamenti agli Enti del Terzo settore: quali criteri si applicano?</a></li>
</ul>
<p><em>Immagine di copertina: lecreusois su Pixabay</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/05/iscrizione-al-runts-e-collaborazione-pubblico-privato-il-tar-lazio-conferma-il-requisito-formale/">Iscrizione al RUNTS e collaborazione pubblico-privato: il TAR Lazio conferma il requisito formale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roma Bene Comune: quattro incontri con i Municipi</title>
		<link>https://www.labsus.org/2024/02/roma-bene-comune-quattro-incontri-con-i-municipi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Ianiro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 11:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Municipi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Capitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 30 novembre al 19 dicembre 2023, Labsus ha organizzato, coordinato e realizzato 4 incontri con i Municipi III, VI, X, XII per la formazione dei cittadini e la promozione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni di Roma Capitale, in accordo e in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche del Personale, al Decentramento, Partecipazione e servizi al Territorio per la città dei 15 minuti. Gli obiettivi I relatori, Gregorio Arena e Irene Ianiro, hanno introdotto e illustrato i lineamenti storici, i principi giuridici e la cultura della sussidiarietà orizzontale e dell’amministrazione condivisa, mettendo in rilievo le novità che il Regolamento approvato da Roma Capitale presenta rispetto ai regolamenti adottati in altre città italiane. Nel corso degli incontri, i relatori hanno presentato alcuni patti di collaborazione già realizzati a Roma: il patto di collaborazione tra il Parco dell’Appia Antica e Retake per la cura del Parco degli Acquedotti, ai sensi della l.r. del Lazio n. 10 del 26 giugno 2019; il patto di collaborazione sull’area verde Playground Roma 70 tra il Municipio VIII e diverse associazioni e comitati di quartiere, ai sensi dell’articolo 11 del Regolamento Capitolino del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale; il patto di collaborazione per la cura di Largo Don Orione, fra il Municipio VII, Retake e altre associazioni ed entità del territorio, ai sensi della l.r. n. 10 del 2019 e dell’art. 11 del Regolamento del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano. I convegni hanno costituito opportunità di dialogo con l’amministrazione su tematiche importanti per i territori; in particolare, la presenza nel Municipio X del dott. Alessandro Filippi, Direttore generale di AMA, è stata occasione per far emergere la possibilità di una partecipazione diretta di AMA nei patti di collaborazione. Questi sono stati espressione di una grande vitalità da parte dei cittadini nell’attivarsi per trovare soluzioni ed opportunità di partecipazione e collaborazione con il governo di prossimità. Gli eventi hanno visto la partecipazione non solo di un ampio numero di cittadini, ma anche di rappresentanti dei Municipi, presidenti e assessori, come l’Assessore alla Partecipazione del Comune di Roma Andrea Catarci e il Consigliere alla Partecipazione Donato Mattei, i quali hanno manifestato, nei confronti dei cittadini attivi, un approccio aperto al dialogo e alla collaborazione, ribadendo le proprie funzioni di coordinamento delle attività riguardanti l’amministrazione condivisa. I cittadini Considerando l’ampia estensione dei municipi romani, la provenienza dei partecipanti ha riguardato principalmente il Municipio in cui si svolgeva l’incontro. Con riferimento alle professioni dei cittadini, queste sono costituite soprattutto da pensionati e professionisti e, a seguire, da dipendenti sia di enti pubblici che privati e da insegnanti. Per ciò che concerne le aree di interesse dichiarate nel modulo di iscrizione, è stato dimostrato che l’ambiente e la riqualificazione urbana, ambedue con il 66% di risposta, sono le due aree di maggior interesse dei cittadini attivi romani. Valutazione di gradimento della formazione Le risposte al questionario di valutazione inviato a tutti i partecipanti dopo l&#8217;ultimo incontro sono state in totale 21, pari a circa il 20% dei 112 partecipanti. Alcune di queste sono: Soddisfazione delle aspettative: considerando che il 38% dei partecipanti ha risposto MOLTO e il 62% ABBASTANZA, le riteniamo decisamente soddisfatte; Contenuti proposti per la comprensione del Regolamento: il 50% dei partecipanti ha risposto che i contenuti sono stati MOLTO utili e il 43% ABBASTANZA; Contenuti proposti per la comprensione dei Patti di collaborazione: il 47,6% dei partecipanti ha risposto MOLTO utili e il 47,6% ABBASTANZA; Utilizzo dei patti di collaborazione nelle proprie attività di cura: oltre il 90% ha risposto che pensa di poterli utilizzare; Ambiti di utilizzo dei patti di collaborazione: il 73,7% per cento pensa di poterli utilizzare per la riqualificazione urbana, mentre il 68,4 % per ciò che concerne l’ambiente e l’ecologia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2024/02/roma-bene-comune-quattro-incontri-con-i-municipi/">Roma Bene Comune: quattro incontri con i Municipi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal 30 novembre al 19 dicembre 2023, Labsus ha organizzato, coordinato e realizzato <strong>4 incontri con i Municipi III, VI, X, XII per la formazione dei cittadini e la promozione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni di Roma Capitale</strong>, in accordo e in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche del Personale, al Decentramento, Partecipazione e servizi al Territorio per la città dei 15 minuti.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Gli obiettivi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">I relatori, Gregorio Arena e Irene Ianiro, hanno introdotto e illustrato i <strong>lineamenti storici</strong>, i <strong>principi giuridici</strong> e la <strong>cultura della sussidiarietà orizzontale e dell’amministrazione condivisa</strong>, mettendo in rilievo le novità che il Regolamento approvato da Roma Capitale presenta rispetto ai regolamenti adottati in altre città italiane.<br />
Nel corso degli incontri, i relatori hanno presentato alcuni patti di collaborazione già realizzati a Roma:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>il patto di collaborazione tra il Parco dell’Appia Antica e Retake per la cura del Parco degli Acquedotti, ai sensi della <a href="https://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=leggiregionalidettaglio&amp;id=9360&amp;sv=vigente#:~:text=La%20Regione%20assicura%20la%20massima,amministrazione%20condivisa%20dei%20beni%20comuni." target="_blank" rel="noopener">l.r. del Lazio n. 10 del 26 giugno 2019</a>;</li>
<li>il patto di collaborazione sull’area verde Playground Roma 70 tra il Municipio VIII e diverse associazioni e comitati di quartiere, ai sensi dell’articolo 11 del <a href="https://www.comune.roma.it/web/it/scheda-servizi.page?contentId=INF792291" target="_blank" rel="noopener">Regolamento Capitolino del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale</a>;</li>
<li>il patto di collaborazione per la cura di Largo Don Orione, fra il Municipio VII, Retake e altre associazioni ed entità del territorio, ai sensi della l.r. n. 10 del 2019 e dell’art. 11 del Regolamento del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I convegni hanno costituito <strong>opportunità di dialogo con l’amministrazione</strong> su tematiche importanti per i territori; in particolare, la presenza nel Municipio X del dott. Alessandro Filippi, Direttore generale di AMA, è stata occasione per far emergere la possibilità di una partecipazione diretta di AMA nei patti di collaborazione. Questi sono stati espressione di una <strong>grande vitalità da parte dei cittadini</strong> nell’attivarsi per trovare soluzioni ed opportunità di <strong>partecipazione e collaborazione con il governo di prossimità</strong>.<br />
Gli eventi hanno visto la partecipazione non solo di un <strong>ampio numero di cittadini</strong>, ma anche di <strong>rappresentanti dei Municipi, presidenti e assessori</strong>, come l’Assessore alla Partecipazione del Comune di Roma Andrea Catarci e il Consigliere alla Partecipazione Donato Mattei, i quali hanno manifestato, nei confronti dei cittadini attivi, un approccio aperto al dialogo e alla collaborazione, ribadendo le proprie funzioni di coordinamento delle attività riguardanti l’amministrazione condivisa.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I cittadini</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Considerando l’ampia estensione dei municipi romani, la provenienza dei partecipanti ha riguardato principalmente il Municipio in cui si svolgeva l’incontro. Con riferimento alle professioni dei cittadini, queste sono costituite soprattutto da pensionati e professionisti e, a seguire, da dipendenti sia di enti pubblici che privati e da insegnanti.<br />
Per ciò che concerne le <strong>aree di interesse</strong> dichiarate nel modulo di iscrizione, è stato dimostrato che<strong> l’ambiente e la riqualificazione urbana</strong>, ambedue con il 66% di risposta, sono le due aree di maggior interesse dei cittadini attivi romani.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Valutazione di gradimento della formazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le risposte al questionario di valutazione inviato a tutti i partecipanti dopo l&#8217;ultimo incontro sono state in totale 21, pari a circa il 20% dei 112 partecipanti. Alcune di queste sono:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Soddisfazione delle aspettative</strong>: considerando che il 38% dei partecipanti ha risposto MOLTO e il 62% ABBASTANZA, le riteniamo decisamente soddisfatte;</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Contenuti proposti per la comprensione del Regolamento</strong>: il 50% dei partecipanti ha risposto che i contenuti sono stati MOLTO utili e il 43% ABBASTANZA;</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Contenuti proposti per la comprensione dei Patti di collaborazione</strong>: il 47,6% dei partecipanti ha risposto MOLTO utili e il 47,6% ABBASTANZA;</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Utilizzo dei patti di collaborazione nelle proprie attività di cura</strong>: oltre il 90% ha risposto che pensa di poterli utilizzare;</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Ambiti di utilizzo dei patti di collaborazione</strong>: il 73,7% per cento pensa di poterli utilizzare per la riqualificazione urbana, mentre il 68,4 % per ciò che concerne l’ambiente e l’ecologia.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2024/02/roma-bene-comune-quattro-incontri-con-i-municipi/">Roma Bene Comune: quattro incontri con i Municipi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Una ex scuola materna diventa Casa di quartiere</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/12/una-ex-scuola-materna-diventa-casa-di-quartiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Paladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 12:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[casa di quartiere]]></category>
		<category><![CDATA[coesione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[ex scuola]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dirigendosi a sud di Roma, attraversando alcuni chilometri e lasciando alle spalle la Capitale, ci imbattiamo nella Provincia di Latina, il cui capoluogo vanta circa 127.000 abitanti. Latina è una delle città più giovani d’Italia, nota come città di fondazione nata negli anni ‘30. Proprio in questo contesto nel periodo 2019-2020 ha preso avvio il progetto Officine di città, con cui il Comune di Latina ha iniziato un percorso di co-progettazione curato dalla società Avanzi.  Il percorso era volto alla definizione della strategia di riattivazione e valorizzazione di spazi individuati come &#8220;funzionai al benessere della comunità&#8221; dai cittadini e supportati  dall&#8217;amministrazione, il quale ha condotto alla sottoscrizione dei primi 5 Patti di Collaborazione che coinvolgono anche la gestione condivisa di edifici (immobili) di proprietà pubblica del territorio pontino. Gli spazi oggetto del lavoro hanno riguardato l’ex tipografia di Viale XVIII Dicembre e l’ex Scuola Materna di Via Milazzo (localizzati nella zona centrale della città), l’ex Casa Cantoniera di Borgo Sabotino, l’ex cinema ENAL di Latina Scalo e il Centro Sociale di Borgo Piave (localizzate in zone e borghi periferici). Il percorso è inserito all’interno di un programma più ampio finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del Programma Straordinario di Intervento per la Riqualificazione Urbana e la Sicurezza delle Periferie. L’aspetto interessante di quest’ultimo risiede anche nella volontà di dare vita ad una vera e propria rete tra le Case di Borgo e di Quartiere identificate, creando una sinergia di fatto e quindi una collaborazione stabile tra i diversi soggetti e cittadini coinvolti. In questo quadro abbiamo approfondito il Patto di Collaborazione firmato nel settembre 2021 per la gestione dell’ex Scuola Materna di Via Milazzo. A distanza di due anni, ci siamo fatti raccontare l’evoluzione e l’andamento del Patto da Emanuele di Russo, Presidente della Commissione Welfare dell&#8217;Amministrazione in carica quando il percorso ha preso avvio e Franco Lanzidei, del Comitato Latina Nord, Associazione coinvolta nel Patto. La visione e la pratica dell&#8217;Amministrazione Condivisa: il cammino di Latina verso una cittadinanza attiva e responsabile Emanuele di Russo ci spiega come il Patto si colloca nella volontà specifica di avviare un percorso serio di amministrazione condivisa, un concetto chiave nella visione di governo della città promosso nella precedente amministrazione: “Sono tutte attività che dovevano inquadrare il modo di aprirsi dell’Amministrazione e degli uffici al concetto di amministrazione condivisa non solo verso le associazioni, ma piuttosto verso tutta la cittadinanza in senso ampio, informata e responsabile  dello svolgimento delle attività politiche, delle decisioni e delle visioni sulla città”. Questo approccio, che coinvolge i cittadini in modo più attivo, è radicato tanto nei principi costituzionali italiani quanto nelle politiche europee, le quali enfatizzano il ruolo attivo del cittadino, specialmente in considerazione dei criteri con cui l’Ue assegna i fondi ai Paesi membri. In questo quadro Di Russo ricorda: “Il primo passo è stato fatto anche grazie alle persone esperte e competenti di Labsus per la strutturazione del Regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni e, quindi, un percorso più operativo con norme procedimentali per l’Amministrazione, coinvolgendo operativamente gli uffici stessi e anche i cittadini”. Abbiamo poi chiesto all’ex-consigliere che tipo di rapporto si fosse instaurato con le associazioni coinvolte nella co-gestione, ma più in generale come la comunità tutta abbia accolto il progetto. La risposta mette in evidenza un tema cruciale sotteso alla pratica dell’amministrazione condivisa: “Il rapporto tra amministrazionee cittadino è fondamentale. Anzitutto il primo passo è stato far comprendere la differenza tra beni pubblici e beni comuni. Il bene comune è qualcosa che sentiamo nostro e come concetto è entrato anche nella giurisprudenza. Ma siamo ancora nella fase di metabolizzazione dell’idea, stiamo imparando ad approcciarci come cittadini agli enti che hanno formale competenza e stiamo capendo quali possono essere i limiti per una gestione corretta a livello burocratico, perché poi scattano le responsabilità”. Sulla stessa linea si è espresso anche Franco Lanzidei, che vive tutti i giorni la Casa di quartiere e si trova a diretto contatto con i cittadini di passaggio, e che ci riporta questa difficoltà di comprensione del concetto di bene comune e di amministrazione condivisa ad esso connessa. Nonostante questo, ad oggi le associazioni che co-gestiscono la struttura sono aumentate  a 6 coinvolgendo diverse realtà come: l’Associazione sportiva Moveway che promuove l’arte del parkour, la palestra popolare Accademia Pugilistica Leone che vuole avvicinare tutti allo sport anche abbattendo le barriere economico-sociali, Cronopio Associazione ricreativa culturale, Teatromania e APCAT per il recupero di alcolisti; il che dimostra una sempre maggiore consapevolezza dei cittadini rispetto alle opportunità e agli impatti positivi sulla comunità che si possono