Gagliano Aterno (AQ), suggestivo borgo medievale immerso nel Parco naturale regionale Sirente-Velino, contrasta lo spopolamento con un Patto di collaborazione.

Gagliano Aterno (AQ), suggestivo borgo medievale immerso nel Parco naturale regionale Sirente-Velino, è la stella polare per tutti quei Comuni impegnati ad evitare lo spopolamento dei territori cosiddetti “interni” e a rinnovare lo spirito di comunità. Per raggiungere questi obiettivi sono state utilizzate diverse strategie vincenti, tra queste ci sono anche i Patti di collaborazione.
Immaginate un piccolo, piccolissimo paese di origine medievale situato nella suggestiva valle subequana. Un maestoso castello domina la valle, i boschi di faggi e pini colorano il paesaggio, la vita scorre leggera tra le vie di pietra del borgo, un borgo che è stato minacciato dal tremare della Terra e ancora oggi è impegnato nella ricostruzione delle sue case. Qui dove la comunità conta poco meno di 250 abitanti, diversamente da quella che è la tendenza nel resto non solo della regione, ma dell’intero Paese italiano, si sta assistendo a un incredibile fenomeno di “neo-ripopolamento” e ad un tasso di natalità da anni sempre in crescita. Luca Santilli e la sua Amministrazione sono stati eletti dal 2020 e, come primo passo, hanno deciso di investire nella ricerca e nei processi di partecipazione creando una rete di collaborazione tra Amministrazione, comunità e università mettendo in piedi il progetto NEO – Nuove Esperienze Ospitali grazie al quale hanno potuto invitare ragazzi e ragazze da tutta Italia offrendo loro formazione  e ospitalità per sei mesi. A quella chiamata hanno risposto venti giovani che hanno scelto di mettersi in gioco, offrire il proprio tempo e competenze ad una comunità a rischio spopolamento. Negli anni successivi sono stati usati anche altri strumenti per poter accogliere a Gagliano chiunque avesse voglia di proporre progetti ed iniziative che potessero dare nuova energia e un nuovo impatto economico e sociale positivo. C’è chi è arrivato a Gagliano Aterno semplicemente tramite il passaparola, come Giovanni e Casey che presto apriranno il nuovo formo di paese, una delle attività mancanti a Gagliano da alcuni anni e che potrà riaprire grazie a nuovi abitanti.

Fare ospitalità con i Patti di collaborazione

I ragazzi e le ragazze arrivati in paese da diversi luoghi d’Italia vengono ospitati all’interno della Foresteria, uno degli spazi pubblici disponibili e utilizzato in modo libero e collettivo. L’ospitalità all’interno della Foresteria viene infatti offerta secondo il principio dello scambio, un principio tanto antico quanto spesso difficile da formalizzare.
Inizialmente abbiamo cominciato con l’ospitalità di medio-lungo periodo con persone che sono venute a scambiare lavoro, mancava però una veste giuridica che potesse tutelarli e riconoscerli. Iniziamo a fare delle ricerche, scopriamo i Patti di collaborazione, ci sembra fin da subito lo strumento più adatto a noi, ma ci rendiamo conto che l’abito dove stavamo provando a cucire il vestito di Patto di collaborazione non è usuale per il tema dell’ospitalità. Iniziamo allora un lungo confronto con le associazioni, i cittadini e Labsus e dopo un anno e mezzo di co-progettazione arriviamo alla stesura e alla firma del Patto di collaborazione per la cura e la gestione della Foresteria Bene comune. Queste le parole del sindaco Luca Santilli che racconta di essere soddisfatto non solo dell’impatto che il progetto sta avendo sull’intera comunità, ma anche del processo partecipativo con il quale è stato raggiunto:  grazie alla co-progettazione e al Patto abbiamo potuto condividere con le associazioni e i cittadini attivi non solo la responsabilità per la gestione di un immobile che è di tutti e accessibile a tutti, ma abbiamo soprattutto condiviso una responsabilità politica scegliendo la strada dell’accoglienza e dell’ospitalità come strategia per il ripopolamento del nostro paese.
Scelta politica importante e coraggiosa, perché all’interno di un piccolo paese dove esiste un’emergenza abitativa per via di diversi fattori, in primis per lo stato delle case che hanno subito i danni del terremoto del 2009, l’ospitalità libera può essere vista come “un regalo a chi viene da fuori”, in realtà, i numeri e il tempo (già il poco tempo!), hanno potuto dimostrare che si è trattata di una strategia di investimento per il paese che ha già portato vantaggi sociali, culturali ed economici.

