Cittadini, bene comune, beni comuni. Mettendo in contatto i cittadini con i beni comuni si "accende" il bene comune
Il punto di Labsus

“Accendere” il bene comune, grazie ai cittadini attivi

Napolitano e il volontariato insieme per il bene comune

Il caso non esiste. Dunque non è un caso se a distanza di poche ore l'uno dall'altro sia il Presidente Napolitano ad Assisi, sia i volontari, al termine della VI Conferenza nazionale del volontariato tenutasi in questi giorni all'Aquila, abbiano sollevato il tema del bene comune.

Non è un caso perché, come dice Napolitano “La società italiana sta attraversando una fase di profonda incertezza e inquietudine” acuita “dalla inadeguatezza del quadro politico a offrire punti di riferimento e prospettive, percorso com’è da spinte centrifughe e tendenze alla frammentazione. Per non parlare dei fenomeni di degrado del costume e di scivolamento nell’illegalità che, insieme con annose inefficienze istituzionali e amministrative, provocano un fuorviante rifiuto della politica”.

Analisi confermata dal più recente sondaggio di Renato Mannheimer, da cui risulta che “La quota di italiani che riesce a giudicare positivamente i partiti politici è ridotta al 4 per cento: meno di quanti, in qualche modo, operano attivamente all’interno dei partiti stessi. Molti degli stessi militanti disistimano le forze politiche in cui operano”!

Per questo, dice il Presidente, bisognerebbe “rivisitare e più fortemente affermare la nozione di ‘bene comune’ o quella di ‘interesse generale’ … per suscitare tra gli italiani una più diffusa presa di coscienza e mobilitazione morale e civile” perché “Quel che rischia di perdersi è proprio il senso del ‘bene comune’, dell”interesse generale’, che dovrebbe spingere a una larghissima assunzione di responsabilità , ad ogni livello della società , in funzione dei cambiamenti divenuti indispensabili non solo nel modo di essere delle istituzioni ma nei comportamenti individuali e collettivi, nei modi di concepire benessere e progresso e di cooperare all’avvio di un nuovo sviluppo del paese nel quadro dell’Europa unita, uno sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista”.

A questo appello sembrano rispondere i volontari italiani riuniti all’Aquila con la loro “Lettera al Paese” in cui, oltre a sintetizzare le loro richieste ed i loro impegni, definiscono questa crisi, che “sta colpendo duramente tutti, e soprattutto i più deboli”, come “un’occasione per ripensare a fondo la nostra società e il nostro modello di sviluppo e per delineare un futuro più sostenibile e giusto” a condizione però di affrontarla con un grande sforzo culturale, per individuare le strade del cambiamento, con disponibilità e capacità di innovazione, perché non è una crisi solo economica e finanziaria, ma anche sociale, politica, culturale e spirituale. In questo sforzo culturale vogliamo coinvolgere i cittadini, la politica, le Istituzioni. Noi, che già siamo presenti in tutte le situazioni più difficili e ovunque ci sia da difendere il bene comune, ci impegniamo ad esserlo ancora di più, con la gratuità , la solidarietà e la responsabilità che ci contraddistinguono”.

Interesse generale o bene comune?

Il Presidente distingue giustamente fra bene comune e interesse generale, perché come abbiamo già visto in un precedente editoriale per quanto simili i due concetti non sono sovrapponibili. La Costituzione nell’art. 118 ultimo comma fa riferimento all’interesse generale, dunque da un punto di vista strettamente tecnico-giuridico sarebbe più corretto parlare di interesse generale anziché di bene comune. Ma da un punto di vista “politico” è meglio bene comune.

Interesse è termine bifronte, in quanto può ben esserci un interesse privato, individuale, contrapposto sia all’interesse generale sia, soprattutto, all’interesse pubblico, un’espressione che in Italia non viene interpretata nel senso di interesse di tutti, bensìcome interesse dello Stato. E l’interesse dello Stato, soprattutto in questo momento storico, viene percepito come interesse di una parte, distante, lontana e potenzialmente minacciosa. Negli Stati Uniti se si dice public interest si pensa all’interesse della comunità (chi fa public interest work fa quello che da noi si chiama volontariato), mentre in Italia se si dice “interesse pubblico” si pensa alla burocrazia, spesso soffocante in nome, appunto, dell’interesse pubblico.

Intorno al termine interesse le due filiere concettuali che si confrontano sono: “soggetti privati, interesse privato, beni privati” da un lato e “soggetti pubblici, interesse pubblico, beni pubblici” dall’altro. Ma in questo modo ricadiamo in pieno nel tradizionale paradigma bipolare, cosa che non ci aiuta a mobilitare le energie e le risorse civiche di cui invece in questo momento c’è gran bisogno per far ripartire il Paese.

