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	<title>Patti di collaborazione Archivi - Labsus</title>
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	<title>Patti di collaborazione Archivi - Labsus</title>
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		<title>Quando le parole si fanno cura: collaborazioni inaspettate per la nuova vita di una baita Trentina</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/09/quando-le-parole-si-fanno-cura-collaborazioni-inaspettate-per-la-nuova-vita-di-una-baita-trentina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcella Iannuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[Trentino Alto Adige]]></category>
		<category><![CDATA[patto di colaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione partecipata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi nati per ospitare mandrie e produrre formaggi che, a un certo punto della loro storia, si trasformano in laboratori di idee e spazi di socialità. È il caso del Malgone, una baita situata in un piccolo borgo montano a circa 12 chilometri da Trento con appena 111 abitanti che, resistendo allo spopolamento, negli ultimi anni ha persino visto nascere quattro bambini.  Dalla concessione tradizionale all’amministrazione condivisa In passato la malga era gestita dalla Pro Loco locale, che vi organizzava attività ricreative per gli abitanti della zona e della città vicina. Il termine della concessione è andato a coincidere con un momento in cui il ripensamento del Monte Bondone era uno degli obiettivi dell’amministrazione comunale. In quel periodo si era infatti avviata la costruzione di una rete di partner per valorizzare il capitale sociale locale e a consolidare il presidio del territorio da parte dei residenti. Così, in questa direzione e nell’anno di Trento Capitale Europea e Italiana del Volontariato, il Comune ha trovato importante pensare la co-gestione dei beni comuni come esercizio di cittadinanza attiva e inclusiva. Come spiega la funzionaria comunale Francesca Di Biase, l&#8217;Amministrazione ha voluto investire su «una cultura del dialogo con il territorio» e per favorire una partecipazione aperta e orizzontale, è stato pubblicato un avviso pubblico per un Patto di collaborazione, con l&#8217;obiettivo di costruire un calendario condiviso di attività per gestire insieme il Malgone. In quest’ottica, sono stati quindi organizzati incontri pubblici per illustrare a cittadini e associazioni il concetto di &#8220;Bene comune&#8221;, ponendo l&#8217;accento sui valori della gratuità e della sostenibilità . Una cordata insolita: quando gli editori salgono in malga La risposta degli enti e del territorio all’avviso pubblico ha sorpreso tutti: alla chiamata del Comune hanno risposto ben dieci realtà diverse. Accanto alla Proloco e due cooperative, si è proposta un’inedita rete di piccole case editrici trentine «È stato un caso, le energie giravano!», ricordano i protagonisti. Una coincidenza fortunata, nata dal fatto che l&#8217;allora presidente della Proloco era stato, anni prima, anche alla guida degli editori locali, attivando un tam-tam che ha contagiato il settore. A completare il quadro si è unita una cooperativa sociale e due cittadini attivi che mettevano a disposizione competenze quali la conoscenza della tecnica di costruzione dei muretti a secco, e proposte tra cui un cineforum di montagna. L’avviso ha messo quindi in moto un’ondata di entusiasmo che ha espresso diverse proposte e voglia di immaginare la nuova vita della Malga. «Si sa, le idee vengono come le ciliege, nella progettazione partecipata», commenta Di Biase. Il confronto tra diverse realtà ha generato un forte incremento delle attività culturali, allargando il target di persone che partecipavano e riuscendo a proporre oltre quaranta eventi in un anno.  Gunder Books , ad esempio, hanno proposto laboratori di ginnastica posturale per neomamme abbinati ad aperitivi letterari sui temi della maternità,oppure le altre case editrici hanno invitato autori per presentare i loro libri, riscuotendo un bel successo di pubblico. A proposito di questo, Barbara Ciaghi di Edizioni del faro osserva: «In qualche modo si sono presi cura delle mamme e nello stesso tempo del Malgone. Questa nuova alleanza ha fatto spostare il termine della cura dalle azioni alle parole, alla letteratura, in una maniera inaspettata». Oltre la sindrome di Pollyanna: le fatiche della progettazione partecipata  Tuttavia, al di là dei bei risultati raggiunti, nelle parole dei protagonisti c’è anche il racconto della fatica a stare nel processo di progettazione partecipata. Anche Francesca Di Biase ammette con franchezza che, durante il percorso, ci si è scontrati con molte criticità, sulle quali «si è scontrato il mio mondo di Pollyanna». Mettere attorno allo stesso tavolo soggetti che non si conoscevano e con background e idee progettuali differenti ha sollevato inevitabili resistenze. «Ho cercato di mediare e sviluppare sinergie che in seguito si sono costruite, soprattutto tra le case editrici che hanno compreso immediatamente il valore e la potenzialità del Patto, si è riuscito quindi a costruire, con fatica, una regolazione interna. Purtroppo, nel corso del processo si sono persi i due cittadini attivi, che probabilmente hanno valutato troppo onerosa la partecipazione ed E’ stato un vero peccato, perché portavano entrambi competenze e proposte davvero interessanti» dice De Biase. Tuttavia, la fatica o forse il timore di stare nel conflitto con enti più strutturati ha fatto sì che non si sentissero a loro agio nel percorso. Sicuramente, il tema dell’inclusione di sensibilità e attori diversi nelle fasi di co-progettazione è una questione importante da considerare. La collaborazione ha richiesto uno sforzo di maturità non indifferente da parte di tutti i partecipanti. che hanno dovuto rivedere i propri progetti e farli dialogare con le proposte degli altri: «È evidente che bisognava fare un passo indietro a livello di protagonismo, adattare e adeguare le azioni… bisogna credere nella trasversalità e composizione delle proposte che possono nascere dalle collaborazioni, anche quelle inaspettate” ci ha detto Raffaelli, della casa editrice Nuovi Panorami e dell’ETS A Partire da Noi. Anche per la Proloco la progettazione partecipata non è sempre stata semplice, sia per la complessità di coordinare un gruppo così eterogeneo, sia per il limite della gratuità degli eventi imposto dal Comune, che ha aperto accesi dibattiti sulla sostenibilità economica delle attività. Eppure, il bilancio finale pende verso il valore del progetto: «Si fa fatica, però merita; il mio pensiero è che quel posto merita la nostra fatica» dice Paolo Curco il referente della Proloco per il Patto. Il nuovo ruolo del dipendente pubblico nell’amministrazione condivisa La fatica dello stare nella co-progettazione non è solo dei pattisti: anche i dipendenti pubblici stanno facendo esperienza di un nuovo modo di relazionarsi con i cittadini. Francesca Di Biase evidenzia come i dipendenti comunali si siano trovati davanti a funzioni per le quali spesso non hanno competenze specifiche: «In questi processi ci viene chiesto difarci mediatori, di facilitare le relazioni, trovare soluzioni. In questo campo ci vogliono doti umane e di resilienza non indifferenti».  Come Labsus, ci capita spesso di confrontarci con i dipendenti che portano questo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/09/quando-le-parole-si-fanno-cura-collaborazioni-inaspettate-per-la-nuova-vita-di-una-baita-trentina/">Quando le parole si fanno cura: collaborazioni inaspettate per la nuova vita di una baita Trentina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono luoghi nati per ospitare mandrie e produrre formaggi che, a un certo punto della loro storia, si trasformano in laboratori di idee e spazi di socialità. È il caso del <b>Malgone</b>, una baita situata in un piccolo borgo montano a circa 12 chilometri da Trento con appena 111 abitanti che, resistendo allo spopolamento, negli ultimi anni ha persino visto nascere quattro bambini.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h4>Dalla concessione tradizionale all’amministrazione condivisa</h4>
<p style="text-align: justify;">In passato la malga era gestita dalla Pro Loco locale, che vi organizzava attività ricreative per gli abitanti della zona e della città vicina. Il termine della concessione è andato a coincidere con un momento in cui il ripensamento del Monte Bondone era uno degli obiettivi dell’amministrazione comunale. In quel periodo si era infatti avviata la costruzione di una rete di partner per valorizzare il capitale sociale locale e a consolidare il presidio del territorio da parte dei residenti. Così, in questa direzione e nell’anno di Trento Capitale Europea e Italiana del Volontariato, <b>il Comune ha trovato importante pensare la co-gestione dei beni comuni come esercizio di cittadinanza attiva e inclusiva.</b> Come spiega la funzionaria comunale <b>Francesca Di Biase</b>, l&#8217;Amministrazione ha voluto investire su <b>«una cultura del dialogo con il territorio»</b> e per favorire una partecipazione aperta e orizzontale, è stato pubblicato un <a href="https://www.comune.trento.it/Amministrazione/Documenti-e-dati/Accordi-tra-enti/Patto-di-collaborazione-Gestione-condivisa-del-Malgone-di-Candriai-2025" target="_blank" rel="noopener">avviso pubblico</a> per un <b>Patto di collaborazione, con l&#8217;obiettivo di costruire un calendario condiviso di attività per gestire insieme il Malgone.</b> In quest’ottica, sono stati quindi organizzati incontri pubblici per illustrare a cittadini e associazioni il concetto di &#8220;Bene comune&#8221;, ponendo l&#8217;accento sui valori della gratuità e della sostenibilità<span class="Apple-converted-space"> .</span></p>
<h4>Una cordata insolita: quando gli editori salgono in malga</h4>
<p style="text-align: justify;">La risposta degli enti e del territorio all’avviso pubblico ha sorpreso tutti: <b>alla chiamata del Comune hanno risposto ben dieci realtà diverse.</b> Accanto alla Proloco e due cooperative, si è proposta un’inedita rete di piccole case editrici trentine <b>«È stato un caso, le energie giravano!»</b>, ricordano i protagonisti. Una coincidenza fortunata, nata dal fatto che l&#8217;allora presidente della Proloco era stato, anni prima, anche alla guida degli editori locali, attivando un tam-tam che ha contagiato il settore. A completare il quadro si è unita una cooperativa sociale e due cittadini attivi che mettevano a disposizione competenze quali la conoscenza della tecnica di costruzione dei muretti a secco, e proposte tra cui un cineforum di montagna. L’avviso ha messo quindi in moto un’ondata di entusiasmo che ha espresso diverse proposte e voglia di immaginare la nuova vita della Malga. <b>«Si sa, le idee vengono come le ciliege, nella progettazione partecipata»</b>, commenta Di Biase.<br />
<b>Il confronto tra diverse realtà ha generato un forte incremento delle attività culturali, allargando il target di persone che partecipavano e riuscendo a proporre oltre quaranta eventi in un anno.</b>  <a href="https://gander-books.com/?srsltid=AfmBOoodbs5VjnnQHc1MeV8h7BeDGzRRZD9aeb__k7hNjhIK-TU7o3n6" target="_blank" rel="noopener">Gunder Books</a> , ad esempio, hanno proposto laboratori di ginnastica posturale per neomamme abbinati ad aperitivi letterari sui temi della maternità,oppure le altre case editrici hanno invitato autori per presentare i loro libri, riscuotendo un bel successo di pubblico. A proposito di questo<b>, Barbara Ciaghi </b>di Edizioni del faro osserva: «In qualche modo si sono presi cura delle mamme e nello stesso tempo del Malgone. <b>Questa nuova alleanza ha fatto spostare il termine della cura dalle azioni alle parole, alla letteratura, in una maniera inaspettata».</b></p>
<h4>Oltre la sindrome di Pollyanna: le fatiche della progettazione partecipata<span class="Apple-converted-space"> </span></h4>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, al di là dei bei risultati raggiunti, nelle parole dei protagonisti c’è anche il racconto della <b>fatica a stare nel processo di progettazione partecipata.</b> Anche Francesca Di Biase ammette con franchezza che, durante il percorso, ci si è scontrati con molte criticità, sulle quali <b>«si è scontrato il mio mondo di Pollyanna»</b>. Mettere attorno allo stesso tavolo soggetti che non si conoscevano e con background e idee progettuali differenti ha sollevato inevitabili resistenze.<br />
<b>«</b>Ho cercato di mediare e sviluppare sinergie che in seguito si sono costruite, soprattutto tra le case editrici che hanno compreso immediatamente il valore e la potenzialità del Patto, si è riuscito quindi a costruire, con fatica, una regolazione interna. Purtroppo, nel corso del processo si sono persi i due cittadini attivi, che probabilmente hanno valutato troppo onerosa la partecipazione ed E’ stato un vero peccato, perché portavano entrambi competenze e proposte davvero interessanti<b>»</b> dice De Biase. Tuttavia, la fatica o forse il timore di stare nel conflitto con enti più strutturati ha fatto sì che non si sentissero a loro agio nel percorso. Sicuramente, il tema dell’inclusione di sensibilità e attori diversi nelle fasi di co-progettazione è una questione importante da considerare.<br />
La collaborazione ha richiesto uno sforzo di maturità non indifferente da parte di tutti i partecipanti. che hanno dovuto rivedere i propri progetti e farli dialogare con le proposte degli altri: <b>«È evidente che bisognava fare un passo indietro a livello di protagonismo, adattare e adeguare le azioni… bisogna credere nella trasversalità e composizione delle proposte che possono nascere dalle collaborazioni, anche quelle inaspettate”</b> ci ha detto <b>Raffaelli</b>, della casa editrice Nuovi Panorami e dell’ETS A Partire da Noi.<br />
Anche per la Proloco la progettazione partecipata non è sempre stata semplice, sia per la complessità di coordinare un gruppo così eterogeneo, sia per il limite della gratuità degli eventi imposto dal Comune, che ha aperto accesi dibattiti sulla sostenibilità economica delle attività. Eppure, il bilancio finale pende verso il valore del progetto: <b>«Si fa fatica, però merita; il mio pensiero è che quel posto merita la nostra fatica»</b> dice <b>Paolo Curco</b> il referente della Proloco per il Patto.</p>
<h4>Il nuovo ruolo del dipendente pubblico nell’amministrazione condivisa</h4>
<p style="text-align: justify;">La fatica dello stare nella co-progettazione non è solo dei pattisti: <b>anche i dipendenti pubblici stanno facendo esperienza di un nuovo modo di relazionarsi con i cittadini.</b> Francesca Di Biase evidenzia come i dipendenti comunali si siano trovati davanti a funzioni per le quali spesso non hanno competenze specifiche: <b>«In questi processi ci viene chiesto difarci mediatori, di facilitare le relazioni, trovare soluzioni. In questo campo ci vogliono doti umane e di resilienza non indifferenti».<span class="Apple-converted-space"> </span></b> Come Labsus, ci capita spesso di confrontarci con i dipendenti che portano questo stesso pensiero: il ruolo del dipendente è messo alla prova dall’amministrazione condivisa che lo vede attore attivo nella costruzione del patto, parte del processo e allo stesso tempo facilitatore, spesso catalizzatore e interfaccia della PA nei momenti di scontento. Da burocrate, il dipendente pubblico si trasforma in facilitatore e risolutore di criticità, si ritrova a stare su un piano prettamente relazionale e spesso di conflitto a cui non è spesso preparato. Eppure c’è grande coinvolgimento e entusiasmo, a volte frustrato, anche da parte dei funzionari che si rendono conto di dover apprendere nuove competenze e che in qualche modo accettano questa nuova sfida.<br />
Nel caso di Trento, la scommessa del Comune –<span class="Apple-converted-space">  </span>-che ha tenuto per sé la regia, la facilitazione e i costi delle utenze, lasciando la gestione degli spazi e delle attività ai cittadini- – ha pagato: <b>la novità delle case editrici ha stimolato la partecipazione di un target giovane</b> e cittadino completamente diverso da quello tradizionale, arricchendo l&#8217;offerta e creando una vera e propria comunità. Allo stesso tempo questo tipo di collaborazione diventa molto onerosa da parte del Comune, sia in termini di costi che di risorse di dipendenti per la gestione del patto. Forse una formula più condivisa, anche sulla gestione operativa, farebbe coinvolgere maggiormente in termini di responsabilità anche gli attori meno partecipi. <span class="Apple-converted-space"><br />
</span>Allo stesso tempo, <b>la fatica a costruire le relazioni da parte dei pattisti è fisiologica anche allo strumento dell’avviso pubblico</b> per la costruzione del Patto. Ѐ preferibile prevedere un percorsopiù lungo<span class="Apple-converted-space">  </span>affinché i diversi attori si confrontino e trovino il modo di collaborare. È evidente che, se il bene viene riconosciuto dalla comunità, è più facile stabilire relazioniche spesso sono già pregresse. D’altra parte, se c’è una chiamata da parte dell’Amministrazione, le realtà che rispondono spesso non si conoscono e devono far fronte a una collaborazione con soggetti che non si sono scelti.</p>
<h4>Il valore del &#8220;Come&#8221;</h4>
<p style="text-align: justify;">Alla fine della prima sperimentazione, si può comunque dire che l’esperienza è stata positiva. Come spiega <b>Mario Fiori</b> della cooperativa Amica, la co-gestione ha trasformato la struttura in <b>«un contenitore di idee, richiesto e utilizzato anche da altri, costruendo relazioni e alleanze che lo facessero crescere, per essere sempre più abitato»</b>.<br />
La vera forza del progetto è stata rimettere al centro il metodo della progettazione partecipata, che è stata interiorizzata ed è diventato il motore del progetto: <b>«In questo luogo, mi sembra importante, non è il &#8220;cosa fai&#8221; ma il &#8220;</b><b><i>come</i></b><b> lo fai&#8221; (&#8230;) Tutti avevano idee definite su quello che avrebbero voluto che succedesse, ma poi si parla insieme e tutto prende una forma diversa, ma comunque condivisa».</b> Nonostante la fatica, si è trovato un modo per collaborare facendolo<span class="Apple-converted-space">  </span>in modo condiviso, per rendere il Malgone davvero di tutti. Il Malgone non è più solo quindi uno strumento per promuovere il territorio del Monte Bondone; è diventato un luogo educativo che cura le persone attraverso la reciprocità, come ci ha detto Giulia: <b>«Gli eventi fanno bene al Malgone e viceversa!».</b></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2026/06/il-diritto-a-restare-fra-montagna-e-sussidiarieta-orizzontale/" target="_blank" rel="noopener">Il diritto a restare fra montagna e sussidiarietà </a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2021/03/il-primo-pane-gli-insegnamenti-della-montagna/" target="_blank" rel="noopener">Il primo pane. Gli insegnamenti della montagna</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2015/02/farecentro-e-cittadini-progettisti-del-trentino-alto-adige/" target="_blank" rel="noopener">Farecentro, i cittadini &#8220;progettisti&#8221; del Trentino Alto Adige</a></li>
</ul>
<p><em>Immagine di copertina: Stefano Aliverti su Pexels.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/09/quando-le-parole-si-fanno-cura-collaborazioni-inaspettate-per-la-nuova-vita-di-una-baita-trentina/">Quando le parole si fanno cura: collaborazioni inaspettate per la nuova vita di una baita Trentina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il giardino delle generazioni come bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/07/il-giardino-delle-generazioni-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Pellegrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 04:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[aree interne]]></category>
		<category><![CDATA[borghi]]></category>
		<category><![CDATA[piccoli comuni]]></category>
		<category><![CDATA[spopolamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune di Cerveteri (RM) ha approvato il Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni nel gennaio 2024: da allora, il Comune ha approvato circa dieci Patti di collaborazione. Il giardino delle generazioni sorge nel borgo di Ceri, una frazione “arroccata su un cucuzzolo, una piazzetta con quattro case intorno”, come ci racconta Arianna Mensurati, consigliera comunale con delega alle politiche per la terza età. A settembre 2025, la stipula del Patto di collaborazione con l’associazione ASD Bocciofila Ceri crea un punto di riferimento per la cittadinanza del borgo, laddove sorgeva il giardino di una scuola elementare ormai chiusa per assenza di iscritti. Fare di necessità virtù La necessità di trovare un luogo d’incontro a Ceri nasce, in realtà, dal venire meno del centro anziani del borgo, come ci racconta la consigliera Mensurati: «Con la riforma della regione Lazio in materia (DGR 452/2020), non siamo riusciti a convertire alcuni dei centri anziani presenti nel Comune di Cerveteri. A Ceri, in particolar modo, è sorta la complessità di dover creare un’APS». Da qui, l’attenzione alle pratiche di amministrazione condivisa e ai Patti di collaborazione: «La volontà di dotarsi di questo strumento dei Patti di collaborazione era presente nel nostro programma elettorale, una volta eletti ci siamo subito attivati per capire come poter avere uno strumento operativo che mettesse in piedi la collaborazione con tutti i cittadini alla gestione del bene comune. All&#8217;epoca c&#8217;era la segretaria generale, la dott.ssa Daniela Ventriglia, che aveva già utilizzato questo strumento in un altro Comune, e quindi ci ha messo in contatto con Labsus con il quale abbiamo lavorato subito per creare il Patto». Il Comune trova un partner affidabile nell’ASD Bocciofila Ceri, per la quale abbiamo intervistato la responsabile delle attività e dei progetti dell’associazione Francesca Di Folco, che ci racconta: «Il Patto di collaborazione nasce in armonia con l’Amministrazione comunale. Gli spazi dell’associazione sportiva sorgono vicino al giardino, e avevamo bisogno di spazi che fossero aperti ed accessibili, anche per riuscire ad aprirci ad anziani a ridotta mobilità e disabili.» Da questo punto di vista, il “Giardino delle generazioni” è risultato lo spazio ideale dato che non presenta barriere architettoniche di nessun tipo. La collaborazione si mostra fin da subito proficua: «L’Amministrazione comunale è sempre stata vicina alle nostre necessità: è stato un progetto condiviso fin dall’inizio e siamo stati accompagnati in tutta la fase di co-progettazione e gestione del Patto in seguito all’approvazione dello stesso». Il giardino delle generazioni: rapporto intergenerazionale e cuore della comunità Da “sostituto” del centro anziani, il Giardino delle generazioni è diventato il luogo di riferimento della comunità di Ceri, oltre che un modo per l’associazione di far conoscere la propria disciplina ai più giovani. Come ci racconta Francesca Di Folco: La Federazione Italiana Bocce chiede alle proprie società di specializzarsi in più discipline di questo sport, anche al fine di favorire il ricambio generazionale. Nel giardino, però, è avvenuto anche altro: «Con il venir meno del centro anziani, a causa dello spopolamento del borgo e della riforma dei centri anziani, è avvenuto un ricambio generazionale che ha rinnovato il format della bocciofila: abbiamo iniziato a praticare più specialità e a realizzare attività più inclusive che potessero coinvolgere giovani, anziani, disabili. Attualmente, oltre all’attività sportiva, realizziamo numerosi eventi per la cittadinanza. Nello specifico, da circa due anni, abbiamo messo in piedi un progetto chiamato Ceri in armonia. Esso prevede degli appuntamenti fissi attraverso i quali realizziamo diversi tipi di eventi: sportivi, a tema, sociali… sempre aperti a tutti. Per quest’estate, ad esempio, abbiamo in programma di realizzare delle serate di cinema all’aperto e di osservazione del cielo stellato. Siamo diventati un punto di riferimento per il borgo ma anche per noi giovani e famiglie. Anche da una nostra “necessità” di avere un punto d’incontro nasce questa realtà, completamente a titolo di volontariato». Il contenuto del Patto di collaborazione Il Giardino delle generazioni sorge poco prima del centro storico del borgo di Ceri, come ci racconta la consigliera Mensurati, nel giardino di un’ex scuola materna: «A causa del calo demografico registrato, il plesso scolastico ha dovuto chiudere. Abbiamo deciso di titolare il Patto di collaborazione in questo modo perché riteniamo che questo spazio verde possa essere un luogo dove i bambini ancora presenti a Ceri e gli anziani del borgo possano fare attività, soprattutto in estate. Tra le attività che vengono portate avanti, ci sono anche giochi che possono coinvolgere i più piccoli, i disabili e chi lo desidera». Francesca Di Folco ci descriva in cosa consista, di fatto, la collaborazione: «L’associazione si occupa dell’apertura e chiusura del parco, oltre che della manutenzione ordinaria dell’area verde. Attività come lo sfalcio dell’erba o la potatura delle piante più semplici è a carico nostro. Anche in questo caso, però, registriamo una collaborazione proficua con l’Amministrazione comunale: per la gestione degli alberi e delle piante più complesse da gestire, il Comune ha messo a disposizione i propri agronomi che possono essere sia consultati che chiamati a gestirne la potatura». Riflessioni conclusive La storia del borgo di Ceri e del Giardino delle generazioni racconta dell&#8217;esigenza di una comunità di trovare punti di riferimento, laddove lo spopolamento e l&#8217;allontanamento delle nuove generazioni la fanno da padrone. Il Patto di collaborazione preso in esame, da solo, non può contrastare queste dinamiche, frutto di politiche pubbliche ed economiche portate avanti da decenni, ma può essere un punto di partenza per ripensare i piccoli borghi ed offire una possibilità in più a tutte quelle aree interne del nostro Paese vittime delle stesse problematiche. Il Comune di Cerveteri rappresenta un esempio virtuoso di adozione del modello organizzativo di amministrazione condivisa, come dimostra il numero importante di Patti di collaborazione stipulati con la cittadinanza attiva. Là fuori, però, è ancora pieno di storie come queste che nessuno ha avuto la possibilità di raccontare: i piccoli comuni (o le piccole frazioni, come in questo caso) sono pieni di potenziali Patti che non diventano tali solo sul piano amministrativo. Il borgo di Ceri dimostra, invece, come l&#8217;amministrazione condivisa possa essere un mezzo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/07/il-giardino-delle-generazioni-come-bene-comune/">Il giardino delle generazioni come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Comune di Cerveteri (RM) ha approvato il <em><a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/02/regolamento_Amministrazione_Condivisa_def..pdf" target="_blank" rel="noopener">Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni </a></em>nel gennaio 2024: da allora, il Comune ha approvato circa dieci Patti di collaborazione. Il giardino delle generazioni sorge nel borgo di Ceri, una frazione “arroccata su un cucuzzolo, una piazzetta con quattro case intorno”, come ci racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Arianna </strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Mensurati</strong></span>, consigliera comunale con delega alle politiche per la terza età. A settembre 2025, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>la stipula del Patto di collaborazione con l’associazione ASD Bocciofila Ceri crea un punto di riferimento per la cittadinanza del borgo</strong></span>, laddove sorgeva il giardino di una scuola elementare ormai chiusa per assenza di iscritti.</p>
