Il palazzo storico del Capitano del Perdono ad Assisi (PG) riprende vita e diventa un bene comune, e non solo

A pochi passi dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, che custodisce la Porziuncola, sorge il Palazzo del Capitano del Perdono, bene comune al centro di un Patto di collaborazione sottoscritto dal Comune di Assisi (PG), dalla Cooperativa Fare e dall’Associazione Priori del Piatto di Sant’Antonio Abate a settembre del 2024. L’accordo rappresenta un esempio significativo di amministrazione condivisa applicata alla cura e alla valorizzazione di un bene di particolare rilievo storico e culturale. Il palazzo è, infatti, uno dei 14 siti UNESCO della città serafica.  Non è un caso che questa esperienza prenda forma proprio ad Assisi, città che negli ultimi due anni ha ospitato il Festival dell’Amministrazione Condivisa dei beni comuni, promosso da Labsus, il Comune di Assisi e l’Università di Perugia.

La storia del Piatto di Sant’Antonio

Per comprendere il valore di questo Patto di collaborazione è necessario partire dalla storia della festa del piatto di Sant’Antonio, da cui prende il nome l’Associazione Priori. Una storia che si colloca a metà tra il mistico e la realtà e che trova le sue radici nell’Ottocento, quando il paese rappresentava un importante cambio di posta nella tratta Roma-Firenze. Il territorio proprio per questo motivo ospitava diverse stalle e un gran numero di cavalli;  un gran numero di cavalli che però ad un certo punto vennero colpiti da una grave epidemia.  La tradizione narra che a seguito di un’epidemia equina, gli abitanti del paese chiesero, attraverso i frati minori della Porziuncola, una grazia a S. Antonio Abate. Gli animali guarirono e per ringraziare il Santo venne istituita una festa nel mese di gennaio nel corso della quale veniva offerto un lauto pasto ai più poveri. Nacque così la tradizione della  Festa del Piatto di Sant’Antonio Abate, che come dice la Vicesindaca del Comune di Assisi, Veronica Cavallucci, non è soltanto una festa, ma un elemento identitario. Ogni anno i Priori organizzano e servono il tradizionale “piatto”, un pasto semplice con un grande significato comunitario: un’occasione in cui famiglie, amici e abitanti del territorio si ritrovano attorno alla stessa tavola, rinnovando un legame di solidarietà e appartenenza che attraversa le generazioni. Oggi vengono serviti oltre 8.000 i pasti nel giorno della festa in tutti i ristoranti del territorio, con lo stesso menù tramandato dalla fine dell’800. È questo patrimonio di relazioni e memoria condivisa che l’Associazione Priori del Piatto di Sant’Antonio Abate custodisce e valorizza anno dopo anno.
È proprio da questa storia che prende forma il Patto di collaborazione in questione. Nel corso degli anni, infatti, l’Associazione Priori del Piatto di Sant’Antonio Abate ha raccolto e custodito numerosi oggetti legati alla festa: mantelli, cappelli, piatti di Sant’Antonio, medaglie, documenti e testimonianze di una tradizione che continua a scandire la vita della comunità. Questo patrimonio era conservato nei locali del piano interrato del Palazzo del Capitano del Perdono, in uno spazio che i volontari chiamavano museo, ma che di fatto aveva più le sembianze di un deposito. Da qui è nata la volontà di trasformare quel patrimonio in un racconto di tutti, capace di restituire alla comunità il valore della propria storia. Inoltre, buona parte del palazzo negli ultimi decenni era rimasta chiusa e sottoutilizzata e necessitava di rigenerazione e di una propria identità culturale e sociale. È proprio da queste due esigenze che è nata la collaborazione tra l’Associazione Priori del Piatto di Sant’Antonio Abate, la cooperativa Fare e il Comune di Assisi, che si è concretizzata nella sottoscrizione del Patto di collaborazione.

12 ottobre 2025 Marcia per la pace Perugia Assisi (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)

L’amministrazione condivisa ad Assisi

L’Amministrazione condivisa è arrivata ad Assisi nel 2017, grazie allo studio e alla caparbietà del Segretario Generale Fabrizio Proietti: «Avevo avuto modo di sperimentarne il valore generativo e trasformativo durante l’esperienza da Segretario Generale per il Comune di Alessandria, dove il Regolamento per la cura e la gestione condivisa dei beni comuni urbani era stato introdotto nel 2015, e ritenevo che in una città dal forte valore simbolico, come quella di Assisi, questo potesse assumere un impatto sociale e civile significativo».  Lo strumento del patto, come detto dalla Vicesindaca Veronica Cavallucci, è diventato negli anni uno strumento necessario per Assisi per dare valore a tutto quel mondo del volontariato che voleva mettere a disposizione le proprie competenze e il proprio tempo a servizio della comunità e alla cura di spazi pubblici, in collaborazione con l’ente pubblico. Come sottolinea Roberta Rosati, Presidente della cooperativa Fare, la partecipazione al Patto di collaborazione consente di sperimentare la responsabilità condivisa della gestione, cosa che spesso non accade nel semplice affidamento di servizi. Ad esempio, nel loro caso, pur essendo già presenti nel Palazzo del Capitano del Perdono come gestori di un servizio di facilitazione digitale affidato dal Comune di Assisi, il lavoro svolto nell’ambito del Patto assume un significato diverso: «Nel nostro modus operandi la co-progettazione è la base su cui creiamo ogni progetto, ma nel caso degli affidamenti o dei bandi, si rischia di essere percepiti come meri fornitori. Il Patto ci ha consentito di costruire fianco a fianco, con l’Amministrazione comunale, il percorso, in una reale condivisione di responsabilità e idee».
Non è un caso, infatti, che il Presidente dell’Associazione Priori Pietro Ronca parli del Patto di collaborazione come un patto di amicizia in cui avviene costantemente uno scambio di idee e culture.

