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	<title>Patti e beni comuni Archivi - Labsus</title>
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	<title>Patti e beni comuni Archivi - Labsus</title>
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		<title>L’ex lazzaretto: un luogo per il benessere delle persone nel passato e nel presente</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/06/lex-lazzaretto-un-luogo-per-il-benessere-delle-persone-nel-passato-e-nel-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Dato e Alessandro Gaballo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 08:08:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti e beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni Verona]]></category>
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		<category><![CDATA[patto di sussidiarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle porte di Verona, in località San Pancrazio, l’associazione culturale Amici del Lazzaretto si occupa della riqualificazione e della valorizzazione di un sito storico, l’ex-Lazzaretto, e dell’area adiacente, nel cuore di una delle anse disegnate dall’Adige. In pochi anni, le sinergie rese possibili da questo Patto hanno trasformato radicalmente la percezione e l’utilizzo del luogo, orientato ad una prospettiva di cura della salute e delle relazioni sociali. La storia del luogo tra isolamento e conflitti Le radici del Patto affondano in una storia dolorosa per il borgo: dismesso l’antico Lazzaretto, lo stabile venne utilizzato come deposito di munizioni. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il complesso, abbandonato, iniziò ad essere frequentato dai “recuperanti”: persone in cerca di residuati bellici per rivenderne le componenti più preziose. Ma il 20 maggio del ’45 un’esplosione accidentale rase al suolo la struttura, uccidendo decine di abitanti del luogo. Questo evento, unitamente al suo passato di sanatorio per le epidemie di peste, sancì il distacco tra l’ex-Lazzaretto e la città di Verona. Negli anni, la posizione geografica isolata contribuì a farne un luogo visto dagli abitanti con sospetto, spesso teatro di attività illecite e vandalismo. L’associazione e il Patto di sussidiarietà A partire dal 2012, un gruppo informale di abitanti della zona decise di prendersi cura del luogo, in principio attraverso attività di pulizia e manutenzione. Parallelamente incontrarono alcuni esponenti della delegazione FAI di Verona, anch’essi interessati alla rigenerazione dell’ex-Lazzaretto. La presenza del FAI diede un grande impulso al progetto, grazie ad un affidamento volto alla sua riqualificazione, ma il suo rapporto con il Comune terminò nel 2018. Il gruppo informale decise allora di raccoglierne l’eredità e, dopo alcuni confronti con il Comune, si costituì formalmente come associazione a dicembre 2020. Nel frattempo, viste le attività sviluppate, e considerato il costo elevato che avrebbe comportato una concessione, il Comune propose di stipulare un Patto di sussidiarietà con validità di sei anni. Per inciso, “Patto di sussidiarietà” è il termine scelto dal Comune di Verona come strumento per l’attuazione del Regolamento per la sussidiarietà orizzontale mediante interventi di cittadinanza attiva, ed è equivalente al termine più diffuso “Patto di collaborazione”. Nel 2021 venne quindi stipulato il patto per la cura e valorizzazione del complesso dell’ex Lazzaretto, un bene monumentale datato al XVI secolo e tutelato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza per la sua importanza storica e culturale. Lo sviluppo del progetto e della rete Gino Perigozzo, il legale rappresentante dell’associazione, ha evidenziato come il Patto e la collaborazione con l’ufficio del Comune (il Servizio Innovazione Amministrativa Attuazione della Sussidiarietà Orizzontale) abbiano reso possibile lo sviluppo del progetto. Infatti Lisa Lanzoni, responsabile attuazione sussidiarietà e progettazione giovani, racconta come, già prima della stipula del Patto, vista la complessità degli interventi da eseguire, il Comune ne abbia voluto assicurare la sostenibilità economica, inserendo il progetto nel bando Habitat della Fondazione Cariverona e candidandosi come ente capofila. Ottenuto questo importante finanziamento, l’associazione ha potuto contare su risorse economiche essenziali, e complementari a quelle fornite dalla rete di cittadini attivi coinvolti. Oltre ad attività di manutenzione, pulizia e bonifica da ordigni bellici, necessarie a riportare il luogo alla fruizione collettiva, l’associazione porta avanti attività culturali e didattiche legate alla biodiversità, alla sostenibilità e all’attività agricola. Gino ci ha raccontato nel dettaglio le loro iniziative, e ha sottolineato come molte di esse siano realizzate con il supporto di una rete di attori. Per esempio, la prima fase di restauro del Lazzaretto si è svolta tramite una collaborazione tra Associazione, Comune, Soprintendenza e l’istituto Salesiano di Verona. Grazie al bando Habitat, infatti, è stato possibile coinvolgere gli allievi del corso di tecnico del restauro dell’istituto in due stage estivi. Sotto la guida degli esperti del Comune e della Soprintendenza, e grazie alle conoscenze acquisite negli anni dall’Associazione, gli allievi hanno potuto applicare sul campo le conoscenze acquisite in aula e sperimentare direttamente cosa significhi prendersi cura di un bene comune per la collettività. L’area dell’ex-lazzaretto, infatti, può essere considerata come un bene comune dal momento che è diventato un luogo di incontro e scambio non solo per i cittadini attivi del vicino borgo di San Pancrazio, ma per tutta una rete attori di attori e organizzazioni che se ne prendono cura, secondo regole e modalità definite dal patto. Le iniziative culturali e didattiche sono molteplici: concerti, cinema all’aperto, orti comunitari… troppe per essere elencate! Quello che è importante sottolineare è come il rapporto che si è instaurato con il Comune grazie al Patto di sussidiarietà permetta ai cittadini di navigare – grazie al supporto dell’ufficio preposto – tutti quegli adempimenti burocratici che sembrano spesso scogli insuperabili, soprattutto per le piccole associazioni. L’importanza delle relazioni e della condivisione come base fondamentale per l’agire comune A distanza di quattro anni dalla firma del Patto, gli Amici del Lazzaretto sono ancora oggi gli unici firmatari del Patto, ma sono sempre più le associazioni stabilmente coinvolte nella vita del bene. Condividere questo spazio è fondamentale per l’associazione – anche per alleggerire il carico di lavoro! – aggiunge Gino. L’importante è che venga rispettata la natura del luogo, alla base della filosofia del Patto: il lazzaretto nasce come un luogo per l&#8217;isolamento e la cura di persone affette dalla peste. Oggi se ne vuole mantenere la vocazione di cura, non attraverso il distacco e l’isolamento ma bensì coltivando le relazioni, il rapporto con la natura e praticando attività che facciano stare bene come lo yoga, i bagni di gong, le danze meditative. L’azione dei cittadini, facilitata dal Patto e dalla collaborazione con il Comune, ha permesso di trasformare un luogo isolato e abbandonato in uno spazio di aggregazione e benessere per le persone. Certo, il Lazzaretto è stato restaurato e la vegetazione regolata ma soprattutto, come dice giustamente Gino, è l’idea di questo luogo che cambia! Il caso del Lazzaretto ci mostra ancora una volta come i Patti, di concerto con altre risorse, possano aiutare i cittadini a superare gli ostacoli burocratici ed economici che si</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/06/lex-lazzaretto-un-luogo-per-il-benessere-delle-persone-nel-passato-e-nel-presente/">L’ex lazzaretto: un luogo per il benessere delle persone nel passato e nel presente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alle porte di Verona, in località San Pancrazio, l’<a href="https://www.lazzarettoverona.it/" target="_blank" rel="noopener">associazione culturale Amici del Lazzaretto</a> si occupa della <strong>riqualificazione e della valorizzazione di un sito storico</strong>, l’ex-Lazzaretto, e dell’area adiacente, nel cuore di una delle anse disegnate dall’Adige. In pochi anni, le sinergie rese possibili da questo Patto hanno trasformato radicalmente la percezione e l’utilizzo del luogo, orientato ad una prospettiva di cura della <a href="https://www.labsus.org/2020/03/un-patto-con-la-repubblica-per-la-salute-bene-comune/" target="_blank" rel="noopener">salute</a> e delle<a href="https://www.labsus.org/2015/12/lessenza-della-sussidiarieta-e-la-relazione-di-condivisione/" target="_blank" rel="noopener"> relazioni sociali</a>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La storia del luogo tra isolamento e conflitti</h4>
<p style="text-align: justify;">Le radici del Patto affondano in una storia dolorosa per il borgo: dismesso l’antico Lazzaretto, lo stabile venne utilizzato come deposito di munizioni. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il complesso, abbandonato, iniziò ad essere frequentato dai “recuperanti”: persone in cerca di residuati bellici per rivenderne le componenti più preziose. Ma il 20 maggio del ’45 un’esplosione accidentale rase al suolo la struttura, uccidendo decine di abitanti del luogo. Questo evento, unitamente al suo passato di sanatorio per le epidemie di peste, sancì il distacco tra l’ex-Lazzaretto e la città di Verona. Negli anni, la posizione geografica isolata contribuì a farne un luogo visto dagli abitanti con sospetto, spesso teatro di attività illecite e vandalismo.</p>
