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	<title>Elena Taverna, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Elena Taverna, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Capasso: gli obiettivi politici e le sfide culturali del nuovo Regolamento</title>
		<link>https://www.labsus.org/2023/01/capasso-gli-obiettivi-politici-e-le-sfide-culturali-del-nuovo-regolamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 08:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<category><![CDATA[valutazione d'impatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La città che ha dato i natali al Regolamento “madre” di tutti i regolamenti sui beni comuni, Bologna, apre nuovamente la strada della sperimentazione amministrativa urbana. Il primo gennaio 2023 entrerà infatti in vigore il nuovo &#8220;Regolamento sulle forme di collaborazione tra soggetti civici e Amministrazione per lo svolgimento di attività di interesse generale e per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani&#8221; (trovate il testo in fondo all&#8217;articolo): insieme ad alcune modifiche allo Statuto comunale, attraverso questo strumento il Comune riconosce nel suo atto normativo fondamentale il ruolo dei soggetti civici nella lettura dei bisogni, nella condivisione delle linee di intervento e nella costruzione delle attività condivise di interesse generale. Per esplorare alcune delle principali novità contenute nel nuovo testo e iniziare a tracciarne potenzialità e profili d’interesse rilevanti anche per altre città, abbiamo intervistato Erika Capasso, delegata alle Politiche per il Terzo settore e Presidente della Fondazione per l’Innovazione Urbana (FIU). Un primo elemento d’innovazione è indubbiamente la creazione di un’unica cornice normativa per l’Amministrazione condivisa, che tiene insieme lo spirito del Regolamento di Bologna del 2014 e quello dell’art.55 del nuovo Codice del Terzo settore &#8211; il cui significato, come sappiamo, è stato chiarito dalla storica sentenza della Corte costituzionale n.131 del 2020. A quali necessità risponde questa scelta? La definizione di un unico Regolamento, forte del nuovo contesto normativo nazionale determinato dalla Riforma del Terzo Settore, delinea il modello dell&#8217;Amministrazione condivisa come elemento strutturale nel rapporto tra Comune e cittadini. Attraverso gli strumenti della programmazione condivisa e della progettazione condivisa si ampliano i margini a disposizione dei soggetti civici per definire, attuare e monitorare, insieme al Comune, piccoli e grandi interventi utili ad affrontare i bisogni e a sviluppare le potenzialità del contesto sociale bolognese. Il nuovo Regolamento riordina e potenzia le diverse leve a disposizione per favorire la realizzazione di questi interventi e le colloca nell&#8217;ambito di un ecosistema collaborativo caratterizzato da flessibilità, semplificazione, trasparenza ed accountability. La nostra necessità era innanzitutto quella di mettere a sistema tutte le forme di collaborazione, riconoscendo sì le differenze &#8211; il Codice e poi la sentenza stabiliscono in maniera precisa cosa sono coprogrammazione e coprogettazione e quali enti possono partecipare &#8211; ma anche ragionando in termini di sistema, appunto. Bologna ci ha dato dimostrazione di quanto il tessuto civico anche informale, più &#8220;semplice&#8221; dal punto di vista organizzativo, sia essenziale, nel quadro complessivo dell’Amministrazione condivisa &#8211; realtà che magari non si iscriveranno al RUNTS (Registro Unico nazionale) ma che comunque agiscono sul territorio, per il bene comune, collaborando con l’amministrazione e gli altri enti. La nostra volontà è quindi quella di creare un sistema unitario che riconosca le differenti funzioni, le diverse tipologie di relazioni e quindi forme di collaborazione. Questa è stata la motivazione alla base del fare un passo avanti rispetto al Regolamento del 2014, mettendo però a sistema al suo interno anche le altre esperienze di collaborazione e forme di AC: la gestione degli spazi pubblici, il loro affidamento e le modalità, i percorsi di coprogettazione e coprogrammazione che fino ad oggi avevano invece una loro delibera specifica. Come previsto nel Codice, la partecipazione ai processi di co-programmazione e co-progettazione è riservata ad ETS e imprese sociali, a cui si aggiungono, nel caso di Bologna, le Case di quartiere. I soggetti meno strutturati che citavi possono in qualche modo – ad esempio attraverso un Patto di collaborazione &#8211; essere inclusi anche in queste partite? In che modo gli ETS potrebbero contribuire ad ampliare le reti della partecipazione? Il Regolamento valorizza la programmazione e la progettazione condivisa anche con tutte quelle associazioni territoriali minori del mondo del volontariato e i gruppi informali di cittadinanza attiva che hanno un ruolo prezioso e determinante per la cura del bene comune nella nostra città. Ferma e chiara ne è la differenziazione nell’alveo però di un riconoscimento, seppur diversificato, necessario per non disperdere tutte le energie civiche della nostra città. Per questo abbiamo deciso di continuare a dotarci di un registro delle LIBERE FORME ASSOCIATIVE che dal 1 gennaio 2023, data di entrata in vigore del Regolamento, è composto da quelle realtà che, pur di natura giuridica associativa e con il vincolo di agire senza scopo di lucro, non potranno o non riusciranno a entrare nel RUNTS. Gli ETS sono attori strategici che, insieme all&#8217;Amministrazione Comunale, con il Patto per l&#8217;Amministrazione condivisa e con gli strumenti e l&#8217;assetto del nuovo Regolamento si prendono l&#8217;impegno di rafforzare e diffondere la partecipazione, la consultazione e la valorizzazione dei cittadini e delle cittadine nelle scelte più importanti o su quelle che li riguardano più da vicino, considerando che Bologna è stata la città che ha per prima sviluppato azioni per la cura condivisa dei beni comuni con i Patti di collaborazione e l’immaginazione civica; coerentemente con gli obiettivi e i valori perseguiti dalla riforma del decentramento, le parti intendono affrontare la complessità del contesto urbano contemporaneo stimolando, sostenendo e valorizzando il concorso dei cittadini alla creazione di un ecosistema collaborativo nel quale, ferma restando la responsabilità di adempiere ai compiti spettanti agli ETS, possano svolgere un ruolo abilitante, aggregante e moltiplicatore rispetto alle risorse ed alle progettualità della comunità. In questo senso l’impegno è quello di promuovere e supportare percorsi che portino a Patti di Collaborazione Quadro come quello sperimentato per la comunità LGBTQ+. Per quanto riguarda il coinvolgimento di gruppi informali o singoli cittadini, la risposta è assolutamente sì. I Patti di collaborazione per loro natura prevedono che a poterli sottoscrivere siano anche i cittadini organizzati in forme autonome, informali. Il Patto è per noi quindi uno strumento importante di progettazione condivisa, per tenere agganciate anche le realtà non &#8220;predisposte&#8221; alla co-programmazione e co-progettazione come previste dal Codice nazionale. In questo contesto, le Case di Quartiere svolgono una funzione strategica ed hanno quindi una menzione particolare nel Regolamento. A partire dal 2019 Bologna ha avviato un processo di trasformazione dei centri anziani in Case di quartiere, 33 in tutto. È l&#8217;infrastruttura di prossimità più diffusa che ci sia in città.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/01/capasso-gli-obiettivi-politici-e-le-sfide-culturali-del-nuovo-regolamento/">Capasso: gli obiettivi politici e le sfide culturali del nuovo Regolamento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La città che ha dato i natali al Regolamento “madre” di tutti i <a href="https://www.labsus.org/i-regolamenti-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">regolamenti sui beni comuni</a>, Bologna, apre nuovamente la strada della sperimentazione amministrativa urbana. Il primo gennaio 2023 entrerà infatti in vigore il nuovo &#8220;Regolamento sulle forme di collaborazione tra soggetti civici e Amministrazione per lo svolgimento di attività di interesse generale e per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani&#8221;<em> (trovate il testo in fondo all&#8217;articolo)</em>: insieme ad alcune modifiche allo Statuto comunale, attraverso questo strumento il Comune riconosce nel suo atto normativo fondamentale il ruolo dei soggetti civici nella lettura dei bisogni, nella condivisione delle linee di intervento e nella costruzione delle attività condivise di interesse generale. Per esplorare alcune delle principali novità contenute nel nuovo testo e iniziare a tracciarne potenzialità e profili d’interesse rilevanti anche per altre città, abbiamo intervistato <strong>Erika Capasso</strong>, delegata alle Politiche per il Terzo settore e Presidente della <strong>Fondazione per l’Innovazione Urbana</strong> (FIU).</p>
