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La “Piazza del vagone”: sempre sotto sfratto

L’associazione “Schwarzer Kanal e.V.” da anni lotta per la sua oasi verde che chiama casa e la minaccia di essere sfrattata rimane una costante. Il motivo? Il rifiuto di firmare un contratto con richieste discriminanti
Piazza

Wagenplatz, la piazza del vagone, un tempo “Schwarzer Kanal”, si trova su terreni amministrati dal distretto Bezirk di Neukölln, vicino al terminal merci di Treptow. Fin dai primi passi, negli anni 2000, lo spazio non era urbanizzato e divenne una casa per 25 residenti, ospiti e visitatori di un’oasi verde nel cuore di Berlino. Ma poi la storia è cambiata, generando un conflitto i cui principali attori sono: l’associazione “Schwarzer Kanal e.V.”, la protagonista, e la BIM GmBH (Berliner Immobilien Management GmbH – Gestione Immobiliare di Berlino). Sono due i temi su cui si concentrano i principali conflitti, in primo luogo, la mancanza dei diritti per i rifugiati che vivono in città e, in secondo luogo, quello relativo agli spazi.

“Non toglieteci la nostra casa”

Nel 2002, la ditta Hochtief GmbH vince l’appalto per la costruzione della nuova sede del partito dei Verdi su un terreno di Neukölln, nel cuore di Berlino, sul quale, da più di dieci anni, vi si era insediata una comunità, che aveva creato una Wagenplatz, cioè un complesso residenziale costituito da veicoli mobili. La ditta non informò gli occupanti della decisione di riconvertire l’area e ciò diede inizio ad una serie di proteste e trattative sempre difficili e complicate. Viene perciò negoziata la compensazione per il trasferimento e offerto ai residenti un nuovo terreno, nonché imposta una data per lo sgombero, ma il collettivo “Schwarzer Kanal e.V” si trasferisce prima di quel termine. Insediatosi in questa nuova area, notevolmente più piccola rispetto alla precedente, nascono i primi conflitti interni in relazione all’occupazione degli spazi, che crea una netta divisione per i posti auto: la parte superiore della proprietà, in Michaelkirch Straße, diventa un luogo più gay friendly; la parte inferiore, in Köpenicker Straße, accoglie persone provenienti da ogni parte del mondo.
Nel 2003, a causa di un errato ordine procedurale, la proprietà in Köpenicker Straße non risulta più disponibile per la comunità, pertanto gli occupanti sono costretti a vivere solo nella restante proprietà in Michaelkisch Straße. Nonostante l’ulteriore restrizione, il Comune di Berlino continua a minacciare lo sfratto poiché anche l’occupazione di questo spazio risulta “illecita”. Nel 2004, anche a Michaelkirch Straße arriva l’ordine di sfratto e la comunità presenta un reclamo, che verrà poi respinto.
I conflitti all’interno del gruppo aumentano anche per questioni relative all’organizzazione di vita quotidiana e dell’orientamento politico della Wagenplatz e man mano che questi si intensificano, la divisione nel gruppo aumenta. Ben presto i restanti residenti decidono di riconciliarsi, per unirsi nella lotta comune al fine di continuare a utilizzare la piazza come una Wagenplatz. Con l’aiuto di sostenitori esterni, in aumento, i residenti decidono di creare una struttura di progetto al fine di trasformare la Wagenplatz in uno spazio pubblico, per non rimanere solo un puro “progetto abitativo”. Da questo momento in poi, i rappresentanti di diversi gruppi di utenti, persone interessate e residenti, decidono insieme l’uso dei “carri condivisi”, dando inizio a numerose riunioni plenarie e discussioni su strategie politiche e raccolta di fondi, attraverso forme di solidarietà, per le spese legali.
Tuttavia, non cessano le discussioni; una di queste si sviluppa intorno a quale termine sia meglio utilizzare per il progetto: queer, il rifiuto di una classificazione formale di genere; o radical, da “radice”, affrontare un problema comprendendone l’origine. Alla fine, poiché la struttura del progetto appena creato comprendeva un gruppo internazionale di persone provenienti da diverse esperienze di vita come persone emarginate, si decise per entrambi i nomi: Radical Queer, con l’aggiunta di “Wagenplatz”.