<h4 style="text-align: justify;">L’associazione e il Patto di sussidiarietà</h4>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 2012, <strong>un gruppo informale di abitanti della zona decise di prendersi cura del luogo</strong>, in principio attraverso attività di pulizia e manutenzione. Parallelamente incontrarono alcuni esponenti della delegazione <a href="https://fondoambiente.it/luoghi/rete-fai/delegazione-fai-di-verona" target="_blank" rel="noopener">FAI di Verona</a>, anch’essi interessati alla rigenerazione dell’ex-Lazzaretto. La presenza del FAI diede un grande impulso al progetto, grazie ad un affidamento volto alla sua riqualificazione, ma il suo rapporto con il Comune terminò nel 2018. Il gruppo informale decise allora di raccoglierne l’eredità e, dopo alcuni confronti con il Comune, si costituì formalmente come associazione a dicembre 2020. Nel frattempo, viste le attività sviluppate, e <strong>considerato il costo elevato che avrebbe comportato una concessione, il <a href="https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=55920" target="_blank" rel="noopener">Comune propose di stipulare un Patto di sussidiarietà</a> con validità di sei anni</strong>. Per inciso, “Patto di sussidiarietà” è il termine scelto dal Comune di Verona come strumento per l’attuazione del Regolamento per la sussidiarietà orizzontale mediante interventi di cittadinanza attiva, ed è equivalente al termine più diffuso “Patto di collaborazione”. Nel 2021 venne quindi stipulato il patto per la cura e valorizzazione del complesso dell’ex Lazzaretto, un bene monumentale datato al XVI secolo e tutelato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza per la sua importanza storica e culturale.</p>
<div id="attachment_87305" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87305" class="wp-image-87305 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1024x734.jpg" alt="" width="810" height="581" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1024x734.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-300x215.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-768x551.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1536x1101.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-2048x1468.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-810x581.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-1140x817.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-1-_-Lazzaretto-600x430.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-87305" class="wp-caption-text">Il lazzaretto di San Pancrazio in una foto storica (fonte: Catalogo Generale dei Beni Culturali &#8211; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Lo sviluppo del progetto e della rete</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gino Perigozzo</strong>, il legale rappresentante dell’associazione, ha evidenziato come il Patto e la collaborazione con l’ufficio del Comune (<a href="https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=85885&amp;tt=verona_agid" target="_blank" rel="noopener">il Servizio Innovazione Amministrativa Attuazione della Sussidiarietà Orizzontale</a>) abbiano reso possibile lo sviluppo del progetto. Infatti <strong>Lisa Lanzoni</strong>, responsabile attuazione sussidiarietà e progettazione giovani, racconta come, già prima della stipula del Patto, vista la complessità degli interventi da eseguire, il Comune ne abbia voluto assicurare la sostenibilità economica, inserendo il progetto nel <a href="https://www.fondazionecariverona.org/Iniziative/bando-habitat/" target="_blank" rel="noopener">bando Habitat della Fondazione Cariverona</a> e candidandosi come ente capofila. <strong>Ottenuto questo importante finanziamento, l’associazione ha potuto contare su risorse economiche essenziali, e complementari a quelle fornite dalla rete di cittadini attivi coinvolti.<br />
</strong>Oltre ad attività di manutenzione, pulizia e bonifica da ordigni bellici, necessarie a riportare il luogo alla fruizione collettiva, <strong>l’associazione porta avanti attività culturali e didattiche legate alla biodiversità, alla sostenibilità e all’attività agricola</strong>. Gino ci ha raccontato nel dettaglio le loro iniziative, e ha sottolineato come molte di esse siano <a href="https://www.labsus.org/2013/01/costruire-reti-di-sussidiarieta/" target="_blank" rel="noopener">realizzate con il supporto di una rete di attori</a>. Per esempio, la prima fase di restauro del Lazzaretto si è svolta tramite una collaborazione tra Associazione, Comune, Soprintendenza e l’<a href="https://istitutosalesianosanzeno.it/" target="_blank" rel="noopener">istituto Salesiano di Verona</a>. Grazie al bando Habitat, infatti, è stato possibile coinvolgere gli allievi del corso di tecnico del restauro dell’istituto in due stage estivi. Sotto la guida degli esperti del Comune e della Soprintendenza, e grazie alle conoscenze acquisite negli anni dall’Associazione, gli allievi hanno potuto applicare sul campo le conoscenze acquisite in aula e sperimentare direttamente cosa significhi prendersi cura di un bene comune per la collettività. L’area dell’ex-lazzaretto, infatti, può essere considerata come un bene comune dal momento che è diventato un luogo di incontro e scambio non solo per i cittadini attivi del vicino borgo di San Pancrazio, ma per tutta una rete attori di attori e organizzazioni che se ne prendono cura, secondo regole e modalità definite dal patto.<br />
Le iniziative culturali e didattiche sono molteplici: concerti, cinema all’aperto, orti comunitari… troppe per essere elencate! Quello che è importante sottolineare è come il rapporto che si è instaurato con il Comune grazie al Patto di sussidiarietà permetta ai cittadini di navigare – grazie al supporto dell’ufficio preposto – tutti quegli adempimenti burocratici che sembrano spesso scogli insuperabili, soprattutto per le piccole associazioni.</p>
<h4>L’importanza delle relazioni e della condivisione come base fondamentale per l’agire comune</h4>
<p style="text-align: justify;">A distanza di quattro anni dalla firma del Patto, gli Amici del Lazzaretto sono ancora oggi gli unici firmatari del Patto, ma sono sempre più le associazioni stabilmente coinvolte nella vita del bene. Condividere questo spazio è fondamentale per l’associazione – <em>anche per alleggerire il carico di lavoro!</em> – aggiunge Gino. L’importante è che venga rispettata la natura del luogo, alla base della filosofia del Patto: il lazzaretto nasce come un luogo per l&#8217;isolamento e la cura di persone affette dalla peste. Oggi se ne vuole mantenere la vocazione di cura, non attraverso il distacco e l’isolamento ma bensì coltivando le relazioni, il rapporto con la natura e praticando attività che facciano stare bene come lo yoga, i bagni di gong, le danze meditative. L’azione dei cittadini, facilitata dal Patto e dalla collaborazione con il Comune, ha permesso di trasformare un luogo isolato e abbandonato in uno spazio di aggregazione e benessere per le persone. Certo, il Lazzaretto è stato restaurato e la vegetazione regolata ma soprattutto, come dice giustamente Gino,<em> è l’idea di questo luogo che cambia!<br />
</em>Il caso del Lazzaretto ci mostra ancora una volta come <strong>i Patti, di concerto con altre risorse, possano aiutare i cittadini a superare gli ostacoli burocratici ed economici che si trovano ad affrontare nella gestione e valorizzazione di spazi, in particolare nell’ambito del patrimonio culturale.</strong></p>
<div id="attachment_87307" style="width: 1007px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87307" class="wp-image-87307 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto.jpg" alt="" width="997" height="748" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto.jpg 997w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto3_-Lazzaretto-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 997px) 100vw, 997px" /><p id="caption-attachment-87307" class="wp-caption-text">Uno dei tanti eventi organizzati dall’associazione Amici del Lazzaretto, concerto in omaggio a Gino Paoli (fonte: Nadia Vanini)</p></div>