<h6 style="text-align: justify;"><strong>Un primo elemento d’innovazione è indubbiamente la creazione di un’unica cornice normativa per l’Amministrazione condivisa, che tiene insieme lo spirito del Regolamento di Bologna del 2014 e quello dell’art.55 del nuovo Codice del Terzo settore &#8211; il cui significato, come sappiamo, è stato chiarito dalla <a href="https://www.labsus.org/2020/09/sentenza-131-2020-attuare-con-responsabilita-l-art-55-del-codice-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noopener">storica sentenza della Corte costituzionale n.131 del 2020</a>. A quali necessità risponde questa scelta?</strong></h6>
<p style="text-align: justify;">La definizione di un unico Regolamento, forte del nuovo contesto normativo nazionale determinato dalla Riforma del Terzo Settore, delinea il modello dell&#8217;Amministrazione condivisa come elemento strutturale nel rapporto tra Comune e cittadini. Attraverso gli strumenti della programmazione condivisa e della progettazione condivisa si ampliano i margini a disposizione dei soggetti civici per definire, attuare e monitorare, insieme al Comune, piccoli e grandi interventi utili ad affrontare i bisogni e a sviluppare le potenzialità del contesto sociale bolognese. Il nuovo Regolamento <strong>riordina e potenzia</strong> le diverse leve a disposizione per favorire la realizzazione di questi interventi e le colloca nell&#8217;ambito di un ecosistema collaborativo caratterizzato da flessibilità, semplificazione, trasparenza ed accountability.<br />
La nostra necessità era innanzitutto quella di <strong>mettere a sistema tutte le forme di collaborazione</strong>, riconoscendo sì le differenze &#8211; il Codice e poi la sentenza stabiliscono in maniera precisa cosa sono coprogrammazione e coprogettazione e quali enti possono partecipare &#8211; ma anche ragionando in termini di sistema, appunto. Bologna ci ha dato dimostrazione di quanto il tessuto civico anche informale, più &#8220;semplice&#8221; dal punto di vista organizzativo, sia essenziale, nel quadro complessivo dell’Amministrazione condivisa &#8211; realtà che magari non si iscriveranno al <strong>RUNTS</strong> (Registro Unico nazionale) ma che comunque agiscono sul territorio, per il bene comune, collaborando con l’amministrazione e gli altri enti.<br />
La nostra volontà è quindi quella di <strong>creare un sistema unitario</strong> che riconosca le differenti funzioni, le diverse tipologie di relazioni e quindi forme di collaborazione. Questa è stata la motivazione alla base del fare un passo avanti rispetto al Regolamento del 2014, mettendo però a sistema al suo interno anche le altre esperienze di collaborazione e forme di AC: la gestione degli spazi pubblici, il loro affidamento e le modalità, i percorsi di coprogettazione e coprogrammazione che fino ad oggi avevano invece una loro delibera specifica.</p>
<h6 style="text-align: justify;"><strong>Come previsto nel Codice, la partecipazione ai processi di co-programmazione e co-progettazione è riservata ad ETS e imprese sociali, a cui si aggiungono, nel caso di Bologna, le Case di quartiere. I soggetti meno strutturati che citavi possono in qualche modo – ad esempio attraverso un Patto di collaborazione &#8211; essere inclusi anche in queste partite? In che modo gli ETS potrebbero contribuire ad ampliare le reti della partecipazione?</strong></h6>
<p style="text-align: justify;">Il Regolamento valorizza la programmazione e la progettazione condivisa anche con tutte quelle associazioni territoriali minori del mondo del volontariato e i gruppi informali di cittadinanza attiva che hanno un ruolo prezioso e determinante per la cura del bene comune nella nostra città. Ferma e chiara ne è la differenziazione nell’alveo però di un riconoscimento, seppur diversificato, necessario per non disperdere tutte le energie civiche della nostra città. Per questo abbiamo deciso di continuare a dotarci di un registro delle<strong> LIBERE FORME ASSOCIATIVE</strong> che dal 1 gennaio 2023, data di entrata in vigore del Regolamento, è composto da quelle realtà che, pur di natura giuridica associativa e con il vincolo di agire senza scopo di lucro, non potranno o non riusciranno a entrare nel RUNTS. Gli ETS sono attori strategici che, insieme all&#8217;Amministrazione Comunale, con il <a href="https://www.comune.bologna.it/notizie/nuovo-patto-amministrazione-condivisa" target="_blank" rel="noopener">Patto per l&#8217;Amministrazione condivisa</a> e con gli strumenti e l&#8217;assetto del nuovo Regolamento si prendono l&#8217;impegno di rafforzare e diffondere la partecipazione, la consultazione e la valorizzazione dei cittadini e delle cittadine nelle scelte più importanti o su quelle che li riguardano più da vicino, considerando che Bologna è stata la città che ha per prima sviluppato azioni per la cura condivisa dei beni comuni con i Patti di collaborazione e l’immaginazione civica; coerentemente con gli obiettivi e i valori perseguiti dalla riforma del decentramento, le parti intendono affrontare la complessità del contesto urbano contemporaneo stimolando, sostenendo e valorizzando il concorso dei cittadini alla creazione di un ecosistema collaborativo nel quale, ferma restando la responsabilità di adempiere ai compiti spettanti agli ETS, possano svolgere <strong>un ruolo abilitante, aggregante e moltiplicatore</strong> rispetto alle risorse ed alle progettualità della comunità. In questo senso l’impegno è quello di promuovere e supportare percorsi che portino a <strong>Patti di Collaborazione Quadro</strong> come quello <a href="https://www.comune.bologna.it/notizie/nuovo-patto-collaborazione-lgbtqia-2022" target="_blank" rel="noopener">sperimentato per la comunità LGBTQ+</a>.<br />
Per quanto riguarda il coinvolgimento di gruppi informali o singoli cittadini, la risposta è assolutamente sì. I Patti di collaborazione per loro natura prevedono che a poterli sottoscrivere siano anche i cittadini organizzati in forme autonome, informali. Il Patto è per noi quindi uno strumento importante di progettazione condivisa, per tenere agganciate anche le realtà non &#8220;predisposte&#8221; alla co-programmazione e co-progettazione come previste dal Codice nazionale.</p>
<h6 style="text-align: justify;"><strong>In questo contesto, le Case di Quartiere svolgono una funzione strategica ed hanno quindi una menzione particolare nel Regolamento.</strong></h6>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 2019 Bologna ha avviato un processo di trasformazione dei centri anziani in Case di quartiere, 33 in tutto. È l&#8217;infrastruttura di prossimità più diffusa che ci sia in città. Per noi è importante che diventino luoghi di comunità, <strong>dove i cittadini trovino risposta ai loro bisogni sociali, relazionali e culturali</strong>. Si tratta di un processo in corso, ogni Casa è diversa dall&#8217;altra e incide su un contesto specifico. Hanno una menzione particolare perché crediamo debbano avere un ruolo centrale all&#8217;interno di tutti i processi e le pratiche di collaborazione.<br />
Ad esempio, i laboratori di quartiere &#8211; che sono quella struttura di incontri che il Comune e la FIU si sono dati per confrontarsi con la cittadinanza su vari temi urbani &#8211; di solito si organizzano e sviluppano al loro interno. In generale qualsiasi altro processo di prossimità coinvolge le Case di quartiere.</p>
<h6 style="text-align: justify;"><strong>Molto raramente si parla delle esternalità positive che l’Amministrazione condivisa può generare a livello economico. Nel nuovo testo si fa invece esplicito riferimento sia a pratiche di economia collaborativa, circolare e di comunità, che possono quindi rientrare tra le attività svolte, sia alla possibilità che grazie alla collaborazione civica si creino <em>nuove ed inclusive</em> opportunità di lavoro. Puoi farci qualche esempio?</strong></h6>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo fortemente convinti &#8211; e la Città metropolitana si è dotata non a caso anche di un piano per l’economia sociale &#8211; che ci sia bisogno di immaginare un sistema strutturalmente diverso: se vuole essere un sistema di economia sociale che <strong>mette al centro il principio della redistribuzione</strong> attraverso nuovi modelli di welfare plurale, comunitario e di impronta mutualistica, questo non si possa non fare che con il Terzo settore, che fonda la sua natura nel rapporto diretto con il territorio e con le comunità e i beneficiari dei loro servizi. Bologna ha una storia importante di cooperativismo, che ha però bisogno di ritrovarsi e rilanciarsi nel futuro – trovando anche pratiche nuove di innovazione sociale per essere sostenibile nel lungo periodo. La volontà è quella di sperimentare insieme partendo da una base comune forte di riconoscimento, per costruire un modello diverso.<br />