ottenere attraverso lo strumento del Patto di collaborazione. Gli ostacoli e le opportunità Attraverso il dialogo con i due intervistati sono emerse alcune problematiche che evidenziano rallentamenti e difficoltà che si possono incontrare nel percorso. Di Russo, che ha vissuto l’esperienza da amministratore, ci spiega che “l’avvio di questo percorso è stato sicuramente grazie all’iniziativa politica che lo ha sostenuto, ma poi è diventato chiaro anche per la parte politica che questo dovesse essere trasferito agli uffici per poter viaggiare sulle sue gambe. Gli uffici probabilmente hanno maggiore difficoltà, perché ricevono tante spinte anche da chi amministra politicamente di volta in volta con diverse visioni della realtà. In mezzo poi c’è il tema della formazione che è molto poca. L’esperienza a Latina è partita poco prima della pandemia: i cittadini sono andati a formarsi a Roma grazie al supporto di Labsus, che ha portato anche qui occasioni di formazione in cui era presente l’Amministrazione. Poi con la pandemia si è bloccato tutto e sono cambiate le priorità”. Per parte dei cittadini, anche Lanzidei evidenzia simili criticità, le quali però non arrestano il proseguo delle attività, che si stanno rivelando utili e propositive per la comunità. Infatti, nonostante i blocchi dovuti anche alla crisi pandemica, nella Casa di quartiere sono state realizzate diverse attività che hanno coinvolto le persone del quartiere ma non solo, creando ottime occasioni di contaminazione tra persone provenienti da diverse aree della città. Sono stati realizzati corsi di cucito, di</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/12/una-ex-scuola-materna-diventa-casa-di-quartiere/">Una ex scuola materna diventa Casa di quartiere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Dirigendosi a sud di Roma, attraversando alcuni chilometri e lasciando alle spalle la Capitale, ci imbattiamo nella Provincia di Latina, il cui capoluogo vanta circa 127.000 abitanti. Latina è una delle città più giovani d’Italia, nota come città di fondazione nata negli anni ‘30. Proprio in questo contesto nel periodo 2019-2020 ha preso avvio il progetto <a href="https://www.comune.latina.it/category/rete-delle-case-di-quartiere/officine-di-citta/" target="_blank" rel="noopener">Officine di città</a>, con cui il Comune di Latina ha iniziato un percorso di co-progettazione curato dalla <a href="https://avanzi.org/portfolio-item/officine-di-citta/" target="_blank" rel="noopener">società Avanzi</a>. <strong> </strong>Il percorso era volto alla definizione della strategia di riattivazione e valorizzazione di spazi individuati come &#8220;funzionai al benessere della comunità&#8221; dai cittadini e supportati  dall&#8217;amministrazione, il quale ha condotto alla sottoscrizione dei primi 5 Patti di Collaborazione che coinvolgono anche la gestione condivisa di edifici (immobili) di proprietà pubblica del territorio pontino.<br />
Gli spazi oggetto del lavoro hanno riguardato l’ex tipografia di Viale XVIII Dicembre e l’ex Scuola Materna di Via Milazzo (localizzati nella zona centrale della città), l’ex Casa Cantoniera di Borgo Sabotino, l’ex cinema ENAL di Latina Scalo e il Centro Sociale di Borgo Piave (localizzate in zone e borghi periferici). Il percorso è inserito all’interno di un programma più ampio finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del <a href="https://presidenza.governo.it/AmministrazioneTrasparente/Sovvenzioni/CriteriModalita/Bando_periferie/Bando%20periferie%20urbane%20definitivo.pdf" target="_blank" rel="noopener">Programma Straordinario di Intervento per la Riqualificazione Urbana e la Sicurezza delle Periferie</a>. L’aspetto interessante di quest’ultimo risiede anche nella <strong>volontà di dare vita ad una vera e propria rete tra le Case di Borgo e di Quartiere</strong> identificate, creando una sinergia di fatto e quindi una collaborazione stabile tra i diversi soggetti e cittadini coinvolti.<br />
In questo quadro abbiamo approfondito il <strong>Patto di Collaborazione firmato nel settembre 2021</strong> per la gestione dell’ex Scuola Materna di Via Milazzo. A distanza di due anni, ci siamo fatti raccontare l’evoluzione e l’andamento del Patto da <strong>Emanuele di Russo</strong>, Presidente della Commissione Welfare dell&#8217;Amministrazione in carica quando il percorso ha preso avvio e <strong>Franco Lanzidei</strong>, del <a href="https://www.facebook.com/p/Latina-Nord-Comitato-Cittadino-100064323623990/?paipv=0&amp;eav=AfbK8zLftIkBOGiPbxBLcdw-mSSIsojAf2fttFk1FNkCUJaDurw-1i2MXfqdEbqMtCE&amp;_rdr" target="_blank" rel="noopener">Comitato Latina Nord</a>, Associazione coinvolta nel Patto.</p>
<h4>La visione e la pratica dell&#8217;Amministrazione Condivisa: il cammino di Latina verso una cittadinanza attiva e responsabile</h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Emanuele di Russo ci spiega come il Patto si colloca nella volontà specifica di avviare un percorso serio di amministrazione condivisa, un concetto chiave nella visione di governo della città promosso nella precedente amministrazione: “<em>Sono tutte attività che dovevano inquadrare il modo di aprirsi dell’Amministrazione e degli uffici al concetto di amministrazione condivisa non solo verso le associazioni, ma piuttosto verso tutta la cittadinanza in senso ampio, informata e responsabile  dello svolgimento delle attività politiche, delle decisioni e delle visioni sulla città”. </em><br />
<strong>Questo approccio, che coinvolge i cittadini in modo più attivo, è radicato tanto nei <a href="https://www.labsus.org/2015/02/interesse-generale-solidarieta-sussidiarieta/" target="_blank" rel="noopener">principi costituzionali italiani </a></strong><strong>quanto nelle politiche europee</strong>, le quali enfatizzano il ruolo attivo del cittadino, specialmente in considerazione dei criteri con cui l’Ue assegna i fondi ai Paesi membri. In questo quadro Di Russo ricorda: “<em>Il primo passo è stato fatto anche grazie alle persone esperte e competenti di Labsus per la strutturazione del Regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni e, quindi, un percorso più operativo con norme procedimentali per l’Amministrazione, coinvolgendo operativamente gli uffici stessi e anche i cittadini”.<br />
</em>Abbiamo poi chiesto all’ex-consigliere che tipo di rapporto si fosse instaurato con le associazioni coinvolte nella co-gestione, ma più in generale come la comunità tutta abbia accolto il progetto. La risposta mette in evidenza un tema cruciale sotteso alla pratica dell’amministrazione condivisa: <em>“Il rapporto tra amministrazionee cittadino è fondamentale. Anzitutto il primo passo è stato far comprendere la differenza tra beni pubblici e beni comuni. Il bene comune è qualcosa che sentiamo nostro e come concetto è entrato anche nella giurisprudenza. <strong>Ma siamo ancora nella fase di metabolizzazione dell’idea,</strong></em><em> stiamo imparando ad approcciarci come cittadini agli enti che hanno formale competenza </em><em>e stiamo capendo quali possono essere i limiti per una gestione corretta a livello burocratico, perché poi scattano le responsabilità”</em>.<br />
Sulla stessa linea si è espresso anche Franco Lanzidei, che vive tutti i giorni la Casa di quartiere e si trova a diretto contatto con i cittadini di passaggio, e che ci riporta questa <strong>difficoltà di comprensione del concetto di bene comune e di amministrazione condivisa ad esso connessa</strong>. Nonostante questo, ad oggi le associazioni che co-gestiscono la struttura sono aumentate  a 6 coinvolgendo diverse realtà come: l’<a href="https://www.moveway.it" target="_blank" rel="noopener">Associazione sportiva Moveway</a> che promuove l’arte del parkour, la palestra popolare <a href="https://www.accademiapugilisticaleone.it" target="_blank" rel="noopener">Accademia Pugilistica Leone</a> che vuole avvicinare tutti allo sport anche abbattendo le barriere economico-sociali, Cronopio Associazione ricreativa culturale, Teatromania e <a href="http://www.apcatlatinaodv.altervista.org" target="_blank" rel="noopener">APCAT</a> per il recupero di alcolisti; il che dimostra una sempre maggiore consapevolezza dei cittadini rispetto alle opportunità e agli impatti positivi sulla comunità che si possono ottenere attraverso lo strumento del Patto di collaborazione.</p>
<div id="attachment_82035" style="width: 896px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-82035" class="wp-image-82035 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/2_cartolina-fr_DEF_page-0001.jpg" alt="" width="886" height="591" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/2_cartolina-fr_DEF_page-0001.jpg 886w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/2_cartolina-fr_DEF_page-0001-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/2_cartolina-fr_DEF_page-0001-768x512.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/2_cartolina-fr_DEF_page-0001-810x540.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/2_cartolina-fr_DEF_page-0001-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 886px) 100vw, 886px" /><p id="caption-attachment-82035" class="wp-caption-text">Fonte: sito Comune di Latina.</p></div>
<h4>Gli ostacoli e le opportunità</h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Attraverso il dialogo con i due intervistati sono emerse alcune problematiche che evidenziano rallentamenti e difficoltà che si possono incontrare nel percorso. Di Russo, che ha vissuto l’esperienza da amministratore, ci spiega che “<em>l’avvio di questo percorso è stato sicuramente grazie all’iniziativa politica che lo ha sostenuto, ma poi è diventato chiaro anche per la parte politica che questo dovesse essere trasferito agli uffici per poter viaggiare sulle sue gambe. Gli uffici probabilmente hanno maggiore difficoltà, perché ricevono tante spinte anche da chi amministra politicamente di volta in volta con diverse visioni della realtà</em><em>. In mezzo poi c’è il tema della formazione che è molto poca. L’esperienza a Latina è partita poco prima della pandemia: <a href="https://www.labsus.org/2020/09/scuole-di-cittadinanza/" target="_blank" rel="noopener">i cittadini sono andati a formarsi a Roma grazie al supporto di Labsus</a>, </em><em>che ha portato anche qui occasioni di formazione in cui era presente l’Amministrazione. Poi con la pandemia si è bloccato tutto e sono cambiate le priorità”.<br />
</em>Per parte dei cittadini, anche Lanzidei evidenzia simili criticità, le quali però non arrestano il proseguo delle attività, che si stanno rivelando utili e propositive per la comunità. Infatti, nonostante i blocchi dovuti anche alla crisi pandemica, nella Casa di quartiere sono state realizzate diverse attività che hanno coinvolto le persone del quartiere ma non solo, creando ottime occasioni di contaminazione tra persone provenienti da diverse aree della città. Sono stati realizzati corsi di cucito, di uncinetto, doposcuola e centri diurni per i bambini più svantaggiati. <em>“Sono molto soddisfacenti gli eventi di convivialità che abbiamo realizzato nel corso del tempo, come le cene e i momenti di condivisione fatti in occasione delle festività. È bello quando si vede la risposta della città tutta, come è stato nel caso della manifestazione </em>Sporty Party: uniti si vince<em> che ha coinvolto diverse associazioni e realtà sportive all’insegna dello sport e dell’integrazione”.</em></p>
<div id="attachment_82022" style="width: 447px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-82022" class=" wp-image-82022" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-300x169.jpeg" alt="" width="437" height="246" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-300x169.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-1024x576.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-768x432.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-1536x864.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-810x456.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-1140x641.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM-600x338.jpeg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/12/WhatsApp-Image-2023-12-09-at-9.26.46-AM.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /><p id="caption-attachment-82022" class="wp-caption-text">Uno degli eventi nella Casa di quartiere (Fonte: Franco Lanzidei)</p></div>
<h4>Quali prospettive?</h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nel luglio 2023 la nuova Giunta Celentano ha effettivamente approvato il progetto definitivo di rigenerazione grazie ai fondi del PNRR, attraverso il quale l’edificio un tempo scolastico verrà definitivamente convertito e utilizzato come spazio pubblico.<br />
In attesa che i lavori inizino abbiamo chiesto a Franco Lanzidei quali sono le speranze e le prospettive future: <em>“Al momento siamo nel limbo, non riusciamo a programmare molte delle attività che vorremo fare e quindi a progettare investimenti perché potrebbero chiederci presto di lasciare l’edificio per far iniziare i lavori. Siamo felici che sia previsto questo piano di riqualificazione importante e sicuramente darà nuova vita alla struttura, ma il Patto che ci coinvolge scadrà nel 2025 e vorremo avere il tempo e l’opportunità di contribuire a progettare quelle iniziative che anche a causa della pandemia non siamo riusciti a realizzare al meglio prima”.<br />
</em><strong><span style="font-weight: 400;"><strong>La Casa di quartiere in Via Milazzo, bene comune oggetto di</strong> </span></strong><b>questo Patto di collaborazione</b> – così come anche tutti gli altri Patti avviati nell’ambito del progetto Officine di Città – <strong style="font-weight: 400;">rappresenta un presidio di democrazia partecipativa</strong> e uno strumento importante per il miglioramento della qualità della vita delle persone che vivono il territorio. In più, in un contesto come quello di Latina, tutto ciò agisce per rafforzare il tessuto sociale di una città molto giovane e spesso frammentata. In linea con questa visione &#8211; come menzionato già in precedenza &#8211; si colloca l&#8217;organo di coordinamento tra tutte le Case di quartiere, pensato per investire nel lavoro di tessitura tra le diverse realtà, in modo tale che la loro collaborazione converga <strong style="font-weight: 400;">all’interno di una strategia più ampia di scala urbana</strong>, promuovendo inoltre una vera crescita culturale e di valori della città. Il progetto avviato e le realtà coinvolte dimostrano che c’è stata la volontà politica e una buona risposta da parte dei cittadini rispetto al tema dell’amministrazione condivisa. La riflessione e la speranza che emerge dal racconto di questo Patto è <strong>che si concretizzi un percorso di metabolizzazione culturale dell’idea della co-gestione e della visione collaborativa</strong>, in cui entrambe l’amministrazione e la comunità devono profondamente credere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fonte foto di copertina: Franco Lanzidei</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/12/una-ex-scuola-materna-diventa-casa-di-quartiere/">Una ex scuola materna diventa Casa di quartiere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Da piazza dimenticata ad agorà di quartiere</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/09/da-piazza-dimenticata-ad-agora-di-quartiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Scopetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 07:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[piazza bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[via bene comune]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Erano i primi giorni del 2021 e nel gruppo Facebook di RetakeRoma Appio Latino-Tuscolano qualcuno si lamentava della condizione di degrado della piazza di Largo don Orione, soprattutto dopo il Capodanno. Tra i vari commenti dei cittadini, Alfredo Mancia, membro attivo di Retake, è stato colpito da uno in particolare: l’autore del commento faceva notare quanto quella piazza somigliasse ad un’agorà greca e suggeriva che, probabilmente, la vocazione di quel luogo fosse molto simile a quella per cui venivano utilizzate le famose piazze elleniche. Ed ecco allora che ha inizio la trasformazione di Largo don Orione da piazza dimenticata ad agorà di quartiere. Come nasce il Patto di collaborazione Il primo passo per la trasformazione – ci racconta Alfredo &#8211; è stato quello di promuovere diversi eventi di pulizia a cui hanno partecipato molte persone del quartiere; il secondo, all’indomani delle elezioni