"Vogliamo scommettere sui giacimenti di talento, determinazione, passione civile e spirito di iniziativa che esistono nella nostra nazione"
Il punto di Labsus

Montezemolo punta sulla sussidiarietà

Valorizzare le risorse civiche per la rinascita dell'Italia

In conclusione del convegno organizzato l'11 maggio a ForumPA da Labsus e dalla Fondazione per la sussidiarietà è intervenuto Luca Cordero di Montezemolo in qualità di Presidente della Fondazione ItaliaFutura, pronunciando un importante intervento sul ruolo che la sussidiarietà può avere nella rinascita del Paese. Il suo discorso, pubblicato nel sito della Fondazione ItaliaFutura (che ringraziamo per averci consentito di riproporlo qui) si colloca in piena sintonia con lo spirito del progetto di Labsus. In particolare, colpisce nell'intervento di Montezemolo la consapevolezza che soltanto coinvolgendo e mobilitando i cittadini potremo riprendere la via dello sviluppo civile, economico e sociale.
Un discorso di ampio respiro, da imprenditore consapevole delle proprie responsabilità verso la collettività.

"L’incontro tra imprenditoria e volontariato può sembrare una stranezza. Ma voi sapete bene che i mondi dell’impresa e del volontariato condividono una volontà comune. Quella di affrontare le difficoltà anche più complicate con un fortissimo spirito di fiducia nelle capacità degli uomini e delle donne di fare del proprio meglio sempre e comunque. La volontà di scommettere sui giacimenti di talento, determinazione, passione civile e spirito di iniziativa che esistono nella nostra nazione.

Il dovere di non perdere la fiducia

Mi rendo conto che non è facile mostrarsi positivi in giornate come queste, dove siamo circondati da altissimi livelli di violenza verbale e da uno scontro istituzionale che si svolge sulla pelle dei cittadini. Certamente il clima elettorale non aiuta. Ma ho l’impressione che negli ultimi anni ogni nuova elezione abbia portato con sé una dose supplementare di brutalità e di ricerca dello scontro di tutti contro tutti.
Eppure proprio in questi momenti, mentre abbiamo ben chiara la difficoltà della politica di incarnare un messaggio di speranza, abbiamo il dovere di non perdere la fiducia nella capacità dell’Italia e degli italiani di risollevarsi scommettendo sulle proprie qualità civili e morali.

Malessere generale

Non è la prima volta che dobbiamo affrontare difficoltà molto dure. Dopo la seconda guerra mondiale gli italiani erano circondati da macerie, materiali e morali. Eppure la generazione dei nostri padri ha saputo ricostruire l’Italia e inserirla a pieno titolo fra i grandi paesi industrializzati dell’Occidente, garantendo a milioni di italiani un benessere e una prosperità come mai si erano visti nella nostra storia.
Abbiamo saputo superare anche i terribili anni di piombo, con tutto il dolore e le lacerazioni che alcune minoranze violente furono capaci di infliggere ad un’intera nazione. Nel 1992 siamo riusciti a tirarci indietro dal baratro in cui stavamo per precipitare a causa della crisi delle nostre finanze pubbliche. E al momento dell’entrata nella moneta unica gli italiani hanno dimostrato di saper affrontare grandi sacrifici, se solo gli obiettivi sono chiari e condivisi.
Oggi la difficoltà che abbiamo di fronte è più sfuggente ma non per questo meno grave. Non è una minaccia terroristica, non è l’urgenza di uscire da una sconfitta militare. È semmai il senso di malessere generale che affligge la nostra nazione. La sensazione di assistere ad uno spettacolo già visto infinite volte con gli stessi protagonisti. La percezione di essere diventati una nazione marginale e senza futuro. La diffusione del cinismo e dell’insicurezza a molti livelli della nostra vita pubblica.

Un popolo pieno di risorse

Eppure noi italiani siamo pieni di risorse. Risorse umane, intellettuali, professionali. E siamo anche straordinari nell’intraprendere, nell’innovare, nel creare relazioni. Tutte queste capacità, che normalmente sono utilizzate nell’interesse privato e individuale, oggi possono e devono essere utilizzate anche nell’interesse generale e della comunità.
Esiste da alcuni anni nella Costituzione una novità importante, che può aiutarci a ripartire. Si chiama “principio di sussidiarietà”: un termine antico che significa che i problemi si possono risolvere insieme, con un’alleanza fra cittadini e istituzioni. Istituzioni da rispettare sempre, perché chi non rispetta le istituzioni sta solo segando l’albero su cui è seduto.

Cittadini che si prendono cura dei beni comuni

Immaginate cosa sarebbe l’Italia se milioni di cittadini si sentissero responsabili nei confronti dei beni comuni del luogo in cui vivono. Immaginate italiani che si prendono cura del territorio, dell’ambiente, delle infrastrutture (strade, scuole, ospedali, musei), dei servizi pubblici ma anche della salute, dell’istruzione, della sicurezza, della legalità, dell’integrazione sociale. Beni materiali e immateriali di cui ciascuno può godere liberamente ma che proprio per questo sono continuamente minacciati da un uso egoistico e predatorio.
L’arricchimento di questi beni arricchisce tutti, così come il loro impoverimento equivale ad un impoverimento di tutta la società. Detto in altri termini: curarsi dei eni comuni è nell’interesse generale, così come lo è evitare il loro impoverimento.
I cinici e gli sfiduciati diranno che l’Italia dei cittadini attivi è un’utopia. Invece è una realtà concreta e attuale.