Un esempio al quale abbiamo iniziato a lavorare in pandemia è quello di <strong>Consegne Etiche</strong>. Abbiamo lavorato con associazioni e cooperative per ridisegnare un servizio basandolo su principi etici &#8211; in termini di dignità del lavoro e sostenibilità ambientale. Consegne Etiche oggi è attivo attraverso le biblioteche, consegnando libri a domicilio a chi ne ha bisogno. Siamo in una fase di ri-progettazione, immaginando che possa diventare un servizio per la città in diverse forme. Non è semplice rilanciarlo laddove sei in competizione con un mercato particolarmente aggressivo, come quello del delivery&#8230; Non è semplice, ma dobbiamo provarci.</p>
<h6 style="text-align: justify;"><strong>Quello del patrimonio immobiliare pubblico è notoriamente un tema delicato per le grandi città, in particolare quelle maggiormente aggredite dai processi di turistificazione e gentrificazione come Bologna. La rigenerazione degli immobili in disuso attraverso i Patti di collaborazione può essere una strada anche per arginare le esternalità negative di questi fenomeni? O, al contrario, se non accompagnata da opportune politiche rischia di assecondarli?</strong></h6>
<p style="text-align: justify;">È sicuramente necessario costruire una nuova cornice di politica pubblica condivisa intorno alla rigenerazione degli spazi, che abbia come punto fermo la gestione condivisa dei beni comuni. Come diceva Elinor Ostrom, la prima donna ad essere premiata con il Nobel all&#8217;economia: “Il modello di gestione deve essere congruente con la natura del bene: se questo è comune, anche la gestione deve esserlo”.<br />
Partendo da questo assunto il <a href="https://www.comune.bologna.it/notizie/nuovo-patto-amministrazione-condivisa">Patto per l&#8217;Amministrazione condivisa</a> individua la necessità di una nuova politica di utilizzo degli immobili destinati ad uso civico che sia orientata alla più ampia accessibilità e inclusività, aperta ad accogliere le progettualità del territorio, promosse dalle diverse tipologie di soggetti formalmente costituiti o meno e di farlo partendo da una <strong>mappatura condivisa degli spazi esistenti inutilizzati</strong> per poter attivare processi di rigenerazione urbana anche attraverso pratiche di assegnazione temporanea e/o transitoria e valorizzando il principio della <strong>redditività civica</strong> per quanto concerne la sua sostenibilità.<br />
Il nuovo Regolamento infatti individua tre tipologie differenti di assegnazione degli spazi: <strong>occasionale, transitorio e stabile</strong> per cui vengono previste modalità più semplici per poter utilizzare temporaneamente uno spazio comunale in relazione alle effettive esigenze del progetto nel limite massimo di un anno, rinnovabile di un ulteriore anno. Ovviamente rimane la possibilità, già prevista dai precedenti regolamenti, di assegnare gli immobili per un periodo più lungo: <strong>la scelta però è quella di privilegiare, per quanto possibile, l’uso condiviso degli spazi in un&#8217;ottica di collaborazione, polifunzionalità e incontro</strong>. Viene infine dettata un’apposita disciplina per favorire la rigenerazione degli immobili inutilizzati che possono diventare la sede per svolgere attività pensate e realizzate insieme alle comunità di riferimento.<br />
L&#8217;importante novità introdotta da questo Regolamento è che attraverso i patti di collaborazione la gestione condivisa di un bene anche da parte di comunità e non solo ETS o associazioni formalmente istituite può essere una forma <strong>per arginare esternalità negative e abbandono</strong>, affidando alla gestione comune e condivisa la cura di un bene comune. Del resto per poter esistere il bene comune, che sia esso fisico o immateriale ha bisogno di un sistema di cura, che è a sua volta determinato dalla presenza di una comunità: non c’è bene comune senza una comunità che se ne prende cura e non c’è comunità capace di cura che non sia parte di un sistema di prossimità, ovvero un insieme di beni comuni che le permettono di esistere. Attorno ad un bene comune nasce una comunità ma serve una comunità per avere un bene comune.</p>
<h6 style="text-align: justify;"><strong>Un’altra novità del nuovo testo è il riconoscimento della valutazione d’impatto sociale come elemento qualificante della progettazione territoriale. Si tratta di un tema enorme che meriterebbe un’intervista a parte. Ci sono però delle esperienze o percorsi avviati di cui ci vuoi brevemente parlare, che possono dar conto della capacità di rottura di questo approccio?</strong></h6>
<p style="text-align: justify;">Meriterebbe davvero un&#8217;intervista a parte questo tema andando ad incidere di fatto su tutto il sistema di programmazione, progettazione e monitoraggio della macchina amministrativa come del Terzo Settore. L’obiettivo che ci siamo dati è quello di avviare un <strong>processo sistemico di co-valutazione centralizzato</strong>, creando una connessione tra l’attività di rendicontazione e di valutazione del Patto e dell’Amministrazione condivisa e quella più generale del comune di Bologna.<br />
Come percorsi avviati merita una menzione senz&#8217;altro il percorso che il Comune, dal 2021, oltre alla ordinaria e obbligatoria attività di rendicontazione, sta sperimentando con <strong>il modello del Report Integrato</strong>, utilizzando il framework internazionale dell’Integrated Reporting, strumento di rendicontazione volontaria che ha la finalità di dar conto del valore pubblico complessivamente prodotto dall’azione dell’Ente per il territorio nell’ambito delle diverse dimensioni della sostenibilità, in una logica sistemica, e con l’utilizzo di tutti i capitali di cui dispone.<br />
Oltre a questo il Dipartimento Cultura e Promozione della Città del comune di Bologna ha avviato quest&#8217;anno un progetto strategico di definizione di <strong>un nuovo strumento condiviso per la valutazione di impatto della cultura</strong>. Il progetto ha l&#8217;obiettivo di valutare, nel senso di dare valore, il potere trasformativo della cultura, come veicolo politico e democratico, sui cittadini, nella convinzione che la cultura crei occasioni di protagonismo civico e di partecipazione che possono essere misurati e raccontati. Si tratta di un percorso di confronto tra Amministrazione e operatori culturali, che parte dalla costruzione di una visione strategica della Cultura per Bologna che coordini l&#8217;azione di tutto l&#8217;ecosistema. Il progetto, realizzato insieme al Terzo Settore cittadino, potrebbe essere esteso come buona pratica agli altri settori dell&#8217;amministrazione.</p>
<h6 style="text-align: justify;"><strong>Per dare gambe ai nuovi strumenti non è sufficiente, come sappiamo, la loro adozione amministrativa. Per concludere: a quali condizioni, secondo te, il nuovo Regolamento potrà davvero fare la differenza?</strong></h6>
<p style="text-align: justify;">Per applicare il Regolamento in maniera completa e profonda sarà necessario superare le resistenze ad un cambiamento così radicale, sia da parte della macchina amministrativa sia da parte del Terzo settore. Le novità introdotte comportano dei cambiamenti radicali in termini metodologici e di approccio. Gli ostacoli che vedo è che <strong>abbiamo tutti bisogno di fare formazione</strong>, ed è qualcosa che stiamo iniziando a impostare come accompagnamento al percorso, per riuscire a capire e maneggiare i nuovi strumenti e fare nostro un metodo nuovo di lavorare. All&#8217;inizio sembrerà molto oneroso, perché sono processi che richiedono incontro, ascolto, messa in discussione&#8230; e che però sul lungo periodo daranno dei risultati completamente diversi: <strong>l&#8217;Amministrazione condivisa può secondo me portare finalmente a una trasformazione della società</strong> e non più semplicemente a lenire i problemi, lavorando sulle cause e trovando quindi, finalmente, risposte trasformative. Gli ostacoli sono il doversi mettere in gioco e rimboccarsi le maniche, con responsabilità ma anche con entusiasmo nell&#8217;imparare dei metodi nuovi di relazione e di lavoro, che siano sempre più collaborativi e meno competitivi per quanto riguarda il mondo del Terzo settore, sempre più volti all&#8217;ascolto e alla collaborazione per quanto riguarda l&#8217;amministrazione comunale.</p>
<p><em>Clicca <a href="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/01/BOLOGNA.REGOLAMENTO-SULLE-FORME-DI-COLLABORAZIONE-TRA-SOGGETTI-CIVICI-E-AMMINISTRAZIONE.pdf" target="_blank" rel="noopener">qui</a> per scaricare il testo del Regolamento.</em></p>