<p><em>Immagine di copertina: Giorgia Dato e Alessandro Gaballo</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/06/lex-lazzaretto-un-luogo-per-il-benessere-delle-persone-nel-passato-e-nel-presente/">L’ex lazzaretto: un luogo per il benessere delle persone nel passato e nel presente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Monza, la storia del Centro Polifunzionale autogestito dagli anziani</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/04/monza-centro-polifunzionale-autogestito-dagli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Latella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 14:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Patti e beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal bilancio partecipativo alla gestione condivisa La storia del Centro Polifunzionale Il Sorriso nasce con il primo bilancio partecipativo lanciato nel 2015: &#8220;un processo di partecipazione dove i cittadini di Monza possono proporre, condividere e infine scegliere le idee per migliorare il proprio quartiere&#8221;. Al termine delle votazioni, per il Quartiere Regina Pacis San Donato, è stato selezionato il progetto di ristrutturazione degli appartamenti dell&#8217;ex custode della Scuola Primaria &#8220;Buonarroti&#8221; per realizzare uno &#8220;spazio polifunzionale a disposizione della scuola e del quartiere quale ampliamento del Centro Civico&#8221;. Inaugurato il 24 Marzo 2017, lo spazio è stato oggetto di un patto di collaborazione in seguito alla proposta avanzata da un gruppo di cittadini, rappresentati dalle signore Gelsomina Tamburin (firmataria del patto) e Carla Chiola, di prendersi cura della manutenzione e della pulizia della struttura rendendola così fruibile alla cittadinanza. Dopo nove di mesi di una co-progettazione, seguita dal Servizio Partecipazione, Giovani, Pari opportunità e sostenuta dal Servizio Anziani, fondamentale nell&#8217;alimentare la spinta partecipativa dei cittadini attivi del quartiere, si è giunti il 12 Dicembre 2017 alla ratifica del patto. Autogestione è aggregazione Il Centro Polifunzionale seguendo le indicazioni del patto di collaborazione e grazie all&#8217;accordo tra il Comune e la Scuola Primaria &#8220;Buonarroti&#8221; è dunque gestito per due pomeriggi a settimana dai residenti più anziani del quartiere, i quali lo frequentano svolgendo attività variegate che spaziano dalle più classiche partite a carte ai lavori di bricolage fino alle proposte legate alle varie professionalità presenti tra i fruitori. La particolarità del Centro Polifunzionale però, come sottolineato da Manuela Federici del Servizio Partecipazione, Giovani, Pari opportunità, risiede nella volontà auto-organizzativa espressa dai partecipanti, ribadendo così il loro ruolo attivo all&#8217;interno del progetto. Troppo spesso infatti, sempre secondo Manuela Federici, gli anziani sono relegati a passare il proprio tempo libero in spazi dove la loro presenza è ridotta alla passività e dove vengono meno i legami sociali e comunitari di cui ognuno di loro sente ancora la necessità. Allenare le capacità democratiche di autogestione nelle fasce di età più avanzate risulta dunque fondamentale per mantenere vivi questi legami e per restituire dignità alle forme aggregative autonome in grado di rompere le barriere che isolano e nascondono le vite e i corpi dei più anziani, permettendogli così di tornare al centro della comunità. Un&#8217;esperienza da replicare? Il patto di collaborazione ha la durata di un anno, ma la speranza dei fruitori è quella di potergli garantire continuità nel tempo portandone a compimento gli obiettivi sociali. In quest&#8217;ottica, tra i firmatari, suscita preoccupazione l&#8217;obbligo di redigere e comunicare all&#8217;amministrazione un elenco degli aderenti alle attività poiché si teme che la permanenza delle stesse possa essere legata al numero dei partecipanti. Una eventuale interruzione del patto, infatti, annullerebbe gli sforzi compiuti finora nel costruire questo spazio di aggregazione comunitaria che come ribadito con forza dalla signora Carla Chiola, una delle cittadine attive nel progetto, risulta essere uno spazio centrale nelle vite di molti. Timore che viene però smorzato da Manuela Federici, secondo cui l&#8217;elenco ha una funzione di sicurezza e gestione delle emergenze piuttosto che di controllo sullo spazio e sulle attività. Ulteriori rassicurazioni giungono da parte delle strutture municipali coinvolte nel progetto, le quali intendono replicare l&#8217;esperienza in altri quartieri della città conciliando così il recupero di spazi in disuso con la diffusione dei principi della sussidiarietà e dell&#8217;amministrazione condivisa a tutte le fasce d&#8217;età. Potrebbe tornare utile a questo fine la predisposizione, da parte del Comune, di strumenti appositi per pubblicizzare il contenuto dei patti di collaborazione, permettendo così ai cittadini di conoscere le modalità e le indicazioni dei vari patti e al Comune stesso di abbracciare compiutamente il paradigma amministrativo orizzontale. LEGGI ANCHE: Monza, delibera di Consiglio comunale del 21 Marzo 2016, n.15 Da Monza la proposta &#8220;I love my gardens&#8221; I laboratori civici di Labsus al Festival della partecipazione di Monza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/04/monza-centro-polifunzionale-autogestito-dagli-anziani/">Monza, la storia del Centro Polifunzionale autogestito dagli anziani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="margin-top: 1.71429rem; margin-bottom: 1.71429rem;">Dal bilancio partecipativo alla gestione condivisa</h1>
<p>La storia del Centro Polifunzionale <em>Il Sorriso</em> nasce con il primo <a href="http://monzapartecipa.it/Monza_partecipa/bilancio-partecipativo/Avanzamento-progetti-vincitori/Quartiere-Regina-Pacis-San-Donato-/" target="_blank" rel="noopener"><strong>bilancio partecipativo</strong></a> lanciato nel 2015: &#8220;un processo di partecipazione dove i cittadini di Monza possono <strong>proporre, condividere e infine scegliere </strong>le idee per migliorare il proprio quartiere&#8221;. Al termine delle votazioni, per il <strong>Quartiere Regina Pacis San Donato</strong>, è stato selezionato il progetto di ristrutturazione degli appartamenti dell&#8217;ex custode della Scuola Primaria &#8220;Buonarroti&#8221; per realizzare uno &#8220;spazio polifunzionale a disposizione della scuola e del quartiere quale ampliamento del Centro Civico&#8221;.<br />
<strong>Inaugurato il 24 Marzo 2017</strong>, lo spazio è stato oggetto di un patto di collaborazione in seguito alla <strong>proposta</strong> avanzata da un gruppo di cittadini, rappresentati dalle signore <strong>Gelsomina Tamburin</strong> (firmataria del patto) e <strong>Carla Chiola</strong>, <strong>di prendersi cura della manutenzione e della pulizia della struttura rendendola così fruibile alla cittadinanza</strong>.<br />
<strong>Dopo</strong> nove di mesi di una <strong>co-progettazione</strong>, seguita dal <em>Servizio Partecipazione, Giovani, Pari opportunità</em> e sostenuta dal <em>Servizio Anziani</em>, fondamentale nell&#8217;alimentare la spinta partecipativa dei cittadini attivi del quartiere, <strong>si è giunti il 12 Dicembre 2017 alla ratifica del patto.</strong></p>
<h1>Autogestione è aggregazione</h1>
<p><strong>Il Centro Polifunzionale</strong> seguendo le indicazioni del patto di collaborazione e grazie all&#8217;accordo tra il Comune e la Scuola Primaria &#8220;Buonarroti&#8221; è dunque <strong>gestito per due pomeriggi a settimana dai residenti più anziani del quartiere</strong>, i quali lo frequentano svolgendo attività variegate che spaziano dalle più classiche partite a carte ai lavori di bricolage fino alle proposte legate alle varie professionalità presenti tra i fruitori.<br />
La particolarità del Centro Polifunzionale però, come sottolineato da <strong>Manuela Federici</strong> del <em>Servizio Partecipazione, Giovani, Pari opportunità</em>, risiede nella <strong>volontà auto-organizzativa espressa</strong> dai partecipanti, ribadendo così il <strong>loro ruolo attivo</strong> all&#8217;interno del progetto.<br />
Troppo spesso infatti, sempre secondo Manuela Federici<em>,</em> gli anziani sono relegati a passare il proprio tempo libero in spazi dove la loro presenza è ridotta alla passività e dove vengono meno i legami sociali e comunitari di cui ognuno di loro sente ancora la necessità.<br />
<strong>Allenare le capacità democratiche di autogestione nelle fasce di età più avanzate</strong> risulta dunque fondamentale per mantenere vivi questi legami e per restituire dignità alle forme aggregative autonome in grado di <strong>rompere le barriere che isolano e nascondono le vite e i corpi dei più anziani, permettendogli così di tornare al centro della comunità.</strong></p>
<h1>Un&#8217;esperienza da replicare?</h1>
<p>Il patto di collaborazione ha la <strong>durata di un anno</strong>, ma la speranza dei fruitori è quella di potergli garantire continuità nel tempo portandone a compimento gli obiettivi sociali.<br />
In quest&#8217;ottica, tra i firmatari,<strong> suscita preoccupazione l&#8217;obbligo di redigere e comunicare all&#8217;amministrazione un elenco degli aderenti alle attività</strong> poiché si teme che la permanenza delle stesse possa essere legata al numero dei partecipanti. Una eventuale interruzione del patto, infatti, annullerebbe gli sforzi compiuti finora nel costruire questo spazio di aggregazione comunitaria che come ribadito con forza dalla signora <strong>Carla Chiola</strong>, una delle cittadine attive nel progetto, risulta essere <strong>uno spazio centrale nelle vite di molti</strong>.</p>
<p>Timore che viene però smorzato da <strong>Manuela Federici</strong>, secondo cui <strong>l&#8217;elenco ha una funzione di sicurezza e gestione delle emergenze piuttosto che di controllo sullo spazio e sulle attività</strong>.<br />
Ulteriori rassicurazioni giungono da parte delle strutture municipali coinvolte nel progetto, le quali intendono <strong>replicare l&#8217;esperienza in altri quartieri della città conciliando così il recupero di spazi in disuso con la diffusione dei principi della sussidiarietà e dell&#8217;amministrazione condivisa a tutte le fasce d&#8217;età.<br />
</strong>Potrebbe tornare utile a questo fine la <strong>predisposizione</strong>, da parte del Comune,<strong> di strumenti appositi per pubblicizzare il contenuto dei patti di collaborazione,</strong> permettendo così ai cittadini di conoscere le modalità e le indicazioni dei vari patti e al Comune stesso di abbracciare compiutamente il paradigma amministrativo orizzontale.</p>