<h4>Fare di necessità virtù</h4>
<p style="text-align: justify;">La necessità di trovare un luogo d’incontro a Ceri nasce, in realtà, dal venire meno del centro anziani del borgo, come ci racconta la consigliera Mensurati: «Con la riforma della regione Lazio in materia (DGR 452/2020), non siamo riusciti a convertire alcuni dei centri anziani presenti nel Comune di Cerveteri. A Ceri, in particolar modo, è sorta la complessità di dover creare un’APS». Da qui, l’attenzione alle pratiche di amministrazione condivisa e ai Patti di collaborazione: «La volontà di dotarsi di questo strumento dei Patti di collaborazione era presente nel nostro programma elettorale, una volta eletti ci siamo subito attivati per capire come poter avere uno strumento operativo che mettesse in piedi la collaborazione con tutti i cittadini alla gestione del bene comune. All&#8217;epoca c&#8217;era la segretaria generale, la dott.ssa Daniela Ventriglia, che aveva già utilizzato questo strumento in un altro Comune, e quindi ci ha messo in contatto con Labsus con il quale abbiamo lavorato subito per creare il Patto». Il Comune trova un partner affidabile nell’<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>ASD Bocciofila Ceri</strong></span>, per la quale abbiamo intervistato la responsabile delle attività e dei progetti dell’associazione <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Francesca Di Folco</strong></span>, che ci racconta: «Il Patto di collaborazione nasce in armonia con l’Amministrazione comunale. Gli spazi dell’associazione sportiva sorgono vicino al giardino, e avevamo bisogno di spazi che fossero aperti ed accessibili, anche per riuscire ad aprirci ad anziani a ridotta mobilità e disabili.» Da questo punto di vista, il “Giardino delle generazioni” è risultato lo spazio ideale dato che non presenta barriere architettoniche di nessun tipo. La collaborazione si mostra fin da subito proficua: «L’Amministrazione comunale è sempre stata vicina alle nostre necessità: <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>è stato un progetto condiviso fin dall’inizio e siamo stati accompagnati in tutta la fase di co-progettazione e gestione del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto</span></strong> in seguito all’approvazione dello stesso».</p>
<h4>Il giardino delle generazioni: rapporto intergenerazionale e cuore della comunità</h4>
<p style="text-align: justify;">Da “sostituto” del centro anziani, il Giardino delle generazioni è diventato il luogo di riferimento della comunità di Ceri, oltre che un modo per l’associazione di far conoscere la propria disciplina ai più giovani. Come ci racconta Francesca Di Folco: La Federazione Italiana Bocce chiede alle proprie società di specializzarsi in più discipline di questo sport, anche al fine di favorire il ricambio generazionale. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Nel giardino, però, è avvenuto anche altro</strong></span>: «Con il venir meno del centro anziani, a causa dello spopolamento del borgo e della riforma dei centri anziani, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>è avvenuto un ricambio generazionale che ha rinnovato il <i><em>format</em></i> della bocciofila</strong></span>: abbiamo iniziato a praticare più specialità e a realizzare attività più inclusive che potessero coinvolgere giovani, anziani, disabili. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Attualmente, oltre all’attività sportiva, realizziamo numerosi eventi per la cittadinanza.</strong></span> Nello specifico, da circa due anni, abbiamo messo in piedi un <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>progetto chiamato <i><em>Ceri in armonia</em></i></strong></span>. Esso prevede degli appuntamenti fissi attraverso i quali realizziamo diversi tipi di eventi: sportivi, a tema, sociali… sempre aperti a tutti. Per quest’estate, ad esempio, abbiamo in programma di realizzare delle serate di cinema all’aperto e di osservazione del cielo stellato. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Siamo diventati un punto di riferimento per il borgo ma anche per noi giovani e famiglie.</strong></span> Anche da una nostra “necessità” di avere un punto d’incontro nasce questa realtà, completamente a titolo di volontariato».</p>
<div id="attachment_89530" style="width: 1930px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89530" class="wp-image-89530 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2.jpg 1920w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-768x432.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-1536x864.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-810x456.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-1140x641.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-articolo-Cerveteri-2-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><p id="caption-attachment-89530" class="wp-caption-text">Alcuni partecipanti delle attività svolte nel Giardino delle generazioni mentre praticano il gioco delle bocce. Fonte: concessione di Francesca Di Folco</p></div>
<h4>Il contenuto del Patto di collaborazione</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Giardino delle generazioni sorge poco prima del centro storico del borgo di Ceri, come ci racconta la consigliera Mensurati, nel giardino di un’ex scuola materna: «A causa del <strong>calo demografico</strong> registrato, il plesso scolastico ha dovuto chiudere. Abbiamo deciso di titolare il Patto di collaborazione in questo modo perché riteniamo che questo spazio verde possa essere <strong>un luogo dove i bambini ancora presenti a Ceri e gli anziani del borgo possano fare attività</strong>, soprattutto in estate. Tra le attività che vengono portate avanti, ci sono anche giochi che possono coinvolgere i più piccoli, i disabili e chi lo desidera». Francesca Di Folco ci descriva in cosa consista, di fatto, la collaborazione: «L’associazione si occupa dell’apertura e chiusura del parco, oltre che della manutenzione ordinaria dell’area verde. Attività come lo sfalcio dell’erba o la potatura delle piante più semplici è a carico nostro. Anche in questo caso, però, registriamo una collaborazione proficua con l’Amministrazione comunale: per la gestione degli alberi e delle piante più complesse da gestire, il Comune ha messo a disposizione i propri agronomi che possono essere sia consultati che chiamati a gestirne la potatura».</p>
<h4>Riflessioni conclusive</h4>
<p style="text-align: justify;">La storia del borgo di Ceri e del Giardino delle generazioni racconta dell&#8217;esigenza di una comunità di trovare punti di riferimento, laddove lo spopolamento e l&#8217;allontanamento delle nuove generazioni la fanno da padrone. <strong>Il Patto di collaborazione preso in esame, da solo, non può contrastare queste dinamiche, frutto di politiche pubbliche ed economiche portate avanti da decenni, ma può essere un punto di partenza per ripensare</strong> i piccoli borghi ed offire una possibilità in più a tutte quelle aree interne del nostro Paese vittime delle stesse problematiche. Il Comune di Cerveteri rappresenta <strong>un esempio virtuoso di adozione del modello organizzativo di amministrazione condivisa</strong>, come dimostra il numero importante di Patti di collaborazione stipulati con la cittadinanza attiva. Là fuori, però, è ancora pieno di storie come queste che nessuno ha avuto la possibilità di raccontare: <strong>i piccoli comuni</strong> (o le piccole frazioni, come in questo caso) <strong>sono pieni di potenziali Patti che non diventano tali solo sul piano amministrativo</strong>. Il borgo di Ceri dimostra, invece, come l&#8217;amministrazione condivisa possa essere un mezzo per favorire la partecipazione e garantire ampie possibilità di riqualificazione, oltre che dei luoghi, della qualità della vita lontano dalle grandi città.</p>
<p><em>Immagine di copertina: concessione di Francesca Di Folco</em></p>
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		<title>La cultura della collaborazione ad Assisi</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/06/la-cultura-della-collaborazione-ad-assisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara Cavaliere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 21:47:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo del capitano]]></category>
		<category><![CDATA[patti di collaborazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi passi dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, che custodisce la Porziuncola, sorge il Palazzo del Capitano del Perdono, bene comune al centro di un Patto di collaborazione sottoscritto dal Comune di Assisi (PG), dalla Cooperativa Fare e dall’Associazione Priori del Piatto di Sant’Antonio Abate a settembre del 2024. L’accordo rappresenta un esempio significativo di amministrazione condivisa applicata alla cura e alla valorizzazione di un bene di particolare rilievo storico e culturale. Il palazzo è, infatti, uno dei 14 siti UNESCO della città serafica.  Non è un caso che questa esperienza prenda forma proprio ad Assisi, città che negli ultimi due anni ha ospitato il Festival dell’Amministrazione Condivisa dei beni comuni, promosso da Labsus, il Comune di Assisi e l’Università di Perugia. La storia del Piatto di Sant&#8217;Antonio Per comprendere il valore di questo Patto di collaborazione è necessario partire dalla storia della festa del piatto di Sant’Antonio, da cui prende il nome l’Associazione Priori. Una storia che si colloca a metà tra il mistico e la realtà e che trova le sue radici nell&#8217;Ottocento, quando il paese rappresentava un importante cambio di posta nella tratta Roma-Firenze. Il territorio proprio per questo motivo ospitava diverse stalle e un gran numero di cavalli;  un gran numero di cavalli che però ad un certo punto vennero colpiti da una grave epidemia.  La tradizione narra che a seguito di un’epidemia equina, gli abitanti del paese chiesero, attraverso i frati minori della Porziuncola, una grazia a S. Antonio Abate. Gli animali guarirono e per ringraziare il Santo venne istituita una festa nel mese di gennaio nel corso della quale veniva offerto un lauto pasto ai più poveri. Nacque così la tradizione della  Festa del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate, che come dice la Vicesindaca del Comune di Assisi, Veronica Cavallucci, non è soltanto una festa, ma un elemento identitario. Ogni anno i Priori organizzano e servono il tradizionale &#8220;piatto&#8221;, un pasto semplice con un grande significato comunitario: un&#8217;occasione in cui famiglie, amici e abitanti del territorio si ritrovano attorno alla stessa tavola, rinnovando un legame di solidarietà e appartenenza che attraversa le generazioni. Oggi vengono serviti oltre 8.000 i pasti nel giorno della festa in tutti i ristoranti del territorio, con lo stesso menù tramandato dalla fine dell’800. È questo patrimonio di relazioni e memoria condivisa che l&#8217;Associazione Priori del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate custodisce e valorizza anno dopo anno. È proprio da questa storia che prende forma il Patto di collaborazione in questione. Nel corso degli anni, infatti, l&#8217;Associazione Priori del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate ha raccolto e custodito numerosi oggetti legati alla festa: mantelli, cappelli, piatti di Sant’Antonio, medaglie, documenti e testimonianze di una tradizione che continua a scandire la vita della comunità. Questo patrimonio era conservato nei locali del piano interrato del Palazzo del Capitano del Perdono, in uno spazio che i volontari chiamavano museo, ma che di fatto aveva più le sembianze di un deposito. Da qui è nata la volontà di trasformare quel patrimonio in un racconto di tutti, capace di restituire alla comunità il valore della propria storia. Inoltre, buona parte del palazzo negli ultimi decenni era rimasta chiusa e sottoutilizzata e necessitava di rigenerazione e di una propria identità culturale e sociale. È proprio da queste due esigenze che è nata la collaborazione tra l&#8217;Associazione Priori del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate, la cooperativa Fare e il Comune di Assisi, che si è concretizzata nella sottoscrizione del Patto di collaborazione. L&#8217;amministrazione condivisa ad Assisi L’Amministrazione condivisa è arrivata ad Assisi nel 2017, grazie allo studio e alla caparbietà del Segretario Generale Fabrizio Proietti: «Avevo avuto modo di sperimentarne il valore generativo e trasformativo durante l’esperienza da Segretario Generale per il Comune di Alessandria, dove il Regolamento per la cura e la gestione condivisa dei beni comuni urbani era stato introdotto nel 2015, e ritenevo che in una città dal forte valore simbolico, come quella di Assisi, questo potesse assumere un impatto sociale e civile significativo».  Lo strumento del patto, come detto dalla Vicesindaca Veronica Cavallucci, è diventato negli anni uno strumento necessario per Assisi per dare valore a tutto quel mondo del volontariato che voleva mettere a disposizione le proprie competenze e il proprio tempo a servizio della comunità e alla cura di spazi pubblici, in collaborazione con l’ente pubblico. Come sottolinea Roberta Rosati, Presidente della cooperativa Fare, la partecipazione al Patto di collaborazione consente di sperimentare la responsabilità condivisa della gestione, cosa che spesso non accade nel semplice affidamento di servizi. Ad esempio, nel loro caso, pur essendo già presenti nel Palazzo del Capitano del Perdono come gestori di un servizio di facilitazione digitale affidato dal Comune di Assisi, il lavoro svolto nell&#8217;ambito del Patto assume un significato diverso: «Nel nostro modus operandi la co-progettazione è la base su cui creiamo ogni progetto, ma nel caso degli affidamenti o dei bandi, si rischia di essere percepiti come meri fornitori. Il Patto ci ha consentito di costruire fianco a fianco, con l’Amministrazione comunale, il percorso, in una reale condivisione di responsabilità e idee». Non è un caso, infatti, che il Presidente dell’Associazione Priori Pietro Ronca parli del Patto di collaborazione come un patto di amicizia in cui avviene costantemente uno scambio di idee e culture. Il Palazzo del Capitano del Perdono oggi Il Palazzo del Capitano del Perdono è oggi uno spazio aperto alla comunità, pensato per accogliere attività, laboratori, incontri ed eventi, ma anche per custodire e raccontare la memoria del territorio attraverso il Museo Bonum &#8211; Storie e tradizioni del piatto di Sant&#8217;Antonio. La nascita del museo, come lo si vede oggi, è legata a una vicenda che, come quella del Piatto, sembra muoversi tra il mistico e la realtà. Nel raccontarla, infatti, Roberta si emoziona: la realizzazione del museo era uno degli ultimi desideri espressi dal padre, membro attivo dell’Associazione Priori e curatore dell’archivio documentale della Festa del Piatto, e per anni l&#8217;idea di dare una casa dignitosa al patrimonio custodito dall&#8217;associazione priori si è scontrata con la mancanza delle risorse necessarie. Quando</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">A pochi passi dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, che custodisce la Porziuncola, sorge il Palazzo del Capitano del Perdono, bene comune al centro di un Patto di collaborazione sottoscritto dal </span><a href="https://www.comune.assisi.pg.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Comune di Assisi</span></a><span style="font-weight: 400;"> (PG), dalla </span><a href="https://www.cooperativafare.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Cooperativa Fare</span></a><span style="font-weight: 400;"> e dall’</span><a href="https://www.festapiattosantantonio.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Associazione Priori del Piatto di Sant’Antonio Abate</span></a><span style="font-weight: 400;"> a settembre del 2024. L’accordo rappresenta un esempio significativo di amministrazione condivisa applicata alla cura e alla valorizzazione di un bene di particolare rilievo storico e culturale. Il palazzo è, infatti, uno dei 14 siti UNESCO della città serafica.  Non è un caso che questa esperienza prenda forma proprio ad Assisi, città che negli ultimi due anni ha ospitato il</span><a href="https://festivalamministrazionecondivisa.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;"> Festival dell’Amministrazione Condivisa dei beni comuni</span></a><span style="font-weight: 400;">, promosso da Labsus, il Comune di Assisi e l’Università di Perugia.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><b>La storia del Piatto di Sant&#8217;Antonio</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Per comprendere il valore di questo Patto di collaborazione è necessario partire dalla storia della festa del piatto di Sant’Antonio, da cui prende il nome l’Associazione Priori. Una storia che si colloca a metà tra il mistico e la realtà e che trova le sue radici nell&#8217;Ottocento, quando il paese rappresentava un importante cambio di posta nella tratta Roma-Firenze. Il territorio proprio per questo motivo ospitava diverse stalle e un gran numero di cavalli;  un gran numero di cavalli che però ad un certo punto vennero colpiti da una grave epidemia.  La tradizione narra che a seguito di un’epidemia equina, gli abitanti del paese chiesero, attraverso i frati minori della Porziuncola, una grazia a S. Antonio Abate. Gli animali guarirono e per ringraziare il Santo venne istituita una festa nel mese di gennaio nel corso della quale veniva offerto un lauto pasto ai più poveri. Nacque così la tradizione della  </span><a href="https://www.visit-assisi.it/feste-e-tradizioni/feste-religiose/piatto-di-santantonio/" target="_blank" rel="noopener"><b>Festa del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate</b></a><span style="font-weight: 400;">, che come dice la </span><b>Vicesindaca del Comune di Assisi, Veronica Cavallucci, </b><span style="font-weight: 400;">non è soltanto una festa, ma un elemento identitario. Ogni anno i Priori organizzano e servono il tradizionale &#8220;piatto&#8221;, </span><b>un pasto semplice con un grande significato comunitario</b><span style="font-weight: 400;">: un&#8217;occasione in cui famiglie, amici e abitanti del territorio si ritrovano attorno alla stessa tavola, rinnovando un legame di solidarietà e appartenenza che attraversa le generazioni. Oggi vengono serviti oltre 8.000 i pasti nel giorno della festa in tutti i ristoranti del territorio, con lo stesso menù tramandato dalla fine dell’800. È questo </span><b>patrimonio di relazioni e memoria condivisa</b> <b>che l&#8217;Associazione Priori del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate custodisce e valorizza anno dopo anno.<br />
</b><span style="font-weight: 400;">È proprio </span><b>da questa storia che prende forma il Patto di collaborazione</b><span style="font-weight: 400;"> in questione. Nel corso degli anni, infatti, l&#8217;Associazione Priori del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate ha raccolto e custodito numerosi oggetti legati alla festa: mantelli, cappelli, piatti di Sant’Antonio, medaglie, documenti e testimonianze di una tradizione che continua a scandire la vita della comunità. Questo patrimonio era conservato nei locali del piano interrato del Palazzo del Capitano del Perdono, in uno spazio che i volontari chiamavano museo, ma che di fatto aveva più le sembianze di un deposito. Da qui è nata la volontà di </span><a href="https://www.labsus.org/2025/07/patrimonio-culturale-tra-abbandono-e-valorizzazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener"><b>trasformare quel patrimonio in un racconto di tutti, capace di restituire alla comunità il valore della propria storia</b></a><b>.</b><span style="font-weight: 400;"> Inoltre, buona parte del palazzo negli ultimi decenni era rimasta chiusa e sottoutilizzata e necessitava di rigenerazione e di una propria identità culturale e sociale. È proprio da queste due esigenze che è nata la collaborazione tra l&#8217;Associazione Priori del Piatto di Sant&#8217;Antonio Abate, la cooperativa Fare e il Comune di Assisi, che si è concretizzata nella sottoscrizione del Patto di collaborazione.</span></p>
<div id="attachment_89388" style="width: 1930px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.labsus.org/2026/06/la-cultura-della-collaborazione-ad-assisi/20251012_162639/" rel="attachment wp-att-89388"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89388" class="wp-image-89388 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-scaled.jpg" alt="" width="1920" height="2560" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-scaled.jpg 1920w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-169x225.jpg 169w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-768x1024.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-1152x1536.jpg 1152w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-1536x2048.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-810x1080.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-1140x1520.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/20251012_162639-600x800.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></a><p id="caption-attachment-89388" class="wp-caption-text">12 ottobre 2025 Marcia per la pace Perugia Assisi (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><b>L&#8217;amministrazione condivisa ad Assisi</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’Amministrazione condivisa è arrivata ad Assisi nel 2017, grazie allo studio e alla caparbietà del </span><b>Segretario Generale Fabrizio Proietti</b><span style="font-weight: 400;">: «Avevo avuto modo di sperimentarne il valore generativo e trasformativo durante l’esperienza da Segretario Generale per il Comune di Alessandria, dove il Regolamento per la cura e la gestione condivisa dei beni comuni urbani era stato introdotto nel 2015, e ritenevo che in una città dal forte valore simbolico, come quella di Assisi, questo potesse assumere un impatto sociale e civile significativo».  Lo strumento del patto, come detto dalla </span><b>Vicesindaca Veronica Cavallucc</b><span style="font-weight: 400;">i, è diventato negli anni uno </span><b>strumento necessario per Assisi per dare valore a tutto quel mondo del volontariato che voleva mettere a disposizione le proprie competenze e il proprio tempo a servizio della comunità e alla cura di spazi pubblici, in collaborazione con l’ente pubblico</b><span style="font-weight: 400;">. Come sottolinea</span><b> Roberta Rosati, </b><span style="font-weight: 400;">Presidente della cooperativa Fare, </span><b>la partecipazione al Patto di collaborazione consente di sperimentare la responsabilità condivisa della gestione, cosa che spesso non accade nel semplice affidamento di servizi</b><span style="font-weight: 400;">. Ad esempio, nel loro caso, pur essendo già presenti nel Palazzo del Capitano del Perdono come gestori di un servizio di facilitazione digitale affidato dal Comune di Assisi, il lavoro svolto nell&#8217;ambito del Patto assume un significato diverso: «Nel nostro modus operandi la co-progettazione è la base su cui creiamo ogni progetto, ma nel caso degli affidamenti o dei bandi, si rischia di essere percepiti come meri fornitori. Il Patto ci ha consentito di costruire fianco a fianco, con l’Amministrazione comunale, il percorso, in una </span><b>reale condivisione di responsabilità e idee</b><span style="font-weight: 400;">».<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Non è un caso, infatti, che il Presidente dell’Associazione Priori </span><b>Pietro Ronca</b><span style="font-weight: 400;"> parli del Patto di collaborazione come un </span><b>patto di amicizia </b><span style="font-weight: 400;">in cui avviene costantemente uno scambio di idee e culture.</span></p>
