Le bambine e i bambini protagonisti del primo Patto di collaborazione del comune di Morino (AQ)

Siamo nella Valle Roveto, nella Marsica, una regione dell’Abruzzo meridionale attraversata dal fiume Liri, puntellata da diversi borghi storici e con una riserva naturale che custodisce una cascata scenografica con il nome che sembra uscito da un racconto per bambini: Zompo lo Schioppo.
In questa valle, inizia proprio con le bambine e i bambini un percorso di ri-attivazione del senso di appartenenza di una comunità ad un luogo di straordinario valore storico-culturale e ambientale. Vi vogliamo qui raccontare la storia di un Patto di giovanissimi, ma anche di un’insolita alleanza, creata grazie ad una serie di coincidenze e di legami, che unisce una periferia romana e un’area interna di montagna.

L’inizio del percorso

Tutto ha inizio quando Rita Rufo, direttrice della Riserva Zompo lo Schioppo, intercetta il lavoro di Labsus. Da molti anni, Rita si prende cura con dedizione e passione di questo angolo verde di mondo e alcuni episodi di non rispetto per gli ambienti naturali della Riserva avevano acceso in lei la preoccupazione di dover agire sulle nuove generazioni con un percorso di sensibilizzazione al concetto di cura dei beni comuni.
Siamo stati pertanto chiamati ad organizzare sia degli incontri di ascolto e di formazione rivolti agli studenti e studentesse dell’ultimo anno di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, sia un percorso di in-formazione con l’Amministrazione comunale che ha poi portato ad adottare il Regolamento per la cura condivisa dei beni comuni nel dicembre 2024.

Il percorso formativo

Durante la nostra prima telefonata, Rita ci racconta di alcuni episodi di vandalismo agli spazi esterni della Riserva, evento che, come già detto, l’aveva molto colpita e spinta ad intervenire. Proseguendo la nostra chiacchierata, ci racconta anche del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, rivelando così l’esistenza di un bel gruppo di giovanissimi già abituati ai concetti di “partecipazione” e “cura del territorio”, ed è proprio con alcuni di loro (e non solo) che inizia il nostro percorso.
I nostri quattro incontri iniziano a marzo del 2024 ed hanno coinvolto in totale una ventina di giovanissimi tra i 10 e i 13 anni. Durante quelle giornate, abbiamo riflettuto insieme sul significato di bene comune e il bosco è stato l’esempio che più ci ha aiutati a raffigurare questo concetto. Se tuteliamo i boschi, e ce ne prendiamo cura, il loro arricchimento porterà giovamento anche alle comunità che li vivono: aria più pulita, clima mitigato, habitat sicuro per la fauna selvatica, miglioramento del benessere psicofisico; allo stesso modo, un bene comune è qualcosa che se arricchito e tutelato, arricchisce tutta la comunità che lo vive: spazi condivisi più puliti, nuovi luoghi di aggregazione e socialità, nuove possibilità di confronto e mutuo aiuto, ecc.
Far in modo che questo concetto venga interiorizzato fin da giovanissimi è una strategia efficace se si vuol davvero creare una comunità di cittadini partecipativi e responsabili e capaci di produrre capitale sociale.
Accanto al concetto di Bene comune, abbiamo parlato di Amministrazione condivisa e Patti di collaborazione. I ragazzi e le ragazze hanno mostrato molto interesse verso questo strumento ed è stato chiesto loro di provare a progettare un Patto di collaborazione per il loro territorio. Siamo quindi usciti lungo le strade e le piazze del paese e, dopo aver osservato attentamente i luoghi, aver ascoltato i racconti dei bambini e dei ragazzi su come vorrebbero vivere alcuni spazi del paese ed esserci confrontati, è stato chiesto ai giovani partecipanti di provare a disegnare il loro Patto di collaborazione e i risultati sono stati davvero sorprendenti. Non tutti sanno che i bambini e le bambine sono persone molto precise e attente ai dettagli e, quando si impegnano in qualcosa di loro interesse, lo fanno in modo impeccabile! Così, ne “Il giardino che vorrei”, questi piccoli cittadini hanno pensato a tutto: nuovi secchi per la raccolta differenziata, panchine per sedersi, giochi più moderni, più alberi per l’ombra e casette per gli uccelli, una fontanella per l’acqua e un baule dove tenere i giochi da condividere.