municipali, è stato quello di far rimuovere dalla piazza un vecchio chiosco, un tempo il chiosco del fioraio, che purtroppo era diventato solamente ricettacolo di incuria e vandalismo; il terzo passo è stato quello di cogliere l’opportunità di partecipare ad una scuola di cittadinanza promossa da Labsus e presentata al Municipio proprio poco tempo prima. Retake decide quindi di partecipare alla scuola di cittadinanza, ma non può farlo da sola; una delle convinzioni dell’associazione, infatti, è quella che l’unione fa la forza. Iniziano allora le ricerche per capire chi sono le altre associazioni territoriali, scoprendo così tanti altri cittadini già attivi. Così, grazie alla funzione di attivatore sociale propria di RetakeRoma, l’associazione A.N.I.T.A. Garibaldi aps, la libreria PontePonente e l’associazione AssemblAbili Globali aps, si aggiungono alla scuola di cittadinanza. Il frutto di quest’esperienza condivisa sarà la nascita del progetto “Cura e Cultura” racchiuso nella cornice del Patto di collaborazione per la rigenerazione urbana di Largo don Orione e via Mondovì sottoscritto a maggio 2023 dalle quattro associazioni di quartiere e il VII Municipio. Questo Patto di collaborazione ha dunque un carattere e uno scopo preciso: non solo cura, ma anche cultura, ed il motivo &#8211; dice Alfredo &#8211; è semplice, cioè tornare a quell’idea di agorà, perché oltre che curare un luogo, bisogna anche viverlo, riempire la piazza, e il miglior modo per farlo è attraverso gli eventi culturali. Cura e cultura in largo Don Orione Tutte le associazioni coinvolte si occupavano già di promuovere eventi nel quartiere, ognuna di loro con la propria caratteristica. Con il Patto di collaborazione hanno deciso di mantenere le proprie peculiarità continuando ad agire negli ambiti e nelle zone che già coprivano maggiormente, ma prevedendo un coordinamento maggiore e un calendario di eventi condiviso e unendo le forze per raggiungere intenti comuni. L’Associazione AssemblAbili Globali nasce proprio per promuovere la cultura a 360 gradi. Infatti, le loro azioni nel quartiere spaziano dalla realizzazione di biblio-cabine per il book-crossing, all’allestimento di mostre d’arte collettive, all’organizzazione di visite guidate alla scoperta del Municipio. Dalla firma del Patto di collaborazione, la piazza è stata animata con incontri di ogni genere. Primo tra tutti si è svolto l’Agorà Festival, un evento che ha visto la partecipazione di molte persone e durante il quale si è potuto assistere a presentazioni letterarie, mostre d’arte, concerti, rappresentazioni teatrali e molto altro. Simonetta Cervelli, cuore e motore dell’associazione AssemblAbili Globali, ci preannuncia un autunno ricco di incontri: letture teatralizzate, incursioni musicali, esibizioni di capoeira, piantumazione di alberi in occasione della festa dell’albero ed una sfilata di moda in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dove diversi abitanti del quartiere, dal più giovane “modello” di 3 anni alla più anziana di 75 anni, sfileranno indossando abiti creati dalle artiste dell’uncinetto del gruppo Solidarietà al quadrato per trasmettere un messaggio forte e farlo arrivare a più persone possibili. Il fine comune – dice Simonetta &#8211;  è quello di avvicinare il quartiere alla piazza utilizzando la cultura e la bellezza attraverso proposte diversificate per tutte le età. Cura e cultura in via Mondovì L’Associazione Anita è un gruppo di genitori e familiari dei bambini e delle bambine che frequentano la scuola elementare Garibaldi e le scuole dell&#8217;infanzia statale e comunale di via Mondovì 16 che nasce per recuperare gli spazi seminterrati e il giardino scolastico, proponendo attività extrascolastiche rivolte a tutto il territorio, come la cura dell’orto didattico o il progetto “Palestra di cittadinanza”. La libreria PontePonente, dirimpettaia della scuola Garibaldi, è una libreria per bambini e ragazzi che già da tempo organizza periodici incontri di “Letture in piazza” dedicati ai più giovani. Queste due realtà associative, che in precedenza si sono già trovate a collaborare nell’organizzazione di eventi per bambini e ragazzi, con questo Patto hanno sottoscritto il loro impegno nel portare avanti attività e progetti già in essere e sognare ancora più in grande con nuove idee per rendere via Mondovì una strada a misura di bambino. Da tempo, infatti, le associazioni chiedono che questa via diventi una strada scolastica, cioè una strada chiusa al traffico e aperta al gioco, all&#8217;amicizia, alla salute e alla sicurezza. Ora finalmente, le istituzioni hanno accolto la richiesta e, dallo scorso 18 settembre, via Mondovì è un luogo diverso, fatto per i bambini e le bambine e dove da adesso, grazie alla pedonalizzazione e a questo Patto, si può uscire fuori dalla scuola con maggiore sicurezza, si possono organizzare eventi culturali nella via, installare delle rastrelliere per incentivare il “bike to school”, realizzare sul marciapiede giochi per bambini con interventi di urbanistica tattica e Universal Design, o molto altro, così come si può leggere nel Patto. Rapporto con il VII Municipio Tutte le associazioni condividono anche un altro punto di vista: il rapporto con il Municipio è molto buono. Questo è possibile grazie a due fattori in particolare. Per primo, la formazione riguardo lo strumento del Patto di collaborazione e il tema dell&#8217;Amministrazione condivisa non è stata rivolta solamente ai cittadini associati, ma anche gli amministratori e i funzionari degli uffici (in particolar modo quegli uffici preposti alla riuscita del Patto) hanno avuto la possibilità di formarsi. Il secondo fattore, che fa la</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/09/da-piazza-dimenticata-ad-agora-di-quartiere/">Da piazza dimenticata ad agorà di quartiere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Erano i primi giorni del 2021 e nel gruppo Facebook di <a href="https://www.facebook.com/groups/1436617986598858/" target="_blank" rel="noopener">RetakeRoma Appio Latino-Tuscolano</a> qualcuno si lamentava della condizione di degrado della piazza di Largo don Orione, soprattutto dopo il Capodanno. Tra i vari commenti dei cittadini, <strong>Alfredo Mancia</strong>, membro attivo di Retake, è stato colpito da uno in particolare: l’autore del commento faceva notare quanto quella piazza somigliasse ad un’agorà greca e suggeriva che, probabilmente, la vocazione di quel luogo fosse molto simile a quella per cui venivano utilizzate le famose piazze elleniche. <strong>Ed ecco allora che ha inizio la trasformazione di Largo don Orione da piazza dimenticata ad agorà di quartiere.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Come nasce il Patto di collaborazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><em>Il primo passo per la trasformazione</em> – ci racconta Alfredo &#8211; <em>è stato quello di promuovere diversi eventi di pulizia a cui hanno partecipato molte persone del quartiere; il secondo, all’indomani delle elezioni municipali, è stato quello di far rimuovere dalla piazza un vecchio chiosco, un tempo il chiosco del fioraio, che purtroppo era diventato solamente ricettacolo di incuria e vandalismo; il terzo passo è stato quello di <strong>cogliere l’opportunità di partecipare ad una </strong></em><strong><a href="https://www.labsus.org/2022/05/ripartono-le-scuole-di-cittadinanza-sul-territorio-della-capitale/" target="_blank" rel="noopener"><em>scuola di cittadinanza</em></a></strong><em> promossa da Labsus e presentata al Municipio proprio poco tempo prima</em>.<br />
Retake decide quindi di partecipare alla scuola di cittadinanza, ma non può farlo da sola; una delle convinzioni dell’associazione, infatti, è quella che <strong>l’unione fa la forza.</strong> Iniziano allora le ricerche per capire chi sono le altre associazioni territoriali, scoprendo così tanti altri cittadini già attivi. Così, grazie alla <strong>funzione di attivatore sociale propria di <a href="https://retake.org/roma/" target="_blank" rel="noopener">RetakeRoma</a></strong>, <a href="https://associazioneanita-it.webnode.it/chi-siamo/" target="_blank" rel="noopener">l’associazione A.N.I.T.A. Garibaldi aps</a>, la <a href="https://www.libreriaponteponente.it/" target="_blank" rel="noopener">libreria PontePonente</a> e <a href="https://www.facebook.com/people/Associazione-AssemblAbili-GlobAli/100088919447194/" target="_blank" rel="noopener">l’associazione AssemblAbili Globali aps</a>, si aggiungono alla scuola di cittadinanza. Il frutto di quest’esperienza condivisa sarà la <strong>nascita del progetto “Cura e Cultura” racchiuso nella cornice del Patto di collaborazione per la rigenerazione urbana di Largo don Orione e via Mondovì</strong> sottoscritto a maggio 2023 dalle quattro associazioni di quartiere e il VII Municipio. Questo Patto di collaborazione ha dunque un carattere e uno scopo preciso: <a href="https://www.labsus.org/2018/01/la-societa-della-cura-un-progetto-fondato-sullempatia/" target="_blank" rel="noopener">non solo cura</a>, ma anche cultura, <em>ed il motivo &#8211; </em>dice Alfredo &#8211; <em>è semplice, cioè tornare a quell’idea di agorà, perché oltre che curare un luogo, bisogna anche viverlo, riempire la piazza, e il miglior modo per farlo è attraverso gli eventi culturali</em>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Cura e cultura in largo Don Orione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Tutte le associazioni coinvolte si occupavano già di promuovere eventi nel quartiere, ognuna di loro con la propria caratteristica. Con il Patto di collaborazione hanno deciso di <strong>mantenere le proprie peculiarità continuando ad agire negli ambiti e nelle zone che già coprivano maggiormente, ma prevedendo un coordinamento maggiore e un calendario di eventi condiviso e unendo le forze per raggiungere intenti comuni. </strong>L’Associazione AssemblAbili Globali nasce proprio per promuovere la cultura a 360 gradi. Infatti, le loro azioni nel quartiere spaziano dalla realizzazione di biblio-cabine per il <span style="font-style: normal !msorm;"><em>book-crossing</em></span>, all’allestimento di mostre d’arte collettive, all’organizzazione di visite guidate alla scoperta del Municipio. Dalla firma del Patto di collaborazione, la piazza è stata animata con incontri di ogni genere. Primo tra tutti si è svolto <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100082976840434" target="_blank" rel="noopener">l’Agorà Festival</a>, un evento che ha visto la partecipazione di molte persone e durante il quale si è potuto assistere a presentazioni letterarie, mostre d’arte, concerti, rappresentazioni teatrali e molto altro.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Simonetta Cervelli</strong></span>, cuore e motore dell’associazione AssemblAbili Globali, ci preannuncia un autunno ricco di <a href="https://www.facebook.com/photo?fbid=291926910249868&amp;set=pcb.291927126916513" target="_blank" rel="noopener">incontri</a>: letture teatralizzate, incursioni musicali, esibizioni di capoeira, piantumazione di alberi in occasione della festa dell’albero ed una sfilata di moda in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dove diversi abitanti del quartiere, dal più giovane “modello” di 3 anni alla più anziana di 75 anni, sfileranno indossando abiti creati dalle artiste dell’uncinetto del gruppo <a href="https://www.facebook.com/solidarietaalquadrato/" target="_blank" rel="noopener">Solidarietà al quadrato</a> per trasmettere un messaggio forte e farlo arrivare a più persone possibili.<em> <strong>Il fine comune</strong></em><strong> – dice Simonetta &#8211;  <em>è quello di avvicinare il quartiere alla piazza utilizzando la cultura e la bellezza attraverso proposte diversificate per tutte le età.</em></strong></p>
<div id="attachment_80697" style="width: 2058px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80697" class="size-full wp-image-80697" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora.jpg" alt="agorà festival" width="2048" height="1536" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-agora-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><p id="caption-attachment-80697" class="wp-caption-text">Rappresentazione dello spettacolo &#8220;Le Spartane&#8221; (<em>Fonte: pagina Facebook Agorà Festival</em>).</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Cura e cultura in via Mondovì</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>Associazione Anita</strong> è un gruppo di genitori e familiari dei bambini e delle bambine che frequentano la scuola elementare Garibaldi e le scuole dell&#8217;infanzia statale e comunale di via Mondovì 16 che nasce per recuperare gli spazi seminterrati e il giardino scolastico, <a href="https://www.labsus.org/2020/10/la-scuola-un-infrastruttura-pubblica-di-cura/" target="_blank" rel="noopener">proponendo attività extrascolastiche rivolte a tutto il territorio</a>, come la cura dell’orto didattico o il progetto <a href="https://comune-info.net/scuole-aperte/nel-cuore-di-anita-ce-il-territorio/" target="_blank" rel="noopener">“Palestra di cittadinanza”. </a>La <strong>libreria PontePonente</strong>, dirimpettaia della scuola Garibaldi, è una libreria per bambini e ragazzi che già da tempo organizza periodici incontri di “Letture in piazza” dedicati ai più giovani. Queste due realtà associative, che in precedenza si sono già trovate a collaborare nell’organizzazione di eventi per bambini e ragazzi, <strong>con questo Patto hanno sottoscritto il loro impegno nel portare avanti attività e progetti già in essere e sognare ancora più in grande con nuove idee per rendere via Mondovì una strada a misura di bambino. </strong>Da tempo, infatti, le associazioni chiedono che questa via diventi una strada scolastica, cioè una strada chiusa al traffico e aperta al gioco, all&#8217;amicizia, alla salute e alla sicurezza. <strong>Ora finalmente, le istituzioni hanno accolto la richiesta</strong> e, dallo scorso 18 settembre, via Mondovì è un luogo diverso, fatto per i bambini e le bambine e dove da adesso, grazie alla pedonalizzazione e a questo Patto, si può uscire fuori dalla scuola con maggiore sicurezza, si possono organizzare eventi culturali nella via, installare delle rastrelliere per incentivare il “<span style="font-style: normal !msorm;"><em>bike to school</em></span>”, realizzare sul marciapiede giochi per bambini con interventi di urbanistica tattica e <span style="font-style: normal !msorm;"><em>Universal Design,</em></span> o molto altro, così come si può leggere nel Patto.</p>
