<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>scuole Archivi - Labsus</title>
	<atom:link href="https://www.labsus.org/tag/scuole/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.labsus.org/tag/scuole/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Jun 2025 20:39:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>

<image>
	<url>https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/03/cropped-favicon-new-1-32x32.png</url>
	<title>scuole Archivi - Labsus</title>
	<link>https://www.labsus.org/tag/scuole/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L’amministrazione condivisa dei beni comuni ed i patti di collaborazione</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/06/lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni-ed-i-patti-di-collaborazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 20:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicazione]]></category>
		<category><![CDATA[quaderni delle piccole scuole]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=87317</guid>

					<description><![CDATA[<p>I Quaderni delle Piccole Scuole sono una iniziativa editoriale Indire nata per documentare le attività di sperimentazione didattica ed educativa delle scuole che partecipano alla Rete Nazionale delle Piccole Scuole. Studi, una delle tre Sezioni dei Quaderni, è dedicata a rassegne su specifiche tematiche oggetto della ricerca, a indagini quali-quantitative che riguardano il contesto delle piccole scuole, ad analisi rispetto al profilo della piccola scuola e alle opportunità di finanziamento e miglioramento proposte dai programmi nazionali e ad approfondimenti comparativi tra scuole italiane ed europee. Il Sesto numero del Quaderno – Studi, pubblicato a maggio 2025, esplora in profondità il concetto di amministrazione condivisa, fondato sul principio di sussidiarietà orizzontale ai sensi dell’art. 118, comma 4 della Costituzione e, in particolare, i patti di collaborazione, strumenti giuridici mediante i quali si dà attuazione al modello dell’amministrazione condivisa e che regolano il rapporto tra cittadini e soggetti pubblici, tra cui le scuole, per realizzare insieme l’interesse generale. La disciplina dei patti di collaborazione stipulati fra le scuole e le espressioni della società civile organizzata, come le associazioni dei genitori e altri soggetti, è una disciplina in cui ha un ruolo fondamentale l’autonomia scolastica, ma per questo motivo richiede da parte delle scuole una buona conoscenza del funzionamento dei patti di collaborazione. I patti stipulati dalle scuole a quali regole generali possono fare riferimento? È indispensabile che la scuola che intende utilizzare i patti di collaborazione operi in un comune che ha adottato il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni e che tale regolamento contenga anche una specifica disposizione riguardante l’uso dei patti da parte delle scuole? E se il comune non ha adottato il Regolamento, può una scuola utilizzare ugualmente i patti di collaborazione? A queste ed altre domande risponde questo Quaderno, attraverso una ricostruzione sintetica ma completa della teoria dell’amministrazione condivisa e dei patti di collaborazione, strumenti nuovi che fanno emergere le energie nascoste dei cittadini e delle loro aggregazioni, anche informali, creando intorno alle scuole delle vere e proprie comunità di cura, al cui centro c’è la scuola. Consulta qui il Quaderno delle piccole scuole</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/06/lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni-ed-i-patti-di-collaborazione/">L’amministrazione condivisa dei beni comuni ed i patti di collaborazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I <a href="https://piccolescuole.indire.it/quaderni/" target="_blank" rel="noopener"><em>Quaderni delle Piccole Scuole</em></a> sono una iniziativa editoriale <a href="https://www.indire.it/" target="_blank" rel="noopener">Indire</a> nata per documentare le attività di sperimentazione didattica ed educativa delle scuole che partecipano alla <a href="https://piccolescuole.indire.it" target="_blank" rel="noopener">Rete Nazionale delle Piccole Scuole</a>. <em>Studi</em>, una delle tre Sezioni dei <em>Quaderni</em>, è dedicata a rassegne su specifiche tematiche oggetto della ricerca, a indagini quali-quantitative che riguardano il contesto delle piccole scuole, ad analisi rispetto al profilo della piccola scuola e alle opportunità di finanziamento e miglioramento proposte dai programmi nazionali e ad approfondimenti comparativi tra scuole italiane ed europee.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="https://piccolescuole.indire.it/quaderni/studi/" target="_blank" rel="noopener">Sesto numero del Quaderno – Studi</a>, pubblicato a maggio 2025, esplora in profondità il concetto di amministrazione condivisa, fondato sul principio di sussidiarietà orizzontale ai sensi dell’<a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-118" target="_blank" rel="noopener">art. 118, comma 4 della Costituzione</a> e, in particolare, i patti di collaborazione, strumenti giuridici mediante i quali si dà attuazione al modello dell’amministrazione condivisa e che regolano il rapporto tra cittadini e soggetti pubblici, tra cui le scuole, per realizzare insieme l’interesse generale.</p>
<p style="text-align: justify;">La disciplina dei patti di collaborazione stipulati fra le scuole e le espressioni della società civile organizzata, come le associazioni dei genitori e altri soggetti, è una disciplina in cui ha un ruolo fondamentale l’autonomia scolastica, ma per questo motivo richiede da parte delle scuole una buona conoscenza del funzionamento dei patti di collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I patti stipulati dalle scuole a quali regole generali possono fare riferimento? È indispensabile che la scuola che intende utilizzare i patti di collaborazione operi in un comune che ha adottato il <a href="https://www.labsus.org/2024/06/dieci-anni-dopo-un-nuovo-prototipo-del-regolamento/" target="_blank" rel="noopener"><em>Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni</em></a> e che tale regolamento contenga anche una specifica disposizione riguardante l’uso dei patti da parte delle scuole? E se il comune non ha adottato il Regolamento, può una scuola utilizzare ugualmente i patti di collaborazione?</p>
<p style="text-align: justify;">A queste ed altre domande risponde questo Quaderno, attraverso una ricostruzione sintetica ma completa della teoria dell’amministrazione condivisa e dei patti di collaborazione, strumenti nuovi che fanno emergere le energie nascoste dei cittadini e delle loro aggregazioni, anche informali, creando intorno alle scuole delle vere e proprie comunità di cura, al cui centro c’è la scuola.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://piccolescuole.indire.it/quaderni/studi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consulta qui il Quaderno delle piccole scuole</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/06/lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni-ed-i-patti-di-collaborazione/">L’amministrazione condivisa dei beni comuni ed i patti di collaborazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Coinvolgere le scuole nella rigenerazione urbana</title>
		<link>https://www.labsus.org/2024/07/coinvolgere-le-scuole-nella-rigenerazione-urbana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Sacco e Margot Omodei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2024 16:14:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Connessioni Verdi Siena]]></category>
		<category><![CDATA[future design]]></category>
		<category><![CDATA[nuove generazioni]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=84262</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il significato di rigenerazione urbana si è arricchito notevolmente di concetti quali innovazione sociale e comunità. Inoltre, il principio della sussidiarietà educativa è sempre più centrale nei processi di visione e progettazione cittadina. Questa evoluzione concettuale è supportata dalle strategie politiche a partire dall’agenda urbana e dalle politiche di coesione europee, per arrivare alle linee nazionali come il PNRR e il FESR &#8211; FSE+, tre le altre. Sta maturando una visione più ampia della città come un sistema dinamico in costante evoluzione e adattamento, un vero e proprio ecosistema. Il valore della rigenerazione urbana si spinge dunque oltre la semplice trasformazione degli spazi fisici, coinvolgendo le relazioni sociali e l’ambiente naturale. Tale approccio olistico si fonda sull&#8217;interconnessione tra: i) ambiente antropico e naturale; ii) passato, presente e futuro; iii) sviluppo economico, sociale e ambientale. In questo nuovo processo di riformulazione delle città, qual è il ruolo delle nuove generazioni? La strategia urbana Connessioni Verdi Siena &#8211; ConVerSi Ad aprile 2022 viene confermata la selezione da parte di Regione Toscana della proposta del Comune di Siena tra gli interventi finanziati dal FESR, per un totale di 10 milioni di euro. Emerge da subito la priorità di coinvolgere la cittadinanza in un percorso di co-progettazione. Il progetto partecipativo Connessioni Verdi Siena, finanziato con fondi FSE+, dura fino a gennaio 2024. Durante questo anno e mezzo sono state coinvolte persone comuni e professioniste, associazioni, scuole primarie e secondarie (I e II grado). Il percorso è stato gestito dal Comune di Siena che si è avvalso di professionisti esterni. Vengono realizzate due linee parallele ma sinergiche: una prettamente partecipativa e l’altra tecnica urbanistica. La prima ha svolto la parte di coinvolgimento, gestione incontri e raccolta input; la seconda ha tradotto i risultati della partecipazione in un masterplan strategico degli interventi di rigenerazione urbana. Il coinvolgimento delle scuole nel percorso ConVerSi Il coinvolgimento delle scuole nel percorso ConVerSi rappresenta un modello significativo di partecipazione attiva alla co-progettazione urbanistica, basata su una narrativa sequenziale che enfatizza la rilevanza dei dettagli. Il suo obiettivo primario è stato quello di collaborare al percorso di rigenerazione urbana educando le nuove generazioni alla realizzazione di progetti sostenibili attraverso l’osservazione, l’ascolto, l’immaginazione e la creatività. Complessivamente, questo processo ha coinvolto oltre 100 studenti, offrendo un’ampia varietà di prospettive e contributi alla discussione e alla partecipazione. Nel dettaglio: una classe delle scuole elementari, due classi delle scuole medie e due classi del liceo artistico. In totale si sono svolti circa venti incontri sia entro le mura scolastiche che in esterna nelle aree dei futuri interventi. Il percorso realizzato ha creato più connessioni: tra le istituzioni e gli studenti, come tra le nuove generazioni e il territorio. Durante gli incontri, si è sviluppato un sentimento di cittadinanza e legame emotivo con i luoghi che ha permesso di ottenere una importante collaborazione sfociata in eloquenti risultati. Le metodologie utilizzate con le scuole primarie Con le classi del ICT Mattioli è stato adottato un approccio basato sul future design per immaginare le connessioni urbane casa-scuola. Si è promossa una riflessione sulle implicazioni culturali, sociali ed etiche dei possibili scenari di sviluppo, estendendo l&#8217;attenzione all&#8217;essere umano come agli animali, alle piante, all&#8217;ambiente circostante e alle emozioni che si vivono nell’attraversare determinati luoghi. Il design critico ha giocato un ruolo cruciale nel generare alternative innovative e sostenibili per la rigenerazione urbana, superando l&#8217;approccio antropocentrico tradizionale. Come sottolineato da Dunne e Raby (2013), il future design è cruciale non solo per definire futuri desiderabili, ma anche per prevenire quelli meno auspicabili, anticipando e mitigando potenziali impatti negativi e promuovendo soluzioni che tengano conto delle esigenze delle diverse comunità coinvolte. Le metodologie utilizzate con le scuole secondarie Il coinvolgimento del Liceo D. di Buoninsegna, si è basato sul metodo del compito realtà. Questo mira allo sviluppo delle competenze trasversali e alla soluzione di problemi concreti tramite l&#8217;apprendimento collaborativo. L&#8217;elaborazione delle mappe sensibili della Fortezza Medicea, influenzata dalla citazione di Danilo Dolci ciascuno cresce solo se sognato, ha evidenziato l&#8217;importanza di ascoltare e dare spazio ai sogni e alle aspirazioni di una comunità. Il fine è lo sviluppo di competenze trasversali per la risoluzione di problemi concreti attraverso strategie elaborate in gruppo. I laboratori esperienziali e sensoriali hanno offerto un&#8217;immersione profonda nel contesto di studio, incoraggiando la creatività e l&#8217;identificazione di soluzioni originali. Le indagini sul campo hanno fornito un dettaglio delle esigenze locali, risultando essenziali per la definizione accurata delle mappe sensibili. Alcuni risultati dal percorso con le scuole Come risultato del percorso si sono realizzati dei materiali che riassumono le proposte delle scuole per il percorso di rigenerazione urbana. Questi, sotto forma di mappe strutturate in forma adeguata al livello delle classi coinvolte, sono stati consegnati all’amministrazione comunale e ai tecnici incaricati della progettazione che hanno preso l’impegno di sviluppare ogni idea interessante. La realizzazione delle mappe ha aiutato gli studenti a navigare in nuovi insiemi di valori e a immaginare scenari futuri, mentre le fasi del percorso, che comprendevano l&#8217;osservazione, l&#8217;idealizzazione e la reinterpretazione, hanno consentito di acquisire competenze critiche e creative e di approfondire la loro comprensione delle dinamiche urbane e della relazione uomo-ambiente. Lo studente liceale Diego Montignani testimonia che “la creazione della mappa sensibile inoltre è stata un&#8217;ottima occasione per allenare la mia creatività e accrescere le mie capacità nell&#8217;ambito architettonico/artistico. L’esposizione nel palazzo comunale inoltre mi ha fatto provare emozioni irripetibili!” Gli outcome attesi nel lungo periodo Il coinvolgimento delle scuole nella rigenerazione urbana di Siena promette di produrre una serie di risultati di lungo periodo di rilevanza educativa e sociale. Si prevede che le giovani generazioni riescano ad affrontare meglio la complessità delle sfide grazie alle competenze trasversali acquisite. Progettando la propria città, gli studenti sviluppano una comprensione più profonda dei processi decisionali e delle dinamiche sociali, accrescendo il loro senso di cittadinanza attiva e il legame con l&#8217;ambiente circostante. La partecipazione delle istituzioni scolastiche favorisce un dialogo intergenerazionale che facilita lo scambio di conoscenze e prospettive, contribuendo così a costruire una comunità più unita e inclusiva. Sul</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2024/07/coinvolgere-le-scuole-nella-rigenerazione-urbana/">Coinvolgere le scuole nella rigenerazione urbana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, il significato di <strong><em>rigenerazione urbana</em> </strong>si è arricchito notevolmente di concetti quali <strong><a href="https://www.labsus.org/2022/07/quale-futuro-per-i-nostri-contesti-urbani/" target="_blank" rel="noopener">innovazione sociale e comunità</a></strong>. Inoltre, il <strong>principio della <a href="https://www.labsus.org/2022/05/san-giovanni-valdarno-quando-la-rigenerazione-urbana-e-un-gioco-da-ragazzi/" target="_blank" rel="noopener">sussidiarietà educativa</a></strong> è sempre più centrale nei <strong>processi di visione e progettazione cittadina</strong>. Questa evoluzione concettuale è supportata dalle strategie politiche a partire dall’<a href="https://commission.europa.eu/eu-regional-and-urban-development/topics/cities-and-urban-development/urban-agenda-eu_en" target="_blank" rel="noopener">agenda urbana</a> e dalle <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/2021-2027_en" target="_blank" rel="noopener">politiche di coesione</a> europee, per arrivare alle linee nazionali come il <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/home.html" target="_blank" rel="noopener">PNRR</a> e il <a href="https://temi.camera.it/leg19DIL/temi/i-fondi-europei-per-la-politica-di-coesione-2021-2027.html" target="_blank" rel="noopener">FESR &#8211; FSE+</a>, tre le altre. Sta maturando una <strong>visione più ampia della città</strong> come un sistema dinamico in costante evoluzione e adattamento, un vero e proprio ecosistema. <strong>Il valore della rigenerazione urbana si spinge dunque oltre la semplice trasformazione degli spazi fisici, coinvolgendo le relazioni sociali e l’ambiente naturale</strong>. Tale approccio olistico si fonda sull&#8217;interconnessione tra: i) ambiente antropico e naturale; ii) passato, presente e futuro; iii) <a href="https://www.agenziacoesione.gov.it/comunicazione/agenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener">sviluppo economico, sociale e ambientale</a>. In questo nuovo processo di riformulazione delle città,<strong> qual è il ruolo delle nuove generazioni?</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;">La strategia urbana Connessioni Verdi Siena &#8211; ConVerSi</h4>
<p style="text-align: justify;">Ad aprile 2022 viene confermata la selezione da parte di Regione Toscana della proposta del Comune di Siena tra gli interventi finanziati dal FESR, per un totale di 10 milioni di euro. Emerge da subito la priorità di <strong>coinvolgere la cittadinanza in un percorso di co-progettazione</strong>. Il progetto partecipativo <a href="https://www.connessioniverdisiena.it/" target="_blank" rel="noopener">Connessioni Verdi Siena</a>, finanziato con fondi FSE+, dura fino a gennaio 2024. Durante questo anno e mezzo sono state coinvolte persone comuni e professioniste, associazioni, scuole primarie e secondarie (I e II grado). Il percorso è stato gestito dal Comune di Siena che si è avvalso di professionisti esterni. Vengono <strong>realizzate due linee parallele ma sinergiche: una prettamente partecipativa e l’altra tecnica urbanistica</strong>. La prima ha svolto la parte di coinvolgimento, gestione incontri e raccolta input; la seconda ha tradotto i risultati della partecipazione in un masterplan strategico degli interventi di rigenerazione urbana.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il coinvolgimento delle scuole nel percorso ConVerSi</h4>
<p style="text-align: justify;">Il coinvolgimento delle scuole nel percorso <a href="https://www.connessioniverdisiena.it/" target="_blank" rel="noopener">ConVerSi</a> rappresenta un <strong>modello significativo di partecipazione attiva alla co-progettazione urbanistica</strong>, basata su una narrativa sequenziale che enfatizza la rilevanza dei dettagli. Il suo obiettivo primario è stato quello di collaborare al percorso di rigenerazione urbana <strong>educando le nuove generazioni alla realizzazione di progetti sostenibili</strong> attraverso l’osservazione, l’ascolto, l’immaginazione e la creatività. Complessivamente, <strong>questo processo ha coinvolto oltre 100 studenti</strong>, offrendo un’ampia varietà di prospettive e contributi alla discussione e alla partecipazione. Nel dettaglio: una classe delle scuole elementari, due classi delle scuole medie e due classi del liceo artistico. In totale si sono svolti circa venti incontri sia entro le mura scolastiche che in esterna nelle aree dei futuri interventi. Il percorso realizzato ha creato più connessioni: tra le istituzioni e gli studenti, come tra le nuove generazioni e il territorio. Durante gli incontri, si è sviluppato un <strong>sentimento di cittadinanza e legame emotivo con i luoghi</strong> che ha permesso di ottenere una importante collaborazione sfociata in eloquenti risultati.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Le metodologie utilizzate con le scuole primarie</h4>
