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	<title>Gaetano De Monte, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Approvata la legge sul caporalato ma l &#8216; Italia è ancora il Paese dei ghetti</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/10/approvata-la-legge-sul-caporalato-ma-litalia-e-ancora-il-paese-dei-ghetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 13:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[caporalato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo modo, lo Stato &#8211; ha spiegato infatti il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina: &#8221; risponde in maniera netta e unita contro il caporalato con questa nuova legge attesa da almeno cinque anni &#8221; . Ora, &#8221; abbiamo uno strumento in più per continuare una battaglia che deve essere quotidiana. Sulla dignità  delle persone non si tratta, dunque, dobbiamo lavorare uniti per non avere mai più schiavi nei campi&#8221; ha aggiunto. Chi è un caporale? Ma chi è un caporale? Si intende chiunque svolga un&#8217;attività  organizzata di intermediazione, reclutando manodopera. Di più. Si fa riferimento a colui che organizza un&#8217;attività  lavorativa caratterizzata da sfruttamento. Usando la violenza e la minaccia, comunque approfittando dello stato di necessità  dei lavoratori. La definizione, oltre che nel dizionario, era già  presente nel codice penale. A cambiare, con l&#8217;approvazione del disegno di legge costituito da dodici articoli, sono soprattutto una serie di previsioni previste dal codice penale. Così, è riformulato il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, già  inserito all&#8217;art. 603 -bis c.p. Si introduce una nuova fattispecie punita con la reclusione da uno a sei anni. Non solo. Si allarga il campo d&#8217;azione penale. Ora si prescinde dal comportamento violento o minaccioso. La novità  più significativa, tuttavia, è prevista nello stesso articolo iniziale: laddove si prevede la sanzione anche per il datore di lavoro che &#8221; utilizza, assume o impiega manodopera reclutata mediante l&#8217;attività  di intermediazione, ovvero sfruttando i lavoratori ed approfittando del loro stato di bisogno. Quindi la nuova norma è una sorta di dispositivo sanzionatorio dello sfruttamento. Ma forse definirla legge contro il caporalato nelle intenzioni governative può aiutare a circoscrivere il fenomeno. A rassicurare, quindi. Almeno a giudicare da quanto prevede sempre il nuovo articolo 603-bis. L&#8217;elenco, cioè, degli indici di sfruttamento dei lavoratori. Rispetto a quanto già  previsto dal codice, si aggiungono, rafforzandone le sanzioni, le violazioni in materia di orario, riposi e ferie, oltre che quelle relative alle retribuzioni e all&#8217;igiene dei luoghi di lavoro. Fin qui le note quasi totalmente positive. Una filiera ancora sporca Soddisfazione a metà  è stata espressa dai diversi soggetti che hanno promosso due diverse campagne per spingere il Governo verso l&#8217;approvazione della legge.  FilieraSporca, promossa dall&#8217;associazione ambientalista Terra Onlus e dall&#8217;associazione antimafia daSud, nata con l&#8217;obiettivo di &#8221; ricostruire il percorso dei prodotti agroalimentari dal campo allo scaffale del supermercato &#8221; a cui hanno aderito, tra le altre organizzazioni, Amnesty International, Medici Senza Frontiere, la Flai CGIL e le associazioni A buon diritto e Asgi, l&#8216;associazione per gli studi giuridici sulle migrazioni. E&#8217; un punto di partenza importante per sradicare lo sfruttamento in agricoltura &#8211; secondo Fabio Ciconte, giornalista e portavoce di #filierasporca tuttavia: &#8221; all&#8217;azione meramente repressiva è necessario affiancare quanto prima una legislazione basata sulla prevenzione, e dunque sulla trasparenza della filiera &#8221; ha aggiunto. La campagna &#8221; Stop al Caporalato, coltiviamo la legalità  &#8221; lanciata dall&#8217;associazione Progressi lo scorso luglio, e alla quale hanno aderito associazioni come Legambiente, Cittadinanza Attiva, LavoroWelfare e il Cir ( Consiglio Italiano Rifugiati), aveva chiesto, attraverso una petizione al Parlamento, di ridimensionare l&#8217;uso del voucher, limitandolo esclusivamente alla remunerazione del lavoro occasionale. Inoltre, il rilancio della &#8221; Rete del Lavoro Agricolo di Qualità &#8220;. Anche qui, si registra una soddisfazione a metà . Dato che i voucher continueranno a costituire, e forse sempre di più, uno dei principali strumenti contrattuali utilizzati nel mondo &#8211; o meglio &#8211; mercato, del lavoro. Mentre per ciò che riguarda &#8211; nota positiva &#8211; il lavoro agricolo di qualità , esso si rafforza, si estende cioè la rete dei soggetti che ne fanno parte (sportelli unici per l&#8217;immigrazione, istituzioni locali, centri per l&#8217;impiego, soggetti abilitati al trasporto dei lavoratori agricoli) al fine di introdurre &#8221; nuove vie sperimentali e concertative di intermediazione del lavoro agricolo &#8221; affinché, dunque &#8221; si promuova la legalità  e il rispetto dei diritti dei lavoratori &#8221; &#8211; secondo Cesare Damiano, già  presidente della Commissione Lavoro della Camera: &#8221; si tratta di una felice convergenza tra iniziativa parlamentare e partecipazione dal basso per aggredire una pratica odiosa, quella del caporalato, che continua a provocare sofferenze e sfruttamento di lavoratori italiani e migranti &#8221; . Ghetto Italia Già , perché, e qui terminano le note positive della questione, esiste ancora una Ghetto Italia, parafrasando il titolo del romanzo nero pubblicato di recente da Fandango che racconta la filiera dello sfruttamento esistente nelle campagne, da Nord a Sud. Dalla Puglia al Piemonte, dalla Lucania, al Lazio e alla Campania, il libro &#8211; al confine tra un saggio di sociologia e un&#8217; inchiesta giornalistica, diventato in pochi mesi già  un piccolo best &#8211; seller &#8211; è un viaggio nei luoghi di residenza stagionale dei braccianti stranieri, lungo i ghetti a pagamento, baracche e casolari diroccati &#8221; in cui tutto ha un prezzo, e niente è dato per scontato, nemmeno un medico in caso di bisogno &#8221; scrivono gli autori, il sociologo Leonardo Palmisano e Ivan Sagnet, l&#8217;ex studente del Politecnico di Torino, diventato nel 2011 il leader del primo sciopero di braccianti stranieri in Italia, a Nardò, in Puglia. Fu proprio grazie a quello sciopero spontaneo durante la raccolta delle angurie, durato un mese e sostenuto dalla Flai Cgil, che fu introdotto il reato di intermediazione illecita di manodopera. E&#8217; da allora che il caporalato è diventato una questione politica urgente e spinosa per i governi di ogni colore. E&#8217; un fenomeno atavico in regioni come la Puglia. Un meccanismo insediatosi e diffusosi nel corso del Novecento come &#8221; sistema di reclutamento illegale di braccianti, grazie alla presenza di spazi aperti e pubblici, dove i padroni facevano reclutare la manodopera applicando salari lontanissimi da quelli previsti dai contratti &#8221; . Su quelle stesse piazze &#8221; sindacalisti come Di Vittorio e Caroli hanno tuonato contro lo sfruttamento e la schiavitù &#8221; scrive Palmisano: &#8221; ed ora, la storia ricorre. Dalle piazze di Mesagne, Francavilla (ma non solo) partono ogni mattina centinaia di pullman e pulmini gestiti dai caporali, zeppi di donne, soprattutto &#8221; . Un fenomeno che si sta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/10/approvata-la-legge-sul-caporalato-ma-litalia-e-ancora-il-paese-dei-ghetti/">Approvata la legge sul caporalato ma l &#8216; Italia è ancora il Paese dei ghetti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questo modo, lo Stato &#8211; ha spiegato infatti il Ministro delle Politiche agricole, <strong>Maurizio Martina</strong>:  &#8221; risponde in maniera netta e unita contro il caporalato con questa nuova legge attesa da almeno cinque anni &#8221; . Ora,  &#8221; abbiamo uno strumento in più per continuare una battaglia che deve essere quotidiana. Sulla dignità  delle persone non si tratta, dunque, dobbiamo lavorare uniti per non avere mai più schiavi nei campi&#8221; ha aggiunto.</p>
<h1 style="text-align: justify;">Chi è un caporale?</h1>
<p style="text-align: justify;">Ma chi è un caporale? Si intende chiunque svolga un&#8217;attività  organizzata di intermediazione, reclutando manodopera. Di più. <strong>Si fa riferimento a colui che organizza un&#8217;attività  lavorativa caratterizzata da sfruttamento. Usando la violenza e la minaccia, comunque approfittando dello stato di necessità  dei lavoratori.</strong> La definizione, oltre che nel dizionario, era già  presente nel codice penale. A cambiare, con l&#8217;approvazione del disegno di legge costituito da dodici articoli, sono soprattutto una serie di previsioni previste dal codice penale. Così, è riformulato il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, già  inserito all&#8217;art. 603 -bis c.p. Si introduce una nuova fattispecie punita con la reclusione da uno a sei anni. Non solo. Si allarga il campo d&#8217;azione penale. Ora si prescinde dal comportamento violento o minaccioso.<br />
<strong>La novità  più significativa, tuttavia, è prevista nello stesso articolo iniziale: laddove si prevede la sanzione anche per il datore di lavoro che  &#8221; utilizza, assume o impiega manodopera reclutata mediante l&#8217;attività  di intermediazione, ovvero sfruttando i lavoratori ed approfittando del loro stato di bisogno. Quindi la nuova norma è una sorta di dispositivo sanzionatorio dello sfruttamento.<br />
</strong>Ma forse definirla legge contro il caporalato nelle intenzioni governative può aiutare a circoscrivere il fenomeno. A rassicurare, quindi. Almeno a giudicare da quanto prevede sempre il nuovo articolo 603-bis. L&#8217;elenco, cioè, degli indici di sfruttamento dei lavoratori. Rispetto a quanto già  previsto dal codice, si aggiungono, rafforzandone le sanzioni, le violazioni in materia di orario, riposi e ferie, oltre che quelle relative alle retribuzioni e all&#8217;igiene dei luoghi di lavoro. Fin qui le note quasi totalmente positive.</p>
<h1 style="text-align: justify;">Una filiera ancora sporca</h1>
<p style="text-align: justify;">Soddisfazione a metà  è stata espressa dai diversi soggetti che hanno promosso due diverse campagne per spingere il Governo verso l&#8217;approvazione della legge.   <strong>FilieraSporca</strong>, promossa dall&#8217;associazione ambientalista <strong>Terra Onlus</strong> e dall&#8217;associazione antimafia <strong>daSud, </strong>nata con l&#8217;obiettivo di  &#8221; ricostruire il percorso dei prodotti agroalimentari dal campo allo scaffale del supermercato &#8221;  a cui hanno aderito, tra le altre organizzazioni, <strong>Amnesty International</strong>, <strong>Medici Senza Frontiere</strong>, la <strong>Flai CGIL</strong> e le associazioni <strong>A buon diritto</strong> e <strong>Asgi</strong>, l<strong>&#8216;</strong>associazione per gli studi giuridici sulle migrazioni.  E&#8217;  un punto di partenza importante per sradicare lo sfruttamento in agricoltura &#8211; secondo <strong>Fabio Ciconte</strong>, giornalista e portavoce di #filierasporca tuttavia:  &#8221; all&#8217;azione meramente repressiva è necessario affiancare quanto prima una legislazione basata sulla prevenzione, e dunque sulla trasparenza della filiera &#8221;  ha aggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">La campagna  &#8221; <strong>Stop al Caporalato, coltiviamo la legalità </strong> &#8221;  lanciata dall&#8217;associazione Progressi lo scorso luglio, e alla quale hanno aderito associazioni come <strong>Legambiente</strong>, <strong>Cittadinanza Attiva</strong>, <strong>LavoroWelfare</strong> e il <strong>Cir</strong> ( Consiglio Italiano Rifugiati), aveva chiesto, attraverso una petizione al Parlamento, di ridimensionare l&#8217;uso del voucher, limitandolo esclusivamente alla remunerazione del lavoro occasionale. Inoltre, il rilancio della  &#8221; <em>Rete del Lavoro Agricolo di Qualità </em>&#8220;. Anche qui, si registra una soddisfazione a metà . <strong>Dato che i voucher continueranno a costituire, e forse sempre di più, uno dei principali strumenti contrattuali utilizzati nel mondo &#8211; o meglio &#8211; mercato, del lavoro.</strong> Mentre per ciò che riguarda &#8211; nota positiva &#8211; il lavoro agricolo di qualità , esso si rafforza, si estende cioè la rete dei soggetti che ne fanno parte (sportelli unici per l&#8217;immigrazione, istituzioni locali, centri per l&#8217;impiego, soggetti abilitati al trasporto dei lavoratori agricoli) al fine di introdurre  &#8221; nuove vie sperimentali e concertative di intermediazione del lavoro agricolo &#8221;  affinché, dunque  &#8221; si promuova la legalità  e il rispetto dei diritti dei lavoratori &#8221;  &#8211; secondo Cesare Damiano, già  presidente della Commissione Lavoro della Camera:  &#8221; si tratta di una felice convergenza tra iniziativa parlamentare e partecipazione dal basso per aggredire una pratica odiosa, quella del caporalato, che continua a provocare sofferenze e sfruttamento di lavoratori italiani e migranti &#8221; .</p>
<h1 style="text-align: justify;">Ghetto Italia</h1>
<p style="text-align: justify;">Già , perché, e qui terminano le note positive della questione, esiste ancora una <strong>Ghetto Italia</strong>, parafrasando il titolo del romanzo nero pubblicato di recente da Fandango che racconta la filiera dello sfruttamento esistente nelle campagne, da Nord a Sud. Dalla Puglia al Piemonte, dalla Lucania, al Lazio e alla Campania, il libro &#8211; al confine tra un saggio di sociologia e un&#8217; inchiesta giornalistica, diventato in pochi mesi già  un piccolo best &#8211; seller &#8211; <strong>è un viaggio nei luoghi di residenza stagionale dei braccianti stranieri, lungo i ghetti a pagamento, baracche e casolari diroccati</strong>  &#8221; in cui tutto ha un prezzo, e niente è dato per scontato, nemmeno un medico in caso di bisogno &#8221;  scrivono gli autori, il sociologo <strong>Leonardo Palmisano</strong> e <strong>Ivan Sagnet</strong>, l&#8217;ex studente del Politecnico di Torino, diventato nel 2011 il leader del primo sciopero di braccianti stranieri in Italia, a Nardò, in Puglia. Fu proprio grazie a quello sciopero spontaneo durante la raccolta delle angurie, durato un mese e sostenuto dalla <strong>Flai Cgil</strong>, che fu introdotto il reato di intermediazione illecita di manodopera.  E&#8217;  da allora che il caporalato è diventato una questione politica urgente e spinosa per i governi di ogni colore.  E&#8217;  un fenomeno atavico in regioni come la Puglia. Un meccanismo insediatosi e diffusosi nel corso del Novecento come  &#8221; sistema di reclutamento illegale di braccianti, grazie alla presenza di spazi aperti e pubblici, dove i padroni facevano reclutare la manodopera applicando salari lontanissimi da quelli previsti dai contratti &#8221; .<br />
<strong>Su quelle stesse piazze  &#8221; sindacalisti come Di Vittorio e Caroli hanno tuonato contro lo sfruttamento e la schiavitù &#8221;  scrive Palmisano:  &#8221; ed ora, la storia ricorre. Dalle piazze di Mesagne, Francavilla (ma non solo) partono ogni mattina centinaia di pullman e pulmini gestiti dai caporali, zeppi di donne, soprattutto &#8221; .</strong></p>
<h1 style="text-align: justify;">Un fenomeno che si sta trasformando, allargandosi ad altri settori lavorativi</h1>