<p><em>Foto di copertina di Margherita Caprilli.</em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2023/01/a-bologna-nove-anni-dopo-lamministrazione-condivisa-e-diventata-strutturale/" target="_blank" rel="noopener">A Bologna, nove anni dopo, l’amministrazione condivisa è diventata strutturale</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2023/01/commento-al-nuovo-regolamento-di-bologna-sullamministrazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">Commento al nuovo regolamento di Bologna sull’amministrazione condivisa</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2020/02/public-engagement-lesperienza-di-bologna/" target="_blank" rel="noopener">Public engagement, l’esperienza di Bologna</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2018/06/a-bologna-nasce-la-fondazione-per-linnovazione-urbana/" target="_blank" rel="noopener">A Bologna nasce la Fondazione per l’Innovazione Urbana</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2017/12/beni-comuni-e-bologna-online-il-report-2017/" target="_blank" rel="noopener">Beni comuni è Bologna: online il Report 2017</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2023/01/capasso-gli-obiettivi-politici-e-le-sfide-culturali-del-nuovo-regolamento/">Capasso: gli obiettivi politici e le sfide culturali del nuovo Regolamento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La top ten dell&#8217;Amministrazione condivisa 2022</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/12/la-top-ten-dellamministrazione-condivisa-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2022 18:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=77826</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le classifiche basate sulla competizione non ci sono mai piaciute. Non possiamo esimerci, però, dal curiosare tra le preferenze espresse dai nostri lettori nell&#8217;anno appena trascorso: non di certo per stilare delle graduatorie di merito, quanto per interrogarci, ancora di più, sui temi che più stanno a cuore e interessano a chi si trova a navigare tra le pagine di Labsus. La nostra top ten degli articoli più letti colpisce, al solito, per l&#8217;estrema eterogeneità e la complessità dei contenuti, nella tensione costante tra locale e globale, micro e macro, particolare e sistemico. Una delle conseguenze principali dell&#8217;invasione russa in Ucraina &#8211; forse l&#8217;episodio più drammaticamente rilevante del 2022 &#8211; è stata l&#8217;aumento vertiginoso dei prezzi dell&#8217;energia, determinante quella che l&#8217;ISPI ha definito una crisi multilivello che coinvolge la società nel suo insieme. Non sorprende quindi che tra i temi più gettonati di quest&#8217;anno ci sia quello delle Comunità Energetiche, che abbiamo affrontato in due diversi editoriali curati rispettivamente da Luca Tricarico e Silvia Lazzari. Diritto, Scuola, Politica Sul fronte del diritto, degli sviluppi normativi e dell&#8217;evoluzione giurisprudenziale dell&#8217;Amministrazione condivisa, ambito di indagine privilegiato per le ricercatrici e i ricercatori Labsus, rimane alta l&#8217;attenzione per i risvolti applicativi del nuovo Codice del Terzo Settore, in particolare in merito ai rapporti tra pubbliche amministrazioni ed ETS ai fini dello svolgimento da parte di questi ultimi di servizi di interesse generale: un tema cruciale che abbiamo affrontato più volte nel corso dell&#8217;anno, ed in particolare con i commenti di Eugenio Fidelbo alle linee guida dell&#8217;ANAC e quello più recente di Roberta Tonanzi ad alcune sentenze del Tar Lazio e del Tar Piemonte. La cornice giuridica interessa tanto quanto quella politica, che posiziona l&#8217;Amministrazione condivisa in una visione d&#8217;insieme che va al di là del singolo patto di collaborazione: quella che hanno offerto nei rispettivi editoriali sia Pasquale Bonasora, definendo l&#8217;Amministrazione condivisa come un processo politico, sia Gregorio Arena, riscoprendone la vocazione generalista. Squisitamente politico è, d&#8217;altra parte, anche il grande tema della Scuola e in generale dell&#8217;educazione e dell&#8217;apprendimento permanente come bene comune, di cui Labsus si occupa da sempre e da differenti angolature, sia a livello teorico che progettuale. Non è certo un caso che nel 2022 abbiano riscosso molto successo l&#8217;editoriale centrato sulle Piccole Scuole e sulla nascita dell&#8217;Osservatorio nazionale sui Patti educativi, a cura di Giuseppina Cannella e Giuseppina Rita Jose Mangione di INDIRE, o l&#8217;articolo sulla lettura ad alta voce scritto a quattro mani da Chiara Bartolozzi e Marco Zapparoli, o ancora la testimonianza delle Scuole di cittadinanza e comunità in Toscana curata da Rossana Caselli. Non mancano a questo proposito le esperienze di cura, gestione e rigenerazione dei beni comuni raccontate dai diretti protagonisti (come Paola Bazzoni che ci parla del recupero della fabbrica Grassi): a suscitare maggiore interesse sono qui le storie di &#8220;ex-qualcosa&#8221; (ex fabbriche, ex scuole, ex caserme&#8230;) che tornano a nuova vita grazie all&#8217;impegno e alla creatività delle comunità locali. I beni comuni pensati e praticati &#8220;In Italia &#8211; scrive Fabio Giglioni nella sua recensione al libro di Gianfrancesco Fidone &#8211; il dibattito sui beni comuni è stato molto acceso e animato in questi anni e si è sviluppato in sedi accademiche e non. Tuttavia, anche quando il luogo del confronto non è stato quello riservato ai soli esperti, il livello di discussione non ha mai smesso di essere particolarmente difficile per chi è a digiuno di nozioni scientifiche e di quelle giuridiche in particolare. Per questo il libro di Fidone, giurista e avvocato romano, è particolarmente apprezzabile: già nel titolo manifesta l’intenzione di rivolgersi a tutti, traducendo in modo semplice (la semplicità di Calvino da non confondere con la banalizzazione) concetti che presentano un elevato grado di complessità&#8221;. Lo stesso obiettivo è quello che guida la redazione di Labsus e che, nonostante le complessità, speriamo sia stato almeno in parte raggiunto. Buon anno e buona lettura a tutte e tutti! I 10 articoli più letti dell&#8217;anno #1 Le Comunità Energetiche, la risposta locale agli stravolgimenti generati dalla globalizzazione #2 Gli affidamenti in favore degli enti del Terzo settore #3 Piccole scuole, Patti e comunità #4 La lettura, da bene privato a bene comune #5 C&#8217;erano una volta un borgo, un&#8217;ex-fabbrica e un immenso patrimonio culturale #6 L’Amministrazione condivisa come processo politico #7 Le Scuole di cittadinanza e comunità: laboratori di futuro #8 Una visione sistemica dell’Amministrazione condivisa #9 Un’ex scuola diventa un hub per l’invecchiamento attivo #10 I beni comuni pensati e praticati Foto di copertina: Holger Woizick su Unsplash &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/12/la-top-ten-dellamministrazione-condivisa-2022/">La top ten dell&#8217;Amministrazione condivisa 2022</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le classifiche basate sulla competizione non ci sono mai piaciute. Non possiamo esimerci, però, dal curiosare tra le preferenze espresse dai nostri lettori nell&#8217;anno appena trascorso: non di certo per stilare delle graduatorie di merito<strong>,</strong> quanto per interrogarci, ancora di più, sui temi che più stanno a cuore e interessano a chi si trova a navigare tra le pagine di Labsus. La nostra <em>top ten</em> degli articoli più letti colpisce, al solito, per l&#8217;estrema eterogeneità e la complessità dei contenuti, nella tensione costante tra locale e globale, micro e macro, particolare e sistemico.<br />