<p><strong style="font-size: 1rem;">LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/04/monza-delibera-di-consiglio-comunale-del-21-marzo-2016-n-15/" target="_blank" rel="noopener">Monza, delibera di Consiglio comunale del 21 Marzo 2016, n.15</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/04/da-monza-la-proposta-i-love-my-gardens/" target="_blank" rel="noopener">Da Monza la proposta &#8220;I love my gardens&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/03/laboratori-civici-di-labsus-al-festival-della-partecipazione-di-monza/" target="_blank" rel="noopener">I laboratori civici di Labsus al Festival della partecipazione di Monza</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/04/monza-centro-polifunzionale-autogestito-dagli-anziani/">Monza, la storia del Centro Polifunzionale autogestito dagli anziani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Misilmeri (PA) e la declinazione locale del Regolamento. Il primo patto è con la Scuola</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/03/misilmeri-pa-la-declinazione-locale-del-regolamento-primo-patto-la-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Lo Bocchiaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 10:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Patti e beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[abusivi]]></category>
		<category><![CDATA[immobili]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[parco urbano]]></category>
		<category><![CDATA[riuso]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tale processo ha visto il concretizzarsi di atti ed eventi, nel perseguimento di una sorta di “ricerca in azione” che avesse come culmine l’approvazione, anche a Misilmeri, del Regolamento sulla cura e gestione dei beni comuni. Fondamentale è stato l’incontro, risalente a giugno 2016 tra l’amministrazione comunale, i rappresentanti di LABSUS e gli operatori del CESVOP, il Centro di Servizi per il volontariato di Palermo. Questo incontro ha avuto un primo importante risultato nella costruzione di un&#8217;agenda di eventi pubblici in grado di introdurre i temi della cura dei beni comuni nel contesto misilmerese, a partire dalla successiva assemblea cittadina in cui sono stati coinvolti i rappresentanti dell’associazionismo locale svoltasi ad agosto dello stesso anno presso l’aula consiliare, per l’illustrazione dei principi e del funzionamento del regolamento. Tale incontro ha mostrato la presenza sul territorio di un vivace tessuto associativo, portatore di proposte e in cerca di spazi fisici di espressione, desideroso di esprimere l’istanza della riappropriazione dal basso del proprio ruolo civico. Contestualmente la Giunta ha approvato la proposta congiunta dei funzionari delle varie aree istituzionali, concernente il patrocinio del Comune al “Forum sulle tematiche ambientali e dei beni comuni” previsto nei giorni del 30 settembre e del 1 ottobre 2016 presso il Castello dell’Emiro, monumento arabo-normanno che domina il paese e la valle, e l’adesione all’evento “Il territorio a partire da noi” promosso dal CeSVOP finalizzato alla valorizzazione dello stesso castello attraverso un&#8217;azione di cura e pulitura, prevista nella giornata del 24 settembre 2016. Elementi di innovazione locale Tali attività sul campo hanno prodotto delle riflessioni in seguito tradotte in alcune declinazioni locali “originali” rispetto allo schema di regolamento promosso da LABSUS: si tratta nello specifico di novità legate tra le altre cose alla parte istruttoria dei patti e alla possibilità dell’utilizzo di immobili abusivi rispetto ai quali il Consiglio Comunale ha dichiarato l’esistenza di prevalenti interessi pubblici per il loro mantenimento. Di una di queste novità in particolare, definita “criterio di garanzia pubblica”, può essere utile richiamare qui brevemente i punti. Nel caso in cui vi siano più proposte di collaborazione riguardanti un medesimo bene, il Comune promuove infatti il coordinamento e l’integrazione tra le stesse; qualora ciò non risulti possibile, la scelta della proposta da sottoscrivere viene effettuata in base al criterio generale di garanzia pubblica così articolato: la maggiore fruizione pubblica del bene comune garantita dalla proposta di patto (numero di ore settimanali di apertura alla cittadinanza, apertura in occasione di festività ecc.); l’attivazione di percorsi di fruizione pubblica (visite guidate, ricerche sul bene comune oggetto di proposta di patto, eventi specifici di riscoperta del bene, eventi ricreativi e/o sportivi legati al bene); l’attivazione di servizi alla cittadinanza (servizi rivolti alle categorie svantaggiate, ai bambini, agli anziani); l’attivazione di spazi di lavoro condivisi (coworking); la condivisione pubblica delle risorse (hardware, know how, wi-fi ecc.)” (Art. 10, comma 8 del Regolamento). La prima sperimentazione: un patto con la Scuola Durante la fase successiva di gestazione del Regolamento sui beni comuni (approvato con Deliberazione di Consiglio del 16/05/2017), il Comune di Misilmeri ed il Circolo Didattico V. Landolina hanno stretto un patto di collaborazione per la riqualificazione dell’area libera, degradata e sottoutilizzata, ricompresa tra i due plessi che compongono la scuola per la creazione di un piccolo parco urbano. L’essenza del patto proposto dal dirigente scolastico è da ritrovare tutta negli impegni di co-progettazione e co-gestione che i due enti hanno sottoscritto: La Direzione Didattica sostiene la realizzazione delle attività attraverso: la progettazione e la realizzazione di percorsi educativo-didattici da svolgersi nel parco; l’assistenza tecnico-progettuale, avvalendosi del comitato tecnico-scientifico costituitosi nell’ambito del progetto Eleutero; la promuovere di attività di fundraising; l’installazione dell’impianto di videosorveglianza; la promozione di attività di sorveglianza in orario extra scolastico, attraverso il coinvolgimento di associazioni; avvalersi di associazioni e genitori per fornire tutto il supporto logistico e organizzativo necessario alla realizzazione e al mantenimento del parco; assicurare la manutenzione ordinaria. Il Comune sostiene la realizzazione delle attività attraverso: la bonifica dell’area destinata al parco didattico al fine di renderlo fruibile per la realizzazione del parco tematico; la realizzazione dell&#8217;illuminazione nell&#8217;area destinata al parco. Considerazioni sulla tenuta ed efficacia del patto Nel corso dei 12 mesi appena trascorsi è stata attivata dal dirigente scolastico l’attività di fundraising e congiuntamente al Comune si è proceduto alla bonifica dell’area. Il Comune ha infine redatto il progetto di fattibilità tecnica ed economica di sistemazione esterna dell’area (per la possibilità di partecipazione a bandi di finanziamento). La forma che ha assunto il patto di collaborazione, a distanza di un anno dalla stipula, è quella di un processo complesso e in divenire che sta trasformando a poco a poco l’area ma che ancora non ha portato, anche in ragione della difficoltà del reperimento delle somme necessarie, alla realizzazione del parco vero e proprio e alla sua apertura al pubblico. Lo spirito del patto, ovvero la possibilità che a determinate condizioni le aree a verde ricomprese entro gli spazi scolastici possano essere aperte alla cittadinanza al di fuori degli orari scolastici, ha però dato vita alla autonoma attività del Comune di ricerca di nuovi patti di collaborazione da stringere con gli altri dirigenti scolastici detentori di spazi verdi sottoutilizzati. Tale risultato, in un centro urbano in cui tali spazi sono mancanti, assume infine un valore importantissimo. Giuseppe Lo Bocchiaro è architetto e funzionario del Comune di Misilmeri LEGGI ANCHE: Appuntamento a Palermo: verso un Regolamento per la cura dei beni comuni Sicurezza e amministrazione condivisa: i cittadini attivi non sono dipendenti! La mappa della cittadinanza attiva sbarca a Palermo Gregorio Arena interviene all’università di Palermo per presentare il Regolamento sull’amministrazione condivisa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/misilmeri-pa-la-declinazione-locale-del-regolamento-primo-patto-la-scuola/">Misilmeri (PA) e la declinazione locale del Regolamento. Il primo patto è con la Scuola</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Tale processo ha visto il concretizzarsi di atti ed eventi, nel perseguimento di una sorta di “ricerca in azione” che avesse come culmine l’approvazione, anche a Misilmeri, del <a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2016/04/Regolamento-Alleg.-Delib.-Consiglio-Comun.-Misilmeri-n.-14-2017.pdf" target="_blank" rel="noopener">Regolamento sulla cura e gestione dei beni comuni</a>. Fondamentale è stato l’incontro, risalente a giugno 2016 tra l’amministrazione comunale, i rappresentanti di LABSUS e gli operatori del <a href="http://www.cesvop.org/" target="_blank" rel="noopener">CESVOP</a>, il Centro di Servizi per il volontariato di Palermo. Questo incontro ha avuto un primo importante risultato nella costruzione di <strong>un&#8217;agenda di eventi pubblici in grado di introdurre i temi della cura dei beni comuni nel contesto misilmerese</strong>, a partire dalla successiva assemblea cittadina in cui sono stati coinvolti i rappresentanti dell’associazionismo locale svoltasi ad agosto dello stesso anno presso l’aula consiliare, per l’illustrazione dei principi e del funzionamento del regolamento. Tale incontro ha mostrato la presenza sul territorio di <strong>un vivace tessuto associativo, portatore di proposte e in cerca di spazi fisici di espressione</strong>, desideroso di esprimere l’istanza della riappropriazione dal basso del proprio ruolo civico.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-56412" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/03/Screenshot-2018-03-24-22.05.24.png" alt="" width="1050" height="557" /></p>
