La chiave di volta? Considerare la scuola come bene comune

- 7 novembre 2017

La scuola, le scuole offrono occasioni eccezionali per imparare a riconoscere, eleggere, custodire i beni comuni. Nelle scuole si sperimentano ogni giorno vari problemi e si sperimenta anche la possibilità di trasformare i problemi in opportunità. Nella nostra città, Lucca, è stato proprio dalle scuole che è nata l’esigenza di dotarci del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Le scuole sono i luoghi dove si incrociano persone di età diverse, di condizioni sociali diverse e di esigenze diverse. Ci sono le bambine e i bambini, le /gli insegnanti e il personale non docente, i genitori, le nonne e i nonni. Nelle scuole nascono sempre nuove esigenze: le piccole manutenzioni, la modifica degli arredi per scelte didattiche innovative, gli interventi sugli spazi esterni per predisporre attività didattiche all’aperto. Si sconta il deterioramento di edifici costruiti negli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso, la modifica di norme antisismiche e antincendio, l’emergere di nuove esigenze che richiedono di riorganizzare la settimana, che passa da sei a cinque giorni, da tempi antimeridiani a tempo prolungato, nonché l’adeguamento alle modifiche di ordinamento che si sono susseguite negli anni.

La sfida della complessità

Di fronte alla nascita di nuove esigenze possono manifestarsi anche nuove disponibilità. Questo accade spesso: proprio nelle scuole si manifesta la generosità di genitori e nonni per farsi carico di piccoli e grandi interventi. E’ proprio a questo punto che si verificano le prime difficoltà che talvolta diventano ostacoli insormontabili. La disponibilità a collaborare dei cittadini si scontra infatti con la rigidità delle norme e con le questioni della sicurezza e delle responsabilità. Qui si tocca con mano la complessità della vita scolastica. Nella scuola si intrecciano le diverse competenze: il dirigente scolastico ha la piena responsabilità per tutto quanto avviene nella vita quotidiana, la responsabilità degli edifici e degli interventi relativi ricade sull’amministrazione comunale, e quindi sulla figura del dirigente comunale responsabile del settore edilizia scolastica, lo svolgimento dei servizi ricade sul dirigente responsabile dell’ufficio istruzione, la sicurezza alimentare e i controlli sull’igiene degli ambienti e delle attività sono infine di competenza della ASL. Nel momento in cui alcuni genitori si rendono disponibili a realizzare interventi è quindi necessario coinvolgere i vari livelli di responsabilità.

Di fronte alle titubanze e alle preoccupazioni dei dirigenti scolastici pare che la soluzione sia quella di convincere i genitori a formare una associazione ma ciò spesso richiede delle energie e un livello di organizzazione superiore a quello raggiungibile da quel gruppo di genitori. I tempi sono stretti, nei vari ordini di scuola ci sono passaggi piuttosto rapidi, nei tre anni in cui un bambino frequenta la scuola media o la scuola dell’infanzia può non essere possibile costituire un gruppo solido, capace di attività costanti o, quando lo si è costituito, già si determinano le situazioni di dispersione che sono proprie di un cambiamento di ordine di scuola. Il tempo che i genitori mettono a disposizione delle attività a scuola è inoltre un tempo residuo che già viene sottratto agli impegni di lavoro, alla vita di famiglia, ad altre attività sociali e di volontariato, non è possibile né sembra giustificabile accollare loro anche tutto quanto è necessario per fondare una nuova associazione.

Il /la dirigente scolastico/a non riesce a sostenere un ulteriore carico di responsabilità e quindi non autorizza i genitori a realizzare gli interventi, il/la dirigente comunale dell’edilizia scolastica ritiene incompatibile con le proprie responsabilità autorizzare i genitori a realizzare interventi diretti, i genitori vedono frustrate le proprie energie e lo spirito di collaborazione. In un breve periodo si verifica una situazione di conflittualità in cui i genitori inaspriscono le richieste e le recriminazioni nei confronti dell’amministrazione comunale, aumenta la conflittualità interna alla scuola e le varie componenti si inaspriscono le une contro le altre. Si può verificare una alleanza dei vari gruppi contro l’amministrazione comunale o un aumento indiscriminato di conflittualità. Diminuisce la fiducia reciproca, aumenta la diffidenza e il sospetto. Da una parte i genitori iniziano a pensare che al dirigente non interessa risolvere la situazione, il dirigente accusa l’amministrazione di sottovalutare l’entità delle richieste e delle criticità rappresentate o addirittura di non aver a cuore la soluzione dei problemi individuati.
Nella spirale di sfiducia, che si amplifica sempre più, si verificano: un peggioramento delle relazioni all’interno della scuola e una difficoltà di comunicazione con l’amministrazione comunale, in alcuni casi uno stato di conflittualità permanente. Tutti i soggetti coinvolti perdono qualcosa: i dirigenti scolastici perdono la possibilità di trovare soluzioni e la collaborazione dei genitori, i genitori smorzano la loro disponibilità a collaborare e perdono la fiducia nelle istituzioni, i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine perdono la serenità, la comunità tutta perde una occasione importante di consolidare la propria coesione. La disponibilità dei genitori deve in ogni modo essere accolta e valorizzata: è necessario trovare una soluzione, essa può diventare il perno di crescita di tutta la comunità.