Una delle conseguenze principali dell&#8217;invasione russa in Ucraina &#8211; forse l&#8217;episodio più drammaticamente rilevante del 2022 &#8211; è stata l&#8217;aumento vertiginoso dei prezzi dell&#8217;energia, determinante quella che l&#8217;<a href="https://www.ispionline.it/it" target="_blank" rel="noopener">ISPI</a> ha definito una <strong>crisi <em>multilivello</em> che coinvolge la società nel suo insieme</strong>. Non sorprende quindi che tra i temi più gettonati di quest&#8217;anno ci sia quello delle Comunità Energetiche, che abbiamo affrontato in due diversi editoriali curati rispettivamente da <a href="https://www.labsus.org/2022/10/le-comunita-energetiche-la-risposta-locale-agli-stravolgimenti-generati-dalla-globalizzazione/?fbclid=IwAR0CmCjYqAOmn2AKRdAKvjunkj5AoqKRfDjBFDvDrKP9ktLcFyS2_m9on1c" target="_blank" rel="noopener">Luca Tricarico</a> e <a href="https://www.labsus.org/2022/11/il-percorso-per-lattivazione-di-comunita-energetiche-rinnovabili-e-solidali/" target="_blank" rel="noopener">Silvia Lazzari</a>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Diritto, Scuola, Politica</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte del diritto, degli sviluppi normativi e dell&#8217;evoluzione giurisprudenziale dell&#8217;Amministrazione condivisa, ambito di indagine privilegiato per le ricercatrici e i ricercatori Labsus, rimane alta l&#8217;attenzione per i risvolti applicativi del nuovo Codice del Terzo Settore, in particolare in merito ai rapporti tra pubbliche amministrazioni ed ETS ai fini dello svolgimento da parte di questi ultimi di <strong>servizi di interesse generale</strong>: un tema cruciale che abbiamo affrontato più volte nel corso dell&#8217;anno, ed in particolare con i commenti di <a href="https://www.labsus.org/2022/03/gli-affidamenti-in-favore-degli-enti-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noopener">Eugenio Fidelbo</a> alle linee guida dell&#8217;ANAC e quello più recente di <a href="https://www.labsus.org/2022/10/gli-affidamenti-agli-enti-del-terzo-settore-quali-criteri-si-applicano/" target="_blank" rel="noopener">Roberta Tonanzi</a> ad alcune sentenze del Tar Lazio e del Tar Piemonte.<br />
La cornice giuridica interessa tanto quanto quella <strong>politica</strong>, che posiziona l&#8217;Amministrazione condivisa in una <strong>visione d&#8217;insieme</strong> che va al di là del singolo patto di collaborazione: quella che hanno offerto nei rispettivi editoriali sia <a href="https://www.labsus.org/2022/11/lamministrazione-condivisa-come-processo-politico/" target="_blank" rel="noopener">Pasquale Bonasora</a>, definendo l&#8217;Amministrazione condivisa come un processo politico, sia <a href="https://www.labsus.org/2022/07/una-visione-sistemica-della-amministrazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">Gregorio Arena</a>, riscoprendone la vocazione generalista. Squisitamente <em>politico</em> è, d&#8217;altra parte, anche il grande tema della <strong>Scuola</strong> e in generale dell&#8217;educazione e dell&#8217;<strong>apprendimento permanente</strong> come bene comune, di cui Labsus si occupa da sempre e da differenti angolature, sia a livello teorico che progettuale. Non è certo un caso che nel 2022 abbiano riscosso molto successo l&#8217;editoriale centrato sulle Piccole Scuole e sulla nascita dell&#8217;<a href="https://piccolescuole.indire.it/iniziative/osservatorio-patti-educativi-territoriali/" target="_blank" rel="noopener">Osservatorio nazionale sui Patti educativi</a>, a cura di Giuseppina Cannella e Giuseppina Rita Jose Mangione di INDIRE, o l&#8217;articolo sulla <strong>lettura ad alta voce</strong> scritto a quattro mani da <a href="https://www.labsus.org/2022/04/la-lettura-da-bene-privato-a-bene-comune/" target="_blank" rel="noopener">Chiara Bartolozzi e Marco Zapparoli</a>, o ancora la testimonianza delle Scuole di cittadinanza e comunità in Toscana curata da <a href="https://www.labsus.org/2022/02/le-scuole-di-cittadinanza-e-comunita-laboratori-di-futuro/" target="_blank" rel="noopener">Rossana Caselli</a>. Non mancano a questo proposito le <strong>esperienze di cura, gestione e rigenerazione dei beni comuni</strong> raccontate dai diretti protagonisti (come <a href="https://www.labsus.org/2022/05/cerano-una-volta-un-borgo-unex-fabbrica-e-un-immenso-patrimonio-culturale/" target="_blank" rel="noopener">Paola Bazzoni</a> che ci parla del recupero della fabbrica Grassi): a suscitare maggiore interesse sono qui le storie di &#8220;ex-qualcosa&#8221; (ex fabbriche, ex scuole, ex caserme&#8230;) che tornano a nuova vita grazie all&#8217;impegno e alla creatività delle comunità locali.</p>
<h4><strong>I beni comuni pensati e praticati</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In Italia &#8211; scrive Fabio Giglioni nella <a href="https://www.labsus.org/2022/01/beni-comuni-pensati-e-praticati/" target="_blank" rel="noopener">sua recensione</a> al libro di Gianfrancesco Fidone &#8211; il dibattito sui beni comuni è stato molto acceso e animato in questi anni e si è sviluppato in sedi accademiche e non. Tuttavia, anche quando il luogo del confronto non è stato quello riservato ai soli esperti, il livello di discussione non ha mai smesso di essere particolarmente difficile per chi è a digiuno di nozioni scientifiche e di quelle giuridiche in particolare. Per questo il libro di Fidone, giurista e avvocato romano, è particolarmente apprezzabile: già nel titolo manifesta l’intenzione di rivolgersi a tutti, traducendo in modo semplice (<strong>la semplicità</strong> <strong>di Calvino</strong> <strong>da non confondere con la banalizzazione</strong>) concetti che presentano un elevato grado di complessità&#8221;. Lo stesso obiettivo è quello che guida la redazione di Labsus e che, nonostante le complessità, speriamo sia stato almeno in parte raggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Buon anno e buona lettura a tutte e tutti!</p>
<h4><strong>I 10 articoli più letti dell&#8217;anno</strong></h4>
<h5><strong>#1</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="9RFNtlGMpR"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/10/le-comunita-energetiche-la-risposta-locale-agli-stravolgimenti-generati-dalla-globalizzazione/">Le Comunità Energetiche, la risposta locale agli stravolgimenti generati dalla globalizzazione</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Le Comunità Energetiche, la risposta locale agli stravolgimenti generati dalla globalizzazione&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/10/le-comunita-energetiche-la-risposta-locale-agli-stravolgimenti-generati-dalla-globalizzazione/embed/#?secret=cpeZSrIViy#?secret=9RFNtlGMpR" data-secret="9RFNtlGMpR" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#2</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="5SzXbZ7vGM"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/03/gli-affidamenti-in-favore-degli-enti-del-terzo-settore/">Gli affidamenti in favore degli enti del Terzo settore</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Gli affidamenti in favore degli enti del Terzo settore&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/03/gli-affidamenti-in-favore-degli-enti-del-terzo-settore/embed/#?secret=lzt6H7cICs#?secret=5SzXbZ7vGM" data-secret="5SzXbZ7vGM" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#3</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="YISFtoZcB0"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/02/piccole-scuole-patti-e-comunita/">Piccole scuole, Patti e comunità</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Piccole scuole, Patti e comunità&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/02/piccole-scuole-patti-e-comunita/embed/#?secret=UFt4OtNLAI#?secret=YISFtoZcB0" data-secret="YISFtoZcB0" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#4</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="lqOF5DqeZw"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/04/la-lettura-da-bene-privato-a-bene-comune/">La lettura, da bene privato a bene comune</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;La lettura, da bene privato a bene comune&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/04/la-lettura-da-bene-privato-a-bene-comune/embed/#?secret=MF6CelMYhZ#?secret=lqOF5DqeZw" data-secret="lqOF5DqeZw" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#5</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="r96aSoTRrR"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/05/cerano-una-volta-un-borgo-unex-fabbrica-e-un-immenso-patrimonio-culturale/">C&#8217;erano una volta un borgo, un&#8217;ex-fabbrica e un immenso patrimonio culturale</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;C&#8217;erano una volta un borgo, un&#8217;ex-fabbrica e un immenso patrimonio culturale&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/05/cerano-una-volta-un-borgo-unex-fabbrica-e-un-immenso-patrimonio-culturale/embed/#?secret=lW1Cb6BZPC#?secret=r96aSoTRrR" data-secret="r96aSoTRrR" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#6</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="jgmIvqGVcu"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/11/lamministrazione-condivisa-come-processo-politico/">L’Amministrazione condivisa come processo politico</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;L’Amministrazione condivisa come processo politico&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/11/lamministrazione-condivisa-come-processo-politico/embed/#?secret=xhktohTxXb#?secret=jgmIvqGVcu" data-secret="jgmIvqGVcu" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#7</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="PQM7hMx8SU"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/02/le-scuole-di-cittadinanza-e-comunita-laboratori-di-futuro/">Le Scuole di cittadinanza e comunità: laboratori di