<p class="p1">Contestualmente la Giunta ha approvato la proposta congiunta dei funzionari delle varie aree istituzionali, concernente il patrocinio del Comune al <i>“Forum sulle tematiche ambientali e dei beni comuni”</i> previsto nei giorni del 30 settembre e del 1 ottobre 2016 presso il <strong>Castello dell’Emiro</strong>, monumento arabo-normanno che domina il paese e la valle, e l’adesione all’evento <i>“Il territorio a partire da noi”</i> promosso dal CeSVOP finalizzato alla valorizzazione dello stesso castello attraverso un&#8217;azione di cura e pulitura, prevista nella giornata del 24 settembre 2016.</p>
<h1>Elementi di innovazione locale</h1>
<p class="p1">Tali attività sul campo hanno prodotto delle riflessioni in seguito tradotte in alcune <strong>declinazioni locali “originali” rispetto allo schema di regolamento promosso da LABSUS: </strong>si tratta nello specifico di novità legate tra le altre cose alla parte istruttoria dei patti e<strong> alla possibilità dell’utilizzo di immobili abusivi rispetto ai quali il Consiglio Comunale ha dichiarato l’esistenza di prevalenti interessi pubblici per il loro mantenimento.<br />
</strong>Di una di queste novità in particolare, definita “<strong>criterio di garanzia pubblica</strong>”, può essere utile richiamare qui brevemente i punti. Nel caso in cui vi siano più proposte di collaborazione riguardanti un medesimo bene, il Comune promuove infatti<em> il coordinamento e l’integrazione tra le stesse</em>; qualora ciò non risulti possibile, la scelta della proposta da sottoscrivere viene effettuata in base al <strong>criterio generale di garanzia pubblica così articolato</strong>:</p>
<ul>
<li class="p1">la maggiore fruizione pubblica del bene comune garantita dalla proposta di patto (numero di ore settimanali di apertura alla cittadinanza, apertura in occasione di festività ecc.);</li>
<li class="p1">l’attivazione di percorsi di fruizione pubblica (visite guidate, ricerche sul bene comune oggetto di proposta di patto, eventi specifici di riscoperta del bene, eventi ricreativi e/o sportivi legati al bene);</li>
<li class="p1">l’attivazione di servizi alla cittadinanza (servizi rivolti alle categorie svantaggiate, ai bambini, agli anziani);</li>
<li class="p1">l’attivazione di spazi di lavoro condivisi (coworking);</li>
<li class="p1">la condivisione pubblica delle risorse (hardware, know how, wi-fi ecc.)” (Art. 10, comma 8 del Regolamento).</li>
</ul>
<h1>La prima sperimentazione: un patto con la Scuola</h1>
<p class="p1"><span class="s1">Durante la fase successiva di gestazione del Regolamento sui beni comuni (approvato con Deliberazione di Consiglio del 16/05/2017), il Comune di Misilmeri ed il <strong>Circolo Didattico V. Landolina</strong> hanno stretto un patto di collaborazione per la riqualificazione dell’area libera, degradata e sottoutilizzata, ricompresa tra i due plessi che compongono la scuola per la creazione di un <strong>piccolo parco urbano</strong>.<i> </i>L’essenza del patto <strong>proposto dal dirigente scolastico</strong> è da ritrovare tutta negli impegni di co-progettazione e co-gestione che i due enti hanno sottoscritto:</span></p>
<p class="p1">La Direzione Didattica sostiene la realizzazione delle attività attraverso:</p>
<ul class="ul1">
<li class="li1">la progettazione e la realizzazione di percorsi educativo-didattici da svolgersi nel parco;</li>
<li class="li1">l’assistenza tecnico-progettuale, avvalendosi del comitato tecnico-scientifico costituitosi nell’ambito del progetto Eleutero;</li>
<li class="li1">la promuovere di attività di fundraising;</li>
<li class="li1">l’installazione dell’impianto di videosorveglianza;</li>
<li class="li1">la promozione di attività di sorveglianza in orario extra scolastico, attraverso il coinvolgimento di associazioni;</li>
<li class="li1">avvalersi di associazioni e genitori per fornire tutto il supporto logistico e organizzativo necessario alla realizzazione e al mantenimento del parco;</li>
<li class="li1">assicurare la manutenzione ordinaria.</li>
</ul>
<p class="p1">Il Comune sostiene la realizzazione delle attività attraverso:</p>
<ul class="ul1">
<li class="li1">la bonifica dell’area destinata al parco didattico al fine di renderlo fruibile per la realizzazione del parco tematico;</li>
<li class="li1"><span class="s1">la realizzazione dell&#8217;illuminazione nell&#8217;area destinata al parco.</span></li>
</ul>
<h1 class="p1"><span class="s1">Considerazioni sulla tenuta ed efficacia del patto</span></h1>
<p class="p1"><span class="s1">Nel corso dei 12 mesi appena trascorsi è stata attivata dal dirigente scolastico l’attività di fundraising e congiuntamente al Comune si è proceduto alla bonifica dell’area. Il Comune ha infine redatto il progetto di fattibilità tecnica ed economica di sistemazione esterna dell’area (per la possibilità di partecipazione a bandi di finanziamento). La forma che ha assunto il patto di collaborazione, a distanza di un anno dalla stipula, è quella di un processo complesso e in divenire che sta trasformando a poco a poco l’area ma che ancora non ha portato, anche in ragione della difficoltà del reperimento delle somme necessarie, alla realizzazione del parco vero e proprio e alla sua apertura al pubblico. </span><span class="s1"><strong>Lo spirito del patto, ovvero la possibilità che a determinate condizioni le aree a verde ricomprese entro gli spazi scolastici possano essere aperte alla cittadinanza al di fuori degli orari scolastici, ha però dato vita alla autonoma attività del Comune di ricerca di nuovi patti di collaborazione da stringere con gli altri dirigenti scolastici detentori di spazi verdi sottoutilizzati</strong>. Tale risultato, in un centro urbano in cui tali spazi sono mancanti, assume infine un valore importantissimo.</span></p>
<p><em>Giuseppe Lo Bocchiaro è architetto e funzionario del Comune di Misilmeri</em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE</strong>:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/12/palermo-verso-un-regolamento-per-la-cura-dei-beni-comuni-2/" target="_blank" rel="noopener">Appuntamento a Palermo: verso un Regolamento per la cura dei beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/12/sicurezza-e-amministrazione-condivisa-i-cittadini-attivi-non-sono-dipendenti/" target="_blank" rel="noopener">Sicurezza e amministrazione condivisa: i cittadini attivi non sono dipendenti!</a></li>
<li><a title="Permalink to La mappa della cittadinanza attiva sbarca a Palermo" href="http://www.labsus.org/2016/02/la-mappa-della-cittadinanza-attiva-sbarca-a-palermo/" target="_blank" rel="bookmark noopener">La mappa della cittadinanza attiva sbarca a Palermo</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/06/gregorio-arena-interviene-universita-di-palermo-presentare-regolamento-amministrazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">Gregorio Arena interviene all’università di Palermo per presentare il Regolamento sull’amministrazione condivisa</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/misilmeri-pa-la-declinazione-locale-del-regolamento-primo-patto-la-scuola/">Misilmeri (PA) e la declinazione locale del Regolamento. Il primo patto è con la Scuola</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Comitato Graf e Comune di Bologna: storia di un patto che si rinnova</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/03/comitato-graf-comune-bologna-storia-un-patto-si-rinnova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Latella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 21:22:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Patti e beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[comune di bologna]]></category>
		<category><![CDATA[graf bologna]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[patto di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere San Donato-San Vitale]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[socialità ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 17 Marzo 2017, dopo 9 mesi dalla fine del precedente patto, il Comune di Bologna e il Comitato Graf hanno collaborato favorendo la realizzazione di un nuovo patto biennale per dare continuità al patto precedente. Uno spazio per la socialità Da settembre 2014 a giugno 2016, anche grazie al patto di collaborazione con il Comune, il comitato Graf di San Donato è stato promotore di iniziative ed attività per &#8220;rivisitare i luoghi del quartiere e gli ambiti della vita sociale attraverso le arti e la solidarietà&#8221; inserendosi all&#8217;interno del percorso di amministrazione condivisa intrapreso dal capoluogo emiliano, nel rispetto dei principi fondativi dello stesso comitato. Graf, infatti, è un comitato di associazioni e liberi cittadini che &#8220;vuole migliorare la fruibilità dell’area di Piazza Spadolini, dei giardini Bentivogli e vittime di Marcinelle, a favore di tutta la collettività&#8221; tramite &#8220;iniziative culturali, artistiche, ricreative, artigianali, formative, di cura e piccola manutenzione del verde con ricaduta positiva sull’ambiente fisico e sociale&#8221; con l&#8217;obiettivo di raggiungere &#8220;un&#8217;integrazione multiculturale e intergenerazionale&#8221; tra i frequentatori del parco. Il patto siglato nel 