<div id="attachment_89386" style="width: 2570px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.labsus.org/2026/06/la-cultura-della-collaborazione-ad-assisi/museo_palazzetto-del-capitano_q84a6823/" rel="attachment wp-att-89386"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89386" class="wp-image-89386 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-1024x683.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-768x512.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-1536x1024.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-2048x1365.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-810x540.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-1140x760.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A6823-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></a><p id="caption-attachment-89386" class="wp-caption-text">12 gennaio 2025 &#8211; Inaugurazione Bonum &#8211; Storie e tradizioni del Piatto di S. Antonio Abate (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><b>Il Palazzo del Capitano del Perdono oggi</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><b>Il Palazzo del Capitano del Perdono è oggi uno spazio aperto alla comunità, pensato per accogliere attività, laboratori, incontri ed eventi, ma anche per custodire e raccontare la memoria del territorio attraverso il </b><a href="https://www.bonumassisi.it/" target="_blank" rel="noopener"><b>Museo Bonum &#8211; Storie e tradizioni del piatto di Sant&#8217;Antonio</b></a><span style="font-weight: 400;">.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">La nascita del museo, come lo si vede oggi, è legata a una vicenda che, come quella del Piatto, sembra muoversi tra il mistico e la realtà. Nel raccontarla, infatti, Roberta si emoziona: la realizzazione del museo era uno degli ultimi desideri espressi dal padre, membro attivo dell’Associazione Priori e curatore dell’archivio documentale della Festa del Piatto, e per anni l&#8217;idea di dare una casa dignitosa al patrimonio custodito dall&#8217;associazione priori si è scontrata con la mancanza delle risorse necessarie. Quando si è aperta l&#8217;opportunità di partecipare a un </span><b>bando del Ministero della Cultura </b><span style="font-weight: 400;">(contributo a fondo perduto per il sostegno ai settori culturali e creativi per l’innovazione e la transizione ecologica), tutto è sembrato allinearsi, un vero e proprio «allineamento di stelle», come lo descrive Roberta. Quando poi il progetto è stato selezionato, la sensazione è stata quella che alla sua scrittura avessero contribuito idealmente anche altre due mani, quelle di chi aveva creduto in quel sogno molto prima che diventasse realtà.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Grazie ai fondi ottenuti, il Museo Bonum ha finalmente preso forma come uno </span><b>spazio espositivo interattivo</b><span style="font-weight: 400;">, progettato per essere accessibile dai bambini agli anziani, un luogo che non si limita a conservare oggetti e documenti, ma che invita i visitatori a entrare in relazione con la storia e le tradizioni del territorio.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Attualmente il museo è visitabile su prenotazione e non dispone ancora di un&#8217;apertura quotidiana, per garantire un accesso continuativo sarebbe necessario un presidio costante che al momento non è sostenibile. L’obiettivo, tuttavia, è quello di </span><b>rendere il museo in futuro sempre più accessibile</b><span style="font-weight: 400;"> e integrato nella vita della città, tant’è che, nonostante si tratti di un museo gestito da soggetti privati, si è deciso di mantenerne gratuita la visita per tutti i cittadini di Assisi, in linea con quanto avviene per gli altri musei della città e nel pieno spirito di un Patto di collaborazione che garantisce un’apertura a tutti.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il Patto di collaborazione che è lo strumento che permette la gestione condivisa di questo luogo ha una durata di 6 anni ed è frutto della collaborazione di soggetti che mettono a disposizione le proprie competenze: la Cooperativa Fare che porta la propria esperienza nella progettazione culturale, educativa e sociale; l&#8217;Associazione Priori che contribuisce con il proprio patrimonio di conoscenze, relazioni e memoria costruito nel tempo; il Comune di Assisi che, oltre a mettere a disposizione gli spazi del Palazzo, ne sostiene le spese di gestione, dalla manutenzione alle utenze, garantendo anche la copertura assicurativa e il supporto alla promozione delle attività.</span></p>
<div id="attachment_89384" style="width: 2570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.labsus.org/2026/06/la-cultura-della-collaborazione-ad-assisi/museo_palazzetto-del-capitano_q84a7880/" rel="attachment wp-att-89384"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89384" class="wp-image-89384 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-300x200.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-1024x683.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-768x512.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-1536x1024.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-2048x1365.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-810x540.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-1140x760.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/06/MUSEO_PALAZZETTO-DEL-CAPITANO_Q84A7880-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></a><p id="caption-attachment-89384" class="wp-caption-text">Museo BONUM (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><b>Il Palazzo del Capitano del Perdono come luogo della cultura</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Mi permetto in queste conclusioni di passare alla prima persona perché, nonostante conosca i protagonisti di questo patto da appena due anni, grazie al Festival dell&#8217;Amministrazione Condivisa li ho vissuti nel quotidiano e posso dire di aver avuto a che fare con persone accoglienti, generose e sorridenti, che dedicano tempo, energie e passione alla cura di un bene comune che sentono come parte della propria storia e che hanno scelto di condividere con gli altri.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il Patto è ancora all&#8217;inizio del suo percorso, molte sono le idee e i progetti che attendono di prendere forma. In un territorio dalla forte vocazione turistica, l&#8217;ambizione è quella di mostrare che accanto ai luoghi più conosciuti esiste una comunità viva e un </span><b>patrimonio fatto di storie e relazioni che meritano di essere raccontate</b><span style="font-weight: 400;">. Il Palazzo del Capitano del Perdono punta ad essere sempre più un luogo della cultura in senso ampio: non soltanto uno spazio in cui la cultura viene conservata o fruita, ma un luogo in cui essa viene prodotta collettivamente, un luogo in cui la valorizzazione del patrimonio si intreccia con l&#8217;educazione e la partecipazione, aprendosi anche al contributo di nuove energie e nuove generazioni. </span><b>L&#8217;obiettivo è quindi costruire passo dopo passo programmi e iniziative insieme all&#8217;Amministrazione comunale affinché questo spazio possa consolidare il proprio ruolo come punto di riferimento per la comunità e per chi desidera conoscere un volto meno noto ma altrettanto autentico di Assisi.</b></p>
<p><em>Foto di copertina: Palazzo del Capitano del Perdono (Fonte: firmatari del Patto di collaborazione)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/06/la-cultura-della-collaborazione-ad-assisi/">La cultura della collaborazione ad Assisi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un ex Convento dei Cappuccini diventa bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/05/un-ex-convento-dei-cappuccini-diventa-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Dato e Alessandro Gaballo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 22:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[attività  culturali]]></category>
		<category><![CDATA[beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[cesvop palermo]]></category>
		<category><![CDATA[ex Convento Cappuccini]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione dei beni culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023, il Comune siciliano di Salaparuta e due associazioni locali hanno siglato un Patto di collaborazione per rigenerare l’ex Convento dei Cappuccini. Grazie all’impegno di tutti i soggetti coinvolti, questo bene culturale, compromesso dal sisma del 1968 e successivamente restaurato, riapre oggi alla collettività come centro culturale e soprattutto come bene comune oggetto di amministrazione condivisa. Come si è arrivati al Patto? Le radici di questa esperienza affondano nel 2021, quando il Comune di Salaparuta ha adottato il Regolamento per la cura dei beni comuni. Con il sostegno del Cesvop, Patrizia Santangelo, allora vicesindaca e assessora alla cultura e alla cittadinanza attiva, ha promosso l’utilizzo dello strumento per progetti socio-culturali nella città. In particolare, uno degli obiettivi era la valorizzazione dell’antico centro storico, abbandonato a seguito del terremoto del Belice. L’ex Convento dei Cappuccini, edificato nel XVIII secolo e quasi raso al suolo dal sisma, sorge tra i ruderi della città vecchia, a 7 km dal nuovo centro urbano. Sebbene ricostruito nei primi anni 2000, era rimasto largamente inutilizzato e poco frequentato. Così il Coro Polifonico Belice Canto e l&#8217;associazione Confraternita di Misericordia, coinvolti dalla vicesindaca, hanno quindi espresso il desiderio di prendersi cura di questo bene culturale e aprirlo ai visitatori. Fondamentale è stato il progetto &#8220;Territorio Volontariato e Beni Comuni (T.V.B.)&#8221; che ha coinvolto 5 comuni della provincia di Trapani &#8211;  tra i quali anche Salaparuta &#8211;  per creare un modello condiviso di risposta ai bisogni delle fasce deboli e di cura dei beni comuni, mediante la sottoscrizione di Patti di collaborazione tra pubbliche amministrazioni, cittadini e associazioni. Questo progetto, sostenuto da Fondazione con il Sud, ha dunque fornito le risorse necessarie a trasformare la teoria del Regolamento in pratica collaborativa con il fine di consolidare una comunità sociale. Il Patto di collaborazione e i suoi attori Il Patto, siglato nel 2023, vede la collaborazione tra Comune di Salaparuta, Confraternita di Misericordia e Coro Polifonico Belice Canto. L’accordo disciplina la gestione e la valorizzazione degli spazi dell’ex convento e definisce una responsabilità condivisa per rendere il luogo fruibile non solo per le attività ordinarie delle associazioni, ma anche per l&#8217;intera cittadinanza e i visitatori – in questo modo rivolgendosi quindi all’interesse generale della comunità locale. Col supporto del Comune, la Confraternita di Misericordia si occupa di apertura, accoglienza e mediazione, mentre il Coro Polifonico Belice Canto anima il convento con concerti sotto le stelle. Fondamentale è stato il ruolo del Cesvop, che ha fornito il supporto tecnico e motivazionale necessario a mediare tra gli enti e strutturare la collaborazione per una durata prevista di cinque anni. La lunga durata del Patto è stata una scelta consapevole, presa dall’Amministrazione e dai cittadini attivi: oltre a consentire lo sviluppo di un progetto culturale su un bene così complesso, una durata a cavallo di due cicli politici ha svolto una funzione di “ponte” tra due diverse Amministrazioni. Infatti, in seguito al cambio di Amministrazione nel 2024, la nuova giunta guidata da Michele Saitta ha scelto di non disperdere il lavoro svolto, riprendendo le fila dei percorsi avviati e proseguendo la collaborazione. Anche in questo caso, il Cesvop è stato cruciale non solo nell’accompagnare la nuova giunta agevolando un “passaggio di consegna” per quanto riguarda l’amministrazione condivisa e i Patti di collaborazione, ma anche nello spiegare le potenzialità e i risultati di questo strumento. È interessante sottolineare come, dunque, un cambio politico nell’amministrazione non abbia impedito al Patto di continuare, ma anzi ha continuato a supportarlo dato l’impatto positivo che ha avuto la trasformazione di questo bene culturale in bene comune nell’interesse di tutti. Un patrimonio vivo e vissuto I risultati della collaborazione sono concreti: l’ex Convento dei Cappuccini, un meraviglioso complesso monumentale di interesse storico e culturale, è finalmente tornato a vivere. La struttura, quasi totalmente distrutta dal terremoto del 1968, era stata consolidata e ricostruattività culturaliita negli anni 2000 con una imponente struttura in ferro e acciaio. Al restauro, tuttavia, non era seguita una riapertura del luogo alla cittadinanza. Grazie al Patto, oggi l’ex Convento è un centro culturale che ambisce a coinvolgere sempre più realtà del territorio, rigenerando l’identità stessa del vecchio centro di Salaparuta. Oltre alle giornate di apertura e ai concerti del Coro, a dicembre 2024 le due associazioni hanno organizzato con il Cesvop una passeggiata dai ruderi di Poggioreale all’ex Convento di Salaparuta, con la partecipazione delle scuole, della cittadinanza e di altre associazioni delle due città. In quell’occasione, il complesso ha ospitato le diverse associazioni per attività musicali e ricreative coi bambini, ponendo le basi per reti e collaborazioni più continuative tra Amministrazioni e realtà del Terzo Settore locali. Prospettive future Rimangono aperte alcune sfide, ad esempio come presidiare la continuità e sostenibilità a lungo termine dei Patti e un pieno sostegno amministrativo. Il passaggio tra Amministrazioni diverse ha richiesto un lavoro di analisi dei Patti esistenti e di nuova promozione dello strumento. In questi casi, la presenza di intermediari come il Cesvop risulta decisiva nell’accompagnare le nuove giunte nella comprensione dello strumento. Tuttavia, come ben sappiamo, il cambiamento più importante deve avvenire all’interno dell’Amministrazione: senza il sostegno e un’adeguata formazione di chi i Patti li deve mettere in pratica &#8211; i dipendenti comunali &#8211; il pieno sviluppo di questo strumento risulta ancora difficoltoso, soprattutto in un ambito delicato come quello del patrimonio culturale. Immagine di copertina: L’ex Convento dei Cappuccini di Salaparuta dopo l’intervento di restauro (Fonte: sindaco Michele Saitta)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/05/un-ex-convento-dei-cappuccini-diventa-bene-comune/">Un ex Convento dei Cappuccini diventa bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2023, il Comune siciliano di Salaparuta e due associazioni locali hanno siglato un Patto di collaborazione per rigenerare l’ex Convento dei Cappuccini. Grazie all’impegno di tutti i soggetti coinvolti, questo bene culturale, compromesso dal sisma del 1968 e successivamente restaurato, riapre oggi alla collettività come centro culturale e soprattutto come bene comune oggetto di amministrazione condivisa.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si è arrivati al Patto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Le radici di questa esperienza affondano nel 2021, quando il Comune di Salaparuta ha adottato il <a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2021/07/0_regolamento-beni-comuni-modificato-1.pdf" target="_blank" rel="noopener">Regolamento per la cura dei beni comuni</a>. Con il sostegno del <a href="https://www.cesvop.org" target="_blank" rel="noopener">Cesvop</a>, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Patrizia Santangelo</strong></span>, allora vicesindaca e assessora alla cultura e alla cittadinanza attiva<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>, ha promosso l’utilizzo dello strumento per progetti socio-culturali nella città</strong></span>. In particolare, uno degli obiettivi era la valorizzazione dell’antico centro storico, abbandonato a seguito del terremoto del Belice.<br />
L’ex Convento dei Cappuccini, edificato nel XVIII secolo e quasi raso al suolo dal sisma, sorge tra i ruderi della città vecchia, a 7 km dal nuovo centro urbano. Sebbene ricostruito nei primi anni 2000, era rimasto largamente inutilizzato e poco frequentato.<br />
Così il <a href="https://www.italiacori.it/coro-belice-canto-salaparuta" target="_blank" rel="noopener">Coro Polifonico Belice Canto</a> e l&#8217;associazione Confraternita di Misericordia, coinvolti dalla vicesindaca, hanno quindi espresso il desiderio di prendersi cura di questo bene culturale e aprirlo ai visitatori. Fondamentale <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>è stato il progetto </strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong><a href="https://www.fondazioneconilsud.it/progetto-sostenuto/t-v-b-territorio-volontariato-bene-comune/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Territorio Volontariato e Beni Comuni (T.V.B.)&#8221;</a></strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong> che ha coinvolto 5 comuni della provincia di Trapani &#8211;  tra i quali anche Salaparuta &#8211;  per creare un modello condiviso di risposta ai bisogni delle fasce deboli e di cura dei beni comuni</strong></span>, mediante la sottoscrizione di Patti di collaborazione tra pubbliche amministrazioni, cittadini e associazioni. Questo progetto, sostenuto da <a href="https://www.fondazioneconilsud.it/" target="_blank" rel="noopener">Fondazione con il Sud</a>, ha dunque fornito le risorse necessarie a trasformare la teoria del Regolamento in pratica collaborativa con il fine di consolidare una comunità sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il Patto di collaborazione e i suoi attori</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Patto, siglato nel 2023, vede la collaborazione tra Comune di Salaparuta, Confraternita di Misericordia e Coro Polifonico Belice Canto. L’accordo disciplina la gestione e la valorizzazione degli spazi dell’ex convento e definisce una responsabilità condivisa per rendere il luogo fruibile non solo per le attività ordinarie delle associazioni, ma anche per l&#8217;intera cittadinanza e i visitatori – in questo modo rivolgendosi quindi all’interesse generale della comunità locale. Col supporto del Comune, la Confraternita di Misericordia si occupa di apertura, accoglienza e mediazione, mentre il Coro Polifonico Belice Canto anima il convento con concerti sotto le stelle. Fondamentale è stato il ruolo del Cesvop, che ha fornito il supporto tecnico e motivazionale necessario a mediare tra gli enti e strutturare la collaborazione per una durata prevista di cinque anni. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>La lunga durata del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto è stata una scelta consapevole</span></strong>, presa dall’Amministrazione e dai cittadini attivi: oltre a consentire lo sviluppo di un progetto culturale su un bene così complesso, una durata a cavallo di due cicli politici ha svolto una funzione di “ponte” tra due diverse Amministrazioni<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>. Infatti, in seguito al cambio di </strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm;">mministrazione nel 2024, la nuova giunta guidata da Michele Saitta ha scelto di non disperdere il lavoro svolto, riprendendo le fila dei percorsi avviati e proseguendo la collaborazione.</span></strong> Anche in questo caso, il Cesvop è stato cruciale non solo nell’accompagnare la nuova giunta agevolando un “passaggio di consegna” per quanto riguarda l’amministrazione condivisa e i Patti di collaborazione, ma anche nello spiegare le potenzialità e i risultati di questo strumento. È interessante sottolineare come, dunque, un cambio politico nell’amministrazione non abbia impedito al Patto di continuare, ma anzi ha continuato a supportarlo dato l’impatto positivo che ha avuto la trasformazione di questo bene culturale in bene comune nell’interesse di tutti.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Un patrimonio vivo e vissuto</h4>
<p style="text-align: justify;">I risultati della collaborazione sono concreti: l’ex Convento dei Cappuccini, un meraviglioso complesso monumentale di interesse storico e culturale, è finalmente tornato a vivere. La struttura, quasi totalmente distrutta dal terremoto del 1968, era stata consolidata e ricostruattività culturaliita negli anni 2000 con una imponente struttura in ferro e acciaio. Al restauro, tuttavia, non era seguita una riapertura del luogo alla cittadinanza. <strong>Grazie al<span style="font-weight: normal !msorm;"> Patto, oggi l’ex Convento è un centro culturale che ambisce a coinvolgere sempre più realtà del territorio, rigenerando l’identità stessa del vecchio centro di Salaparuta.</span></strong> Oltre alle giornate di apertura e ai concerti del Coro, a dicembre 2024 le due associazioni hanno organizzato con il Cesvop una passeggiata dai ruderi di Poggioreale all’ex Convento di Salaparuta, con la partecipazione delle scuole, della cittadinanza e di altre associazioni delle due città. In quell’occasione, il complesso ha ospitato le diverse associazioni per attività musicali e ricreative coi bambini, ponendo le basi per reti e collaborazioni più continuative tra Amministrazioni e realtà del Terzo Settore locali.</p>
<div id="attachment_89297" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89297" class="wp-image-89297 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1024x991.jpeg" alt="" width="810" height="784" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1024x991.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-233x225.jpeg 233w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-768x743.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1536x1486.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-810x784.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-1140x1103.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024-600x580.jpeg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/05/Fig-3-evento-2024.jpeg 1592w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89297" class="wp-caption-text">Evento del 2024: passeggiata dai ruderi di Poggioreale all’ex Convento di Salaparuta (fonte: sindaco Michele Saitta)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Prospettive future</h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Rimangono aperte alcune sfide, ad esempio come presidiare la continuità</strong></span><strong> e sostenibilità a lungo termine<span style="font-weight: normal !msorm;"> dei </span>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atti e un pieno sostegno amministrativo.</span></strong> Il passaggio tra Amministrazioni diverse ha richiesto un lavoro di analisi dei Patti esistenti e di nuova promozione dello strumento. In questi casi, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>la presenza di intermediari come il Cesvop risulta decisiva nell’accompagnare le nuove giunte nella comprensione dello strumento.</strong></span> Tuttavia, come ben sappiamo, il cambiamento più importante deve avvenire all’interno dell’Amministrazione: senza il sostegno e un’adeguata formazione di chi i Patti li deve mettere in pratica &#8211; i dipendenti comunali &#8211; il pieno sviluppo di questo strumento risulta ancora difficoltoso, soprattutto in un ambito delicato come quello del <a href="https://www.labsus.org/2025/07/patrimonio-culturale-tra-abbandono-e-valorizzazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">patrimonio culturale.</a></p>