Uno dei momenti della co-progettazione. Fonte: sito web dell’ass. Melemarze

L’Assemblea della Foresteria Bene comune

La firma del Patto di collaborazione arriva, come detto, dopo un anno e mezzo di co-progettazione, un periodo che potrebbe sembrare lungo, ma che è stato assolutamente necessario e funzionale alla costruzione di qualcosa di innovativo. Al tavolo di co-progettazione hanno preso parte il Sindaco e altri rappresentati amministrativi, le associazioni territoriali, i cittadini attivi e Labsus come componente tecnica. Insieme abbiamo cercato per prima cosa di individuare gli obiettivi comuni e capire come fare a far nascere un gruppo più formale; poi, per la prima fase della stesura del Patto, abbiamo chiesto aiuto anche ad una facilitatrice che ha coordinato i lavori. Dopo diversi mesi siamo arrivati alla definizione degli obiettivi e delle responsabilità divise e condivise e insieme al Patto abbiamo anche dato vita all’Assemblea della Foresteria Bene comune. Queste le parole di Giovanni Castaldo, menzionato all’inizio del racconto, è proprio lui a dirci quanto sia stata necessaria la fase di co-progettazione non solo come fase definitoria di compiti e responsabilità, ma soprattutto come fase attivatrice di energie durante la quale poter coinvolgere sempre più cittadini comunicando ciò che stava accadendo.  
L’Assemblea della Foresteria Bene Comune è il cuore di questo Patto di collaborazione, è costituita dall’Associazione Melemarze, l’Associazione Orsa Maggiore Trekking e Ambiente, la libreria Simon Tanner Libri d’occasione, dal Sindaco e consiglieri comunali e da privati cittadini, è costituita cioè da tutti i firmatari del Patto ed è l’organo centrale decisionale e di gestione della Foresteria. Al suo interno, la Foresteria accoglie diversi spazi sociali – comprese delle cantine – è un luogo considerato di grande interesse collettivo ed è per questo il Bene comune oggetto del Patto di collaborazione; spetta all’Assemblea stilare dei regolamenti per rendere questi spazi usufruibili a tutti in modo collettivo, senza scopo di lucro e al fine di promuovere l’aggregazione e l’iniziativa sociale.

Gli ospiti della foresteria previsti dal Patto di collaborazione

L’assemblea decide anche in merito all’ospitalità, punto centrale del Patto. Chi sono, quindi, gli ospiti della foresteria? E come funziona l’ospitalità all’interno della Foresteria? A queste domande risponde Giovanni, membro dell’Associazione Melemarze e ospite della Foresteria: La Foresteria accoglie tre tipi di ospiti: ci sono gli Ospiti Custodi – come me e Casey – che si occupano dell’accoglienza degli altri ospiti, dal mantenere puliti gli spazi al dare informazioni riguardo il Paese e i luoghi da visitare, scambiamo cura, manutenzione, lavoro; alloggiano in Foresteria almeno per un anno. Poi, ci sono gli Ospiti a Progetto, sono ospiti che portano progettualità produttive per l’intera comunità, persone che supportano la comunità scambiando principalmente il proprio lavoro per un tempo di almeno un mese. Ad esempio, c’è un ragazzo, infermiere, che ha portato a Gagliano un progetto di cura e salute offrendo visite gratuite ai cittadini una volta a settimana; una ragazza durante il periodo estivo ha proposto attività per bambini, mentre un altro ospite, un mastro artigiano-restauratore, sta progettando l’apertura di una Casa-Bottega. Infine, ci sono gli Ospiti a breve termine, non sono turisti, per non creare competizione con i bed and breakfast l’Assemblea ha deciso di non ospitare i “semplici turisti”, ma sempre e solo persone che possano scambiare competenze, opere, servizi, riconosciute come interesse collettivo, ma per un periodo breve. Tra gli Ospiti a breve periodo ci possono essere, ad esempio, i musicisti che partecipano agli eventi organizzati in paese. La Foresteria di Gagliano Aterno è abitata da persone venute da lontano, hanno scelto il luogo dove abitare, ne hanno apprezzato i paesaggi, i profumi, le tradizioni, e anche se vengono definiti “ospiti” non lo sono affatto, sono cittadini attivi di una comunità che li ha accolti e di cui fanno parte.   