<p style="text-align: justify;">Nel tempo in cui il caporalato ha cambiato forma, divenendo addirittura più violento, più cruento. Estendendosi a tutte le altre regioni dell&#8217;Italia meridionale, sicuramente, allargandosi ad altri settori lavorativi, come nel lavoro di cura e nei servizi, <strong>il divenire sfruttamento è uomo migrante, ma anche donna, italiana. Entrambi hanno salari differenziali.</strong> Lo racconta la <em>Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali</em> del Senato in una relazione diffusa alla fine dello scorso anno, al termine dell&#8217;indagine sul decesso di Paola Clemente  &#8221;  morta di fatica &#8221;  a luglio 2015 nelle campagne di Andria. La Commissione ricorda che sono proprio alcuni rapporti di lavoro e come essi sono concepiti, le cause principali dei decessi come quello di Paola. <strong>Solo nel 2015 sono stati &#8211; secondo i dati Inail &#8211; oltre settecento, le vittime dei rapporti di lavoro. Secondo quanto si legge ancora nella relazione sono:  &#8221; i tipi di contratti e le previsioni normative in essi contenuti ad aver favorito l&#8217;esistenza di forme di intermediazione illecita nei confronti dei lavoratori &#8221; .</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come dire che, ancora con le parole messe nero su bianco dalla senatrice <strong>Camilla Fabbri</strong>, presidente della Commissione parlamentare:  &#8221; il sistema normativo attuale ha trovato un deficit di legalità  nel funzionamento concreto dei contratti di somministrazione e nel procacciamento degli stessi per poter acquisire la disponibilità  di lavoratori e utilizzatori nell&#8217;ambito di un territorio ad alta vocazione agricola &#8221; . Cosìsi legge, ancora, nella relazione:  &#8221; oggi il caporalato ha indossato le vesti della somministrazione. Una pratica usata per dare un&#8217;apparenza formale a una serie di imprescindibili contatti che possono essere curati soltanto da chi è in grado di spostare anche repentinamente vere e proprie truppe di lavoratori &#8221; , disposti a tutto &#8211; aggiungiamo noi &#8211; anche a lavorare in condizioni di privazione assoluta della sicurezza sul luogo di lavoro. Come è accaduto a Paola Clemente e ad altri, italiani e migranti. Solo nel 2015 furono dieci (quelli censiti) i morti nella campagne. Sotto l&#8217;onda emotiva di quelle morti &#8211; solo in Puglia cinque in due mesi &#8211; il Governo approntò il disegno di legge approvato ieri dalla Camera in via definitiva, dopo esserlo stato anche in Senato ad agosto. Da allora, invece, non solo le baracche che costituiscono ghetti come quello di Rignano Garganico, in Puglia, o di Palazzo San Gervasio, in Basilicata, continuano ad essere affittate dai caporali a migliaia di braccianti, molto spesso richiedenti asilo, o addirittura rifugiati. Ma non sono cambiate nemmeno le regole sulla somministrazione dei contratti. <strong>Resta tutto da capire, insomma, se basterà  una legge, la n. 2217 a trasformare la filiera dello sfruttamento in quella agricola di qualità .</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/10/approvata-la-legge-sul-caporalato-ma-litalia-e-ancora-il-paese-dei-ghetti/">Approvata la legge sul caporalato ma l &#8216; Italia è ancora il Paese dei ghetti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Msna. Migranti, minorenni e soli</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/08/msna-migranti-minorenni-e-soli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 22:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[ANCI]]></category>
		<category><![CDATA[Cittalia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Msna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Via terra, salpano nascosti su camion e autobus. Rompono confini e frontiere. Attraversano il mare, sbarcano nei porti italiani seguendo una miriade di rotte e strategie. Li chiamano Msna, acronimo di minori stranieri non accompagnati. Sono bambini soli, in fuga da guerre o povertà , spesso da entrambe. Secondo quanto documenta l&#8217;ultimo rapporto di Save the children (dati aggiornati al 15 luglio) sono undicimila e cinquecento i migranti minorenni già  arrivati quest&#8217;anno &#8211; per lo più provenienti da Eritrea, Nigeria, Costa D&#8217;Avorio, Sierra Leone, e dall&#8217;Egitto. Vengono ospitati, in particolare, nei Comuni in cui arrivano per la prima volta, perchè in base alla normativa vigente è su questi enti locali che ricade l&#8217;accoglienza, in massima parte. Nei primi sei mesi del 2016 i loro arrivi sono più che raddoppiati. Basti pensare che nello stesso periodo dell&#8217;anno precedente erano poco più di quattromila. Nei giorni scorsi, il sindaco di Corigliano Calabro, Giuseppe Ceraci, che è tutore di centinaia di loro, aveva lanciato l&#8217;allarme sull&#8217;inidoneità  delle strutture di accoglienza. Lo aveva seguito a ruota dalle colonne del quotidiano La Repubblica, il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, anche lui tutore di centinaia di ragazzini che arrivano da soli in aereo. In sostanza, i Comuni italiani, in profonda difficoltà  finanziaria, lamentano di essere lasciati da soli, anche perché il Ministero dell&#8217;Interno partecipa a loro dire soltanto con un piccolo finanziamento. E il costo del servizio sembra ricadere cosìinteramente sugli enti locali di prima accoglienza. Ma al di là  dei soldi, delle cifre, dei numeri freddi con cui spesso vengono trattate le questioni che riguardano i migranti, ci sono le storie di vita, di questi adolescenti. Ed è quanto hanno raccolto i ricercatori di Cittalia autori del rapporto: &#8220;I Comuni e le politiche di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati&#8221; presentato il 27 luglio a Roma presso la sede di Anci nazionale. Un&#8217; indagine, questa: http://www.cittalia.it/images/2016_MSNA_Rapporto.pdf che prende in esame dieci anni di politiche (2004 -2014) in materia di accoglienza dei minori stranieri attuate dai Comuni; un&#8217;ampia ricerca che si focalizza sui percorsi di inclusione, ma che rappresenta anche una denuncia articolata su un sistema di protezione che in questa maniera non può più sostenersi. In primo luogo, perché vi è particolare complessità , nella condizione dei Msna. Determinata dal loro status, che li situa all&#8217;incrocio di appartenenze giuridiche multiple: &#8221; il loro essere minori, stranieri, richiedenti asilo, vittime di tratta allo stesso tempo, rende problematico il rapporto e la relazione fra i diversi rami del diritto &#8221; si legge nel rapporto. In evidenza sono messe, infatti, le numerose difficoltà  che si incontrano durante la presa in carico, momento che richiederebbe la collaborazione tra molteplici attori sociali, amministrativi, politici e giuridici &#8211; tutti livelli compartecipi del percorso d&#8217;integrazione del minore. Invece, ciò che si sconta è proprio la mancanza di un sistema di accoglienza e inclusione strutturato. Si avverte l&#8217;urgenza di un intervento pubblico correttivo ed è l&#8217;associazione dei comuni italiani (Anci) a segnalare quali dovrebbero essere. In primis c&#8217;è bisogno di aumentare i posti nelle reti strutturate di prima e di seconda accoglienza, poiché la disponibilità  complessiva di posti risulta non commisurata all&#8217;entità  degli arrivi. Ma c&#8217;è di più.  C&#8217;è di sicuro un&#8217;emergenza profonda legata all&#8217;accoglienza dei minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano. C&#8217;è un sistema di protezione quasi al collasso, le cui criticità  sono ben evidenziate dal centro studi di Anci: &#8221; risulta purtroppo ancora frequente il collocamento immediato da parte delle Prefetture o dei Comuni nei luoghi di sbarco al di fuori dei circuiti istituzionali &#8221; si legge nel rapporto. E ancora: &#8221; a tal proposito è necessario segnalare che negli ultimi mesi molti minori stranieri non accompagnati giunti attraverso gli sbarchi sono stati trattenuti nei centri di primo soccorso ed accoglienza di Lampedusa, Pozzallo e Taranto, oggi trasformati in Hotspot, in attesa di essere trasferiti in strutture loro dedicate&#8220;. Su ciò che produce l&#8217;approccio hotspot si legga qui: http://www.meltingpot.org/Crisi-dei-migranti-Europa-hotspot-La-fabbrica-della.html#.V6YtrvmLTIU http://www.dinamopress.it/news/hotspot-respinti-lungo-la-frontiera italiana. Si fa inoltre riferimento &#8211; nel paper di Cittalia &#8211; all&#8217;eccessivo ritardo con cui sono stabiliti gli interventi di tutela, a fronte dell&#8217;inserimento (in numeri elevati) dei minori in strutture inadatte. La terapia del governo Il governo italiano, intanto, proprio in questi giorni è corso ai ripari. Ma la terapia da adottare rischia di aggravare la situazione. Infatti, convertendo in legge il decreto n.113 del 24 giugno del 2016, recante misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali (già  approvato dalla Camera dei deputati il 21 luglio) l&#8217;esecutivo guidato da Matteo Renzi ha previsto riguardo le &#8221; Misure straordinarie di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati &#8221; una modifica al terzo comma dell&#8217;articolo 1 del decreto legislativo n.142 del 18 agosto 2015 che sinora aveva disciplinato in materia. In particolare, si legge nel testo della disposizione, denominato d&#8217;ora in poi comma 3 bis, che: &#8221; in presenza di arrivi consistenti &#8211; qualora l&#8217;accoglienza non possa essere assicurata dai comuni &#8211; l&#8217;attivazione di strutture ricettive temporanee esclusivamente dedicate ai minori non accompagnati è disposta dal Prefetto, con una capienza massima di 50 posti per ciascuna struttura &#8221; . L&#8217;incostituzionalità  delle nuove misure E&#8217; quanto ha denunciato lo scorso 28 Luglio l&#8217;Associazione di studi giuridici per l&#8217;immigrazione (ASGI) con una lettera indirizzata a diverse istituzioni, tra cui: alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonchè sulle condizioni di trattenimento dei migranti, l&#8217;Autorità  Garante per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza; il Servizio Centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e alla stessa Anci. Perché &#8221; con queste norme si rischia un trattamento di forte svantaggio dei Mnsa collocati nelle strutture ricettive temporanee rispetto ai minori italiani &#8221; ; lamentano i giuristi: &#8221; tale previsione si pone in netto contrasto con la normativa nazionale e regionale sulle strutture di accoglienza per minori, che prevede il superamento degli istituti di grandi dimensioni a favore di comunità  con dimensioni ridotte &#8221; . Non soltanto. Cosìcome avviene per gli adulti inseriti nei Centri di accoglienza straordinaria è presumibile che i minori collocati nelle strutture ricettive temporanee vi resteranno per</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/08/msna-migranti-minorenni-e-soli/">Msna. Migranti, minorenni e soli</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Via terra, salpano nascosti su camion e autobus. Rompono confini e frontiere. Attraversano il mare, sbarcano nei porti italiani seguendo una miriade di rotte e strategie. <strong>Li chiamano Msna, acronimo di minori stranieri non accompagnati</strong>. <strong>Sono bambini soli, in fuga da guerre o povertà , spesso da entrambe</strong>. Secondo quanto documenta l&#8217;ultimo rapporto di <a href="http://savethechildren.it" target="_blank">Save the children</a> (dati aggiornati al 15 luglio) sono undicimila e cinquecento i migranti minorenni già  arrivati quest&#8217;anno &#8211; per lo più provenienti da Eritrea, Nigeria, Costa D&#8217;Avorio, Sierra Leone, e dall&#8217;Egitto. Vengono ospitati, in particolare, nei Comuni in cui arrivano per la prima volta, perchè in base alla normativa vigente è su questi enti locali che ricade l&#8217;accoglienza, in massima parte.<br />
Nei primi sei mesi del 2016 i loro arrivi sono più che raddoppiati. Basti pensare che nello stesso periodo dell&#8217;anno precedente erano poco più di quattromila. Nei giorni scorsi, il sindaco di <a href="http://www.coriglianocalabro.it" target="_blank">Corigliano Calabro</a>, <strong>Giuseppe Ceraci</strong>, che è tutore di centinaia di loro, aveva lanciato l&#8217;allarme sull&#8217;inidoneità  delle strutture di accoglienza. Lo aveva seguito a ruota dalle colonne del quotidiano <em>La Repubblica</em>, il sindaco di <a href="http://www.comune.fiumicino.rm.gov.it/home/" target="_blank">Fiumicino</a>, <strong>Esterino Montino</strong>, anche lui tutore di centinaia di ragazzini che arrivano da soli in aereo. In sostanza, i Comuni italiani, in profonda difficoltà  finanziaria, lamentano di essere lasciati da soli, anche perché il Ministero dell&#8217;Interno partecipa a loro dire soltanto con un piccolo finanziamento. E il costo del servizio sembra ricadere cosìinteramente sugli enti locali di prima accoglienza. Ma al di là  dei soldi, delle cifre, dei numeri freddi con cui spesso vengono trattate le questioni che riguardano i migranti, ci sono le storie di vita, di questi adolescenti. Ed è quanto hanno raccolto i ricercatori di <a href="http://www.cittalia.it" target="_blank">Cittalia</a> autori del rapporto: &#8220;<em>I Comuni e le politiche di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati</em>&#8221; presentato il 27 luglio a Roma presso la sede di <a href="http://www.anci.it" target="_blank">Anci nazionale</a>.<br />
Un&#8217; indagine, questa: <a href="http://www.cittalia.it/images/2016_MSNA_Rapporto.pdf">http://www.cittalia.it/images/2016_MSNA_Rapporto.pdf</a> che prende in esame dieci anni di politiche (2004 -2014) in materia di accoglienza dei minori stranieri attuate dai Comuni; un&#8217;ampia ricerca che si focalizza sui percorsi di inclusione, ma che rappresenta anche una denuncia articolata su un sistema di protezione che in questa maniera non può più sostenersi.<br />
In primo luogo, perché vi è particolare complessità , nella condizione dei Msna. Determinata dal loro status, che li situa all&#8217;incrocio di appartenenze giuridiche multiple:  &#8221; <strong>il loro essere minori, stranieri, richiedenti asilo, vittime di tratta allo stesso tempo, rende problematico il rapporto e la relazione fra i diversi rami del diritto</strong> &#8221;  si legge nel rapporto. In evidenza sono messe, infatti, le numerose difficoltà  che si incontrano durante la presa in carico, momento che richiederebbe la collaborazione tra molteplici attori sociali, amministrativi, politici e giuridici &#8211; tutti livelli compartecipi del percorso d&#8217;integrazione del minore. Invece, ciò che si sconta è proprio la mancanza di un sistema di accoglienza e inclusione strutturato. Si avverte l&#8217;urgenza di un intervento pubblico correttivo ed è l&#8217;associazione dei comuni italiani (Anci) a segnalare quali dovrebbero essere. In primis c&#8217;è bisogno di <strong>aumentare i posti nelle reti strutturate di prima e di seconda accoglienza</strong>, poiché la disponibilità  complessiva di posti risulta non commisurata all&#8217;entità  degli arrivi. Ma c&#8217;è di più.  C&#8217;è di sicuro un&#8217;emergenza profonda legata all&#8217;accoglienza dei minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano. C&#8217;è un sistema di protezione quasi al collasso, le cui criticità  sono ben evidenziate dal centro studi di Anci:  &#8221; <strong>risulta purtroppo ancora frequente il collocamento immediato da parte delle Prefetture o dei Comuni nei luoghi di sbarco al di fuori dei circuiti istituzionali</strong> &#8221;  si legge nel rapporto. E ancora:  &#8221; <strong>a tal proposito è necessario segnalare che negli ultimi mesi molti minori stranieri non accompagnati giunti attraverso gli sbarchi sono stati trattenuti nei centri di primo soccorso ed accoglienza di Lampedusa, Pozzallo e Taranto, oggi trasformati in Hotspot, in attesa di essere trasferiti in strutture loro dedicate</strong>&#8220;. Su ciò che produce l&#8217;approccio hotspot si legga qui: <a href="http://www.meltingpot.org/Crisi-dei-migranti-Europa-hotspot-La-fabbrica-della.html#.V6YtrvmLTIU">http://www.meltingpot.org/Crisi-dei-migranti-Europa-hotspot-La-fabbrica-della.html#.V6YtrvmLTIU</a> <a href="http://www.dinamopress.it/news/hotspot-respinti-lungo-la-frontiera%20italiana">http://www.dinamopress.it/news/hotspot-respinti-lungo-la-frontiera italiana</a>. Si fa inoltre riferimento &#8211; nel paper di Cittalia &#8211; all&#8217;eccessivo ritardo con cui sono stabiliti gli interventi di tutela, a fronte dell&#8217;inserimento (in numeri elevati) dei minori in strutture inadatte.</p>
<h1><strong>La terapia del governo</strong></h1>
<p>Il governo italiano, intanto, proprio in questi giorni è corso ai ripari. Ma la terapia da adottare rischia di aggravare la situazione. Infatti, convertendo in legge il <strong>decreto n.113 del 24 giugno del 2016</strong>, recante misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali (già  approvato dalla Camera dei deputati il 21 luglio) l&#8217;esecutivo guidato da <strong>Matteo Renzi</strong> ha previsto riguardo le  &#8221; <em>Misure straordinarie di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati</em> &#8221;  una modifica al terzo comma dell&#8217;articolo 1 del decreto legislativo n.142 del 18 agosto 2015 che sinora aveva disciplinato in materia. In particolare, si legge nel testo della disposizione, denominato d&#8217;ora in poi comma 3 bis, che:  &#8221; <strong>in presenza di arrivi consistenti &#8211; qualora l&#8217;accoglienza non possa essere assicurata dai comuni &#8211; l&#8217;attivazione di strutture ricettive temporanee esclusivamente dedicate ai minori non accompagnati è disposta dal Prefetto, con una capienza massima di 50 posti per ciascuna struttura</strong> &#8221; .</p>