<div id="attachment_80696" style="width: 970px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80696" class="wp-image-80696 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo.jpg" alt="largo don orione" width="960" height="720" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo.jpg 960w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/09/ldo-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><p id="caption-attachment-80696" class="wp-caption-text">Attività a largo don Orione (pagina Facebook Parrocchia Ognissanti Roma &#8211; Opera don Orione)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Rapporto con il VII Municipio</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Tutte le associazioni condividono anche un altro punto di vista: <strong>il rapporto con il Municipio è molto buono. </strong>Questo è possibile grazie a due fattori in particolare. Per primo, <strong>la formazione</strong> riguardo lo strumento del Patto di collaborazione e il tema dell&#8217;Amministrazione condivisa non è stata rivolta solamente ai cittadini associati, ma <strong>anche gli amministratori e i funzionari degli uffici</strong> (in particolar modo quegli uffici preposti alla riuscita del Patto) <strong>hanno avuto la possibilità di formarsi</strong>. Il secondo fattore, che fa la differenza, è la presenza di <strong>figure di riferimento che seguono il Patto</strong>, come l&#8217;assessore alla cultura <strong>Riccardo Sbordoni</strong> e l&#8217;assessora alle politiche ambientali e agricole <strong>Estella Marino</strong>, che ci ha offerto il suo punto di vista sull&#8217;utilizzo del Patto. <em>Dal punto di vista politico e amministrativo, il Patto rappresenta un grande valore aggiunto, perché ci offre la possibilità di poter valorizzare veramente le energie locali. Non collaboriamo con i cittadini per fare manutenzione, ma lo scopo è quello di creare un <strong>presidio civico territoriale,</strong> che non contribuisce solamente a curare, ma <strong>ridà funzione e vita ad uno spazio che, essendo presidiato, non è  più oggetto di vandalismo e degrado.</strong> Questo, oltre ad avere un forte impatto positivo sul quartiere, dimostra che, poco a poco, stiamo scardinando quell&#8217;idea per la quale ciò che è pubblico è di nessuno, e si inizia invece a capire che quel bene, pubblico, è di tutti. Questo è il grande cambiamento che ha portato il Patto di collaborazione. </em>La struttura del Patto permette anche a ciascuno di avere chiari i propri compiti, che sono stati tutti già <a href="https://www.labsus.org/2021/09/la-coprogettazione-e-cruciale-per-il-successo-dei-patti/" target="_blank" rel="noopener">concordati e chiariti in fase di co-progettazione</a>. Questo aiuta il lavoro delle Amministrazioni: permette loro di non arrancare tra tutte le pratiche a cui adempire, ma di avere chiari gli impegni presi, e lavorare affinché vengano tutti soddisfatti. <em>Alcuni compiti siamo riusciti a portarli a termine, altri ancora no, ma è questione di tempo. </em>Inoltre, il <strong>tavolo di co-progettazione tra Amministrazione e associazioni rimane sempre aperto.</strong> Nel Patto sono previsti degli incontri di monitoraggio con cadenza trimestrale per fare il punto della situazione e mettere in campo, se necessario, qualche modifica.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Impatto sul quartiere</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Largo Don Orione è tornata ad essere una piazza di quartiere, in poco tempo ha cambiato aspetto e anima, è un luogo più curato e vivibile e soprattutto più vivo, gli abitanti partecipano numerosi agli eventi: insomma, qualcosa è cambiato, ora “si può fare”, si può partecipare. Anche se per il momento si tratta per lo più di partecipazione passiva agli eventi, lasciando alle associazioni tutti gli oneri e gli onori dell’organizzazione, <strong>c’è però un dettaglio</strong> che ci racconta Simonetta che non è banale: <strong>alla fine di ogni evento in largo Don Orione, </strong>che sia un concerto una rappresentazione teatrale o una conferenza,<strong> le persone si alzano, prendono la propria sedia e la rimettono a posto. </strong>Questo si vede sempre più spesso e sempre in più persone. Sembra di poco conto, ma non lo è, perché è la dimostrazione che si inizia a sentire che quella piazza è di tutti. <strong>Si aiuta a mettere a posto perché tutti hanno partecipato.</strong> Questa è la dimostrazione che il messaggio è arrivato: <strong>non si è solo spettatori, ma chiunque può partecipare</strong> alla cura di largo Don Orione e via Mondovì, <strong>perché questi luoghi non sono più solo luoghi pubblici, ma sono beni comuni.</strong> <em>Aspettiamo che si abituino</em> – dice Simonetta – <em>affinché partecipino anche all’organizzazione</em>.</p>
<p><em>Immagine di copertina: evento del 18 settembre per la realizzazione della strada scolastica (pagina Facebook Libreria Ponteponente).</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/09/da-piazza-dimenticata-ad-agora-di-quartiere/">Da piazza dimenticata ad agorà di quartiere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Playground Roma 70: un campetto che diventa bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/06/playground-roma-70-un-campetto-che-diventa-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Scopetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 08:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Campetto di Piero]]></category>
		<category><![CDATA[patto di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[playground roma 70]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=80009</guid>

					<description><![CDATA[<p>Era il 7 aprile del 2022 quando l’VIII municipio romano firmava il primo Patto di collaborazione della Capitale. Oggi, a poche settimane dalla tanto attesa approvazione del Regolamento per l’Amministrazione condivisa e la cura dei beni comuni del comune di Roma, torniamo a raccontarvi del primo Patto di Roma, con l’augurio che possa essere un esempio e un incentivo per tutti i cittadini di Roma che finalmente possono, anche loro, firmare Patti di collaborazione di ogni tipo e non più solo per le aree verdi. Molto più di un campetto Il Playground Roma 70, conosciuto anche come ‘il campetto di Piero’ in onore di Piero, proprietario di un bar di zona che, già molto prima dei Patti di collaborazione, gestiva e si prendeva cura di questo spazio, oggi rappresenta il cuore del quartiere. Roma 70, un’area urbana dell’VIII Municipio romano, non ha una vera piazza di quartiere ma per tutti questo campetto su via di Grotta Perfetta è sempre stato il punto di aggregazione. Tra l’altro è situato tra la chiesa e la scuola materna, un vero punto strategico e quindi luogo di incontro per tutti, non solo per i giovani amanti dello sport. Quest’area ludica e sportiva è stata ristrutturata a seguito di una richiesta specifica dei cittadini, avanzata in particolar modo dal Comitato di Quartiere Grotta Perfetta e inserita quindi nell’ambito del bilancio partecipativo 2020. Dopo anni dedicati ai lavori e alla ricerca di un ente gestionale, la riapertura è stata possibile grazie alla firma del Patto di collaborazione. Con il Patto si è potuto assistere ad un vero rinnovamento del campetto che ha prodotto un impatto più che positivo: allenamenti e partite di basket, tornei di volley, eventi di beneficenza, feste per bambini, il campetto è sempre frequentato e chi lo frequenta si impegna a mantenerlo accogliente e funzionante. Rapporto tra associazioni: l’obiettivo che unisce Il 7 aprile 2022, in assenza del Regolamento sull’Amministrazione condivisa, il Patto di collaborazione è stato approvato in forza di quel famoso articolo 11 del regolamento sul verde urbano, tra l’VIII Municipio e cinque associazioni territoriali: Sport Lab A.P.S, Nessun dorma A.P.S, Associazione genitori scuole municipio 8 Roma, Associazione sportiva KK eur volley e il comitato di quartiere Grotta Perfetta. Queste associazioni hanno deciso di unire le loro forze per far sì che il Campetto di Piero sia sempre un luogo attivo. Per capire meglio come si siano organizzate all’atto pratico per perseguire questo obiettivo, abbiamo parlato con Andrea Benenati, membro del Comitato di Quartiere. Per prima cosa ci dice che all’indomani della sottoscrizione del Patto è stata attivata una chat WhatsApp per poter comunicare in modo più veloce e circolare e potersi meglio organizzare e coordinare sugli interventi da fare. Una delle azioni previste dal Patto è quella della piccola manutenzione, o come preferiamo dire noi di Labsus, piccole azioni di cura, come la pulizia ordinaria del campo o la riparazione degli arredi, che viene svolta non solo dai membri delle associazioni che hanno sottoscritto il Patto, ma da tutti quelli che frequentano il playground, soprattutto giovani, perché questo campetto è prima di tutto un bene comune. Anche gli eventi vengono organizzati con spirito di collaborazione, senza la rigidità di un calendario fisso – ci dice Andrea &#8211; semplicemente un’associazione propone un evento e tutte aiutano nell’organizzarlo, cercando di darsi spazio in modo equilibrato. Ogni associazione ha anche la sua peculiarità, c’è chi si occupa dello sport, chi organizza eventi di vario genere e chi coordina le giornate e gli interventi di cura e pulizia. Lo spirito – continua Andrea – è quello di una collaborazione tra amici dove tutti hanno lo stesso obiettivo. Rapporto con l’Amministrazione: spunti di miglioramento Gli amministratori dell’VIII municipio sono stati indubbiamente coraggiosi e lungimiranti utilizzando per primi uno strumento per certi versi ancora sconosciuto a Roma, e potendo adesso raccogliere per primi i frutti di questa buona semina. Collaborare con i cittadini funziona. Lo dimostrano i campetti sempre pieni di ragazzi e ragazze che giocano a basket o a volley, lo dimostrano i bambini nell’area giochi e i loro genitori felici di poterli far giocare lì, lo dimostra la partecipazione dei cittadini ai vari eventi che vengono organizzati dalle associazioni e lo dimostra il fatto che questi spazi ora sono più puliti e curati. Questo è dovuto non solo al fatto che AMA ha accolto la richiesta di posizionare nuovi bidoni che vengono regolarmente svuotati come previsto dal Patto, ma è dovuto soprattutto al fatto che questo luogo è raramente oggetto di incuria o atti vandalici di qualunque genere. Anzi, spesso è il luogo dove i ragazzi si organizzano per colorare le panchine o montare un nuovo canestro. Collaborare con i cittadini funziona e allora le Amministrazioni devono in qualche modo rinnovarsi per stare al passo dei cittadini e non deluderli. Ciò che spesso manca, e che anche le associazioni del playground Roma 70 hanno evidenziato, è l’assenza di un referente del municipio con cui dialogare. Questa purtroppo è una mancanza comune a molte amministrazioni e le cause possono essere diverse, spesso riconducibili a carenze di budget e/o personale amministrativo. Sarebbe però auspicabile avere una persona di riferimento a cui poter comunicare tempestivamente gli interventi da fare senza dover assistere ai lunghi rimbalzi di competenze che spesso spengono l’entusiasmo. Ad esempio, le associazioni aspettano da tempo che i campi vengano dotati dei pali di illuminazione pubblica, come previsto dal Patto, per permettere alle persone di poter usufruire di quegli spazi anche la sera. Ad oggi l’installazione non è stata possibile, ma con l’avallo dell’Ufficio Tecnico Municipale, nel frattempo, si è optato per una soluzione provvisoria installando dei pali fotovoltaici. Rimaniamo in attesa di un contatto più diretto con l’Amministrazione e maggior dialogo per avere risultati migliori, dice sempre Andrea Benenati. Bilancio annuale Chiediamo ad Andrea anche un parere sull’utilizzo del Patto e un bilancio su questo primo anno, e lui ci dice che il bilancio è estremamente positivo in termini di partecipazione. I ragazzi sono entusiasti e hanno molte idee e soprattutto si organizzano da</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/06/playground-roma-70-un-campetto-che-diventa-bene-comune/">Playground Roma 70: un campetto che diventa bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Era il 7 aprile del 2022 quando l’VIII municipio romano firmava il primo Patto di collaborazione della Capitale. Oggi, a poche settimane dalla tanto attesa <a href="https://www.labsus.org/2023/06/finalmente-parte-anche-a-roma-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">approvazione del Regolamento per l’Amministrazione condivisa e la cura dei beni comuni del comune di Roma</a>, torniamo a raccontarvi del primo Patto di Roma, con l’augurio che possa essere un esempio e un incentivo per tutti i cittadini di Roma che finalmente possono, anche loro, firmare Patti di collaborazione di ogni tipo e non più solo per le aree verdi.</p>
<h4><strong>Molto più di un campetto</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il Playground Roma 70, conosciuto anche come ‘il campetto di Piero’ in onore di Piero, proprietario di un bar di zona che, già molto prima dei Patti di collaborazione, gestiva e si prendeva cura di questo spazio, oggi rappresenta il cuore del quartiere.<br />
Roma 70, un’area urbana dell’VIII Municipio romano, non ha una vera piazza di quartiere ma <strong>per tutti questo campetto su via di Grotta Perfetta è sempre stato il punto di aggregazione</strong>. Tra l’altro è situato tra la chiesa e la scuola materna, un vero punto strategico e quindi luogo di incontro per tutti, non solo per i giovani amanti dello sport. Quest’area ludica e sportiva è stata <strong>ristrutturata a seguito di una richiesta specifica dei cittadini, avanzata in particolar modo dal Comitato di Quartiere Grotta Perfetta e inserita quindi nell’ambito del bilancio partecipativo 2020</strong>. <a href="https://caragarbatella.it/inaugurato-il-campetto-di-piero-a-roma-70/" target="_blank" rel="noopener">Dopo anni dedicati ai lavori e alla ricerca di un ente gestionale, la riapertura è stata possibile grazie alla firma del Patto di collaborazione</a>. Con il Patto si è potuto assistere ad un vero rinnovamento del campetto che ha prodotto un impatto più che positivo: allenamenti e partite di basket, tornei di volley, eventi di beneficenza, feste per bambini, il campetto è sempre frequentato e chi lo frequenta si impegna a mantenerlo accogliente e funzionante.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Rapporto tra associazioni: l’obiettivo che unisce</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il 7 aprile 2022, in assenza del Regolamento sull’Amministrazione condivisa, il Patto di collaborazione è stato approvato in forza di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=y1mI7XbMe88" target="_blank" rel="noopener">quel famoso articolo 11 del regolamento sul verde urbano</a>, tra l’VIII Municipio e cinque associazioni territoriali: Sport Lab A.P.S,<a href="https://www.facebook.com/ass.nessundorma/" target="_blank" rel="noopener"> Nessun dorma A.P.S,</a> <a href="https://www.facebook.com/genitoriperlascuola8/?paipv=0&amp;eav=AfavA796CYKiAalGPJFlo6zUSc_A-UPzqTg3nZGsaPoU-Y3DUbxNEqdFDkH5i_4NYyk&amp;_rdr" target="_blank" rel="noopener">Associazione genitori scuole municipio 8 Roma,</a> <a href="https://www.kkeurvolley.com/" target="_blank" rel="noopener">Associazione sportiva KK eur volley</a> e il <a href="http://www.cdqgrottaperfetta.it/" target="_blank" rel="noopener">comitato di quartiere Grotta Perfetta</a>.<br />
Queste associazioni hanno deciso di unire le loro forze per far sì che il Campetto di Piero sia sempre un luogo attivo. Per capire meglio come si siano organizzate all’atto pratico per perseguire questo obiettivo, abbiamo parlato con <strong>Andrea Benenati</strong>, membro del Comitato di Quartiere. Per prima cosa ci dice che all’indomani della sottoscrizione del Patto è stata attivata una chat WhatsApp per poter comunicare in modo più veloce e circolare e potersi meglio organizzare e coordinare sugli interventi da fare. Una delle azioni previste dal Patto è quella della piccola manutenzione, o come preferiamo dire noi di Labsus, <a href="https://www.labsus.org/2018/01/la-societa-della-cura-un-progetto-fondato-sullempatia/" target="_blank" rel="noopener">piccole azioni di cura</a>, come la pulizia ordinaria del campo o la riparazione degli arredi, che viene svolta <strong>non solo dai membri delle associazioni che hanno sottoscritto il Patto, ma da tutti quelli che frequentano il playground, soprattutto giovani, perché questo campetto è prima di tutto un bene comune</strong>. Anche gli eventi vengono organizzati con spirito di collaborazione, <em>senza la rigidità di un calendario fisso</em> – ci dice Andrea &#8211; <em>semplicemente un’associazione propone un evento e tutte aiutano nell’organizzarlo, cercando di darsi spazio in modo equilibrato. </em>Ogni associazione ha anche la sua peculiarità, c’è chi si occupa dello sport, chi organizza eventi di vario genere e chi coordina le giornate e gli interventi di cura e pulizia. <strong><em>Lo spirito </em></strong><em>– </em>continua Andrea<em> – <strong>è quello di una collaborazione tra amici dove tutti hanno lo stesso obiettivo</strong>.</em></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Rapporto con l’Amministrazione: spunti di miglioramento</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Gli amministratori dell’VIII municipio sono stati indubbiamente coraggiosi e lungimiranti utilizzando per primi uno strumento per certi versi ancora sconosciuto a Roma, e potendo adesso raccogliere per primi i frutti di questa buona semina. <strong>Collaborare con i cittadini funziona. </strong><strong>Lo dimostrano i campetti sempre pieni di ragazzi e ragazze</strong> che giocano a basket o a volley, lo dimostrano i bambini nell’area giochi e i loro genitori felici di poterli far giocare lì, lo dimostra la partecipazione dei cittadini ai vari eventi che vengono organizzati dalle associazioni e lo dimostra il fatto che questi spazi ora sono più puliti e curati. Questo è dovuto non solo al fatto che <a href="https://www.amaroma.it/" target="_blank" rel="noopener">AMA</a> ha accolto la richiesta di posizionare nuovi bidoni che vengono regolarmente svuotati come previsto dal Patto, ma è dovuto soprattutto al fatto che questo luogo è raramente oggetto di incuria o atti vandalici di qualunque genere. Anzi, spesso è il luogo dove i ragazzi si organizzano per colorare le panchine o montare un nuovo canestro.<br />