<p><em>Immagine di copertina: L’ex Convento dei Cappuccini di Salaparuta dopo l’intervento di restauro (Fonte: sindaco Michele Saitta)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/05/un-ex-convento-dei-cappuccini-diventa-bene-comune/">Un ex Convento dei Cappuccini diventa bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sentieri di pace: itinerari escursionistici come beni comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/04/sentieri-di-pace-itinerari-escursionistici-come-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 13:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[itinerari escursionistici]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione attiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Percorrere i sentieri storici del comune di Mirano significa attraversare un paesaggio che conserva, quasi intatto, il dialogo tra storia e natura. A ogni passo il paesaggio cambia e insieme si racconta: campi coltivati, parchi, chiese, castelli e ville palladiane. Tutto concorre a disegnare un territorio che possiamo definire dal valore monumentale, dove le tracce della centuriazione romana sono ancora visibili e riportano alla memoria l’importanza storica e strategica che quest’area ha avuto nel tempo. E poi c’è l’acqua: fiumi, argini, rive e canali. Una campagna ibrida dove, a pochi passi dal centro urbano, si aprono paesaggi e scorci di natura. È un patrimonio che il comune di Mirano, insieme alle organizzazioni locali, si impegna da tempo a preservare e che oggi è al centro del patto di collaborazione “Sentieri di pace”, dedicato alla progettazione, realizzazione e promozione di itinerari escursionistici, in particolare lungo gli argini fluviali e nelle aree rurali. Un progetto, a tutto tondo, che parla di stili di vita sani, conoscenza del territorio e turismo responsabile. Un patto che nasce dalla voglia di “fare fatica” Il percorso che ha portato alla nascita del Patto affonda le sue radici nel 2017, quando un gruppo di abitanti di Mirano ha iniziato a ritrovarsi ogni domenica mattina per indossare scarpe, zaino e mettersi in cammino. «Arrivavamo a percorrere anche 20 o 30 chilometri al giorno, alla scoperta dei tanti sentieri che attraversano il nostro Comune. Scegliere il cammino lento, invece dell’auto, permette di conoscere davvero il luogo in cui si vive», racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione Cai di Mirano ed esperto conoscitore del territorio. Tra i camminatori c’è anche Alberto Gregio, cittadino attivo e primo ideatore del progetto, che fin da subito ha maturato l’idea di rendere fruibili alcuni itinerari che praticava da anni con gli amici del gruppo informale Belvedere Lab: «Il desiderio era di diffondere tra i cittadini la conoscenza e l’affezione per i paesaggi campestri e fluviali, stimolando così quella sensibilità dell’opinione pubblica per i temi ambientali che è il presupposto per ogni azione di tutela e valorizzazione». Ma il gruppo di escursionisti si è presto scontrato con il tema della proprietà privata: «Percorrere argini e sentieri non pubblici stava diventando problematico», spiega Marchiori. «Nel frattempo, nel 2022, l’amministrazione comunale ha orientato le proprie strategie verso la realizzazione di un anello verde all’interno del Comune di Mirano. A quel punto abbiamo pensato di attivarci e abbiamo coinvolto direttamente il sindaco, portandolo con noi a percorrere 42 chilometri di cammino». È stato poi il periodo pandemico a rafforzare questa abitudine e, insieme, la volontà di offrire anche alla cittadinanza la possibilità di riscoprire il territorio. «Uno degli elementi essenziali da cui siamo partiti era la voglia di fare fatica, insieme a una forte sensibilità ambientale. Abbiamo così iniziato a ragionare sui Patti di collaborazione, proponendo all’Amministrazione comunale di avviare un percorso condiviso». I firmatari del Patto È così che il Comune, accogliendo questa proposta, l’ha trasformata in uno strumento concreto di collaborazione. Come racconta Elena Spolaore, assessora alle Politiche partecipative, che sin dall’inizio ha creduto nel Patto, «si tratta di persone e associazioni che nel tempo hanno percorso in lungo e in largo il territorio. Il Comune ha voluto costruire il Patto insieme a loro e per questo abbiamo coinvolto, accanto al primo soggetto promotore, altre organizzazioni accomunate dalla stessa attenzione per l’ambiente». Oggi il patto vede tra i firmatari il comune di Mirano insieme a realtà territoriali quali il Club alpino italiano sezione Mirano A. Azzolini Aps (in qualità di capofila), Kardines Asd, Echidna associazione culturale Odv, Fiab Mirano e l’Associazione Punto d’incontro. «Il Patto di collaborazione è uno strumento di fondamentale valore per organizzare la relazione tra associazioni e Amministrazione pubblica. Aiuta a chiarire gli obiettivi del progetto sui beni comuni, le modalità, i ruoli e le responsabilità, dando maggiore efficacia e concretezza. Previene anche le criticità, orientando le parti alla leale collaborazione con il solo fine del conseguimento del risultato, nell’interesse di tutti. Si lavora meglio, perché il Patto valorizza il ruolo di ciascuno», spiega Alberto Gregio. Un Patto, più voci: la co-progettazione degli itinerari La fase di co-progettazione si è concretizzata in un’iniziale attività di mappatura dei percorsi che, nei 42 chilometri quadrati del Comune di Mirano, ha evidenziato la presenza di 24 sentieri. Di questi, grazie al lavoro congiunto tra Amministrazione comunale e associazioni, sette sono stati individuati come focus del Patto di collaborazione nei due anni di progetto. «Si partirà da due percorsi pilota, per poi intervenire progressivamente anche sugli altri itinerari individuati», racconta Elena Spolaore. Con la firma del Patto, nell’ottobre 2025, ha preso avvio un lavoro di mappatura dei sentieri già esistenti, finalizzato a renderli più riconoscibili, accessibili e conosciuti. L’obiettivo è definire itinerari condivisi e ben mappati, capaci di mettere in relazione il centro urbano con le aree di maggior pregio paesaggistico attraverso interventi misurati e rispettosi del contesto territoriale. Allo stesso tempo, il progetto intende rendere i percorsi fruibili da pubblici diversi, graduandoli per lunghezza, difficoltà e caratteristiche, e promuovere una maggiore attenzione verso itinerari meno noti e frequentati, ma non per questo meno meritevoli di essere scoperti. In questa fase il lavoro si sta concentrando sull’individuazione dei punti in cui installare la segnaletica e sull’organizzazione di attività di sensibilizzazione. «In un primo momento — racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione CAI di Mirano — i percorsi saranno online tramite un link Google Maps, che permetterà di ottenere le prime informazioni. In un secondo momento ci dedicheremo a dotare i cammini di supporti per la consultazione digitale, come app o Qr code, che potranno fornire informazioni sui luoghi». Per portare avanti le attività, i pattisti si incontrano una volta alla settimana e raccontano di una collaborazione molto positiva: quando emerge un problema, lo si affronta insieme. Come racconta Renzo Niero, presidente dell’associazione culturale Echidna, all’interno di questo ecosistema, un aspetto importante è valorizzare la biodiversità culturale delle realtà coinvolte: «Oltre alle associazioni, c’è anche la presenza del gruppo informale Belvedere Lab. lo abbiamo attivato come associazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Percorrere i sentieri storici del comune di Mirano significa attraversare un paesaggio che conserva, quasi intatto, il dialogo tra storia e natura. A ogni passo il paesaggio cambia e insieme si racconta: campi coltivati, parchi, chiese, castelli e ville palladiane. Tutto concorre a disegnare un territorio che possiamo definire dal valore monumentale, dove le tracce della centuriazione romana sono ancora visibili e riportano alla memoria l’importanza storica e strategica che quest’area ha avuto nel tempo. E poi c’è l’acqua: fiumi, argini, rive e canali. Una campagna ibrida dove, a pochi passi dal centro urbano, si aprono paesaggi e scorci di natura. È un patrimonio che il comune di Mirano, insieme alle organizzazioni locali, si impegna da tempo a preservare e che oggi è al centro del <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>patto di collaborazione “Sentieri di pace”, dedicato alla progettazione, realizzazione e promozione di itinerari escursionistici, in particolare lungo gli argini fluviali e nelle aree rurali.</strong></span> Un progetto, a tutto tondo, che parla di stili di vita sani, conoscenza del territorio e turismo responsabile.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un patto che nasce dalla voglia di “fare fatica” </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il percorso che ha portato alla nascita del Patto affonda le sue radici nel 2017, quando un gruppo di abitanti di Mirano ha iniziato a ritrovarsi ogni domenica mattina per indossare scarpe, zaino e mettersi in cammino. «<span style="font-style: normal !msorm;">Arrivavamo a percorrere anche 20 o 30 chilometri al giorno, alla scoperta dei tanti sentieri che attraversano il nostro Comune. Scegliere il cammino lento, invece dell’auto, permette di conoscere davvero il luogo in cui si vive»</span>, racconta Stefano Marchiori, presidente della sezione Cai di Mirano ed esperto conoscitore del territorio.<br />
Tra i camminatori c’è anche <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Alberto Gregio</strong></span>, cittadino attivo e primo ideatore del progetto, che fin da subito <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>ha maturato l’idea di rendere fruibili alcuni itinerari che praticava da anni con gli amici del gruppo informale <a href="https://www.facebook.com/groups/Bel.VedereLab0/">Belvedere Lab</a></strong></span>: «<span style="font-style: normal !msorm;">Il desiderio era di diffondere tra i cittadini la conoscenza e l’affezione per i paesaggi campestri e fluviali, stimolando così quella sensibilità dell’opinione pubblica per i temi ambientali che è il presupposto per ogni azione di tutela e valorizzazione»</span>.<br />
Ma il gruppo di escursionisti si è presto scontrato con il tema della proprietà privata: «<span style="font-style: normal !msorm;">Percorrere argini e sentieri non pubblici stava diventando problematico»</span>, spiega Marchiori. «<span style="font-style: normal !msorm;">Nel frattempo, nel 2022, l’amministrazione comunale ha orientato le proprie strategie verso la realizzazione di un anello verde all’interno del Comune di Mirano. A quel punto abbiamo pensato di attivarci e abbiamo coinvolto direttamente il sindaco, portandolo con noi a percorrere 42 chilometri di cammino»</span>.<br />
È stato poi il periodo pandemico a rafforzare questa abitudine e, insieme, la volontà di offrire anche alla cittadinanza la possibilità di riscoprire il territorio. «<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>Uno degli elementi essenziali da cui siamo partiti era la voglia di fare fatica, insieme a una forte sensibilità ambientale. Abbiamo così iniziato a ragionare sui Patti di collaborazione, proponendo all’</strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">mministrazione comunale di avviare un percorso condiviso</span></strong><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;">»</span></span><span style="font-weight: normal !msorm;">.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;">I firmatari del Patto</h4>
<p style="text-align: justify;">È così che il Comune, accogliendo questa proposta, l’ha trasformata in uno strumento concreto di collaborazione. Come racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Elena Spolaore</strong></span>, assessora alle Politiche partecipative, che sin dall’inizio ha creduto nel Patto, «<span style="font-style: normal !msorm;">si tratta di</span><span style="font-style: normal !msorm;"> persone e associazioni che nel tempo hanno percorso in lungo e in largo il territorio. Il Comune ha voluto costruire il </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto insieme a loro e per questo abbiamo coinvolto, accanto al primo soggetto promotore, altre organizzazioni accomunate dalla stessa attenzione per l’ambiente</span><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
Oggi il patto vede tra i firmatari il comune di Mirano insieme a realtà territoriali quali il <a href="https://www.caimirano.it/">Club alpino italiano sezione Mirano A. Azzolini Aps </a>(in qualità di capofila), <a href="https://www.facebook.com/Kardineswalking/?locale=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Kardines Asd</a>, <a href="https://www.echidnacultura.it/" target="_blank" rel="noopener">Echidna associazione culturale Odv</a>, <a href="https://fiab-miranoriviera.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener">Fiab Mirano</a> e l’<a href="https://puntoincontro.org/main/" target="_blank" rel="noopener">Associazione Punto d’incontro</a>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«<strong>Il Patto di collaborazione è uno strumento di fondamentale valore per organizzare la relazione tra associazioni e </strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">mministrazione pubblica. Aiuta a chiarire gli obiettivi del progetto sui beni comuni, le modalità, i ruoli e le responsabilità, dando maggiore efficacia e concretezza. Previene anche le criticità, orientando le parti alla leale collaborazione con il solo fine del conseguimento del risultato, nell’interesse di tutti.</span></strong><span style="font-style: normal !msorm;"> Si lavora meglio, perché il </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto valorizza il ruolo di ciascuno<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, spiega <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Alberto Gregio.</strong></span></p>
<div id="attachment_89095" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89095" class="wp-image-89095 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1024x667.jpg" alt="" width="810" height="528" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1024x667.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-300x195.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-768x500.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1536x1000.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-2048x1334.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-810x527.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-1140x742.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace-600x391.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89095" class="wp-caption-text">Argini del fiume Lusore a Mirano (Fonte: Stefano Marchiori, CAI Mirano)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un Patto, più voci: la co-progettazione degli itinerari</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>La <a href="https://www.labsus.org/2021/09/la-coprogettazione-e-cruciale-per-il-successo-dei-patti/" target="_blank" rel="noopener">fase di co-progettazione</a> si è concretizzata in un’iniziale attività di mappatura dei percorsi che, nei 42 chilometri quadrati del Comune di Mirano, ha evidenziato la presenza di 24 sentieri. </strong></span>Di questi, grazie al lavoro congiunto tra Amministrazione comunale e associazioni,<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong> sette sono stati individuati come focus del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto di collaborazione nei due anni di progetto. </span></strong><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span>Si partirà da due percorsi pilota, per poi intervenire progressivamente anche sugli altri itinerari individuati<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, racconta <span style="font-weight: normal !msorm;">Elena Spolaore</span>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Con la firma del </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto, nell’ottobre 2025, ha preso avvio un lavoro di <a href="https://www.labsus.org/2018/02/sentieri-beni-comuni-patto-condove-piemonte/" target="_blank" rel="noopener">mappatura dei sentieri </a></span></strong><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>già esistenti, finalizzato a renderli più riconoscibili, accessibili e conosciuti. L’obiettivo è definire itinerari condivisi e ben mappati, capaci di mettere in relazione il centro urbano con le aree di maggior pregio paesaggistico attraverso interventi misurati e rispettosi del contesto territoriale.</strong></span> Allo stesso tempo, il progetto intende rendere i percorsi fruibili da pubblici diversi, graduandoli per lunghezza, difficoltà e caratteristiche, e promuovere una maggiore attenzione verso itinerari meno noti e frequentati, ma non per questo meno meritevoli di essere scoperti.<strong><br />
</strong>In questa fase il lavoro si sta concentrando sull’individuazione dei punti in cui installare la segnaletica e sull’organizzazione di attività di sensibilizzazione. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">In un primo momento</span> — racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Stefano Marchiori</strong></span>, presidente della sezione CAI di Mirano — <span style="font-style: normal !msorm;">i percorsi saranno online tramite un link Google Maps, che permetterà di ottenere le prime informazioni. In un secondo momento ci dedicheremo a dotare i cammini di supporti per la consultazione digitale, come app o Qr code, che potranno fornire informazioni sui luoghi<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Per portare avanti le attività, i pattisti si incontrano una volta alla settimana e raccontano di una collaborazione molto positiva: <a href="https://www.labsus.org/2025/06/amministrazione-condivisa-e-democrazia/" target="_blank" rel="noopener">quando emerge un problema, lo si affronta insieme</a>.<br />
</strong></span>Come racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Renzo Niero, presidente dell’associazione culturale Echidna</strong></span>, all’interno di questo ecosistema, un aspetto importante è valorizzare la biodiversità culturale delle realtà coinvolte: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Oltre alle associazioni, c’è anche la presenza del gruppo informale </span><span style="font-style: normal !msorm;">Belvedere Lab. lo abbiamo attivato come associazione Echidna ed è composto da circa 50 partecipanti, anche se non formalmente incluso nel </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto. La sfida nella collaborazione sta nel far coesistere competenze diverse e, allo stesso tempo, nel differenziarle, in modo che ciascuno possa occuparsi di ciò che sa fare meglio, evitando sovrapposizioni e logiche di copia-incolla</span><em><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span></em>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Un percorso condiviso anche con attori privati verso sentieri praticabili</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Tra le questioni più delicate emerge il <a href="https://www.labsus.org/2017/12/una-storica-pronuncia-della-corte-dei-conti-i-comuni-possono-assicurare-i-cittadini-attivi-anche-se-singoli/" target="_blank" rel="noopener">tema delle responsabilità e delle coperture assicurative</a><strong><span style="font-weight: normal !msorm;">, poiché gran parte dei tracciati passa in corrispondenza di proprietà private.</span></strong> Come illustra <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Raffaele Trinca</strong></span>, vice presidente FIAB Miranese e Riviera del Brenta, la criticità principale riguarda la ricerca di percorsi capaci di coniugare la valorizzazione del paesaggio con la fruibilità e i problemi di transito nelle aree private: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Si tratta di vincere la diffidenza di alcuni proprietari che non vedono la bontà dell’iniziativa, ma vedono solo il pericolo o un uso improprio dei loro possedimenti<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
<span style="font-style: normal !msorm;">Per affrontare questo nodo, <span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span>il Comune prevede di coinvolgere i proprietari in un confronto con l’obiettivo di trovare un accordo, ma anche di definire una modalità affinché possano diventare parte attiva del </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, aggiunge Elena Spolaore, sottolineando l’importanza di garantire un maggiore presidio del territorio orientato al bene comune. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Noi abbiamo fatto tutto il possibile per arrivare alla definizione pratica del progetto </span>— aggiunge Stefano Marchiori — <span style="font-style: normal !msorm;">adesso l’</span>A<span style="font-style: normal !msorm;">mministrazione comunale, con i suoi vincoli e i suoi rigori, si occuperà di completare la cornice. Poter arrivare a rendere i sentieri praticabili è una questione temporale legata alla gestione pubblica<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<div id="attachment_89096" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89096" class="wp-image-89096 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1024x639.jpg" alt="" width="810" height="505" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1024x639.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-300x187.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-768x479.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1536x958.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-2048x1277.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-810x505.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-1140x711.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace3-600x374.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89096" class="wp-caption-text">I partecipanti alla camminata dell’aprile 2025 (Fonte: Stefano Marchiori, CAI Mirano)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Beni comuni materiali e immateriali da preservare</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Comune di Mirano e organizzazioni del territorio credono fortemente nell’importanza della <a href="https://www.labsus.org/2010/10/beni-comuni-un-nuovo-punto-di-vista/" target="_blank" rel="noopener">cura dei beni comuni</a>. Per Stefano Marchiori, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>il bene comune generato dal </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto è innanzitutto la terra</span></strong>: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">La terra sulla quale camminiamo, di cui siamo molto gelosi, ma anche l’ambiente. Intorno a noi vediamo i campi sempre meno coltivati, così come sempre meno giovani coinvolti nelle attività legate all&#8217;ambiente<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>. Il bene comune, però, non si esaurisce nella sua dimensione materiale. Elena Spolaore richiama infatti un altro elemento fondamentale per comprendere l’essenza del Patto: <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Il </span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>bene comune, per me, è anche immateriale, come il racconto della storia del nostro territorio</strong><span style="font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
Una convinzione che si lega al significato stesso di Sentieri di pace: percorsi che richiamano non solo il rapporto con il paesaggio, ma anche una dimensione più ampia di pace interiore ed esteriore, intesa come valore da costruire nella relazione con gli altri e con i luoghi.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Dal Regolamento ai Patti di collaborazione: la sfida del comune di Mirano</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">L’amministrazione del comune di Mirano si impegna da anni per promuovere l’amministrazione condivisa dei beni comuni come strumento concreto di cura del territorio. Dal 2022 al 2024 ha lavorato alla costruzione del quadro di riferimento necessario per rendere operativi i Patti di collaborazione, aggiornando il <a href="https://www.labsus.org/cose-il-regolamento-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento dell&#8217;Amministrazione condivisa</a>, con il supporto di professionisti e attraverso un confronto con esperienze esterne, dall’amministrazione di Bologna, a cittadini attivi del comune di Padova, al coinvolgimento di Labsus. Un confronto avviato sia tra uffici comunali che con le associazioni, con il duplice fine di strutturare un servizio comunale di Cittadinanza Attiva, con il compito di seguire l’intero iter di stipula e realizzazione dei Patti, e di rafforzare la conoscenza dello strumento in avvio di Patti di collaborazione nelle associazioni.<br />
<span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span>Come Comune partiamo dalla consapevolezza di essere una città con una forte vocazione al volontariato e con tante persone pronte a mettersi in gioco a partire dalle proprie capacità<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, spiega Elena Spolaore. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>Raccontare che i </strong></span><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>P</strong></span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>atti di collaborazione si possono fare</strong></span><span style="font-style: normal !msorm;"> — dalla valorizzazione dei sentieri all’attività con le persone migranti, fino alla cura di un parco, <a href="https://lapiazzadelleidee.comune.mirano.ve.it/?page_id=2385#page-content" target="_blank" rel="noopener">come dimostrano i patti avviati a Mirano </a></span><span style="font-style: normal !msorm;">— </span><span style="font-style: normal !msorm;">significa anche mostrare a chi ci guarda che le cose si possono fare. Per questo il lavoro che abbiamo svolto in questi anni è stato anzitutto lavorare sul substrato<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
L’assessora rivolge anche un suggerimento, utile ad altri Comuni potenzialmente interessati ad avviare percorsi simili: <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span><strong>Il consiglio che mi capita di dare è di non concentrarsi subito solo sul regolamento, ma di capire prima se ci sono associazioni e persone che su questi </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">atti possono lavorare.</span></strong><span style="font-style: normal !msorm;"> Noi lo abbiamo sperimentato in prima persona: già con le convenzioni si può iniziare a costruire qualcosa, così che quando il regolamento viene approvato in consiglio comunale esiste già un percorso avviato e si possono individuare le associazioni pronte a proporre un Patto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Perché l’Amministrazione condivisa dei beni comuni funzioni davvero, non basta dotarsi di uno strumento: è necessario anche un lavoro interno agli uffici, perché i </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atti possano radicarsi davvero </span><span style="font-weight: normal !msorm;">nelle pratiche dell’ente e durare nel tempo</span></strong>: <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">A me interessa dare al Comune lo strumento, ma soprattutto lavorare sulla struttura degli uffici, perché quel </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto e lo strumento normativo siano riconosciuti davvero e, prima di tutto, sia riconosciuto <a href="https://www.labsus.org/2026/03/valore-pubblico-piao-la-prospettiva-collaborativa-centrata-sui-cittadini/" target="_blank" rel="noopener">il valore e l&#8217;apporto dei cittadini</a> </span><span style="font-style: normal !msorm;">e delle associazioni che si prendono cura del Bene comune. Se questo lavoro non viene attivato sin dall’inizio, il rischio è che, finito il mandato, finisca tutto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Far durare i Patti nel tempo</h4>
<p style="text-align: justify;">Tra le sfide che riguardano le associazioni coinvolte, emerge poi il <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>tema della continuità:</strong></span> creare le condizioni affinché i Patti di collaborazione possano durare nel tempo e continuare a coinvolgere persone attive. Ne è convinto <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Roberto Artuso</strong></span>, membro del gruppo informale Belvedere Lab e presidente di Punto d’Incontro Mirano. <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Sono stato assessore qui a Mirano per 10 anni e conosco i problemi che vanno a pesare sui gruppi di cittadini attivi. Fortunatamente a Mirano c’è stato un riconoscimento sostanziale dei Patti di collaborazione<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span>. </span><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;"><strong>Se prima il rapporto con le associazioni era più “standard”, con i </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">atti è diventato un percorso riconosciuto e seguito seriamente dall’</span>A<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">mministrazione</span></strong>. Guardando al futuro, aggiunge, <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">sarà importante lavorare sulla continuità, oltre che allargare le partecipazioni e coinvolgere sempre più i giovani<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.<br />