<h1><strong>L&#8217;incostituzionalità  delle nuove misure </strong></h1>
<p> E&#8217;  quanto ha denunciato lo scorso 28 Luglio l&#8217;<a href="http://www.asgi.it" target="_blank">Associazione di studi giuridici per l&#8217;immigrazione</a> (ASGI) con una lettera indirizzata a diverse istituzioni, tra cui: alla<em> Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonchè sulle condizioni di trattenimento dei migranti, l&#8217;Autorità  Garante per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza;</em> <em>il Servizio Centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati</em> e alla stessa <em>Anci.</em> Perché  &#8221; <strong>con queste norme si rischia un trattamento di forte svantaggio dei Mnsa collocati nelle strutture ricettive temporanee rispetto ai minori italiani</strong> &#8221; ; lamentano i giuristi:  &#8221; <strong>tale previsione si pone in netto contrasto con la normativa nazionale e regionale sulle strutture di accoglienza per minori, che prevede il superamento degli istituti di grandi dimensioni a favore di comunità  con dimensioni ridotte</strong> &#8221; . Non soltanto. Cosìcome avviene per gli adulti inseriti nei Centri di accoglienza straordinaria è presumibile che i minori collocati nelle strutture ricettive temporanee vi resteranno per periodi molto lunghi, o addirittura potranno non essere mai trasferiti nello <a href="http://www.sprar.it" target="_blank">SPRAR</a>; cosìsi legge nella lettera firmata dal presidente Asgi, l&#8217;avvocato <strong>Lorenzo Trucco</strong>:  &#8221; <strong>tali strutture saranno caratterizzate da standard significativamente inferiori rispetto a quelli previsti dalla normativa nazionale e regionale in materia di strutture per minori</strong> &#8221; . Già , perché la legge italiana prevede strutture per minori con una capienza massima di 16 posti e l&#8217;attivazione di percorsi di inserimento scolastico, formativo, lavorativo a loro favore. Quel che è certo è che i minori che resteranno nelle strutture ricettive temporanee da 50 posti, per molti mesi o addirittura anni &#8211; come la tendenza del sistema di governo sembra confermare &#8211; non potranno essere mai inseriti in percorsi di inclusione sociale, con gravi ripercussioni in termini di disagio psichico e marginalizzazione.</p>
<h1><strong>Auspici e riconoscimento di soggettività  </strong></h1>
<p>Perciò ciò che Asgi auspica è che la norma in questione venga stralciata dal disegno di legge che ha convertito il decreto legge n. 113 e che  &#8221; si adottino politiche volte a rafforzare e a rendere più efficiente il sistema di accoglienza ordinario dei minori stranieri non accompagnati&#8221;.  E&#8217;  necessario, dunque, che si aumentino i posti per Msna attivati nell&#8217;ambito del sistema Sprar.  E&#8217;  opportuno &#8211; cosìsi conclude la lettera:  &#8221; che si affronti la questione connessa alla protezione degli Msna&#8221;. Ed è urgente, altrettanto, una più equa distribuzione dei soggetti migranti in tutte le regioni italiane. Basti pensare che ad oggi soltanto la Sicilia accoglie circa un terzo dei minori stranieri non accompagnati arrivati nel 2016 lungo la Penisola. Resta doveroso, infine, riconoscere le loro soggettività , cioè il diritto primario di profughi politici ed economici di essere accolti come essere umani dagli stati ricchi. Perché di questo si tratta, banalmente. Perché talvolta la fuga è una necessità  e nessuna considerazione di realpolitik demografica può nascondere il fatto che l&#8217;accoglienza è un dovere cui fa riferimento il nostro ordinamento costituzionale.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:<br />
</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/07/accoglienza-in-comune-atlante-sprar-2015/" target="_blank">Accoglienza in Comune: l&#8217;Atlante Sprar 2015</a></li>
<li><a href="Carta%20per%20la%20buona%20accoglienza%20delle%20persone%20migranti">Carta per la buona accoglienza delle persone migranti</a></li>
<li><a href="I%20migranti%20come%20risorsa%20nella%20prospettiva%20dell%25E2%2580%2599amministrazione%20condivisa">I migranti come risorsa nella prospettiva dell&#8217;amministrazione condivisa</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/06/corte-ue-no-a-detenzione-per-migranti-irregolari/" target="_blank">Corte UE: no a detenzione per migranti irregolari</a></li>
</ul>
<p><strong>  </strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Accoglienza in Comune:  l &#8216; Atlante Sprar 2015</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/07/accoglienza-in-comune-atlante-sprar-2015/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 05:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[sprar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un modello, questo, che se continuasse a crescere &#8211; oltre a garantire condizioni di vita migliori per i rifugiati &#8211; continuerebbe ad apportare miglioramenti all&#8217;interno dell&#8217;intero dispositivo italiano di erogazione dei servizi pubblici. In particolare, sarebbe l&#8217;intero sistema del welfare &#8211; state, dello stato sociale, a giovarsene. Riuscendo cosìad attrarre risorse, ad assumere personale qualificato e a garantire sempre più servizi. Confrontando questo assunto con i dati del Rapporto, con la fotografia, cioè, contenuta nell&#8217;Atlante Sprar2015, se ne ha conferma. Che esiste &#8221; una governance positiva multilevel in tema di accoglienza &#8221; come ha spiegato il presidente della fondazione Cittalia, Leonardo Domenici, durante la presentazione del rapporto. C&#8217;è una rete virtuosa composta da cooperative sociali, associazioni di volontariato e comuni titolari dei progetti, fatta di attori locali che interagiscono tra di loro e con il servizio centrale nazionale, attraverso la formazione, il monitoraggio e la rendicontazione delle attività  e delle spese. Welfare per tutti, nessuno escluso. Assistenza sanitaria, formazione, istruzione e attività  multiculturali. Quasi 300.000 nuovi servizi erogati in un anno. Ottomila figure professionali coinvolte. Si va dagli operatori sociali dell&#8217;accoglienza, ai mediatori culturali, dagli operatori legali, agli insegnanti di italiano, è l&#8217;Italia che accoglie e include; è il modello Sprar, cresciuto negli ultimi anni sia in termini quantitativi, ma anche qualitativi. Perché al di là  dei numeri, delle cifre fredde con cui, sempre più spesso, vengono affrontate le questioni che riguardano i richiedenti asilo, ci sono le storie a confermare che laddove cresce l&#8217;accoglienza giusta, crescono anche i territori, in termini di risorse e servizi offerti. Migliorando la qualità  della vita anche per i residenti. La giusta accoglienza. Ci sono per esempio i rifugiati e richiedenti asilo che si prendono cura del patrimonio artistico di Capua, restaurando e recuperando mobili antichi, chiese, immobili pubblici, grazie ad un progetto nato nel 2014 che ha visto la collaborazione di cittadini residenti e migranti, nella conservazione delle ricchezze storico &#8211; culturale della cittadina campana. &#8221; Un vero e proprio laboratorio è stato avviato, con l&#8217;obiettivo di indirizzare i migranti verso percorsi altamente professionalizzanti &#8221; , cosìha raccontato il responsabile dello Sprar di Capua: &#8221; abbiamo coinvolto sei richiedenti asilo provenienti da Pakistan, Cameron, Nigeria e Guinea Bisseau, seguiti da un nostro operatore e da un esperto in attività  di restauro. Al momento siamo impegnati in una serie di sopralluoghi in alcune chiese antiche della città  &#8221; . In generale, l&#8217;idea è quella di mettere a sistema le diverse comunità  territoriali che ospitano i rifugiati, con i talenti e le competenze delle persone ospitate. Accade a Caltanissetta, dove è nata una speciale collaborazione tra il corpo dei vigili urbani e i rifugiati accolti nella città  siciliana. Il comandante dei vigili urbani ha manifestato la necessità  di organizzare un corso di lingua inglese rivolto al corpo della polizia municipale e si è rivolto, così, a Rahaman, giovane rifugiato proveniente dal Pakistan accolto nello SPRAR di Caltanissetta che in tal modo ha cominciato a dare lezioni di inglese al corpo dei vigili urbani perché &#8221; voglio aiutare le altre persone. Nel mio paese sono stato un insegnante e mi piacerebbe continuare a farlo &#8221; ha confidato Rahaman, che ogni settimana incontra venti alunni, insegnando ai vigili urbani i fondamenti della lingua inglese, con particolare riferimento alle norme del codice della strada. A Pavia, invece, la locale università  &#8211; in collaborazione con la Fondazione Cittalia e il Servizio centrale &#8211; ha destinato 14 borse di studio a giovani rifugiati accolti nei progetti della rete Sprar locale. Non soltanto. Anche il vitto e l&#8217;alloggio è garantito agli studenti, selezionati secondo criteri di merito e sulla base della conoscenza della lingua italiana e di quella inglese; in questo modo, otto profughi provenienti da Afghanistan, Cameron, Gambia, Iran, Nigeria, Togo, Turchia e Ucraina avranno la possibilità  di riprendere gli studi interrotti (perché in fuga da zone di guerra o da gravi violazioni dei diritti umani) mettendo allo stesso tempo, a sistema, in Italia, le proprie capacità  e competenze. E&#8217; il caso del laboratorio di giornalismo &#8221; Temporary journalist &#8221; attivato da uno Sprar di Bologna, un progetto che mira a far collaborare giornalisti professionisti e richiedenti asilo con due televisioni locali: TRC, prima Tv per numero di ascolti anche in Emilia Romagna e Nettuno TV, televisione ufficiale della Fortitudo Basket, punto di riferimento per l&#8217;informazione sportiva cittadina. Da Nord a Sud, dunque, esiste un Paese che sa accogliere. E&#8217; il Centro &#8211; Sud a farlo molto di più. Basti pensare che solo la Calabria, Puglia, Sicilia e il Lazio coprono da sole più della metà  dei posti messi a disposizione dal servizio centrale Sprar. Nel 2015 sono state avviate anche alcune sperimentazioni. Ovvero, le esperienze di &#8221; accoglienza in famiglia &#8221; attivate nei Comuni di Torino, Parma e Fidenza, che &#8211; se potenziate &#8211; potrebbero contribuire a colmare alcune lacune strutturali politiche, sociali ed economiche del nostro ordinamento, le cui mancanze ricadono in primo luogo sulle persone titolari di protezione internazionale. Istantanee di speranza E&#8217; dalla fotografia dell&#8217;accoglienza italiana contenuta nell&#8217;Atlante Sprar2016 che si coglie una speranza: un desiderio di pace e libertà , per chi viene dall&#8217;altra parte del Mediterraneo, e allo stesso tempo è un monito per i governi europei; perché di fronte a mutamenti epocali siano chiamati a interrogarsi, con responsabilità , su quali politiche per l&#8217;immigrazione porre in essere. Accogliamoli tutti, parafrasando il titolo dell&#8217; ultimo libro di Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato. Non si tratta di solidarietà  paternalistica, né di cedere alla retorica del multiculturalismo. Si tratta di comprendere come governare al meglio un fenomeno politico, quello dei rifugiati che premono alle frontiere europee in cerca di accoglienza, ma soprattutto di un&#8217;altra idea di cittadinanza. LEGGI ANCHE: Cittadini, rifugiati, immigrati Rapporto sulla protezione internazionale 2015</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/07/accoglienza-in-comune-atlante-sprar-2015/">Accoglienza in Comune:  l &#8216; Atlante Sprar 2015</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un modello, questo, che se continuasse a crescere &#8211; oltre a garantire condizioni di vita migliori per i rifugiati &#8211; continuerebbe ad apportare miglioramenti all&#8217;interno dell&#8217;intero dispositivo italiano di erogazione dei servizi pubblici. In particolare, sarebbe l&#8217;intero sistema del welfare &#8211; state, dello stato sociale, a giovarsene. Riuscendo cosìad attrarre risorse, ad assumere personale qualificato e a garantire sempre più servizi. Confrontando questo assunto con i dati del Rapporto, con la fotografia, cioè, contenuta nell&#8217;<strong><a href="http://www.sprar.it/index.php?option=com_k2&amp;view=item&amp;id=45:rapporti-annuali-e-compendi-statistici-dello-sprar&amp;Itemid=553" target="_blank">Atlante Sprar2015</a></strong>, se ne ha conferma. Che esiste  &#8221; una governance positiva multilevel in tema di accoglienza &#8221;  come ha spiegato il presidente della fondazione <strong><a href="http://www.cittalia.it/" target="_blank">Cittalia</a>,</strong> Leonardo Domenici, durante la presentazione del rapporto. C&#8217;è una rete virtuosa composta da cooperative sociali, associazioni di volontariato e comuni titolari dei progetti, fatta di attori locali che interagiscono tra di loro e con il servizio centrale nazionale, attraverso la formazione, il monitoraggio e la rendicontazione delle attività  e delle spese.</p>
<p><strong>Welfare per tutti, nessuno escluso. </strong>Assistenza sanitaria, formazione, istruzione e attività  multiculturali. Quasi 300.000 nuovi servizi erogati in un anno. Ottomila figure professionali coinvolte. Si va dagli operatori sociali dell&#8217;accoglienza, ai mediatori culturali, dagli operatori legali, agli insegnanti di italiano, è l&#8217;Italia che accoglie e include; è il modello Sprar, cresciuto negli ultimi anni sia in termini quantitativi, ma anche qualitativi. Perché al di là  dei numeri, delle cifre fredde con cui, sempre più spesso, vengono affrontate le questioni che riguardano i richiedenti asilo, ci sono le storie a confermare che laddove cresce l&#8217;accoglienza giusta, crescono anche i territori, in termini di risorse e servizi offerti. Migliorando la qualità  della vita anche per i residenti.</p>
<p><strong>La giusta accoglienza. </strong>Ci sono per esempio i rifugiati e richiedenti asilo che si prendono cura del patrimonio artistico di <strong>Capua</strong>, restaurando e recuperando mobili antichi, chiese, immobili pubblici, grazie ad un progetto nato nel 2014 che ha visto la collaborazione di cittadini residenti e migranti, nella conservazione delle ricchezze storico &#8211; culturale della cittadina campana.  &#8221; Un vero e proprio laboratorio è stato avviato, con l&#8217;obiettivo di indirizzare i migranti verso percorsi altamente professionalizzanti &#8221; , cosìha raccontato il responsabile dello Sprar di Capua:  &#8221;  abbiamo coinvolto sei richiedenti asilo provenienti da Pakistan, Cameron, Nigeria e Guinea Bisseau, seguiti da un nostro operatore e da un esperto in attività  di restauro. Al momento siamo impegnati in una serie di sopralluoghi in alcune chiese antiche della città  &#8221; . In generale, l&#8217;idea è quella di mettere a sistema le diverse comunità  territoriali che ospitano i rifugiati, con i talenti e le competenze delle persone ospitate. Accade a <strong>Caltanissetta</strong>, dove è nata una speciale collaborazione tra il corpo dei vigili urbani e i rifugiati accolti nella città  siciliana. Il comandante dei vigili urbani ha manifestato la necessità  di organizzare un corso di lingua inglese rivolto al corpo della polizia municipale e si è rivolto, così, a Rahaman, giovane rifugiato proveniente dal Pakistan accolto nello SPRAR di Caltanissetta che in tal modo ha cominciato a dare lezioni di inglese al corpo dei vigili urbani perché  &#8221; voglio aiutare le altre persone. Nel mio paese sono stato un insegnante e mi piacerebbe continuare a farlo &#8221;  ha confidato Rahaman, che ogni settimana incontra venti alunni, insegnando ai vigili urbani i fondamenti della lingua inglese, con particolare riferimento alle norme del codice della strada. A <strong>Pavia</strong>, invece, la locale università  &#8211; in collaborazione con la Fondazione Cittalia e il Servizio centrale &#8211; ha destinato 14 borse di studio a giovani rifugiati accolti nei progetti della rete Sprar locale. Non soltanto. Anche il vitto e l&#8217;alloggio è garantito agli studenti, selezionati secondo criteri di merito e sulla base della conoscenza della lingua italiana e di quella inglese; in questo modo, otto profughi provenienti da Afghanistan, Cameron, Gambia, Iran, Nigeria, Togo, Turchia e Ucraina avranno la possibilità  di riprendere gli studi interrotti (perché in fuga da zone di guerra o da gravi violazioni dei diritti umani) mettendo allo stesso tempo, a sistema, in Italia, le proprie capacità  e competenze.  E&#8217;  il caso del laboratorio di giornalismo  &#8221; <strong>Temporary journalist</strong> &#8221;  attivato da uno Sprar di <strong>Bologna</strong>, un progetto che mira a far collaborare giornalisti professionisti e richiedenti asilo con due televisioni locali: TRC, prima Tv per numero di ascolti anche in Emilia Romagna e Nettuno TV, televisione ufficiale della Fortitudo Basket, punto di riferimento per l&#8217;informazione sportiva cittadina.</p>