<strong>Collaborare con i cittadini funziona e allora le Amministrazioni devono in qualche modo rinnovarsi per stare al passo dei cittadini e non deluderli.</strong> Ciò che spesso manca, e che anche le associazioni del playground Roma 70 hanno evidenziato, è <strong>l’assenza di un referente del municipio con cui dialogare</strong>. Questa purtroppo è una mancanza comune a molte amministrazioni e le cause possono essere diverse, spesso riconducibili a carenze di budget e/o personale amministrativo. <strong>Sarebbe però auspicabile avere una persona di riferimento </strong>a cui poter comunicare tempestivamente gli interventi da fare <strong>senza dover assistere ai lunghi rimbalzi di competenze che spesso spengono l’entusiasmo.</strong> Ad esempio, <strong>le associazioni aspettano da tempo che i campi vengano dotati dei pali di illuminazione pubblica, come previsto dal Patto,</strong> per permettere alle persone di poter usufruire di quegli spazi anche la sera. Ad oggi l’installazione non è stata possibile, ma <strong>con l’avallo dell’Ufficio Tecnico Municipale, nel frattempo, si è optato per una soluzione provvisoria installando dei pali fotovoltaici</strong>. <em>Rimaniamo in attesa di un contatto più diretto con l’Amministrazione e maggior dialogo per avere risultati migliori,</em> dice sempre <strong>Andrea Benenati</strong>.</p>
<div id="attachment_80017" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80017" class="wp-image-80017 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/06/Camp-Notte-Bianca-dello-Sport.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/06/Camp-Notte-Bianca-dello-Sport.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/06/Camp-Notte-Bianca-dello-Sport-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/06/Camp-Notte-Bianca-dello-Sport-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/06/Camp-Notte-Bianca-dello-Sport-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/06/Camp-Notte-Bianca-dello-Sport-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/06/Camp-Notte-Bianca-dello-Sport-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-80017" class="wp-caption-text">Notte bianca dello sport (Fonte: archivio del CdQ Grotta Perfetta)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Bilancio annuale</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo ad Andrea anche un parere sull’utilizzo del Patto e un bilancio su questo primo anno, e lui ci dice che <strong><em>il bilancio è estremamente positivo in termini di </em></strong><a href="https://www.labsus.org/2016/08/la-partecipazione-alla-prova-dei-territori-dal-decidere-al-fare/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>partecipazione</em></strong></a><em>. I ragazzi sono entusiasti e hanno molte idee e soprattutto <strong>si organizzano da soli</strong>: noi facciamo i controlli e partecipiamo alla pulizia e manutenzione, siamo i ‘</em><a href="https://www.labsus.org/i-custodi-della-bellezza/" target="_blank" rel="noopener"><em>custodi del campetto’</em></a><em>, ma sono i ragazzi che organizzano i tornei e le partite, e spesso invitano a giocare anche le squadre degli altri municipi. </em>Abbiamo intervistato anche uno di questi ragazzi, <strong>Riccardo Corsi</strong>, che era presente il giorno dell’inaugurazione del campetto e della firma del Patto e che pochi mesi dopo quell’evento contattò alcuni dei ragazzi che già frequentavano il campetto – <em>quando banalmente si scavalcava la rete e si andava a giocare – </em>e che ha organizzato il primo torneo. Quell’iniziativa ebbe molto successo, il Presidente del Municipio e poi tutte le associazioni che hanno sottoscritto il Patto si sono messe in contatto con Riccardo per organizzare tanti altri tornei – <em>tutti gratuiti</em> – ci tiene a precisare Riccardo – <em>dato che so che spesso per partecipare ai tornei viene richiesta una quota: per noi invece <strong>mantenerli gratuiti è importante</strong></em>. Qui però non si gioca solamente a basket o a volley, Riccardo ci racconta di ragazzi e ragazze seduti sugli spalti che chiacchierano, leggono o giocano a carte, <strong>ragazzi e ragazze che vanno lì semplicemente per stare insieme.</strong> Ed è così che <em>la partecipazione è aumentata sempre di più e ad un anno dalla sottoscrizione del Patto </em>– continua Riccardo – <strong><em>ci sono ragazzi che pian piano si stanno interessando sempre di più a ‘cosa c’è dietro’, cioè al Patto di collaborazione</em></strong><em>, e iniziano a chiamarmi per chiedermi di partecipare all’organizzazione degli eventi e non più solo per sapere quando ci sarà la prossima partita</em>. I ragazzi e le ragazze tengono molto a questo campetto, lo difendono da chi non ne ha cura, intervengono in prima persona se c’è da aggiustare qualcosa: <strong><em>una volta</em> – racconta Riccardo – <em>si erano rotte delle reti e un ragazzo è andato subito a comprarle e le abbiamo montate</em></strong><em>. </em>Avere la possibilità, grazie al Patto, di prendersi cura e gestire uno spazio così vissuto e amato, si rivela essere <strong>un presidio di educazione civica</strong> e avere un forte impatto educativo. È Andrea a sottolineare più volte quanto questo luogo, da quando viene gestito dalle associazioni e dai ragazzi che lo frequentano ogni giorno, sia difficilmente oggetto di atti vandalici o incuria, a dimostrazione che un Patto di collaborazione può funzionare<strong> anche da un punto di vista educativo.<br />
</strong>Interessanti sono anche le <strong>reti di relazioni che i ragazzi hanno instaurato con altri campetti</strong> della città grazie ad un&#8217;App, <a href="https://www.pick-roll.com/" target="_blank" rel="noopener">Pick-Roll</a>, che mappa tutti i campi da gioco di basket per sapere dove si svolgerà la prossima partita o trovare una squadra con cui allenarsi. Si è così creata una vera comunità in cui ci si scambiano anche idee e consigli e infatti, proprio in questi giorni, i ragazzi del playground Roma 70 e le associazioni stanno dando sostegno al <a href="https://caragarbatella.it/inaugurato-un-nuovo-campo-da-basket-in-via-malfante-conclusi-i-lavori-al-parco-della-torre/" target="_blank" rel="noopener">nuovo Playground in via Malfante</a>, dietro Piazza dei Navigatori a Roma, per la <strong>possibile firma di un nuovo Patto di collaborazione per la gestione del playground. Possiamo quindi parlare di una vera e propria </strong><a href="https://www.labsus.org/2021/02/forza-generativa-dei-patti-di-collaborazione/" target="_blank" rel="noopener"><strong>forza generativa dei Patti</strong></a><strong>.<br />
</strong>Alla luce di tutto ciò, possiamo chiudere questo bilancio annuale con un segno positivo, anche se rimaniamo in attesa di <strong>riuscire ad avere presto l’illuminazione,</strong> che permetterebbe di organizzare tanti altri eventi, soprattutto nelle serate estive. Per il resto, ciò che le associazioni e i ragazzi del Playground Roma 70 si augurano per il futuro è di <strong>riuscire a prolungare nel tempo il Patto e mantenere sempre il luogo così vitale e pieno di energie.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/06/playground-roma-70-un-campetto-che-diventa-bene-comune/">Playground Roma 70: un campetto che diventa bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Roma: il nostro commento al Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/06/parte-anche-a-roma-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Arena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2023 15:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Norme]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamenti comunali]]></category>
		<category><![CDATA[assessorato partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Catarci]]></category>
		<category><![CDATA[immobili]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Capitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo Regolamento è un testo stratificato, risultato di tanti interventi diversi, di soggetti diversi, con obiettivi diversi. Il punto di partenza originario è stata, otto anni fa, la bozza di Regolamento che Labsus aveva redatto nella primavera 2015 insieme con alcuni funzionari capitolini in un gruppo di lavoro voluto dalla Giunta stessa (Storia del Regolamento per i beni comuni a Roma. Prima puntata). Caduta la Giunta Marino quella bozza, rivista e aggiornata da Labsus, nell’aprile 2018 fu presentata in Campidoglio, sotto forma di proposta di delibera di iniziativa popolare, dalla Coalizione per i beni comuni, un raggruppamento informale di associazioni il cui obiettivo era l’approvazione anche a Roma del modello dell’amministrazione condivisa dei beni comuni. Ma dopo cinque anni di defatiganti discussioni nelle commissioni consiliari la proposta di delibera di iniziativa popolare nel gennaio 2021 fu bocciata in Aula dalla maggioranza che all’epoca amministrava Roma (Storia del Regolamento per i beni comuni a Roma. Seconda puntata). Un anno dopo, nel gennaio 2022, il testo di quella proposta fu ripreso dall’Assessore Catarci e divenne la base per il lavoro che una dirigente molto brava dell’Assessorato alla partecipazione e Labsus (a titolo volontario) svolsero per mesi, redigendo una bozza che sia prima, sia dopo l’estate 2022 fu sottoposta dall’Assessore alle associazioni dei cittadini in vari incontri da cui derivarono alcune prime modifiche al testo. Il 24 novembre 2022 il testo del Regolamento fu approvato dalla Giunta Capitolina e quindi iniziò il suo iter procedurale, durante il quale fu ulteriormente modificato accogliendo le osservazioni dei Municipi e delle Commissioni consiliari. Infine, dopo un ulteriore passaggio in Giunta nell’aprile 2023, il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni di Roma Capitale è finalmente approdato in Aula il 23 maggio 2023 ed in quella data è stato approvato con una maggioranza di voti più ampia di quella che sostiene la Giunta Gualtieri, subendo però ulteriori modifiche. I soggetti, le modifiche e gli interessi Da questa ricostruzione emergono con chiarezza i vari soggetti che, in maniera più o meno significativa, hanno contribuito al testo finale del Regolamento. Labsus, naturalmente, poi le associazioni dei cittadini, poi l’amministrazione capitolina sia a livello centrale, sia municipale e infine, con un ruolo determinante, la politica, intesa come partiti e come consiglieri comunali e municipali. Ma ognuno di questi soggetti era portatore di interessi e punti di vista diversi. Per quanto riguarda Labsus, avendo un’esperienza pluriennale in materia ed essendo portatori del punto di vista dei cittadini attivi, nel corso della redazione del Regolamento abbiamo cercato da un lato di rendere il Regolamento di Roma il più aggiornato possibile sulla base delle esperienze di altre città che noi abbiamo seguito in questi anni; dall’altro, non sempre riuscendoci, abbiamo cercato di semplificare il più possibile le procedure per la stipula dei patti di collaborazione, cercando di eliminare passaggi, controlli, pareri, etc. che a nostro avviso costituivano solo inutili aggravi burocratici. Le osservazioni delle associazioni dei cittadini sono state invece comprensibilmente meno tecniche e più nel merito del rapporto con l’amministrazione, per esempio sul tema dell’assicurazione per i cittadini attivi. L’amministrazione capitolina, nelle sue varie articolazioni, con i suoi interventi di modifica al testo ha mirato spesso (non sempre) a moltiplicare gli adempimenti volti a rassicurare i dirigenti ed i funzionari nei confronti di un modello di amministrazione considerato a ragione radicalmente innovativo. E dunque, tanto per fare un esempio, l’art. 7, comma 7 prevede che il termine massimo per arrivare alla sottoscrizione di un patto ordinario è di 90 (novanta) giorni! E’ vero che si tratta di un termine massimo e che probabilmente con il tempo gli uffici (soprattutto quelli municipali) impareranno a gestire le procedure che riguardano i patti ordinari in tempi più brevi&#8230; ma un termine di tre mesi si spiega, oltre che ovviamente con la complessità dell’amministrazione di Roma, soprattutto con il bisogno di rassicurare la burocrazia capitolina, che non avendo esperienza nel maneggiare i nuovi strumenti dell’amministrazione condivisa vuole prendersi tutto il tempo per farlo con calma. Cittadini attivi in attesa per trenta giorni La politica, infine, è intervenuta con decisione soprattutto nelle ultime settimane, se non addirittura nelle ultime ore durante la discussione in Aula. In alcuni casi il risultato è stato positivo, in altri invece si sono introdotte disposizioni che aggravano inutilmente le procedure per la sottoscrizione dei patti di collaborazione. Un esempio è l’emendamento all’art. 7, comma 3, che dispone che “Le proposte di collaborazione ritenute ammissibili (dagli uffici n.d.r.) sono trasmesse” non soltanto agli “Assessorati di riferimento”, ma anche “alle Commissioni Capitoline e Municipali competenti che, entro trenta giorni, possono esprimere osservazioni di rilievo”. Se, come noi speriamo, nei prossimi anni l’uso dei patti si diffonderà massicciamente in tutta la città, il risultato di questa disposizione sarà un ingorgo burocratico, con decine di proposte di patti di collaborazione inviate agli Assessorati ed alle Commissioni, che nessuno ovviamente avrà il tempo di esaminare. Per fortuna la formulazione della norma è tale (“entro trenta giorni possono esprimere osservazioni”) da far ritenere che in caso di mancata risposta si applichi l’istituto del silenzio-assenso (come previsto al comma 4 del medesimo art. 7 per una fattispecie simile), quindi in sostanza è probabile che le proposte di patti di collaborazione ritenute ammissibili dagli uffici saranno per così dire “sospese” per trenta giorni in attesa che scada il termine e la proposta possa riprendere il suo iter ed essere finalmente sottoscritta. Alla fine questa disposizione, motivata probabilmente dalla volontà della politica di controllare i patti di collaborazione (ma lo si poteva fare meglio con periodiche relazioni degli uffici sull’utilizzo dei patti, da pubblicare sul sito del Comune e quindi a disposizione di tutti) finirà per far perdere inutilmente un mese ai cittadini attivi che vorrebbero potersi prendere cura di un bene comune del proprio territorio, mortificandone le energie e la voglia di fare. Colpisce il fatto che nel formulare questa disposizione, in sé perfettamente legittima in quanto espressione di una volontà della politica di seguire l’iter dei patti, non si sia tenuto conto dell’effetto che essa avrebbe avuto sui</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/06/parte-anche-a-roma-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/">Roma: il nostro commento al Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo Regolamento è un testo stratificato, risultato di tanti interventi diversi, di soggetti diversi, con obiettivi diversi. Il punto di partenza originario è stata, otto anni fa, la bozza di Regolamento che Labsus aveva redatto nella primavera 2015 insieme con alcuni funzionari capitolini in un gruppo di lavoro voluto dalla Giunta stessa (<a href="https://www.labsus.org/2015/08/storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-prima-puntata/" target="_blank" rel="noopener">Storia del Regolamento per i beni comuni a Roma. Prima puntata</a>). Caduta la Giunta Marino quella bozza, rivista e aggiornata da Labsus, nell’aprile 2018 fu presentata in Campidoglio, sotto forma di <strong>proposta di delibera di iniziativa popolare</strong>, dalla <em>Coalizione per i beni comuni</em>, un raggruppamento informale di associazioni il cui obiettivo era l’approvazione anche a Roma del modello dell’amministrazione condivisa dei beni comuni. Ma dopo cinque anni di defatiganti discussioni nelle commissioni consiliari la proposta di delibera di iniziativa popolare nel gennaio 2021 fu bocciata in Aula dalla maggioranza che all’epoca amministrava Roma (<a href="https://www.labsus.org/2021/02/la-storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-seconda-puntata/" target="_blank" rel="noopener">Storia del Regolamento per i beni comuni a Roma. Seconda puntata</a>).<br />
Un anno dopo, nel gennaio 2022, il testo di quella proposta fu ripreso dall’Assessore <strong>Catarci</strong> e divenne la base per il lavoro che una dirigente molto brava dell’Assessorato alla partecipazione e Labsus (a titolo volontario) svolsero per mesi, redigendo una bozza che sia prima, sia dopo l’estate 2022 fu sottoposta dall’Assessore alle associazioni dei cittadini in vari incontri da cui derivarono alcune prime modifiche al testo.<br />