futuro</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Le Scuole di cittadinanza e comunità: laboratori di futuro&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/02/le-scuole-di-cittadinanza-e-comunita-laboratori-di-futuro/embed/#?secret=1clX3eifOD#?secret=PQM7hMx8SU" data-secret="PQM7hMx8SU" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#8</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="xB9rGvEXuf"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/07/una-visione-sistemica-della-amministrazione-condivisa/">Una visione sistemica dell’Amministrazione condivisa</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Una visione sistemica dell’Amministrazione condivisa&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/07/una-visione-sistemica-della-amministrazione-condivisa/embed/#?secret=C7iHEKj4vz#?secret=xB9rGvEXuf" data-secret="xB9rGvEXuf" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#9</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="VJhu8irFGs"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/07/unex-scuola-diventa-un-hub-per-l-invecchiamento-attivo/">Un’ex scuola diventa un hub per l’invecchiamento attivo</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Un’ex scuola diventa un hub per l’invecchiamento attivo&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/07/unex-scuola-diventa-un-hub-per-l-invecchiamento-attivo/embed/#?secret=oiRa80o8GU#?secret=VJhu8irFGs" data-secret="VJhu8irFGs" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h5><strong>#10</strong></h5>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="659DIMFru6"><p><a href="https://www.labsus.org/2022/01/beni-comuni-pensati-e-praticati/">I beni comuni pensati e praticati</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;I beni comuni pensati e praticati&#8221; &#8212; Labsus" src="https://www.labsus.org/2022/01/beni-comuni-pensati-e-praticati/embed/#?secret=tQ2TnwyIq8#?secret=659DIMFru6" data-secret="659DIMFru6" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p><em>Foto di copertina: Holger Woizick su Unsplash</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/12/la-top-ten-dellamministrazione-condivisa-2022/">La top ten dell&#8217;Amministrazione condivisa 2022</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le nostre periferie, oltre il tempo e lo spazio</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/04/le-nostre-periferie-oltre-il-tempo-e-lo-spazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 10:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<category><![CDATA[città ]]></category>
		<category><![CDATA[coprogettazione]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità]]></category>
		<category><![CDATA[ingaggio comunità]]></category>
		<category><![CDATA[lacittaintorno]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[luoghicomuni]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[urbano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>No time no space. Da diversi giorni ho in testa il famoso brano di Franco Battiato come colonna sonora del carosello di volti, parole, luoghi e momenti degli ultimi tre anni di lavoro in alcune periferie del comune di Milano. Luoghicomuni, il progetto che abbiamo curato in collaborazione con il Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra (nell’ambito di Lacittàintorno, un programma di Fondazione Cariplo volto a promuovere il protagonismo degli abitanti nella vita pubblica), è ufficialmente terminato. La canzone del “maestro” che mi accompagna in questi giorni di rendicontazioni e riflessioni lascia però intuire che non si tratti di una vera e propria fine. D’altra parte, Luoghicomuni non è mai stato un progetto: da sempre lo abbiamo definito un’azione, anche durante i mesi di pausa dovuti alla pandemia. A me piace pensarlo come un viaggio che continua: al di là dei tempi di progetto, oltre i singoli spazi rigenerati. Navigare nello spazio… di più Ed è attraverso un viaggio collettivo che abbiamo voluto celebrare i patti di collaborazione attivi da quartiere Adriano a Corvetto, da via Padova al borgo di Chiaravalle, ovvero tutte quelle persone che sono dietro ai tanti esercizi di pace – come li abbiamo chiamati nell’ultimo Rapporto Labsus – e insieme alle quali abbiamo navigato in questi anni con Lacittàintorno. Un tour in bicicletta di 40 chilometri che ha voluto unire simbolicamente esperienze e cittadini attivi coinvolti nei diversi quartieri, ma anche tutte le persone che il 27 marzo scorso hanno partecipato a questo insolito viaggio urbano di scoperta e ri-scoperta dei “luoghi comuni”. Un viaggio che continua non solo perché oggi ci sono 13 patti di collaborazione attivi, con una media di 12 diversi soggetti firmatari ognuno, che proseguiranno nella navigazione a prescindere da Luoghicomuni. Continua perché ad essere stata seminata e raccolta durante il cammino è, soprattutto, una nuova forma di consapevolezza, che crediamo possa scortare i nostri compagni di viaggio anche in altre avventure future: la consapevolezza di tutto ciò che si può cambiare, sempre e ovunque. Nel proprio quartiere, nella propria città, in Italia, nel mondo intero. Telescopi giganti, per seguire le stelle Ho imparato che per cambiare non posso essere mai da solo, ma sempre insieme agli altri. Se un altro bambino di un posto lontano da qui mi chiedesse cosa serve per fare quel che è successo qui, in questa piazza, col nostro patto, gli direi che bisogna fare le cose insieme agli altri. Marco, alunno della Scuola Primaria di via San Mamete (quartiere Adriano) Innescare un cambiamento, in particolare in quei contesti territoriali fragili come quelli in cui abbiamo operato, è spesso possibile solo se si riescono a scorgere opportunità e potenzialità, dei luoghi e delle persone. Una capacità, un “super potere” di cui non sempre i soggetti singoli sono dotati: le alleanze autenticamente inclusive, inedite e plurali, come presupposto ed esito dei patti di collaborazione, sono la chiave per individuare nuove traiettorie, per provare a seguire le stelle. I patti di Luoghicomuni oggi attivi includono 45 diversi enti del terzo settore, 5 istituti scolastici, 10 gruppi informali di cui 2 social street, 90 cittadini singoli firmatari e centinaia di bambine e bambini delle scuole coinvolte, 12 piccoli commercianti, oltre a incrociare tante progettualità che insistono su diverse scale. Una ricchezza e una complessità da saper valorizzare e affrontare costantemente durante il viaggio, mettendo in gioco competenze affatto scontate, non del tutto codificate e, dunque, non sempre riconosciute. La prima è, senza alcun dubbio, l’ascolto: del singolo abitante, del tecnico del municipio, del commerciante, dell’assessore competente, del consigliere di opposizione, dell’associazione culturale, della social street, del funzionario comunale, della fondazione, dell’operatore sociale, del comitato di quartiere&#8230; Le scie luminose delle comete Mi piace questa proposta perché spinge finalmente ad andare oltre la distinzione di ruoli. Progettare e fare insieme, condividere impegni e responsabilità: significa molto di più che partecipare. Tiziana, insegnante dell’Istituto Comprensivo F. Filzi (quartiere Corvetto) Conciliare tempi, motivazioni, interessi, culture, visioni dei diversi pubblici interessati dalle varie progettualità è stata senz’altro la maggiore sfida di questi anni. L’accoglienza e l’accessibilità – dialettiche, relazionali, operative – da garantire a tutti i costi, pena l’insuccesso degli sforzi collettivi, non sono certo esenti da fatiche. Una missione che è stata portata avanti non solo dalle facilitatrici di Labsus impegnate nei quartieri, ma anche da tutte quelle persone che si sono a loro volta fatte “promotrici” dei patti, agendo a titolo volontario come community organizer della collaborazione civica. Penso in particolare al “Miglio delle Farfalle”, in assoluto il più numeroso in termini di soggetti coinvolti e il più esteso come superficie interessata dal patto (ad oggi 40 firmatari e oltre 1 chilometro di strada): un’idea partita da un singolo attore del territorio che ha letteralmente spiccato il volo, aggregando costantemente nuovi abitanti, piccoli commercianti e associazioni locali, diventando quasi un patto di quartiere. Tuttavia, se è vero che la dimensione della comunità e/o degli spazi fisici interessati può incidere sulla complessità gestionale del processo, altri patti hanno messo in evidenza ben altri fattori. Tutti i patti di collaborazione “incubati” da Luoghicomuni sono stati di fatto accompagnati da un profondo lavoro di ingaggio, delle comunità e delle istituzioni, prima e dopo la firma, e di costante mediazione tra le parti. Un’azione orientata a valorizzare e armonizzare tutte le energie in campo e a scovare e includere quelle