<p><strong>Da Nord a Sud</strong>, dunque, esiste un Paese che sa accogliere.  E&#8217;  il Centro &#8211; Sud a farlo molto di più. Basti pensare che solo la Calabria, Puglia, Sicilia e il Lazio coprono da sole più della metà  dei posti messi a disposizione dal servizio centrale Sprar. Nel 2015 sono state avviate anche alcune sperimentazioni. Ovvero, le esperienze di  &#8221; accoglienza in famiglia &#8221;  attivate nei Comuni di Torino, Parma e Fidenza, che &#8211; se potenziate &#8211; potrebbero contribuire a colmare alcune lacune strutturali politiche, sociali ed economiche del nostro ordinamento, le cui mancanze ricadono in primo luogo sulle persone titolari di protezione internazionale.</p>
<p><strong>Istantanee di speranza </strong> E&#8217;  dalla fotografia dell&#8217;accoglienza italiana contenuta nell&#8217;Atlante Sprar2016 che si coglie una speranza: un desiderio di pace e libertà , per chi viene dall&#8217;altra parte del Mediterraneo, e allo stesso tempo è un monito per i governi europei; perché di fronte a mutamenti epocali siano chiamati a interrogarsi, con responsabilità , su quali politiche per l&#8217;immigrazione porre in essere.</p>
<p><strong>Accogliamoli tutti,</strong> parafrasando il titolo dell&#8217; ultimo libro di Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato. Non si tratta di solidarietà  paternalistica, né di cedere alla retorica del multiculturalismo. Si tratta di comprendere come governare al meglio un fenomeno politico, quello dei rifugiati che premono alle frontiere europee in cerca di accoglienza, ma soprattutto di un&#8217;altra idea di cittadinanza.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p><a href="http://www.labsus.org/2016/01/cittadini-rifugiati-immigrati/" target="_blank">Cittadini, rifugiati, immigrati<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2015/10/rapporto-sulla-protezione-internazionale-2015/" target="_blank">Rapporto sulla protezione internazionale 2015</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/07/accoglienza-in-comune-atlante-sprar-2015/">Accoglienza in Comune:  l &#8216; Atlante Sprar 2015</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>Comuni virtuosi: le buone pratiche di Oriolo Romano</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/11/comuni-virtuosi-le-buone-pratiche-di-oriolo-romano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2015 13:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[buone pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comuni Virtuosi]]></category>
		<category><![CDATA[oriolo romano]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento beni comuni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=27639</guid>

					<description><![CDATA[<p>In passato, il Comune di Oriolo Romano ha ricevuto il premio dell&#8217;Anci per la sostenibilità  ambientale e quello &#8221; Comuni a 5 stelle &#8221; dell&#8217;Associazione dei Comuni Virtuosi. Pochi mesi fa, invece, ha ottenuto il riconoscimento di Legambiente per il miglior comune del Lazio nella gestione dei rifiuti. In generale, dai pannelli solari montati sui tetti di tutti gli edifici pubblici e di molte abitazioni private, dalle fontane che danno acqua e latte ad ogni ora del giorno e della notte, alla raccolta porta a porta, il Comune immerso nella campagna laziale costituisce un esempio di buone prassi nell&#8217;amministrazione, ma anche di partecipazione attiva dei cittadini alla vita di comunità . A spiegarci i progetti cui ha dato vita il Comune di Oriolo Romano è Italo Carones, già  sindaco per dieci anni e attuale vicesindaco e assessore all&#8217;ambiente: &#8220;L&#8221;amministrazione sta facendo tutto ciò che è di sua competenza per stimolare il tessuto sociale oriolese: dal mercato contadino, riservato a produttori operanti massimo a 30 km dal paese, alla concessione di alcuni appezzamenti di terreni pubblici come orti solidali, alla possibilità  di adottare e curare intere zone di verde pubblico, alla facoltà  di presentare progetti per recuperare e riutilizzare spazi e beni collettivi. E&#8217; il valore della sussidiarietà  il criterio ispiratore della sua azione di governo. &#8221; E&#8217; in questa ottica &#8221; , spiega Carones &#8221; che abbiamo inteso approvare in consiglio comunale il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani. E poi aggiunge: &#8221; Quel Regolamento ci è sembrato un coronamento di quanto noi stavamo facendo, magari istituzionalizzando molte delle cose che già  avevamo messo in cantiere. Ci è sembrato, quindi, naturale adottarlo &#8221; . La deliberazione del consiglio comunale Si legge cosìnella deliberazione del consiglio comunale numero 23 del giugno scorso che l&#8217;ha istituito:   &#8221; A rendere possibile la conclusione di un patto di collaborazione tra Comune e cittadini attivi sarà  un regolamento comunale, già  adottato in altre amministrazioni locali, che inviterà  i cittadini attivi a presentare progetti di cura o di rigenerazione dei beni comuni, senza necessità  di ulteriori formalità . Uno strumento per poter rendere effettivo il principio di sussidiarietà &#8220;. Dice ancora Carones: &#8221; La nostra amministrazione da tempo ricerca un rapporto di collaborazione e condivisione con la propria comunità , a partire dalle cose più elementari fino ai progetti più strategici. Una scelta che ci ha permesso di ottenere importanti risultati &#8221; . Come detto, è in campo ambientale che sono giunti i maggiori riconoscimenti: &#8221; I risultati positivi, ottenuti in particolar modo sulla gestione dei rifiuti, siamo riusciti ad ottenerli proprio grazie a quella ricerca di condivisione e coinvolgimento che abbiamo messo in atto su ogni iniziativa che prendeva avvio &#8221; . Cita la &#8221; strategia rifiuti zero &#8221; , Italo Carones &#8221; a cui il nostro comune aderisce fin dalla nascita e che inizia a dare dei risultati importanti in termini di coinvolgimento di altre istituzioni, di imprese e di cittadini &#8221; . Insomma, e conclude &#8221; tutto ciò ci sembrava utopia, ma sta diventando una vera realtà  virtuosa &#8221; . Le voci di amministratori locali come Italo Carones sono senza dubbio quelle di chi ha saputo intraprendere scelte politiche innovative e coraggiose, stimolando allo stesso tempo la partecipazione dei cittadini. LEGGI ANCHE: I Comuni del Regolamento per i beni comuni di Labsus L&#8217;esempio dei comuni virtuosi Il principe, il rospo ed i beni comuni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/11/comuni-virtuosi-le-buone-pratiche-di-oriolo-romano/">Comuni virtuosi: le buone pratiche di Oriolo Romano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">In passato, il Comune di Oriolo Romano ha ricevuto il <a href="http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&amp;IdDett=26720" target="_blank">premio dell&#8217;Anci per la sostenibilità  ambientale</a> e quello  &#8221; Comuni a 5 stelle &#8221;  dell&#8217;Associazione dei <a href="http://comunivirtuosi.org" target="_blank">Comuni Virtuosi</a>. Pochi mesi fa, invece, ha ottenuto il riconoscimento di <a href="http://www.legambiente.it" target="_blank">Legambiente</a> per il miglior comune del Lazio nella gestione dei rifiuti. In generale, dai pannelli solari montati sui tetti di tutti gli edifici pubblici e di molte abitazioni private, dalle fontane che danno acqua e latte ad ogni ora del giorno e della notte, alla raccolta porta a porta, il Comune immerso nella campagna laziale costituisce <strong>un esempio di buone prassi nell&#8217;amministrazione, ma anche di partecipazione attiva dei cittadini alla vita di comunità </strong>.<br />
A spiegarci i progetti cui ha dato vita il Comune di Oriolo Romano è <strong>Italo Carones, già  sindaco per dieci anni e attuale vicesindaco e assessore all&#8217;ambiente</strong>:<br />
&#8220;L&#8221;amministrazione sta facendo tutto ciò che è di sua competenza per stimolare il tessuto sociale oriolese: dal mercato contadino, riservato a produttori operanti massimo a 30 km dal paese, alla concessione di alcuni appezzamenti di terreni pubblici come orti solidali, alla possibilità  di adottare e curare intere zone di verde pubblico, alla facoltà  di presentare progetti per recuperare e riutilizzare spazi e beni collettivi.<br />
<strong> E&#8217;  il valore della sussidiarietà  il criterio ispiratore della sua azione di governo</strong>.<br />
 &#8221;  E&#8217;  in questa ottica &#8221; , spiega Carones  &#8221; che abbiamo inteso approvare in consiglio comunale il <a href="http://www.labsus.org/scarica-regolamento/" target="_blank">Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani</a><em>. </em>E poi aggiunge:  &#8221; Quel Regolamento ci è sembrato un coronamento di quanto noi stavamo facendo, magari istituzionalizzando molte delle cose che già  avevamo messo in cantiere. Ci è sembrato, quindi, naturale adottarlo &#8221; .</p>
<h1>La deliberazione del consiglio comunale</h1>
<p>Si legge cosìnella <strong>deliberazione del consiglio comunale numero 23 del giugno scorso</strong> che l&#8217;ha istituito:   &#8221; <em>A rendere possibile la conclusione di un patto di collaborazione tra Comune e cittadini attivi sarà  un regolamento comunale, già  adottato in altre amministrazioni locali, che inviterà  i cittadini attivi a presentare progetti di cura o di rigenerazione dei beni comuni, senza necessità  di ulteriori formalità </em>. <em><strong>Uno strumento per poter rendere effettivo il principio di sussidiarietà </strong>&#8220;</em>.</p>
<p>Dice ancora Carones:  &#8221; La nostra amministrazione da tempo ricerca un rapporto di collaborazione e condivisione con la propria comunità , a partire dalle cose più elementari fino ai progetti più strategici. Una scelta che ci ha permesso di ottenere importanti risultati &#8221; . Come detto, è in campo ambientale che sono giunti i maggiori riconoscimenti:  &#8221; <strong>I risultati positivi</strong>, ottenuti in particolar modo sulla gestione dei rifiuti, <strong>siamo riusciti ad ottenerli proprio grazie a quella ricerca di condivisione e coinvolgimento che abbiamo messo in atto su ogni iniziativa che prendeva avvio</strong> &#8221; . Cita la  &#8221; strategia rifiuti zero &#8221; , Italo Carones  &#8221; a cui il nostro comune aderisce fin dalla nascita e che inizia a dare dei risultati importanti in termini di coinvolgimento di altre istituzioni, di imprese e di cittadini &#8221; . Insomma, e conclude  &#8221; <strong>tutto ciò ci sembrava utopia, ma sta diventando una vera realtà  virtuosa</strong> &#8221; .<br />
Le voci di amministratori locali come Italo Carones sono senza dubbio quelle di chi ha saputo intraprendere scelte politiche innovative e coraggiose, stimolando allo stesso tempo la partecipazione dei cittadini.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/04/i-comuni-de-regolamento-per-i-beni-comuni-di-labsus/">I Comuni del Regolamento per i beni comuni di Labsus</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2010/09/lesempio-dei-comuni-virtuosi/">L&#8217;esempio dei comuni virtuosi</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/10/il-principe-il-rospo-ed-i-beni-comuni/">Il principe, il rospo ed i beni comuni</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/11/comuni-virtuosi-le-buone-pratiche-di-oriolo-romano/">Comuni virtuosi: le buone pratiche di Oriolo Romano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>Oltre lo sfruttamento: l &#8216; esperienza di Radio Ghetto</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/09/oltre-lo-sfruttamento-esperienza-di-radio-ghetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 11:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=27211</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rignano garganico, pochi chilometri da Foggia. Qui sorge la città  ghetto, la bidonville dei migranti stagionali impegnati nella raccolta del pomodoro che ogni estate abitano un&#8217;immensa baraccopoli dove in più di un migliaio di persone vivono senza acqua potabile, in mezzo a rifiuti di ogni tipo, su materassi fatiscenti. &#8221; Una situazione da Medioevo &#8221; la definìqualche anno fa il presidente della Regione Nichi Vendola. Eppure è ancora lìnonostante una legge regionale, all&#8217;epoca, ne promise lo smantellamento. Anzi, all&#8217;interno si è creata una sorta di microsocietà  e di microeconomia annessa. Sono sorti bar, negozi improvvisati, officine. Esiste anche una radio partecipata, Radio Ghetto. Sta lìda quattro anni. Nata con l&#8217;obiettivo di far comunicare i lavoratori all&#8217;interno del campo, da quest&#8217;estate ha trasmesso il segnale in tutta Italia grazie alle frequenze di Radio Popolare Salento. L&#8217;idea di Radio Ghetto, hanno spiegato alcuni dei volontari che hanno dato vita al progetto &#8221; è nata all&#8217;interno della campagna &#8220;Io ci sto&#8221; e con il contributo determinante della rete Campagne in Lotta  (network nazionale formato da associazioni e centri sociali) ed ha l&#8217;obiettivo principale di portare fuori da Ghetto di Rignano Garganico le voci dei braccianti che ogni estate popolano le campagne del sud Italia per la stagione di raccolta del pomodoro &#8221; . In sostanza, è una radio autogestita che tenta di dar voce ai lavoratori migranti sfruttati delle campagne e che, tra le altre cose, ha reso possibile il dibattito intorno ai temi dello sfruttamento del lavoro e del caporalato, attraverso la costruzione di momenti collettivi di discussione.  A condurre le trasmissioni ci sono gli stessi braccianti, ragazzi tra i 20 e i 30 anni, i quali, dopo dieci ore di duro lavoro sui campi posano i cassoni di pomodori e indossano le cuffie, informandosi a vicenda sulle leggi italiane, discutendo attorno alle problematiche dei flussi migratori o semplicemente sfidandosi in lunghissimi contest di free-style e hip hop. Vengono dalla Nigeria, dal Senegal, dal Burkina Faso, dal Mali. Attraverso la radio hanno costruito uno spazio in cui riflettere, socializzare, condividere le proprie esperienze. Un luogo di condivisione e integrazione tra culture diverse. Se volete ascoltare le loro storie sintonizzatevi sulla frequenza novantasette punto zero, per ascoltare radio Ghetto, la voce multiculturale della baraccopoli di Rignano Garganico. Se volete sapere come vivono, senza luce, né gas, né acqua potabile visitate questo luogo dell&#8217;assurdo e del confinamento nell&#8217;Europa del XXI secolo, dove, anche e soprattutto grazie all&#8217;esistenza di una radio sopravvive un grande senso di comunità . LEGGI ANCHE: I migranti come risorsa nella prospettiva dell&#8217;amministrazione condivisa &#8221; Via Caffaro, via che accoglie &#8221; , a Genova i cittadini si attivano per accogliere i migranti Migranti e buona accoglienza, quando l&#8217;integrazione inizia dalla partecipazione Dalla Sicilia a Ventimiglia, viaggio nell&#8217;Italia che accoglie Migranti richiedenti asilo incontrano gli studenti di Bolzano L&#8217;immigrazione in Italia oltre gli stereotipi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/09/oltre-lo-sfruttamento-esperienza-di-radio-ghetto/">Oltre lo sfruttamento: l &#8216; esperienza di Radio Ghetto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rignano garganico</strong>, pochi chilometri da <strong>Foggia</strong>. Qui sorge la città  ghetto, la bidonville dei <strong>migranti stagionali</strong> impegnati nella raccolta del pomodoro che ogni estate abitano un&#8217;immensa baraccopoli dove in più di un migliaio di persone vivono senza acqua potabile, in mezzo a rifiuti di ogni tipo, su materassi fatiscenti.  &#8221; Una situazione da Medioevo &#8221;  la definìqualche anno fa il presidente della Regione <strong>Nichi Vendola</strong>. Eppure è ancora lìnonostante una legge regionale, all&#8217;epoca, ne promise lo smantellamento. Anzi, all&#8217;interno si è creata una sorta di microsocietà  e di microeconomia annessa. Sono sorti bar, negozi improvvisati, officine. Esiste anche una radio partecipata, <strong>Radio Ghetto</strong>.</p>