Il 24 novembre 2022 il testo del Regolamento fu <a href="https://www.labsus.org/2022/11/un-passo-importante-per-lamministrazione-condivisa-a-roma/" target="_blank" rel="noopener">approvato</a> dalla Giunta Capitolina e quindi iniziò il suo iter procedurale, durante il quale fu ulteriormente modificato accogliendo le osservazioni dei Municipi e delle Commissioni consiliari. Infine, dopo un ulteriore passaggio in Giunta nell’aprile 2023, il <em>Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni di Roma Capitale</em> è finalmente approdato in Aula <strong>il 23 maggio 2023</strong> ed in quella data è stato approvato con una maggioranza di voti più ampia di quella che sostiene la Giunta Gualtieri, subendo però <strong>ulteriori modifiche</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I soggetti, le modifiche e gli interessi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Da questa ricostruzione emergono con chiarezza i vari soggetti che, in maniera più o meno significativa, hanno contribuito al testo finale del Regolamento. Labsus, naturalmente, poi le associazioni dei cittadini, poi l’amministrazione capitolina sia a livello centrale, sia municipale e infine, con un ruolo determinante, la politica, intesa come partiti e come consiglieri comunali e municipali. Ma ognuno di questi soggetti era <strong>portatore di interessi e punti di vista diversi</strong>.<br />
Per quanto riguarda Labsus, avendo un’esperienza pluriennale in materia ed essendo portatori del punto di vista dei cittadini attivi, nel corso della redazione del Regolamento abbiamo cercato da un lato di rendere il Regolamento di Roma <strong>il più aggiornato possibile sulla base delle esperienze di altre città</strong> che noi abbiamo seguito in questi anni; dall’altro, non sempre riuscendoci, abbiamo cercato di <strong>semplificare il più possibile le procedure</strong> per la stipula dei patti di collaborazione, cercando di eliminare passaggi, controlli, pareri, etc. che a nostro avviso costituivano solo inutili aggravi burocratici. Le osservazioni delle associazioni dei cittadini sono state invece comprensibilmente meno tecniche e più <strong>nel merito del rapporto con l’amministrazione</strong>, per esempio sul tema dell’assicurazione per i cittadini attivi.<br />
L’amministrazione capitolina, nelle sue varie articolazioni, con i suoi interventi di modifica al testo ha mirato spesso (non sempre) a moltiplicare gli adempimenti volti a <strong>rassicurare i dirigenti ed i funzionari</strong> nei confronti di un modello di amministrazione considerato a ragione radicalmente innovativo. E dunque, tanto per fare un esempio, l’art. 7, comma 7 prevede che il termine massimo per arrivare alla sottoscrizione di un patto ordinario è di 90 (novanta) giorni! E’ vero che si tratta di un termine massimo e che probabilmente con il tempo gli uffici (soprattutto quelli municipali) impareranno a gestire le procedure che riguardano i patti ordinari in tempi più brevi&#8230; ma un <strong>termine di tre mesi</strong> si spiega, oltre che ovviamente con la complessità dell’amministrazione di Roma, soprattutto con il bisogno di rassicurare la burocrazia capitolina, che non avendo esperienza nel maneggiare i nuovi strumenti dell’amministrazione condivisa vuole prendersi tutto il tempo per farlo con calma.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Cittadini attivi in attesa per trenta giorni</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La politica, infine, è intervenuta con decisione soprattutto nelle ultime settimane, se non addirittura <strong>nelle ultime ore</strong> durante la discussione in Aula. In alcuni casi il risultato è stato positivo, in altri invece si sono introdotte disposizioni che aggravano inutilmente le procedure per la sottoscrizione dei patti di collaborazione.<br />
Un esempio è l’<strong>emendamento all’art. 7, comma 3</strong>, che dispone che “Le proposte di collaborazione ritenute ammissibili (<em>dagli uffici</em> n.d.r.) sono trasmesse” non soltanto agli “Assessorati di riferimento”, ma anche “alle Commissioni Capitoline e Municipali competenti che, entro trenta giorni, possono esprimere osservazioni di rilievo”. Se, come noi speriamo, nei prossimi anni l’uso dei patti si diffonderà massicciamente in tutta la città, il risultato di questa disposizione sarà un ingorgo burocratico, con decine di proposte di patti di collaborazione inviate agli Assessorati ed alle Commissioni, che <strong>nessuno ovviamente avrà il tempo di esaminare</strong>.<br />
Per fortuna la formulazione della norma è tale (“entro trenta giorni <strong><em>possono</em></strong> esprimere osservazioni”) da far ritenere che in caso di mancata risposta si applichi l’istituto del <strong>silenzio-assenso</strong> (come previsto al comma 4 del medesimo art. 7 per una fattispecie simile), quindi in sostanza è probabile che le proposte di patti di collaborazione ritenute ammissibili dagli uffici saranno per così dire “sospese” per trenta giorni in attesa che scada il termine e la proposta possa riprendere il suo iter ed essere finalmente sottoscritta.<br />
Alla fine questa disposizione, motivata probabilmente dalla volontà della politica di controllare i patti di collaborazione (ma lo si poteva fare meglio con periodiche relazioni degli uffici sull’utilizzo dei patti, da pubblicare sul sito del Comune e quindi a disposizione di tutti) finirà per far perdere inutilmente un mese ai cittadini attivi che vorrebbero potersi prendere cura di un bene comune del proprio territorio, mortificandone le energie e la voglia di fare.<br />
Colpisce il fatto che nel formulare questa disposizione, in sé perfettamente legittima in quanto espressione di una volontà della politica di seguire l’iter dei patti, <strong>non si sia tenuto conto dell’effetto che essa avrebbe avuto sui sottoscrittori dei patti</strong>, tenendo i cittadini, già pronti ad intervenire, fermi per trenta giorni in attesa di un parere che quasi certamente non arriverà mai. A dimostrazione che l’amministrazione condivisa, essendo fondata su un paradigma nuovo, richiede a tutti, dalla politica all’amministrazione ai cittadini, un cambiamento radicale di prospettiva.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Le imprese possono partecipare ai patti insieme con gli altri cittadini</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Una modifica positiva introdotta in Aula ha riguardato invece le imprese, che una modifica poco lungimirante (per usare un eufemismo&#8230;) proposta durante l’iter della bozza nei municipi aveva escluso potessero essere considerate cittadini attivi. Secondo la nuova definizione sono infatti cittadini attivi: “tutti i soggetti, singoli, associati o comunque riuniti in formazioni, comprese quelle informali, <em>anche di natura imprenditoriale purché nella dimensione della responsabilità sociale e non nell&#8217;attività di profitto</em>, che si attivino, per periodi di tempo anche limitati, per svolgere attività di cura e rigenerazione dei beni comuni nell&#8217;interesse generale della comunità” (art. 2, comma 1, lett. c).<br />
La nuova formulazione descrive perfettamente il ruolo delle imprese nei patti di collaborazione. Esse partecipano infatti ai patti insieme con gli altri cittadini non per realizzare un profitto, bensì <strong>nell’ambito della loro responsabilità sociale</strong>, esercitando una sorta di “cittadinanza attiva di impresa” grazie alla quale, così come tutti gli altri cittadini, mettono a disposizione risorse proprie nell’interesse generale.<br />
Con la differenza sostanziale (che rendeva l’esclusione delle imprese dalla cittadinanza attiva un errore grave, che avrebbe notevolmente limitato la cura dei beni comuni a Roma) che le risorse messe a disposizione dalle imprese sono in parte uguali a quelle degli abitanti dei quartieri (tempo, esperienze, idee, relazioni, conoscenza del territorio, etc.), in parte invece sono uniche. Un’impresa, anche piccola, può infatti mettere a disposizione per la cura di un bene comune <strong>mezzi, strumenti, personale esperto, competenze professionali, capacità organizzative e molte altre risorse</strong> potenzialmente preziose nella cura di beni quali aree verdi, spazi pubblici, beni culturali, scuole e altri simili a questi.<br />
La nuova formulazione rende esplicito qualcosa che chi conosce il funzionamento dell’amministrazione condivisa sa essere ovvio, cioè che le imprese che partecipano ai patti di collaborazione non lo fanno per profitto, ma appunto solo per responsabilità sociale. E’ ovvio, perché quando stipulano i patti i cittadini attivi, che siano singoli, associati o imprese, non chiedono all’amministrazione l’erogazione di risorse pubbliche, ma al contrario portano nuove e preziose risorse che, insieme con quelle dell’amministrazione, servono a risolvere in maniera spesso innovativa i problemi di una comunità.<br />
Non c’è circolazione di denaro pubblico nei patti, tant’è che l’<strong>art. 11, comma 2</strong> del Regolamento dispone esplicitamente che “Nell&#8217;ambito dei patti di collaborazione, <strong>l&#8217;amministrazione non può in alcun modo destinare contributi in denaro</strong> a favore delle cittadine e dei cittadini attivi”. E questo vale per tutti, anche per le imprese.<br />
Pertanto, così come i cittadini traggono vantaggi pratici dalla partecipazione ai patti in termini per esempio di miglioramento della qualità dell’ambiente urbano, di rafforzamento dei legami di comunità, di senso di appartenenza e di contrasto alla solitudine, allo stesso modo anche le imprese dalla partecipazione ai patti possono eventualmente trarre benefici in termini di immagine, di radicamento nel territorio o di riconoscimento del loro ruolo sociale, ma certamente <strong>non possono trarre un profitto</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I patti si applicano a tutti i beni comuni materiali e immateriali</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>art. 10, comma 1</strong>, si colloca anch’esso per la sua prima parte fra le previsioni volte principalmente a rassicurare gli uffici, perché non fa altro che riaffermare princìpi generali consolidati, che non sarebbe nemmeno necessario citare in un regolamento comunale. E dunque dopo un’affermazione iniziale di carattere generale e di grande importanza teorica e pratica con cui si riconosce <strong>la valenza onnicomprensiva dei patti di collaborazione</strong>, che si applicano a tutte “Le azioni e gli interventi per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa di beni comuni materiali ed immateriali, anche di carattere occasionale”, subito dopo ci si preoccupa di limitare la portata di tale disposizione ponendo tre condizioni, di cui <strong>le prime due del tutto scontate</strong>.<br />
In primo luogo, si ricorda che i patti si applicano a tutti i beni comuni, materiali e immateriali “salvo ogni altra destinazione del bene decisa dall’amministrazione”. E’ ovvio che l’amministrazione, nell’esercizio del suo <strong>potere discrezionale</strong>, possa decidere altre destinazioni per i propri beni, utilizzando strumenti diversi dai patti!<br />
In secondo luogo, si aggiunge che rimane “ferma la facoltà di recesso dal patto per sopraggiunti motivi di interesse pubblico”. Anche questa è una <strong>precisazione pleonastica</strong>, perché essendo i patti di collaborazione inquadrati fra gli accordi sostitutivi del provvedimento ai sensi dell’art. 11 della legge n. 241/1990 e successive modificazioni, il comma 4 del medesimo articolo già prevede che: “Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse l’amministrazione recede unilateralmente dall’accordo&#8230;.”. Nel caso dei patti di collaborazione <strong>speriamo però che la facoltà di recesso non sia mai utilizzata oppure lo sia molto raramente</strong>, perché i patti sono atti amministrativi fondati su princìpi quali la fiducia reciproca, la collaborazione, la trasparenza e così via. Se l’amministrazione recede unilateralmente da un patto è come se venisse meno a questi princìpi. E comunque, ovviamente, se lo fa deve rendere pubblici e dettagliare i motivi di pubblico interesse che impediscono una composizione amichevole delle difficoltà, secondo quanto previsto dall’art. 22 del Regolamento sugli strumenti di conciliazione, rendendo inevitabile il recesso.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Due modelli complementari di amministrazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Infine, l’<strong>art. 10, comma 1</strong>, prevede un’ulteriore condizione all’uso dei patti, cioè che “&#8230; il patto di collaborazione non sia in contrasto con il Regolamento per la gestione dei beni indisponibili e con ogni altro regolamento vigente in materia di gestione del patrimonio comunale. In particolare, sono esclusi dai patti di collaborazione di cui al presente regolamento quei beni che il Dipartimento Patrimonio, sulla base di quanto stabilito con Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 104/2022, intende dare in concessione, mettere a bando o destinare alla co-progettazione”.<br />
Questa ultima condizione è specificamente legata alla realtà romana, che vede la presenza di due regolamenti approvati a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro aventi <strong>entrambi ad oggetto, ma con strumenti molto diversi fra loro, la gestione dei beni immobili di proprietà del Comune di Roma</strong>.<br />
La presenza nella stessa amministrazione comunale di due regolamenti che disciplinano gli stessi beni, fondati l’uno (<strong>delibera n. 104/2022</strong>) sul tradizionale paradigma bipolare, l’altro (<strong>delibera n. 102/2023</strong>) sul nuovo paradigma sussidiario, è la dimostrazione pratica della convivenza, ormai consolidata, nel nostro sistema amministrativo di due modelli fra loro complementari di amministrazione. <strong>Da un lato il modello novecentesco</strong>, di cui è appunto espressione il “Regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale” (delibera n. 104/2022), fondato su uno strumento tradizionale come le <strong>concessioni</strong>; dall’altro il modello dell’<a href="https://www.ibs.it/amministrazione-condivisa-libro-vari/e/9791259763839" target="_blank" rel="noopener">amministrazione condivisa</a>, di cui è espressione il “Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni materiali e immateriali di Roma Capitale” (delibera n. 102/2023), <strong>fondato sul principio di sussidiarietà</strong> e su uno strumento innovativo come i patti di collaborazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Concessioni e patti per la gestione degli immobili</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">I due modelli ed i rispettivi strumenti applicativi non sono in contrasto fra loro, bensì complementari. Lo dimostra la previsione dell’art. 8 del “Regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale”, il quale dispone che, una volta assegnati gli immobili alle strutture capitoline ai sensi dell’art. 7, la struttura capitolina consegnataria può: a) dare in concessione a terzi i beni consegnati, assumendo il ruolo di concedente; b) metterli a disposizione degli enti del terzo settore che partecipano ai procedimenti di co-progettazione, secondo quanto previsto dall’articolo 30; c) concludere dei patti di collaborazione, secondo quanto previsto dall’articolo 32. <strong>L’ipotesi a) rientra nel modello tradizionale, mentre le ipotesi b) e c) rientrano entrambe all’interno del modello dell’amministrazione condivisa</strong>, così come affermato dalla Corte Costituzionale nella famosa <a href="https://www.labsus.org/2020/07/l-amministrazione-condivisa-e-parte-integrante-della-costituzione-italiana-ets/" target="_blank" rel="noopener">sentenza n. 131/2020</a>.<br />
Se le strutture consegnatarie (per es. Municipi o scuole) possono scegliere fra l’uso della concessione o dei patti, tanto più potrà farlo il Dipartimento Patrimonio. E dunque la previsione dell’art. 10, comma 1, che esclude dai patti di collaborazione “quei beni che il Dipartimento Patrimonio&#8230;. intende dare in concessione, mettere a bando o destinare alla co-progettazione” non fa altro che rendere esplicita questa possibilità di scelta, in quanto è evidente che se il Dipartimento Patrimonio decide di dare un bene immobile in concessione, oppure di metterlo a bando oppure ancora destinare alla co-progettazione con gli enti del Terzo Settore, quel bene non potrà essere gestito con un patto di collaborazione.<br />