Un altro tema centrale, racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Carla Bolgan</strong></span>, presidente di Kardines — associazione di nordic walking — <span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span>è <span style="font-style: normal !msorm;">conciliare i tempi tecnici dell’</span>A<span style="font-style: normal !msorm;">mministrazione, che sono diversi da quelli delle organizzazioni, più rapide nel portare avanti le attività, e questo rende meno immediato l’accesso alle informazioni necessarie di cui abbiamo bisogno, con un rischio che i tempi di attuazione del progetto si prolunghino. In questo contesto, riconosciamo però la disponibilità dell’</span>A<span style="font-style: normal !msorm;">mministrazione di Mirano nel collaborare nel migliore dei modi per portare avanti il </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<div id="attachment_89097" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-89097" class="wp-image-89097 size-large" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1024x640.jpg" alt="" width="810" height="506" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1024x640.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-300x187.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-768x480.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1536x960.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-2048x1280.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-810x506.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-1140x712.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/04/Patto-Sentieri-di-Pace2-600x375.jpg 600w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p id="caption-attachment-89097" class="wp-caption-text">Vista dell&#8217;ex cava dismessa lungo l’anello verde a Mirano (Fonte: Stefano Marchiori, Cai Mirano)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Al passo coi tempi della natura</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span>Come FIAB Miranese e Riviera del Brenta</span> — spiega Raffaele Trinca — <span style="font-style: normal !msorm;">portiamo la nostra esperienza di cicloturismo e di scoperta del territorio, perché per noi la salvaguardia del territorio passa necessariamente dalla sua conoscenza<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>. Nella stessa direzione va anche la convinzione di Carla Bolgan, che nel medio-lungo periodo si augura che questo Patto possa avere un impatto positivo sulla comunità e sul territorio, portando sui sentieri sempre più persone. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Credo nell’importanza del camminare e mi auguro che, grazie al nostro </span>P<span style="font-style: normal !msorm;">atto, le persone potranno imparare a percorrere il territorio in tutte le stagioni, anche dopo la pioggia o nei periodi più freddi, in sintonia con i tempi della natura. È questo l’augurio con cui porto avanti il progetto insieme ai miei colleghi e colleghe<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Un sistema sovracomunale di sentieri</h4>
<p style="text-align: justify;">I Sentieri di pace nascono oggi entro un perimetro preciso: quello del territorio comunale. Ma lo sguardo di Comune e associazioni è già rivolto oltre, con l’idea di <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>fare di questo Patto di collaborazione un prototipo capace, in futuro, di estendersi agli altri </strong></span><strong>C<span style="font-weight: normal !msorm;">omuni</span></strong> del mandamento miranese e moltiplicare questo tipo di esperienza.<br />
<span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span>L’importante è che funzioni a Mirano, perché se funziona qui si può esportare anche in altri Comun</span>i<span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, racconta Stefano Marchiori. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">Siamo già in contatto con diverse associazioni dei cammini del Veneto e ci piacerebbe fare in modo che i nostri sentieri si interconnettano con altri percorsi. Inoltre, tra gli sviluppi futuri del progetto c’è anche la volontà di individuare, nel tempo, percorsi fruibili anche in bicicletta<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, aggiunge Elena Spolaore.<br />
Come già citato, la sfida più delicata riguarda soprattutto i tratti che insistono su proprietà private. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Se un’associazione mappa in autonomia un percorso e lo pubblica online, l’eventuale opposizione di un privato può infatti bloccare tutto. È qui che diventa decisivo il ruolo dell’</strong></span><strong>A<span style="font-weight: normal !msorm;">mministrazione pubblica</span></strong>: dare ufficialità al tracciato, costruire le condizioni per la sua divulgazione e rendere praticabile il progetto.<br />
In questa prospettiva si inserisce anche il <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>coinvolgimento delle associazioni di categoria del mondo agricolo</strong></span>. <span style="font-style: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">«</span></span></span><span style="font-style: normal !msorm;">L’obiettivo, nel tempo, è far dialogare la mappa dei sentieri con quella delle aziende agricole presenti sul territorio, così da integrare queste realtà nel progetto. Per questo abbiamo già avviato un dialogo con Cia, Coldiretti e Confagricoltura<span style="font-weight: normal !msorm; font-style: normal !msorm;">»</span></span>, spiega Elena Spolaore. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Un </strong></span><strong>P<span style="font-weight: normal !msorm;">atto che guarda oltre i confini comunali, per promuovere una forma di turismo enogastronomico legata al territorio, capace di generare valore anche in una logica di economia sostenibile.</span></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/04/sentieri-di-pace-itinerari-escursionistici-come-beni-comuni/">Sentieri di pace: itinerari escursionistici come beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un’edicola come bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/03/unedicola-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Falchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 19:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[edicola]]></category>
		<category><![CDATA[generatività]]></category>
		<category><![CDATA[hub sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[patto di sussidiarietà]]></category>
		<category><![CDATA[presidio civico]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel comune di Verona, dove da nove anni si sperimenta il Regolamento per l’attuazione della sussidiarietà orizzontale mediante interventi di cittadinanza attiva, un percorso collettivo che coinvolge cittadini e associazioni porta alla riapertura di un’edicola sociale – a quanto pare, “l’unica del Veneto e una delle poche in Italia” – che diventa così un bene comune. Situata in una piazza che è porta di accesso alla città e al tempo stesso ai suoi margini, tale edicola diviene, nel 2023, hub sperimentale grazie ad un Patto di sussidiarietà. Una sperimentazione positiva Sono molti gli elementi che rendono virtuoso il Patto, uno è senz’altro il processo. Un nucleo della rete di soggetti proponenti, dal 2016 al 2023, svolge un presidio del giardino dell’ex istituto statale d’arte Nani e della casa del custode ad esso annessa, a soli 300 metri dall’edicola, lungo Via Venti Settembre. Il presidio diventa progressivamente processo di sviluppo di comunità: a partire da un servizio di custodia, regolato da un rapporto di tipo convenzionale con l’Ente volto principalmente a contenere gli episodi di microcriminalità di cui era teatro il giardino da quando è stato reso spazio pubblico, questo diventa punto di riferimento e di incontro per cittadine e cittadini, generativo di idee e proposte. Dopo un periodo di attività l’associazione D-Hub, contraente della convenzione, ha l’intuizione di proporre al Comune la sperimentazione di un Patto si sussidiarietà con lo scopo di organizzare, tra l’altro, attività aggregative in autogestione fuori dall’orario minimo regolato dalla convenzione. Una soglia che si apre Il Patto viene stipulato nel 2019 e nel 2022 l’esperienza vive una trasformazione: gli spazi del giardino ex-Nani diventano oggetto di un cantiere di ristrutturazione del palazzo dove aveva sede l’istituto scolastico; si crea così la necessità di trovare nuovi punti di rifermento nel quartiere dove sperimentare le attività. Al contempo, l’edicola presente nella vicina P.zza XVI Ottobre viene ceduta gratuitamente al Comune, a seguito della definitiva cessazione dell’attività commerciale. Questa doppia circostanza si rivela una combinazione fortunata: l’energia dei pattisti si ricolloca e nel 2023, grazie ad un Patto di sussidiarietà, permette la riapertura dell’edicola. Il Patto coinvolge attori sociali attivi sul territorio, tra cui un gruppo informale, associazioni, un’impresa sociale e vede D-Hub soggetto capofila. Successivamente allo scadere della sua durata di due anni viene confermata la sua prosecuzione fino al 2028. Un presidio generativo Maria Antonietta Bergamasco (associazione D-Hub), Chiara Tonini (Residenti in via Venti Settembre Social Street) e Franca Lizzi (associazione Vive Versioni Progetto Riciak) ci raccontano, nella loro veste di proponenti, cos’è diventata l’ex edicola: un presidio civico, punto di riferimento e aggregazione, spazio generativo motore di trasformazione sociale in una piazza culturalmente viva quanto problematica. Sospesa tra centralità e margine per la sua collocazione a ridosso di una delle porte di accesso alla città e situata in una piazza interessata da fenomeni di spaccio, la sfida va oltre il tenere aperta una struttura. Le attività che animano l’edicola e la piazza sono numerose e spaziano dall&#8217;ascolto, all’orientamento ai servizi pubblici, al supporto alla digitalizzazione, all’informazione e sensibilizzazione sulla riduzione del rischio e del danno relativo all’uso di sostanze psicoattive; da azioni di animazione culturale in connessione con festival e rassegne di quartiere volte a valorizzare le esperienze del territorio (come ad esempio il Veronetta festival) ad iniziative di valorizzazione dell’artigianato e delle botteghe di prossimità (è il caso del Veronetta Market e del Mercato della terra); dal bookcrossing, alle attività di design thinking e co-progettazione per arredi fino ad iniziative di carattere ambientale (come la promozione della mobilità sostenibile e le passeggiate ecologiche in quartiere). Continuità e sostenibilità dell’esperienza Lisa Lanzoni, responsabile del Servizio Terzo settore e Patti di sussidiarietà del Comune e referente del Patto, evidenzia come la prosecuzione dell’esperienza sia stata naturale, alla luce del raggiungimento degli obiettivi prefissati e della generatività dimostrata. Una generatività tradottasi nell’ampliamento della rete di amministrazione condivisa, nella conseguente implementazione delle azioni e dei servizi proposti e nella capacità di mantenere vivo il coinvolgimento dei volontari, grazie alla possibilità di contribuire attraverso una formula di impegno flessibile e sartoriale. Attualmente, a dare slancio al Patto è stata la vincita del bando STeP, con il progetto Buone nuove – abitare un’edicola per abitare un quartiere, sostenuto da Fondazione Cariverona con un contributo di 116.000 euro. Il bando ha rappresentato un vero punto di svolta: ha consolidato le attività già previste dal Patto, ne ha introdotte di nuove e ha consentito un significativo ampliamento delle ore di apertura dell’edicola &#8211; più che raddoppiato – generando occasioni lavorative e rafforzando così il presidio civico della piazza. Processo, collocazione nel contesto urbano e dimensione dello spazio oggetto del Patto sono tre elementi che lo rendono virtuoso: l’edicola mantiene nel tempo il suo carattere di presidio civico, punto di incontro e confronto. Questi hanno permesso alle realtà firmatarie di aprirsi all’esterno, mettersi in ascolto e trasformare i bisogni intercettati in una leva strategica per le azioni future. In questi due anni di sviluppo del progetto sarà fondamentale capire quale modello costruire per il futuro, considerando che, successivamente alla conclusione del progetto, si potrebbe verificare una contrazione delle ore di presidio. In questo scenario, l’auspicio è che l’Amministrazione scelga di sostenere il processo con ulteriori strumenti dell’azione pubblica, sempre ispirati al paradigma collaborativo. Approfondimenti: Apprendere relazionandosi con gli strumenti dell&#8217;azione pubblica: il caso della rigenerazione (dal basso) del giardino di Palazzo Bocca Trezza a Verona</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/03/unedicola-come-bene-comune/">Un’edicola come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel <a href="https://archive.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=55920" target="_blank" rel="noopener">comune di Verona</a>, dove da nove anni si sperimenta il <em>Regolamento per l’attuazione della sussidiarietà orizzontale mediante interventi di cittadinanza attiva</em>, un percorso collettivo che coinvolge cittadini e associazioni porta alla riapertura di <a href="https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/verona/cronaca/24_gennaio_03/verona-l-edicola-delle-buone-notizie-era-stata-chiusa-e-ora-e-diventata-uno-spazio-sociale-bcb9d2b4-8821-44f8-9fdc-4cf31929exlk.shtml?refresh_ce" target="_blank" rel="noopener">un’edicola sociale – a quanto pare, “l’unica del Veneto e una delle poche in Italia” – che diventa così un bene comune.</a> Situata in una piazza che è porta di accesso alla città e al tempo stesso ai suoi margini, tale edicola diviene, nel 2023, hub sperimentale grazie ad un Patto di sussidiarietà.</p>
<h4><strong>Una sperimentazione positiva<br />
</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Sono molti gli elementi che rendono virtuoso il Patto, uno è senz’altro <strong>il processo</strong>. Un nucleo della rete di soggetti proponenti, dal 2016 al 2023, svolge un presidio del giardino dell’ex istituto statale d’arte Nani e della casa del custode ad esso annessa, a soli 300 metri dall’edicola, lungo Via Venti Settembre<strong>. Il presidio diventa progressivamente processo di sviluppo di comunità</strong>: a partire da un servizio di custodia, regolato da un rapporto di tipo convenzionale con l’Ente volto principalmente a contenere gli episodi di microcriminalità di cui era teatro il giardino da quando è stato reso spazio pubblico, questo diventa punto di riferimento e di incontro per cittadine e cittadini, generativo di idee e proposte.<br />
Dopo un periodo di attività l’<a href="https://www.dhubatelier.com/" target="_blank" rel="noopener">associazione D-Hub</a>, contraente della convenzione, ha <strong>l’intuizione di proporre al Comune la sperimentazione di un Patto si sussidiarietà</strong> con lo scopo di organizzare, tra l’altro, attività aggregative in autogestione fuori dall’orario minimo regolato dalla convenzione.</p>
<h4><strong>Una soglia che si apre</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il Patto viene stipulato nel 2019 e nel 2022 l’esperienza vive una trasformazione: gli spazi del giardino ex-Nani diventano oggetto di un cantiere di ristrutturazione del palazzo dove aveva sede l’istituto scolastico; si crea così la necessità di trovare nuovi punti di rifermento nel quartiere dove sperimentare le attività. Al contempo, l’edicola presente nella vicina P.zza XVI Ottobre viene ceduta gratuitamente al Comune, a seguito della definitiva cessazione dell’attività commerciale. Questa doppia circostanza si rivela una combinazione fortunata: <strong>l’energia dei pattisti si ricolloca </strong>e nel 2023, grazie ad un Patto di sussidiarietà, permette la riapertura dell’edicola.<br />
Il Patto coinvolge attori sociali attivi sul territorio, tra cui un gruppo informale, associazioni, un’impresa sociale e vede D-Hub soggetto capofila. Successivamente allo scadere della sua durata di due anni viene confermata la sua prosecuzione fino al 2028.</p>
<div id="attachment_88970" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88970" class="size-full wp-image-88970" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub.jpg" alt="Momento di confronto, Credit D-Hub" width="1200" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub.jpg 1200w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub-300x150.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub-1024x512.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub-768x384.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub-810x405.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub-1140x570.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-3-_-Credit-D-hub-600x300.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-88970" class="wp-caption-text">Momento di confronto, Credit D-Hub.</p></div>
<h4><strong>Un presidio generativo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Maria Antonietta Bergamasco</strong> (</span>associazione D-Hub), <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Chiara Tonini</strong></span> (Residenti in via Venti Settembre Social Street) e <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Franca Lizzi</strong></span> (associazione Vive Versioni Progetto Riciak) ci raccontano, nella loro veste di proponenti, <strong>cos’è diventata l’ex edicola: un presidio civico, punto di riferimento e aggregazione, spazio generativo motore di trasformazione sociale in una piazza culturalmente viva quanto problematica</strong>. Sospesa tra centralità e margine per la sua collocazione a ridosso di una delle porte di accesso alla città e situata in una piazza interessata da fenomeni di spaccio, la sfida va oltre il tenere aperta una struttura.<br />
Le attività che animano l’edicola e la piazza sono numerose e spaziano dall&#8217;<a href="https://www.veronasera.it/attualita/edicola-veronetta-punto-ascolto-3-giugno-2025.html" target="_blank" rel="noopener">ascolto</a>, all’orientamento ai servizi pubblici, al supporto alla digitalizzazione, all’informazione e sensibilizzazione sulla riduzione del rischio e del danno relativo all’uso di sostanze psicoattive; da azioni di animazione culturale in connessione con festival e rassegne di quartiere volte a valorizzare le esperienze del territorio (come ad esempio il <a href="https://www.heraldo.it/2025/10/09/veronetta-festival-due-giorni-di-incontri-e-musica-e-partecipazione/" target="_blank" rel="noopener">Veronetta festival</a>) ad iniziative di valorizzazione dell’artigianato e delle botteghe di prossimità (è il caso del Veronetta Market e del Mercato della terra); dal bookcrossing, alle attività di design thinking e co-progettazione per arredi fino ad iniziative di carattere ambientale (come la promozione della mobilità sostenibile e le passeggiate ecologiche in quartiere).</p>
<h4><strong>Continuità e sostenibilità dell’esperienza</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Lisa Lanzoni</strong></span>, responsabile del Servizio Terzo settore e Patti di sussidiarietà del Comune e referente del Patto, evidenzia come la prosecuzione dell’esperienza sia stata naturale, alla luce del raggiungimento degli obiettivi prefissati e della generatività dimostrata. <strong>Una generatività tradottasi nell’ampliamento della<em> rete di amministrazione condivisa</em></strong>, nella conseguente implementazione delle azioni e dei servizi proposti <strong>e nella capacità di mantenere vivo il coinvolgimento dei volontari, grazie alla possibilità di contribuire attraverso una <em>formula di impegno flessibile e sartoriale.<br />
</em></strong>Attualmente, a dare slancio al Patto è stata la vincita del <a href="https://www.fondazionecariverona.org/Iniziative/bando-step/" target="_blank" rel="noopener">bando STeP</a>, con il progetto <em>Buone nuove – abitare un’edicola per abitare un quartiere</em>, sostenuto da Fondazione Cariverona con un contributo di 116.000 euro. <i><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Il bando ha rappresentato un vero punto di svolta</strong></span></i><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>: </strong></span>ha consolidato le attività già previste dal Patto, ne ha introdotte di nuove e ha consentito un significativo ampliamento delle ore di apertura dell’edicola &#8211; più che raddoppiato – generando occasioni lavorative e rafforzando così il presidio civico della piazza.</p>
<div id="attachment_88971" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88971" class="wp-image-88971 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub.jpg" alt="Video-pillole di welfare, credit D-Hub" width="1200" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub.jpg 1200w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub-300x150.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub-1024x512.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub-768x384.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub-810x405.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub-1140x570.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/03/Edicola-2-_-Credit-D-hub-600x300.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-88971" class="wp-caption-text">Video-pillole di welfare, credit D-Hub</p></div>
<p style="text-align: justify;">Processo, collocazione nel contesto urbano e dimensione dello spazio oggetto del Patto sono tre elementi che lo rendono virtuoso: l’edicola mantiene nel tempo il suo carattere di presidio civico, punto di incontro e confronto. Questi hanno permesso alle realtà firmatarie di <strong>aprirsi all’esterno, mettersi in ascolto e trasformare i bisogni intercettati in una leva strategica per le azioni future</strong>.<br />
In questi due anni di sviluppo del progetto sarà fondamentale capire quale modello costruire per il futuro, considerando che, successivamente alla conclusione del progetto, si potrebbe verificare una contrazione delle ore di presidio. In questo scenario, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>l’auspicio è che l’Amministrazione scelga di sostenere il processo con ulteriori strumenti dell’azione pubblica, sempre ispirati al paradigma collaborativo.</strong></span></p>
<p><strong><em>Approfondimenti:</em></strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.researchgate.net/publication/389848744_Apprendere_relazionandosi_con_gli_strumenti_dell'azione_pubblica_il_caso_della_rigenerazione_dal_basso_del_giardino_di_Palazzo_Bocca_Trezza_a_Verona" target="_blank" rel="noopener">Apprendere relazionandosi con gli strumenti dell&#8217;azione pubblica: il caso della rigenerazione (dal basso) del giardino di Palazzo Bocca Trezza a Verona</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/03/unedicola-come-bene-comune/">Un’edicola come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Una biblioteca come bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2026/02/una-biblioteca-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Paladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 22:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca]]></category>
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		<category><![CDATA[coesione]]></category>
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		<category><![CDATA[patto di colaborazione]]></category>
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		<category><![CDATA[regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[rete territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[servizi]]></category>