I ragazzi e le ragazze di Morino durante la progettazione di un patto di collaborazione. Fonte: Scopetti Federica

Il consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze

C’era però un problema, i ragazzi sapevano che senza Regolamento per l’amministrazione condivisa sarebbe stato molto difficile riuscire a far nascere un Patto di collaborazione. Così, i membri del consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, si attivano inviando, grazie al sostegno di Rita e della Riserva, una lettera formale all’Amministrazione comunale in cui chiedono l’adozione del Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni.
La richiesta dei giovani cittadini viene presa in considerazione e, dopo alcuni incontri informativi con gli amministratori, a dicembre del 2024 viene approvato il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni e i ragazzi e le ragazze cominciano le loro azioni di cura partendo proprio dal giardino dell’ecomuseo della Riserva.

Quando la città va in montagna

A seguito di questo percorso, e soprattutto grazie alle relazioni che si sono create tra le persone, nell’estate del 2024 è nata l’idea di portare a Morino, ospiti della Riserva, delle ragazze e dei ragazzi del quartiere di Tor Bella Monaca a Roma, accompagnati da Claudia Bernabucci dell’associazione Cubo Libro, animatrice e coordinatrice del Patto di collaborazione di Largo Mengaroni a Roma.
La scoperta di un luogo di straordinaria bellezza e le attività in natura che i ragazzi hanno potuto sperimentare hanno lasciato un segno e costituito un’esperienza significativa importante sia emozionale che educativa. Per alcuni di loro è stata una “prima volta”, come percorrere un ruscello a piedi nudi nell’acqua gelata o camminare in un sentiero e ammirare la cascata con il suo altissimo salto.

Le ragazze e i ragazzo di Largo Mengaroni ricevuti dal sindaco di Morino. Fonte: Stefano Ruggeri

Il centro estivo come laboratorio di progettazione del Patto

La scorsa estate l’esperienza non solo si è potuta ripetere ma il “gemellaggio” tra Tor Bella Monaca e Morino si è concretizzato con un aiuto concreto che si è attivato per scongiurare che alcuni servizi della Riserva venissero meno in seguito ad alcuni tagli importanti operati dalla regione Abruzzo sulle riserve naturali.
Il taglio di fondi, infatti, non permetteva più di sostenere il centro estivo per i bambini del paese, oltre ad altri servizi fondamentali.
La cooperativa locale Dendrocopos che gestisce i servizi della riserva poteva infatti garantire solo una settimana di animazione per i bambini, ma Claudia dell’Associazione Cubo Libro con il suo gruppo di ragazzi si è proposta di collaborare con la Riserva e con la cooperativa per animare qualche giorno in più il centro estivo con l’obiettivo di condividere metodologie e saperi per una realizzazione partecipata degli spazi gioco delle bambine e dei bambini e dell’animazione degli spazi naturali della Riserva.
Le attività con i bambini si sono concentrate soprattutto sulla sistemazione dell’area giochi antistante l’Ecomuseo della Riserva, dando così seguito ai desideri che i bambini avevano espresso nei primi incontri realizzati nella primavera.
Da questa esperienza di condivisione ne è nato un bel patto di collaborazione chiamato “Zompo lo Schioppo Bene Comune”. Nel corso di una bella festa conclusiva del centro estivo in cui hanno partecipato anche le famiglie, i proponenti, 26 bambini insieme al Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, hanno firmato il Patto alla presenza del Sindaco Roberto D’Amico, assumendosi l’impegno di prendersi cura di Morino e della sua Riserva, riconoscendone il valore naturale e l’importanza della biodiversità per la sostenibilità e per l’acquisizione di stili di vita sani.

La firma del Patto di collaborazione “Zompo lo Schioppo Bene comune”. Fonte: Elisabetta Salvatorelli

Chi semina bene, meglio raccoglie

Questo è il primo caso conosciuto in cui un Patto non viene semplicemente sottoscritto da bambini e bambine ma viene proposto da loro e sottoscritto anche da un Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze che lo approva con delibera.
Proprio come nel racconto “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono, raccontato durante i nostri incontri di formazione, a Morino sono stati piantati tanti semi di cittadinanza attiva. I primi germogli nati sembrano preannunciare la crescita di un bosco grande, folto e rigoglioso. Gli stessi attori, infatti, hanno già iniziato a collaborare per un nuovo progetto di rigenerazione del borgo di Morino Vecchio, distrutto dal terremoto del 1915, e luogo importante per la memoria collettiva degli abitanti oggetto di un progetto di rinascita per attività culturali e artistiche e di valorizzazione turistica.



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