2014, oltre a prevedere la cura e la gestione delle aree verdi di Piazza Spadolini da parte di Graf, ha offerto al comitato stesso l&#8217;opportunità di usufruire dei locali dell&#8217;ex anagrafe e di aprirne le porte al quartiere. Ciò ha permesso il proliferare di esperienze variegate, promosse dalle diverse anime del comitato ed in linea con gli obiettivi prefissati nel patto, che negli anni hanno spaziato (e continuano a spaziare) dallo bio-danza al tai-chi passando per il laboratorio comico permanente e la scuola di musica e canto, inserendo anche percorsi creativi per bambini e corsi di Italiano per stranieri. Patto che vince non si cambia Allo scadere del patto fissato per il 30 Giugno 2016, data la buona riuscita dei progetti in atto, il comitato Graf ha scelto di inviare una nuova proposta di collaborazione al Comune di Bologna per proseguire il cammino intrapreso. Così dopo alcuni mesi di valutazione e co-progettazione, il 17 Marzo 2017, si è arrivati alla stipula di un nuovo patto tra comitato e Comune dal nome &#8220;La piazza è il nostro giardino&#8221;. Il patto, che si inserisce sulla scia del precedente per quanto riguarda obiettivi e modalità di collaborazione, sembra segnare una virata delle attività del comitato verso il solo utilizzo dei locali dell&#8217;ex anagrafe, ma come segnalatoci dal presidente di Graf, Gabriele Bertuzzi, l&#8217;attività comprende ancora la cura, la manutenzione nonché l&#8217;utilizzo degli spazi verdi adiacenti agli edifici di cui sopra. Sempre tramite le parole del presidente Bertuzzi, il comitato Graf ha confermato le attività sociali e culturali svolte nel biennio precedente anche per i prossimi anni. La novità principale del nuovo patto risiede invece nella collaborazione con il SEST (Servizio Educativo Scolastico Territoriale) che potrà usufruire due pomeriggi a settimana dei locali di piazza Spadolini per svolgere le proprie attività rivolte ai ragazzi, tra cui spicca un corso di musica rap in grado di fornire importanti momenti e spazi d&#8217;espressione ai partecipanti. Un patto autorigenerante Il caso del comitato Graf e degli spazi di piazza Spadolini ci consente quindi di riflettere sulla portata dei patti di collaborazione come strumenti per l&#8217;applicazione del regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni. Essendo uno dei primi casi di proseguimento di un patto, testimonia come la stesura di una progettualità realmente condivisa tra amministrazione ed associazioni (e cittadini) riesca a garantire una base solida su cui innestare rapporti ed attività tese all&#8217;integrazione tra generazioni e culture ed in grado di creare una centralità sociale e culturale all&#8217;interno delle città. Il nuovo patto indica come data di scadenza il 31 Dicembre 2019, ma crediamo che la capacità di questo progetto di liberare energie e costruire comunità doni al patto la possibilità di rigenerarsi ed aumentare ancora la propria durata. LEGGI ANCHE: Beni comuni è Bologna: online il Report 2017 Lo Spazio GRAF di Bologna firma il suo “patto di collaborazione” Bologna e amministrazione condivisa: il rapporto sull’applicazione del Regolamento Patto di collaborazione per gli Ultras di Bologna</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/comitato-graf-comune-bologna-storia-un-patto-si-rinnova/">Comitato Graf e Comune di Bologna: storia di un patto che si rinnova</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 17 Marzo 2017,</strong> dopo 9 mesi dalla fine del precedente patto, il Comune di Bologna e il Comitato Graf hanno collaborato favorendo la <strong>realizzazione di un nuovo patto biennale per dare continuità al patto precedente.</strong></p>
<h1>Uno spazio per la socialità</h1>
<p><strong>Da settembre 2014 a giugno 2016</strong>, anche grazie al patto di collaborazione con il Comune, il comitato <strong>Graf</strong> di San Donato <strong>è stato promotore di iniziative ed attività</strong> per <em>&#8220;rivisitare i luoghi del quartiere e gli ambiti della vita sociale attraverso le arti e la solidarietà</em>&#8221; inserendosi all&#8217;interno del percorso di amministrazione condivisa intrapreso dal capoluogo emiliano, nel rispetto dei principi fondativi dello stesso comitato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-55901 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/03/logo_graf_2_rid-225x225.png" alt="" width="225" height="225" />Graf, infatti, è un comitato di associazioni e liberi cittadini che &#8220;vuole migliorare la fruibilità dell’area di Piazza Spadolini, dei giardini Bentivogli e vittime di Marcinelle, a favore di tutta la collettività&#8221; tramite &#8220;<em>iniziative culturali, artistiche, ricreative, artigianali, formative, di cura e piccola manutenzione del verde con ricaduta positiva sull’ambiente fisico e sociale</em>&#8221; con l&#8217;obiettivo di raggiungere &#8220;<em>un&#8217;integrazione multiculturale e intergenerazionale</em>&#8221; tra i frequentatori del parco.</p>
<p>Il patto siglato nel 2014, oltre a prevedere la cura e la gestione delle aree verdi di Piazza Spadolini da parte di Graf, <strong>ha offerto al comitato stesso l&#8217;opportunità di usufruire dei locali dell&#8217;ex anagrafe e di aprirne le porte al quartiere</strong>. Ciò ha permesso il proliferare di <a href="http://grafsandonato.it/" target="_blank" rel="noopener">esperienze variegate</a>, promosse dalle diverse anime del comitato ed in linea con gli obiettivi prefissati nel patto, che negli anni hanno spaziato (e continuano a spaziare) dallo bio-danza al tai-chi passando per il laboratorio comico permanente e la scuola di musica e canto, inserendo anche percorsi creativi per bambini e corsi di Italiano per stranieri.</p>
<h1>Patto che vince non si cambia</h1>
<p>Allo scadere del patto fissato per il 30 Giugno 2016, data la buona riuscita dei progetti in atto, il comitato Graf ha scelto di inviare una nuova proposta di collaborazione al Comune di Bologna per proseguire il cammino intrapreso. Così dopo alcuni mesi di valutazione e co-progettazione, il 17 Marzo 2017, si è arrivati alla<strong> stipula di un nuovo patto tra comitato e Comune dal nome &#8220;La piazza è il nostro giardino&#8221;.<br />
</strong>Il patto, che si inserisce sulla scia del precedente per quanto riguarda obiettivi e modalità di collaborazione, sembra segnare una virata delle attività del comitato verso il solo utilizzo dei locali dell&#8217;ex anagrafe, ma come segnalatoci dal presidente di Graf, <strong>Gabriele Bertuzzi</strong>, l&#8217;attività comprende ancora la cura, la manutenzione nonché l&#8217;utilizzo degli spazi verdi adiacenti agli edifici di cui sopra.<br />
Sempre tramite le parole del presidente Bertuzzi, <strong>il comitato Graf ha confermato le attività sociali e culturali svolte nel biennio precedente anche per i prossimi anni.<br />
La novità principale del nuovo patto risiede invece nella collaborazione con il SEST</strong> (Servizio Educativo Scolastico Territoriale) che potrà usufruire due pomeriggi a settimana dei locali di piazza Spadolini per svolgere le proprie attività rivolte ai ragazzi, tra cui spicca un corso di <strong>musica rap</strong> in grado di fornire importanti momenti e spazi d&#8217;espressione ai partecipanti.</p>
<h1>Un patto autorigenerante</h1>
<p>Il caso del comitato Graf e degli spazi di piazza Spadolini ci consente quindi di riflettere sulla portata dei patti di collaborazione come strumenti per l&#8217;applicazione del regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni. Essendo uno dei primi casi di proseguimento di un patto, testimonia come <strong>la stesura di una progettualità realmente condivisa tra amministrazione ed associazioni</strong> <strong>(e cittadini)</strong> <strong>riesca a garantire una base solida su cui innestare rapporti ed attività tese all&#8217;integrazione tra generazioni e culture ed in grado di creare una centralità sociale e culturale all&#8217;interno delle città.<br />
</strong>Il nuovo patto indica come data di scadenza il 31 Dicembre 2019, ma crediamo che <strong>la capacità di questo progetto di liberare energie e costruire comunità doni al patto la possibilità di rigenerarsi ed aumentare ancora la propria durata.</strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
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<li>
<p class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2017/12/beni-comuni-e-bologna-online-il-report-2017/">Beni comuni è Bologna: online il Report 2017</a></p>
</li>
<li>
<p class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2014/09/lo-spazio-graf-di-bologna-firma-il-suo-patto-di-collaborazione/">Lo Spazio GRAF di Bologna firma il suo “patto di collaborazione”</a></p>
</li>
<li>
<p class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2016/05/bologna-amministrazione-condivisa-il-report-di-cittadinanza-attiva/">Bologna e amministrazione condivisa: il rapporto sull’applicazione del Regolamento</a></p>
</li>
<li>
<p class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2015/12/patto-di-collaborazione-per-gli-ultras-di-bologna/">Patto di collaborazione per gli Ultras di Bologna</a></p>