Anniversari importanti

Nel 2007, Wagenplatz Kanal celebra 17 anni di esistenza e 5 anni in Michaelkirch Straße. In questa Wagenplatz vivono stabilmente 20 abitanti di diversi Paesi, al suo interno si distribuiscono pasti gratuiti per la comunità, si fa cinema all’aperto, spettacoli di varietà queer, concerti, networking, tavole rotonde con politici (un’esperienza di democrazia partecipativa), vi è un’officina per biciclette e si condividono il lavoro in cucina e la lavorazione del legno. Attraverso gli eventi gratuiti i membri del collettivo intrecciano una connessione artistica e antirazzista con la città.
Nel novembre 2009, viene offerto dal Comune di Berlino uno spazio fisso. Con il proprietario Alex Bau GmbH e i politici, viene organizzata una tavola rotonda alla Camera dei rappresentanti e nell’ufficio distrettuale di Mitte – quartiere di Berlino – dove è discussa l’ipotesi della nuova collocazione. Durante questa riunione, l’Associazione “Schwarzer Kanal e.V.” chiede per il progetto Radical Queer Wagenplatz: nessuna evacuazione o un sito di sostituzione adeguato e una clausola di apertura per legalizzare la vita nella Wagenplatz. Nelle successive tavole rotonde, rappresentanti e sostenitori dell’area invitano la stampa per informare il pubblico sui risultati dei negoziati e aumentare la “pressione politica”, accompagnando queste giornate con manifestazioni pubbliche. Tuttavia, essendo il contratto limitato a tre anni, entrambe le parti iniziano a rinegoziarne uno nuovo.

La svolta: un contratto dalle clausole inaccettabili

Si arriva al 2012 e l’esistenza del progetto viene solo tollerata dal proprietario dell’area. Nello stesso anno, durante la rinegoziazione per lo spazio su cui abitavano i residenti della Wagenplatz, all’Associazione viene presentato un nuovo contratto d’affitto con un aumento economico non previsto. La protesta continua con l’occupazione dello spazio.
Nel 2015, al momento conclusivo del processo di rinegoziazione, la LiFo (Liegenschaftsfonds – Fondo di proprietà) presenta alla “Schwarzer Kanal e.V.” il contratto “pronto da firmare”, ma dai tratti alquanto razzisti, poiché viene affermato che «sarà immediatamente rescisso qualora si offra riparo ai rifugiati nello spazio di noleggio».
In quello stesso anno, la Lifo diventa BiM e decide di aumentare ulteriormente i prezzi degli affitti, un termine non discusso nei precedenti negoziati; si innesca quindi una serie di proteste, soprattutto, in merito al tono ambiguo del testo del contratto. Il BIM riconosce le parti “ambigue”, sostenendo che qualsiasi aspetto riguardante l’alloggio dei rifugiati sarà negoziato solo con LaGeSo (Ufficio di Stato per la salute e gli affari sociali di Berlino), in quanto riconosciuto dallo Stato di Berlino. “Schwarzer Kanal e.V.” si rifiuta perciò di firmare il contratto se non vengono eliminate le parti più esplicitamente segnate dal tono razzista, ma resta aperta al dialogo. Tuttavia, a questa richiesta non viene data risposta dal BIM.
Anzi, nel febbraio del 2016, l’area della Piazza del vagone viene identificata come possibile sito per un altro “MUF” (alloggio modulare per rifugiati) e la notizia viene appresa dai giornali. Dopo che i negoziati con il BIM falliscono, il progetto Radical Queer Wagenplatz viene obbligato a liberare metà dello spazio occupato.

L’iniziativa Radical Queer Wagenplatz Kanal

La Wagenplatz Kanal ha avuto una storia molto lunga e complessa, in continua evoluzione. È un progetto centrato sull’auto-organizzazione e l’empowerment, ospita persone della comunità QTBPoC** – Queer, Trans, Black People of Color –, e migranti che convivono aiutandosi l’un l’altro. Il suo obiettivo è negoziare un contratto di locazione equo e a tempo indeterminato per lo spazio utilizzato; è contrario alla costruzione di MUF, in quanto considerati «campi di concentramento disumani e razzisti verso i rifugiati».
Il collettivo teme anche che la loro comunità, organizzata autonomamente, venga sostituita da un progetto di edilizia controllata dallo Stato, che rimuoverebbe una «alternativa concreta alla narrativa dominante» come aiuto ai rifugiati.
Il collettivo teme che i diritti di esprimere la propria voce politica potrebbero essere soppressi se il Wagenplatz venisse rimosso, ma il BIM e il governo di Berlino rimangono fermi sulla loro posizione, in base alla convinzione politica secondo cui i rifugiati in asilo politico devono soggiornare solo presso alloggi amministrati dal governo. Tuttavia, la storia del Radical Queer Wagenplatz è un esempio di apertura sociale, di dialogo tra etnie, culture e che nel conflitto per l’affermazione dei diritti civili stimola la crescita – faticosa – della comunità.

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