Giovanni e Casey portano del pane appena sfornato realizzato con farine locali alla festa per la firma del Patto di collaborazione. Fonte: sito web dell’associazione Melemarze

Riflessioni finali

Questa di Gagliano Aterno è un’esperienza, a parere di chi scrive, tra le più audaci nell’utilizzo dei Patti di collaborazione. Non solo riguarda l’utilizzo e la gestione di un immobile pubblico, ma la riguarda in termini di accoglienza e ospitalità, ambito finora poco esplorato – “l’abito dove stavamo provando a cucire il vestito di Patto non è usuale per il tema dell’ospitalità” ci ha detto il Sindaco – inoltre, l’ospitalità di cui parliamo non ha scopo turistico, ma uno ben più grande che è quello di contrastare l’abbandono delle aree montane interne favorendo, al contrario, il ripopolamento e l’attivismo sociale. Eppure, anche se a rischio spopolamento, il tema dell’abitabilità è un tema molto sentito, e non solo a Gagliano Aterno. In molte zone d’Italia esistono piccoli paesi con un patrimonio edilizio fatiscente o inagibile, come nel caso delle case terremotate. I proprietari spesso non hanno finanze necessarie per poterli ristrutturare rendendo così difficile, se non impossibile, un affitto a lungo termine. Si preferisce vendere, ma chi compra, nella maggior parte dei casi, fa acquisti per seconde case da utilizzare pochi mesi all’anno o alloggi per ospitalità turistica, investimenti che non apportano nessun vantaggio sostanziale alla comunità locale.
Utilizzare degli edifici pubblici, altrimenti inutilizzati, per accogliere – secondo il principio dello scambio – persone che hanno voglia e desiderio di avviare attività all’interno di comunità a rischio di spopolamento – che si traduce in impoverimento sociale, culturale ed economico – è assolutamente una coraggiosa responsabilità politica. Abbiamo chiesto al Sindaco Luca Santilli un feedback sullo strumento del Patto di collaborazione dal punto di vista di amministratore: Lo strumento è ottimo, permette di condividere le responsabilità esponendo maggiormente i privati cittadini verso l’impegno per la cura della cosa pubblica. Spesso i privati mancano di formazione amministrativa, questo li porta o a diffidare dell’Amministrazione, o a credere di non poter entrare in contatto. Il Patto di collaborazione permette di abbattere “le barriere amministrative”, rendere i cittadini più partecipi, consapevoli del funzionamento amministrativo e di conseguenza più responsabili.
Partecipazione, consapevolezza e responsabilità sono gli antidoti all’abbandono dei territori, un fenomeno legato molto più di quel che si pensa a fattori come cura, relazioni e presidio del territorio.
L’esperienza della Foresteria sta avendo un impatto positivo sul territorio: è un moltiplicatore di servizi e abitabilità che sta avendo un ruolo fondamentale nel rendere il paese più vivo, dinamico e bello dove poter restare. Così conclude Giovanni, aggiungendo poi che uno degli obiettivi dell’Assemblea della Foresteria Bene comune è quello di riuscire ad accogliere sempre più persone cercando di far fronte a questa crisi abitativa continuando ad attrarre persone ricche di energia e voglia di fare comunità.