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</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/comitato-graf-comune-bologna-storia-un-patto-si-rinnova/">Comitato Graf e Comune di Bologna: storia di un patto che si rinnova</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Sentieri come beni comuni: il patto di Condove in Piemonte</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/02/sentieri-beni-comuni-patto-condove-piemonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Latella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 21:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Patti e beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[alpi]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[Collombardo]]></category>
		<category><![CDATA[Condove]]></category>
		<category><![CDATA[Escursionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Freemount]]></category>
		<category><![CDATA[Labsus Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[patti di collabarazione]]></category>
		<category><![CDATA[piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[sentiero]]></category>
		<category><![CDATA[val di susa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sensibilità del Comune di Condove in materia di sussidiarietà e amministrazione condivisa ha consentito al Comune piemontese di essere beneficiario del progetto “Patti per l’amministrazione condivisa in Piemonte” promosso da Labsus Piemonte, grazie al finanziamento della Compagnia San Paolo. Il progetto, che si è esteso da Dicembre 2016 fino ad Ottobre 2017, ha perseguito l&#8217;obiettivo di formare cittadini ed amministratori sul tema dell’amministrazione condivisa tramite attività di formazione, divulgazione e accompagnamento che si sono susseguite durante il percorso. Freemount: volontari per la montagna In questo contesto il 15 Giugno 2017 è stato stipulato il patto di collaborazione tra il Comune di Condove e l&#8217;Associazione sportiva dilettantistica Freemount per la cura e la manutenzione del sentiero 569 Condove-Collombardo. La suddetta Associazione nasce nel Dicembre 2015 &#8220;con lo scopo di promuovere lo sport di montagna e di valorizzare la stessa con la pulizia e la manutenzione dei sentieri&#8221; in seguito al lancio di due manifestazioni sportive arrivate, oggi, rispettivamente alla loro terza e quarta edizione: la Corsa del Collombardo e il Toma Trail. Per la realizzazione di questi eventi, che &#8220;hanno contribuito allo sviluppo di un turismo legato alle manifestazioni sportive locali&#8221;, l&#8217;A.s.d. Freemount si è impegnata negli anni in attività volontarie di cura e manutenzione dei sentieri condovesi interessati dalle manifestazioni.  Sussidiarietà per lo sviluppo del territorio La partecipazione del Comune e dell&#8217;A.s.d. Freemount al progetto &#8220;Patti. Per l&#8217;amministrazione condivisa in Piemonte&#8221;, quindi ha di fatto favorito la stesura del patto di collaborazione tra i due attori garantendo un riconoscimento istituzionale al lavoro svolto negli anni dall&#8217;associazione e un sostegno pratico da parte del Comune in termini di competenze, attrezzature e di copertura delle spese.  Il caso di Condove dunque indica un&#8217;interessante soluzione per la gestione e la cura del territorio, unendo lo sviluppo turistico e sociale dell&#8217;area alla crescita di un rapporto collaborativo e partecipativo tra cittadini ed amministrazione. Foto in evidenza di A.s.d. Freemount LEGGI ANCHE: Patti. Per l&#8217;amministrazione condivisa in Piemonte Officina dei Beni Comuni: il racconto del nostro evento a Torino L&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni nelle valli Officina dei beni comuni: l’evento finale del progetto di Labsus in Piemonte &#160; &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/02/sentieri-beni-comuni-patto-condove-piemonte/">Sentieri come beni comuni: il patto di Condove in Piemonte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sensibilità del Comune di Condove in materia di sussidiarietà e amministrazione condivisa ha consentito al Comune piemontese di essere beneficiario del progetto <strong>“<a href="http://www.labsus.org/i-nostri-progetti/patti-per-amministrazione-condivisa-in-piemonte/" target="_blank" rel="noopener">Patti per l’amministrazione condivisa in Piemonte</a></strong>” promosso da <strong>Labsus Piemonte</strong>, grazie al finanziamento della <strong>Compagnia San Paolo.</strong><br />
Il progetto, che si è esteso da Dicembre 2016 fino ad Ottobre 2017, ha perseguito l&#8217;obiettivo di <strong>formare cittadini ed amministratori sul tema dell’amministrazione condivisa</strong> tramite attività di formazione, divulgazione e accompagnamento che si sono susseguite durante il percorso.</p>
<h1>Freemount: volontari per la montagna</h1>
<p>In questo contesto il 15 Giugno 2017 è stato stipulato il patto di collaborazione tra il Comune di Condove e l&#8217;Associazione sportiva dilettantistica Freemount per la cura e la manutenzione del sentiero 569 Condove-Collombardo.<br />
La suddetta Associazione nasce nel Dicembre 2015 <strong>&#8220;con lo scopo di promuovere lo sport di montagna e di valorizzare la stessa con la pulizia e la manutenzione dei sentieri&#8221;</strong> in seguito al lancio di due manifestazioni sportive arrivate, oggi, rispettivamente alla loro terza e quarta edizione: la <strong><a href="http://www.freemount.it/corsa-al-collombardo" target="_blank" rel="noopener">Corsa del Collombardo</a></strong> e il <strong><a href="http://www.freemount.it/toma-trail" target="_blank" rel="noopener">Toma Trail</a></strong>.<br />
Per la realizzazione di questi eventi, che &#8220;hanno contribuito allo sviluppo di un turismo legato alle manifestazioni sportive locali&#8221;, <strong>l&#8217;A.s.d. Freemount si è impegnata negli anni in attività volontarie di cura e manutenzione dei sentieri condovesi interessati dalle manifestazioni.</strong></p>
<p><iframe title="Freemount 2017" width="810" height="456" src="https://www.youtube.com/embed/Y776wzV_VTA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<h1> Sussidiarietà per lo sviluppo del territorio</h1>
<p>La partecipazione del Comune e dell&#8217;A.s.d. Freemount al progetto &#8220;Patti. Per l&#8217;amministrazione condivisa in Piemonte&#8221;, quindi ha di fatto favorito la stesura del patto di collaborazione tra i due attori <strong>garantendo un riconoscimento istituzionale al lavoro svolto negli anni dall&#8217;associazione e un sostegno pratico da parte del Comune in termini di competenze, attrezzature e di copertura delle spese. </strong></p>
<p>Il caso di Condove dunque indica un&#8217;interessante soluzione per la gestione e la cura del territorio, unendo lo sviluppo turistico e sociale dell&#8217;area alla crescita di un rapporto collaborativo e partecipativo tra cittadini ed amministrazione.</p>
<p><em>Foto in evidenza di A.s.d. Freemount</em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/i-nostri-progetti/patti-per-amministrazione-condivisa-in-piemonte/">Patti. Per l&#8217;amministrazione condivisa in Piemonte</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/10/officina-dei-beni-comuni-il-racconto-del-nostro-evento-a-torino/">Officina dei Beni Comuni: il racconto del nostro evento a Torino</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2017/09/lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni-nelle-valli/">L&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni nelle valli</a></li>
<li>
<p class="entry-title"><a href="http://www.labsus.org/2017/10/officina-dei-beni-comuni-levento-finale-del-progetto-di-labsus-in-piemonte/">Officina dei beni comuni: l’evento finale del progetto di Labsus in Piemonte</a></p>
</li>
</ul>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/02/sentieri-beni-comuni-patto-condove-piemonte/">Sentieri come beni comuni: il patto di Condove in Piemonte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Pavia, dall’ex raccordo a Moruzzi road</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/02/pavia-dallex-raccordo-moruzzi-road/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Bonasora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 13:48:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Patti e beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[Moruzzi]]></category>
		<category><![CDATA[raccordo]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il destino di via Moruzzi per tanti anni sembrava non potesse essere diverso da quello di tante storie simili nel nostro Paese. La variabile positiva, in questo caso, è stata la volontà, la voglia dei cittadini di intervenire, di prendersene cura. Come è iniziato Tutto ha inizio con una proposta presentata nel 2016 al bilancio partecipativo del Comune di Pavia per la realizzazione di una pista ciclo pedonale dalla stazione ferroviaria sino alla ciclabile lungo il Ticino. Il progetto viene finanziato e, da allora, l’ex raccordo stradale diventa Moruzzi Road, un luogo dove sperimentare pratiche di comunità e cura dei beni comuni. Vengono organizzate delle giornate di pulizia dell’area, iniziative tese a fare di quel luogo uno spazio vissuto dalla comunità, da chi ha bisogno di uno spazio dedicato e non lo trova in città come un gruppo di skaters che cerca un posto dove allenarsi, a chi semplicemente trova quel raccordo ideale per muoversi con la bici in sicurezza. Il Regolamento come opportunità Nel 2016 il Comune di Pavia adotta il Regolamento per l’Amministrazione Condivisa e l’esperienza di Moruzzi Road si arricchisce di un patto di collaborazione che ha come obiettivo quello di promuovere la socializzazione attraverso l’organizzazione di eventi, coinvolgere le persone che possono contribuire alla valorizzazione dell’area, dare continuità alle attività previste dal patto stesso attraverso una programmazione partecipata e condivisa. Moruzzi Road oggi è un’associazione, “nata in modo quasi naturale attraverso la cura di un bene comune” presieduta da Giuseppe Giacalone che, a sottolineare come l’aspetto determinante in queste esperienze sia la voglia dei cittadini di mettersi in gioco, dice “queste cose nessuno ce le ha insegnate, siamo autodidatti e ci siamo ritrovati a prenderci cura di un bene comune con due obiettivi principali: il recupero e la valorizzazione del territorio e la creazione di legami di comunità più forti”. Le prime attività inserite nella cornice del patto di collaborazione sono una giornata ecologica il prossimo 24 febbraio per la cura e la pulizia dei luoghi e una biciclettata per il 10 marzo che, partendo da via Moruzzi costeggerà la riva sinistra del Ticino. Attraverso queste iniziative si favorisce anche lo scambio di esperienze, la contaminazione con altre realtà associative. Come con l’associazione Arsenale Creativo che si occupa di progettazione partecipata, e Ozelot Lab che sull’area dell’ex raccordo ha realizzato il laboratorio &#8220;Cosa fa bello il tuo quartiere?