<p>Sta lìda quattro anni. Nata con l&#8217;obiettivo di far comunicare i lavoratori all&#8217;interno del campo, da quest&#8217;estate ha trasmesso il segnale in tutta Italia grazie alle frequenze di Radio Popolare Salento.<br />
L&#8217;idea di Radio Ghetto, hanno spiegato alcuni dei volontari che hanno dato vita al progetto  &#8221; è nata all&#8217;interno della campagna <a href="http://www.iocisto.org/" target="_blank">&#8220;Io ci sto&#8221;</a> e con il contributo determinante della rete <a href="http://campagneinlotta.org/" target="_blank">Campagne in Lotta</a>   (network nazionale formato da associazioni e centri sociali) ed ha l&#8217;obiettivo principale di portare fuori da Ghetto di Rignano Garganico le voci dei braccianti che ogni estate popolano le campagne del sud Italia per la stagione di raccolta del pomodoro &#8221; .<br />
In sostanza, è una radio autogestita che tenta di dar voce ai lavoratori migranti sfruttati delle campagne e che, tra le altre cose, ha reso possibile il dibattito intorno ai temi dello sfruttamento del lavoro e del caporalato, attraverso la costruzione di momenti collettivi di discussione.   A condurre le trasmissioni ci sono gli stessi braccianti, ragazzi tra i 20 e i 30 anni, i quali, dopo dieci ore di duro lavoro sui campi posano i cassoni di pomodori e indossano le cuffie, informandosi a vicenda sulle leggi italiane, discutendo attorno alle problematiche dei flussi migratori o semplicemente sfidandosi in lunghissimi contest di free-style e hip hop. Vengono dalla Nigeria, dal Senegal, dal Burkina Faso, dal Mali. Attraverso la radio hanno costruito uno spazio in cui riflettere, socializzare, condividere le proprie esperienze. Un luogo di condivisione e integrazione tra culture diverse.<br />
Se volete ascoltare le loro storie sintonizzatevi sulla <strong>frequenza novantasette punto zero</strong>, per ascoltare radio Ghetto, la voce multiculturale della baraccopoli di Rignano Garganico. Se volete sapere come vivono, senza luce, né gas, né acqua potabile visitate questo luogo dell&#8217;assurdo e del confinamento nell&#8217;Europa del XXI secolo, dove, anche e soprattutto grazie all&#8217;esistenza di una radio sopravvive un grande senso di comunità .</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/07/migranti-come-risorsa-nella-prospettiva-amministrazione-condivisa/" target="_blank">I migranti come risorsa nella prospettiva dell&#8217;amministrazione condivisa</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/07/via-caffaro-via-che-accoglie-genova-cittadini-si-attivano-per-accogliere-migranti/" target="_blank"> &#8221; Via Caffaro, via che accoglie &#8221; , a Genova i cittadini si attivano per accogliere i migranti</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/12/migranti-e-buona-accoglienza/" target="_blank">Migranti e buona accoglienza, quando l&#8217;integrazione inizia dalla partecipazione</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/06/dalla-sicilia-ventimiglia-viaggio-nellitalia-che-accoglie/" target="_blank">Dalla Sicilia a Ventimiglia, viaggio nell&#8217;Italia che accoglie</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/04/migranti-richiedenti-asilo-incontrano-gli-studenti-di-bolzano/" target="_blank">Migranti richiedenti asilo incontrano gli studenti di Bolzano</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/10/limmigrazione-italia-oltre-gli-stereotipi/" target="_blank">L&#8217;immigrazione in Italia oltre gli stereotipi</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/09/oltre-lo-sfruttamento-esperienza-di-radio-ghetto/">Oltre lo sfruttamento: l &#8216; esperienza di Radio Ghetto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Dalla Sicilia a Ventimiglia, viaggio nell &#8216; Italia che accoglie</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/06/dalla-sicilia-ventimiglia-viaggio-nellitalia-che-accoglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 18:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=25648</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Firenze c&#8217;è stata la manifestazione più importante: Unhcr, Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e Cittalia hanno organizzato sabato 20 giugno un convegno, alla presenza, tra gli altri, della Presidente della Camera Laura Boldrini e un concerto nel parco delle Cascine, presentato dalla giornalista de La7 Valentina Petrini e dall&#8217;attore Francesco Pannofino, a cui hanno aderito diversi artisti. Un momento di confronto, alternando musica ed impegno, una riflessione con al centro l&#8217;accoglienza. &#8220;No frontiere, no borders!&#8221; A Roma centinaia di associazioni, tra cui Emergency, Libera e Sbilanciamoci, si sono date appuntamento il 20 giugno in Piazza del Colosseo, al grido di &#8221; Fermiamo la strage subito! &#8221; . Insieme a loro diversi artisti e intellettuali si sono alternati sul palco, leggendo le storie dei rifugiati e dando vita a varie performance artistiche e musicali. Sempre nella capitale, dal palco di Eutropia, alla Città  dell&#8217;altra Economia, sono state tante le esperienze di inclusione ad essere andate in scena, attraverso attività  artistiche e culturali: come quella dei giovani calciatori della Liberi Nantes (un&#8217;intera squadra di calcio formata esclusivamente da rifugiati e richiedenti asilo, di cui abbiamo già  parlato) e lo spettacolo teatrale Sabbia (realizzato dai rifugiati del C.A.R.A. Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto), solo per citarne alcune. A Bologna, alla Manifattura delle Arti i &#8221; percorsi di integrazione sociale dei richiedenti asilo dopo la prima accoglienza &#8221; sono stati oggetto di un incontro organizzato dal sistema Sprar del comune, che ha organizzato anche lo spettacolo teatrale &#8221; Gli acrobati &#8221; , parte del laboratorio teatrale &#8221; Cantieri Meticci &#8221; , che vede impegnati tutto l&#8217;anno diversi rifugiati. Attivo in Italia dal 2001, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati è composto da una rete di 379 enti locali (di cui 340 comuni), che attuano su tutto il territorio nazionale 430 progetti di accoglienza, di cui 52 dedicati a minori stranieri non accompagnati e 30 riservati a persone con disagio mentale o disabilità  (dati aggiornati a giugno 2015 &#8211; Banca dati Servizio centrale dello Sprar). Si sono dati appuntamento simbolicamente a Ventimiglia attivisti delle associazioni che si battono per i diritti di cittadinanza, i centri sociali, del Nord-Est, e tanti semplici cittadini, come scrive la piattaforma multimediale Global Project.  &#8220;Siamo tutti cittadini del mondo. No frontiere! No borders!&#8221; c&#8217;era scritto su uno striscione tenuto da un gruppo di rifugiati insieme a quel Nord Italia, che non si arrende alla paura e sa essere solidale e accogliente. &#8220;Siamo andati a Ventimiglia e poi sugli scogli al confine con la Francia per far sapere a chi è accampato là  da più di una settimana che sono tante le persone solidali e che il loro percorso di disobbedienza è anche il nostro&#8221; raccontano dalla cittadina ligure, dove intanto, &#8221; è stato allestito un punto di accoglienza negli ex locali delle ferrovie dello stato e da oggi sarà  attiva la mensa mobile per 500 pasti &#8221; . Alla frontiera della Fortezza Europa continuano ad arrivare cibo, acqua e farmaci in aiuto ai rifugiati. In tal senso, a Ventimiglia, in queste ore si sta svolgendo una partita di grande umanità  e solidarietà . Roma meticcia La capitale rappresenta il nodo critico del paradigma dell&#8217;accoglienza in Italia e della sua isteria istituzionale. Un sistema e una logica basati sull&#8217;emergenza e, come raccontano diverse inchieste giudiziarie, sullo sfruttamento della vita dei migranti ai fini del massimo profitto. Ma Roma è anche, e soprattutto, una città  meticcia, la cui maggioranza di cittadini sa accogliere. Lo stanno a significare le centinaia di volontari impegnati da giorni nell&#8217;assistenza sanitaria (ma non solo) ai migranti transitanti, raccolti nei pressi della stazione Tiburtina, che accolgono le loro storie di dolore, di un viaggio lungo e faticoso, offrendo cibo, vestiti e altri generi di prima necessità . E&#8217; stato allestito nei giorni scorsi, presso il Nuovo Cinema Palazzo, in Piazza dei Sanniti, un punto di raccolta di beni di prima necessità . &#8221; Un&#8217;iniziativa per rispondere all&#8217;emergenza di questi giorni &#8221;   &#8211; dicono gli organizzatori &#8211; &#8221; ma anche l&#8217;avvio di una rete permanente della solidarietà  nel quartiere San Lorenzo: perché l&#8217;accoglienza non sia più emergenza &#8221; . Lo sanno da anni gli attivisti di Esc infomigrante che a pochi passi da lì, in via Dei Volsci, offrono assistenza legale gratuita e un impegno (anche politico) concreto a favore di chi scappa da guerre e miserie. Dunque, l&#8217;accoglienza dal basso e le pratiche di mutuo soccorso sono sempre più spesso considerate come gli unici antidoti al business nella gestione dell&#8217;immigrazione (che favorisce soltanto la non accoglienza), come ha rivelato proprio la scoperta del sistema Mafia Capitale: un sistema corruttivo che gioca sulla pelle dei migranti, una logica che vale in diversi luoghi d&#8217;Italia, frutto dell&#8217;ingordigia di quella parte della classe politica che va a braccetto con gli affaristi. Tant&#8217;è. Ma c&#8217;è anche chi, in tutto il Paese, partendo da pratiche concrete e solidali, immagina e pratica un&#8217;altra accoglienza possibile. L&#8217;Italia che accoglie E&#8217; il tema di diversi reportage pubblicati dalla rivista Redattore sociale. Si citano, in particolare due articoli: &#8220;L&#8217;Italia della buona accoglienza: ecco dove i rifugiati sono benvenuti&#8221; e &#8220;Rifugiati, quando l&#8217;integrazione funziona: 12 storie di successo&#8220;. Dalla loro lettura si apprendono storie come quella di Radio Sprar  laboratorio musicale portato avanti dall&#8217;associazione &#8220;I girasoli&#8221; che gestisce la struttura di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. &#8221; La musica come veicolo per rompere schemi e difficoltà  comunicative con gli altri &#8221; . Sempre in Sicilia, a Palermo, si racconta una storia di degna accoglienza al Centro gestito dalla Caritas in Via Altofonte &#8211; tra lezioni d&#8217;italiano e d&#8217;inglese, sport e tante iniziative culturali &#8211; palermitani e rifugiati si contaminano. Non solo in Sicilia. E&#8217; l&#8217;Italia che è piena di storie di inclusione e di degna accoglienza. Si va dai rifugiati che hanno fondato una start-up agricola tra le vigne, dove prima venivano sfruttati i migranti, agli orti urbani dove questi ultimi lavorano, rilanciando i prodotti locali. E poi rifugiati che vincono. A Napoli c&#8217;è l&#8217;Afro-Napoli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/06/dalla-sicilia-ventimiglia-viaggio-nellitalia-che-accoglie/">Dalla Sicilia a Ventimiglia, viaggio nell &#8216; Italia che accoglie</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Firenze c&#8217;è stata la manifestazione più importante: <a href="https://www.unhcr.it" target="_blank">Unhcr</a>, <a href="http://www.sprar.it" target="_blank">Sprar</a> (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e <a href="http://www.cittalia.it" target="_blank">Cittalia</a> hanno organizzato sabato 20 giugno un convegno, alla presenza, tra gli altri, della Presidente della Camera Laura Boldrini e un concerto nel parco delle Cascine, presentato dalla giornalista de La7 Valentina Petrini e dall&#8217;attore Francesco Pannofino, a cui hanno aderito diversi artisti. Un momento di confronto, alternando musica ed impegno, <strong>una riflessione con al centro l&#8217;accoglienza</strong>.</p>
<h1>&#8220;No frontiere, no borders!&#8221;</h1>
<p>A Roma centinaia di associazioni, tra cui <a href="http://www.emergency.it/index.html" target="_blank">Emergency</a>, <a href="http://www.libera.it" target="_blank">Libera</a> e <a href="http://www.sbilanciamoci.org" target="_blank">Sbilanciamoci</a>, si sono date appuntamento il 20 giugno in Piazza del Colosseo, al grido di  &#8221; <strong>Fermiamo la strage subito</strong>! &#8221; . Insieme a loro diversi artisti e intellettuali si sono alternati sul palco, leggendo le storie dei rifugiati e dando vita a varie performance artistiche e musicali. Sempre nella capitale, dal palco di Eutropia, alla <a href="http://www.cittadellaltraeconomia.org" target="_blank">Città  dell&#8217;altra Economia</a>, sono state tante le <strong>esperienze di inclusione</strong> ad essere andate in scena, attraverso attività  artistiche e culturali: come quella dei giovani calciatori della <a href="http://www.liberinantes.org" target="_blank"><i>Liberi Nantes</i></a> (un&#8217;intera squadra di calcio formata esclusivamente da rifugiati e richiedenti asilo, <a href="http://www.labsus.org/2015/04/liberi-nantes-sostenerla-e-possibile/" target="_blank">di cui abbiamo già  parlato</a>) e lo spettacolo teatrale <i>Sabbia</i> (realizzato dai rifugiati del C.A.R.A. Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto), solo per citarne alcune. A Bologna, alla <a href="http://www.manifatturadellearti.org/it/" target="_blank">Manifattura delle Arti</a> i  &#8221; percorsi di integrazione sociale dei richiedenti asilo dopo la prima accoglienza &#8221;  sono stati oggetto di un incontro organizzato dal sistema Sprar del comune, che ha organizzato anche lo spettacolo teatrale  &#8221; Gli acrobati &#8221; , parte del laboratorio teatrale  &#8221; Cantieri Meticci &#8221; , che vede impegnati tutto l&#8217;anno diversi rifugiati. Attivo in Italia dal 2001, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati è composto da una rete di 379 enti locali (di cui 340 comuni), che attuano su tutto il territorio nazionale 430 progetti di accoglienza, di cui 52 dedicati a minori stranieri non accompagnati e 30 riservati a persone con disagio mentale o disabilità  (dati aggiornati a giugno 2015 &#8211; Banca dati Servizio centrale dello Sprar).</p>
<p>Si sono dati appuntamento simbolicamente a Ventimiglia attivisti delle associazioni che si battono per i <strong>diritti di cittadinanza</strong>, i centri sociali, del Nord-Est, e tanti semplici cittadini, <a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/ventimiglia-un-20-giugno-per-la-liberta-di-movimento-contro-la-fortezza-europa/19210" target="_blank">come scrive la piattaforma multimediale Global Project</a>.  &#8220;<strong>Siamo tutti cittadini del mondo. No frontiere! No borders!</strong>&#8221; c&#8217;era scritto su uno striscione tenuto da un gruppo di rifugiati insieme a quel Nord Italia, che non si arrende alla paura e sa essere solidale e accogliente. &#8220;<em>Siamo andati a Ventimiglia e poi sugli scogli al confine con la Francia per far sapere a chi è accampato là  da più di una settimana che sono tante le persone solidali e che il loro percorso di disobbedienza è anche il nostro</em>&#8221; raccontano dalla cittadina ligure, dove intanto,  &#8221; <em>è stato allestito un punto di accoglienza negli ex locali delle ferrovie dello stato e da oggi sarà  attiva la mensa mobile per 500 pasti</em> &#8221; . Alla frontiera della <i>Fortezza Europa</i> continuano ad arrivare cibo, acqua e farmaci in aiuto ai rifugiati. In tal senso, a Ventimiglia, in queste ore si sta svolgendo <strong>una partita di grande umanità  e solidarietà </strong>.</p>
<h1>Roma meticcia</h1>