<p style="text-align: justify;">Con le classi del ICT Mattioli è stato adottato un approccio basato sul <em>future design</em> per <strong>immaginare le connessioni urbane casa-scuola</strong>. Si è promossa una riflessione sulle implicazioni culturali, sociali ed etiche dei possibili scenari di sviluppo, estendendo l&#8217;attenzione all&#8217;essere umano come agli animali, alle piante, all&#8217;ambiente circostante e alle emozioni che si vivono nell’attraversare determinati luoghi. Il design critico ha giocato un ruolo cruciale nel <strong>generare alternative innovative e sostenibili per la rigenerazione urbana</strong>, superando l&#8217;approccio antropocentrico tradizionale. Come sottolineato da <a href="https://readings.design/PDF/speculative-everything.pdf" target="_blank" rel="noopener">Dunne e Raby</a> (2013), il <em>future design</em> è cruciale non solo per definire futuri desiderabili, ma anche per prevenire quelli meno auspicabili, anticipando e mitigando potenziali impatti negativi e promuovendo soluzioni che tengano conto delle esigenze delle diverse comunità coinvolte.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Le metodologie utilizzate con le scuole secondarie</h4>
<p style="text-align: justify;">Il coinvolgimento del Liceo D. di Buoninsegna, si è basato sul metodo del <a href="https://oppi.it/wp-content/uploads/2019/01/oppinfo124_034-040_nigris_e.pdf" target="_blank" rel="noopener"><em>compito realtà</em></a>. Questo mira allo sviluppo delle competenze trasversali e alla soluzione di problemi concreti tramite l&#8217;<strong>apprendimento collaborativo</strong>. L&#8217;elaborazione delle <em>mappe sensibili</em> della Fortezza Medicea, influenzata dalla citazione di Danilo Dolci <em>ciascuno cresce solo se sognato</em>, ha evidenziato l&#8217;<strong>importanza di ascoltare e dare spazio ai sogni e alle aspirazioni di una comunità</strong>. Il fine è lo sviluppo di competenze trasversali per la risoluzione di problemi concreti attraverso strategie elaborate in gruppo. I laboratori esperienziali e sensoriali hanno offerto un&#8217;immersione profonda nel contesto di studio, incoraggiando la creatività e l&#8217;identificazione di soluzioni originali. Le indagini sul campo hanno fornito un dettaglio delle esigenze locali, risultando essenziali per la definizione accurata delle <em>mappe sensibili</em>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Alcuni risultati dal percorso con le scuole</h4>
<p style="text-align: justify;">Come risultato del percorso si sono realizzati dei materiali che riassumono le proposte delle scuole per il percorso di rigenerazione urbana. Questi, sotto forma di<strong> mappe strutturate</strong> in forma adeguata al livello delle classi coinvolte, sono stati consegnati all’amministrazione comunale e ai tecnici incaricati della progettazione che hanno preso l’impegno di sviluppare ogni idea interessante. La realizzazione delle mappe ha aiutato gli studenti a <strong>navigare in nuovi insiemi di valori e a immaginare scenari futuri</strong>, mentre<strong> le fasi del percorso</strong>, che comprendevano l&#8217;osservazione, l&#8217;idealizzazione e la reinterpretazione, <strong>hanno consentito di acquisire competenze critiche e creative e di approfondire la loro comprensione delle dinamiche urbane e della relazione uomo-ambiente</strong>.<br />
Lo studente liceale Diego Montignani testimonia che “la creazione della mappa sensibile inoltre è stata un&#8217;ottima occasione per allenare la mia creatività e accrescere le mie capacità nell&#8217;ambito architettonico/artistico. <a href="https://youtu.be/BbJKVSh_XcI?si=qp84njmGzEMMUDhJ" target="_blank" rel="noopener">L’esposizione nel palazzo comunale</a> inoltre mi ha fatto provare emozioni irripetibili!”</p>
<div id="attachment_84276" style="width: 2570px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-84276" class="wp-image-84276 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1809" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-300x212.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-1024x724.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-768x543.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-1536x1086.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-2048x1447.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-810x572.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-1140x806.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2024/07/Mappa-Sensibile-elaborata-dalle-Scuole-Secondarie-1-600x424.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><p id="caption-attachment-84276" class="wp-caption-text">Mappa sensibile elaborata dalle scuole secondarie (Immagine condivisa da Marcello Sacco e Margot Omodei)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Gli outcome attesi nel lungo periodo</h4>
<p style="text-align: justify;">Il coinvolgimento delle scuole nella rigenerazione urbana di Siena promette di produrre una serie di risultati di lungo periodo di rilevanza educativa e sociale. Si prevede che<strong> le giovani generazioni riescano ad affrontare meglio la complessità delle sfide</strong> grazie alle competenze trasversali acquisite. Progettando la propria città, gli studenti sviluppano <strong>una comprensione più profonda dei processi decisionali e delle dinamiche sociali</strong>, accrescendo il loro <strong>senso di cittadinanza attiva</strong> e il<strong> legame con l&#8217;ambiente circostante</strong>. La <strong>partecipazione delle istituzioni scolastiche</strong> favorisce un dialogo intergenerazionale che facilita lo scambio di conoscenze e prospettive, contribuendo così a <strong>costruire una comunità più unita e inclusiva</strong>.<br />
Sul versante della rigenerazione urbana, <strong>le idee e le proposte generate dagli studenti rappresentano una risorsa di valore per gli urbanisti e i decisori pubblici</strong>, arricchendo il processo di pianificazione a lungo termine con nuove prospettive e soluzioni innovative. Infine, l&#8217;esperienza potrebbe incidere positivamente sulla <strong>cultura partecipativa della comunità</strong>, promuovendo maggiori trasparenza, accountability e fiducia nelle istituzioni locali. In sintesi, l’aspirazione è di contribuire a plasmare un futuro più sostenibile, inclusivo e prospero per le generazioni presenti e future.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Alcune testimonianze dirette sull’esperienza del percorso svolto</h4>
<p style="text-align: justify;">L’Assessore Comune di Siena Lorenzo Lorè afferma che “i ragazzi si sono sciolti, si sono fidati e si sono lasciati guidare in un percorso sensoriale insolito ma stimolante. Eravamo in classe, ma nel corso dell&#8217;ora dedicata al progetto è stato come uscire, vedere con gli occhi dell&#8217;immaginazione orizzonti nuovi e vivere esperienze inconsuete.”<br />
La Dirigente ICT Mattioli Chiara Caponi testimonia che il progetto “ha dato ai ragazzi la possibilità di affezionarsi alle questioni pubbliche, stimolando a mettere in campo una pluralità di competenze trasversali attraverso attività informali. Incoraggiare il coinvolgimento dei giovani attraverso progetti educativi che si focalizzano su tematiche urbane può stimolare un senso di appartenenza e responsabilità verso la propria città. Questo processo di apprendimento attivo prepara i giovani ad affrontare le sfide future con una mentalità critica e proattiva, contribuendo a costruire comunità più coese e resilienti.”<br />
Il Dirigente Comune di Siena Iuri Bruni conferma che “con il progetto ConVerSi il coinvolgimento delle scuole ha ampliato il dibattito ed inserito il punto di vista dei <em>più giovani</em> nello spazio pubblico. Questo rappresenta un importante punto di svolta per tutti gli attori.”</p>
<h4 style="text-align: justify;">Considerazioni conclusive dall’esperienza di Connessioni Verdi Siena</h4>
<p style="text-align: justify;">Le conclusioni tratte dall&#8217;esperienza di Connessioni Verdi Siena sottolineano<strong> l&#8217;importanza della partecipazione attiva dei giovani e dei bambini per creare comunità inclusive e sostenibili</strong>. Coinvolgere le scuole nei processi di rigenerazione urbana permette alle nuove generazioni di esprimere liberamente opinioni, desideri e preoccupazioni sul futuro delle loro città. La co-progettazione con i ragazzi porta idee fresche e soluzioni mirate alle loro specifiche esigenze, promuovendo un senso di appartenenza e responsabilità verso gli spazi comuni. <strong>Lavorare con i giovani anziché per loro favorisce un senso di identità e di azione sul loro ambiente, promuovendo fiducia e benessere nella comunità</strong>.<br />
Infine, il coinvolgimento delle scuole suggerisce l&#8217;opportunità di riflettere su un nuovo ruolo delle <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fHyPOicd14w" target="_blank" rel="noopener">Comunità Educanti</a> in una prospettiva più ampia, magari attraverso la <strong>promozione di appositi patti di collaborazione civica</strong>. Questo sottolinea<strong> l&#8217;essenzialità di coinvolgere i giovani e di adottare innovazione e nuovi approcci che rispecchino la cultura e le esigenze del presente per affrontare le sfide attuali</strong>, mettendo in pratica idee fresche e originali per generare valore e fare la differenza nel contesto contemporaneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Marcello Sacco</strong> – Responsabile del progetto partecipativo per il Comune di Siena</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Margot Omodei</strong> (Codesign Toscana) – Professionista incaricata del percorso partecipativo con le scuole</em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2024/07/la-promozione-dei-diritti-umani-nelle-scuole-lesperienza-di-keycode/" target="_blank" rel="noopener">La promozione dei diritti umani nelle scuole: l’esperienza di “KeyCode”</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2022/05/san-giovanni-valdarno-quando-la-rigenerazione-urbana-e-un-gioco-da-ragazzi/" target="_blank" rel="noopener">Quando la rigenerazione urbana è un gioco da ragazzi</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2023/03/la-scuola-migliore-e-quella-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">La scuola migliore è quella condivisa</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2022/04/la-scuola-non-e-solo-la-scuola/" target="_blank" rel="noopener">La scuola non è solo la scuola</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2022/05/la-scuola-aperta-e-partecipata-una-storia-di-rivincita/" target="_blank" rel="noopener">La Scuola Aperta e Partecipata: una storia di rivincita</a></li>
</ul>
<p><em>Immagine di copertina: Future design elaborato dalle scuole primarie (Foto condivisa da Marcello Sacco e Margot Omodei)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2024/07/coinvolgere-le-scuole-nella-rigenerazione-urbana/">Coinvolgere le scuole nella rigenerazione urbana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La scuola migliore è quella condivisa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/03/la-scuola-migliore-e-quella-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Ciaffi, Emanuela Saporito, Ianira Vassallo e Sara Cavaliere]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 12:05:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[comunità educante]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione charlemagne]]></category>
		<category><![CDATA[indire]]></category>
		<category><![CDATA[patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Patti educativi di comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=78444</guid>

					<description><![CDATA[<p>La scorsa estate Labsus si è lanciato in una nuova sfida con la scelta di tematizzare, per la prima volta, il proprio Rapporto annuale, dedicandolo all’andamento dell’Amministrazione condivisa delle scuole come beni comuni. Ora che la ricerca è conclusa, possiamo dire con un certo orgoglio che la scelta è stata appropriata e che sarà bello adesso aprire momenti di confronto e dibattito in tutta Italia e all’estero.   Una semina collaborativa tra ente pubblico e comunità Pensiamo che i risultati della nostra indagine qualitativa e quantitativa portino acqua al mulino delle politiche basate sulla collaborazione tra responsabili pubblici e società civile. È lì che si macinano esperienze che hanno il gusto al tempo stesso nuovo, di un’educazione a più voci in una scuola senza confini, siano essi fisici ma anche simbolici e culturali, ma anche antico, dell’esperienza educativa come atto politico sulle spalle di un’intera comunità e non solo di quelle di maestre e professori. Nel nostro stile, dell’utopia concreta, basiamo queste affermazioni sui Patti di collaborazione che abbiamo analizzato: non solo come atti amministrativi scritti nero su bianco, ma anche come oggetto di questionari a cui hanno risposto persone corresponsabili di attività educative di interesse generale. Se dovessimo riassumere in una sola frase tutte le pagine del Rapporto, potremmo concludere che se le alleanze orizzontali per l’educazione come bene comune si attivano per davvero, il livello di soddisfazione di chi si impegna nei Patti è sorprendentemente alto, e le comunità di cura incredibilmente miste e vivaci. Una scuola aperta a tutti Come scrive Pasquale Bonasora riprendendo l’incipit dell’articolo 34 della nostra Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”. Questa scuola deve garantire l’accesso al sapere e il diritto all’istruzione per tutte e tutti, senza alcuna discriminazione, indipendentemente dalle condizioni di provenienza e dal contesto sociale. Una proposizione netta e breve che, come per altri articoli della carta costituzionale, è ancorata ai Principi fondamentali ma guarda al futuro e, soprattutto, chiede di divenire effettiva. La Costituzione, dunque, fa della scuola un soggetto collettivo e plurale. Uno spazio di diritti e opportunità. Non è solo l’istituzione pubblica ad adempiere a questo compito di cura e sostegno, quindi, ma ciascuno di noi attraverso appositi spazi di contribuzione diretta all’azione pubblica, in un nuovo bilanciamento tra politiche pubbliche e autonoma iniziativa dei cittadini. Abbiamo indicato da tempo la scuola come ambito privilegiato di interesse per le nostre ricerche e i nostri progetti. Abbiamo incontrato e raccontato quegli attori del cambiamento che interpretano e aggiornano il dettato costituzionale, attraverso il loro lavoro quotidiano, fedeli alle radici e impegnati a realizzarne i fini. L’urgenza e la necessità di questo Rapporto è il frutto di questi incontri. Sono emerse fragilità e potenzialità, difficoltà e speranze. Pensiamo si possano contenere le prime e alimentare le seconde attraverso strumenti collaborativi, come i  Patti di collaborazione e i Patti educativi di comunità, capaci di costruire una proposta culturale, sociale e politica tale da allargare i confini della scuola sino a renderla bene comune, libera dai vincoli e i limiti di un potere autoritativo e capace di costruire un processo innovativo di ridefinizione della sfera pubblica e della sua relazione con la comunità. La scuola come bene comune Un paragrafo della prefazione a cura di Gregorio Arena dà il titolo al Rapporto: “Le scuole, da beni pubblici a beni comuni”. La nostra ipotesi è dunque che le scuole, oltre a rappresentare un’istituzione, un servizio pubblico e un diritto, possono oggi più che mai essere considerate come beni comuni, materiali e immateriali, di cui i cittadini possono legittimamente prendersi cura. E, infatti, proprio questo Rapporto dimostra che ci sono ormai in Italia moltissimi esempi ed esperienze di scuole che sono luoghi aperti, partecipati e condivisi, in cui le comunità locali collaborano con la scuola come istituzione nel prendersene cura, nei suoi spazi, ma anche sul suo progetto educativo. In realtà, dal punto di vista strettamente giuridico le scuole non sono beni comuni, sono beni pubblici. L’edificio scolastico e gli spazi esterni ad esso pertinenti sono beni pubblici. Ma quando le associazioni dei genitori o più in generale i cittadini attivi si assumono la responsabilità di prendersi cura di una parte dell’edificio scolastico e delle sue pertinenze sulla base di un patto di collaborazione, allora per tutto il tempo che dura quell’attività di cura condivisa quella scuola diventa un bene comune. Anche le attività formative che si svolgono durante l’orario scolastico sono un bene pubblico. Ma anch’esse possono diventare un bene comune immateriale quando un gruppo di cittadini attivi, collaborando con la dirigenza scolastica, integrano le attività formative ufficiali con altre attività formative, offerte gratuitamente dall’associazione genitori o da altri cittadini grazie alla stipula di appositi patti di collaborazione. Questo meccanismo che trasforma un bene pubblico in un bene comune si attiva sempre, non soltanto per le scuole, perché ogni volta che i cittadini sottoscrivono un Patto di collaborazione e poi si mobilitano per la cura di un determinato bene pubblico si crea un legame non soltanto materiale, ma anche giuridico, fra quei cittadini e quel bene pubblico. Il legame materiale si fonda sul fatto che essi utilizzano per curare quel bene risorse proprie, private, spesso difficili da quantificare ma comunque preziose come il tempo, le competenze, gli strumenti di lavoro, le esperienze, le relazioni e altre risorse ancora. Mentre il legame giuridico fra loro e il bene nasce in quanto essi si assumono una responsabilità per la cura di quel bene sia nei confronti dell’amministrazione, sia degli altri cittadini. Il bene di cui essi si prendono cura continua ad essere pubblico, quindi continua ad essere di responsabilità dell’amministrazione che ne è la proprietaria (nel caso delle scuole i comuni oppure lo Stato), ma dal momento in cui i cittadini sottoscrivono il Patto di collaborazione anch’essi diventano responsabili di quel bene, pur non essendone i proprietari.  Il Principio di sussidiarietà e gli strumenti pattizi: una buona base da cui partire Nelle scuole diventa evidente come la concretizzazione del principio di sussidiarietà orizzontale attraverso i Patti qualifichi il servizio e lo territorializzi: quello</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/03/la-scuola-migliore-e-quella-condivisa/">La scuola migliore è quella condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La scorsa estate Labsus si è lanciato in una nuova sfida con la scelta di tematizzare, per la prima volta, il proprio Rapporto annuale, dedicandolo all’andamento dell’Amministrazione condivisa delle scuole come beni comuni. Ora che la ricerca è conclusa, possiamo dire con un certo orgoglio che la scelta è stata appropriata e che sarà bello adesso aprire momenti di confronto e dibattito in tutta Italia e all’estero.  </span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Una semina collaborativa tra ente pubblico e comunità</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Pensiamo che </span><b>i risultati della nostra indagine qualitativa e quantitativa portino acqua al mulino delle politiche basate sulla collaborazione tra responsabili pubblici e società civile</b><span style="font-weight: 400;">. È lì che si macinano esperienze che hanno il gusto al tempo stesso nuovo, di un’educazione a più voci in una scuola senza confini, siano essi fisici ma anche simbolici e culturali, ma anche antico, dell’esperienza educativa come atto politico sulle spalle di un’intera comunità e non solo di quelle di maestre e professori.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Nel nostro stile, dell’utopia concreta, basiamo queste affermazioni sui Patti di collaborazione che abbiamo analizzato: non solo come atti amministrativi scritti nero su bianco, ma anche come oggetto di questionari a cui hanno risposto persone corresponsabili di attività educative di interesse generale. Se dovessimo riassumere in una sola frase tutte le pagine del Rapporto, potremmo concludere che </span><b>se le alleanze orizzontali per l’educazione come bene comune si attivano per davvero, il livello di soddisfazione di chi si impegna nei Patti è sorprendentemente alto, e le comunità di cura incredibilmente miste e vivaci</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Una scuola aperta a tutti</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Come scrive Pasquale Bonasora riprendendo </span><b>l’incipit dell’articolo 34 della nostra Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”</b><span style="font-weight: 400;">. Questa scuola deve garantire l’accesso al sapere e il diritto all’istruzione per tutte e tutti, senza alcuna discriminazione, indipendentemente dalle condizioni di provenienza e dal contesto sociale. Una proposizione netta e breve che, come per altri articoli della carta costituzionale, è ancorata ai Principi fondamentali ma guarda al futuro e, soprattutto, chiede di divenire effettiva. La Costituzione, dunque, fa della scuola un soggetto collettivo e plurale. Uno spazio di diritti e opportunità. Non è solo l’istituzione pubblica ad adempiere a questo compito di cura e sostegno, quindi, ma ciascuno di noi attraverso appositi spazi di contribuzione diretta all’azione pubblica, in un nuovo bilanciamento tra politiche pubbliche e autonoma iniziativa dei cittadini.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Abbiamo indicato da tempo la scuola come ambito privilegiato di interesse per le nostre ricerche e i nostri progetti. Abbiamo incontrato e raccontato quegli attori del cambiamento che interpretano e aggiornano il dettato costituzionale, attraverso il loro lavoro quotidiano, fedeli alle radici e impegnati a realizzarne i fini. </span><b>L’urgenza e la necessità di questo Rapporto è il frutto di questi incontri</b>.<b> Sono emerse fragilità e potenzialità, difficoltà e speranze</b>.<span style="font-weight: 400;"> Pensiamo si possano contenere le prime e alimentare le seconde attraverso strumenti collaborativi, come i  Patti di collaborazione e i Patti educativi di comunità, capaci di costruire una proposta culturale, sociale e politica tale da allargare i confini della scuola sino a renderla bene comune, libera dai vincoli e i limiti di un potere autoritativo e capace di costruire un processo innovativo di ridefinizione della sfera pubblica e della sua relazione con la comunità.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La scuola come bene comune</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Un paragrafo della prefazione a cura di Gregorio Arena dà il titolo al Rapporto: “Le scuole, da beni pubblici a beni comuni”. La nostra ipotesi è dunque che le scuole, oltre a rappresentare un’istituzione, un servizio pubblico e un diritto, possono oggi più che mai essere considerate come beni comuni, materiali e immateriali, di cui i cittadini possono legittimamente prendersi cura. E, infatti, proprio questo Rapporto dimostra che ci sono ormai in Italia moltissimi esempi ed esperienze di scuole che sono luoghi aperti, partecipati e condivisi, in cui le comunità locali collaborano con la scuola come istituzione nel prendersene cura, nei suoi spazi, ma anche sul suo progetto educativo. In realtà, dal punto di vista strettamente giuridico le scuole non sono beni comuni, sono beni pubblici. L’edificio scolastico e gli spazi esterni ad esso pertinenti sono beni pubblici. Ma </span><b>quando le associazioni dei genitori o più in generale i cittadini attivi si assumono la responsabilità di prendersi cura di una parte dell’edificio scolastico e delle sue pertinenze sulla base di un patto di collaborazione, allora per tutto il tempo che dura quell’attività di cura condivisa quella scuola diventa un bene comune</b><span style="font-weight: 400;">.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Anche le attività formative che si svolgono durante l’orario scolastico sono un bene pubblico. Ma anch’esse possono diventare un bene comune immateriale quando un gruppo di cittadini attivi, collaborando con la dirigenza scolastica, integrano le attività formative ufficiali con altre attività formative, offerte gratuitamente dall’associazione genitori o da altri cittadini grazie alla stipula di appositi patti di collaborazione. Questo meccanismo che trasforma un bene pubblico in un bene comune si attiva sempre, non soltanto per le scuole, perché ogni volta che i cittadini sottoscrivono un Patto di collaborazione e poi si mobilitano per la cura di un determinato bene pubblico si crea </span><b>un legame non soltanto materiale, ma anche giuridico, fra quei cittadini e quel bene pubblico</b>.<b> Il legame materiale si fonda sul fatto che essi utilizzano per curare quel bene risorse proprie, private, spesso difficili da quantificare ma comunque preziose come il tempo, le competenze, gli strumenti di lavoro, le esperienze, le relazioni e altre risorse ancora</b><span style="font-weight: 400;">. Mentre il legame giuridico fra loro e il bene nasce in quanto essi si assumono una responsabilità per la cura di quel bene sia nei confronti dell’amministrazione, sia degli altri cittadini. Il bene di cui essi si prendono cura continua ad essere pubblico, quindi continua ad essere di responsabilità dell’amministrazione che ne è la proprietaria (nel caso delle scuole i comuni oppure lo Stato), ma dal momento in cui i cittadini sottoscrivono il Patto di collaborazione anch’essi diventano responsabili di quel bene, pur non essendone i proprietari. </span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il Principio di sussidiarietà e gli strumenti pattizi: una buona base da cui partire</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nelle scuole </span><b>diventa evidente come la concretizzazione del principio di sussidiarietà orizzontale attraverso i Patti qualifichi il servizio e lo territorializzi</b><span style="font-weight: 400;">: quello spazio di partecipazione attiva aperta alle comunità educanti, in quanto comunità di territorio e d’azione, permette di contribuire al progetto educativo di ciascuna scuola arricchendolo di conoscenza locale, competenze diffuse e nuove energie, e di indicare una una nuova traiettoria di senso al progetto dell’autonomia scolastica, rimasto incompiuto per troppi anni. Un grande ringraziamento va a questo proposito al </span><b>gruppo “Piccole scuole” di <a href="https://www.indire.it/" target="_blank" rel="noopener">Indire</a></b><span style="font-weight: 400;">, con cui Labsus ha attivato nel 2021 l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><a href="https://www.labsus.org/2021/08/nasce-losservatorio-nazionale-sui-patti-educativi/" target="_blank" rel="noopener"><b>Osservatorio Nazionale sui Patti Educativi </b><b>di Comunità</b></a><span style="font-weight: 400;">. L’analisi da loro condotta sul campione di Patti educativi raccolti tramite l’Osservatorio mostra come laddove le scuole siano riuscite ad andare oltre il semplice accordo normativo, per allargare le alleanze territoriali, renderle durature e ancorate agli obiettivi formativi, allora il Patto ha funzionato da innesco di un percorso di profonda revisione della “<em>forme scolaire</em>”, verso una scuola diffusa e aperta, capace di fare leva su un “ecosistema comunitario”. Seppur nelle differenze fra le varie progettualità delle scuole lo strumento pattizio è riuscito a mostrare importanti potenzialità a livello organizzativo, didattico e di rapporti col territorio. Tuttavia, queste potenzialità rischiano di rimanere tali se non vengono affrontate opportunamente le criticità emerse. In particolare, appare </span><b>fondamentale dare stabilità e sostanza ai finanziamenti</b><span style="font-weight: 400;"> a cui le scuole possono attingere fornendo percorsi regolamentati e chiari, e permettendo alle segreterie scolastiche di avere risorse umane adeguate per numero e formazione. Infine, risulta importante avviare un </span><b>lavoro di sensibilizzazione sui temi dell’alleanza scuola-territorio nelle aree più fragili e periferiche del Paese</b><span style="font-weight: 400;">.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Questo lavoro non sarebbe mai stato possibile senza la passione e la disponibilità di tutte le labsusiane e i labsusiani, le autrici e gli autori, gli istituti scolastici, le cittadine e i cittadini attivi, le studentesse e gli studenti, i gruppi formali e informali, le funzionarie e i funzionari pubblici che hanno partecipato e contribuito ai risultati di questa ricerca.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Inoltre, un ringraziamento va alla</span> <a href="https://www.fondazionecharlemagne.org/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Fondazione Charlemagne</span></a><span style="font-weight: 400;"> che, con il suo indispensabile supporto economico, ci ha permesso di pubblicare questo Rapporto che speriamo sia di spunto per tante altre realtà, perché non si parli più di esperienze virtuose ma di un modus operandi che permetta di fare educazione in modo condiviso in una scuola riconosciuta come bene comune, aperta al territorio e a tutti gli attori che ne fanno parte.</span></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.labsus.org/rapporto-labsus-2022/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica gratuitamente il nuovo </strong><strong>Rapporto Labsus 2022</strong></a></h2>
<p style="text-align: justify;">Vi ricordiamo che il Rapporto verrà presentato oggi, martedì 28 marzo, alle ore 18:00, in diretta sulla pagina <a href="https://www.facebook.com/events/215560167771731" target="_blank" rel="noopener">Facebook</a> e il canale <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ofDAStTa3Cs" target="_blank" rel="noopener">Youtube</a> di Labsus. Ad intervenire: <strong>Stefania Mancini</strong> (Fondazione Charlemagne), <strong>Jose Mangione</strong> (INDIRE), <strong>Pasquale Bonasora </strong>(Labsus), <strong>Elena Tramelli</strong> (I.C. Teglia di Genova).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/03/la-scuola-migliore-e-quella-condivisa/">La scuola migliore è quella condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La città è anche nostra: il racconto dell&#8217;evento romano</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/03/la-citta-e-anche-nostra-il-racconto-dellevento-romano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Paladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 13:25:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[città ]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=78327</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Stiamo vivendo un cambiamento culturale?”, questa è la domanda che sorge spontaneo porsi dopo l’incontro che si è tenuto venerdì 3 marzo all’Istituto Confalonieri De Chirico, organizzato dalla stessa Scuola e dall’associazione Allargo Pannonia. L’evento, denominato “La città è anche nostra”, tenutosi proprio in uno spazio nel seminterrato dell’Istituto, il quale è stato recuperato e riqualificato grazie alla stipula di un patto di collaborazione tra la Scuola e l’Associazione stessa. Il cambiamento culturale lo si percepisce già solo guardando la sala dell’evento, recuperata grazie al patto di collaborazione e arricchita, per esempio, dai quadri che sono stati realizzati dagli studenti del liceo. In particolare, proprio sul tema della scuola pubblica come bene comune, il Presidente emerito di Labsus Gregorio Arena è intervenuto ricordando: “Quando si propone un patto di collaborazione lo si fa alla scuola come istituzione. Le scuole che hanno autonomia, infatti, possono applicare il principio di sussidiarietà autonomamente. Quando un’associazione di genitori, come in questo caso, si prende cura di una parte della struttura scolastica, per tutto il tempo in cui dura la cura condivisa, la scuola diventa bene comune”. Per una cultura politica di condivisione Le istituzioni sono fondamentali per favorire lo sviluppo di questi patti di collaborazione che abbiano come protagonisti i cittadini. Sul punto è d’accordo anche la Consigliera comunale Michela Ciacculli, presente all’evento, la quale ha sottolineato: “Nella filiera della responsabilità per la gestione dei beni comuni è importante che le istituzioni siano presenti e che favoriscano e tutelino la cittadinanza. Questo è fondamentale per costruire una cultura politica di condivisione della cura di tali beni”. Il cambiamento culturale riguarda proprio queste esperienze, cioè quelle di cittadini organizzati spesso in associazioni, che si attivano per cambiare qualcosa che ritengono migliorabile, a partire dal quartiere in cui vivono. Ciò significa anche uscire dalla logica della delega e impegnarsi in prima persona per prendersi cura della città in cui si vive. Tutte le associazioni presenti all’evento, raccontando della loro attività quotidiana, testimoniano questo cambiamento in corso: come il caso dell’associazione Streets for Kids che chiude le strade per aprirle ai bambini e alla cittadinanza tutta o dell’Associazione Antika Via Latina, che si è attivata per riqualificare la Via Latina (vicina alla Via Appia) e organizzare visite guidate per farla conoscere. Unire i percorsi Sono esempio di questo cambiamento culturale anche tutte le associazioni presenti legate alle esperienze di scuole aperte, come l’associazione genitori di Donato, Rete romana Sap, l’associazione TreZeroTre o ancora l’associazione Anita Garibaldi. Attraverso le loro attività tengono gli istituti scolastici aperti nel pomeriggio, con la possibilità di svolgere corsi aperti anche agli adulti. Questo dimostra come e quanto la scuola debba essere intesa come capillare infrastruttura sociale e strumento fondamentale per l’acquisizione della cittadinanza. Da questa occasione di confronto è quindi emerso come sia presente una società vibrante e interprete di questo cambiamento culturale: adesso sarà necessario costruire una rete che unisca i diversi percorsi e che coinvolga le istituzioni, attraverso i giusti strumenti amministrativi, per far sì che questa nuova cultura si diffonda e si rafforzi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/03/la-citta-e-anche-nostra-il-racconto-dellevento-romano/">La città è anche nostra: il racconto dell&#8217;evento romano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Stiamo vivendo un cambiamento culturale?”, questa è la domanda che sorge spontaneo porsi dopo l’incontro che si è tenuto venerdì 3 marzo all’<strong>Istituto Confalonieri De Chiric</strong>o, organizzato dalla stessa Scuola e dall’associazione <strong>Allargo Pannonia</strong>. L’evento, denominato “<a href="https://comune-info.net/appuntamento/roma-la-citta-e-anche-nostra/" target="_blank" rel="noopener">La città è anche nostra</a>”, tenutosi proprio in uno spazio nel seminterrato dell’Istituto, il quale è stato recuperato e riqualificato grazie alla stipula di un patto di collaborazione tra la Scuola e l’Associazione stessa.<br />
Il cambiamento culturale lo si percepisce già solo guardando la sala dell’evento, recuperata grazie al patto di collaborazione e arricchita, per esempio, dai quadri che sono stati realizzati dagli studenti del liceo. In particolare, proprio sul tema della scuola pubblica come bene comune, il Presidente emerito di Labsus <strong>Gregorio Arena</strong> è intervenuto ricordando: “Quando si propone un patto di collaborazione lo si fa alla scuola come istituzione. Le scuole che hanno autonomia, infatti, possono applicare il principio di sussidiarietà autonomamente. Quando un’associazione di genitori, come in questo caso, si prende cura di una parte della struttura scolastica, per tutto il tempo in cui dura la cura condivisa, la scuola diventa bene comune”.</p>
<h4><strong>Per una cultura politica di condivisione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le istituzioni sono fondamentali per favorire lo sviluppo di questi patti di collaborazione che abbiano come protagonisti i cittadini. Sul punto è d’accordo anche la Consigliera comunale <strong>Michela Ciacculli</strong>, presente all’evento, la quale ha sottolineato: “Nella filiera della responsabilità per la gestione dei beni comuni è importante che le istituzioni siano presenti e che favoriscano e tutelino la cittadinanza. Questo è fondamentale per costruire una cultura politica di condivisione della cura di tali beni”.<br />
Il cambiamento culturale riguarda proprio queste esperienze, cioè quelle di cittadini organizzati spesso in associazioni, che si attivano per cambiare qualcosa che ritengono migliorabile, a partire dal quartiere in cui vivono. Ciò significa anche uscire dalla logica della delega e impegnarsi in prima persona per prendersi cura della città in cui si vive. Tutte le associazioni presenti all’evento, raccontando della loro attività quotidiana, testimoniano questo cambiamento in corso: come il caso dell’associazione <strong>Streets for Kids</strong> che chiude le strade per aprirle ai bambini e alla cittadinanza tutta o dell’<strong>Associazione Antika Via Latina</strong>, che si è attivata per riqualificare la Via Latina (vicina alla Via Appia) e organizzare visite guidate per farla conoscere.</p>
<h4><strong>Unire i percorsi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Sono esempio di questo cambiamento culturale anche tutte le associazioni presenti legate alle esperienze di scuole aperte, come l’a<strong>ssociazione genitori di Donato, Rete romana Sap, l’associazione TreZeroTre</strong> o ancora l’<strong>associazione Anita Garibaldi</strong>. Attraverso le loro attività tengono gli istituti scolastici aperti nel pomeriggio, con la possibilità di svolgere corsi aperti anche agli adulti. Questo dimostra come e quanto la scuola debba essere intesa come capillare infrastruttura sociale e strumento fondamentale per l’acquisizione della cittadinanza. Da questa occasione di confronto è quindi emerso come sia presente una società vibrante e interprete di questo cambiamento culturale: adesso sarà necessario costruire una rete che unisca i diversi percorsi e che coinvolga le istituzioni, <strong>attraverso i giusti strumenti amministrativi</strong>, per far sì che questa nuova cultura si diffonda e si rafforzi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/03/la-citta-e-anche-nostra-il-racconto-dellevento-romano/">La città è anche nostra: il racconto dell&#8217;evento romano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Parco di fronte”: un nuovo playground fatto da e per i giovani</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/11/parco-di-fronte-un-nuovo-playground-fatto-da-e-per-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Consano e Camilla Frezzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 08:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Casi beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[parco]]></category>