&#8221; finalizzato a definire le attività di sensibilizzazione e coinvolgimento degli abitanti. E proprio questo sembra essere il punto su cui il patto dovrà incidere, “superare”, come dice Giuseppe Giacalone, “quella forma di rispetto ma anche sospetto dei cittadini, andare oltre la domanda perché lo fa?”. I risultati sembrano incoraggianti, l’area del raccordo era una discarica a cielo aperto, luogo di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti. Il livello di abbandono di rifiuti è oggi molto basso così come il numero di siringhe raccolte, segno di attenzione da parte dei cittadini alla cura dei luoghi ma anche del suo recupero sociale. Un segnale importante di come, anche un tema tanto delicato e dibattuto come quello della sicurezza, possa trovare soluzione quando gli spazi vengono “abitati”. La contaminazione è il vero valore aggiunto Il patto di collaborazione “Muoversi in libertà divertendosi” promosso dall’associazione Moruzzi Road si inserisce, dunque, nel processo di riqualificazione di un’area che vede una positiva contaminazione tra diversi elementi: il bilancio partecipativo, che ha garantito le risorse per la realizzazione di una pista ciclo pedonale i cui lavori avranno inizio nella prossima primavera; il patto di collaborazione per dare continuità alle iniziative, favorire il coinvolgimento dei cittadini ma anche dare adeguata copertura assicurativa ad ognuno di loro; la realizzazione di un’opera pubblica nata dalla proposta e dal confronto continuo con i cittadini che intervengono lì dove il paradigma verticale di amministrazione aveva lasciato il degrado. Come sempre accade quando un patto di collaborazione mostra la sua efficacia, aldilà del livello di complessità delle azioni di cura previste, la contaminazione e la fiducia tra cittadini, istituzioni e soggetti collettivi produce nuove idee e percorsi. Tra una biciclettata, una giornata ecologica da organizzare e i lavori della pista ciclo pedonale da avviare l’idea è quella di lavorare alla creazione di un circuito di ricucitura delle aree verdi da recuperare lungo la riva destra del Ticino. Da Moruzzi Road dicono “abbiamo solo lanciato un seme”. Sembra che funzioni. LEGGI ANCHE: Prendere sul serio i beni comuni: la sostenibilità è una pratica di condivisione I Laboratori civici: per uno sviluppo locale fondato sui beni comuni Pavia, nuove economie per lo sviluppo di comunità: il caso Ozelot</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/02/pavia-dallex-raccordo-moruzzi-road/">Pavia, dall’ex raccordo a Moruzzi road</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il destino di via Moruzzi per tanti anni sembrava non potesse essere diverso da quello di tante storie simili nel nostro Paese. La variabile positiva, in questo caso, è stata la volontà, la voglia dei cittadini di intervenire, di prendersene cura.</p>
<h1>Come è iniziato</h1>
<p>Tutto ha inizio con una proposta presentata nel 2016 al bilancio partecipativo del Comune di Pavia per la realizzazione di una pista ciclo pedonale dalla stazione ferroviaria sino alla ciclabile lungo il Ticino. Il progetto viene finanziato e, da allora, l’ex raccordo stradale diventa Moruzzi Road, un luogo dove sperimentare pratiche di comunità e cura dei beni comuni.<br />
Vengono organizzate delle giornate di pulizia dell’area, iniziative tese a fare di quel luogo uno spazio vissuto dalla comunità, da chi ha bisogno di uno spazio dedicato e non lo trova in città come un gruppo di skaters che cerca un posto dove allenarsi, a chi semplicemente trova quel raccordo ideale per muoversi con la bici in sicurezza.</p>
<h1>Il Regolamento come opportunità</h1>
<p>Nel 2016 il Comune di Pavia adotta il Regolamento per l’Amministrazione Condivisa e l’esperienza di Moruzzi Road si arricchisce di <strong>un patto di collaborazione che ha come obiettivo quello di </strong><strong>promuovere la socializzazione attraverso l’organizzazione di eventi, coinvolgere le persone che possono contribuire alla valorizzazione dell’area, dare continuità alle attività previste dal patto stesso attraverso una programmazione partecipata e condivisa.<br />
</strong>Moruzzi Road oggi è un’associazione, “nata in modo quasi naturale attraverso la cura di un bene comune” presieduta da <strong>Giuseppe Giacalone</strong> che, a sottolineare come l’aspetto determinante in queste esperienze sia la voglia dei cittadini di mettersi in gioco, dice “queste cose nessuno ce le ha insegnate, siamo autodidatti e ci siamo ritrovati a prenderci cura di un bene comune con due obiettivi principali: il recupero e la valorizzazione del territorio e la creazione di legami di comunità più forti”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-55101" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/02/moruzzi2.jpg" alt="" width="960" height="540" /><br />
Le prime attività inserite nella cornice del patto di collaborazione sono una giornata ecologica il prossimo 24 febbraio per la cura e la pulizia dei luoghi e una biciclettata per il 10 marzo che, partendo da via Moruzzi costeggerà la riva sinistra del Ticino. <strong>Attraverso queste iniziative si favorisce anche lo scambio di esperienze, la contaminazione con altre realtà associative</strong>. Come con l’associazione <strong>Arsenale Creativo</strong> che si occupa di progettazione partecipata, e <strong>Ozelot Lab</strong> che sull’area dell’ex raccordo ha realizzato il laboratorio &#8220;Cosa fa bello il tuo quartiere?&#8221; finalizzato a definire le attività di sensibilizzazione e coinvolgimento degli abitanti. E proprio questo sembra essere il punto su cui il patto dovrà incidere, “superare”, come dice Giuseppe Giacalone, “quella forma di rispetto ma anche sospetto dei cittadini, <strong>andare oltre la domanda perché lo fa?</strong>”. I risultati sembrano incoraggianti, l’area del raccordo era una discarica a cielo aperto, luogo di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti. Il livello di abbandono di rifiuti è oggi molto basso così come il numero di siringhe raccolte, segno di attenzione da parte dei cittadini alla cura dei luoghi ma anche del suo recupero sociale. Un segnale importante di come, <strong>anche un tema tanto delicato e dibattuto come quello della sicurezza, possa trovare soluzione quando gli spazi vengono <em>“abitati”</em></strong>.</p>
<h1>La contaminazione è il vero valore aggiunto</h1>
<p>Il patto di collaborazione “Muoversi in libertà divertendosi” promosso dall’associazione Moruzzi Road si inserisce, dunque, nel processo di riqualificazione di un’area che vede <strong>una positiva contaminazione tra diversi elementi</strong>: <strong>il bilancio partecipativo</strong>, che ha garantito le risorse per la realizzazione di una pista ciclo pedonale i cui lavori avranno inizio nella prossima primavera; <strong>il patto di collaborazione</strong> per dare continuità alle iniziative, favorire il coinvolgimento dei cittadini ma anche dare adeguata copertura assicurativa ad ognuno di loro; <strong>la realizzazione di un’opera pubblica</strong> nata dalla proposta e dal confronto continuo con i cittadini che intervengono lì dove il paradigma verticale di amministrazione aveva lasciato il degrado.<br />
<strong>Come sempre accade quando un patto di collaborazione mostra la sua efficacia, aldilà del livello di complessità delle azioni di cura previste, la contaminazione e la fiducia tra cittadini, istituzioni e soggetti collettivi produce nuove idee e percorsi</strong>. Tra una biciclettata, una giornata ecologica da organizzare e i lavori della pista ciclo pedonale da avviare l’idea è quella di lavorare alla creazione di un circuito di ricucitura delle aree verdi da recuperare lungo la riva destra del Ticino. Da Moruzzi Road dicono “abbiamo solo lanciato un seme”. Sembra che funzioni.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE</strong>:</p>
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<li><a href="http://www.labsus.org/2017/09/prendere-sul-serio-i-beni-comuni-la-sostenibilita-e-una-pratica-di-condivisione/" target="_blank" rel="noopener">Prendere sul serio i beni comuni: la sostenibilità è una pratica di condivisione</a></li>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/02/pavia-dallex-raccordo-moruzzi-road/">Pavia, dall’ex raccordo a Moruzzi road</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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