nascoste, nel tentativo di veder realizzati quei bisogni e desideri condivisi espressi dalle comunità, le scie luminose delle comete. Soprattutto in una fase iniziale e in alcuni contesti specifici, si è trattato anche di superare una certa diffidenza verso “l’ennesimo progetto”, destinato a finire e non lasciare molto sul territorio. Una postura venuta meno una volta compreso l’elemento di rottura introdotto dall’Amministrazione condivisa dei beni comuni: la prospettiva di costruire un’alleanza territoriale stabile è stata molto più potente della diffidenza iniziale e anzi, ha reso in particolare molte insegnanti delle vere e proprie leader di comunità. Teresa, Antonella, Roberta, Tiziana, Carmen sono motivate non solo dalla possibilità di fare didattica all’aperto in tempi di</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/04/le-nostre-periferie-oltre-il-tempo-e-lo-spazio/">Le nostre periferie, oltre il tempo e lo spazio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>No time no space</em>. Da diversi giorni ho in testa il famoso brano di Franco Battiato come colonna sonora del carosello di volti, parole, luoghi e momenti degli ultimi tre anni di lavoro in alcune periferie del comune di Milano. <em>Luoghicomuni</em>, il progetto che abbiamo curato in collaborazione con il Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra (nell’ambito di <em>Lacittàintorno</em>, un programma di Fondazione Cariplo volto a promuovere il protagonismo degli abitanti nella vita pubblica), è ufficialmente terminato.<br />
La canzone del “maestro” che mi accompagna in questi giorni di rendicontazioni e riflessioni lascia però intuire che non si tratti di una vera e propria fine. D’altra parte, Luoghicomuni non è mai stato un <em>progetto</em>: da sempre lo abbiamo definito <em>un’azione, </em>anche durante i mesi di pausa dovuti alla pandemia. A me piace pensarlo come un viaggio che continua: al di là dei tempi di progetto, oltre i singoli spazi rigenerati.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Navigare nello spazio… di più</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ed è attraverso un viaggio collettivo che abbiamo voluto celebrare i patti di collaborazione attivi <strong>da quartiere Adriano a Corvetto, da via Padova al borgo di Chiaravalle</strong>, ovvero tutte quelle persone che sono dietro ai tanti <em>esercizi di pace</em> – come li abbiamo chiamati nell’ultimo <a href="https://www.labsus.org/rapporto-labsus-2021/" target="_blank" rel="noopener">Rapporto Labsus</a> – e insieme alle quali abbiamo navigato in questi anni con <a href="https://lacittaintorno.fondazionecariplo.it/" target="_blank" rel="noopener">Lacittàintorno</a>. Un tour in bicicletta di 40 chilometri che ha voluto unire simbolicamente esperienze e cittadini attivi coinvolti nei diversi quartieri, ma anche tutte le persone che il <a href="https://www.labsus.org/2022/03/labbraccio-di-milano-ai-suoi-beni-comuni-bike-tour-racconti-festa/" target="_blank" rel="noopener">27 marzo scorso</a> hanno partecipato a questo insolito viaggio urbano di scoperta e ri-scoperta dei “luoghi comuni”.<br />
Un viaggio che continua non solo perché oggi ci sono <a href="https://www.labsus.org/progetti/luoghicomuni-2/" target="_blank" rel="noopener">13 patti di collaborazione attivi</a>, con una media di 12 diversi soggetti firmatari ognuno, che proseguiranno nella navigazione a prescindere da Luoghicomuni. Continua perché ad essere stata seminata e raccolta durante il cammino è, soprattutto, una <strong>nuova forma di consapevolezza</strong>, che crediamo possa scortare i nostri compagni di viaggio anche in altre avventure future: la consapevolezza di tutto ciò che si può cambiare, <em>sempre e ovunque</em>. Nel proprio quartiere, nella propria città, in Italia, nel mondo intero.</p>
<div id="attachment_75443" style="width: 2570px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-75443" class="size-full wp-image-75443" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1352" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-300x158.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-1024x541.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-768x406.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-1536x811.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-2048x1081.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-810x428.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-1140x602.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/dalle-parole-ai-patti-piazzale-Ferrara-600x317.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><p id="caption-attachment-75443" class="wp-caption-text">Confronto pubblico del 27 marzo in piazzale Ferrara, una &#8220;piazza tattica&#8221; seguita da Luoghicomuni con il programma &#8220;Piazze aperte in ogni quartiere&#8221;. Foto di Giancarlo Aprea</p></div>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Telescopi giganti, per seguire le stelle</strong></h4>
<p style="text-align: right;"><em>Ho imparato che per cambiare non posso essere mai da solo, ma sempre insieme agli altri. Se un altro bambino di un posto lontano da qui mi chiedesse cosa serve per fare quel che è successo qui, in questa piazza, col nostro patto, gli direi che bisogna fare le cose insieme agli altri.<br />
</em><br />
Marco, alunno della Scuola Primaria di via San Mamete (quartiere Adriano)</p>
<p style="text-align: justify;">Innescare un cambiamento, in particolare in quei contesti territoriali fragili come quelli in cui abbiamo operato, è spesso possibile solo se si riescono a scorgere opportunità e potenzialità, dei luoghi e delle persone. Una capacità, un “super potere” di cui non sempre i soggetti singoli sono dotati: le <strong>alleanze autenticamente inclusive, inedite e plurali</strong>, come presupposto ed esito dei patti di collaborazione, sono la chiave per individuare nuove traiettorie, per provare a <em>seguire le stelle</em>.<br />
I patti di Luoghicomuni oggi attivi includono 45 diversi enti del terzo settore, 5 istituti scolastici, 10 gruppi informali di cui 2 social street, 90 cittadini singoli firmatari e centinaia di bambine e bambini delle scuole coinvolte, 12 piccoli commercianti, oltre a incrociare tante progettualità che insistono su diverse scale. Una ricchezza e una complessità da saper valorizzare e affrontare costantemente durante il viaggio, mettendo in gioco <strong>competenze affatto scontate, non del tutto codificate e, dunque, non sempre riconosciute</strong>. La prima è, senza alcun dubbio, l’ascolto: del singolo abitante, del tecnico del municipio, del commerciante, dell’assessore competente, del consigliere di opposizione, dell’associazione culturale, della social street, del funzionario comunale, della fondazione, dell’operatore sociale, del comitato di quartiere&#8230;</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Le scie luminose delle comete</strong></h4>
<p style="text-align: right;"><em>Mi piace questa proposta perché spinge finalmente ad andare oltre la distinzione di ruoli. Progettare e fare insieme, condividere impegni e responsabilità: significa molto di più che partecipare.<br />
</em><br />
Tiziana, insegnante dell’Istituto Comprensivo F. Filzi (quartiere Corvetto)</p>
<p style="text-align: justify;">Conciliare tempi, motivazioni, interessi, culture, visioni dei diversi pubblici interessati dalle varie progettualità è stata senz’altro la maggiore sfida di questi anni. L’accoglienza e l’accessibilità – dialettiche, relazionali, operative – <strong>da garantire a tutti i costi</strong>, pena l’insuccesso degli sforzi collettivi, non sono certo esenti da fatiche. Una missione che è stata portata avanti non solo dalle facilitatrici di Labsus impegnate nei quartieri, ma anche da tutte quelle persone che si sono a loro volta fatte “promotrici” dei patti, agendo a titolo volontario come community organizer della collaborazione civica.</p>
<div id="attachment_75419" style="width: 2570px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-75419" class="size-full wp-image-75419" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1411" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-scaled.jpg 2560w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-300x165.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-1024x564.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-768x423.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-1536x847.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-2048x1129.jpg 2048w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-810x446.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-1140x628.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/workshop-piazzetta-via-dei-Transiti-600x331.jpg 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><p id="caption-attachment-75419" class="wp-caption-text">Workshop di coprogettazione del patto sulla piazzetta di via dei Transiti, con abitanti e associazioni (area di via Padova)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Penso in particolare al “<a href="https://www.labsus.org/2021/04/il-miglio-delle-farfalle/" target="_blank" rel="noopener">Miglio delle Farfalle</a>”, in assoluto il più numeroso in termini di soggetti coinvolti e il più esteso come superficie interessata dal patto (ad oggi 40 firmatari e oltre 1 chilometro di strada): un’idea partita da un singolo attore del territorio che ha letteralmente spiccato il volo, aggregando costantemente nuovi abitanti, piccoli commercianti e associazioni locali, diventando quasi un patto di quartiere.<br />