<p>La capitale rappresenta il nodo critico del paradigma dell&#8217;accoglienza in Italia e della sua isteria istituzionale. Un sistema e una logica basati sull&#8217;emergenza e, come raccontano diverse inchieste giudiziarie, sullo sfruttamento della vita dei migranti ai fini del massimo profitto. Ma <strong>Roma è anche, e soprattutto, una città  meticcia, la cui maggioranza di cittadini sa accogliere</strong>. Lo stanno a significare le centinaia di volontari impegnati da giorni nell&#8217;assistenza sanitaria (ma non solo) ai migranti transitanti, raccolti nei pressi della stazione Tiburtina, che accolgono le loro storie di dolore, di un viaggio lungo e faticoso, offrendo cibo, vestiti e altri generi di prima necessità .  E&#8217;  stato allestito nei giorni scorsi, presso il Nuovo Cinema Palazzo, in Piazza dei Sanniti, un punto di raccolta di beni di prima necessità .  &#8221; <em>Un&#8217;iniziativa per rispondere all&#8217;emergenza di questi giorni</em> &#8221;    &#8211; dicono gli organizzatori &#8211;  &#8221; <em>ma anche l&#8217;avvio di una rete permanente della solidarietà  nel quartiere San Lorenzo: perché l&#8217;accoglienza non sia più emergenza</em> &#8221; . Lo sanno da anni gli attivisti di Esc infomigrante che a pochi passi da lì, in via Dei Volsci, offrono assistenza legale gratuita e <strong>un impegno</strong> (anche politico) <strong>concreto a favore di chi scappa da guerre e miserie</strong>.</p>
<p>Dunque, l&#8217;accoglienza dal basso e le pratiche di mutuo soccorso sono sempre più spesso considerate come gli unici antidoti al business nella gestione dell&#8217;immigrazione (che favorisce soltanto la non accoglienza), come ha rivelato proprio la scoperta del sistema Mafia Capitale: un sistema corruttivo che gioca sulla pelle dei migranti, una logica che vale in diversi luoghi d&#8217;Italia, frutto dell&#8217;ingordigia di quella parte della classe politica che va a braccetto con gli affaristi. Tant&#8217;è. Ma c&#8217;è anche chi, in tutto il Paese, partendo da pratiche concrete e solidali, immagina e pratica <strong>un&#8217;altra accoglienza possibile</strong>.</p>
<h1>L&#8217;Italia che accoglie</h1>
<p> E&#8217;  il tema di diversi reportage pubblicati dalla rivista <a href="http://www.redattoresociale.it" target="_blank">Redattore sociale</a>. Si citano, in particolare due articoli: &#8220;<a href="http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/473877/L-Italia-della-buona-accoglienza-ecco-dove-i-rifugiati-sono-benvenuti" target="_blank">L&#8217;Italia della buona accoglienza: ecco dove i rifugiati sono benvenuti</a>&#8221; e &#8220;<a href="http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/486188/Rifugiati-quando-l-integrazione-funziona-12-storie-di-successo" target="_blank">Rifugiati, quando l&#8217;integrazione funziona: 12 storie di successo</a>&#8220;. Dalla loro lettura si apprendono storie come quella di <i>Radio Sprar </i>  laboratorio musicale portato avanti dall&#8217;associazione &#8220;I girasoli&#8221; che gestisce la struttura di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.  &#8221; <em>La musica come veicolo per rompere schemi e difficoltà  comunicative con gli altri</em> &#8221; . Sempre in Sicilia, a Palermo, si racconta una storia di degna accoglienza al Centro gestito dalla Caritas in Via Altofonte &#8211; tra lezioni d&#8217;italiano e d&#8217;inglese, sport e tante iniziative culturali &#8211; palermitani e rifugiati si contaminano. Non solo in Sicilia. <strong> E&#8217;  l&#8217;Italia che è piena di storie di inclusione e di degna accoglienza</strong>. Si va dai rifugiati che hanno fondato una start-up agricola tra le vigne, dove prima venivano sfruttati i migranti, agli orti urbani dove questi ultimi lavorano, rilanciando i prodotti locali. E poi rifugiati che vincono. A Napoli c&#8217;è l&#8217;<a href="http://www.afronapoli.it" target="_blank">Afro-Napoli United</a>, un&#8217;Associazione sportiva dilettantistica nata con  &#8221; <em>l&#8217;intento di adoperare il principio secondo il quale lo sport deve essere un veicolo per l&#8217;insegnamento di valori sociali ed etici ed un metodo per abbattere i tabù razziali</em> &#8221; . Il progetto è nato nell&#8217;ottobre 2009, con l&#8217;obiettivo di combattere la discriminazione e favorire la convivenza paritaria tra napoletani e migranti. Grazie ad una modifica relativa ai tesseramenti degli extracomunitari in FIGC, la squadra multietnica ha potuto prima disputare il campionato di terza categoria e poi quello di seconda categoria. Due promozioni di seguito, in un biennio appena, hanno fatto esultare un&#8217;intera comunità : quella che, migranti e non, abita i quartieri di Sanità  e Ferrovia e periferie come Mugnano, arrangiandosi negli impieghi più umili, come baristi, magazzinieri, etc. allo stesso tempo scrivendo una pagina di successo, oltre che di accoglienza degna. Storie come ce ne sono tante in Italia, dalla Sicilia a Ventimiglia.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/12/migranti-e-buona-accoglienza/" target="_blank">Migranti e buona accoglienza, quando l&#8217;integrazione inizia dalla partecipazione</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/02/migranti-e-senso-civico-castel-volturno/" target="_blank">Migranti e senso civico: Castel Volturno</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/10/limmigrazione-italia-oltre-gli-stereotipi/" target="_blank">L&#8217;immigrazione in Italia oltre gli stereotipi</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/04/migranti-richiedenti-asilo-incontrano-gli-studenti-di-bolzano/" target="_blank">Migranti richiedenti asilo incontrano gli studenti di Bolzano</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/02/migranti-diventano-volontari-civici-sesto-fiorentino/" target="_blank">I migranti diventano volontari civici a Sesto Fiorentino</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/06/migranti-si-prendono-cura-del-territorio/" target="_blank">I migranti si prendono cura del territorio</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/06/dalla-sicilia-ventimiglia-viaggio-nellitalia-che-accoglie/">Dalla Sicilia a Ventimiglia, viaggio nell &#8216; Italia che accoglie</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La favola della Liberi Nantes: sostenerla è possibile</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/04/liberi-nantes-sostenerla-e-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 13:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati politici]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; un progetto di cittadinanza inclusiva. E&#8217; un esempio reale di accoglienza degna e cooperazione tra le persone. Un&#8217;intera squadra formata esclusivamente da rifugiati e richiedenti asilo. Un esempio di cittadinanza attiva, cioè una delle pluralità  di forme organizzative attraverso le quali i cittadini agiscono come attori del policy making. E&#8217; uno dei tantissimi casi in cui i cittadini si uniscono e agiscono sulla scena pubblica per cause di interesse generale. Non è certo l&#8217;unica realtà , in Italia, che mira a diffondere attraverso lo sport i valori dell&#8217;antirazzismo, ma la Liberi Nantes è stata la prima esperienza del genere. Ormai da otto anni una realtà  considerata, la sua storia ha ispirato persino una serie Tv in trenta puntate e un film, diretto da Francesco Castellani, in cui sono raccontate le storie di meticciato ed integrazione di cui sono protagonisti gli italiani ( fondatori e sostenitori della squadra) e i tanti ventenni provenienti da paesi come l&#8217;Etiopia, la Guinea, l&#8217;Iraq, la Nigeria, in fuga da guerre e dittature, ora impegnati in un vero campionato di terza categoria, a Roma. Via Marica, zona Pietralata, Campo XXV Aprile E&#8217; qui che ha inizio il 26 ottobre 2007 la storia della Liberi Nantes, associazione il cui fine principale è consentire l&#8217;accesso gratuito alla pratica sportiva dei rifugiati e richiedenti asilo ospiti dei centri di accoglienza di Roma e provincia. Tutto ciò è stato possibile grazie all&#8217;iniziativa di un gruppo di volontari che sono stati sostenuti negli anni dal Centro Astalli, dalla Fondazione Don Luigi Di Liegro e dall&#8217;UISP ( unione italiana sport per tutti) di Roma. Persino il campo, questo piccolo &#8221; tempio del tifo &#8221; preso in condizioni fatiscenti, è stato risistemato a poco a poco da personale volontario che non percepisce, cioè, alcun tipo di compenso per il lavoro svolto all&#8217;interno dell&#8217;associazione. Il campo appare un luogo in cui le varie dimensioni della cittadinanza, sociale, istituzionale, individuale e collettiva, possono entrare in contatto, fondersi, interagire. Si tratta indubbiamente di una storia di attivismo civico, (uno dei fenomeni politico &#8211; sociali più studiati ed importanti della contemporaneità ). Non solo calcio Oltre che consentire di praticare sport a titolo gratuito ai rifugiati, l&#8217;associazione Liberi Nantes   organizza visite guidate a Roma e fuori dal suo perimetro allo scopo di contribuire a rendere meno estraneo il contesto in cui i ragazzi vivono. Poi, lezioni gratuite d&#8217;italiano per stranieri per favorire l&#8217;inclusione effettiva, e c&#8217;è anche una squadra mista, di uomini e donne, che gioca a rugby, nata con un significato fortemente socializzante. Tutto è completamente gratuito, per coloro che sono ospiti dei centri di accoglienza romani, compresi: gli indumenti da gioco, gli scarpini, le visite mediche. Cosìcome lo sono, gratis, le escursioni e la scuola d&#8217;italiano. Ovvio che tra i costi fissi ricadono anche quelli per le utenze del campo di gioco, compresi quelli per l&#8217;affitto e la manutenzione. Ecco perché &#8211; riferiscono dalla Liberi Nantes &#8211; è nata l&#8217;idea del crowdfunding, per sostenere le attività  dell&#8217;associazione, certo, ma &#8221; il crowdfunding è anche un modo per condividere e rendere più partecipato il progetto che portiamo avanti da 7 anni ininterrottamente &#8221; . Sono previste delle piccole ricompense simboliche per chi sostiene il progetto, dei gadget studiati per l&#8217;occasione, ovvero, &#8221; chi ci dona un pallone (10 euro) riceverà  un poster con le foto dei giocatori della squadra, chi ci dona un paio di scarpini (25 euro) riceverà  una t-shirt Liberi Nantes Official Supporter, chi ci dona una domenica (50 euro) riceverà  il poster stampato e la t-shirt, infine chi ci dona una speranza per il futuro campionato (100 Euro) riceverà  il pacchetto con il poster stampato, la t-shirt e la tessera di Socio Liberi Nantes &#8221; . Dal racconto di questa esperienza emerge una pratica dal basso di soddisfacimento dei diritti collettivi. E una domanda di necessaria interlocuzione con le autorità  istituzionali e con i soggetti privati per poter rendere effettivi sia i diritti dei cittadini (nessuno escluso) sia la cura dei beni comuni. L&#8217;empowerment dei soggetti in difficoltà , quali sono appunto i rifugiati. Una cosa è certa: ci sono ancora venti giorni per sostenere la favola della Liberi Nantes, ovvero per dare un calcio all&#8217;esclusione e alla miseria. LEGGI ANCHE: Lo sport schiera in campo i beni comuni Dai rioni sport popolare e di comunità  Migranti e buona accoglienza, quando l&#8217;integrazione inizia dalla partecipazione L&#8217;immigrazione in Italia oltre gli stereotipi Flussi migratori e protezione internazionale in Italia Jean Claude Mbede, il giornalista rifugiato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/04/liberi-nantes-sostenerla-e-possibile/">La favola della Liberi Nantes: sostenerla è possibile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> E&#8217;  un progetto di cittadinanza inclusiva.  E&#8217;  un esempio reale di accoglienza degna e cooperazione tra le persone. <strong>Un&#8217;intera squadra formata esclusivamente da rifugiati e richiedenti asilo.</strong> Un esempio di cittadinanza attiva, cioè una delle pluralità  di forme organizzative attraverso le quali i cittadini agiscono come attori del policy making.  E&#8217;  uno dei tantissimi casi in cui i cittadini si uniscono e agiscono sulla scena pubblica per cause di interesse generale.</p>
<p>Non è certo l&#8217;unica realtà , in Italia, che mira a diffondere attraverso lo sport i valori dell&#8217;antirazzismo, ma la Liberi Nantes è stata la prima esperienza del genere. Ormai da otto anni una realtà  considerata, la sua storia ha ispirato persino una serie Tv in trenta puntate e un film, diretto da Francesco Castellani, in cui sono raccontate le storie di meticciato ed integrazione di cui sono protagonisti gli italiani ( fondatori e sostenitori della squadra) e i tanti ventenni provenienti da paesi come l&#8217;Etiopia, la Guinea, l&#8217;Iraq, la Nigeria, in fuga da guerre e dittature, ora impegnati in un vero campionato di terza categoria, a Roma.</p>
<h1>Via Marica, zona Pietralata, Campo XXV Aprile</h1>
<p> E&#8217;  qui che ha inizio il 26 ottobre 2007 la storia della Liberi Nantes, associazione il cui fine principale è consentire l&#8217;accesso gratuito alla pratica sportiva dei rifugiati e richiedenti asilo ospiti dei centri di accoglienza di Roma e provincia. Tutto ciò è stato possibile grazie all&#8217;iniziativa di un gruppo di volontari che sono stati sostenuti negli anni dal Centro Astalli, dalla Fondazione Don Luigi Di Liegro e dall&#8217;UISP ( unione italiana sport per tutti) di Roma. Persino il campo, questo piccolo  &#8221; tempio del tifo &#8221;  preso in condizioni fatiscenti, è stato risistemato a poco a poco da personale volontario che non percepisce, cioè, alcun tipo di compenso per il lavoro svolto all&#8217;interno dell&#8217;associazione. Il campo appare un luogo in cui le varie dimensioni della cittadinanza, sociale, istituzionale, individuale e collettiva, possono entrare in contatto, fondersi, interagire. Si tratta indubbiamente di una storia di attivismo civico, (uno dei fenomeni politico &#8211; sociali più studiati ed importanti della contemporaneità ).</p>
<h1><b>Non solo calcio</b></h1>
<p>Oltre che<b> </b>consentire di praticare sport a titolo gratuito ai rifugiati, l&#8217;associazione Liberi Nantes   organizza visite guidate a Roma e fuori dal suo perimetro allo scopo di contribuire a rendere meno estraneo il contesto in cui i ragazzi vivono. Poi, lezioni gratuite d&#8217;italiano per stranieri per favorire l&#8217;inclusione effettiva, e c&#8217;è anche una squadra mista, di uomini e donne, che gioca a rugby, nata con un significato fortemente socializzante. Tutto è completamente gratuito, per coloro che sono ospiti dei centri di accoglienza romani, compresi: gli indumenti da gioco, gli scarpini, le visite mediche. Cosìcome lo sono, gratis, le escursioni e la scuola d&#8217;italiano. Ovvio che tra i costi fissi ricadono anche quelli per le utenze del campo di gioco, compresi quelli per l&#8217;affitto e la manutenzione.</p>
<p>Ecco perché &#8211; riferiscono dalla Liberi Nantes &#8211; è nata l&#8217;idea del crowdfunding, per sostenere le attività  dell&#8217;associazione, certo, ma  &#8221; il crowdfunding è anche un modo per condividere e rendere più partecipato il progetto che portiamo avanti da 7 anni ininterrottamente &#8221; . Sono previste delle piccole ricompense simboliche per chi sostiene il progetto, dei gadget studiati per l&#8217;occasione, ovvero,  &#8221; chi ci dona un pallone (10 euro) riceverà  un poster con le foto dei giocatori della squadra, chi ci dona un paio di scarpini (25 euro) riceverà  una t-shirt Liberi Nantes Official Supporter, chi ci dona una domenica (50 euro) riceverà  il poster stampato e la t-shirt, infine chi ci dona una speranza per il futuro campionato (100 Euro) riceverà  il pacchetto con il poster stampato, la t-shirt e la tessera di Socio Liberi Nantes &#8221; .</p>
<p>Dal racconto di questa esperienza emerge una pratica dal basso di soddisfacimento dei diritti collettivi. E una domanda di necessaria interlocuzione con le autorità  istituzionali e con i soggetti privati per poter rendere effettivi sia i diritti dei cittadini (nessuno escluso) sia la cura dei beni comuni. L&#8217;empowerment dei soggetti in difficoltà , quali sono appunto i rifugiati. Una cosa è certa: ci sono ancora venti giorni per sostenere la favola della Liberi Nantes, ovvero per dare un calcio all&#8217;esclusione e alla miseria.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a style="line-height: 1.714285714; font-size: 1rem;" href="http://www.labsus.org/2013/08/lo-sport-schiera-in-campo-i-beni-comuni/" target="_blank">Lo sport schiera in campo i beni comuni</a></li>
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<li><a style="line-height: 1.714285714; font-size: 1rem;" title="L'immigrazione in Italia oltre stereotipi" href="http://www.labsus.org/2014/10/limmigrazione-italia-oltre-gli-stereotipi/" target="_blank">L&#8217;immigrazione in Italia oltre gli stereotipi</a></li>
