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Beni comuni e amministrazione condivisa Il punto di Labsus

L’amministrazione condivisa nella Fase 2

Le ragioni che fanno credere che l’amministrazione condivisa uscirà rafforzata dalla crisi emergenziale dovuta al Covid-19
amministrazione condivisa

La Fase 2 della gestione dell’emergenza sanitaria è vicina. Sarà avviata gradualmente, come è inevitabile che sia, ma è ragionevole attenderci che riprenda spazio anche l’amministrazione condivisa, fin qui compressa per esigenze comprensibili di limitazioni delle libertà. L’amministrazione condivisa è un progetto che richiede di attraversare spazi di libertà individuali e collettivi e, in un momento in cui questa è stata necessariamente limitata per il bene di tutti, ne ha sofferto, anche se – come avrò modo di dire – non è stata del tutto assente. Nel momento in cui lo spazio di libertà si riespande, pur dentro stretta vigilanza affinché non vi siano gravi ricadute, l’amministrazione condivisa torna ad essere una risorsa disponibile. Tornare, però, non significa riprendere da dove ci si era lasciati, perché c’è una domanda di fondo a cui bisogna rispondere: come?

I destini interdipendenti

Per un verso si può dire che il progetto di amministrazione condivisa esce da questa esperienza rafforzato. Anche se avremmo voluto fare a meno di questo particolare “test”, mai è risultato chiaro quanto le nostre esistenze e i nostri destini siano così interdipendenti. Perfino l’isolamento, che apparentemente è la negazione della cura delle relazioni sociali propria dell’amministrazione condivisa, è stato speso per il bene di tutti: ciò che ha costituito la fine delle relazioni sociali ha acuito il valore della condivisione. Stando isolati abbiamo partecipato a un progetto comune. Questo valore può e deve restare nel momento in cui la ricostruzione attiva del progetto comune percorrerà vie più frammentate, seguendo i propri percorsi di vita. È chiaro oggi che ognuno può fare qualcosa per gli altri e, perfino, le istituzioni si sono avvalse di questo senso di responsabilità. Ora tutto questo deve continuare, sia pure necessariamente in forme diverse. Da questo l’amministrazione condivisa può trarre nuova linfa.

Il trionfo della realtà

Questa esperienza, inoltre, ha consacrato il trionfo della realtà e del quotidiano sulla rappresentazione. Mai come in questi giorni si è parlato della quotidianità della vita reale delle persone. Le attenzioni e le misure anche del governo hanno sezionato, calibrato tutti i processi reali della vita sociale; il governo ha dovuto perfino correggersi quando questa radiografia della realtà è risultata incompleta. A nessuno è parso ragionevole opporre astratti discorsi pubblici tipici della rappresentazione: la reazione dei mercati finanziari, l’equilibrio della finanza pubblica, le rappresentazioni ideologiche della società, la legalità fine a se stessa delle procedure. La realtà e i bisogni dietro a essi hanno preso il sopravvento. E con ciò le persone. L’amministrazione condivisa non disegna modelli teorici, non ha mai presupposto, ad esempio, una nozione astratta dei beni comuni; si è sempre radicata nei processi reali e ha identificato come beni comuni quelli che i soggetti sociali e istituzionali identificano come tali a partire dalla realtà. Il trionfo della realtà sulla rappresentazione rafforza l’amministrazione condivisa.

L’emancipazione dell’ignoto

C’è un altro aspetto, infine, che rafforza l’amministrazione condivisa: l’emersione dell’ufficialmente ignoto. Il valore dell’amministrazione condivisa in questi anni è consistito nel dare luce, forza e gambe a tutta una serie di esperienze e pratiche che già avvenivano nella realtà, ma che restavano sotto traccia, rinchiuse nella singolarità e quindi in una condizione minoritaria. L’emergenza sanitaria, che è oramai chiaramente anche un’emergenza sociale, ha permesso di conoscere tanti “invisibili”, che lavorano in “nero”, facendo talvolta lavori indispensabili, come quelli di assistenza alle persone. C’è un’opportunità straordinaria di conoscenza di nuove realtà: l’amministrazione condivisa, in alcuni di questi casi, può essere la risposta di emersione e di valorizzazione. Basti pensare alla possibilità di inserire queste realtà negli strumenti di welfare di comunità, di cui l’amministrazione condivisa può essere uno strumento aggiuntivo. I primi esempi di amministrazione condivisa, d’altra parte, sono tutti nati da risposte alle emergenze, perché in quelle circostanze è chiaro che tutti possono dare un contributo.