		<category><![CDATA[patto di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[playground]]></category>
		<category><![CDATA[ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=77342</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Progetto Playground civico, scritto dal Comune di Chieri per i Bando EDUcare del Ministero della Famiglia, nasce con le tante persone, nomi e cognomi che incontrerete nella lettura. Giovani cittadini in attesa della maggiore età e cittadini lavoratori della scuola, dell’amministrazione comunale e degli enti del Terzo settore. Il progetto vede il coinvolgimento di un gruppo di studentesse e studenti di un liceo e di un istituto tecnico all’interno del PTCO (tirocinio scolastico) in un vero e proprio viaggio verso la cittadinanza attiva. Il percorso parte dall’esplorazione degli spazi pubblici della loro città fino all’individuazione, partecipata dalla comunità scolastica, di uno spazio da migliorare e attrezzare e del quale prendersi cura attraverso un Patto di collaborazione. I partner del progetto hanno sostenuto i ragazzi per alcuni tratti di strada: dalla mappatura degli spazi pubblici (Laqup) alla concezione e realizzazione di arredi urbani pensati insieme per lo spazio scelto (Izmade). Labsus ha accompagnato i ragazzi alla scoperta dell’Amministrazione condivisa e lo ha fatto anche grazie a un viaggio studio sui Patti nella città di Genova, accompagnati da due labsusiani, dalla docente Annamaria Berruto, dalla responsabile dello Sportello Beni Comuni Elisa Albarosa e dal sindaco Alessandro Sicchiero. Con una nuova consapevolezza acquisita attraverso questa ricerca e facilitati anche dal lavoro dalle docenti responsabili, Maura Tosco e Antonella Pennazio, i ragazzi e le ragazze si sono impegnati a prendersi cura di quello che avevano riconosciuto come bene comune. Il coinvolgimento attivo della scuola, che ha sostenuto il processo, e la coprogettazione mediata in maniera attenta dal Comune di Chieri, che ne ha preservato la continuità, hanno portato alla stipula del Patto. “Il parco di fronte” può fare affidamento ora su un gruppo di cittadini e cittadine attive che controlleranno se gli arredi si manterranno integri, si prenderanno carico dei piccole pulizie e manutenzioni, organizzeranno eventi. Ve lo raccontano direttamente due di loro, Federico Consano e Camilla Frezzato. Marcella Iannuzzi e Rocco Paolo Padovano Playground Civico è un progetto che ha offerto ai ragazzi di Chieri sotto i diciotto anni l’opportunità di riappropriarsi di uno spazio pubblico. Il Comune ha proposto questo progetto a due scuole superiori della città, il liceo “A. Monti” e l’“Istituto B.Vittone”. L&#8217;attività ha coinvolto circa venti ragazzi e ragazze, tutti di terza o quarta superiore. Gli inizi A novembre del 2021 dopo i primi incontri con tutor e insegnante per definire il progetto, abbiamo prima fatto una mappatura dei luoghi di Chieri a disposizione dei ragazzi della nostra età: ne abbiamo individuati sette, che richiedevano dei miglioramenti, e poi abbiamo proposto un sondaggio ai nostri coetanei per capire quale degli spazi potesse essere riabilitato ed essere il migliore come futuro luogo di incontro. A grande maggioranza, il luogo che ha vinto questo sondaggio è stato quello vicino alle due scuole, che abbiamo chiamato “Parco di fronte”. Progettazione e costruzione Abbiamo dedicato circa due mesi di programmazione teorica aiutati da Izmade, uno studio di progettazione e design che ha permesso di dare forma alle nostre idee. La costruzione degli arredi è durata un po’ di più, ma grazie all’aiuto degli esperti abbiamo portato a termine un lavoro che non avremmo mai pensato di poter affrontare, poiché non avevamo mai preso in mano un cacciavite o una sega elettrica. Abbiamo impiegato quattro mesi per finire il lavoro, dunque non è stato semplice: anzi, abbiamo trascorso molti pomeriggi a scuola per ridefinire e decidere insieme le ultime cose, ma ne è valsa la pena. Ora ci sono nel “parco di fronte” tre tavoli e sei panche, una bacheca costruiti e decorati da noi con materiali ecosostenibili, che possono essere utilizzati da tutti per studiare, leggere, trascorrere un pomeriggio in compagnia di un amico o per una pausa tra le lezioni mattutine ed i corsi pomeridiani a scuola. Il Patto di collaborazione In parallelo con i lavori abbiamo iniziato a riflettere sui Patti di collaborazione e sull&#8217;importanza dei beni comuni, il che, ovviamente, implica il rispetto e la cura da parte di tutti i cittadini che lo vivono. In questo ci hanno aiutato Marcella Iannuzzi e Rocco Paolo Padovano di Labsus, che hanno tenuto alcuni incontri di spiegazione e discussione su questo strumento che non conoscevamo. L&#8217;esperienza più coinvolgente è stata l&#8217;uscita didattica a Genova dove abbiamo conosciuto varie realtà in cui cittadini di diverse età, si prendono cura di beni comuni materiali o immateriali, dalla cura del verde alla promozione dello sport come mezzo di socializzazione in quartiere. Al ritorno abbiamo cominciato a pensare all&#8217;ideazione dei Patti, discutendo con i soggetti coinvolti: oltre al Comune, che fornisce materiali e controllo, le scuole che si impegnano a far vivere lo spazio anche con iniziative didattiche e con la pulizia e la manutenzione, e in particolare il gruppo dei ragazzi che hanno costruito gli arredi. A questo proposito, è importante il fatto che il Comune abbia modificato il Regolamento dei patti di collaborazione per permettere la firma anche al referente del gruppo che è tuttora minorenne. Siamo stati anche in questo dei pionieri, in certo modo. C&#8217;è stato anche un incontro di presentazione agli abitanti del quartiere per superare con la conoscenza del progetto alcune incomprensioni dovute a un po&#8217; di diffidenza. Lo spazio è stato inaugurato a maggio con una festa e il Patto è stato firmato il 25 settembre dal sindaco Alessandro Sicchiero, dal segretario comunale Antonio Conato, dal referente del gruppo degli studenti Federico Consano e, infine, dai Dirigenti prof.ssa Marinella Principiano e prof. Gianfranco Giusta. Erano presenti Elisa Albarosa, referente dei beni comuni per il Comune di Chieri, che ha progettato l’attività, finanziata con i fondi del bando “EduCare”, e le insegnanti referenti per le due scuole. L’attività è stata inserita nei PCTO (ex alternanza scuola lavoro) anche per valorizzare le competenze acquisite, dal lavoro manuale alla collaborazione con le istituzioni a eventuali riflessioni sul proprio futuro. Le nostre riflessioni Abbiamo scelto questo progetto, tra gli altri che ogni anno la scuola ci presenta, perché si basa su valori importanti: la collaborazione con altre persone che vogliono raggiungere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/11/parco-di-fronte-un-nuovo-playground-fatto-da-e-per-i-giovani/">“Parco di fronte”: un nuovo playground fatto da e per i giovani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Il <strong>Progetto Playground civico</strong>, scritto dal <strong>Comune di Chieri</strong> per i Bando EDUcare del Ministero della Famiglia, nasce con le tante persone, nomi e cognomi che incontrerete nella lettura. Giovani cittadini in attesa della maggiore età e cittadini lavoratori della scuola, dell’amministrazione comunale e degli enti del Terzo settore.<br />
</em><em>Il progetto vede il <strong>coinvolgimento di un gruppo di studentesse e studenti</strong> di un liceo e di un istituto tecnico all’interno del PTCO (tirocinio scolastico) in un vero e proprio viaggio verso la cittadinanza attiva. Il percorso parte dall’esplorazione degli spazi pubblici della loro città fino all’individuazione, partecipata dalla comunità scolastica, di uno spazio da migliorare e attrezzare e del quale prendersi cura attraverso un Patto di collaborazione. I partner del progetto hanno sostenuto i ragazzi per alcuni tratti di strada: dalla mappatura degli spazi pubblici (<a href="https://www.laqup.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Laqup</strong></a>) alla concezione e realizzazione di arredi urbani pensati insieme per lo spazio scelto (<a href="https://www.izmade.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Izmade</strong></a>). <strong>Labsus</strong> ha accompagnato i ragazzi alla scoperta dell’Amministrazione condivisa e lo ha fatto anche grazie a un viaggio studio sui Patti nella città di Genova, accompagnati da due labsusiani, dalla docente <strong>Annamaria Berruto</strong>, dalla responsabile dello Sportello Beni Comuni <strong>Elisa Albarosa</strong> e dal sindaco <strong>Alessandro Sicchiero</strong>.<br />
</em><em>Con una nuova consapevolezza acquisita attraverso questa ricerca e facilitati anche dal lavoro dalle docenti responsabili, <strong>Maura Tosco</strong> e <strong>Antonella Pennazio</strong>, i ragazzi e le ragazze si sono impegnati a prendersi cura di quello che avevano riconosciuto come bene comune. Il coinvolgimento attivo della scuola, che ha sostenuto il processo, e la coprogettazione mediata in maniera attenta dal Comune di Chieri, che ne ha preservato la continuità, hanno portato alla stipula del Patto. “<strong>Il parco di fronte</strong>” può fare affidamento ora su un gruppo di cittadini e cittadine attive che controlleranno se gli arredi si manterranno integri, si prenderanno carico dei piccole pulizie e manutenzioni, organizzeranno eventi.<br />
</em><em>Ve lo raccontano direttamente due di loro, Federico Consano e Camilla Frezzato.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Marcella Iannuzzi e Rocco Paolo Padovano</em></p>
<div id="attachment_77345" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-77345" class="wp-image-77345 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-1024x683.jpeg" alt="" width="810" height="540" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-1024x683.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-300x200.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-768x512.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-810x540.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-1140x760.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte-600x400.jpeg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-a-lavoro-nel-Parco-di-fronte.jpeg 1680w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-77345" class="wp-caption-text">Gli studenti e le studentesse a lavoro per arredare il &#8220;Parco di fronte&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Playground Civico</strong> è un progetto che ha offerto ai ragazzi di Chieri sotto i diciotto anni l’opportunità di riappropriarsi di uno spazio pubblico. Il Comune ha proposto questo progetto a due scuole superiori della città, il liceo “<strong>A. Monti</strong>” e l’“<strong>Istituto B.Vittone</strong>”. L&#8217;attività ha coinvolto circa venti ragazzi e ragazze, tutti di terza o quarta superiore.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Gli inizi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">A novembre del 2021 dopo i primi incontri con tutor e insegnante per definire il progetto, abbiamo prima fatto una <strong>mappatura dei luoghi di Chieri</strong> a disposizione dei ragazzi della nostra età: ne abbiamo individuati sette, che richiedevano dei miglioramenti, e poi abbiamo <strong>proposto un sondaggio</strong> ai nostri coetanei per capire quale degli spazi potesse essere riabilitato ed essere il migliore come futuro luogo di incontro. A <strong>grande maggioranza</strong>, il luogo che ha vinto questo sondaggio è stato quello vicino alle due scuole, che abbiamo chiamato “<strong>Parco di fronte</strong>”.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Progettazione e costruzione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo dedicato circa <strong>due mesi di programmazione</strong> teorica aiutati da Izmade, uno studio di progettazione e <em>design</em> che ha permesso di dare forma alle nostre idee. La costruzione degli arredi è durata un po’ di più, ma grazie all’aiuto degli esperti abbiamo portato a termine un lavoro che non avremmo mai pensato di poter affrontare, poiché non avevamo mai preso in mano un cacciavite o una sega elettrica. Abbiamo impiegato quattro mesi per finire il lavoro, dunque non è stato semplice: anzi, abbiamo trascorso <strong>molti pomeriggi a scuola per ridefinire e decidere insieme le ultime cose</strong>, ma ne è valsa la pena. Ora ci sono nel “parco di fronte” tre tavoli e sei panche, una bacheca costruiti e decorati da noi con materiali ecosostenibili, che possono essere utilizzati da tutti per studiare, leggere, trascorrere un pomeriggio in compagnia di un amico o per una pausa tra le lezioni mattutine ed i corsi pomeridiani a scuola.</p>
<div id="attachment_77346" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-77346" class="wp-image-77346 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-di-Chieri-a-lavoro.jpeg" alt="" width="750" height="853" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-di-Chieri-a-lavoro.jpeg 750w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-di-Chieri-a-lavoro-198x225.jpeg 198w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/I-ragazzi-di-Chieri-a-lavoro-600x682.jpeg 600w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><p id="caption-attachment-77346" class="wp-caption-text">Gli studenti e le studentesse di Chieri a lavoro per realizzare il &#8220;Parco di fronte&#8221;</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il Patto di collaborazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">In parallelo con i lavori abbiamo iniziato a <strong>riflettere sui Patti di collaborazione</strong> e sull&#8217;importanza dei beni comuni, il che, ovviamente, implica il rispetto e la cura da parte di tutti i cittadini che lo vivono. In questo ci hanno aiutato <strong>Marcella Iannuzzi</strong> e <strong>Rocco Paolo Padovano</strong> di Labsus, che hanno tenuto alcuni incontri di spiegazione e discussione su questo strumento che non conoscevamo. L&#8217;esperienza più coinvolgente è stata <strong>l&#8217;uscita didattica a Genova</strong> dove abbiamo conosciuto varie realtà in cui cittadini di diverse età, si prendono cura di beni comuni materiali o immateriali, dalla cura del verde alla promozione dello sport come mezzo di socializzazione in quartiere. Al ritorno abbiamo cominciato a pensare all&#8217;ideazione dei Patti, discutendo con i soggetti coinvolti: oltre al Comune, che fornisce materiali e controllo, le scuole che si impegnano a far vivere lo spazio anche con iniziative didattiche e con la pulizia e la manutenzione, e in particolare il gruppo dei ragazzi che hanno costruito gli arredi. A questo proposito, è importante il fatto che<strong> il Comune abbia modificato il <a href="https://www.labsus.org/i-regolamenti-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento dei patti di collaborazione</a> per permettere la firma anche al referente del gruppo che è tuttora minorenne</strong>. Siamo stati anche in questo dei pionieri, in certo modo. C&#8217;è stato anche un incontro di presentazione agli abitanti del quartiere per superare con la conoscenza del progetto alcune incomprensioni dovute a un po&#8217; di diffidenza. Lo spazio è stato inaugurato a maggio con una festa e <strong>il Patto è stato firmato il 25 settembre</strong> dal sindaco <strong>Alessandro Sicchiero</strong>, dal segretario comunale <strong>Antonio Conato</strong>, dal referente del gruppo degli studenti <strong>Federico Consano</strong> e, infine, dai Dirigenti prof.ssa <strong>Marinella Principiano</strong> e prof. <strong>Gianfranco Giusta</strong>. Erano presenti <strong>Elisa Albarosa</strong>, referente dei beni comuni per il Comune di Chieri, che ha progettato l’attività, finanziata con i fondi del <a href="https://famiglia.governo.it/it/politiche-e-attivita/finanziamenti-avvisi-e-bandi/avvisi-e-bandi/avviso-pubblico-educare/" target="_blank" rel="noopener"><strong>bando “EduCare”</strong></a>, e le <strong>insegnanti referenti per le due scuole</strong>. L’attività è stata inserita nei PCTO (ex alternanza scuola lavoro) anche per valorizzare le competenze acquisite, dal lavoro manuale alla collaborazione con le istituzioni a eventuali riflessioni sul proprio futuro.</p>
<div id="attachment_77347" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-77347" class="wp-image-77347 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/Gli-incontri-tr-i-soggetti-firmatari-del-Patto.jpeg" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/Gli-incontri-tr-i-soggetti-firmatari-del-Patto.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/Gli-incontri-tr-i-soggetti-firmatari-del-Patto-300x169.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/Gli-incontri-tr-i-soggetti-firmatari-del-Patto-768x432.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/Gli-incontri-tr-i-soggetti-firmatari-del-Patto-810x456.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/11/Gli-incontri-tr-i-soggetti-firmatari-del-Patto-600x338.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-77347" class="wp-caption-text">Alcuni dei firmatari del patto &#8220;Parco di fronte: un playground di quartiere&#8221;</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Le nostre riflessioni</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo scelto <strong>questo progetto</strong>, tra gli altri che ogni anno la scuola ci presenta, perché <strong>si basa su valori importanti</strong>: la <strong>collaborazione</strong> con altre persone che vogliono raggiungere uno stesso obiettivo; il mettere al centro delle decisioni il <strong>confronto tra i diversi modi di vivere la città</strong>, che abbiamo visto nel sondaggio ma anche nelle discussioni tra di noi; il <strong>prendere iniziative in maniera attiva</strong> dal basso, collaborando con le amministrazioni e altri enti, condividendo con essi le decisioni e rendendosi conto delle dinamiche che stanno alla base della politica; lo <strong>scambio di idee ed opinioni</strong>, anche tenendo conto delle critiche, che non sempre è piacevole ricevere, ma che alla fine aiutano a comprendere le cose anche da un altro punto di vista; il r<strong>ispetto verso chi ha già esperienza</strong> in quest’ambito e la pazienza verso chi non ne possiede. Il gruppo era pieno di curiosità fin dall&#8217;inizio, ma è cresciuto: ci siamo uniti molto, soprattutto in occasione del viaggio, <strong>è cresciuta molto la nostra voglia di fare</strong>, e anche il nostro senso di responsabilità: abbiamo lavorato parecchie ore, anche quando avevamo da studiare, sempre con precisione e attenzione. Anche avere imparato a utilizzare attrezzi che richiedono attenzione e precisione è un&#8217;abilità che sarà sicuramente utile nel corso della vita. Infine, <strong>non è stato facile far apprezzare a tutti il nostro lavoro</strong>, perché sono state molte le critiche, ma la nostra forza di volontà è stata più grande e ci ha permesso di raggiungere il nostro obiettivo, che ora continueremo a portare avanti secondo il Patto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per tutte le foto presenti nell&#8217;articolo, inclusa quella di copertina, si ringraziano gli studenti e le studentesse coinvolte nel patto &#8220;Parco di fronte: un playground di quartiere&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/11/parco-di-fronte-un-nuovo-playground-fatto-da-e-per-i-giovani/">“Parco di fronte”: un nuovo playground fatto da e per i giovani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se cercate Villa Castello non esiste più. Ora c’è il Centro Don Milani</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/09/se-cercate-villa-castello-non-esiste-piu-ora-ce-il-centro-don-milani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Bonasora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 09:05:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[Bagheria]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Centro don Milani]]></category>