Bene comune, beni comuni

Il termine “bene” invece suscita di per sé, indipendentemente dall’aggettivo che lo qualifica, sentimenti positivi. Bene è per definizione una cosa buona. Persino il bene individuale sembra rinviare implicitamente a quel pieno sviluppo della persona che è un obiettivo fondamentale della Costituzione, mentre interesse privato fa pensare a qualcosa di egoistico, come nella fattispecie “interesse privato in atti d’ufficio”.

Facendo leva su “bene”, la filiera concettuale che si forma, molto diversa da quella che ruota intorno a “interesse”, è la seguente: “cittadini, bene comune, beni comuni”. Il soggetto sono i cittadini in quanto membri attivi di una comunità , non gli individui in quanto portatori di interessi privati, né i soggetti pubblici; il fine è il bene comune, non l’interesse privato né quello pubblico; l’oggetto sono i beni comuni, non i beni privati né quelli pubblici.

Dall’astrattezza alla concretezza

Bene comune, dunque, quello stesso che Napolitano dice che bisognerebbe “rivisitare e più fortemente affermare” perché si rischia di perderne il senso. Quello che i volontari si impegnano a difendere “con la gratuità , la solidarietà e la responsabilità ” che li contraddistinguono. Quello che in Italia viene considerato un’astrattezza buonista, da intellettuali cattolici o di sinistra, rispetto alla dura concretezza degli interessi privati e pubblici che si confrontano e spesso si alleano ai danni, appunto, del bene comune e dei beni comuni.

Questo è dunque il punto su cui lavorare per rafforzare il “senso del bene comune” di cui parla il Presidente, quello che in molte parti d’Italia e in larghi strati della popolazione non si rischia di perdere semplicemente perché s’è già perso da tempo. Bisogna far uscire il concetto di bene comune dall’astrattezza e tradurlo in cose concrete, di cui le persone comuni possano vedere l’utilità . E cosa c’è di più concreto dell’interesse individuale, quel particulare che da secoli soffoca l’emergere in Italia dii qualunque senso civico?

Dal bene comune ai beni comuni

Il problema è infatti che in Italia interesse generale e interesse individuale sono stati e sono considerati come contrapposti, non come coincidenti. Tant’è vero che negli ultimi venti anni siamo stati governati da un signore i cui interessi privati erano in evidente contrasto con l’interesse generale, senza che la cosa suscitasse la riprovazione generale. Anzi, negli ultimi tempi sembrava quasi di cattivo gusto ricordargli l’anomalia della sua situazione!

Se si vuole che i cittadini si sentano impegnati a difendere il bene comune come difendono i propri interessi privati bisogna fare in modo che essi vedano la coincidenza fra il bene comune, il bene dell’intera comunità , e il bene privato di ciascun membro di quella comunità . Bisogna che ogni miglioramento riguardante il bene comune si traduca immediatamente e semplicemente in un miglioramento della qualità della vita dei singoli cittadini. Soltanto cosìquesti ultimi si sentiranno responsabili anche per il bene comune, oltre che per il proprio.

Come ottenere questo risultato? La risposta sta nella filiera concettuale individuata sopra: “cittadini, bene comune, beni comuni”. Il bene comune è un concetto astratto, reso concreto dal rapporto dinamico che si instaura fra due elementi della realtà , i cittadini ed i beni comuni. I cittadini sono i soggetti, i beni comuni l’oggetto, l’attività che li lega è un’attività di cura civica dei beni comuni, legittimata nel nostro ordinamento dal principio di sussidiarietà .

“Accendere” il bene comune

Il bene comune esiste, diventa realtà , nel momento in cui i cittadini si prendono cura dei beni comuni. E’ come se il contatto fra i cittadini e i beni comuni “accendesse”, per cosìdire, il bene comune, lo rendesse visibile. Sono i cittadini attivi che fanno passare il bene comune da concetto a realtà prendendosi cura dei beni comuni, materiali e immateriali, presenti sul loro territorio.

Ma poiché come s’è più volte detto “dietro” i beni comuni ci sono le persone, ecco che la cura dei beni comuni produce effetti diretti e concreti sulla qualità della vita di tutti i membri della comunità , sia quelli che attivamente si prodigano per i beni comuni, sia quelli che altrettanto legittimamente si comportano da “privati” all’interno del paradigma tradizionale.

Il miglioramento della qualità dei beni comuni coincide con il miglioramento della qualità della vita dei singoli cittadini e delle loro famiglie. Ma al tempo stesso coincide con il bene comune, perché il bene comune consiste nella creazione delle condizioni grazie alle quali ciascuna persona può essere pienamente se stessa, realizzando i propri talenti e capacità . Bene comune e interesse individuale possono coincidere, evidentemente!



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