		<category><![CDATA[spazi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’esperienza di Rignano Flaminio (RM) tra partecipazione, cultura e comunità Nel novembre del 2023 il Comune di Rignano Flaminio (Roma) ha firmato il patto di collaborazione  per la biblioteca comunale con il Comitato Libri Aperti, dopo che l&#8217;Amministrazione stessa si era dotata del più ampio regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa nel giugno 2022. L&#8217;obiettivo del Patto è garantire l&#8217;apertura e la gestione continuativa della Biblioteca comunale. Tra le diverse funzioni previste rientrano concretamente la gestione del prestito dei libri e la valorizzazione della biblioteca come presidio culturale e luogo di aggregazione sociale per la comunità cittadina. Per queste ragioni il Patto prevede anche il coinvolgimento delle scuole e degli insegnanti, affinché i giovani studenti possano utilizzare la biblioteca come luogo per lo studio e come perno su cui fare rete, coinvolgendo tutte le realtà cittadine impegnate a promuovere la coesione della comunità  e a mantenerla attiva. Un Patto necessario per i piccoli comuni Rignano Flaminio è un piccolo comune di circa 10.000 abitanti nella provincia di Roma, a nord-est della Capitale. Accade spesso che negli enti locali di dimensioni ridotte manchino le risorse per assicurare l&#8217;apertura e il servizio di luoghi fondamentali come la biblioteca comunale: c’è una costante scarsità di risorse. È proprio per questo che il Patto di collaborazione si configura come una risorsa preziosa, permettendo all&#8217;autonoma iniziativa dei cittadini di favorire l&#8217;esercizio di attività di interesse generale. Per approfondire meglio questo aspetto abbiamo intervistato Raffaella Rojatti, Consigliera comunale con delega alla Cultura, Transizione digitale e Innovazione tecnologica del Comune di Rignano Flaminio, che ci spiega: l&#8216;Amministrazione di cui faccio parte ha adottato il regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni a inizio mandato. C&#8217;è quindi un forte interesse per questo tipo di strategia. Personalmente, la considero necessaria in quanto consente di dare una risposta tanto alla mancanza di risorse che affligge le piccole comunità come la nostra, quanto alla domanda di protagonismo dei cittadini. Gli effetti positivi dell&#8217;amministrazione condivisa sono tali che, come afferma la Consigliera, si stanno sviluppando altri patti sempre nell&#8217;ambito della gestione degli spazi comuni, in particolare per l&#8217;apertura e la vigilanza dei bagni pubblici. Nel merito specifico del Patto per la Biblioteca comunale, abbiamo chiesto alla Consigliera Rojatti perché il Comune abbia deciso di ricorrere proprio a questo strumento per la gestione della struttura: Il Patto di collaborazione nasce dall&#8217;esigenza di assicurare un&#8217;apertura continuativa e una gestione regolare nel tempo della biblioteca comunale. La Biblioteca di Rignano Flaminio esiste dagli anni &#8217;90, ma il Comune non ha mai avuto un bibliotecario in pianta organica e il funzionamento di questa importante infrastruttura culturale è sempre dipeso dal volontariato e, più di recente, dall&#8217;impiego di beneficiari di sussidi sociali nel quadro dei progetti di utilità collettiva (PUC). I PUC, infatti, hanno una durata contenuta – non inferiore a 8 ore settimanali, aumentabili fino a un massimo di 16 ore complessive settimanali – e sono impiegabili in ambiti come la tutela dei beni comuni, culturale, ambientale e sociale. Tuttavia, come sottolinea la stessa Consigliera, possono non essere lo strumento più adeguato per garantire continuità al servizio: I beneficiari di sussidi sociali lavorano in modo isolato e a turni, e la presenza del Comitato ha assicurato una cornice di continuità e coordinamento senza la quale una gestione coerente dei prestiti e del patrimonio librario non sarebbe stata possibile. &#160; Un bilancio positivo dopo due anni Il Patto è in essere da due anni compiuti e, come previsto dai termini stabiliti, è stato prolungato per un ulteriore anno non essendosi verificate disdette. Un lasso di tempo utile per fare un bilancio delle attività e dell&#8217;utilizzo dello spazio comune, con i benefici che ciò ha potuto produrre per il territorio. A riguardo, la Consigliera risponde che: Il bilancio è estremamente positivo. Grazie al Patto, il Comitato ha assicurato una gestione attiva dei luoghi e degli spazi, avviando collaborazioni con la scuola primaria e secondaria inferiore. Infatti, dall&#8217;avvio del Comitato a oggi il numero di utenti registrati è passato da 100 a circa 600, tra cui si contano moltissimi studenti. Questi risultati positivi sono frutto delle attività portate avanti dal Comitato Libri Aperti nella Biblioteca, che emergono dalle stesse parole della Consigliera Rojatti. Tra queste spicca l&#8217;importante coinvolgimento dell&#8217;IIC Olga Rovere nel quadro del progetto BibliotecaAvventura , per favorire il contatto dei giovani studenti della scuola media con i libri. Attraverso il progetto, infatti, il Comitato ha favorito i prestiti portando i libri direttamente a scuola e accogliendo gli alunni all&#8217;interno della struttura, garantendo così il coinvolgimento e lo scambio tra presidi culturali del territorio. La gestione della biblioteca da parte del Comitato l&#8217;ha resa un punto di riferimento fondamentale per la costruzione di una rete territoriale: lo spazio comunale è stato aperto alle attività di altre associazioni civiche, come quella degli scacchi, il circolo dei lettori e a chi promuove attività come meditazione e uncinetto. Il Patto è stato anche fondamentale per la riqualificazione di alcuni spazi all&#8217;interno della Biblioteca, come nel caso di una sala studio che è stata ridipinta e arredata per renderla più funzionale. Tra le iniziative curate dal Comitato rientra inoltre il foglio informativo &#8220;Rignano Legge&#8221;, diffuso nei locali del territorio comunale per condividere con la cittadinanza le attività svolte nella Biblioteca e le recensioni dei libri presenti, e l&#8217;iniziativa della rubrica &#8220;Il libro che mi ha cambiato la vita&#8221;, dove confluiscono i contributi di cittadini lettori e di persone che svolgono ruoli centrali nella comunità territoriale come il parroco, il sindaco o gli insegnanti. Tutto ciò all&#8217;insegna di un&#8217;apertura e scambio continuo che permette una restituzione alla collettività dell&#8217;operato svolto dal Comitato nella struttura comunale. Dal regolamento &#8220;Cittadini per la Biblioteca&#8221; al coinvolgimento del Comitato &#8220;Libri Aperti&#8221; Un elemento rilevante di questa esperienza è che, sulla medesima struttura della Biblioteca, era stato precedentemente adottato un regolamento comunale organizzativo interno, denominato “Cittadini per la Biblioteca”, che non configurava un Patto di collaborazione, ma piuttosto uno strumento volto a disciplinare forme di volontariato civico individuale a supporto di un servizio comunale già esistente. Tale assetto era caratterizzato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/02/una-biblioteca-come-bene-comune/">Una biblioteca come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>L’esperienza di Rignano Flaminio (RM) tra partecipazione, cultura e comunità</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nel novembre del 2023 il Comune di Rignano Flaminio (Roma) ha firmato il patto di collaborazione  per la biblioteca comunale con il Comitato Libri Aperti, dopo che l&#8217;Amministrazione stessa si era dotata del più ampio <a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/07/Regolamento-Rignano-Flaminio_Roma.pdf" target="_blank" rel="noopener">regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa </a>nel giugno 2022. L&#8217;obiettivo del Patto è garantire l&#8217;apertura e la gestione continuativa della Biblioteca comunale. Tra le diverse funzioni previste rientrano concretamente la <strong>gestione del prestito dei libri e la valorizzazione della biblioteca come presidio culturale e luogo di aggregazione sociale per la comunità cittadina</strong>. Per queste ragioni il Patto prevede anche il coinvolgimento delle scuole e degli insegnanti, affinché i giovani studenti possano utilizzare la biblioteca come luogo per lo studio e come perno su cui fare rete, coinvolgendo tutte le realtà cittadine impegnate a promuovere la <a href="https://www.labsus.org/2024/02/negli-spazi-di-comunita-si-fa-esperienza-di-futuro/" target="_blank" rel="noopener">coesione della comunità</a>  e a mantenerla attiva.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Un Patto necessario per i piccoli comuni</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Rignano Flaminio è un piccolo comune di circa 10.000 abitanti nella provincia di Roma, a nord-est della Capitale. Accade spesso che negli enti locali di dimensioni ridotte manchino le risorse per assicurare l&#8217;apertura e il servizio di luoghi fondamentali come la biblioteca comunale: c’è una <strong>costante scarsità di risorse</strong>. È proprio per questo che il Patto di collaborazione si configura come una risorsa preziosa, permettendo all&#8217;autonoma iniziativa dei cittadini di favorire l&#8217;esercizio di attività di interesse generale. Per approfondire meglio questo aspetto abbiamo intervistato <strong>Raffaella Rojatti, </strong>Consigliera comunale con delega alla Cultura, Transizione digitale e Innovazione tecnologica del Comune di Rignano Flaminio, che ci spiega: l<em>&#8216;Amministrazione di cui faccio parte ha adottato il regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni a inizio mandato. C&#8217;è quindi un forte interesse per questo tipo di strategia. Personalmente, la considero necessaria in quanto consente di <strong>dare una risposta tanto alla mancanza di risorse che affligge le piccole comunità come la nostra, quanto alla domanda di protagonismo dei cittadini</strong></em>. Gli effetti positivi dell&#8217;amministrazione condivisa sono tali che, come afferma la Consigliera, si stanno sviluppando <strong>altri patti </strong>sempre nell&#8217;ambito della gestione degli spazi comuni, in particolare per l&#8217;apertura e la vigilanza dei bagni pubblici.<br />
Nel merito specifico del Patto per la Biblioteca comunale, abbiamo chiesto alla Consigliera Rojatti perché il Comune abbia deciso di ricorrere proprio a questo strumento per la gestione della struttura: <em>Il Patto di collaborazione nasce dall&#8217;esigenza di assicurare un&#8217;apertura continuativa e una gestione regolare nel tempo della biblioteca comunale. La Biblioteca di Rignano Flaminio esiste dagli anni &#8217;90, ma il Comune non ha mai avuto un bibliotecario in pianta organica e il funzionamento di questa importante infrastruttura culturale è sempre dipeso dal volontariato e, più di recente, dall&#8217;impiego di beneficiari di sussidi sociali nel quadro dei progetti di utilità collettiva (PUC)</em>. I PUC, infatti, hanno una durata contenuta – non inferiore a 8 ore settimanali, aumentabili fino a un massimo di 16 ore complessive settimanali – e sono impiegabili in ambiti come la tutela dei beni comuni, culturale, ambientale e sociale. Tuttavia, come sottolinea la stessa Consigliera, possono non essere lo strumento più adeguato per garantire continuità al servizio: <em>I beneficiari di sussidi sociali lavorano in modo isolato e a turni, e la presenza del Comitato ha assicurato una cornice di continuità e coordinamento senza la quale una gestione coerente dei prestiti e del patrimonio librario non sarebbe stata possibile</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_88666" style="width: 362px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88666" class=" wp-image-88666" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-300x225.jpg" alt="" width="352" height="264" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE-600x450.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/SALA-CENTRALE.jpg 1600w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /><p id="caption-attachment-88666" class="wp-caption-text">Sala centrale della biblioteca comunale di Rignano Flaminio (fonte: Cons. Raffaella Rojatti)</p></div>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Un bilancio positivo dopo due anni</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il Patto è in essere da due anni compiuti e, come previsto dai termini stabiliti, è stato prolungato per un ulteriore anno non essendosi verificate disdette. Un lasso di tempo utile per fare un bilancio delle attività e dell&#8217;utilizzo dello spazio comune, con i benefici che ciò ha potuto produrre per il territorio. A riguardo, la Consigliera risponde che: <em>Il bilancio è estremamente positivo. Grazie al Patto, il Comitato ha assicurato una gestione attiva dei luoghi e degli spazi, avviando collaborazioni con la scuola primaria e secondaria inferiore. Infatti, dall&#8217;avvio del Comitato a oggi il numero di utenti registrati è passato da 100 a circa 600, tra cui si contano moltissimi student</em>i. Questi risultati positivi sono frutto delle attività portate avanti dal Comitato Libri Aperti nella Biblioteca, che emergono dalle stesse parole della Consigliera Rojatti. Tra queste spicca l&#8217;importante coinvolgimento dell&#8217;IIC Olga Rovere nel quadro del progetto <em>BibliotecaAvventura</em> <em>,</em> per favorire il contatto dei giovani studenti della scuola media con i libri. Attraverso il progetto, infatti, il Comitato ha favorito i prestiti portando i libri direttamente a scuola e accogliendo gli alunni all&#8217;interno della struttura, garantendo così il coinvolgimento e lo scambio tra presidi culturali del territorio. <strong>La gestione della biblioteca da parte del Comitato l&#8217;ha resa un punto di riferimento fondamentale per la costruzione di una rete territoriale:</strong> lo spazio comunale è stato aperto alle attività di altre associazioni civiche, come quella degli scacchi, il circolo dei lettori e a chi promuove attività come meditazione e uncinetto.<br />
<strong>Il Patto è stato anche fondamentale per la riqualificazione di alcuni spazi all&#8217;interno della Biblioteca,</strong> come nel caso di una sala studio che è stata ridipinta e arredata per renderla più funzionale. Tra le iniziative curate dal Comitato rientra inoltre il foglio informativo &#8220;Rignano Legge&#8221;, diffuso nei locali del territorio comunale per condividere con la cittadinanza le attività svolte nella Biblioteca e le recensioni dei libri presenti, e l&#8217;iniziativa della rubrica &#8220;Il libro che mi ha cambiato la vita&#8221;, dove confluiscono i contributi di cittadini lettori e di persone che svolgono ruoli centrali nella comunità territoriale come il parroco, il sindaco o gli insegnanti. Tutto ciò all&#8217;insegna di un&#8217;apertura e scambio continuo che permette una restituzione alla collettività dell&#8217;operato svolto dal Comitato nella struttura comunale.</p>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Dal regolamento &#8220;Cittadini per la Biblioteca&#8221; al coinvolgimento del Comitato &#8220;Libri Aperti&#8221;</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Un elemento rilevante di questa esperienza è che, sulla medesima struttura della Biblioteca, era stato precedentemente adottato un regolamento comunale organizzativo interno, denominato <strong>“Cittadini per la Biblioteca”</strong>, che non configurava un Patto di collaborazione, ma piuttosto uno strumento volto a disciplinare forme di volontariato civico individuale a supporto di un servizio comunale già esistente. Tale assetto era caratterizzato da un’impostazione prevalentemente verticale, nella quale i cittadini operavano sotto il coordinamento del Responsabile di Settore, senza essere coinvolti nei processi di co-progettazione del servizio – aspetti che invece sono centrali nel Patto di collaborazione. Come ci spiega la stessa Consigliera Rojatti: <em>Si trattava di un regolamento </em> <em>organizzativo volto a disciplinare l&#8217;azione di eventuali volontari che volessero collaborare nella gestione del servizio della biblioteca</em><em>. </em><em>L’ho considerato un’esperienza da cui partire per giungere successivamente a una forma di collaborazione più matura e strutturata, rappresentata appunto dal successivo Patto di collaborazione</em>. Questa forma iniziale di coinvolgimento, pur collocandosi entro un paradigma amministrativo tradizionale, ha tuttavia rappresentato un terreno fertile per l’evoluzione verso una collaborazione più strutturata. In particolare, ha consentito all’amministrazione di intercettare, aggregare e valorizzare un nucleo di cittadini già attivi come volontari, che confluiranno nel Comitato “Libri Aperti”, soggetto firmatario del Patto del 2023. Infatti, la Consigliera sottolinea come la volontà dell’amministrazione di rendere la collaborazione più solida e strutturata si sia tradotta nella scelta di sviluppare l’esperienza iniziale del regolamento organizzativo &#8211; attraverso cui erano stati coinvolti singoli volontari &#8211; in un vero e proprio Patto di collaborazione, che costituisce invece l’oggetto dell’esperienza qui raccontata.<br />
Per raccontare meglio questa esperienza, abbiamo rivolto alcune domande anche a <strong>Monica Marchetti</strong>, componente del Comitato al momento della firma del Patto, che ci racconta: <em>Il Comitato &#8220;Libri aperti&#8221; si è formato con l&#8217;obiettivo di voler gestire il nostro patrimonio bibliotecario e ha deciso di impegnarsi con il Comune per rendere la nostra collaborazione ufficiale. Questo riconoscimento ha avuto per noi un grande significato in quanto siamo diventati un&#8217;effettiva realtà del nostro Comune</em>. Quando una realtà come il Comitato firma un Patto per la gestione di uno spazio pubblico, le persone e i cittadini che la tengono viva toccano con mano quotidianamente cosa voglia dire svolgere un servizio nell&#8217;interesse generale. Abbiamo quindi chiesto alla signora Marchetti come il Patto abbia cambiato la vita della biblioteca: <strong>Nella pratica quotidiana è cambiato che il Comitato &#8220;Libri Aperti&#8221; dispone di una maggiore libertà di movimento; il Comune ci sostiene quando dobbiamo prendere decisioni e ciò contribuisce a migliorare la Biblioteca. L&#8217;affluenza è cresciuta grazie anche alla collaborazione con le scuole: infatti molti studenti vengono da noi per studiare in gruppo. Inoltre, il rapporto con il Comune durante l&#8217;attuazione del Patto è stato semplice e lineare. Lavorare insieme come cittadini e istituzione è stato molto produttivo e fonte di esperienza importante</strong>.<br />
Per un bilancio generale dell&#8217;esperienza e sulle prospettive future nell&#8217;uso dello strumento del Patto di collaborazione si registra un giudizio positivo e fiducia nello strumento, sia da parte dell&#8217;amministrazione – come sottolinea la Consigliera Rojatti, secondo cui <em>il Patto dovrebbe essere rinnovato e potrebbe rappresentare un esempio e uno stimolo per altre esperienze simili</em> – sia da parte dei cittadini. La Consigliera ricorda inoltre che alla base dell&#8217;adozione e del funzionamento dei Patti sta la volontà politica da parte di chi amministra di servirsene e svolgere la propria parte per garantirne l&#8217;efficacia. Anche per Monica Marchetti l&#8217;esperienza è positiva, come rimarca nelle sue parole: <em>Il consiglio che posso dare è quello di attivare sicuramente un Patto simile. <strong>È importante che ci siano persone che fanno gruppo, lavorando insieme per il bene comune, affinché la nostra comunità possa migliorare e crescere</strong></em>.</p>
<div id="attachment_88667" style="width: 424px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88667" class=" wp-image-88667" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-300x225.jpg" alt="" width="414" height="310" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI-600x450.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2026/02/VOLONTARI.jpg 2016w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /><p id="caption-attachment-88667" class="wp-caption-text">I volontari della biblioteca (fonte: Cons. Raffaella Rojatti)</p></div>
<h4 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Comunità che curano: quando i cittadini rigenerano i servizi pubblici</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">In conclusione, l&#8217;esperienza del Patto di collaborazione che ha preso vita nel Comune di Rignano Flaminio ci racconta di come, <strong>negli enti locali di piccole dimensioni e spesso con poche risorse, l&#8217;Amministrazione condivisa con i suoi strumenti possa presentare una valida alternativa nelle modalità di gestione del territorio</strong>. Un&#8217;alternativa che non sacrifica i servizi né chiude i luoghi pubblici e di interesse collettivo, ma che anzi li promuove e li migliora. Grazie all&#8217;attività del Comitato Libri Aperti e alla solida collaborazione con l&#8217;Amministrazione comunale, <strong>la biblioteca è diventata un vero e proprio luogo culturale di trasformazione sociale, un vero bene comune: uno spazio di formazione permanente, polo civico di incontro aperto alla comunità, parte integrante e in sinergia con il territorio, che ne favorisce pertanto lo sviluppo. </strong>Ciò che la Biblioteca rappresenta oggi per Rignano Flaminio incarna, quindi, proprio quel concetto di biblioteca olivettiana, ossia un presidio culturale che trasforma e arricchisce la comunità. In tutto ciò risiede il grande valore aggiunto dei Patti di collaborazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2026/02/una-biblioteca-come-bene-comune/">Una biblioteca come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Prendersi cura insieme: un servizio per anziani come bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/12/prendersi-cura-insieme-un-servizio-per-anziani-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 14:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[aggregazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[benessere di comunità]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[servizi di welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo: un dato che porta con sé una sfida sempre più urgente. Con l’avanzare dell’età, accanto ai bisogni legati alla salute, emerge un’esigenza forse meno visibile, ma altrettanto cruciale: continuare a coltivare relazioni umane, avere spazi di socialità e sentirsi parte di una comunità. Pur disponendo di diversi strumenti di sostegno, il sistema di welfare nazionale fatica ancora a rispondere in modo adeguato alla complessità e alla crescita dei bisogni delle persone anziane e delle loro famiglie. È in questo scenario che nascono iniziative virtuose, capaci di attivare le risorse del territorio e di costruire risposte più vicine alla vita reale delle persone. Tra queste si inserisce l’esperienza avviata a Rosignano Marittimo: proprio qui è nato “AttivaMente Insieme”, un patto di collaborazione per sperimentare un servizio di aggregazione e socializzazione dedicato agli anziani autosufficienti presso il Centro delle Pescine. Un progetto, ma soprattutto una scommessa: dimostrare che, laddove esiste un supporto reale alle persone anziane capace di valorizzare l’incontro e il senso di appartenenza a una comunità, è possibile andare oltre una visione puramente assistenziale. Il percorso di co-programmazione “Tutto è nato durante il periodo del Covid, quando, come amministrazione comunale, ci siamo resi conto che le esigenze e i bisogni della comunità erano profondamente cambiati”, racconta Simona Repole, Dirigente del settore Servizi alla persona e all&#8217;impresa del comune di Rosignano Marittimo. Così, nel 2022, di fronte a una crescente domanda di aiuto espressa dal territorio &#8211; e grazie anche al sostegno dei fondi straordinari messi a disposizione in quegli anni -, il Comune ha avviato un percorso per dare una risposta concreta alla comunità: partire da una rilettura attenta dei bisogni per avviare una riprogrammazione dei servizi e delle attività rivolte alla cittadinanza. Da qui è nato un percorso di co-programmazione attento fin da subito a due ambiti di intervento, ovvero disabilità e anziani, nonché due categorie fortemente penalizzate, anche nella salute mentale, dalla pandemia. L’intero percorso è illustrato in questo articolo, che racconta come, dal confronto costante tra l’amministrazione comunale e le associazioni locali – realtà che ogni giorno intercettano i bisogni reali degli anziani –, sia emersa con forza la necessità di dotare Rosignano di uno spazio dedicato, capace di contrastare solitudine e isolamento. Un progetto che ha preso forma anche a partire da una seconda criticità, trasformata in opportunità: il centro anziani allora attivo, gestito secondo il modello tradizionale dell’appalto, era destinato a chiudere perché non più erogabile dalla Società della Salute. Così, di fronte a queste due istanze &#8211; da un lato una domanda crescente di luoghi di socialità, dall’altro il rischio concreto di perdere un servizio fondamentale &#8211; si è creata la condizione ideale per immaginare una risposta nuova. Un futuro, in cui gli anziani tornano davvero al centro della comunità. Conclusa la fase di co-programmazione, ha preso presto forma l’idea di un centro per anziani gestito in maniera condivisa insieme alle realtà associative già impegnate sul territorio. Un progetto nato dalla ricomposizione delle risorse locali, non solo economiche, ma anche relazionali, che è confluito nel patto di collaborazione con un obiettivo chiaro: dare continuità e stabilità a un modello di gestione collaborativa dedicato agli anziani autosufficienti. Il riferimento fisico e simbolico di questo percorso è il Centro sociale e ricreativo delle Pescine, di proprietà del Comune di Rosignano, gestito da oltre vent’anni dal Circolo Arci, oggi cuore pulsante di una nuova visione di welfare di comunità. Il Centro delle Pescine: cuore della comunità e luogo di welfare generativo Oggi il Centro è un luogo in cui le quotidianità delle persone si incontrano e si intrecciano. La giornata inizia al mattino, quando gli anziani &#8211; al principio individuati dalla Società della Salute a seguito di valutazione da parte dei servizi socioassistenziali &#8211; vengono accompagnati grazie al servizio dell’Auser e della Società di Mutuo Soccorso Rosignanese, per prendere parte alle attività. Qui, ogni giorno, le organizzazioni coinvolte nel patto propongono iniziative diverse: si passa dal ballo di gruppo al caffè Alzheimer, dalla lettura condivisa dei giornali ai giochi di carte, scacchi e dama, fino ad attività culturali, artistiche e sessioni di ginnastica dolce. A raccontare la vitalità del luogo è Alessandro Masoni, presidente di Arci Le Pescine: “Il martedì mattina arriviamo ad avere anche 70 persone che ballano nel salone, è davvero emozionante. Poi, all’ora di pranzo, prima di riprendere le attività del pomeriggio, nel bar si vedono gli anziani socializzare con gli operai che qui sono di passaggio. Nasce una familiarità che prima mancava, nuove relazioni che migliorano la qualità della loro vita quotidiana. Quella che si vive al Centro delle Pescine è una delle esperienze più belle che, dal punto di vista sociale e umano, si possano realizzare.” Dagli anziani alla disabilità: attivamente insieme per sperimentare nuovi percorsi di partecipazione Dallo stesso avviso per la co-progettazione del Centro anziani hanno preso forma altre due importanti esperienze. Nel 2025 è stato infatti firmato un secondo patto dedicato al tema della disabilità e della salute mentale, a cui si è affiancato un terzo strumento rivolto direttamente alla gestione condivisa del Centro di aggregazione, con l’obiettivo di trasformarlo sempre più in un bene comune e in uno spazio di sperimentazione per nuovi percorsi di welfare e partecipazione. “Il Centro sorge su un immobile comunale dato in concessione al Circolo Arci. Questo percorso ha coinciso con la scadenza della concessione e con la necessità di ridefinire il rapporto tra amministrazione e gestore”, spiega Simona Repole. In questo contesto è stata attivata una co-progettazione ai sensi dell’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, da cui è nata una convenzione quadro che oggi prevede la gestione condivisa del Centro da parte del Circolo Arci e di alcune associazioni. In particolare, il patto vede tra i firmatari due enti pubblici quali il Comune di Rosignano Marittimo e la Società della Salute Valli Etrusche, oltre che realtà territoriali quali Aima Costa Etrusca ODV, Circolo Arci Le Pescine, Fondazione Armunia Castello Pasquini, Auser Rosignano Marittimo ODV, A.S.D. Centro UISP Rosignano A.P.S., Associazione Artistico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/12/prendersi-cura-insieme-un-servizio-per-anziani-come-bene-comune/">Prendersi cura insieme: un servizio per anziani come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo: un dato che porta con sé una sfida sempre più urgente. Con l’avanzare dell’età, accanto ai bisogni legati alla salute, emerge un’esigenza forse meno visibile, ma altrettanto cruciale: continuare a coltivare relazioni umane, avere spazi di socialità e sentirsi parte di una comunità.<br />
Pur disponendo di diversi strumenti di sostegno, il sistema di welfare nazionale fatica ancora a rispondere in modo adeguato alla complessità e alla crescita dei bisogni delle persone anziane e delle loro famiglie. È in questo scenario che nascono iniziative virtuose, capaci di<strong> attivare le risorse del territorio e di costruire risposte più vicine alla vita reale delle persone</strong>.<br />