		<category><![CDATA[co-progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[I care]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Castello]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=76892</guid>

					<description><![CDATA[<p>“I care”, mi sta a cuore, è il motto che don Lorenzo Milani aveva scritto su un cartello appeso nella Scuola di Barbiana. Spiegava ai suoi ragazzi che era l’esatto contrario del motto fascista “me ne frego”. I care, mi sta a cuore è anche il senso del Patto di collaborazione sottoscritto a Bagheria per la gestione condivisa di un bene confiscato alla mafia. Si tratta di Villa Castello, un tempo di proprietà del boss di Cosa Nostra Simone Castello che oggi è diventato il “Centro Aggregativo Polivalente Don Lorenzo Milani”. Le realtà che hanno co-progettato il Patto, ventisei organizzazioni tra associazioni e enti di Terzo settore raccolte in una rete che continua a crescere nel numero e nelle proposte, raccontano orgogliose che quella non sarà mai più chiamata Villa Castello, quasi a cancellare un simbolo del potere mafioso sul territorio che è stato restituito a tutti, all’intera comunità. Come? Attraverso una scelta ben precisa, non procedere all’assegnazione attraverso una gara, un avviso che mettesse in competizione quella rete che avrebbe dovuto lavorare insieme, ma seguire la strada più difficile della progettazione condivisa attraverso un Patto di collaborazione. «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica, sortirne da soli è avarizia» È un celebre passaggio di una Lettera a una professoressa, può essere applicato al modello dell&#8217;Amministrazione condivisa e a questo specifico Patto di collaborazione. Tutto inizia nel 2017 quando l’amministrazione comunale di Bagheria convoca una assemblea cittadina per avviare un percorso di co-progettazione, insieme alle associazioni locali, in vista della partecipazione al Bando della Regione Sicilia per la gestione dei fondi europei del PO FESR 2014/2020 – Azione 9.6.6 per la riqualificazione dei beni confiscati alle mafie. Oggetto della convocazione un sogno: riutilizzare un bene confiscato alla mafia, per realizzarvi attività a favore dei giovani delle comunità di Bagheria e della frazione marinara di Aspra. Dopo settimane intense di progettazione, sopralluoghi, confronti fra volontari, politici e tecnici dell’Amministrazione mediati e coordinati dal lavoro del CeSvoP (Centro servizi per il volontariato di Palermo) il progetto è pronto, la rete è costituita. Il sogno è rimasto vivo e condiviso nelle intenzioni di tutti i soggetti mentre venivano assegnate le risorse e realizzati i lavori di ristrutturazione del complesso. Un esempio di come l’azione della pubblica amministrazione debba essere intesa in chiave contemporanea. Da una parte la rete, che grazie al processo di co-progettazione sempre aperto garantito dal Patto è cresciuta nel tempo avvicinando e coinvolgendo nuove realtà; dall’altro l’assegnazione e realizzazione dei lavori secondo gli strumenti classici del “modello verticale”. Comunità e istituzioni insieme, dunque. Un percorso, questo, che ha garantito la prosecuzione del progetto nonostante il cambio politico alla guida del Comune di Bagheria. A definire il Centro polivalente don Milani tre parole. Accogliente: è una risorsa condivisa alla quale tutti hanno il diritto di accedere. Partecipato: è un organismo che coinvolge e stimola la partecipazione di tutta la comunità. Innovativo: è spazio creativo per sperimentare percorsi di innovazione sociale finalizzato allo sviluppo sostenibile. «Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni» Il Centro Don Milani ha una caratteristica peculiare. L’idea è quella di non creare uno spazio a favore dei giovani. Ma renderli finalmente protagonisti. Nasce così l’idea di coinvolgere gli studenti del Liceo Classico di Bagheria che si sono prestati a fungere da “sentinelle” seguendo il percorso e “vigilando” affinché l’interesse generale tutelato dal Patto non andasse disperso nella fatica quotidiana di costruzione delle relazioni. Con il supporto del CeSVoP è stato possibile, inoltre, aggregare un gruppo di ragazze che, da aprile di quest’anno, sta provando a far nascere una Web Agency con il preciso intento di promuovere sul territorio questo luogo unico nel suo genere. Tantissime le iniziative realizzate ad oggi: un piano di comunicazione; un canale Discord per la comunicazione interna; la proposta di un murales da realizzare al Centro Don Milani; una proposta per personalizzare le stanze del Centro e identificarli con gli spazi pubblici della città di Bagheria; la creazione di contenuti social specifici; la gestione del canale Tik Tok. Proprio i più giovani sono gli interpreti migliori di quanto un Patto non debba essere inteso come uno strumento rigido e immodificabile, ma, al contrario, come un processo che permette alle regole del procedimento amministrativo di interagire con la creatività dei cittadini attivi. «Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali» Generalmente si crede che alcuni principi essenziali della pubblica amministrazione quali terzietà, trasparenza, efficienza e efficacia, vengano garantiti solo da procedure competitive. Spesso, in particolare quando mettiamo al centro l’interesse generale e la collaborazione con la comunità di riferimento, la competizione semplicemente non è la strada giusta. Questa considerazione è ancora più evidente se il tema è quello dei beni confiscati. Tempi lunghi per l’affidamento, isolamento dei soggetti affidatari attraverso procedure selettive, mancanza di informazioni e trasparenza sull’effettivo patrimonio dei beni confiscati utilizzabili per progetti di natura sociale, sono solo alcuni dei problemi che quotidianamente bisogna affrontare. Utilizzare procedure che invece di promuovere collaborazione e garantire trasparenza alimentano competizione equivale a quel “fare parti uguali tra disuguali”. Ma un processo irreversibile è in atto, e ne sono protagonisti amministratori pubblici, semplici cittadini, e organizzazioni di Terzo settore che stanno segnando percorsi innovativi. Certo le difficoltà non mancano. Nell’ultimo incontro di co-progettazione al Centro Don Milani, ci si è confrontati sulle difficoltà nel garantire l’apertura della struttura, sul come garantire una efficace comunicazione interna e costruire un calendario di iniziative condivise. Ma la forza, la visione condivisa, il sogno è ancora intatto. Martina e Giovanna, le studentesse che attraverso la Web Agency stanno promuovendo il centro presso i loro coetanei, saranno le prossime cittadine attive a sottoscrivere il Patto di collaborazione. Forse è soprattutto così che le violenze, i soprusi, le prevaricazioni delle mafie verranno sconfitte. LEGGI ANCHE: Da villa confiscata a bene comune: con i Patti è possibile I beni confiscati alle mafie come beni comuni Fare per immaginare, programmare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/09/se-cercate-villa-castello-non-esiste-piu-ora-ce-il-centro-don-milani/">Se cercate Villa Castello non esiste più. Ora c’è il Centro Don Milani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>“<strong>I care</strong>”</em>, mi sta a cuore, è il motto che <strong>don Lorenzo Milani</strong> aveva scritto su un cartello appeso nella <strong>Scuola di Barbiana</strong>. Spiegava ai suoi ragazzi che era l’esatto contrario del motto fascista “me ne frego”. <em>I care</em>, mi sta a cuore è anche il <strong>senso del Patto di collaborazione sottoscritto a Bagheria per la gestione condivisa</strong> <strong>di un bene confiscato alla mafia</strong>. Si tratta di <strong>Villa Castello</strong>, un tempo di proprietà del boss di Cosa Nostra Simone Castello che oggi è diventato il “<strong>Centro Aggregativo Polivalente Don Lorenzo Milani</strong>”. Le realtà che <strong>hanno co-progettato il Patto, ventisei organizzazioni</strong> tra associazioni e enti di Terzo settore raccolte in una rete che continua a crescere nel numero e nelle proposte, raccontano orgogliose che quella non sarà mai più chiamata Villa Castello, quasi a <strong>cancellare un simbolo del potere mafioso</strong> sul territorio che è stato restituito a tutti, all’intera comunità. Come? Attraverso una scelta ben precisa, <strong>non procedere all’assegnazione attraverso una gara,</strong> un avviso che mettesse in competizione quella rete che avrebbe dovuto lavorare insieme, ma seguire la strada più difficile della <strong>progettazione condivisa</strong> attraverso un Patto di collaborazione.</p>
<div id="attachment_76896" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-76896" class="wp-image-76896 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-1024x768.jpeg" alt="" width="810" height="608" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-1024x768.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-300x225.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-100x75.jpeg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-768x576.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-810x608.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-1140x855.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno-600x450.jpeg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Centro-don-Milani_esterno.jpeg 2000w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-76896" class="wp-caption-text">La ex Villa Castello oggi Centro Don Milani a Bagheria (Fonte: CeSVoP).</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica, sortirne da soli è avarizia</strong><strong>»</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">È un celebre passaggio di una Lettera a una professoressa, può essere applicato al modello dell&#8217;Amministrazione condivisa e a questo specifico Patto di collaborazione. Tutto inizia nel <strong>2017</strong> quando l’amministrazione comunale di Bagheria convoca una assemblea cittadina per avviare un <a href="https://www.labsus.org/2021/09/la-coprogettazione-e-cruciale-per-il-successo-dei-patti/#:~:text=La%20coprogettazione%20%C3%A8%20lo%20strumento,le%20istituzioni%20quanto%20la%20comunit%C3%A0." target="_blank" rel="noopener"><strong>percorso di co-progettazione</strong></a>, insieme alle associazioni locali, in vista della partecipazione al Bando della Regione Sicilia per la gestione dei <strong>fondi europei del PO FESR 2014/2020 – Azione 9.6.6</strong> <strong>per la riqualificazione dei beni confiscati alle mafie</strong>. Oggetto della convocazione un <strong>sogno</strong>: <strong>riutilizzare un bene confiscato alla mafia, per realizzarvi attività a favore dei giovani </strong>delle comunità di Bagheria e della frazione marinara di Aspra. Dopo settimane intense di progettazione, sopralluoghi, confronti fra volontari, politici e tecnici dell’Amministrazione mediati e coordinati dal lavoro del <a href="https://www.cesvop.org/" target="_blank" rel="noopener">CeSvoP</a> (Centro servizi per il volontariato di Palermo) il progetto è pronto, <strong>la rete è costituita</strong>. Il sogno è rimasto vivo e condiviso nelle intenzioni di tutti i soggetti mentre venivano assegnate le risorse e realizzati i lavori di ristrutturazione del complesso. Un esempio di come l’azione della pubblica amministrazione debba essere intesa in chiave contemporanea. Da una parte l<strong>a rete, che grazie al processo di co-progettazione sempre aperto garantito dal Patto è cresciuta nel tempo</strong> avvicinando e coinvolgendo nuove realtà; dall’altro l’assegnazione e realizzazione dei lavori secondo gli strumenti classici del “modello verticale”. <strong>Comunità e istituzioni insieme</strong>, dunque. Un percorso, questo, che ha garantito la <a href="https://www.labsus.org/2020/02/la-cura-dei-beni-comuni-va-oltre-i-partiti-politici/" target="_blank" rel="noopener"><strong>prosecuzione del progetto nonostante il cambio politico</strong></a> alla guida del Comune di Bagheria. A definire il Centro polivalente don Milani tre parole. <strong>Accogliente</strong>: è una risorsa condivisa alla quale tutti hanno il diritto di accedere. <strong>Partecipato</strong>: è un organismo che coinvolge e stimola la partecipazione di tutta la comunità. <strong>Innovativo</strong>: è spazio creativo per sperimentare percorsi di innovazione sociale finalizzato allo sviluppo sostenibile.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>«A</strong><strong>vere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni</strong><strong>»</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il Centro Don Milani ha una caratteristica peculiare. L’idea è quella di non creare uno spazio <em>a favore</em> dei <strong>giovani</strong>. Ma renderli <strong>finalmente protagonisti</strong>. Nasce così l’idea di coinvolgere gli <strong>studenti del Liceo Classico di Bagheria</strong> che si sono prestati a fungere da “sentinelle” seguendo il percorso e “vigilando” affinché l’interesse generale tutelato dal Patto non andasse disperso nella fatica quotidiana di costruzione delle relazioni. Con il supporto del CeSVoP è stato possibile, inoltre, aggregare un <strong>gruppo di ragazze</strong> che, da aprile di quest’anno, sta provando a far nascere una <a href="https://www.cesvop.org/volontariato-innovazione-e-competenze/?fbclid=IwAR0pw9oFuSYottyrHRHuRv8jZzwbojuuql1VWuk4ot9QCHc0KHrJeY93Pao" target="_blank" rel="noopener">Web Agency</a> con il preciso intento di promuovere sul territorio questo luogo unico nel suo genere. <strong>Tantissime le iniziative realizzate ad oggi</strong>: un piano di comunicazione; un canale <em>Discord</em> per la comunicazione interna; la proposta di un murales da realizzare al Centro Don Milani; una proposta per personalizzare le stanze del Centro e identificarli con gli spazi pubblici della città di Bagheria; la creazione di contenuti <em>social</em> specifici; la gestione del canale <em>Tik Tok</em>. <strong>Proprio i più giovani sono gli interpreti migliori di quanto un Patto non debba essere inteso come uno strumento rigido e immodificabile, </strong>ma, al contrario, come un processo che permette alle regole del procedimento amministrativo di interagire con la creatività dei cittadini attivi.</p>
<div id="attachment_76897" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-76897" class="wp-image-76897 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-1024x768.jpeg" alt="" width="810" height="608" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-1024x768.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-300x225.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-100x75.jpeg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-768x576.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-810x608.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-1140x855.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani-600x450.jpeg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/09/Co-progettazione-del-centro-Don-Milani.jpeg 2000w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-76897" class="wp-caption-text">La rete che si è costituita intorno alla gestione condivisa del Centro Don Milani (Fonte: CeSVoP).</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>«N</strong><strong>on c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali</strong><strong>»</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Generalmente si crede che alcuni principi essenziali della pubblica amministrazione quali terzietà, trasparenza, efficienza e efficacia, vengano garantiti solo da procedure competitive. Spesso, in particolare quando mettiamo al centro l’interesse generale e la collaborazione con la comunità di riferimento, <strong>la competizione semplicemente non è la strada giusta</strong>. Questa considerazione è ancora più evidente se il tema è quello dei beni confiscati. Tempi lunghi per l’affidamento, isolamento dei soggetti affidatari attraverso procedure selettive, mancanza di informazioni e trasparenza sull’effettivo patrimonio dei beni confiscati utilizzabili per progetti di natura sociale, sono solo alcuni dei problemi che quotidianamente bisogna affrontare. Utilizzare procedure che invece di promuovere collaborazione e garantire trasparenza alimentano competizione equivale a quel “fare parti uguali tra disuguali”. Ma un processo irreversibile è in atto, e ne sono protagonisti amministratori pubblici, semplici cittadini, e <a href="https://www.rivistaimpresasociale.it/forum/articolo/arena-sussidiarieta-orizzontale-e-terzo-settore" target="_blank" rel="noopener">organizzazioni di Terzo settore</a> che stanno segnando percorsi innovativi. Certo le difficoltà non mancano. Nell’ultimo incontro di co-progettazione al Centro Don Milani, ci si è confrontati sulle <strong>difficoltà nel garantire l’apertura della struttura</strong>, sul come garantire una efficace comunicazione interna e costruire un calendario di iniziative condivise. Ma la forza, la visione condivisa, <strong>il sogno è ancora intatto</strong>. <strong>Martina</strong> e <strong>Giovanna</strong>, le studentesse che attraverso la <em>Web Agency</em> stanno promuovendo il centro presso i loro coetanei, saranno le <strong>prossime cittadine attive a sottoscrivere il Patto di collaborazione</strong>. <strong>Forse è soprattutto così che</strong> le violenze, i soprusi, le prevaricazioni delle <strong>mafie verranno sconfitte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong><a href="https://www.labsus.org/2022/07/da-villa-confiscata-a-bene-comune-con-i-patti-e-possibile/" target="_blank" rel="noopener">Da villa confiscata a bene comune: con i Patti è possibile</a></strong></li>
<li>
<p class="entry-title"><a href="https://www.labsus.org/2019/04/i-beni-confiscati-alle-mafie-come-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener"><strong>I beni confiscati alle mafie come beni comuni</strong></a></p>
</li>
<li><strong><a href="https://www.labsus.org/2022/09/legamileali-fare-per-immaginare-programmare-per-sopravvivere/" target="_blank" rel="noopener">Fare per immaginare, programmare per sopra(v)vivere</a></strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per tutte le immagini presenti nell&#8217;articolo, inclusa quella di copertina, si ringrazia il CeSvoP.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/09/se-cercate-villa-castello-non-esiste-piu-ora-ce-il-centro-don-milani/">Se cercate Villa Castello non esiste più. Ora c’è il Centro Don Milani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scuole aperte… anche il pomeriggio!</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/09/scuole-aperte-anche-il-pomeriggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2022 12:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bando]]></category>
