Pensare a futuri patti di collaborazione pilota nel contesto brasiliano ci sfida rispetto a una questione che anche in Italia e in Europa è tutt’altro che marginale: come è possibile favorire non solo l’autonoma iniziativa di azioni di interesse generale, ma anche la creazione di occupazione, sempre nell’interesse di tutte, di tutti e dell’ambiente?

L’incredibile committenza francese e gli altri due progetti selezionati

Quando abbiamo iniziato a immaginare di costruire un “ponte labsusiano” tra Italia e Brasile (Notizie da nessun luogo – Labsus) non potevamo ancora immaginare di triangolare con la Francia, e che proprio così si sarebbe intitolato un progetto di due anni che si avvia proprio quest’estate. Questa è la storia di un’incredibile committenza, oltre che di un’avventura cooperativa. L’Agenzia francese per lo sviluppo AFD (Agence française de développement) ha per noi il volto di Stéphanie Leyronas, che attraversa il mondo da decenni con l’idea che solo nella logica dei beni comuni si possa ricostruire le monde d’après, letteralmente “il mondo dopo”: un futuro in cui si rimettano in questione i modi in cui, nel “mondo di prima”, abbiamo gestito, ci siamo appropriati, abbiamo avuto accesso alle risorse materiali e immateriali del pianeta (Des Communs à l’œuvre pour un monde nouveau avec Stéphanie Leyronas). Per gli studiosi del tema, questi alcuni dei suoi articoli scientifici (Stéphanie LEYRONAS | Research Officer | Agence Française de Développement (AFD), Paris | Research department | Research profile ). Alla call internazionale lanciata mesi fa da AFD per progetti di ricerca-azione che avessero come fuoco la cura dei beni comuni si sono candidate più di 120 proposte e ne sono state selezionate 3, tra cui la nostra. È interessante descrivere brevemente le altre due idee vincitrici.
La prima s’intitola “Partenariati pubblico-comunitari per l’assistenza: promuovere beni comuni sociali e di conoscenza per l’assistenza in Colombia”. L’obiettivo è quello di ridurre le disuguaglianze persistenti, che colpiscono in particolare le donne, attraverso due patti tra il governo e le iniziative di assistenza gestite da comunità attive. Alcuni servizi di assistenza accessibili a tutti e gestiti collettivamente si stanno sperimentando in due “Case di Cura Comunitarie” di quartieri molto diversi tra loro, a Bogotà: il team di ricerca sperimenta meccanismi innovativi di gestione, deliberazione, remunerazione e valutazione.
La seconda proposta sta lavorando sulla sfida di scalare a tutto il Brasile la nota piattaforma “Decidim”, lanciata anni fa dalla municipalità di Barcellona. S’intitola “Beni comuni digitali sostenibili per la giustizia sociale”. I gruppi tradizionalmente esclusi sono al centro di questa sfida sul tema dei beni comuni digitali, nel quadro di una serie di esperienze che rilanciano arene partecipative post-Bolsonaro.

Schizzi di viaggio di Daniela Ciaffi

Le tappe che hanno portato fino a qui

Da agosto 2024, abbiamo iniziato una serie di viaggi di studio in Brasile nell’ambito di una cooperazione tra l’Universidade Federal de Goiás e il Politecnico di Torino. Tra visite a favelas, incontri accademici e momenti di confronto con associazioni impegnate nella tutela della natura urbana e dei diritti alla città, abbiamo osservato come la cura dei beni comuni si manifesti in forme diverse, pur non trovando ancora in Brasile uno spazio nella legge né un riconoscimento istituzionale.
Ad esempio a Goiânia – capitale del Goias a 200 km da Brasilia, poco meno di un milione e mezzo di abitanti – il Jardim Nova Esperança, nato nel 1979 da un’occupazione collettiva, ospita il Centro Culturale Eldorado dos Carajás, che promuove cultura e socialità pur vivendo sotto la minaccia di sfratto; a Vila Lobó, invece, lo sviluppo immobiliare ha espulso gran parte della comunità, ma un nucleo resistente sopravvive, testimoniando forme spontanee di cura collettiva, come una fontanella comune (spazio per fare il bucato e il bagno) ma anche orti e spazi verdi curati dagli abitanti in mezzo alla strada.
A Vila Esperança, nella cittadina di Goiás – sito Unesco, circa 22.000 abitanti – iniziative educative afro-brasiliane per bambini si intrecciano con interventi di rigenerazione ambientale lungo il fiume Vermelho, dove diverse iniziative frammentate degli abitanti locali rafforzano il legame tra comunità e ambiente.
Da queste due realtà urbane, da Goiânia e da Goiás, abbiamo immaginato di partire nella proposta elaborata per rispondere al bando francese AFD.
Ma anche a Brasília, nella favela Sol Nascente, realtà come Jovem de Expressão e Filhas da Terra si impegnano in attività sociali, culturali e ambientali, sfidando la precarietà legale e la violenza dei “grileiros”. Molti sono infatti i luoghi in cui emergono tensioni profonde tra speculazione edilizia, autodeterminazione comunitaria e difesa dei beni comuni, in contesti dove spesso la legge lascia spazio alla forza.