L’innovazione tecnologica

La crisi vissuta apre anche nuovi strumenti potenziali per l’amministrazione condivisa. Lo spazio di ricostruzione, che anche l’amministrazione condivisa dovrà cogliere, potrà poggiare anche sull’uso delle tecnologie informatiche. In questi giorni di isolamento esse hanno costituito una grande opportunità per mantenere e tessere nuove relazioni. L’esempio citato nel precedente editoriale di Labsus da Cristina Leggio ne è un chiaro esempio. È anche l’occasione per superare tante rendite di posizione che si sono sedimentate nel tempo sia sul lato delle imprese sia sul lato del terzo settore: le tecnologie ci hanno mostrato che c’è un immenso spazio di innovazione dei servizi che deve essere tutto esplorato. C’è un potenziale di disponibilità di persone che possono essere attivate mettendo in moto le piattaforme tecnologiche e modificando totalmente i servizi: si pensi solo alla persistente limitazione dei servizi domiciliari e alla distribuzione personalizzata di beni e servizi per i più bisognosi, che spesso sono impediti solo per la “pigrizia” di rinnovare i processi organizzativi. Ma non è un limite solo degli operatori: bisogna che le amministrazioni pubbliche imparino a immaginarli. L’emergenza in pochi giorni ha costretto a ripensare il proprio modo di lavorare. Naturalmente questa non è una “bacchetta magica”, idonea a risolvere tutti i problemi e, anzi, altri probabilmente ne crea: ma ciò rivela nuovi spazi per inserire l’amministrazione condivisa in nuovi processi sociali.

La valorizzazione della responsabilità sociale d’impresa

Dentro questi c’è anche uno spazio enorme per la responsabilità sociale d’impresa. Come ho detto, non si tratta di ripartire da dove si era lasciati, ma di cogliere tutte le nuove opportunità. Occorrerà passare a una nuova fase dei rapporti tra amministrazioni e imprese di responsabilità sociale: bisogna incardinare questi rapporti in un canale di privilegio. La concorrenza non deve essere più l’unico totem delle relazioni tra pubbliche amministrazioni e imprese. Non si tratta di costituire spazi di deroga dentro un quadro stabile che affida alla concorrenza l’unica regola da seguire: occorre invertire l’ordine dei fattori, impegnando le pubbliche amministrazioni a riservare alle sole imprese che sappiano conciliare le loro azioni con esigenze sociali e ambientali l’acquisizione di beni e servizi, facendo divenire la concorrenza un criterio ulteriore e subordinato. I principi di non discriminazione e di trasparenza di origine europea potrebbero comunque essere soddisfatti con l’adozione di nuovi criteri, come quello dell’art. 12, l.n. 241/1990. Insegniamo, piuttosto, ai nostri amministratori come si usa la discrezionalità, non a rifuggirne (o a far finta di rifuggirne).

Una nuova risorsa: i condomini

Infine, l’emergenza ha messo a disposizione dell’amministrazione condivisa nuove potenzialità come quella dei condomini. Durante queste settimane si è assistito a un fiorire di esperienze di aiuto di vicinato, che soprattutto nelle città è assai raro ritrovare. Sarebbe strategico che questo valore di reti relazionali non finisca con l’attenuazione delle misure restrittive; spetta alle istituzioni saper valorizzare tutto questo. Si possono creare così punti di contatto di condominio, che rappresenterebbero una miniera di informazioni e opportunità di servizi per i comuni; gli stessi amministratori di condominio e le loro associazioni potrebbero svolgere un ruolo innovativo, di funzione sociale. L’amministrazione condivisa è uno strumento che è già operativo a tal fine. In questo numero della newsletter di Labsus c’è il commento al primo Regolamento per l’amministrazione condivisa di un’azienda per i servizi di edilizia residenziale. È un esempio, ma si può fare anche molto di più.

Riprogettare beni e spazi urbani: un nuovo turismo

Infine, c’è uno spazio rinnovato per l’amministrazione condivisa. Purtroppo, la crisi economica e sociale potrebbe dar vita alla liberazione di nuovi beni e spazi urbani. Questa “liberazione” dovrebbe essere oggetto da subito di nuova progettazione collettiva. I proprietari potrebbero ritrovarsi beni sottoutilizzati e potrebbero essere interessati e incentivati a nuovi progetti di valorizzazione per gli interessi collettivi: si possono formare nuove alleanze per creare valori di comunità. Un esempio eclatante può provenire dal turismo, che è il settore che farà più fatica a riprendersi. C’è un’occasione notevole anche per costruire le basi di un nuovo turismo più rispettoso delle esigenze di comunità che contrasti i fenomeni di distorsione che sono stati prodotti nelle città negli ultimi anni.

La prevenzione e il pagamento dei servizi ecosistemici

L’altro spazio disponibile rinnovato è quello dell’ampliamento della cura della prevenzione. Il Covid-19 è solo il fenomeno più grave e imponente che abbiamo conosciuto nell’ultimo secolo, ma in realtà viene dopo tante altre crisi emergenziali che abbiamo vissuto e precede altre che verranno. Siamo nella società del rischio, la quale richiede un potenziamento delle politiche di prevenzione come mai era accaduto prima. Questa sfida, però, non può essere vinta senza i cittadini, perché le misure di prevenzione hanno il difetto di rendere chiaro cosa si perde nell’immediato senza in cambio manifestare con chiarezza ciò che si guadagna nel futuro: per questo sono di solito impopolari. L’unico modo per renderle sostenibili è coinvolgere attivamente i cittadini e saperli valorizzare adeguatamente quando essi si attivano a tale fine. Un esempio potrebbe venire proprio dalla cura della risorsa più fragile che questa crisi sta manifestando: l’ambiente. Si potrebbe così finalmente cominciare a dare attuazione all’art. 70, l.n. 221/2015, con i sistemi di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali forniti dai cittadini.