		<category><![CDATA[comunità educante]]></category>
		<category><![CDATA[offerta formativa]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[scuole aperte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=76795</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Roma la presenza di esperienze di cittadinanza attiva nelle scuole non rappresenta di certo una novità. Tuttavia, il progetto “Scuole Aperte il pomeriggio a.s. 2022-2023”, licenziato alla fine dello scorso giugno dal Dipartimento Scuola, lavoro e formazione, merita una particolare attenzione, in quanto mostra l’impegno, soprattutto finanziario, del Comune di Roma ad aprire gli istituti scolastici oltre l’orario ordinario, così da renderli sempre più dei veri e propri poli civici e culturali di comunità. Gli obiettivi del progetto… In linea con quanto previsto dalla direttiva 5/2022 (Oggetto: Apertura scuole oltre l’orario ordinario), adottata dall’Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro del Comune di Roma, il progetto “Scuole aperte il pomeriggio” mira a garantire l’apertura degli istituti scolastici anche dopo “il suono della campanella”, attraverso il finanziamento di attività volte: alla prevenzione e al contrasto della povertà educativa e della dispersione scolastica; all’innovazione didattica e alla ricerca pedagogica; alla creazione di opportunità culturali e di avvicinamento degli alunni e delle alunne all’arte; e, in più, a maturare atteggiamenti e comportamenti di contrasto degli stereotipi e della discriminazione. … e la creazione di una comunità educante In particolare, tra gli obiettivi che intende perseguire il progetto vi rientra anche quello di creare una vera e propria comunità educante, attraverso il coinvolgimento progettuale e la partecipazione attiva degli studenti e delle studentesse, ma anche delle loro famiglie, del corpo docente, degli educatori e delle educatrici, nonché di altri servizi, associazioni presenti sul territorio. Il bando, in più punti, rimarca l’importanza di prevedere, nelle diverse proposte progettuali, accanto ai laboratori e ai corsi, anche momenti di incontro, di coordinamento e di confronto, così da poter creare una vera e propria comunità educante, capace di mettere in connessione le attività del mattino con quelle svolte nel pomeriggio, favorendo in questo modo una riflessione maggiormente condivisa e partecipata sul lavoro didattico-educativo. Per la realizzazione delle attività oltre l’orario ordinario, dalle quali vanno escluse quelle sportive (ricomprese per un errore materiale in un primo momento nel bando), gli istituti scolastici possono dunque avvalersi del coinvolgimento delle associazioni dei genitori e/o del Terzo settore, delle istituzioni culturali e sociali, nonché dei servizi attivi sul territorio, purché la fruizione delle stesse attività o la partecipazione agli eventi da parte della comunità studentesca sia gratuita. Inoltre, se per la partecipazione a determinate progettualità è necessario sostenere il pagamento di un contributo, gli studenti e le studentesse disabili o non particolarmente abbienti dovranno essere obbligatoriamente esonerati/e. I corsi, i laboratori e gli eventi proposti potranno essere svolti non solo nel pomeriggio, ma anche la sera e/o nei fine settimana, per un totale di 195 ore durante tutto l’anno scolastico. I “limiti” del progetto Al progetto “Scuole Aperte il pomeriggio” possono partecipare tutti gli Istituti comprensivi e gli Istituti secondari di Secondo grado di Roma Capitale. Tuttavia, il finanziamento delle proposte progettuali, fino a 15.000 € per scuola per l’intero anno scolastico, sarà riconosciuto soltanto ad un massimo di 60 istituti, di cui fino ad un terzo di Istituti secondari di II grado. Malgrado l’obiettivo generale del progetto sia quello di garantire un’offerta di attività educative di qualità e di occasioni di incontro in modo omogeneo su tutto il territorio della Capitale, la decisione di finanziare solo 60 istituti (su 222 presenti a Roma) rischia di lasciare escluse molte realtà scolastiche che, al contrario, avrebbero bisogno di vederle realizzate sul proprio territorio. Le proposte progettuali, corredate di tutti i documenti – disponibili QUI – dovranno pervenire entro e non oltre le ore 23:59 di domenica 18 settembre 2022, all’indirizzo PEC: protocollo.famigliaeducazionescuola@pec.comune.roma.it.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/09/scuole-aperte-anche-il-pomeriggio/">Scuole aperte… anche il pomeriggio!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A <strong>Roma</strong> la presenza di <a href="https://www.labsus.org/progetti/scuole-aperte-partecipate-in-rete/" target="_blank" rel="noopener"><strong>esperienze di cittadinanza attiva nelle scuole</strong></a> non rappresenta di certo una novità. Tuttavia, il progetto “<strong>Scuole Aperte il pomeriggio a.s. 2022-2023</strong>”, licenziato alla fine dello scorso giugno dal Dipartimento Scuola, lavoro e formazione, merita una particolare attenzione, in quanto mostra l’<strong>impegno</strong>, soprattutto <strong>finanziario</strong>, del Comune di Roma ad aprire gli istituti scolastici oltre l’orario ordinario, così da renderli sempre più dei <a href="https://www.labsus.org/2019/09/facciamo-il-punto-sulle-scuole-aperte-partecipate-e-condivise/" target="_blank" rel="noopener">veri e propri poli civici e culturali di comunità</a>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Gli obiettivi del progetto…</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">In linea con quanto previsto dalla <strong>direttiva 5/2022</strong> (<strong>Oggetto: Apertura scuole oltre l’orario ordinario</strong>), adottata dall’Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro del Comune di Roma, il <a href="https://www.comune.roma.it/web/it/bando-concorso.page?contentId=BEC940542&amp;fbclid=IwAR3RR9nQ4Mp8WMmc8cKTSgoLev3UbLzvkU01xoGlaN9jcu2VuvKgNYmOs-Q&amp;fs=e&amp;s=cl" target="_blank" rel="noopener">progetto “Scuole aperte il pomeriggio”</a> mira a garantire l’<strong>apertura degli istituti scolastici anche dopo “il suono della campanella”</strong>, attraverso il finanziamento di attività volte: alla <strong>prevenzione</strong> e al <strong>contrasto</strong> della <strong>povertà educativa</strong> e della dispersione scolastica; all’<strong>innovazione didattica</strong> e alla ricerca pedagogica; alla creazione di <strong>opportunità culturali</strong> e di avvicinamento degli alunni e delle alunne all’arte; e, in più, a maturare atteggiamenti e comportamenti di <strong>contrasto degli stereotipi e della discriminazione</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>… e la creazione di una comunità educante</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">In particolare, tra gli obiettivi che intende perseguire il progetto vi rientra anche quello di <strong>creare una vera e propria comunità educante</strong>, attraverso il coinvolgimento progettuale e la partecipazione attiva degli studenti e delle studentesse, ma anche delle loro famiglie, del corpo docente, degli educatori e delle educatrici, nonché di altri servizi, associazioni presenti sul territorio.<br />
Il bando, in più punti, rimarca l’<strong>importanza di prevedere</strong>, nelle diverse proposte progettuali, accanto ai laboratori e ai corsi, anche <strong>momenti di incontro, di coordinamento e di confronto</strong>, così da poter creare una vera e propria comunità educante, capace di mettere in connessione le attività del mattino con quelle svolte nel pomeriggio, favorendo in questo modo una riflessione maggiormente condivisa e partecipata sul lavoro didattico-educativo.<br />
Per la realizzazione delle attività oltre l’orario ordinario, dalle quali vanno escluse quelle sportive (<a href="/www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/QM20220028746-Circolare_SCUOLE_APERTE_pomeriggio_corretta_30_06_2022-signed_firmato.pdf" target="_blank" rel="noopener">ricomprese per un errore materiale in un primo momento nel bando</a>), gli istituti scolastici possono dunque avvalersi del <strong>coinvolgimento</strong> delle associazioni dei genitori e/o del Terzo settore, delle istituzioni culturali e sociali, nonché dei servizi attivi sul territorio, purché la <strong>fruizione</strong> delle stesse attività o la partecipazione agli eventi da parte della comunità studentesca sia <strong>gratuita</strong>. Inoltre, se per la partecipazione a determinate progettualità è necessario sostenere il pagamento di un contributo, gli studenti e le studentesse disabili o non particolarmente abbienti dovranno essere obbligatoriamente esonerati/e. I corsi, i laboratori e gli eventi proposti potranno essere svolti non solo nel pomeriggio, ma anche la sera e/o nei fine settimana, per un <strong>totale di 195 ore durante tutto l’anno scolastico</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I “limiti” del progetto</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Al progetto “Scuole Aperte il pomeriggio” <strong>possono partecipare tutti gli Istituti comprensivi e gli Istituti secondari di Secondo grado di Roma Capitale</strong>. Tuttavia, il finanziamento delle proposte progettuali, fino a 15.000 € per scuola per l’intero anno scolastico, sarà riconosciuto soltanto ad un massimo di<strong> 60 istituti</strong>, di cui fino ad un terzo di Istituti secondari di II grado.<br />
Malgrado l’obiettivo generale del progetto sia quello di garantire un’offerta di attività educative di qualità e di occasioni di incontro in modo omogeneo su tutto il territorio della Capitale, la decisione di finanziare solo 60 istituti (su <a href="https://www.tuttitalia.it/lazio/33-roma/64-scuole/" target="_blank" rel="noopener">222 presenti a Roma</a>) rischia di <strong>lasciare escluse molte realtà scolastiche</strong> che, al contrario, avrebbero bisogno di vederle realizzate sul proprio territorio.<br />
Le proposte progettuali, corredate di tutti i documenti – disponibili <a href="https://www.comune.roma.it/web/it/bando-concorso.page?contentId=BEC940542&amp;fbclid=IwAR3RR9nQ4Mp8WMmc8cKTSgoLev3UbLzvkU01xoGlaN9jcu2VuvKgNYmOs-Q&amp;fs=e&amp;s=cl" target="_blank" rel="noopener">QUI</a> – dovranno pervenire <strong>entro e non oltre le ore 23:59 di domenica 18 settembre 2022</strong>, all’indirizzo PEC: <a href="mailto://protocollo.famigliaeducazionescuola@pec.comune.roma.it" target="_blank" rel="noopener">protocollo.famigliaeducazionescuola@pec.comune.roma.it</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/09/scuole-aperte-anche-il-pomeriggio/">Scuole aperte… anche il pomeriggio!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando i cittadini si attivano per ridurre i danni ambientali</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/06/quando-i-cittadini-si-attivano-per-ridurre-i-danni-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donata Albiero - Giovanni Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 07:54:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[CiLLSA]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza attiva]]></category>
		<category><![CDATA[danno ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca azione]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità  ambientale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=76438</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sezione Ricerche ospita una ricerca azione sul territorio portata avanti nella Regione Veneto, per la precisione ad Arzignano, in provincia di Vicenza, da parte dell’associazione CiLLSA (acronimo di Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente), la quale sta cercando, tuttora, di ridurre i danni provocati dal grave disastro ambientale verificatosi nel corso di alcuni decenni nei territori delle province del Veneto occidentale. Nel prosieguo della trattazione e nei file allegati è possibile conoscere la storia dell&#8217;Associazione e di alcuni interventi educativi attuati sul territorio, per proteggere e curare importanti beni comuni  – come l&#8217;acqua e l&#8217;aria –, direttamente dalle voci dei protagonisti: il dottor Giovanni Fazio, medico di famiglia, adesso non più in servizio; e la dottoressa Donata Albiero, dirigente scolastica emerita nelle scuole dell’Arzignanese. Un’azione di sensibilizzazione per ridurre le PFAS Da anni partecipiamo attivamente ad un’opera di cittadinanza attiva insieme ad una platea diversificata di partecipanti, che, a vario titolo, hanno deciso di mettere in campo tutte le loro energie per fare in modo di sensibilizzare la comunità arzignanese, e non solo, sull’emergenza ambientale ancora in corso, relativa alle PFAS (Sostanze Perfluoro Alchiliche) e ad altri materiali pericolosi (es. cloruri, solfati, cromo, metalli pesanti) rilasciati nell’ambiente, in gran parte dalle molte aziende del distretto conciario. Le molecole più pericolose per la salute umana sono proprio le PFAS, ossia delle molecole organiche modificate sostituendo atomi di fluoro a quelli di idrogeno, non presenti in natura, utilizzate in molte attività produttive in diversi comparti industriali. Tali “nuovi” prodotti della chimica sono molto apprezzati per pregi quali l’idro e l’oleo repellenza, la resistenza ad altissime temperature, la loro flessibilità e altro. Tuttavia, il rovescio della medaglia, che riguarda tali molecole, è la loro forte tossicità (agiscono già a livello di pochi nanogrammi), la cancerogenità, l’azione sull’intero sistema ormonale, con gravi conseguenze. Sono molecole pressoché indistruttibili, che, una volta penetrate negli organismi viventi, animali e vegetali, impiegano anni per esserne espulse. Esse appartengono alla classe delle molecole POP e degli interferenti endocrini e la contaminazione avviene attraverso l’acqua, gli alimenti e la respirazione. Perché bisogna ridurre il danno? Le PFAS sono le protagoniste dello scandalo provocato dalla multinazionale Miteni di Trissino, responsabile della contaminazione della più grande falda acquifera del Veneto, per una estensione di 190 km quadrati. Per circa cinquant’anni, le purissime e cristalline acque profonde sono state progressivamente inquinate; la contaminazione si è estesa agli abitanti di 21 comuni, serviti dagli acquedotti che attingevano alla suddetta falda. Tutto ciò è avvenuto in un lunghissimo arco di tempo, senza che le istituzioni, che avrebbero dovuto tutelare i cittadini, siano intervenute. Tuttora solo gli acquedotti dei comuni maggiormente inquinati sono stati muniti di filtri a carboni attivi. Esiste, tuttavia, una vasta area di territorio dove ancora adesso la percentuale di PFAS presente negli acquedotti costituisce un sicuro rischio per la popolazione. Quello qui brevemente esposto è un problema che non è solo ambientale, ma coinvolge le istituzioni regionali e locali, se non altro, per la loro iniziale inerzia. La collaborazione tra le associazioni e le istituzioni per la cura dei beni comuni Grazie al vasto Movimento no PFAS che, dal 2013, ha invaso le piazze e le pagine dei giornali, si è giunti ad un grande processo, presso il tribunale di Vicenza, che vede imputati, a vario titolo, dirigenti e rappresentanti della società. Ridurre il danno è stato uno dei cardini dell’associazione CiLLSA, che non si è limitata a organizzare e partecipare alla lotta generale, ma è riuscita a convincere l’Amministrazione Arzignanese e il gestore dell’acquedotto ad installare dei filtri nelle scuole, proteggendo così i bambini e gli studenti dalle PFAS, tuttora presenti nell’acqua potabile del comune. In controtendenza con le politiche regionali, al fine di fare in modo che i cittadini potessero accedere all’acqua pubblica non contaminata, l’associazione ha spinto il Comune e il gestore ad installare i filtri anche nelle cosiddette “Casette del sindaco”. Ciò consente adesso alla cittadinanza di attingere gratuitamente ad acque sicure, in attesa della installazione dei filtri per l’intero acquedotto. Grazie all’operato di CiLLSA, di tale provvedimento ha goduto anche la popolazione dell’adiacente Comune di Montecchio Maggiore. L’attivazione della società Poiché la Regione del Veneto non provvede a controllare i prodotti agricoli che afferiscono al mercato, l’associazione, dopo un lavoro di mesi, insieme alla Amministrazione comunale, sta provvedendo alla realizzazione di un mercato contadino zero PFAS, per offrire ai cittadini l’opportunità di acquistare prodotti non inquinati. CiLLSA ha anche proposto al Movimento No PFAS un intervento nelle scuole per far conoscere e mobilitare, attraverso percorsi di cittadinanza attiva, gli studenti. Si è costituito, così, un gruppo di lavoro diretto da Donata Albiero, che, composto da medici, geologi, esperti del territorio e semplici cittadini attivi, è entrato in contatto con molte scuole venete, coinvolgendo in questi percorsi circa 6000 studenti. In tal modo, è stata sensibilizzata la fascia di popolazione maggiormente esposta ai danni dell’inquinamento, vale a dire gli studenti delle scuole, ossia le nuove “leve” che, più di ogni altra componente della società, sta pagando i danni provocati dalle generazioni precedenti. Ma non è tutto, perché CiLLSA ha deciso di iniziare una possibile collaborazione con l’Unità Pastorale di Arzignano, attraverso degli incontri rivolti ai fedeli delle varie Parrocchie e a tutta la cittadinanza, per informare ed aggiornare sullo stato dell’arte della qualità dell’aria e dell’acqua nel corso del tempo, nella speranza che le azioni già intraprese possano avere un impatto positivo ed invertire, così, il trend negativo finora registrato. Foto di copertina: Marek Piwnicki su Unsplash</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/06/quando-i-cittadini-si-attivano-per-ridurre-i-danni-ambientali/">Quando i cittadini si attivano per ridurre i danni ambientali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La sezione Ricerche ospita una <strong>ricerca azione</strong> sul territorio portata avanti nella Regione Veneto, per la precisione ad Arzignano, in provincia di Vicenza, da parte dell’associazione <strong>CiLLSA</strong> (acronimo di Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente), la quale sta cercando, tuttora, di <strong>ridurre i danni </strong>provocati dal <a href="https://drive.google.com/file/d/14y5naIV4EdKgAySUlvTSGs_USyInUDiT/view?usp=sharing%20“LA" target="_blank" rel="noopener">grave disastro ambientale</a> verificatosi nel corso di alcuni decenni nei territori delle province del Veneto occidentale.</em><br />
<em>Nel prosieguo della trattazione e nei file allegati è possibile conoscere la storia dell&#8217;Associazione e di alcuni interventi educativi attuati sul territorio, per proteggere e curare importanti beni comuni  – come l&#8217;acqua e l&#8217;aria –, direttamente dalle voci dei protagonisti: il dottor <strong>Giovanni Fazio</strong>, medico di famiglia, adesso non più in servizio; e la dottoressa <strong>Donata Albiero</strong>, dirigente scolastica emerita nelle scuole dell’Arzignanese.</em></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un’azione di sensibilizzazione per ridurre le PFAS</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Da anni partecipiamo attivamente ad un’opera di cittadinanza attiva insieme ad una platea diversificata di partecipanti, che, a vario titolo, hanno deciso di <strong>mettere in campo tutte le loro energie per fare in modo di sensibilizzare la comunità arzignanese</strong>, e non solo, <strong>sull’emergenza ambientale</strong> ancora in corso, relativa alle PFAS (Sostanze Perfluoro Alchiliche) e ad altri materiali pericolosi (es. cloruri, solfati, cromo, metalli pesanti) rilasciati nell’ambiente, in gran parte dalle molte aziende del distretto conciario. Le molecole più pericolose per la salute umana sono proprio le PFAS, ossia delle molecole organiche modificate sostituendo atomi di fluoro a quelli di idrogeno, non presenti in natura, utilizzate in molte attività produttive in diversi comparti industriali.<br />