<li><a style="line-height: 1.714285714; font-size: 1rem;" title="Flussi migratori e protezione internazionale in Italia" href="http://www.labsus.org/2014/12/flussi-migratori-e-protezione-internazionale-italia/" target="_blank">Flussi migratori e protezione internazionale in Italia</a></li>
<li><a style="line-height: 1.714285714; font-size: 1rem;" title="Jean Claude Mbede, il giornalista rifugiato" href="http://www.labsus.org/2013/11/jean-claude-mbede-il-giornalista-rifugiato/" target="_blank">Jean Claude Mbede, il giornalista rifugiato</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/04/liberi-nantes-sostenerla-e-possibile/">La favola della Liberi Nantes: sostenerla è possibile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>àˆ on-line l&#8217;Atlante italiano dei conflitti ambientali</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/03/e-on-line-atlante-italiano-dei-conflitti-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 13:03:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=23338</guid>

					<description><![CDATA[<p>Così, da Brescia a Casal Monferrato, da Taranto alla Terra Dei   Fuochi, dal Vaiont alla Val D&#8217;Agri, è una mappa dell&#8217;ingiustizia ambientale quella cartografata dal Cdca (centro di documentazione dei conflitti ambientali) di Roma, con il concorso attivo dell&#8217;associazione A Sud, e grazie ai saperi e alle competenze messi a disposizione da una fitta rete di soggetti ed organizzazioni. E&#8217; uno strumento di ricerca, l&#8217;Atlante, in continuo aggiornamento. Ha un corposo archivio da mettere in disposizione per chiunque (docenti, giornalisti, studenti, istituzioni pubbliche) abbia a cuore la salute delle persone e la salvaguardia dei territori. E ha già  destato notevole interesse ed attenzione, a soli pochi giorni dal lancio ufficiale, avvenuto venerdì13 marzo in un&#8217; affollatissima sala della libreria Fandango in Via dei Prefetti a Roma. All&#8217;incontro hanno preso parte, tra gli altri, Joan Martinez Alier, Economista, del Dipartimento di Economia Ecologica UAB &#8211; Univ. Autonoma Barcellona, Roberta Pirastu, Vicepresidente dell&#8217;Associazione Italiana Epidemiologia e membro dell&#8217;equipe di ricerca che ha redatto lo Studio epidemiologico Sentieri, Marco Cervino, fisico del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR, Ferdinando Laghi vicepresidente dell&#8217; ISDE &#8211; Medici per l&#8217;Ambiente, e il giornalista già  caporedattore di RaiNews 24 Maurizio Torrealta. E&#8217; stata Marianna Stori, ricercatrice del Cdca a spiegare analiticamente il funzionamento dell&#8217;Atlante: &#8221; che non è solo un elenco delle singole vertenze in atto, ma un vero e proprio strumento di conoscenza, da condividere &#8221; . Marica Di Pierri, presidente del Centro Documentazione Conflitti Ambientali &#8211; che ha introdotto e moderato l&#8217;incontro &#8211; ha tenuto a sottolineare l&#8217;importante ruolo di expertise svolto dalle varie comunità  territoriali che hanno collaborato alla mappatura dei conflitti ambientali contenuti nell&#8217;Atlante. Sono già  oltre cento i casi di ingiustizia censiti, grazie al lavoro sinergico tra ricercatori e comitati. Tra questi ultimi, molti hanno preso parola durante l&#8217;iniziativa pubblica: il Forum Italiano Movimenti per l&#8217;Acqua, il Coordinamento Nazionale No Triv, la Rete Stop Biocidio, Comitato No Muos Niscemi, solo per citarne alcuni. L&#8217;Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali è parte del progetto di ricerca internazionale Ejolt finanziato dalla Commissione europea, che ha coinvolto oltre una ventina tra partner accademici e istituti di ricerca. E&#8217; parte, dunque, dell&#8217;Atlante globale della giustizia ambientale: &#8221; uno strumento fondamentale, perché favorendo le relazioni tra i vari conflitti ambientali aiuta anche nella ricerca di possibili soluzioni &#8221; secondo quanto ha spiegato Marco Cervino, ricercatore all&#8217;istituto di scienze dell&#8217;atmosfera e del clima del Cnr. I conflitti ambientali e la loro interconnessione storica e geografica. Ecco il perché di un Atlante, una mappa che raccolga storie di devastazione e saccheggio ambientale, ma anche esperienze di cittadinanza attiva nella gestione alternativa delle risorse e dei territori, mostrando come &#8211; proprio all&#8217;interno di tali conflitti &#8211; siano nate alcune tra le forme di partecipazione democratica, ipotesi di ricerca sociale ed attivismo politico tra le più interessanti degli ultimi trent&#8217; anni. LEGGI ANCHE: Il territorio bene comune degli italiani Il territorio bene comune Paesaggio Costituzione cemento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/03/e-on-line-atlante-italiano-dei-conflitti-ambientali/">àˆ on-line l&#8217;Atlante italiano dei conflitti ambientali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Così, da Brescia a <a href="http://www.labsus.org/2013/07/a-mirabello-monferrato-la-bonifica-dellamianto-la-fanno-i-cittadini/" target="_blank">Casal Monferrato</a>, da Taranto alla Terra Dei   Fuochi, dal Vaiont alla Val D&#8217;Agri, è una mappa dell&#8217;ingiustizia ambientale quella cartografata dal <strong>Cdca (centro di documentazione dei conflitti ambientali) di Roma, con il concorso attivo dell&#8217;associazione A Sud</strong>, e grazie ai saperi e alle competenze messi a disposizione da una fitta rete di soggetti ed organizzazioni.  E&#8217;  uno strumento di ricerca, l&#8217;Atlante, in continuo aggiornamento. Ha un corposo archivio da mettere in disposizione per chiunque (docenti, giornalisti, studenti, istituzioni pubbliche) abbia a cuore la salute delle persone e la salvaguardia dei territori. E ha già  destato notevole interesse ed attenzione, a soli pochi giorni dal lancio ufficiale, avvenuto venerdì13 marzo in un&#8217; affollatissima sala della libreria Fandango in Via dei Prefetti a Roma.</p>
<p>All&#8217;incontro hanno preso parte, tra gli altri, Joan Martinez Alier, Economista, del Dipartimento di Economia Ecologica UAB &#8211; Univ. Autonoma Barcellona, Roberta Pirastu, Vicepresidente dell&#8217;Associazione Italiana Epidemiologia e membro dell&#8217;equipe di ricerca che ha redatto lo Studio epidemiologico Sentieri, Marco Cervino, fisico del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR, Ferdinando Laghi vicepresidente dell&#8217; ISDE &#8211; Medici per l&#8217;Ambiente, e il giornalista già  caporedattore di RaiNews 24 Maurizio Torrealta.</p>
<p> E&#8217;  stata Marianna Stori, ricercatrice del Cdca a spiegare analiticamente il funzionamento dell&#8217;Atlante:  &#8221; che non è solo un elenco delle singole vertenze in atto, ma un vero e proprio strumento di conoscenza, da condividere &#8221; . Marica Di Pierri, presidente del Centro Documentazione Conflitti Ambientali &#8211; che ha introdotto e moderato l&#8217;incontro &#8211; ha tenuto a sottolineare <strong>l&#8217;importante ruolo di expertise svolto dalle varie comunità  territoriali che hanno collaborato alla mappatura dei conflitti ambientali contenuti nell&#8217;Atlante</strong>. <strong>Sono già  oltre cento i casi di ingiustizia censiti</strong>, grazie al lavoro sinergico tra ricercatori e comitati. Tra questi ultimi, molti hanno preso parola durante l&#8217;iniziativa pubblica: il Forum Italiano Movimenti per l&#8217;Acqua, il Coordinamento Nazionale No Triv, la Rete Stop Biocidio, Comitato No Muos Niscemi, solo per citarne alcuni.</p>
<p>L&#8217;Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali è parte del progetto di ricerca internazionale Ejolt finanziato dalla Commissione europea, che ha coinvolto oltre una ventina tra partner accademici e istituti di ricerca.  E&#8217;  parte, dunque, dell&#8217;Atlante globale della giustizia ambientale:  &#8221; <strong>uno strumento fondamentale, perché favorendo le relazioni tra i vari conflitti ambientali aiuta anche nella ricerca di possibili soluzioni</strong> &#8221;  secondo quanto ha spiegato Marco Cervino, ricercatore all&#8217;istituto di scienze dell&#8217;atmosfera e del clima del Cnr.<br />
I conflitti ambientali e la loro interconnessione storica e geografica. Ecco il perché di un Atlante, una mappa che raccolga storie di devastazione e saccheggio ambientale, ma anche esperienze di cittadinanza attiva nella gestione alternativa delle risorse e dei territori, mostrando come &#8211; proprio all&#8217;interno di tali conflitti &#8211; siano nate alcune tra le forme di partecipazione democratica, ipotesi di ricerca sociale ed attivismo politico tra le più interessanti degli ultimi trent&#8217; anni.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/03/e-on-line-atlante-italiano-dei-conflitti-ambientali/">àˆ on-line l&#8217;Atlante italiano dei conflitti ambientali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Foia4Italy, in Parlamento la proposta di legge per l&#8217;accesso agli atti amministrativi</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/03/foia4italy-parlamento-la-proposta-di-legge-per-laccesso-agli-atti-amministrativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2015 09:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[atti amministrativi]]></category>
		<category><![CDATA[diritto accesso]]></category>
		<category><![CDATA[Foia4Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Open data]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>#Foia4Italy è l&#8217;acronimo di Freedom of information act, un tipo di legge che oggi, in almeno 100 paesi, regola l&#8217;accesso all&#8217;informazione. Lo scorso 18 febbraio i rappresentanti di F4I hanno portato a Roma la loro proposta di legge: tra le associazioni riunite nella sala Aldo Moro del Palazzo dei Gruppi, anche i rappresnetanti di Action Aid, Libera, Stati Generali dell&#8217;innovazione e Diritto di sapere. Tanti gli attivisti e i promotori di Foia4Italy; Rosy Battaglia, blogger, giornalista, fondatrice di Cittadini reattivi (una piattaforma di inchiesta multimediale, nata nel 2013, per documentare l&#8217;impegno di quei cittadini italiani che si battono per uno sviluppo sostenibile, a misura dell&#8217;uomo e dell&#8217;ambiente) e Guido Romeo &#8211;  co-fondatore dell&#8217;associazione no-profit Diritto di sapere e data&#38;business editor di Wired Italia &#8211; hanno spiegato a Labsus l&#8217;idea e gli obiettivi del progetto. Cos&#8217;è Foia4Italy? L&#8217;idea di Foia4Italy è semplice. Giusto un anno fa, il 24 febbraio 2014, in un discorso al Senato, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva dichiarato di voler dare all&#8217;Italia ben più di un Foia. &#8221; Noi l&#8217;abbiamo preso in parola &#8221; &#8211; dice Rosy Battaglia &#8211; &#8221; infatti abbiamo scritto una proposta che possa introdurre, finalmente, anche nel nostro Paese, una legge evoluta sull&#8217;accesso all&#8217;informazione, adeguandoci cosìagli oltre cento Stati in tutto il mondo che ne sono già  provvisti &#8221; . &#8220;Una disposizione normativa, il Foia, che se approvata &#8211; continua la blogger &#8211; consentirà  a chiunque di poter conoscere tutti gli atti, documenti e dati formati e detenuti dalle Pubbliche amministrazioni, con poche e tassative eccezioni &#8221; . La legge 241/1990 e il Freedom of information act Oggi in Italia l&#8217;accesso agli atti amministrativi è disciplinato dalla legge 241/1990, considerata una delle norme in materia più restrittive d&#8217;Europa, la quale prevede che l&#8217;accesso possa essere richiesto solo da chi &#8221; vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti &#8221; . In questo senso, invece, il Freedom of information act considera, già  nel primo articolo di cui si compone il testo, il diritto all&#8217;accesso come uno strumento per assicurare la più ampia conoscenza dei documenti, delle informazioni e dei dati, formati, detenuti o comunque in possesso delle pubbliche amministrazioni &#8220;il cui corretto soddisfacimento, &#8211; si legge ancora all&#8217;articolo 1 Finalità  delle disposizioni in materia di libertà  di informazione, diritto di accesso e trasparenza &#8211; contribuisce alla garanzia e alla promozione delle libertà  individuali e collettive, oltre che dei diritti civili, politici e sociali. Integrando allo stesso tempo il diritto ad una buona amministrazione, aperta e al servizio del cittadino &#8221; . Inoltre, al comma quarto dello stesso articolo è previsto che lo stesso diritto di accesso possa costituire &#8221; livello essenziale di prestazione, ai sensi dell&#8217;art. 117, secondo comma, lettera m, della Costituzione &#8221; , laddove si prevede che sia garantita la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale. I principali punti del Foia Dei dieci punti di cui si compone il testo della proposta di legge, uno dei più importanti, secondo Guido Romeo, è &#8221; l&#8217;articolo 5 che ribalta il rapporto tra istituzioni e cittadino a favore di quest&#8217;ultimo &#8221; . Infatti, con esso si tutela il diritto alla trasparenza prevedendo che le barriere all&#8217;accesso debbano essere poche, chiare e tassative: segreto di stato, sicurezza nazionale e restrizioni imposte dalla normativa in materia di protezione dei dati personali. Non solo. Contro il diniego dell&#8217;accesso, espresso o tacito, al comma 2 è previsto che il richiedente potrà  presentare ricorso all&#8217;Autorità  nazionale anticorruzione, che a sua volta potrà  ordinare all&#8217;amministrazione che lo ha opposto (il diniego) di consentirne l&#8217;accesso. &#8221; Sarà  cosìl&#8217;amministrazione &#8211; se intenderà  negare l&#8217;accesso all&#8217;informazione o al documento &#8211; a dover provare l&#8217;esistenza di ragioni (previste per legge) che impediscano di soddisfare la richiesta del cittadino &#8221; , ha proseguito Romeo. E&#8217; qui che avviene il ribaltamento dei rapporti tra cittadini e amministrazione: in questo modo, dunque, non sarà  più chi richiede l&#8217;accesso agli atti a dover dimostrare il proprio interesse a conoscere un determinato dato o documento. L&#8217;impegno di Diritto di sapere Proprio da pochi giorni, l&#8217;associazione Diritto di sapere &#8211; dopo aver dato vita in passato ad un manuale per l&#8217;accesso ai dati, rivolto sia ai giornalisti che a tutti i cittadini &#8211; ha trasformato il proprio blog in una vera e propria piattaforma multimediale dedicata alle richieste di accesso alle amministrazione pubbliche italiane. Monitorando gli eventuali dinieghi delle pubbliche amministrazioni ma soprattutto aiutando il cittadino nelle richieste, attraverso il servizio predisposto sul sito di Diritto di sapere. Su di un punto, infine, Battaglia e Romeo sono particolarmente concordi: sull&#8217;urgenza di poter accedere &#8221; ai dati ambientali e sanitari che ci riguardano &#8221; , dicono. &#8221; Perché è un bisogno fondamentale che va soddisfatto per attivare trasparenza e sostenere il monitoraggio civico &#8221; . Come anche Labsus da tempo sostiene, l&#8217;informazione e la conoscenza devono essere considerati dei beni comuni. E&#8217; per questo che il libero accesso alle informazioni rappresenta un bisogno impellente per tutti coloro che siano desiderosi di promuovere il progresso civile ed economico delle comunità  nonché la partecipazione democratica. LEGGI ANCHE: L&#8217;Open Government nei Comuni: c&#8217;è ancora tanto da fare Open data beni comuni. Ma solo con amministrazioni aperte e competenti Per l&#8217;Italia serve un Open Government Plan Open data, anche l&#8217;Italia presenta il suo piano nazionale &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/03/foia4italy-parlamento-la-proposta-di-legge-per-laccesso-agli-atti-amministrativi/">Foia4Italy, in Parlamento la proposta di legge per l&#8217;accesso agli atti amministrativi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>#Foia4Italy</strong> è l&#8217;acronimo di <strong>Freedom of information act</strong>, un tipo di legge che oggi, in almeno 100 paesi, regola l&#8217;accesso all&#8217;informazione. Lo scorso 18 febbraio i rappresentanti di F4I hanno portato a Roma la loro <a href="http://www.foia4italy.it/un-foia-per-litalia/" target="_blank">proposta di legge</a>: tra le associazioni riunite nella sala Aldo Moro del Palazzo dei Gruppi, anche i rappresnetanti di Action Aid, Libera, Stati Generali dell&#8217;innovazione e Diritto di sapere.<br />