E’ altrettanto evidente, proprio per la complementarietà fra il modello tradizionale e l’amministrazione condivisa, che qualora il Dipartimento Patrimonio o le strutture consegnatarie decidessero di utilizzare le concessioni per la gestione di un bene immobile la normativa di riferimento non potrà che essere il “Regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale” (delibera n. 104/2022), mentre qualora decidessero di utilizzare i patti di collaborazione la normativa di riferimento non potrà che essere il “Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni materiali e immateriali di Roma Capitale” (delibera n. 102/2023).</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un articolo da solo non basta</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">E’ vero infatti che la delibera n. 104/2022 contiene un articolo riguardante i patti di collaborazione, l’<strong>art. 32</strong>, che a sua volta riprende l’art. 11 del “Regolamento capitolino del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale” (delibera n. 17/2021), ora abrogato dal “Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni materiali e immateriali di Roma Capitale” (art. 24). Ma <strong>questo articolo non è sufficiente, da solo, per gestire con i patti di collaborazione gli immobili del Comune di Roma</strong>.<br />
Il Tit. V della delibera n. 104/2022, intitolato <em>Amministrazione condivisa dei beni immobili di Roma Capitale</em>, contiene un unico articolo, appunto l’art. 32, che ne rappresenta l’intero contenuto normativo. In pratica, su 44 articoli della delibera n. 104/2022 tutti dedicati alle concessioni, solo uno prevede che l’assegnazione e la gestione dei beni immobili di Roma possano essere disciplinate con i patti di collaborazione.<br />
Dal punto di vista della tecnica legislativa questo unico articolo sui patti di collaborazione inserito fra altri articoli tutti dedicati alle concessioni sembra un po&#8217; un corpo estraneo. Ma, al di là di ogni altra considerazione, il motivo per cui qualora le strutture consegnatarie decidessero di utilizzare i patti complessi per la gestione dei beni immobili loro assegnati dovrebbero far riferimento al “Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni materiali e immateriali di Roma Capitale” e non all’art. 32 è molto semplice.<br />
<strong>Questa disposizione, da sola, non è in grado di “reggere”, per così dire, patti complessi come saranno quelli riguardanti l’assegnazione e la gestione di beni immobili</strong>. Labsus ha riscontrato difficoltà nei mesi scorsi nell’applicazione dell’art. 11 del Regolamento del verde che, in fondo, disciplina patti ordinari riguardanti piccole aree verdi, quindi patti relativamente semplici sia da co-progettare, sia da realizzare. E’ facile prevedere che ancora maggiori sarebbero le difficoltà qualora si trattasse di <strong>co-progettare sulla base del solo art. 32 patti complessi per l’assegnazione e la gestione di beni immobili di Roma</strong>.<br />
Non è un caso del resto se le <a href="https://www.labsus.org/events/roma-bene-comune-come-gestire-gli-immobili-con-i-patti-di-collaborazione/" target="_blank" rel="noopener">esperienze di utilizzo</a> dei patti per la gestione di immobili sono ancora molto poche, in tutta Italia. E si tratta comunque pur sempre di patti co-progettati e realizzati utilizzando tutta la gamma degli strumenti previsti dai Regolamenti per l’amministrazione condivisa, quindi “sostenuti” da un contesto normativo coerente ed omogeneo, non da un unico articolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEGGI ANCHE</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><a href="https://www.labsus.org/2022/11/un-passo-importante-per-lamministrazione-condivisa-a-roma/">Un passo decisivo per l&#8217;Amministrazione condivisa a Roma</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2021/02/la-storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-seconda-puntata/">La storia del Regolamento per i beni comuni a Roma. Seconda puntata</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2020/01/citta-e-decoro-come-svilire-il-senso-dei-beni-comuni-in-4-semplici-mosse/">Città e Decoro. Come svilire il senso dei beni comuni in 4 semplici mosse</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2015/08/storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-prima-puntata/">La storia del Regolamento per i beni comuni a Roma. Prima puntata</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/06/parte-anche-a-roma-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/">Roma: il nostro commento al Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali sono gli obblighi a cui sono sottoposti gli Enti del Terzo settore?</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/11/quali-sono-gli-obblighi-a-cui-sono-sottoposti-gli-enti-del-terzo-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Muzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2022 11:53:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tar]]></category>
		<category><![CDATA[art.118]]></category>
		<category><![CDATA[codice del terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[comma 4]]></category>
		<category><![CDATA[Cost.]]></category>
		<category><![CDATA[diritto di accesso]]></category>
		<category><![CDATA[ETS]]></category>
		<category><![CDATA[interesse generale]]></category>
		<category><![CDATA[riservatezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=77492</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con la sentenza del 27 aprile 2022, n. 5133, il T.A.R. Lazio, Roma, sez. V, ha sancito che nell&#8217;ipotesi in cui un Ente del Terzo settore avvii una procedura di selezione e accreditamento, questo debba rispettare i principi di imparzialità, trasparenza e pubblicità, così come sanciti dal d.lgs. n. 117/2017. L&#8217;obbligo di rispettare quanto disposto dal Codice del Terzo settore vige anche nei confronti di quegli enti del Terzo settore con personalità giuridica di diritto privato. I motivi della controversia La controversia da cui scaturisce la pronuncia in esame riguarda una procedura bandita dalla Fondazione ONC (Organismo Nazionale di Controllo sui Centri di Servizio per il Volontariato) finalizzata alla selezione di un’associazione riconosciuta del terzo settore da accreditare quale Centro di servizio per il volontariato della Romagna, in particolare per le province di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini. La ricorrente, a seguito della mancata selezione, presenta istanza di accesso agli atti per poter prendere visione del progetto presentato dall’altra concorrente. L’accesso, però, le viene negato dalla Fondazione ONC. La ricorrente si rivolge perciò al giudice amministrativo per la tutela del proprio diritto di accesso agli atti della procedura comparativa. Nelle proprie memorie difensive, la Fondazione sostiene, da un lato, di non essere soggetta alle norme sull’accesso agli atti difensivo di cui alla legge n. 241/1990, dall’altro, oppone la presunta violazione del diritto alla riservatezza della controinteressata. Gli Enti del Terzo settore e l&#8217;accesso agli atti  Il giudice, come prima questione, scioglie il nodo relativo all’assoggettabilità o meno della Fondazione ONC alla legge sul procedimento amministrativo. Secondo quanto stabilito dall’art. 64 del d.lgs. 117/2017, la Fondazione ONC è istituita con decreto ministeriale al fine di svolgere, per finalità di interesse generale, funzioni di indirizzo e di controllo dei CSV e nello svolgimento di queste attività è tenuta ad individuare criteri obiettivi ed imparziali di selezione nonché procedure pubbliche e trasparenti. Dunque, la Fondazione, secondo i giudici, ricade tra quei soggetti di diritto privato che – limitatamente alla loro attività di pubblico interesse – sono tenuti a concedere l’accesso ai documenti amministrativi ai sensi dell’art. 22, c. 1, lett. e) della l. 241/1990. Quanto al secondo aspetto, concernete i limiti all’esercizio del diritto di accesso, il giudice asserisce che non trova applicazione, nella fattispecie oggetto del giudizio, la speciale deroga al diritto di accesso scaturente dalla tutela del diritto alla riservatezza, come stabilito dall’art. 24, c. 6, lett. d) della l. 241/1990. In parte, perché la controinteressata non ha evidenziato in modo preciso e circostanziato la presenza di eventuali segreti tecnici e commerciali da tutelare e tali da impedire l’ostensione dei verbali di gara, ma anche perché – secondo un principio stabilito dalla giurisprudenza nell’ambito della disciplina degli appalti, ma pur sempre mutuabile in ogni caso di procedura comparativa – le esigenze di tutela della riservatezza e segretezza sono recessive rispetto al diritto di accesso difensivo. Dunque, i giudici concludono stabilendo che, stante la posizione giuridica qualificata che vanta l’interessata rispetto alla richiesta di ostensione in ragione della sua partecipazione alla procedura comparativa, l’istanza della ricorrente debba essere accolta. L&#8217;interesse generale quale criterio per individuare la disciplina di riferimento La sentenza qui commentata chiarifica alcuni aspetti molto importanti rispetto alla natura della Fondazione ONC creata dal Codice del Terzo Settore. Si tratta del punto dirimente per l’intera controversia in quanto la Fondazione, nelle sue memorie difensive, aveva escluso il carattere pubblicistico dell’attività da lei svolta e, più in generale, del settore in cui opera, aggiungendo che la procedura di selezione avrebbe invece costituito la realizzazione di un’effettiva autorganizzazione della società civile, secondo una – a nostro avviso – distorta interpretazione degli schemi tipici del principio di sussidiarietà orizzontale. I giudici invece affermano, in totale contrasto con quanto asserito dalla Fondazione ONC, che la ragion d’essere degli enti del terzo settore, in ossequio al principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, risiede proprio nell’erogazione di servizi di interesse generale. Aggiungono poi che, proprio perché viene in rilievo un’attività inerente alla funzione pubblica, il d.lgs. 117/2017 ha stabilito l’obbligatorietà del ricorso alle procedure comparative per l’imparziale e trasparente scelta dei CSV. Perciò, risulta imprescindibile il rispetto delle regole di pubblicità preventiva e successiva degli esiti delle procedure comparative e del principio di trasparenza, come regolato dal d.lgs. 33/2013, la cui ratio è tra l’altro, quella di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Riflessioni conclusive In conclusione, questa pronuncia ha offerto lo spunto ai giudici per chiarire che la Fondazione ONC, sebbene sia un ente con personalità giuridica di diritto privato, non ha come scopo quello di favorire forme di autorganizzazione della società civile in un contesto di diritto privato avulso da qualsiasi forma di controllo pubblico. Piuttosto, attribuendo grande rilievo alle finalità di interesse generale perseguite, il Codice del Terzo settore ha segnatamente disposto, che detta Fondazione svolge servizi di interesse generale e nell’esercizio delle sue funzioni debbano essere rispettate determinate regole di pubblicità e trasparenza, come disposto dalle norme vigenti per le pubbliche amministrazioni. LEGGI ANCHE: L’affidamento dei servizi di interesse generale agli enti del Terzo settore Gli affidamenti agli Enti del Terzo settore: quali criteri si applicano?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/11/quali-sono-gli-obblighi-a-cui-sono-sottoposti-gli-enti-del-terzo-settore/">Quali sono gli obblighi a cui sono sottoposti gli Enti del Terzo settore?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con la<strong> sentenza del 27 aprile 2022</strong>,<strong> n. 5133</strong>, il <strong>T.A.R. Lazio, Roma, sez. V</strong>, ha sancito che nell&#8217;ipotesi in cui un Ente del Terzo settore avvii una procedura di selezione e accreditamento, questo debba rispettare i principi di imparzialità, trasparenza e pubblicità, così come sanciti dal <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglio/codici/terzoSettore" target="_blank" rel="noopener">d.lgs. n. 117/2017</a>. L&#8217;obbligo di rispettare quanto disposto dal Codice del Terzo settore vige anche nei confronti di quegli enti del Terzo settore con personalità giuridica di diritto privato.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I motivi della controversia</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La controversia da cui scaturisce la pronuncia in esame riguarda una procedura bandita dalla <a href="https://www.fondazioneonc.org/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Fondazione ONC</strong> </a>(Organismo Nazionale di Controllo sui Centri di Servizio per il Volontariato) finalizzata alla selezione di un’associazione riconosciuta del terzo settore da accreditare quale Centro di servizio per il volontariato della Romagna, in particolare per le province di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini. La ricorrente, a seguito della mancata selezione, <strong>presenta istanza di accesso agli atti</strong> per poter prendere visione del progetto presentato dall’altra concorrente. L’accesso, però, le viene negato dalla Fondazione ONC.<br />
La ricorrente si rivolge perciò al giudice amministrativo per la tutela del proprio diritto di accesso agli atti della procedura comparativa. Nelle proprie memorie difensive, la Fondazione sostiene, da un lato, di <strong>non essere soggetta</strong> alle norme sull’accesso agli atti difensivo di cui alla legge n. 241/1990, dall’altro, oppone la <strong>presunta violazione del diritto alla riservatezza</strong> della controinteressata.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Gli Enti del Terzo settore e l&#8217;accesso agli atti </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il giudice, come prima questione, scioglie il nodo relativo all’assoggettabilità o meno della Fondazione ONC alla legge sul procedimento amministrativo. Secondo quanto stabilito dall’art. 64 del d.lgs. 117/2017, la Fondazione ONC è istituita con decreto ministeriale al fine di svolgere, per <strong>finalità di interesse generale</strong>, funzioni di indirizzo e di controllo dei CSV e nello svolgimento di queste attività è tenuta ad individuare <strong>criteri obiettivi ed imparziali</strong> di selezione nonché <strong>procedure pubbliche e trasparenti</strong>. Dunque, la Fondazione, secondo i giudici, ricade tra quei soggetti di diritto privato che – limitatamente alla loro attività di pubblico interesse – <strong>sono tenuti a concedere l’accesso</strong> ai documenti amministrativi ai sensi dell’art. 22, c. 1, lett. e) della l. 241/1990.<br />