Tali “nuovi” prodotti della chimica sono molto apprezzati per pregi quali l’idro e l’oleo repellenza, la resistenza ad altissime temperature, la loro flessibilità e altro. Tuttavia, il rovescio della medaglia, che riguarda tali molecole, è la loro forte tossicità (agiscono già a livello di pochi nanogrammi), la cancerogenità, l’azione sull’intero sistema ormonale, con gravi conseguenze. Sono molecole pressoché indistruttibili, che, una volta penetrate negli organismi viventi, animali e vegetali, impiegano anni per esserne espulse. Esse appartengono alla classe delle <strong>molecole POP</strong> e degli <strong>interferenti endocrini </strong>e la contaminazione avviene attraverso l’acqua, gli alimenti e la respirazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Perché bisogna ridurre il danno?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le PFAS sono le protagoniste dello scandalo provocato dalla multinazionale <a href="https://drive.google.com/file/d/1O46GS8-WFRCE3tbyZSRvZJsiVbYx82k8/view?usp=sharing"><strong>Miteni</strong></a> di Trissino, responsabile della contaminazione della più grande falda acquifera del Veneto, per una estensione di 190 km quadrati. Per circa cinquant’anni, le purissime e cristalline acque profonde sono state progressivamente inquinate; la contaminazione si è estesa agli abitanti di 21 comuni, serviti dagli acquedotti che attingevano alla suddetta falda. Tutto ciò è avvenuto in un lunghissimo arco di tempo, senza che le istituzioni, che avrebbero dovuto tutelare i cittadini, siano intervenute.<br />
Tuttora solo gli acquedotti dei comuni maggiormente inquinati sono stati muniti di filtri a carboni attivi. Esiste, tuttavia, una vasta area di territorio dove ancora adesso la percentuale di PFAS presente negli acquedotti costituisce <a href="https://docs.google.com/document/d/1NavNK9zOfhWsSrmqKU-tAfPZ9HtNVZk8hiHnDQoderw/%20edit?usp=sharing" target="_blank" rel="noopener">un sicuro rischio per la popolazione</a>.<br />
Quello qui brevemente esposto è un problema che non è solo ambientale, ma coinvolge le istituzioni regionali e locali, se non altro, per la loro iniziale inerzia.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La collaborazione tra le associazioni e le istituzioni per la cura dei beni comuni</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Grazie al vasto <strong>Movimento no PFAS</strong> che, dal 2013, ha invaso le piazze e le pagine dei giornali, si è giunti ad un grande processo, presso il tribunale di Vicenza, che vede imputati, a vario titolo, dirigenti e rappresentanti della società.<br />
<strong>Ridurre il danno</strong> è stato uno dei cardini dell’associazione CiLLSA, che non si è limitata a organizzare e partecipare alla lotta generale, ma è riuscita a convincere l’Amministrazione Arzignanese e il gestore dell’acquedotto ad installare dei <strong>filtri nelle scuole,</strong> proteggendo così i bambini e gli studenti dalle PFAS, tuttora presenti nell’acqua potabile del comune. In controtendenza con le politiche regionali, al fine di fare in modo che i cittadini potessero accedere all’acqua pubblica non contaminata, l’associazione ha spinto il Comune e il gestore ad installare i filtri anche nelle cosiddette “<strong>Casette del sindaco</strong>”.<br />
Ciò consente adesso alla cittadinanza di attingere gratuitamente ad acque sicure, in attesa della installazione dei filtri per l’intero acquedotto. Grazie all’operato di CiLLSA, di tale provvedimento ha goduto anche la popolazione dell’adiacente Comune di Montecchio Maggiore.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L’attivazione della società </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Poiché la Regione del Veneto non provvede a controllare i prodotti agricoli che afferiscono al mercato, l’associazione, dopo un lavoro di mesi, insieme alla Amministrazione comunale, sta provvedendo alla realizzazione di un <strong>mercato contadino zero PFAS</strong>, per offrire ai cittadini l’opportunità di acquistare prodotti non inquinati.<br />
CiLLSA ha anche proposto al Movimento No PFAS un intervento nelle scuole per far conoscere e mobilitare, attraverso <strong>percorsi di cittadinanza attiva</strong>, gli studenti. Si è costituito, così, un <strong>gruppo di lavoro</strong> diretto da Donata Albiero, che, composto da medici, geologi, esperti del territorio e semplici cittadini attivi, è entrato in contatto con molte scuole venete, coinvolgendo in questi percorsi circa 6000 studenti. In tal modo, è stata sensibilizzata la fascia di popolazione maggiormente esposta ai danni dell’inquinamento, vale a dire gli studenti delle scuole, ossia le nuove “leve” che, più di ogni altra componente della società, sta pagando i danni provocati dalle generazioni precedenti.<br />
Ma non è tutto, perché CiLLSA ha deciso di iniziare una possibile collaborazione con l’<strong>Unità Pastorale di Arzignano</strong>, attraverso degli incontri rivolti ai fedeli delle varie Parrocchie e a tutta la cittadinanza, per informare ed aggiornare sullo stato dell’arte della qualità dell’aria e dell’acqua nel corso del tempo, nella speranza che <strong>le azioni già intraprese possano avere un impatto positivo</strong> ed invertire, così, il <em>trend</em> negativo finora registrato.</p>
<p><em>Foto di copertina: <a href="https://unsplash.com/@marekpiwnicki" target="_blank" rel="noopener">Marek Piwnicki</a> su Unsplash</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/06/quando-i-cittadini-si-attivano-per-ridurre-i-danni-ambientali/">Quando i cittadini si attivano per ridurre i danni ambientali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vulcania: quando la biblioteca è un bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/04/vulcania-quando-la-biblioteca-e-un-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Caselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 07:47:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Casi beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[welfare comunitario]]></category>
		<category><![CDATA[welfare sociale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=75608</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno dei progetti più recenti sostenuto dalla legge regionale Toscana sulla partecipazione n. 46 del 2013 è quello realizzato nel Comune di Colle Val d’Elsa, uno dei 44 Comuni che in Toscana hanno adottato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa e che, in particolate, ha svolto un percorso partecipativo finalizzato alla definizione delle funzioni della nuova biblioteca. Vulcania è il titolo di questo progetto e deve il suo nome alla vecchia fabbrica ormai abbandonata, individuata dalla Amministrazione quale luogo ideale per la nuova biblioteca; ma Vulcania è anche l’acronimo di Valdelsa Urban library Cultura Aggregazione Natura Innovazione ed Arte. Labsus è stata chiamata a svolgere questo percorso, insieme a Simurg, a fianco del Comune. Il progetto, iniziato a ottobre all’interno dell’iniziativa “Abbiccì leggiamo insieme”, si concluderà il prossimo 23 aprile, giornata mondiale del libro, dopo l’incontro di restituzione dei risultati avvenuto il 12 aprile al Teatro del Popolo. E se lo slogan della giornata mondiale è “Leggere unisce il mondo”, a Colle Val d’Elsa il progetto ha fatto emergere come leggere unisca tutta la comunità colligiana e la sua voglia di aprirsi sempre più al mondo ed alle diversità. E la biblioteca esprime il “senso”, la direzione che s’intende sviluppare in futuro. Il percorso partecipativo Il percorso ha coinvolto direttamente circa 1000 persone, attraverso incontri pubblici, focus istituzionali, riunioni con le associazioni, con gli studenti universitari, interviste individuali a testimoni privilegiati, il concorso lanciato nelle scuole di ogni ordine e grado, questionari compilati dai cittadini/e, ecc. Questo grazie anche ad una campagna di comunicazione promossa con la collaborazione di giovani “talenti” della città, delle librerie e di tutte le scuole della città. È emerso un grande potenziale di disponibilità di collaborazione alla costruzione della nuova biblioteca-bene comune. L’amministrazione comunale, del resto, ha mostrato la sua volontà a valorizzare tale “energia sociale” sin dall’inizio del progetto stesso. È un percorso che può essere utile a tutti quei territori che intendono potenziare la dimensione della biblioteca come luogo di rafforzamento e identità della comunità locale, in una fase di profondi cambiamenti. Infatti da una parte l’importanza delle biblioteche cresce a fronte di nuove forme di povertà educativa, analfabetismo funzionale, tensioni migratorie; ma dall’altra diminuiscono le risorse pubbliche e gli effetti di trasformazioni nelle fruizioni dei contenuti culturali, che si fanno individuali, frammentari, grazie alla disponibilità di dispositivi (smartphone e tablet) e alla diffusione di Internet. Quale futuro, dunque? I risultati: la biblioteca che si vorrebbe Da questo percorso partecipativo sono emerse 6 funzioni che caratterizzano la biblioteca-bene comune di Colle: Oltre alla conservazione e prestiti dei libri, è importante l’ascolto dei fabbisogni di informazioni e di conoscenze degli utenti, valorizzando ancor più quella disponibilità e competenza di chi lavora in biblioteca (dipendenti e volontari) già oggi molto apprezzata. La biblioteca dev’essere un luogo di incontro, aperto e accessibile, con spazi verdi, attraente non solo per chi cerca i libri, ma piacevole per stare insieme. Uno spazio quindi in cui anche con-vivere, con caffetteria, musica, con dibattiti culturale, dove favorire la lettura ad alta voce e l’arte. Ma anche una biblioteca che va a casa di chi non può muoversi per leggere insieme. Gli spazi della biblioteca saranno ridisegnati per i cittadini più piccoli e gli adolescenti: con sale “attrezzate” di pc, dotate di pareti mobili per poter stare sia da soli che con altri, dove si possa rimanere a fare i compiti e studiare. Sale studio silenziose anche per studenti universitari dove poter portare i propri testi, una sala co-working, wi-fi e spazi multimediali, spazi sonorizzati per la musica o leggere a voce alta. Iniziative culturali che favoriscano l’innovazione, aprendo alle diversità e al futuro, iniziative proposte dai e con i cittadini per promuovere l’apprendimento permanete e l’inclusione, in rete talora con gli altri centri culturali del territorio, (le librerie, gli spazi museali, la rete delle biblioteche dei territori vicini, ecc.). Valorizzare la memoria del territorio, il suo “genius loci”, con appositi nuovi spazi per i patrimoni librari acquisiti e per l’archivio. Come prendersi cura di questa nuova biblioteca? Questa “biblioteca-bene comune” però non è la biblioteca dei sogni: è invece la biblioteca che si co-progetta. Perché circa la metà dei cittadini/e del nostro campione si è dichiarata disponibile a collaborare attivamente a questo progetto offrendo il proprio tempo, le proprie competenze o risorse economiche, gli spazi associativi. Queste in concreto le 5 proposte-base emerse: Individuare subito “luoghi-ponte” dove avviare attività/funzioni sperimentali per la realizzazione di ciò che poi sarà la nuova biblioteca da realizzare nell’ex-fabbrica Vulcania. Tavolo di co&#8211;progettazione per dare continuità al percorso partecipativo avviato condividendo sia la progettazione degli spazi per le funzioni della nuova biblioteca da realizzare nello spazio ex-Vulcania, sia le attività culturali da realizzare dando voce alle proposte/collaborazione dei cittadini e diffondendo le relative informazioni/comunicazione. Patto per la lettura che coinvolga soprattutto le organizzazioni del Terzo settore per allargare la base dei lettori abituali. Patto di collaborazione proposto dai ragazzi di alcune classi nel concorso per le scuole per favorire la lettura con incontri periodici da realizzare nelle scuole con e per i coetanei (“tra pari”). Successivo patto educativo di comunità per rafforzare l’alleanza educativa che permetta anche di utilizzare gli spazi delle scuole per iniziative culturali e quale “biblioteca diffusa” sul territorio. Conclusioni Se cambiamenti sociali e cambiamenti tecnologici investono oggi l’identità delle biblioteche, facendo ripensare  alle loro funzioni e modelli  operativi, Colle Val d’Elsa indica una strada da seguire: non solo superare la visione tradizionale che assegna come mission esclusiva la promozione del libro e della lettura, ma un percorso partecipativo per condividere una pluralità di servizi culturali e di interventi per e con la comunità, tanto da poter identificare la funzione della biblioteca quale incubatore socio-culturale, diventando così un luogo di welfare comunitario. Foto di copertina: la &#8220;biblioteca che vorrei&#8221; immaginata da uno dei bambini di Colle Val d&#8217;Elsa (credits:Rossana Caselli)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/04/vulcania-quando-la-biblioteca-e-un-bene-comune/">Vulcania: quando la biblioteca è un bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno dei progetti più recenti sostenuto dalla <a href="https://www.labsus.org/2018/09/ancora-partecipazione-la-legge-toscana-46-2013-allo-specchio/" target="_blank" rel="noopener">legge regionale Toscana sulla partecipazione n. 46 del 2013</a> è quello realizzato nel <strong>Comune di Colle Val d’Elsa</strong>, <a href="https://www.labsus.org/2022/03/1001-esercizi-di-pace-alla-base-del-rapporto-labsus-2021/" target="_blank" rel="noopener">uno dei 44 Comuni che in Toscana hanno adottato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa</a> e che, in particolate, ha svolto un percorso partecipativo finalizzato alla <strong>definizione delle funzioni della nuova biblioteca</strong>. <strong>Vulcania</strong> è il titolo di questo progetto e deve il suo nome alla vecchia fabbrica ormai abbandonata, individuata dalla Amministrazione quale luogo ideale per la nuova biblioteca; ma Vulcania è anche l’acronimo di <a href="https://partecipa.toscana.it/es/web/vulcania-valdelsa-urban-library-cultura-aggregazione-natura-innovazione-arte" target="_blank" rel="noopener">Valdelsa Urban library Cultura Aggregazione Natura Innovazione ed Arte</a>. <strong>Labsus</strong> è stata chiamata a svolgere questo percorso, insieme a <a href="https://www.simurgricerche.it/" target="_blank" rel="noopener">Simurg</a>, a fianco del Comune. Il progetto, iniziato a ottobre all’interno dell’iniziativa “<strong>Abbiccì leggiamo insieme</strong>”, si concluderà il prossimo 23 aprile, giornata mondiale del libro, dopo l’incontro di restituzione dei risultati avvenuto il 12 aprile al Teatro del Popolo. E se lo slogan della giornata mondiale è “<strong>Leggere unisce il mondo</strong>”, a Colle Val d’Elsa il <strong>progetto ha fatto emergere come leggere unisca tutta la comunità colligiana e la sua voglia di aprirsi sempre più al mondo ed alle diversità.</strong> E la biblioteca esprime il “senso”, la direzione che s’intende sviluppare in futuro.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il percorso partecipativo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il percorso ha coinvolto direttamente circa <strong>1000 persone</strong>, attraverso incontri pubblici, focus istituzionali, riunioni con le associazioni, con gli studenti universitari, interviste individuali a testimoni privilegiati, il concorso lanciato nelle scuole di ogni ordine e grado, questionari compilati dai cittadini/e, ecc. Questo grazie anche ad una campagna di comunicazione promossa con la collaborazione di giovani “talenti” della città, delle librerie e di tutte le scuole della città.<br />
È emerso un <strong>grande potenziale di disponibilità di collaborazione</strong> alla costruzione della nuova biblioteca-bene comune. L’amministrazione comunale, del resto, ha mostrato la sua volontà a valorizzare tale “<strong>energia sociale</strong>” sin dall’inizio del progetto stesso. È un percorso che può essere utile a tutti quei territori che intendono potenziare la dimensione della biblioteca come luogo di rafforzamento e identità della comunità locale, in una fase di profondi <strong>cambiamenti</strong>. Infatti da una parte l’importanza delle biblioteche cresce a fronte di nuove forme di povertà educativa, analfabetismo funzionale, tensioni migratorie; ma dall’altra diminuiscono le risorse pubbliche e gli effetti di <strong>trasformazioni nelle fruizioni dei contenuti culturali</strong>, che si fanno individuali, frammentari, grazie alla disponibilità di dispositivi (<em>smartphone</em> e <em>tablet</em>) e alla diffusione di Internet. Quale futuro, dunque?</p>
<div id="attachment_75610" style="width: 653px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-75610" class="wp-image-75610 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Incontro.png" alt="" width="643" height="389" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Incontro.png 643w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Incontro-300x181.png 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Incontro-600x363.png 600w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /><p id="caption-attachment-75610" class="wp-caption-text">Incontro di apertura con l&#8217;amministrazione comunale</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I risultati: la biblioteca che si vorrebbe</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Da questo percorso partecipativo sono emerse 6 funzioni che caratterizzano la <strong>biblioteca-bene comune di Colle</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Oltre alla conservazione e prestiti dei libri, è importante <strong>l’ascolto dei fabbisogni di informazioni e di conoscenze degli utenti</strong>, valorizzando ancor più quella disponibilità e competenza di chi lavora in biblioteca (dipendenti e volontari) già oggi molto apprezzata.</li>
<li><strong>La biblioteca </strong>dev’essere un luogo di incontro, aperto e accessibile, con spazi verdi, attraente non solo per chi cerca i libri, ma piacevole per stare insieme. <strong>Uno spazio quindi in cui anche con-vivere</strong>, con caffetteria, musica, con dibattiti culturale, dove favorire la lettura ad alta voce e l’arte. Ma anche una biblioteca che va a casa di chi non può muoversi per leggere insieme.</li>
<li>Gli spazi della biblioteca saranno ridisegnati <strong>per i cittadini più piccoli e gli adolescenti</strong>: con sale “attrezzate” di pc, dotate di pareti mobili per poter stare sia da soli che con altri, dove si possa rimanere a fare i compiti e studiare.</li>
<li>Sale studio silenziose anche <strong>per studenti universitari </strong>dove poter portare i propri testi, una sala co-working, wi-fi e spazi multimediali, spazi sonorizzati per la musica o leggere a voce alta.</li>
