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" Bisogna far capire che nel braccio di ferro con il mafioso è lo Stato a vincere "
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Una mappatura dei beni confiscati alla mafia grazie ad un master universitario

L'Università  di Bologna promuove la gestione e il riutilizzo dei beni confiscati

L'Università  di Bologna è da sempre in prima linea nella lotta alla criminalità  organizzata e per questo ha dato vita alla prima mappatura georeferenziata dei beni confiscati nella regione. Un lavoro realizzato dai partecipanti al master in "Gestione e riutilizzo dei beni confiscati alle mafie Pio La Torre"  coordinato dalla docente Stefania Pellegrini.

Dopo la Liguria, a partire dal 10 luglio, anche l‘Emilia Romagna si è dotata di una mappa georeferenziata dei beni confiscati alla mafia sul territorio, attraverso cui è possibile avere informazioni più dettagliate sul bene stesso e sul suo stato. Attualmente la mappa è consultabile da tutti sia sul sito della Regione che sul sito dell‘Università  di Bologna, partner fondamentale del progetto. Il database con i dati aggiornati è stato infatti realizzato dai partecipati al primo master in ” Gestione e riutilizzo dei beni confiscati alle mafie Pio La Torre ” coordinato dalla docente Stefania Pellegrini, che ha visto portare a termine, da gennaio a maggio 2014, la ricerca dettagliata della laureata in architettura Federica Terenzi. L’Università  di Bologna è stata lungimirante nell’aver organizzato un master cosìinnovativo dal momento che non si tratta di una mera elencazione dei beni sottratti alla criminalità  organizzata: l’obiettivo è quello di seguire il bene in tutto il suo percorso, dalla confisca al sequestro, per arrivare al suo riutilizzo. Ricordiamo inoltre che sempre l’Università  di Bologna è stato il primo ateneo italiano ad organizzare un corso su mafia e anti-mafia presso la Facoltà  di Giurisprudenza. Ciò dimostra l’impegno e l’interesse che l’Unibo manifesta nei confronti di quella che Ennio Sodano, prefetto di Bologna, ha definito “il bubbone del nostro paese che si insidia e prospera” precisando come la corruzione ne costituisca l’anticamera. La portata innovativa di tale progetto è maggiormente apprezzabile se si pensa al fatto che al Nord il problema mafioso viene sottovalutato ed è poco conosciuto, mentre invece proprio una conoscenza ampia e non frammentata del problema è il primo passo per combatterlo. Al master hanno partecipato personalità  importanti del settore come ad esempio il magistrato Cesare Vincenti del tribunale di Palermo.

Una mappa georeferenziata dei beni confiscati

La mappa è stata realizzata in modo molto intuitivo. Accedendo al sito si apre una cartina politica della Regione con il numero dei beni confiscati per provincia (sono 40 i beni confiscati in Emilia-Romagna: 12 sono a Bologna e provincia, 5 a Modena, 2 a Parma, 1 a Piacenza, 2 a Ferrara, 7 a Ravenna, 3 a Forlìe 8 a Rimini). Cliccando sulle varie città  ci si può addentrare nei vari comuni e si può visualizzare una scheda approfondita per ogni bene confiscato che contiene tutte le informazioni riguardanti la confisca, dati catastali, agibilità , se è stato dato in gestione oppure no e quali sono i progetti attivi. A differenza delle mappature precedenti, imprecise e poco attendibili, questa volta i partecipanti al master hanno lavorato approfonditamente per identificare e valutare con maggiore precisione il patrimonio immobiliare a disposizione, soprattutto attraverso i dati messi a disposizione dall’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati alla criminalità  organizzata. La mappa vuole essere uno strumento utile soprattutto per gli enti locali, che in questo modo possono con il minimo sforzo consulltare la mappa e progettare politiche di panificazione territoriale mirate avendo un’ampia conoscenza delle potenzialità  del territorio. Inoltre, come ha spiegato la direttrice del corso, questo lavoro rappresenta uno strumento importante anche per tutti i cittadini e le associazioni che intendano attuare un percorso di riqualificazione territoriale proprio a partire dal riutilizzo di un singolo bene. A questo proposito il giorno della presentazione è stato illustrato anche lo studio sul monitoraggio di un bene specifico, una villa sequestrata al camorrista Vincenzo Busso situata a Berceto in provincia di Parma. Lo studio ha permesso di ricostruire la storia del bene, indicando le varie tappe: dall’iter giudiziario al riutilizzo sociale, dando voce a tutti gli attori coinvolti.
” Il recupero dei beni confiscati – sottolinea Enrico Fontana, direttore di “Libera Associazioni nomi e numeri contro le mafie” – è un riscatto per la cultura della legalità “.

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