Una risposta efficace: l’amministrazione condivisa

Nella nostra città la soluzione a tutto questo ci è apparsa nell’incontro con l’esperienza di Labsus e con il progetto dell’amministrazione condivisa dei beni comuni. Il Regolamento per l’amministrazione condivisa consente di raccogliere le energie di tutti e trasformarle per realizzare il bene comune, l’interesse generale della comunità.
La chiave di volta è considerare la scuola (e l’istruzione) come bene comune. Attorno a questo è possibile sviluppare una nuova collaborazione. Il regolamento consente ai dirigenti scolastici di autorizzare gli interventi dei genitori, consente al dirigente comunale di sostenere la decisione del dirigente scolastico, consente al personale dell’ufficio tecnico del comune di partecipare alla progettazione dell’intervento e di svolgere una attenta supervisione, consente ai genitori di intervenire esercitando competenze e collaborazione, consente ai bambini/e ragazzi/e di vivere in un ambiente che sentono curato dai propri genitori e quindi da difendere e curare a loro volta mantenendone più a lungo la bellezza e la funzionalità.
La possibilità di stipulare Patti di collaborazione in cui la responsabilità di ciascuno sia riconosciuta consente di accogliere e valorizzare la disponibilità e la generosità dei genitori. Nello stipulare un patto è possibile esplicitare i diversi ruoli e indicare le diverse responsabilità in modo che non si annullino a vicenda ma si intreccino per sostenersi a vicenda. Questo permette ai genitori di intervenire nel realizzare piccole manutenzioni, lavori di tinteggiatura, interventi di pulizia straordinaria, realizzazioni di migliorie, costruzione di arredi, attività di supporto all’orto scolastico e al giardinaggio. I Patti consentono inoltre di valorizzare i beni immateriali. Varie forme di collaborazione esistono già e là dove non si temono pericoli legati a possibili incidenti si realizzano presenze dei genitori nelle classi per brevi interventi nella didattica, forme di sostegno alle attività gestite dagli insegnanti, accompagnamento nelle uscite e nelle visite didattiche, attività artistiche, culturali e musicali. La possibilità di riconoscere queste collaborazioni mediante patti di collaborazione consente di evidenziarle, di superare il livello del singolo aiuto all’insegnante, di elevarle a contributi alla realizzazione della comunità, permette di uscire dall’intervento individuale e di rafforzare il rapporto tra scuola e comunità.
Questa dinamica sfocia in una ricerca-azione: sperimentando nuove attività si consolida la collaborazione che permette di riflettere insieme, progettare nuove azioni, verificarne la efficacia e di nuovo tornare a progettare per agire insieme.
L’attenzione coinvolge anche gli spazi esterni, ricchissimi ambienti per l’apprendimento e conduce a valorizzare il territorio del quartiere e del paese. Negli istituti superiori nascono, all’interno di queste dinamiche, percorsi di alternanza scuola – lavoro che integrano il curriculum e arricchiscono la formazione.

Una piccola, grande, rivoluzione culturale

Le scuole possono inoltre acquistare nuovi percorsi di vita. A Lucca ne stiamo sperimentando uno con il recupero di alcuni edifici che ospitavano scuole primarie fino a pochi anni fa e che hanno perduto questa funzione. Mediante Patti di collaborazione queste scuole danno la possibilità di costituire Centri civici di cui i cittadini si assumono la realizzazione. Si organizzano assemblee aperte in cui chi offre disponibilità propone attività di incontro, attività formative, raccolta di libri per allestire biblioteche, una piccola scuola di cucito, sale di studio per giovani e momenti di incontro tra persone di diverse generazioni.
Ulteriore prospettiva sarà quella di provare a rendere anche le scuole ancora attive centri civici aperti alla cittadinanza, per questo sarà necessario però un percorso più complesso: una progettazione attentamente dedicata per i (rari) casi di nuove edificazioni, allestimenti diversificati per gli edifici esistenti in cui sia possibile separare le aule che contengono attrezzature sofisticate e delicate da zone di più semplice gestione che possano essere frequentate liberamente in vari orari del giorno e della sera.
Realizzare Patti di collaborazione nelle scuole consente di realizzare una piccola-grande rivoluzione culturale: passare dalla centralità del tema della responsabilità alla centralità del tema della cura. Elaborando la questione della responsabilità si attraversano problematiche rilevanti: quelle della titolarità della responsabilità, della sua ineludibilità, della responsabilità personale, delle eventuali sanzioni e della solitudine del soggetto responsabile.
Centrare l’attenzione sul tema della cura conduce ad una condivisione della responsabilità. Nel coinvolgere tutta la comunità scolastica si possono sperimentare forme di “corresponsabilità”, nell’intensificare la collaborazione tra scuole e amministrazione locale si possono esercitare nuove forme di corresponsabilità. E’ possibile superare il reciproco “rinvio” delle responsabilità con un approccio innovativo in cui sia possibile condividere le responsabilità. In questa nuova prospettiva si può giungere a realizzare una solida alleanza tra l’amministrazione comunale, la scuola, le scuole, i cittadini e le cittadine.

Ilaria Vietina è Assessore alle politiche formative, politiche di genere e continuità della memoria storica del Comune di Lucca

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