Tra queste si inserisce l’esperienza avviata a Rosignano Marittimo: proprio qui è nato “AttivaMente Insieme”, un patto di collaborazione per sperimentare un servizio di aggregazione e socializzazione dedicato agli anziani autosufficienti presso il Centro delle Pescine. Un progetto, ma soprattutto una scommessa: dimostrare che, laddove esiste un supporto reale alle persone anziane capace di valorizzare l’incontro e il senso di appartenenza a una comunità, <strong>è possibile andare oltre una visione puramente assistenziale.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il percorso di co-programmazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">“Tutto è nato durante il periodo del Covid, quando, come amministrazione comunale, ci siamo resi conto che le esigenze e i bisogni della comunità erano profondamente cambiati”, racconta <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Simona Repole</strong></span>, Dirigente del settore Servizi alla persona e all&#8217;impresa del comune di Rosignano Marittimo. Così, nel 2022, di fronte a una crescente domanda di aiuto espressa dal territorio &#8211; e grazie anche al sostegno dei fondi straordinari messi a disposizione in quegli anni -, il Comune ha avviato un percorso per dare una risposta concreta alla comunità: partire da una rilettura attenta dei bisogni per <strong>avviare una riprogrammazione dei servizi e delle attività rivolte alla cittadinanza.<br />
</strong>Da qui è nato un <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>percorso di co-programmazione attento fin da subito a due ambiti di intervento, ovvero disabilità e anziani</strong></span>, nonché due categorie fortemente penalizzate, anche nella salute mentale, dalla pandemia.<br />
L’intero percorso è illustrato in questo <a href="https://www.labsus.org/2025/01/co-programmazione-e-co-progettazione-strumenti-che-aprono-nuove-sfide/" target="_blank" rel="noopener">articolo</a>, che racconta come, dal confronto costante tra l’amministrazione comunale e le associazioni locali – realtà che ogni giorno intercettano i bisogni reali degli anziani –, sia emersa con forza la necessità di <strong>dotare Rosignano di uno spazio dedicato, capace di contrastare solitudine e isolamento</strong>.<br />
Un progetto che ha preso forma anche a partire da una seconda criticità, trasformata in opportunità: <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>il centro anziani allora attivo, gestito secondo il modello tradizionale dell’appalto, era destinato a chiudere </strong></span>perché non più erogabile dalla Società della Salute. Così, di fronte a queste due istanze &#8211; da un lato una domanda crescente di luoghi di socialità, dall’altro il <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>rischio concreto di perdere un servizio fondamentale</strong></span> &#8211; si è creata la condizione ideale per immaginare una risposta nuova. <strong>U</strong><b>n futuro, in cui gli anziani tornano davvero al centro della comunità.<br />
</b>Conclusa la fase di co-programmazione, ha preso presto forma l’idea di un centro per anziani gestito in maniera condivisa insieme alle realtà associative già impegnate sul territorio. Un progetto nato dalla ricomposizione delle risorse locali, non solo economiche, ma anche relazionali, che è confluito nel patto di collaborazione con un obiettivo chiaro: dare continuità e stabilità a un modello di gestione collaborativa dedicato agli anziani autosufficienti.<br />
Il riferimento fisico e simbolico di questo percorso è il Centro sociale e ricreativo delle Pescine, di proprietà del Comune di Rosignano, gestito da oltre vent’anni dal Circolo Arci, oggi cuore pulsante di una nuova visione di welfare di comunità.</p>
<div id="attachment_88254" style="width: 1030px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88254" class="wp-image-88254 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2.jpg" alt="" width="1020" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2.jpg 1020w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-300x176.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-768x452.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-810x476.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_2-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-88254" class="wp-caption-text">Laboratorio di lettura dei giornali: informarsi insieme per promuovere il dialogo (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)</p></div>
<h4><strong>Il Centro delle Pescine: cuore della comunità e luogo di welfare generativo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Oggi il Centro è un luogo in cui le quotidianità delle persone si incontrano e si intrecciano. La giornata inizia al mattino, quando gli anziani &#8211; al principio individuati dalla Società della Salute a seguito di valutazione da parte dei servizi socioassistenziali &#8211; vengono accompagnati grazie al servizio dell’Auser e della Società di Mutuo Soccorso Rosignanese, per prendere parte alle attività.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Qui, ogni giorno, le organizzazioni coinvolte nel patto propongono iniziative diverse:</strong></span> si passa dal ballo di gruppo al caffè Alzheimer, dalla lettura condivisa dei giornali ai giochi di carte, scacchi e dama, fino ad attività culturali, artistiche e sessioni di ginnastica dolce.<br />
A raccontare la vitalità del luogo è <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Alessandro Masoni</strong></span>, presidente di Arci Le Pescine: “Il martedì mattina arriviamo ad avere anche 70 persone che ballano nel salone, è davvero emozionante. Poi, all’ora di pranzo, prima di riprendere le attività del pomeriggio, nel bar si vedono gli anziani socializzare con gli operai che qui sono di passaggio. Nasce una familiarità che prima mancava, nuove relazioni che migliorano la qualità della loro vita quotidiana. Quella che si vive al Centro delle Pescine è una delle esperienze più belle che, dal punto di vista sociale e umano, si possano realizzare.”</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Dagli anziani alla disabilità: </strong><strong>attivamente insieme per </strong><strong>sperimentare nuovi percorsi di partecipazione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Dallo stesso avviso per la co-progettazione del Centro anziani hanno preso forma altre due importanti esperienze. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Nel 2025 è stato infatti firmato un secondo patto dedicato al tema della disabilità e della salute mentale</strong></span>, a cui si è affiancato un terzo strumento rivolto direttamente alla <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>gestione condivisa del Centro di aggregazione, con l’obiettivo di trasformarlo sempre più in un bene comune e in uno spazio di sperimentazione per nuovi percorsi di welfare e partecipazione</strong></span>.<br />
“Il Centro sorge su un immobile comunale dato in concessione al Circolo Arci. <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Questo percorso ha coinciso con la scadenza della concessione e con la necessità di ridefinire il rapporto tra amministrazione e gestore</strong></span>”, spiega Simona Repole. In questo contesto è stata attivata una co-progettazione ai sensi dell’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, da cui è nata una convenzione quadro che oggi prevede la gestione condivisa del Centro da parte del Circolo Arci e di alcune associazioni.<br />
In particolare, il patto vede tra i firmatari due enti pubblici quali il Comune di Rosignano Marittimo e la Società della Salute Valli Etrusche, oltre che realtà territoriali quali Aima Costa Etrusca ODV, Circolo Arci Le Pescine, Fondazione Armunia Castello Pasquini, Auser Rosignano Marittimo ODV, A.S.D. Centro UISP Rosignano A.P.S., Associazione Artistico Culturale La Torre, Cooperativa Sociale Nuovo Futuro, Società Mutuo Soccorso Rosignanese e Unitre Rosignano.</p>
<div id="attachment_88257" style="width: 1030px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88257" class="wp-image-88257 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5.jpg" alt="" width="1020" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5.jpg 1020w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-300x176.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-768x452.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-810x476.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_5-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-88257" class="wp-caption-text">Condividere tempo e socialità al Centro, come strumenti di benessere (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)</p></div>
<h4><strong>Una </strong><strong>“</strong><strong>rete di reti” virtuosa, che a Rosignano fa dialogare i patti sul territorio</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il vero valore aggiunto di questo percorso è la capacità dell’amministrazione comunale e dei pattisti che, lavorando fianco a fianco, sono riusciti a dare vita a una vera e propria “rete di reti”: un lavoro paziente di connessione che oggi consente ai diversi patti di dialogare tra loro per rispondere alle necessità del territorio.<br />
Come racconta Simona Repole, “insieme abbiamo creato una cabina di regia dei singoli patti di collaborazione firmati &#8211; da quello dedicato agli anziani a quello sulla disabilità e salute mentale &#8211; che coinvolge le realtà associative impegnate nel progetto. Oltre a questa, c’è una cabina di regia più alta, quella del Centro, dove lavoriamo per potenziare tutte le progettualità e mantenerle collegate tra loro. Ma non solo: stiamo anche lavorando con uno sguardo più ampio, per mettere queste in relazione con gli altri patti di collaborazione presenti sul territorio.”<br />
Per Simona Repole, <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>il bene comune generato dal patto è innanzitutto </strong></span><strong>un bene comune immateriale, ovvero <span style="font-weight: normal !msorm;">l’aggregazione</span> sociale<span style="font-weight: normal !msorm;">: </span>un’aggregazione che non si rivolge a una sola categoria, ma all’intera comunità</strong>. “Il nostro è un lavoro di coesione: quando le diverse realtà si incontrano e si contaminano, si supportano a vicenda. È questo il senso profondo di costruire comunità e il Centro diventa il pretesto per farlo”, racconta.<br />
A questa visione si aggiunge quella di Alessandro Masoni, che riconosce nel patto anche <strong>un motore di socialità e crescita culturale per tutta la cittadinanza</strong>: “La pluralità delle attività del Centro permette di tutelare il livello culturale delle persone e di promuoverne una crescita. L’obiettivo, che stiamo già realizzando, è far diventare Le Pescine un centro sociale a 360 gradi, gestito collettivamente. Dobbiamo superare l’idea che possa essere amministrato solo da un soggetto: serve una cabina di regia delle associazioni del territorio, capace di generare un bene più grande”.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Patti di collaborazione per gestire servizi pubblici</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ciò che rende questo patto particolarmente interessante è la sua natura: <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>al centro non vi è un bene da gestire, come avviene in molte esperienze di amministrazione condivisa, ma un servizio di interesse generale</strong></span>.<br />
Proprio sul <span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>valore dei servizi come beni comuni</strong></span><strong> gestiti attraverso patti di collaborazione</strong> – sempre più percepiti come responsabilità condivise di fronte a sfide che non possono più essere affrontate esclusivamente dal settore pubblico – si soffermava già questo precedente <a href="https://www.labsus.org/2020/06/servizi-ibridi-e-condivisi-per-prendersi-cura-dei-beni-comuni/">articolo</a>.<br />
<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>Nel caso del Centro anziani, il patto si innesta direttamente sull’erogazione di un servizio pubblico</strong></span><strong>, superando sia la rigidità della gestione comunale tradizionale sia gli schemi tipici dell’appalto.</strong> È proprio qui che risiede la sua forza: nella capacità di adattarsi con maggiore flessibilità ai bisogni reali delle persone. Il patto consente infatti di modellare attività e organizzazione del servizio in modo più personalizzato, offrendo risposte puntuali e mirate che gli strumenti tradizionali dell’erogazione dei servizi difficilmente riuscirebbero a garantire.<br />
Il valore aggiunto di questo modello è la possibilità di<strong> condurre in modo continuativo un’analisi partecipata dei bisogni:</strong> non un esercizio autoreferenziale, ma un percorso condiviso con le persone e con le associazioni che vivono quotidianamente il Centro.</p>
<div id="attachment_88256" style="width: 1030px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88256" class="wp-image-88256 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4.jpg" alt="" width="1020" height="600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4.jpg 1020w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-300x176.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-768x452.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-810x476.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/12/Attivamente-Insieme_Patto-servizio-per-anziani_4-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><p id="caption-attachment-88256" class="wp-caption-text">Cibo, relazioni e comunità: il pranzo condiviso al Centro delle Pescine (fonte: Comune di Rosignano Marittimo)</p></div>
<h4><strong>Oltre Le Pescine: il patto come modello per altri servizi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>L’esperienza del Centro delle Pescine non è solo un caso di successo: si sta infatti rivelando un modello replicabile per altri servizi di interesse generale</strong></span>. A Rosignano alcune sperimentazioni sono già in corso, come per l’ambito turistico-ricreativo: nella Marina di Vada, altra frazione del Comune, l’amministrazione sta lavorando alla co-progettazione per la gestione condivisa di aree demaniali marittime, dove erogare servizi e organizzare attività con le associazioni.<br />
Lo stesso approccio è stato avviato anche per i servizi culturali, a partire dalle attività del Teatro Comunale Ordigno, di Vada. Un altro fronte aperto riguarda poi gli impianti sportivi. L’obiettivo è uscire dalla logica competitiva delle gare d’appalto anche in questo settore, per promuovere l’amministrazione condivisa come strada per valorizzare la funzione sociale dello sport e la collaborazione con le realtà locali.<br />
Tra i percorsi già attivati e una visione che guarda alle esperienze future,<strong> il lavoro del Comune di Rosignano sta costruendo un modello di welfare di comunità sempre più solido e generativo</strong>. E i numeri raccontano meglio di qualsiasi parola la portata di questo impegno: nella durata del patto sono stati coinvolti 9 anziani autosufficienti (di cui al momento 6 stabili), 49 volontari attivi che in totale svolgono circa 163 ore al mese e, inoltre, una media di 700 persone anziane che partecipano ogni mese alle attività. Dati, che restituiscono il potere di un patto che, partendo dagli anziani, genera una ricaduta su tutto il territorio.<br />
“<span style="font-weight: normal !msorm;"><strong>L’amministrazione condivisa è diventata per noi la prima opzione quando lavoriamo con l’associazionismo</strong></span>”, sottolinea Simona Repole, a conferma di come, a Rosignano Marittimo, lo strumento del patto stia consolidando un impegno costante nella gestione condivisa dei beni comuni. D&#8217;altronde, come aggiunge Alessandro Masoni, “lo strumento del patto di collaborazione è il futuro dell’amministrazione sociale delle comunità. Un futuro, che stiamo già attraversando”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/12/prendersi-cura-insieme-un-servizio-per-anziani-come-bene-comune/">Prendersi cura insieme: un servizio per anziani come bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una riserva naturale come Bene comune</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/11/una-riserva-naturale-come-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta Salvatorelli e Federica Scopetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 14:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Morino]]></category>
		<category><![CDATA[patto di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[riserva naturale zompo lo schioppo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=88084</guid>

					<description><![CDATA[<p>Siamo nella Valle Roveto, nella Marsica, una regione dell’Abruzzo meridionale attraversata dal fiume Liri, puntellata da diversi borghi storici e con una riserva naturale che custodisce una cascata scenografica con il nome che sembra uscito da un racconto per bambini: Zompo lo Schioppo. In questa valle, inizia proprio con le bambine e i bambini un percorso di ri-attivazione del senso di appartenenza di una comunità ad un luogo di straordinario valore storico-culturale e ambientale. Vi vogliamo qui raccontare la storia di un Patto di giovanissimi, ma anche di un’insolita alleanza, creata grazie ad una serie di coincidenze e di legami, che unisce una periferia romana e un’area interna di montagna. L’inizio del percorso Tutto ha inizio quando Rita Rufo, direttrice della Riserva Zompo lo Schioppo, intercetta il lavoro di Labsus. Da molti anni, Rita si prende cura con dedizione e passione di questo angolo verde di mondo e alcuni episodi di non rispetto per gli ambienti naturali della Riserva avevano acceso in lei la preoccupazione di dover agire sulle nuove generazioni con un percorso di sensibilizzazione al concetto di cura dei beni comuni. Siamo stati pertanto chiamati ad organizzare sia degli incontri di ascolto e di formazione rivolti agli studenti e studentesse dell’ultimo anno di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, sia un percorso di in-formazione con l’Amministrazione comunale che ha poi portato ad adottare il Regolamento per la cura condivisa dei beni comuni nel dicembre 2024. Il percorso formativo Durante la nostra prima telefonata, Rita ci racconta di alcuni episodi di vandalismo agli spazi esterni della Riserva, evento che, come già detto, l’aveva molto colpita e spinta ad intervenire. Proseguendo la nostra chiacchierata, ci racconta anche del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, rivelando così l’esistenza di un bel gruppo di giovanissimi già abituati ai concetti di “partecipazione” e “cura del territorio”, ed è proprio con alcuni di loro (e non solo) che inizia il nostro percorso. I nostri quattro incontri iniziano a marzo del 2024 ed hanno coinvolto in totale una ventina di giovanissimi tra i 10 e i 13 anni. Durante quelle giornate, abbiamo riflettuto insieme sul significato di bene comune e il bosco è stato l’esempio che più ci ha aiutati a raffigurare questo concetto. Se tuteliamo i boschi, e ce ne prendiamo cura, il loro arricchimento porterà giovamento anche alle comunità che li vivono: aria più pulita, clima mitigato, habitat sicuro per la fauna selvatica, miglioramento del benessere psicofisico; allo stesso modo, un bene comune è qualcosa che se arricchito e tutelato, arricchisce tutta la comunità che lo vive: spazi condivisi più puliti, nuovi luoghi di aggregazione e socialità, nuove possibilità di confronto e mutuo aiuto, ecc. Far in modo che questo concetto venga interiorizzato fin da giovanissimi è una strategia efficace se si vuol davvero creare una comunità di cittadini partecipativi e responsabili e capaci di produrre capitale sociale. Accanto al concetto di Bene comune, abbiamo parlato di Amministrazione condivisa e Patti di collaborazione. I ragazzi e le ragazze hanno mostrato molto interesse verso questo strumento ed è stato chiesto loro di provare a progettare un Patto di collaborazione per il loro territorio. Siamo quindi usciti lungo le strade e le piazze del paese e, dopo aver osservato attentamente i luoghi, aver ascoltato i racconti dei bambini e dei ragazzi su come vorrebbero vivere alcuni spazi del paese ed esserci confrontati, è stato chiesto ai giovani partecipanti di provare a disegnare il loro Patto di collaborazione e i risultati sono stati davvero sorprendenti. Non tutti sanno che i bambini e le bambine sono persone molto precise e attente ai dettagli e, quando si impegnano in qualcosa di loro interesse, lo fanno in modo impeccabile! Così, ne “Il giardino che vorrei”, questi piccoli cittadini hanno pensato a tutto: nuovi secchi per la raccolta differenziata, panchine per sedersi, giochi più moderni, più alberi per l’ombra e casette per gli uccelli, una fontanella per l’acqua e un baule dove tenere i giochi da condividere. Il consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze C’era però un problema, i ragazzi sapevano che senza Regolamento per l’amministrazione condivisa sarebbe stato molto difficile riuscire a far nascere un Patto di collaborazione. Così, i membri del consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, si attivano inviando, grazie al sostegno di Rita e della Riserva, una lettera formale all’Amministrazione comunale in cui chiedono l’adozione del Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni. La richiesta dei giovani cittadini viene presa in considerazione e, dopo alcuni incontri informativi con gli amministratori, a dicembre del 2024 viene approvato il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni e i ragazzi e le ragazze cominciano le loro azioni di cura partendo proprio dal giardino dell’ecomuseo della Riserva. Quando la città va in montagna A seguito di questo percorso, e soprattutto grazie alle relazioni che si sono create tra le persone, nell’estate del 2024 è nata l’idea di portare a Morino, ospiti della Riserva, delle ragazze e dei ragazzi del quartiere di Tor Bella Monaca a Roma, accompagnati da Claudia Bernabucci dell’associazione Cubo Libro, animatrice e coordinatrice del Patto di collaborazione di Largo Mengaroni a Roma. La scoperta di un luogo di straordinaria bellezza e le attività in natura che i ragazzi hanno potuto sperimentare hanno lasciato un segno e costituito un&#8217;esperienza significativa importante sia emozionale che educativa. Per alcuni di loro è stata una “prima volta”, come percorrere un ruscello a piedi nudi nell’acqua gelata o camminare in un sentiero e ammirare la cascata con il suo altissimo salto. Il centro estivo come laboratorio di progettazione del Patto La scorsa estate l’esperienza non solo si è potuta ripetere ma il “gemellaggio” tra Tor Bella Monaca e Morino si è concretizzato con un aiuto concreto che si è attivato per scongiurare che alcuni servizi della Riserva venissero meno in seguito ad alcuni tagli importanti operati dalla regione Abruzzo sulle riserve naturali. Il taglio di fondi, infatti, non permetteva più di sostenere il centro estivo per i bambini del paese, oltre ad altri servizi fondamentali. La</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/11/una-riserva-naturale-come-bene-comune/">Una riserva naturale come Bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Siamo nella Valle Roveto, nella Marsica, una regione dell’Abruzzo meridionale attraversata dal fiume Liri, puntellata da diversi borghi storici e con una <strong>riserva naturale che custodisce una cascata scenografica</strong> con il nome che sembra uscito da un racconto per bambini: <strong>Zompo lo Schioppo.<br />
</strong>In questa valle, <strong>inizia proprio con le bambine e i bambini un percorso di ri-attivazione del senso di appartenenza di una comunità</strong> ad un luogo di straordinario valore storico-culturale e ambientale. Vi vogliamo qui raccontare la <strong>storia di un Patto di giovanissimi, ma anche di un’insolita alleanza</strong>, creata grazie ad una serie di coincidenze e di legami, che unisce una periferia romana e un’area interna di montagna.</p>
<h4>L’inizio del percorso</h4>
<p style="text-align: justify;">Tutto ha inizio quando <strong>Rita Rufo, direttrice della Riserva Zompo lo Schioppo, intercetta il lavoro di Labsus.</strong> Da molti anni, Rita si prende cura con dedizione e passione di questo angolo verde di mondo e alcuni episodi di non rispetto per gli ambienti naturali della Riserva avevano acceso in lei la preoccupazione di dover <strong>agire sulle nuove generazioni</strong> con un percorso di sensibilizzazione al concetto di cura dei beni comuni.<br />
Siamo stati pertanto chiamati ad organizzare sia degli incontri di ascolto e di formazione rivolti agli studenti e studentesse dell’ultimo anno di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, sia un percorso di in-formazione con l’Amministrazione comunale che ha poi portato ad adottare il <a href="https://www.labsus.org/2024/06/dieci-anni-dopo-un-nuovo-prototipo-del-regolamento/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento per la cura condivisa dei beni comuni nel dicembre 2024</a>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il percorso formativo</h4>
<p style="text-align: justify;">Durante la nostra prima telefonata, Rita ci racconta di alcuni <strong>episodi di vandalismo</strong> agli spazi esterni della Riserva, evento che, come già detto, l’aveva molto colpita e spinta ad intervenire. Proseguendo la nostra chiacchierata, ci racconta anche <strong>del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, rivelando così l’esistenza di un bel gruppo di giovanissimi già abituati ai concetti di “partecipazione” e “cura del territorio”</strong>, ed è proprio con alcuni di loro (e non solo) che inizia il nostro percorso.<br />
I nostri quattro incontri iniziano a marzo del 2024 ed hanno coinvolto in totale una ventina di giovanissimi tra i 10 e i 13 anni. Durante quelle giornate,<strong> abbiamo riflettuto insieme sul significato di bene comune e il bosco è stato l’esempio che più ci ha aiutati a raffigurare questo concetto.</strong> Se tuteliamo i boschi, e ce ne prendiamo cura, il loro arricchimento porterà giovamento anche alle comunità che li vivono: aria più pulita, clima mitigato, habitat sicuro per la fauna selvatica, miglioramento del benessere psicofisico; allo stesso modo, un bene comune è qualcosa che se arricchito e tutelato, arricchisce tutta la comunità che lo vive: spazi condivisi più puliti, nuovi luoghi di aggregazione e socialità, nuove possibilità di confronto e mutuo aiuto, ecc.<br />
Far in modo che questo concetto venga interiorizzato fin da giovanissimi è una strategia efficace se si vuol davvero creare una <a href="https://www.labsus.org/2021/06/diventare-cittadini-produrre-capitale-sociale/" target="_blank" rel="noopener">comunità di cittadini partecipativi e responsabili e capaci di produrre capitale sociale.</a><br />