La
sussidiarietà funziona

I cittadini possono avere un ruolo fondamentale nella produzione, cura e sviluppo dei beni comuni. Dimostrando con i fatti che non è utopia immaginare nei nostri paesi e nelle nostre città tanti cittadini attivi, responsabili e solidali che, insieme con le amministrazioni locali, migliorano la qualità della vita di tutti realizzando una sorta di “manutenzione civica” dei beni comuni. La sussidiarietà funziona, risolve problemi e mette in circolo nuove e preziose risorse che si aggiungono a quelle pubbliche.
Ma il suo effetto politico è forse ancor più importante, perché la sussidiarietà consente a tanti cittadini di partecipare alla vita pubblica non delegando la propria sovranità ad altri con il voto, ma esercitandola quotidianamente e realizzando cose concrete e alla portata di tutti. Questa nuova forma di esercizio della sovranità popolare è fondamentale per la nostra democrazia perché ricrea il senso di un destino comune, l’appartenenza ad una comunità.

Il motore per ripartire

La sussidiarietà è uno dei motori che servono all’Italia per ripartire. Lo è sul piano pratico, perché i nostri beni comuni sono in condizioni disastrose e bisogna che tutti ce ne prendiamo cura. Ma lo è anche sul piano morale, perché vedere semplici cittadini che si assumono delle responsabilità nell’interesse generale dà coraggio, crea fiducia, mette a tacere gli scettici.

Lo straordinario mondo del volontariato

Tutto questo sta già accadendo, come dimostra il grande fenomeno italiano del volontariato. Un mondo straordinario che vede l’Italia nelle posizioni più avanzate in occidente. Un mondo composto da tutti coloro che, senza chiedere nulla in cambio, prestano la propria opera a vantaggio della comunità, in particolare dei più sfortunati.
Il 211 è l’anno europeo del volontariato. Ma non solo quest’anno dobbiamo essere grati ai tanti nostri concittadini che gratuitamente mettono a disposizione tempo e energie. Perché senza i volontari molte attività non potrebbero essere svolte: dalla protezione civile all’assistenza agli anziani.
Il loro contributo allo sviluppo della nazione è insostituibile. Perché quello che fanno i volontari e i cittadini attivi ha un enorme valore aggiunto. Sia sotto il profilo strettamente economico, sia nella produzione di “capitale sociale”: una risorsa fondamentale per lo sviluppo delle nostre comunità.

Dipendenti pubblici, c’è chi si impegna

La sussidiarietà apre la strada ad una nuova cittadinanza, ma anche ad un nuovo modo di essere delle amministrazioni pubbliche. Abbiamo bisogno di amministrazioni efficienti nel far rispettare le regole, nell’erogare servizi ai cittadini e nel sostenere, senza ostacolarle, le imprese e in generale la voglia di intraprendere. Su questo c’è ancora molto da lavorare, ma il successo di una manifestazione come questo Forum della Pubblica Amministrazione dimostra che fra i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici ce ne sono molti che credono in quello che fanno. E che soprattutto cercano di farlo seriamente.

Un altro modo di amministrare

Oggi però le amministrazioni, in particolare quelle locali, non possono più limitarsi a svolgere le loro funzioni tradizionali di regolazione ed erogazione. L’art. 118 ultimo comma della Costituzione prescrive che i poteri pubblici “favoriscano” le autonome iniziative dei cittadini dirette a svolgere attività di interesse generale, in quanto l’essenza della sussidiarietà consiste proprio nella collaborazione fra soggetti pubblici e privati (cittadini ma anche imprese) nell’interesse generale.
Amministrare applicando la sussidiarietà richiede dunque intelligenza e disponibilità da parte degli amministratori locali, perché comporta il riconoscimento del bisogno della collaborazione dei cittadini per realizzare forme di “amministrazione condivisa”. Comporta, in sostanza, ammettere che il monopolio dell’amministrazione sull’interesse pubblico è terminato e che anche i cittadini possono essere protagonisti nel perseguimento dell’interesse generale.
Per l’amministrazione si tratta di un cambiamento radicale di paradigma. Ma la complessità dei problemi che le amministrazioni devono risolvere, insieme con la scarsità delle risorse disponibili, sono realtà più forti della chiusura mentale di tanti amministratori.

Valorizziamo le risorse civiche

Voglio allora concludere con un auspicio. L’auspicio che siano finalmente riconosciuti gli enormi giacimenti di risorse civiche che rendono l’Italia un grande paese, anche in periodi difficili come quelli che stiamo vivendo. Giacimenti alimentati da cittadini che hanno capacità di ogni genere, dal tempo alle competenze professionali, dalle esperienze alle reti di relazioni".



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