Schizzi di viaggio di Daniela Ciaffi

Perché il Brasile potrebbe essere una palestra unica di amministrazione condivisa?

In Brasile, la lotta per il diritto alla città si è concentrata sul principio costituzionale sancito dal comma XXIII dell’Articolo 5, il quale stabilisce che “la proprietà deve assolvere alla sua funzione sociale”. Pertanto, ogni proprietà, urbana o rurale, deve servire innanzitutto agli interessi della società nel suo complesso. Ad esempio, le terre produttive dovrebbero essere espropriate e redistribuite; le aree urbane non dovrebbero essere sottoposte a speculazione, poiché devono adempiere alla loro funzione collettiva e giustificare gli investimenti pubblici effettuati su di esse; gli edifici abbandonati dovrebbero rispondere ai bisogni della popolazione, e così via. Si può sostenere che il dibattito sui beni comuni inauguri un nuovo campo di lotta fondato su un altro articolo della Costituzione, il 225, che recita:

“Tutti hanno diritto a un ambiente ecologicamente equilibrato, bene di uso comune del popolo ed essenziale a una sana qualità della vita, imponendosi al Potere Pubblico e alla collettività il dovere di difenderlo e preservarlo per le presenti e future generazioni.”

In questo senso, in Brasile, l’ambiente nel suo complesso è definito come un bene comune. Si può inoltre sostenere che le città, gli spazi rurali e naturali costituiscano il sistema complesso che rende possibile la realizzazione di un “ambiente ecologicamente equilibrato”. Inoltre, la Costituzione stabilisce che entrambi – il “Potere Pubblico” e la “collettività” – hanno il diritto e il dovere di “difenderlo” e “preservarlo”. Se in Italia il principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale ha impiegato decenni per essere attuato attraverso i regolamenti sulla cura dei beni comuni, in Brasile l’ambiente è un principio riconosciuto come bene comune ma che resta privo di strumenti chiari perché azioni di cura dell’ambiente stesso possano essere messe davvero in pratica. In questo senso è necessario riconoscere anche i mezzi immateriali che lo sostengono, ossia le relazioni sociali e culturali che le comunità instaurano con i propri territori (il cosiddetto commoning). È in questa prospettiva che occorre ancora sviluppare strumenti e regolamenti che consentano mettere in gioco la collaborazione tra società e Stato in Brasile.

La sfida occupazionale che ci sfida

Pensare a futuri patti di collaborazione pilota nel contesto brasiliano ci sfida rispetto a una questione che anche in Italia e in Europa è tutt’altro che marginale: come è possibile favorire non solo l’autonoma iniziativa di azioni di interesse generale, ma anche la creazione di occupazione, sempre nell’interesse di tutte, di tutti e dell’ambiente? Da anni Labsus collabora con Euricse e con il mondo cooperativo italiano per trovare possibili risposte a questa difficilissima domanda. Del nostro team fa parte Patrizia Magliano, che ha una lunga esperienza tanto di rigenerazione urbana quanto di sviluppo locale attraverso la cooperazione economica e sociale. Nell’ambito di questo progetto supportato da AFD, i tre progetti di ricerca saranno coordinati dalla Coop des communs con sede a Parigi e con una expertise proprio sulle forme di cooperazione (anche economica) nel nuovo paradigma dei beni comuni.