Quanto al secondo aspetto, concernete i limiti all’esercizio del diritto di accesso, il giudice asserisce che <strong>non trova applicazione</strong>, nella fattispecie oggetto del giudizio, <strong>la speciale deroga al diritto di accesso</strong> scaturente dalla tutela del diritto alla riservatezza, come stabilito dall’art. 24, c. 6, lett. d) della l. 241/1990. In parte, perché la controinteressata non ha evidenziato in modo preciso e circostanziato la presenza di eventuali segreti tecnici e commerciali da tutelare e tali da impedire l’ostensione dei verbali di gara, ma anche perché – secondo un principio stabilito dalla giurisprudenza nell’ambito della disciplina degli appalti, ma pur sempre mutuabile in ogni caso di procedura comparativa – <strong>le esigenze di tutela della riservatezza e segretezza sono recessive rispetto al diritto di accesso difensivo</strong>. Dunque, i giudici concludono stabilendo che, stante la posizione giuridica qualificata che vanta l’interessata rispetto alla richiesta di ostensione in ragione della sua partecipazione alla procedura comparativa, l’istanza della ricorrente debba essere accolta.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;interesse generale quale criterio per individuare la disciplina di riferimento</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La sentenza qui commentata chiarifica alcuni aspetti molto importanti rispetto alla natura della Fondazione ONC creata dal Codice del Terzo Settore. Si tratta del punto dirimente per l’intera controversia in quanto la Fondazione, nelle sue memorie difensive, <strong>aveva escluso il carattere pubblicistico d</strong>ell’attività da lei svolta e, più in generale, del settore in cui opera, aggiungendo che la procedura di selezione avrebbe invece costituito la realizzazione di un’effettiva autorganizzazione della società civile, secondo una – a nostro avviso – <strong>distorta interpretazione degli schemi tipici del principio di sussidiarietà orizzontale</strong>. I giudici invece affermano, in totale contrasto con quanto asserito dalla Fondazione ONC, che <strong>la ragion d’essere degli enti del terzo settore</strong>, in ossequio al principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, risiede proprio <strong>nell’erogazione di servizi di interesse generale</strong>. Aggiungono poi che, proprio perché viene in rilievo un’attività inerente alla funzione pubblica, il d.lgs. 117/2017 ha stabilito l’obbligatorietà del ricorso alle procedure comparative per l’imparziale e trasparente scelta dei CSV. Perciò, risulta imprescindibile il <strong>rispetto delle regole di pubblicità preventiva e successiva</strong> degli esiti delle procedure comparative e del principio di trasparenza, come regolato dal d.lgs. 33/2013, la cui <em>ratio</em> è tra l’altro, quella di favorire <strong>forme diffuse di controllo</strong> sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Riflessioni conclusive</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, questa pronuncia ha offerto lo spunto ai giudici per chiarire che la Fondazione ONC, sebbene sia un ente con personalità giuridica di diritto privato, non ha come scopo quello di favorire forme di autorganizzazione della società civile in un contesto di diritto privato avulso da qualsiasi forma di controllo pubblico. Piuttosto, attribuendo grande rilievo alle <strong>finalità di interesse generale</strong> perseguite, il<strong> Codice del Terzo settore</strong> <strong>ha segnatamente disposto</strong>, che detta Fondazione svolge<strong> servizi di interesse generale </strong>e nell’esercizio delle sue funzioni debbano essere rispettate determinate <strong>regole di pubblicità e trasparenza</strong>, come disposto dalle norme vigenti per le pubbliche amministrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://www.labsus.org/2021/10/laffidamento-dei-servizi-di-interesse-generale-agli-enti-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noopener">L’affidamento dei servizi di interesse generale agli enti del Terzo settore</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://www.labsus.org/2022/10/gli-affidamenti-agli-enti-del-terzo-settore-quali-criteri-si-applicano/" target="_blank" rel="noopener">Gli affidamenti agli Enti del Terzo settore: quali criteri si applicano?</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/11/quali-sono-gli-obblighi-a-cui-sono-sottoposti-gli-enti-del-terzo-settore/">Quali sono gli obblighi a cui sono sottoposti gli Enti del Terzo settore?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Gli affidamenti agli Enti del Terzo settore: quali criteri si applicano?</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/10/gli-affidamenti-agli-enti-del-terzo-settore-quali-criteri-si-applicano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Tonanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2022 19:22:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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		<category><![CDATA[principio di sussidiarietà ]]></category>
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		<category><![CDATA[tutela della concorrenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tar Lazio, sede di Roma, sez. II-bis, e il Tar Piemonte, sez. I, rispettivamente con le sentenze del 2 agosto 2022, n. 10886, e del 29 agosto 2022, n. 719, hanno fatto salve le procedure di aggiudicazione di alcuni servizi di interesse generale – e le successive convenzioni – a favore degli Enti del Terzo settore, considerando recessivi i criteri economici rispetto a quelli soggettivi. La mancanza di criteri adeguati e oggettivi e la motivazione discorsiva Il Tar Lazio, sede di Roma, ha respinto il ricorso proposto da un ente del Terzo settore, che chiedeva l’annullamento dell’affidamento di una stazione astronomica, realizzato in favore di un’altra organizzazione senza scopo di lucro, che stipulava la relativa convenzione ex art. 56 del d.lgs. n. 117/2017. A parere del ricorrente l’amministrazione comunale si era limitata a fornire delle linee guida per la stesura dei progetti e, in base ad esse, individuava degli ambiti oggetto di valutazione, senza individuare parametri di valutazione adeguati ed oggettivi, come quello del prezzo. Ciò avrebbe portato la commissione a svolgere una valutazione meramente soggettiva, basata su una motivazione prettamente discorsiva e, per questo, incongrua, sproporzionata e irragionevole. Le convenzioni ex art. 57 del Codice del Terzo settore e i criteri applicabili La controversia sottoposta al Tar Piemonte riguarda, invece, la scelta da parte di un’amministrazione comunale di affidare il servizio di trasporto sanitario in ambulanza in emergenza, ai sensi dell’art. 57 del d.lgs. n. 117/2017, a favore di alcune organizzazioni di volontariato. In particolare, il giudice è stato adito in quanto, secondo la ricorrente – un’organizzazione di volontariato –, l’amministrazione comunale, nell’individuare i criteri di selezione delle offerte, avrebbe riconosciuto un’importanza prioritaria ad alcuni aspetti soggettivi dei proponenti (es. le esperienze pregresse precedentemente maturate), rispetto a quelli economici. Invero, si sarebbe proceduto con una valutazione economica soltanto laddove le valutazioni dei progetti tecnici, basate sui criteri soggettivi, fossero state molto simili tra loro. La prevalenza dei criteri soggettivi su quelli economici Entrambe le controversie sono state risolte dai giudici amministrativi nel senso di respingere i ricorsi proposti. Malgrado i contesti siano diversi, le motivazioni che hanno portato i giudici a far salvi gli affidamenti di alcuni servizi di interesse generale nei confronti degli enti del Terzo settore, sono in parte analoghe. In entrambi i casi, infatti, i giudici di prime cure si sono espressi a favore delle scelte delle amministrazioni locali di riconoscere a dei criteri soggettivi, come la qualità del servizio reso, l’organizzazione ovvero le esperienze maturate dai partecipanti, un ruolo prioritario rispetto a quelli economici. Queste decisioni si pongono in ossequio con quanto sancito dalla stessa giurisprudenza costituzionale, dal momento che la scelta di organizzare i servizi di interesse generale attraverso il coinvolgimento degli enti del Terzo settore, nonché quella di concludere con essi delle convenzioni, delinea una fattispecie di Amministrazione condivisa. Si tratta di situazioni che si pongono al di fuori delle mere logiche del mercato e che non si basano sulla corresponsione di prezzi e corrispettivi dalla parte pubblica a quella privata, ma sulla convergenza di obiettivi e sull’aggregazione di risorse di entrambe le parti per la programmazione di servizi diretti ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale. Pertanto, le due procedure di affidamento di servizi di interesse generale – e le successive convenzioni stipulate ai sensi degli artt. 56 e 57 del d.lgs. n. 117/2017 – pur rispettando i principi sanciti dall’art. 30, comma 1 del d.lgs. n. 50/2016, collocandosi al di fuori del mero scambio utilitaristico, sono sottratte dall’ambito di applicazione del Codice dei contratti pubblici, ma sono assoggettate alla disciplina contenuta nel Codice del Terzo settore. Da ciò ne consegue che i processi di selezione degli enti del Terzo settore possono avvenire prescindendo, tra i criteri di comparazione delle proposte, dell’elemento del prezzo, indispensabile invece nelle procedure di mercato nei settori ordinari; mentre, al contrario, si può riconoscere una maggiore rilevanza alla componente tecnico-qualitativa dell’offerta, ammettendo anche una motivazione discorsiva che, anzi, è oggetto di una maggiore garanzia di trasparenza. Un’ulteriore conferma giurisprudenziale Le due pronunce qui in commento, delineando una sorta di “classifica” tra i criteri che si devono applicare nell’ipotesi in cui si procede ad un affidamento di un servizio di interesse generale agli enti del Terzo settore e alla stipula di una convenzione con essi, sembrerebbero confermare quell’orientamento giurisprudenziale che, al fine di individuare la disciplina applicabile e la conseguente legittimità degli atti adottati, è solito porre in risalto le finalità solidaristiche che caratterizzano le attività da realizzare, piuttosto che l’aspetto economico delle stesse. LEGGI ANCHE: L’affidamento dei servizi di interesse generale agli enti del Terzo settore Gli affidamenti in favore degli enti del Terzo settore Foto di copertina: Briam Cute su Pixabay</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/10/gli-affidamenti-agli-enti-del-terzo-settore-quali-criteri-si-applicano/">Gli affidamenti agli Enti del Terzo settore: quali criteri si applicano?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>Tar Lazio, sede di Roma, sez. II-bis</strong>, e il <strong>Tar Piemonte, sez. I</strong>, rispettivamente con le sentenze del <strong>2 agosto 2022, n. 10886</strong>, e del <strong>29 agosto 2022, n. 719</strong>, hanno fatto salve le <strong>procedure di aggiudicazione di alcuni servizi di interesse generale</strong> – e le successive convenzioni – a favore degli Enti del Terzo settore, considerando recessivi i criteri economici rispetto a quelli soggettivi.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La mancanza di criteri adeguati e oggettivi e la motivazione discorsiva</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il Tar Lazio, sede di Roma, ha respinto il ricorso proposto da un ente del Terzo settore, che chiedeva l’annullamento dell’affidamento di una stazione astronomica, realizzato in favore di un’altra organizzazione senza scopo di lucro, che stipulava la relativa convenzione <em>ex</em> art. 56 del d.lgs. n. 117/2017. A parere del ricorrente l’amministrazione comunale si era limitata a fornire delle linee guida per la stesura dei progetti e, in base ad esse, individuava degli ambiti oggetto di valutazione, <strong>senza individuare parametri di valutazione adeguati ed oggettivi</strong>, come quello del prezzo. Ciò avrebbe portato la commissione a svolgere una <strong>valutazione meramente soggettiva</strong>, basata su una motivazione prettamente discorsiva e, per questo, incongrua, sproporzionata e irragionevole.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Le convenzioni <em>ex</em> art. 57 del Codice del Terzo settore e i criteri applicabili</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La controversia sottoposta al Tar Piemonte riguarda, invece, la scelta da parte di un’amministrazione comunale di affidare il <strong>servizio di trasporto sanitario in ambulanza in emergenza</strong>, ai sensi dell’art. 57 del <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-08-02&amp;atto.codiceRedazionale=17G00128&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=cb611eea-b226-45a8-99c4-fb8bfcacb45a&amp;tabID=0.10335626464465619&amp;title=lbl.dettaglioAtto" target="_blank" rel="noopener">d.lgs. n. 117/2017</a>, a favore di alcune organizzazioni di volontariato. In particolare, il giudice è stato adito in quanto, secondo la ricorrente – un’organizzazione di volontariato –, l’amministrazione comunale, nell’individuare i criteri di selezione delle offerte, avrebbe riconosciuto un’<strong>importanza prioritaria ad alcuni aspetti soggettivi dei proponenti</strong> (es. le esperienze pregresse precedentemente maturate), rispetto a quelli economici. Invero, si sarebbe proceduto con una valutazione economica soltanto laddove le valutazioni dei progetti tecnici, basate sui criteri soggettivi, fossero state molto simili tra loro.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La prevalenza dei criteri soggettivi su quelli economici</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Entrambe le controversie sono state risolte dai giudici amministrativi nel senso di respingere i ricorsi proposti. Malgrado i contesti siano diversi, le motivazioni che hanno portato i giudici a far salvi gli affidamenti di alcuni servizi di interesse generale nei confronti degli enti del Terzo settore, sono in parte analoghe.<br />
In entrambi i casi, infatti, i giudici di prime cure si sono espressi a favore delle scelte delle amministrazioni locali di riconoscere a dei criteri soggettivi, come la qualità del servizio reso, l’organizzazione ovvero le esperienze maturate dai partecipanti, un ruolo prioritario rispetto a quelli economici. Queste decisioni si pongono in ossequio con quanto sancito dalla stessa <a href="https://www.labsus.org/2020/07/l-amministrazione-condivisa-e-parte-integrante-della-costituzione-italiana-ets/" target="_blank" rel="noopener">giurisprudenza costituzionale</a>, dal momento che la scelta di organizzare i servizi di interesse generale attraverso il coinvolgimento degli enti del Terzo settore, nonché quella di concludere con essi delle convenzioni, delinea una <strong>fattispecie di Amministrazione condivisa</strong>. Si tratta di situazioni che si pongono <strong>al di fuori delle mere logiche del mercato</strong> e che non si basano sulla corresponsione di prezzi e corrispettivi dalla parte pubblica a quella privata, ma sulla convergenza di obiettivi e sull’aggregazione di risorse di entrambe le parti per la programmazione di servizi diretti ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale.<br />
Pertanto, le due <strong>procedure di affidamento di servizi di interesse generale</strong> – e le successive convenzioni stipulate ai sensi degli artt. 56 e 57 del d.lgs. n. 117/2017 – pur rispettando i principi sanciti dall’art. 30, comma 1 del <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-04-19&amp;atto.codiceRedazionale=16G00062&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=2e80317a-9044-4583-947a-62d67fb34241&amp;tabID=0.10335626464465619&amp;title=lbl.dettaglioAtto&amp;generaTabId=true" target="_blank" rel="noopener">d.lgs. n. 50/2016</a>, <strong>collocandosi al di fuori del mero scambio utilitaristico</strong>, sono sottratte dall’ambito di applicazione del Codice dei contratti pubblici, ma sono assoggettate alla <strong>disciplina contenuta nel Codice del Terzo settore</strong>. Da ciò ne consegue che i <strong>processi di selezione</strong> degli enti del Terzo settore possono avvenire prescindendo, tra i criteri di comparazione delle proposte, dell’elemento del prezzo, indispensabile invece nelle procedure di mercato nei settori ordinari; mentre, al contrario, si può riconoscere una <strong>maggiore rilevanza alla componente tecnico-qualitativa dell’offerta</strong>, ammettendo anche una motivazione discorsiva che, anzi, è oggetto di una maggiore garanzia di trasparenza.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un’ulteriore conferma giurisprudenziale</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le due pronunce qui in commento, delineando una sorta di <strong>“classifica” tra i criteri</strong> che si devono applicare nell’ipotesi in cui si procede ad un affidamento di un servizio di interesse generale agli enti del Terzo settore e alla stipula di una convenzione con essi, sembrerebbero confermare quell’<a href="https://www.labsus.org/2020/07/la-sussidiarieta-orizzontale-non-deve-soggiacere-alle-regole-del-mercato/" target="_blank" rel="noopener">orientamento giurisprudenziale</a> che, al fine di individuare la disciplina applicabile e la conseguente legittimità degli atti adottati, è solito porre <strong>in risalto le finalità solidaristiche</strong> che caratterizzano le attività da realizzare, piuttosto che l’aspetto economico delle stesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://www.labsus.org/2021/10/laffidamento-dei-servizi-di-interesse-generale-agli-enti-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noopener">L’affidamento dei servizi di interesse generale agli enti del Terzo settore</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="https://www.labsus.org/2022/03/gli-affidamenti-in-favore-degli-enti-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noopener">Gli affidamenti in favore degli enti del Terzo settore</a></li>
</ul>
<p><em>Foto di copertina: Briam Cute su Pixabay</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/10/gli-affidamenti-agli-enti-del-terzo-settore-quali-criteri-si-applicano/">Gli affidamenti agli Enti del Terzo settore: quali criteri si applicano?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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