<li><strong>Iniziative culturali che favoriscano l’innovazione, aprendo alle diversità e al futuro, iniziative proposte dai e con i cittadini per promuovere l’apprendimento permanete e l’inclusione, </strong>in rete talora con gli altri centri culturali del territorio, (le librerie, gli spazi museali, la rete delle biblioteche dei territori vicini, ecc.).</li>
<li>Valorizzare <strong>la memoria</strong> del territorio, il suo “genius loci”, con appositi nuovi spazi per i patrimoni librari acquisiti e per l’archivio.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Come prendersi cura di questa nuova biblioteca?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Questa “biblioteca-bene comune” però non è la biblioteca dei sogni: è invece la biblioteca che si co-progetta. Perché circa la metà dei cittadini/e del nostro campione si è dichiarata disponibile a <strong>collaborare attivamente a questo progetto offrendo il proprio tempo, le proprie competenze o risorse economiche, gli spazi associativi</strong>. Queste in concreto le 5 proposte-base emerse:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Individuare subito <strong>“luoghi-ponte”</strong> dove avviare attività/funzioni sperimentali per la realizzazione di ciò che poi sarà la nuova biblioteca da realizzare nell’ex-fabbrica Vulcania.</li>
<li><strong>Tavolo di co</strong>&#8211;<strong>progettazione </strong>per dare continuità al percorso partecipativo avviato condividendo sia la progettazione degli spazi per le funzioni della nuova biblioteca da realizzare nello spazio ex-Vulcania, sia le attività culturali da realizzare dando voce alle proposte/collaborazione dei cittadini e diffondendo le relative informazioni/comunicazione.</li>
<li><strong>Patto per la lettura</strong> che coinvolga soprattutto le organizzazioni del Terzo settore per allargare la base dei lettori abituali.</li>
<li><strong>Patto di collaborazione proposto dai ragazzi di alcune classi nel concorso per le scuole </strong>per favorire la lettura con incontri periodici da realizzare nelle scuole con e per i coetanei (“tra pari”).</li>
<li><strong>Successivo patto educativo di comunità</strong> per rafforzare l’alleanza educativa che permetta anche di utilizzare gli spazi delle scuole per iniziative culturali e quale <strong>“biblioteca diffusa” sul territorio.</strong></li>
</ol>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Se cambiamenti sociali e cambiamenti tecnologici investono oggi l’identità delle biblioteche, facendo ripensare  alle loro funzioni e modelli  operativi, Colle Val d’Elsa indica<strong> una strada</strong> <strong>da seguire</strong>: non solo superare la visione tradizionale che assegna come <em>mission</em> esclusiva la promozione del libro e della lettura, ma <strong>un percorso partecipativo per condividere una pluralità di servizi culturali e di interventi per e con la comunità</strong>, tanto da poter identificare la funzione della biblioteca quale incubatore socio-culturale, diventando così un <strong>luogo di welfare comunitario</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto di copertina: la &#8220;biblioteca che vorrei&#8221; immaginata da uno dei bambini di Colle Val d&#8217;Elsa (credits:Rossana Caselli)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/04/vulcania-quando-la-biblioteca-e-un-bene-comune/">Vulcania: quando la biblioteca è un bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Sentiero della Biodiversità: un corridoio di scuola sconfinata</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/03/sentiero-della-biodiversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luoghicomuni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 17:01:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Chiaravalle]]></category>
		<category><![CDATA[corvetto]]></category>
		<category><![CDATA[didattica all'aperto]]></category>
		<category><![CDATA[luoghicomuni]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[scuola sconfinata]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[vettabbia]]></category>
		<category><![CDATA[vigentino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=74913</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 27 aprile 2023 alla presenza della vicepresidente di Fondazione Cariplo Claudia Sorlini, dell’Assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi e dei presidenti del municipio 5 e 4, Natale Carapellese e Stefano Bianco è stato firmato il Patto di collaborazione per il Sentiero della Biodiversità, il primo Patto di collaborazione a Milano che vede la firma congiunta di due municipi.  Il Patto di collaborazione del Sentiero della Biodiversità nasce nel 2019 dal desiderio dei bambini e delle bambine dell&#8217;IC Filzi di connettere sia fisicamente che simbolicamente i suoi tre plessi collocati in due diversi quartieri: Corvetto e Vigentino (municipio 4 e municipio 5). Il Patto prevede la creazione di un vero e proprio sentiero nel Parco della Vettabbia coinvolgendo la scuola, le associazioni locali, i gruppi informali e i singoli cittadini facendolo vivere attraverso attività di didattica all&#8217;aperto, momenti aggregativi, escursioni, occasioni di educazione ambientale, attività di cura, manutenzione e pulizia e la creazione di aiuole  con l’innesto di essenze particolari per incrementare la biodiversità della zona. Il Sentiero della Biodiversità è il patto di collaborazione che fa da ponte tra le progettualità Luoghicomuni (2018-2022) e A Piccoli Patti (2022-2023) – all’interno del programma Lacittàintorno di Fondazione Cariplo. Nasce nel corso del 2019 grazie all’incontro e al dialogo di Labsus con le comunità scolastiche e il tessuto associativo presenti intorno al Parco della Vettabbia, tra i quartieri Corvetto, Chiaravalle e Vigentino (Milano). Un percorso durato anni e in continua evoluzione Il percorso per la costruzione di questo Patto inizia nel 2019 con il coinvolgimento della comunità scolastica. Da quel momento sono state organizzate diverse passeggiate esplorative per conoscere meglio il territorio e iniziare ad immaginare un possibile tracciato del sentiero. Il percorso ha visto negli anni l’aggregarsi di tanti attori del territorio che hanno poi deciso di firmare il Patto di collaborazione. In questi anni di lavoro molto tempo è stato dedicato alle verifiche catastali e ad incontri con i vari soggetti istituzionali che agiscono sul Parco: oltre a comune e municipi anche Città Metropolitana e il Consorzio Roggia Vettabbia. Di pari passo sono state portate avanti le attività di ingaggio del territorio, i workshop di coprogettazione del Patto e vari sopralluoghi per definire il tracciato del Sentiero. Nel settembre 2022 il gruppo dei proponenti ha deciso di organizzare una prima festa del Sentiero per iniziare a coinvolgere il quartiere. Una giornata per conoscere da vicino il Sentiero e le realtà che se ne prendono cura attraverso attività e laboratori: caccia al tesoro naturale, pic nic condiviso, laboratorio di creazione erbe aromatiche e un momento di osservazione e dimostrazione nella Prateria Didattica. Una grande comunità intorno al Sentiero  Il Patto prevede diverse attività frutto della ricchezza delle realtà firmatarie. Le attività previste dal Patto spaziano dalla cura, pulizia del sentiero e creazione delle aiuole di biodiversità, sino ad attività aggregative e culturali che possano sensibilizzare, far conoscere al quartiere e alla città questo patrimonio paesaggistico e ambientale. Firmano questo Patto di collaborazione Associazioni, Cooperative, Imprese sociali, gruppi informali e una cittadina attiva: l’IC Fabio Filzi, l’Associazione , Genitori Wolf Ferrari e Toscanini, Cascinet Società Agricola impresa sociale, Soulfood Forest Farm hub Italia impresa sociale,  la Comunità di Sant’Egidio Milano, l&#8217;Associazione sportiva Ecoskate, Georama-Esplorazioni contemporanee srl, Il Progetto “Il Branco &#8211; equitazione naturale”, Koinè Cooperativa Sociale Onlus, l’Associazione Nocetum,  Scaccomatto impresa sociale, l’Associazione Terzo Paesaggio, l’Associazione Via Farini, Il gruppo informale Ramazzate a Vaiano Valle  e la cittadina attiva Roberta Cipolli. Ci sono anche dei soggetti che hanno deciso di supportare questo Patto: l’off campus Nosedo un’iniziativa promossa da Polisocial &#8211; programma di Responsabilità Sociale del Politecnico di Milano che  prevede l’apertura di spazi in città, in cui docenti, ricercatori e studenti possano sviluppare attività di didattica innovativa, di ricerca responsabile e di co-design in grado di produrre un impatto positivo sulla collettività, la Fondazione Housing Sociale con il nuovo complesso abitativo 5square che si trova nelle vicinanze del Sentiero e l’Osservatorio Lambro Lucente che si occupa di attività di tutela ambientale in particolare sul tema delle acque. In prospettiva il Patto prevede la realizzazione di un’aula all&#8217;aperto e/o l’ individuazione di un luogo dove consumare il pranzo o la merenda a beneficio delle scolaresche degli istituti firmatari, nonché la co-progettazione e l’avvio di percorsi turistici a cavallo lungo il Sentiero della Biodiversità e nelle aree adiacenti del Parco Agricolo Sud e del Parco della Vettabbia. Il Patto è sempre aperto, puoi scrivere a: sentierobiodiversita@googlegroups.com o sentierobiodiversita@gmail.com </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/03/sentiero-della-biodiversita/">Il Sentiero della Biodiversità: un corridoio di scuola sconfinata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il 27 aprile 2023 alla presenza della vicepresidente di Fondazione Cariplo Claudia Sorlini, dell’Assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi e dei presidenti del municipio 5 e 4, Natale Carapellese e Stefano Bianco è stato firmato il Patto di collaborazione per il Sentiero della Biodiversità,<strong> il primo Patto di collaborazione a Milano che vede la firma congiunta di due municipi. </strong><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il Patto di collaborazione del Sentiero della Biodiversità nasce nel 2019 dal desiderio dei bambini e delle bambine dell&#8217;IC Filzi di connettere sia fisicamente che simbolicamente i suoi tre plessi collocati in due diversi quartieri: Corvetto e Vigentino (municipio 4 e municipio 5). <strong>Il Patto prevede la creazione di un vero e proprio sentiero nel Parco della Vettabbia</strong> coinvolgendo la scuola, le associazioni locali, i gruppi informali e i singoli cittadini facendolo </span><span style="font-weight: 400;">vivere attraverso attività di didattica all&#8217;aperto, momenti aggregativi, escursioni, occasioni di educazione ambientale, attività di cura, manutenzione e pulizia e la creazione di aiuole  con l’innesto di essenze particolari <strong>per incrementare la biodiversità della zona.</strong><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il Sentiero della Biodiversità è il patto di collaborazione che fa da ponte tra le progettualità </span><a href="https://www.labsus.org/2022/10/luoghicomuni-appunti-per-le-citta-del-futuro/" target="_blank" rel="noopener"><i><span style="font-weight: 400;">Luoghicomuni</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> (2018-2022) e </span><i><span style="font-weight: 400;">A Piccoli Patti</span></i><span style="font-weight: 400;"> (2022-2023) – all’interno del programma </span><i><span style="font-weight: 400;">Lacittàintorno</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Fondazione Cariplo. Nasce nel corso del 2019 grazie all’incontro e al dialogo di Labsus con le comunità scolastiche e il tessuto associativo presenti intorno al Parco della Vettabbia, tra i quartieri Corvetto, Chiaravalle e Vigentino (Milano).</span></p>
<div id="attachment_79993" style="width: 2570px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-79993" class="size-full wp-image-79993" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-1024x683.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-768x512.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-1536x1024.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-2048x1365.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-810x540.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-1140x760.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5284-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><p id="caption-attachment-79993" class="wp-caption-text">Firma del Patto di collaborazione- Foto di Alberto Dedè e Bruno Pulici</p></div>
<h4><b>Un percorso durato anni e in continua evoluzione</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il percorso per la costruzione di questo Patto inizia nel 2019 con il coinvolgimento della comunità scolastica. Da quel momento sono state organizzate diverse <strong>passeggiate esplorative</strong> per conoscere meglio il territorio e iniziare ad immaginare un possibile tracciato del sentiero. Il percorso ha visto negli anni l’<strong>aggregarsi di tanti attori</strong> del territorio che hanno poi deciso di firmare il Patto di collaborazione. In questi anni di lavoro molto tempo è stato dedicato alle verifiche catastali e ad incontri con i vari soggetti istituzionali che agiscono sul Parco: oltre a comune e municipi anche Città Metropolitana e il Consorzio Roggia Vettabbia. Di pari passo sono state portate avanti le attività di ingaggio del territorio, i workshop di coprogettazione del Patto e vari sopralluoghi per definire il tracciato del Sentiero. Nel settembre 2022 il gruppo dei proponenti ha deciso di organizzare una prima <strong>festa del Sentiero</strong> per iniziare a coinvolgere il quartiere. Una giornata per conoscere da vicino il Sentiero e le realtà che se ne prendono cura attraverso attività e laboratori: caccia al tesoro naturale, pic nic condiviso, laboratorio di creazione erbe aromatiche e un momento di osservazione e dimostrazione nella Prateria Didattica.</span></p>
<div id="attachment_79997" style="width: 1930px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-79997" class="size-full wp-image-79997" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline.jpg 1920w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline-1024x576.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline-768x432.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline-1536x864.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline-810x456.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline-1140x641.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/Timeline-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><p id="caption-attachment-79997" class="wp-caption-text">Timeline del percorso di co-progettazione</p></div>
<h4><b>Una grande comunità intorno al Sentiero </b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il Patto prevede diverse attività frutto della ricchezza delle realtà firmatarie. Le attività previste dal Patto spaziano dalla<strong> cura, pulizia del sentiero e creazione delle aiuole di biodiversità</strong>, sino ad attività aggregative e culturali che possano sensibilizzare, far conoscere al quartiere e alla città questo<strong> patrimonio paesaggistico e ambientale</strong>. Firmano questo Patto di collaborazione Associazioni, Cooperative, Imprese sociali, gruppi informali e una cittadina attiva: l</span><a href="https://www.icsfilzi.edu.it/"><span style="font-weight: 400;">’IC Fabio Filzi,</span></a> <a href="https://sites.google.com/assogenitoriwt.it/assogenitoriwt/home?pli=1"><span style="font-weight: 400;">l’Associazione , Genitori Wolf Ferrari e Toscanini</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://cascinet.it/"><span style="font-weight: 400;">Cascinet Società Agricola impresa sociale</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://soulfoodforestfarms.it/"><span style="font-weight: 400;">Soulfood Forest Farm hub Italia impresa sociale,</span></a><span style="font-weight: 400;">  </span><a href="https://www.santegidio.org/pageID/33276/langID/it/MILANO.html"><span style="font-weight: 400;">la Comunità di Sant’Egidio Milano</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://ecoskate.it/"><span style="font-weight: 400;">l&#8217;Associazione sportiva Ecoskate</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://www.facebook.com/GeoramaEsplora/"><span style="font-weight: 400;">Georama-Esplorazioni contemporanee srl,</span></a> <a href="https://www.facebook.com/IlBrancobyIppovillage/?locale=it_IT"><span style="font-weight: 400;">Il Progetto “Il Branco &#8211; equitazione naturale</span></a><span style="font-weight: 400;">”, </span><a href="https://koinecoopsociale.it/"><span style="font-weight: 400;">Koinè Cooperativa Sociale Onlus</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://www.nocetum.it/"><span style="font-weight: 400;">l’Associazione Nocetum</span></a><span style="font-weight: 400;">,  </span><a href="https://scaccomatto.srl/scacco-matto-como/"><span style="font-weight: 400;">Scaccomatto impresa sociale</span></a><span style="font-weight: 400;">,</span><a href="https://terzopaesaggio.org/"><span style="font-weight: 400;"> l’Associazione Terzo Paesaggio</span></a><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://www.viafarini.org/"><span style="font-weight: 400;">l’Associazione Via Farini</span></a><span style="font-weight: 400;">, Il gruppo informale Ramazzate a Vaiano Valle  e la cittadina attiva Roberta Cipolli.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ci sono anche dei soggetti che hanno deciso di supportare questo Patto: l</span><a href="http://www.polisocial.polimi.it/it/off-campus/"><span style="font-weight: 400;">’off campus Nosedo</span></a> <span style="font-weight: 400;">un’iniziativa promossa da Polisocial &#8211; programma di Responsabilità Sociale del Politecnico di Milano che  prevede l’apertura di spazi in città, in cui docenti, ricercatori e studenti possano sviluppare attività di didattica innovativa, di ricerca responsabile e di co-design in grado di produrre un impatto positivo sulla collettività, la </span><a href="https://www.fhs.it/"><span style="font-weight: 400;">Fondazione Housing Sociale</span></a><span style="font-weight: 400;"> con il nuovo complesso abitativo 5square che si trova nelle vicinanze del Sentiero e l’</span><a href="https://www.lambrolucente.eu/"><span style="font-weight: 400;">Osservatorio Lambro Lucent</span></a><span style="font-weight: 400;">e che si occupa di attività di tutela ambientale in particolare sul tema delle acque.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">In prospettiva il Patto prevede la realizzazione di un’<strong>aula all&#8217;aperto</strong> e/o l’ individuazione di un luogo dove consumare il pranzo o la merenda a beneficio delle scolaresche degli istituti firmatari, nonché la co-progettazione e l’avvio di percorsi turistici a <strong>cavallo</strong> lungo il Sentiero della Biodiversità e nelle aree adiacenti del Parco Agricolo Sud e del Parco della Vettabbia.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-79996" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-768x512.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-810x540.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-1140x760.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/03/U__5523-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p><strong>Il Patto è sempre aperto, puoi scrivere a: </strong><strong>sentierobiodiversita@googlegroups.com o sentierobiodiversita@gmail.com</strong><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/03/sentiero-della-biodiversita/">Il Sentiero della Biodiversità: un corridoio di scuola sconfinata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