Due tappe importanti tra agosto e settembre

Agosto rappresenta un momento fondamentale di avvio del progetto. Il percorso svolto finora è stato ricco di scambi e ci ha permesso di costruire le basi necessarie grazie alla collaborazione di una rete molto eterogenea. Ora è il momento di mettersi ancora più concretamente all’opera.
Alla fine del mese di agosto, infatti, sbarcheremo in Brasile per immergerci nelle pratiche di cura dei beni comuni, a contatto con le comunità attive, in due città della regione centro-occidentale del Paese: Goiás e Goiânia, appunto. Da mesi è in corso la preparazione di un percorso partecipativo che passerà per due workshop di più giornate, a cavallo tra agosto e settembre. Questa sarà un’importante occasione per aprire una riflessione a partire dalla presentazione dell’esperienza italiana legata all’amministrazione condivisa dei beni comuni, stimolando un dibattito con cittadini, docenti, ricercatori, studenti universitari, movimenti sociali, associazioni e amministratori pubblici locali.
L’obiettivo è lavorare sui beni comuni all’interno del contesto brasiliano, che dal punto di vista partecipativo è senza dubbio uno dei più interessanti del mondo. Attraverso sopralluoghi in luoghi significativi, tavole rotonde, seminari e laboratori, ci diamo come obiettivo quello di costruire una mappatura delle comunità attive e attivabili. Sarà a partire da questi workshop che potremo osservare e comprendere insieme, da una prospettiva sia tecnica che pratica, cosa siano i beni comuni in Brasile, e come pensare ad una proposta capace di riconoscere e valorizzare le numerose e significative esperienze già esistenti in quei territori.

Schizzi di viaggio di Daniela Ciaffi

Aspirazioni di una giovane ricercatrice in azione brasiliana

“Nel gruppo di ricerca ci sono anch’io, Fernanda, coautrice di questo articolo. Sono nata e cresciuta in Brasile, mi sono trasferita in Italia per studiare Architettura al Politecnico di Torino, dopo un anno di esperienza nella Facoltà di Architettura e Urbanistica di Pernambuco. Porto con me l’interesse per l’architettura unito al desiderio di vivere un’esperienza al di fuori del Brasile. Mi ero appassionata ai temi sociali già durante il primo semestre all’università brasiliana e, in Italia, nonostante l’approccio molto più tecnico, ho sempre cercato di integrare gli aspetti politici e sociali nel mio percorso accademico. Con l’arrivo della tesi magistrale, ho deciso che quel momento sarebbe stato una sorta di rito di passaggio, che avrei dedicato ad approfondire i temi che genuinamente mi interessavano. È stato in quel contesto che ho conosciuto i beni comuni e l’amministrazione condivisa. EUREKA! Più studiavo l’argomento, più pensavo alla capacità del Brasile di accogliere una proposta del genere, che non solo avrebbe stimolato la cura e la produzione di beni comuni, ma che avrebbe anche legalmente riconosciuto un fortissimo processo di cura dal basso, presente in tutte le parti del Paese. Mentre scrivevo la mia tesi di laurea non avrei mai immaginato che sarei stata così fortunata non solo di vedere, ma anche di partecipare a questo magnifico ponte che si crea tra il Brasile e l’Italia. Ad agosto tornerò in Brasile dopo anni, molto fiduciosa che l’amministrazione condivisa dei beni comuni troverà terreno fertile nel nostro contesto di forti lotte politiche, dove il fermento della ricerca di giustizia sociale è grande”.

Daniela Ciaffi – Professoressa di Sociologia urbana presso il Politecnico di Torino e vice-presidente di Labsus

Camilo Amaral – Professore di progettazione e teoria dell’architettura presso l’Università Federale di Goiás

Fernanda Ramalho – Borsista di ricerca presso il Dipartimento DIST del Politecnico di Torino

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Immagine di copertina: Schizzi di viaggio di Daniela Ciaffi