12 gennaio 2025 – Inaugurazione Bonum – Storie e tradizioni del Piatto di S. Antonio Abate (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)

Il Palazzo del Capitano del Perdono oggi

Il Palazzo del Capitano del Perdono è oggi uno spazio aperto alla comunità, pensato per accogliere attività, laboratori, incontri ed eventi, ma anche per custodire e raccontare la memoria del territorio attraverso il Museo Bonum – Storie e tradizioni del piatto di Sant’Antonio.
La nascita del museo, come lo si vede oggi, è legata a una vicenda che, come quella del Piatto, sembra muoversi tra il mistico e la realtà. Nel raccontarla, infatti, Roberta si emoziona: la realizzazione del museo era uno degli ultimi desideri espressi dal padre, membro attivo dell’Associazione Priori e curatore dell’archivio documentale della Festa del Piatto, e per anni l’idea di dare una casa dignitosa al patrimonio custodito dall’associazione priori si è scontrata con la mancanza delle risorse necessarie. Quando si è aperta l’opportunità di partecipare a un bando del Ministero della Cultura (contributo a fondo perduto per il sostegno ai settori culturali e creativi per l’innovazione e la transizione ecologica), tutto è sembrato allinearsi, un vero e proprio «allineamento di stelle», come lo descrive Roberta. Quando poi il progetto è stato selezionato, la sensazione è stata quella che alla sua scrittura avessero contribuito idealmente anche altre due mani, quelle di chi aveva creduto in quel sogno molto prima che diventasse realtà.
Grazie ai fondi ottenuti, il Museo Bonum ha finalmente preso forma come uno spazio espositivo interattivo, progettato per essere accessibile dai bambini agli anziani, un luogo che non si limita a conservare oggetti e documenti, ma che invita i visitatori a entrare in relazione con la storia e le tradizioni del territorio.
Attualmente il museo è visitabile su prenotazione e non dispone ancora di un’apertura quotidiana, per garantire un accesso continuativo sarebbe necessario un presidio costante che al momento non è sostenibile. L’obiettivo, tuttavia, è quello di rendere il museo in futuro sempre più accessibile e integrato nella vita della città, tant’è che, nonostante si tratti di un museo gestito da soggetti privati, si è deciso di mantenerne gratuita la visita per tutti i cittadini di Assisi, in linea con quanto avviene per gli altri musei della città e nel pieno spirito di un Patto di collaborazione che garantisce un’apertura a tutti.
Il Patto di collaborazione che è lo strumento che permette la gestione condivisa di questo luogo ha una durata di 6 anni ed è frutto della collaborazione di soggetti che mettono a disposizione le proprie competenze: la Cooperativa Fare che porta la propria esperienza nella progettazione culturale, educativa e sociale; l’Associazione Priori che contribuisce con il proprio patrimonio di conoscenze, relazioni e memoria costruito nel tempo; il Comune di Assisi che, oltre a mettere a disposizione gli spazi del Palazzo, ne sostiene le spese di gestione, dalla manutenzione alle utenze, garantendo anche la copertura assicurativa e il supporto alla promozione delle attività.

Museo BONUM (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)

Il Palazzo del Capitano del Perdono come luogo della cultura

Mi permetto in queste conclusioni di passare alla prima persona perché, nonostante conosca i protagonisti di questo patto da appena due anni, grazie al Festival dell’Amministrazione Condivisa li ho vissuti nel quotidiano e posso dire di aver avuto a che fare con persone accoglienti, generose e sorridenti, che dedicano tempo, energie e passione alla cura di un bene comune che sentono come parte della propria storia e che hanno scelto di condividere con gli altri.
Il Patto è ancora all’inizio del suo percorso, molte sono le idee e i progetti che attendono di prendere forma. In un territorio dalla forte vocazione turistica, l’ambizione è quella di mostrare che accanto ai luoghi più conosciuti esiste una comunità viva e un patrimonio fatto di storie e relazioni che meritano di essere raccontate. Il Palazzo del Capitano del Perdono punta ad essere sempre più un luogo della cultura in senso ampio: non soltanto uno spazio in cui la cultura viene conservata o fruita, ma un luogo in cui essa viene prodotta collettivamente, un luogo in cui la valorizzazione del patrimonio si intreccia con l’educazione e la partecipazione, aprendosi anche al contributo di nuove energie e nuove generazioni. L’obiettivo è quindi costruire passo dopo passo programmi e iniziative insieme all’Amministrazione comunale affinché questo spazio possa consolidare il proprio ruolo come punto di riferimento per la comunità e per chi desidera conoscere un volto meno noto ma altrettanto autentico di Assisi.

Foto di copertina: Palazzo del Capitano del Perdono (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)