Tanti gli attivisti e i promotori di <strong>Foia4Italy;</strong> <strong>Rosy Battaglia</strong>, blogger, giornalista, fondatrice di <strong><a href="http://www.cittadinireattivi.it/" target="_blank">Cittadini reattivi</a></strong> (una piattaforma di inchiesta multimediale, nata nel 2013, per documentare l&#8217;impegno di quei cittadini italiani che si battono per uno sviluppo sostenibile, a misura dell&#8217;uomo e dell&#8217;ambiente) e <strong>Guido Romeo </strong>&#8211;  co-fondatore dell&#8217;associazione no-profit <a href="https://dirittodisapere.it" target="_blank">Diritto di sapere</a> e data&amp;business editor di <strong>Wired Italia</strong> &#8211; hanno spiegato a Labsus l&#8217;idea e gli obiettivi del progetto.</p>
<h1>Cos&#8217;è Foia4Italy?</h1>
<p>L&#8217;idea di Foia4Italy è semplice. Giusto un anno fa, il 24 febbraio 2014, in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=YZNf62DlmJ4 " target="_blank">discorso al Senato</a>, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva dichiarato di voler dare all&#8217;Italia ben più di un Foia.  &#8221; Noi l&#8217;abbiamo preso in parola &#8221;  &#8211; dice Rosy Battaglia &#8211;  &#8221; infatti abbiamo scritto una proposta che possa introdurre, finalmente, anche nel nostro Paese, una legge evoluta sull&#8217;accesso all&#8217;informazione, adeguandoci cosìagli oltre cento Stati in tutto il mondo che ne sono già  provvisti &#8221; . &#8220;Una disposizione normativa, il Foia, che se approvata &#8211; continua la blogger &#8211; consentirà  a chiunque di poter conoscere tutti gli atti, documenti e dati formati e detenuti dalle Pubbliche amministrazioni, con poche e tassative eccezioni &#8221; .</p>
<h1>La legge 241/1990 e il Freedom of information act</h1>
<p>Oggi in Italia l&#8217;<strong>accesso agli atti amministrativi</strong> è disciplinato dalla<strong> legge 241/1990</strong>, considerata una delle norme in materia più restrittive d&#8217;Europa, la quale prevede che l&#8217;accesso possa essere richiesto solo da chi  &#8221; <strong>vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti</strong> &#8221; . In questo senso, invece, il <strong>Freedom of information act</strong> considera, già  nel primo articolo di cui si compone il testo, il diritto all&#8217;accesso come uno strumento per assicurare la più ampia conoscenza dei documenti, delle informazioni e dei dati, formati, detenuti o comunque in possesso delle pubbliche amministrazioni &#8220;il cui corretto soddisfacimento, &#8211; si legge ancora all&#8217;articolo 1<em> Finalità  delle disposizioni in materia di libertà  di informazione, diritto di accesso e trasparenza</em> &#8211; contribuisce alla garanzia e alla promozione delle libertà  individuali e collettive, oltre che dei diritti civili, politici e sociali. Integrando allo stesso tempo il diritto ad una buona amministrazione, aperta e al servizio del cittadino &#8221; . Inoltre, al comma quarto dello stesso articolo è previsto che lo stesso diritto di accesso possa costituire  &#8221; <strong>livello essenziale di prestazione, ai sensi dell&#8217;art. 117, secondo comma, lettera m, della Costituzione</strong> &#8221; , laddove si prevede che sia garantita la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale.</p>
<h1>I principali punti del Foia</h1>
<p>Dei dieci punti di cui si compone il testo della proposta di legge, uno dei più importanti, secondo <strong>Guido Romeo</strong>, è  &#8221; l&#8217;articolo 5 che ribalta il rapporto tra istituzioni e cittadino a favore di quest&#8217;ultimo &#8221; . Infatti, con esso si tutela il <strong>diritto alla trasparenza</strong> prevedendo che le barriere all&#8217;accesso debbano essere poche, chiare e tassative: segreto di stato, sicurezza nazionale e restrizioni imposte dalla normativa in materia di protezione dei dati personali. Non solo. Contro il diniego dell&#8217;accesso, espresso o tacito, al comma 2 è previsto che il richiedente potrà  presentare ricorso all&#8217;Autorità  nazionale anticorruzione, che a sua volta potrà  ordinare all&#8217;amministrazione che lo ha opposto (il diniego) di consentirne l&#8217;accesso.  &#8221; Sarà  cosìl&#8217;amministrazione &#8211; se intenderà  negare l&#8217;accesso all&#8217;informazione o al documento &#8211; a dover provare l&#8217;esistenza di ragioni (previste per legge) che impediscano di soddisfare la richiesta del cittadino &#8221; , ha proseguito Romeo.  E&#8217;  qui che avviene il <strong>ribaltamento dei rapporti tra cittadini e amministrazione</strong>: in questo modo, dunque, non sarà  più chi richiede l&#8217;accesso agli atti a dover dimostrare il proprio interesse a conoscere un determinato dato o documento.</p>
<h1>L&#8217;impegno di Diritto di sapere</h1>
<p>Proprio da pochi giorni, l&#8217;associazione <strong>Diritto di sapere</strong> &#8211; dopo aver dato vita in passato ad un manuale per l&#8217;accesso ai dati, rivolto sia ai giornalisti che a tutti i cittadini &#8211; ha trasformato il proprio blog in una vera e propria piattaforma multimediale dedicata alle richieste di accesso alle amministrazione pubbliche italiane. Monitorando gli eventuali dinieghi delle pubbliche amministrazioni ma soprattutto aiutando il cittadino nelle richieste, attraverso il <a href="https://chiedi.dirittodisapere.it/" target="_blank">servizio predisposto sul sito di Diritto di sapere</a>.<br />
Su di un punto, infine, Battaglia e Romeo sono particolarmente concordi: sull&#8217;urgenza di poter accedere  &#8221; ai dati ambientali e sanitari che ci riguardano &#8221; , dicono.  &#8221; Perché è un bisogno fondamentale che va soddisfatto per attivare trasparenza e sostenere il monitoraggio civico &#8221; .</p>
<p>Come anche <strong>Labsus</strong> da tempo sostiene, l&#8217;informazione e la conoscenza devono essere considerati dei <a href="http://www.labsus.org/2014/08/open-data-beni-comuni-ma-solo-con-amministrazioni-aperte-e-competenti/" target="_blank"><strong>beni comuni</strong></a>.  E&#8217;  per questo che il libero accesso alle informazioni rappresenta un bisogno impellente per tutti coloro che siano desiderosi di promuovere il progresso civile ed economico delle comunità  nonché la partecipazione democratica.</p>
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<li><a href="http://www.labsus.org/2014/07/open-government-nei-comuni-ce-ancora-tanto-da-fare/" target="_blank">L&#8217;Open Government nei Comuni: c&#8217;è ancora tanto da fare</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/08/open-data-beni-comuni-ma-solo-con-amministrazioni-aperte-e-competenti/" target="_blank">Open data beni comuni. Ma solo con amministrazioni aperte e competenti</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/03/per-litalia-serve-un-open-government-plan/" target="_blank">Per l&#8217;Italia serve un Open Government Plan</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/11/open-data-anche-litalia-presenta-il-suo-piano-nazionale/" target="_blank">Open data, anche l&#8217;Italia presenta il suo piano nazionale</a></li>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/03/foia4italy-parlamento-la-proposta-di-legge-per-laccesso-agli-atti-amministrativi/">Foia4Italy, in Parlamento la proposta di legge per l&#8217;accesso agli atti amministrativi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Abitare i Paduli: una best practice made in Puglia</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/02/abitare-paduli-una-best-practice-made-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano De Monte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 15:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[comunità  locali]]></category>
		<category><![CDATA[Paduli]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione del territorio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=22353</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ora, quella che è senza dubbio una delle esperienze più virtuose nella tutela del territorio che abbiamo in Italia, il Parco Paduli, è il solo candidato del nostro Paese al Premio del paesaggio promosso dal Consiglio d&#8217;Europa. Perché &#8221; il progetto emerge come concreta e positiva applicazione dei principi della Convenzione Europea del Paesaggio per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale &#8221; , si legge nella nota con cui il Ministero dei beni e delle attività  culturali e del turismo (MIBACT) dà  notizia del prestigioso riconoscimento.  Giunto per aver valorizzato complessivamente le molteplici espressioni della storia e dell&#8217;identità  dei luoghi, sia con profonda attenzione al patrimonio materiale (soprattutto gli antichi aggregati urbani, le cripte, le masserie e le altre architetture rurali tradizionali) che a quello immateriale (musiche popolari, antiche e nuove conoscenze agronomiche, specificità  linguistiche). Ma non solo: anche per aver ideato modalità  di comunicazione capaci di coinvolgere le comunità  locali, integrandole allo stesso tempo con stimoli provenienti dall&#8217;esterno, e per aver sperimentato con successo forme di &#8221; turismo dolce &#8221; , che hanno fatto della zona dei Paduli un sistema di accoglienza eco-sostenibile. Il Paduli, la progettazione dal basso, e molto altro ancora Siamo nel basso Salento, tra Adriatico e Mar Jonio, all&#8217;interno delle cosiddette Terre di Mezzo. Un sistema di piccoli borghi rurali circondati da maestosi ulivi secolari. E&#8217; qui che ha sede il Paduli, lungo un unico uliveto che si estende per poco più di cinquemila ettari, &#8221; abbracciando &#8221; dieci comuni: Botrugno, Giuggianello, Maglie, Muro Leccese, Nociglia, Sanarica, San Cassiano, Scorrano, Supersano, e infine, Surano. Da queste parti, sotto la lente fascinosa degli antichi muretti a secco e dei colori maestosi che restituiscono queste terre fertili, si sta cercando di coniugare il turismo sostenibile e l&#8217;agricoltura rispettosa dell&#8217;ambiente con la partecipazione degli abitanti. Grazie a quello che rimane, innanzitutto, un esempio di progettazione dal basso, il progetto Abitare i Paduli, appunto, che è coordinato sin dal 2003 dall&#8217;associazione di professionisti Lua (Laboratorio Urbano Aperto). Si tratta di un parco agricolo multifunzionale che ben prima della sua stessa istituzione aveva già  iniziato a vivere, ancor prima di ottenere un riconoscimento formale dalla Regione Puglia. Il Parco mette a disposizione dei suoi visitatori: biciclette e guide turistiche, un servizio di albergo diffuso esterno, composto dalle antiche abitazioni rurali, un sistema di alloggi temporanei biodegradabili &#8211; se si decide di trascorrere la notte a contatto con la natura &#8211; oltre che diverse altre proposte escursionistiche divenute già  parte integrante dei percorsi naturalistici promossi dagli enti turistici territoriali. Resta centrale, nel percorso di sviluppo del parco agricolo multifunzionale, la produzione di olio extravergine di oliva, che ha ottenuto diversi premi internazionali. E poi, d&#8217;estate, anche un concorso letterario, &#8220;Raccontare i Paduli&#8220;, che seleziona le migliori opere letterarie che abbiano come sfondo narrativo questi luoghi, dove la dimensione materiale e immateriale delle risorse si fondono nell&#8217;amore per il territorio, ma non solo. LEGGI ANCHE: Contro il degrado civile. Paesaggio e democrazia Paesaggio Costituzione cemento Il territorio bene comune Al lavoro per il Parco dalla &#8221; grande bellezza &#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/02/abitare-paduli-una-best-practice-made-puglia/">Abitare i Paduli: una best practice made in Puglia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ora, quella che è senza dubbio una delle esperienze più virtuose nella <strong>tutela del territorio</strong> che abbiamo in Italia, il <strong>Parco Paduli</strong>, è il solo candidato del nostro Paese al <strong>Premio del paesaggio</strong> promosso dal <strong>Consiglio d&#8217;Europa</strong>. Perché  &#8221; il progetto emerge come concreta e positiva applicazione dei principi della Convenzione Europea del Paesaggio per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale &#8221; , si legge nella nota con cui il Ministero dei beni e delle attività  culturali e del turismo (MIBACT) dà  notizia del prestigioso riconoscimento.  Giunto per aver valorizzato complessivamente le molteplici espressioni della storia e dell&#8217;<strong>identità  dei luoghi</strong>, sia<strong> con profonda attenzione al patrimonio materiale</strong> (soprattutto gli antichi aggregati urbani, le cripte, le masserie e le altre architetture rurali tradizionali) <strong>che a quello immateriale</strong> (musiche popolari, antiche e nuove conoscenze agronomiche, specificità  linguistiche). Ma non solo: anche per aver ideato modalità  di comunicazione capaci di coinvolgere le <strong>comunità  locali</strong>, integrandole allo stesso tempo con stimoli provenienti dall&#8217;esterno, e per aver sperimentato con successo forme di  &#8221; turismo dolce &#8221; , che hanno fatto della zona dei Paduli un sistema di accoglienza eco-sostenibile.</p>
<h1>Il Paduli, la progettazione dal basso, e molto altro ancora</h1>
<p>Siamo nel <strong>basso Salento</strong>, tra Adriatico e Mar Jonio, all&#8217;interno delle cosiddette Terre di Mezzo. Un sistema di piccoli borghi rurali circondati da maestosi ulivi secolari.  E&#8217;  qui che ha sede il Paduli, lungo un unico uliveto che si estende per poco più di cinquemila ettari,  &#8221; abbracciando &#8221;  dieci comuni: Botrugno, Giuggianello, Maglie, Muro Leccese, Nociglia, Sanarica, San Cassiano, Scorrano, Supersano, e infine, Surano. Da queste parti, sotto la lente fascinosa degli antichi muretti a secco e dei colori maestosi che restituiscono queste terre fertili, si sta cercando di coniugare il turismo sostenibile e l&#8217;agricoltura rispettosa dell&#8217;ambiente con la partecipazione degli abitanti. Grazie a quello che rimane, innanzitutto, un esempio di progettazione dal basso, il progetto Abitare i Paduli, appunto, che è coordinato sin dal 2003 dall&#8217;associazione di professionisti Lua (<strong>Laboratorio Urbano Aperto</strong>). Si tratta di un parco agricolo multifunzionale che ben prima della sua stessa istituzione aveva già  iniziato a vivere, ancor prima di ottenere un riconoscimento formale dalla Regione Puglia. Il Parco mette a disposizione dei suoi visitatori: biciclette e guide turistiche, un servizio di albergo diffuso esterno, composto dalle antiche abitazioni rurali, un sistema di alloggi temporanei biodegradabili &#8211; se si decide di trascorrere la notte a contatto con la natura &#8211; oltre che diverse altre proposte escursionistiche divenute già  parte integrante dei percorsi naturalistici promossi dagli enti turistici territoriali. Resta centrale, nel percorso di sviluppo del parco agricolo multifunzionale, la produzione di olio extravergine di oliva, che ha ottenuto diversi premi internazionali. E poi, d&#8217;estate, anche un concorso letterario, &#8220;<strong>Raccontare i Paduli</strong>&#8220;, che seleziona le migliori opere letterarie che abbiano come sfondo narrativo questi luoghi, dove la dimensione materiale e immateriale delle risorse si fondono nell&#8217;amore per il territorio, ma non solo.</p>
<p>LEGGI ANCHE:</p>
<ul>
<li><a title="Contro il degrado civile. Paesaggio e democrazia" href="http://www.labsus.org/2012/12/contro-il-degrado-civile-paesaggio-e-democrazia/" target="_blank">Contro il degrado civile. Paesaggio e democrazia</a></li>
<li><a title="Paesaggio Costituzione cemento" href="http://www.labsus.org/2013/07/paesaggio-costituzione-cemento/" target="_blank">Paesaggio Costituzione cemento</a></li>
<li><a title="Il territorio bene comune" href="http://www.labsus.org/2013/03/il-territorio-bene-comune/" target="_blank">Il territorio bene comune</a></li>
<li><a title="Al lavoro per il Parco dalla  " grande bellezza " " href="http://www.labsus.org/2014/09/al-lavoro-per-il-parco-dalla-grande-bellezza/" target="_blank">Al lavoro per il Parco dalla  &#8221; grande bellezza &#8221; </a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/02/abitare-paduli-una-best-practice-made-puglia/">Abitare i Paduli: una best practice made in Puglia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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