Accanto al concetto di Bene comune, abbiamo parlato di Amministrazione condivisa e Patti di collaborazione<strong>. I ragazzi e le ragazze hanno mostrato molto interesse verso questo strumento ed</strong> <strong>è stato chiesto loro di provare a progettare un <a href="https://www.labsus.org/2016/02/cosa-sono-e-come-funzionano-i-patti-per-la-cura-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">Patto di collaborazione per il loro territorio.</a></strong> Siamo quindi usciti lungo le strade e le piazze del paese e, dopo aver osservato attentamente i luoghi, aver ascoltato i racconti dei bambini e dei ragazzi su come vorrebbero vivere alcuni spazi del paese ed esserci confrontati, è stato chiesto ai giovani partecipanti di provare a disegnare il loro Patto di collaborazione e i risultati sono stati davvero sorprendenti. Non tutti sanno che i bambini e le bambine sono persone molto precise e attente ai dettagli e, quando si impegnano in qualcosa di loro interesse, lo fanno in modo impeccabile! Così, <strong>ne “Il giardino che vorrei”, questi piccoli cittadini hanno pensato a tutto</strong>: nuovi secchi per la raccolta differenziata, panchine per sedersi, giochi più moderni, più alberi per l’ombra e casette per gli uccelli, una fontanella per l’acqua e un baule dove tenere i giochi da condividere.</p>
<div id="attachment_88088" style="width: 2570px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88088" class="size-full wp-image-88088" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1920" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-2048x1536.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/ragazzi-di-Morino-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><p id="caption-attachment-88088" class="wp-caption-text">I ragazzi e le ragazze di Morino durante la progettazione di un patto di collaborazione. Fonte: Scopetti Federica</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Il consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze</h4>
<p style="text-align: justify;">C’era però un problema, i ragazzi sapevano che senza Regolamento per l’amministrazione condivisa sarebbe stato molto difficile riuscire a far nascere un Patto di collaborazione. Così<strong>, i membri del consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, si attivano inviando, grazie al sostegno di Rita e della Riserva, una lettera formale all’Amministrazione comunale in cui chiedono l’adozione del Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni.<br />
</strong>La richiesta dei giovani cittadini viene presa in considerazione e, dopo alcuni incontri informativi con gli amministratori, <strong>a dicembre del 2024 viene approvato il Regolamento</strong> per l’amministrazione condivisa dei beni comuni e i ragazzi e le ragazze cominciano le loro azioni di cura partendo proprio dal giardino dell’ecomuseo della Riserva.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quando la città va in montagna</h4>
<p style="text-align: justify;">A seguito di questo percorso, e soprattutto grazie alle relazioni che si sono create tra le persone, <strong>nell’estate del 2024 è nata l’idea di portare a Morino, ospiti della Riserva, delle ragazze e dei ragazzi del quartiere di Tor Bella Monaca a Roma, accompagnati da Claudia Bernabucci dell’associazione Cubo Libro</strong>, animatrice e coordinatrice del <a href="https://www.labsus.org/2025/01/la-piazza-siamo-noi/" target="_blank" rel="noopener">Patto di collaborazione di Largo Mengaroni</a> a Roma.<br />
La scoperta di un luogo di straordinaria bellezza e le attività in natura che i ragazzi hanno potuto sperimentare hanno lasciato un segno e costituito un&#8217;<a href="https://www.labsus.org/2009/05/leducazione-civica-attraverso-la-manutenzione-civica/" target="_blank" rel="noopener">esperienza significativa importante sia emozionale che educativa</a>. Per alcuni di loro è stata una “prima volta”, come percorrere un ruscello a piedi nudi nell’acqua gelata o camminare in un sentiero e ammirare la cascata con il suo altissimo salto.</p>
<div id="attachment_88090" style="width: 1610px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88090" class="size-full wp-image-88090" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017.jpg" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017.jpg 1600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-1536x1152.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20240728-WA0017-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /><p id="caption-attachment-88090" class="wp-caption-text">Le ragazze e i ragazzo di Largo Mengaroni ricevuti dal sindaco di Morino. Fonte: Stefano Ruggeri</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Il centro estivo come laboratorio di progettazione del Patto</h4>
<p style="text-align: justify;">La scorsa estate l’esperienza non solo si è potuta ripetere ma <strong>il “gemellaggio” tra Tor Bella Monaca e Morino si è concretizzato con un aiuto concreto </strong>che si è attivato per scongiurare che alcuni servizi della Riserva venissero meno in seguito ad alcuni tagli importanti operati dalla regione Abruzzo sulle riserve naturali.<br />
Il taglio di fondi, infatti, non permetteva più di sostenere il centro estivo per i bambini del paese, oltre ad altri servizi fondamentali.<br />
La cooperativa locale Dendrocopos che gestisce i servizi della riserva poteva infatti garantire solo una settimana di animazione per i bambini, ma Claudia dell’Associazione Cubo Libro con il suo gruppo di ragazzi si è proposta di collaborare con la Riserva e con la cooperativa per animare qualche giorno in più il centro estivo con l’obiettivo di condividere metodologie e saperi per una realizzazione partecipata degli spazi gioco delle bambine e dei bambini e dell’animazione degli spazi naturali della Riserva.<br />
<strong>Le attività con i bambini si sono concentrate soprattutto sulla sistemazione dell’area giochi antistante l’Ecomuseo della Riserva, dando così seguito ai desideri che i bambini avevano espresso nei primi incontri realizzati nella primavera</strong>.<br />
<strong>Da questa esperienza di condivisione ne è nato un bel patto di collaborazione chiamato “Zompo lo Schioppo Bene Comune”.</strong> Nel corso di una bella festa conclusiva del centro estivo in cui hanno partecipato anche le famiglie, i proponenti, <strong>26 bambini insieme al Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, hanno firmato il Patto alla presenza del Sindaco </strong>Roberto D’Amico, assumendosi l’impegno di prendersi cura di Morino e della sua Riserva, riconoscendone il valore naturale e l’importanza della biodiversità per la sostenibilità e per l’acquisizione di stili di vita sani.</p>
<div id="attachment_88089" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-88089" class="size-full wp-image-88089" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016.jpg" alt="" width="1200" height="1600" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016.jpg 1200w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016-169x225.jpg 169w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016-768x1024.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016-1152x1536.jpg 1152w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016-810x1080.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016-1140x1520.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251106-WA0016-600x800.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-88089" class="wp-caption-text">La firma del Patto di collaborazione &#8220;Zompo lo Schioppo Bene comune&#8221;. Fonte: Elisabetta Salvatorelli</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Chi semina bene, meglio raccoglie</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo è il primo caso conosciuto in cui un Patto non viene semplicemente sottoscritto da bambini e bambine ma viene proposto da loro e sottoscritto anche da un Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze che lo approva con delibera.<br />
</strong>Proprio come nel racconto “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono, raccontato durante i nostri incontri di formazione, <strong>a Morino sono stati piantati tanti semi di cittadinanza attiva</strong>. I primi germogli nati sembrano preannunciare la crescita di un bosco grande, folto e rigoglioso. Gli stessi attori, infatti, hanno già iniziato a collaborare per un nuovo progetto di rigenerazione del borgo di Morino Vecchio, distrutto dal terremoto del 1915, e luogo importante per la memoria collettiva degli abitanti oggetto di un progetto di rinascita per attività culturali e artistiche e di valorizzazione turistica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/11/una-riserva-naturale-come-bene-comune/">Una riserva naturale come Bene comune</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Poli Biblio-Museali al centro dei Patti: il caso di Artem</title>
		<link>https://www.labsus.org/2025/10/poli-biblio-museali-al-centro-dei-patti-il-caso-di-artem/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Dato e Alessandro Gaballo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 22:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di patti]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditorialità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Poli Biblio-Museali]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[spazi culturali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=87933</guid>

					<description><![CDATA[<p>Antefatti: due percorsi convergenti L’esperienza ha origine nel 2018 all’interno di uno studio di ingegneria da un’idea di Sara Falangone e di Luigi Antonazzo per la realizzazione di un co-working con un focus sul benessere dei lavoratori, finanziato dalla Regione Puglia nel 2019. Parallelamente, tramite il Piano Strategico della Cultura 2017-2026, la Regione Puglia aveva avviato la costituzione di Poli Integrati Territoriali: sistemi aggregati a livello locale, provinciale e regionale finalizzati a connettere attrattori naturali e culturali secondo criteri territoriali o funzionali. Tra questi, i Poli Biblio-Museali accorpano i musei e le biblioteche delle province di Foggia, Lecce e Brindisi con l’obiettivo di mettere a valore il patrimonio di beni e conoscenze del territorio. Inoltre, per sviluppare nuove modalità di fruizione e gestione del patrimonio, la Regione aveva individuato nei patti di collaborazione lo strumento per connettere Poli e organizzazioni no profit. Luigi De Luca, direttore dei Poli Biblio-Museali nonché del Museo Castromediano (parte del Polo Biblio-Museale di Lecce), venuto a conoscenza del progetto, ha quindi proposto la sottoscrizione di un partenariato pubblico-privato a beneficio di entrambi che si è andato perfezionando negli anni. La sperimentazione della creazione di un coworking in un museo era all’epoca un caso unico e poteva trovare confronti solo con l’esperienza del Moma di New York. Condivisione e Benessere: le basi del Coworking Artem (e del Patto) Sara Falangone, poi presidente di Hora aps, socia di Start Srls e co-fondatrice del coworking al Museo Castromediano, ci ha raccontato che l&#8217;obiettivo era creare uno spazio in cui le persone potessero lavorare e stare bene. Il focus è rappresentato dalle persone e da una particolare attenzione all’ambiente in cui si lavora che influenza profondamente i rendimenti e l’umore. L’attenzione al benessere psicofisico dei lavoratori ha fatto nascere Artem, un progetto di coworking innovativo: non solo scrivanie, pc e connessione wifi, ma anche una sala relax per attività distensive e spazi di socializzazione. Fin dall’inizio sono stati accolti nel coworking le imprese culturali e creative, il terzo settore e i professionisti nei campi STEAM e dell’ambiente. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia con la vincita del Bando Pin – Pugliesi Innovativi alla fine del 2019. Poi, l’incontro tra Sara Falangone e Luigi De Luca ha dato lo slancio definitivo al progetto per l’avvio della sperimentazione: il coworking Artem viene infatti realizzato all’interno del museo, usufruendo di uno spazio inutilizzato da alcuni anni e in seguito ad una riqualificazione e attrezzatura degli ambienti, oltre al supporto nelle attività di engagement e animazione del sito. L’idea è quella di sperimentare una forma di co-gestione di uno spazio pubblico &#8211; un’ala del museo &#8211; tra un soggetto privato e uno pubblico. Il patto di collaborazione, esplicita il direttore De Luca, è uno strumento efficace per sperimentare con le associazioni forme di fruizione innovativa degli spazi culturali dei Poli Biblio-museali. Dal coworking alla rivalutazione e alla valorizzazione del Museo Castromediano Dopo un primo periodo di sperimentazione, l’esperienza di Hora aps si concretizza in un patto di collaborazione con il Polo Biblio Museale. Questa fase di sperimentazione ha inoltre condotto al consolidamento dello strumento del patto tra i Poli Biblio-Museali di Foggia, Brindisi e Lecce e gli enti non profit per la gestione degli spazi culturali afferenti ai Poli (atto dirigenziale n.00159 del 5/09/2024). Il patto del Museo Castromediano prevede la co-gestione di un’ala dell’edificio attraverso l’associazione Hora aps che gestisce Artem: uno spazio di coworking, ma anche una comunità di professionisti che mette a disposizione le proprie competenze per creare valore aggiunto per gli altri utenti. Oltre alla gestione di questo spazio, l’associazione Hora aps ha stipulato una serie di Patti con altre associazioni del terzo settore, contribuendo all’animazione del museo Castromediano. Così, oltre ai due soggetti firmatari del patto (il direttore dei Poli e la presidente di Hora aps), la collaborazione si è progressivamente ampliata ad un insieme di attori coinvolti nella co-gestione dello spazio e nell’organizzazione di eventi e workshop che valorizzano i beni conservati nel museo e offrono opportunità di formazione. Grazie ad un sistema di banca del tempo, le organizzazioni e i professionisti coinvolti si scambiano attività, servizi, saperi: a fronte dell’utilizzo gratuito degli spazi e delle postazioni di coworking, alcune associazioni locali contribuiscono ad animare lo spazio tramite attività di formazione, eventi culturali e di sportelli informativi per i visitatori del museo. Tra i numerosi Patti in essere, la Proloco di Lecce ha avviato l’attivazione di un Heritage Desk che dà supporto culturale gratuito ai visitatori grazie al contributo volontario dei soci sottoscrittori dei Patti. I benefici del patto La co-progettazione &#8211; ci racconta Sara &#8211; non è relegata solo ad un momento specifico, come ad un appuntamento settimanale o mensile, ma è invece un rapporto costante con gli operatori del Polo. L’associazione Hora aps, attraverso il Patto, gestisce infatti uno spazio che altro non è che una parte del museo stesso: c’è dunque un costante scambio tra associazione e istituzione museale sulle attività da proporre e sulla gestione dello spazio. Grazie alla collaborazione delle diverse realtà coinvolte, oltre allo sviluppo della capacità di accoglienza del museo, si è attivato uno scambio di conoscenze e un rafforzamento delle competenze del settore culturale locale. Anche chi non era mai entrato al museo adesso lo frequenta, e fruisce non solo degli spazi del coworking ma anche degli spazi più strettamente museali, attraverso l’organizzazione di eventi culturali specifici. Un’ala del museo come bene relazionale L’esperienza del coworking Artem al Museo Castromediano rappresenta un caso emblematico di come i Patti di collaborazione possano essere reinterpretati e adattati al settore culturale. In Puglia, il consolidamento dello strumento da parte dei Poli Biblio-Museali ha prodotto un campo di sperimentazione fertile, in cui la co-gestione degli spazi si traduce in valorizzazione condivisa del patrimonio. Infatti, questo patto è stato elaborato sulla base di uno schema di Patto elaborato dalla regione stessa per poli biblio-museali: non essendo l&#8217;unico caso, questo permette una scalabilità dei Patti su poli biblio-museali in modo diffuso sul territorio regionale. Inoltre, si tratta di uno dei primi casi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/10/poli-biblio-museali-al-centro-dei-patti-il-caso-di-artem/">Poli Biblio-Museali al centro dei Patti: il caso di Artem</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Antefatti: due percorsi convergenti</h4>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza ha origine nel 2018 all’interno di uno studio di ingegneria da un’idea di Sara Falangone e di Luigi Antonazzo per la realizzazione di un co-working con un focus sul benessere dei lavoratori, finanziato dalla Regione Puglia nel 2019. Parallelamente, tramite il Piano Strategico della Cultura 2017-2026, la Regione Puglia aveva avviato la costituzione di Poli Integrati Territoriali: sistemi aggregati a livello locale, provinciale e regionale finalizzati a connettere attrattori naturali e culturali secondo criteri territoriali o funzionali. Tra questi, i<a href="https://www.piiilculturapuglia.it/poli-biblio-museali/" target="_blank" rel="noopener"> Poli Biblio-Museali</a> accorpano i musei e le biblioteche delle province di Foggia, Lecce e Brindisi con l’obiettivo di mettere a valore il patrimonio di beni e conoscenze del territorio. Inoltre, per sviluppare nuove modalità di fruizione e gestione del patrimonio, la Regione aveva individuato nei <a href="https://www.piiilculturapuglia.it/facciamo-un-patto/" target="_blank" rel="noopener">patti di collaborazione</a> lo strumento per connettere Poli e organizzazioni no profit. Luigi De Luca, direttore dei Poli Biblio-Museali nonché del <a href="https://www.comune.lecce.it/vivi-lecce/musei-e-gallerie/museo-provinciale-sigismondo-castromediano" target="_blank" rel="noopener">Museo Castromediano</a> (parte del Polo Biblio-Museale di Lecce), venuto a conoscenza del progetto, ha quindi proposto la sottoscrizione di un partenariato pubblico-privato a beneficio di entrambi che si è andato perfezionando negli anni. La sperimentazione della creazione di un coworking in un museo era all’epoca un caso unico e poteva trovare confronti solo con l’esperienza del Moma di New York.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Condivisione e Benessere: le basi del Coworking Artem (e del Patto)</h4>
<p style="text-align: justify;">Sara Falangone, poi presidente di Hora aps, socia di Start Srls e co-fondatrice del coworking al Museo Castromediano, ci ha raccontato che l&#8217;obiettivo era creare uno spazio in cui le persone potessero lavorare e stare bene. Il focus è rappresentato dalle persone e da una particolare attenzione all’ambiente in cui si lavora che influenza profondamente i rendimenti e l’umore. L’attenzione al benessere psicofisico dei lavoratori ha fatto nascere <a href="https://www.artemservizi.it/" target="_blank" rel="noopener">Artem</a>, un progetto di coworking innovativo: non solo scrivanie, pc e connessione wifi, ma anche una sala relax per attività distensive e spazi di socializzazione. Fin dall’inizio sono stati accolti nel coworking le imprese culturali e creative, il terzo settore e i professionisti nei campi STEAM e dell’ambiente. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia con la vincita del Bando Pin – Pugliesi Innovativi alla fine del 2019. Poi, l’incontro tra Sara Falangone e Luigi De Luca ha dato lo slancio definitivo al progetto per l’avvio della sperimentazione: il coworking Artem viene infatti realizzato all’interno del museo, usufruendo di uno spazio inutilizzato da alcuni anni e in seguito ad una riqualificazione e attrezzatura degli ambienti, oltre al supporto nelle attività di <em>engagement</em> e animazione del sito. L’idea è quella di sperimentare una forma di co-gestione di uno spazio pubblico &#8211; un’ala del museo &#8211; tra un soggetto privato e uno pubblico. Il patto di collaborazione, esplicita il direttore De Luca, <em>è uno strumento efficace per sperimentare con le associazioni forme di fruizione innovativa degli spazi culturali dei Poli Biblio-museali</em>.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Dal coworking alla rivalutazione e alla valorizzazione del Museo Castromediano</h4>
<p style="text-align: justify;">Dopo un primo periodo di sperimentazione, l’esperienza di Hora aps si concretizza in un patto di collaborazione con il Polo Biblio Museale. Questa fase di sperimentazione ha inoltre condotto al consolidamento dello strumento del patto tra i Poli Biblio-Museali di Foggia, Brindisi e Lecce e gli enti non profit per la gestione degli spazi culturali afferenti ai Poli (atto dirigenziale n.00159 del 5/09/2024). <strong>Il patto del Museo Castromediano prevede la co-gestione di un’ala dell’edificio attraverso l’associazione Hora aps che gestisce Artem</strong>: uno spazio di coworking, ma anche una comunità di professionisti che mette a disposizione le proprie competenze per creare valore aggiunto per gli altri utenti.</p>
<div id="attachment_87942" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87942" class="wp-image-87942 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto-2-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-87942" class="wp-caption-text">Uno spazio del coworking Artem (fonte: Artem Servizi https://www.artemservizi.it/)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla gestione di questo spazio, l’associazione Hora aps ha stipulato una serie di Patti con altre associazioni del terzo settore, contribuendo all’animazione del museo Castromediano. Così, oltre ai due soggetti firmatari del patto (il direttore dei Poli e la presidente di Hora aps), la collaborazione si è progressivamente ampliata ad un insieme di attori coinvolti nella co-gestione dello spazio e nell’organizzazione di eventi e workshop che valorizzano i beni conservati nel museo e offrono opportunità di formazione. Grazie ad un sistema di banca del tempo, le organizzazioni e i professionisti coinvolti si scambiano attività, servizi, saperi: a fronte dell’utilizzo gratuito degli spazi e delle postazioni di coworking, alcune associazioni locali contribuiscono ad animare lo spazio tramite attività di formazione, eventi culturali e di sportelli informativi per i visitatori del museo. Tra i numerosi Patti in essere, la Proloco di Lecce ha avviato l’attivazione di un Heritage Desk che dà supporto culturale gratuito ai visitatori grazie al contributo volontario dei soci sottoscrittori dei Patti.</p>
<h4 style="text-align: justify;">I benefici del patto</h4>
<p style="text-align: justify;">La co-progettazione &#8211; ci racconta Sara &#8211; non è relegata solo ad un momento specifico, come ad un appuntamento settimanale o mensile, ma è invece un rapporto costante con gli operatori del Polo. L’associazione Hora aps, attraverso il Patto, gestisce infatti uno spazio che altro non è che una parte del museo stesso: c’è dunque un costante scambio tra associazione e istituzione museale sulle attività da proporre e sulla gestione dello spazio. Grazie alla collaborazione delle diverse realtà coinvolte, oltre allo sviluppo della capacità di accoglienza del museo, si è attivato uno scambio di conoscenze e un rafforzamento delle competenze del settore culturale locale. Anche chi non era mai entrato al museo adesso lo frequenta, e fruisce non solo degli spazi del coworking ma anche degli spazi più strettamente museali, attraverso l’organizzazione di eventi culturali specifici.</p>
<div id="attachment_87944" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-87944" class="wp-image-87944 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2025/10/Museo-Foto3-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-87944" class="wp-caption-text">Uno spazio del coworking Artem (fonte: Artem Servizi https://www.artemservizi.it/)</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">Un’ala del museo come bene relazionale</h4>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza del coworking Artem al Museo Castromediano rappresenta un <strong>caso emblematico di come i Patti di collaborazione possano essere reinterpretati e adattati al settore culturale</strong>. In Puglia, il consolidamento dello strumento da parte dei Poli Biblio-Museali ha prodotto un campo di sperimentazione fertile, in cui la co-gestione degli spazi si traduce in valorizzazione condivisa del patrimonio. Infatti, questo patto è stato elaborato sulla base di uno <strong>schema di Patto elaborato dalla regione stessa per poli biblio-museali</strong>: non essendo l&#8217;unico caso, questo permette una scalabilità dei Patti su poli biblio-museali in modo diffuso sul territorio regionale.<br />
Inoltre, <strong>si tratta di uno dei primi casi in Italia di Patto di collaborazione promosso dall’ente Regione e firmato dal direttore del Polo (e non da un Comune come accade nella maggior parte dei Patti) in qualità di parte pubblica</strong>: questo aspetto, fortemente innovativo, conferma che il Patto di collaborazione è uno strumento flessibile e declinabile. Inoltre, il patto tra Hora aps e il Polo ha innescato una dinamica di innovazione civica: l’associazione e il museo si sono fatti promotori di una “imprenditorialità culturale” capace di intercettare energie dal basso e rigenerare luoghi pubblici attraverso reti collaborative. Il museo diventa così spazio produttivo e relazionale, aperto a una comunità eterogenea di professionisti, associazioni e cittadini che, grazie al dialogo continuo con l’istituzione, contribuiscono a ridefinire la funzione sociale e civica del patrimonio culturale. L’esperienza del Patto con il Polo Biblio- Museale promosso dalla Regione Puglia è inoltre un esempio di buone pratiche che aiuta a consolidare sempre più il modello dell’amministrazione condivisa sul territorio nazionale &#8211; evidenziando come <strong>anche le regioni possano giocare un ruolo chiave</strong>.</p>
<p><em>Immagine di copertina: Facciata del Museo Castromediano a Lecce (Fonte: Wikimedia Commons)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2025/10/poli-biblio-museali-al-centro-dei-patti-il-caso-di-artem/">Poli Biblio-Museali al centro dei Patti: il caso di Artem</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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