Tuttavia, se è vero che la dimensione della comunità e/o degli spazi fisici interessati può incidere sulla complessità gestionale del processo, altri patti hanno messo in evidenza ben altri fattori. Tutti i patti di collaborazione “incubati” da Luoghicomuni sono stati di fatto accompagnati da <strong>un profondo lavoro di ingaggio, delle comunità e delle istituzioni, prima e dopo la firma</strong>, e di costante mediazione tra le parti. Un’azione orientata a valorizzare e armonizzare tutte le energie in campo e a scovare e includere quelle nascoste, nel tentativo di veder realizzati quei bisogni e desideri condivisi espressi dalle comunità, <em>le scie luminose delle comete</em>.<br />
Soprattutto in una fase iniziale e in alcuni contesti specifici, si è trattato anche di superare una certa diffidenza verso “l’ennesimo progetto”, destinato a finire e non lasciare molto sul territorio. Una postura venuta meno una volta compreso l’elemento di rottura introdotto dall’Amministrazione condivisa dei beni comuni: la prospettiva di costruire un’alleanza territoriale stabile è stata molto più potente della diffidenza iniziale e anzi, ha reso in particolare molte insegnanti delle vere e proprie leader di comunità. Teresa, Antonella, Roberta, Tiziana, Carmen sono motivate non solo dalla possibilità di fare didattica all’aperto in tempi di pandemia, ma soprattutto di farla in una maniera più creativa e permeabile al territorio, <strong>proponendo un nuovo modello pedagogico che cuce insieme teoria e prassi</strong>, centrato sull’educazione come bene comune.</p>
<div id="attachment_75439" style="width: 1599px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-75439" class="wp-image-75439 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano.jpg" alt="" width="1589" height="878" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano.jpg 1589w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano-300x166.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano-1024x566.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano-768x424.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano-1536x849.jpg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano-810x448.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano-1140x630.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/Porta-Adriano-600x332.jpg 600w" sizes="(max-width: 1589px) 100vw, 1589px" /><p id="caption-attachment-75439" class="wp-caption-text">Attività di ingaggio su piazza Costantino (quartiere Adriano) organizzata insieme con le insegnanti, le bambine e i bambini della scuola di via San Mamete</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ed è così che un <a href="https://www.labsus.org/2021/06/il-giardino-dei-desideri/" target="_blank" rel="noopener">parchetto malandato di via Ravenna</a> adiacente la scuola Filzi, in Corvetto, ha finito per attirare l’attenzione di una nota casa di produzione cinematografica per bambini, che sosterrà economicamente gli interventi strutturali del progetto di rigenerazione immaginato dagli alunni della scuola. Allo stesso modo un <a href="https://www.labsus.org/2021/12/un-nuovo-inizio-per-i-giardini-di-piazza-costantino-a-milano/" target="_blank" rel="noopener">ampio giardino chiuso da tempo vicino la scuola San Mamete</a>, nei pressi di piazza Costantino &#8211; <em>la porta bistrattata</em> di quartiere Adriano, l’avevano chiamata alcuni cittadini durante uno dei nostri workshop – è tornato a vivere e soprattutto a rispondere ai desideri dei suoi abitanti, piccoli e grandi, grazie all’adesione di tante realtà del territorio. Il patto, oltre alla scuola, è stato infatti siglato ed è oggi animato da diverse organizzazioni e gruppi informali, in alcuni casi fortemente critici nei confronti dell’amministrazione comunale, dimostrando che attraverso il patto non si vuole addomesticare il conflitto, ma sbloccare insieme una situazione di stallo verso la ricerca di soluzioni condivise.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Come avanguardie di un altro sistema solare</strong></h4>
<p style="text-align: right;"><em>Il confronto diretto, paritario, con i cittadini attivi, ha intaccato una certa attitudine autoreferenziale annidata nella cultura professionale degli uffici, ch</em><em>e hanno finalmente preso contatto con quella che viene chiamata “intelligenza collettiva”.<br />
</em><br />
Eugenio, funzionario comunale</p>
<p style="text-align: justify;">La pazienza e l’urgenza, insieme, solo apparentemente formano un ossimoro. Entrambe sono necessarie per tenere accesa la fiamma delle motivazioni, personali e collettive, necessarie per raggiungere un obiettivo di interesse generale.<br />
Se il collante di ogni patto che si rispetti è la <strong>fiducia</strong>, vuol dire che bisogna saper comunicare con gli altri in maniera autentica e trasparente, ma anche alimentare questa fiducia con l’esempio pratico. Se la porta di un patto è sempre aperta, vuol dire che è necessario <strong>saper accogliere anche l’imprevisto</strong>, prestando grande attenzione nel far sentire inclusi tutti, anche gli ultimi arrivati. E, possibilmente, anche tutti quelli che ancora non abbiamo raggiunto.<br />
Via Mompiani e via dei Panigarola sono due strade nel cuore del <strong>quartiere di Edilizia Residenziale Pubblica</strong> del Corvetto, un contesto fragile ad alto tasso di antagonismo, come viene spesso definito. Venti inquilini dei caseggiati Aler, il primo giorno di primavera di quest’anno, hanno rinnovato l’impegno di cura nei confronti di queste arterie pubbliche costantemente danneggiate. In questo contesto, l’alleanza con il <a href="http://www.shareradio.it/il-laboratorio-di-quartiere-mazzini-al-corvetto/" target="_blank" rel="noopener">Laboratorio di Quartiere Mazzini</a> e con il servizio di custodia sociale, così come con alcune associazioni che coinvolgono attivamente persone messe alla prova e persone con disabilità nel patto, è stato l’innesco fondamentale.</p>
<div id="attachment_75411" style="width: 2051px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-75411" class="wp-image-75411 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire.jpeg" alt="" width="2041" height="1368" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire.jpeg 2041w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire-300x201.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire-1024x686.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire-768x515.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire-1536x1030.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire-810x543.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire-1140x764.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/04/beaudelaire-600x402.jpeg 600w" sizes="(max-width: 2041px) 100vw, 2041px" /><p id="caption-attachment-75411" class="wp-caption-text">Beaudelaire Nicaise N&#8217;guessan, calzolaio e abitante di via dei Panigarola, durante la firma del patto &#8220;VerdeMazzini&#8221; in quartiere Corvetto</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quello che si vede passeggiando oggi sulle due vie sono semplici aiuole che hanno preso il posto dei tanti “sgambatoi spontanei” per cani che popolano il quartiere popolare. Quello che non si vede, è che con la loro perseveranza e il loro coraggio, nonostante le <em>personali fatiche quotidiane</em>, Leonardo, Gemma, Maria, Ida, Beaudelaire (sopra in foto) indicano una possibilità di rinascita di ben più ampia portata, fatta di fiducia e senso di appartenenza. Tra i venti abitanti che hanno aderito al patto ci sono <strong>persone che non avevano mai preso parte a nessun tipo di percorso di partecipazione civica</strong>, molte delle quali totalmente diffidenti verso la politica e le istituzioni in generale. Queste persone sono oggi al fianco di Leonardo e degli altri “pattisti” per portare avanti una battaglia di bellezza e di pace, lontana anni luce da ogni retorica del decoro. Una battaglia quotidiana che si combatte con il dialogo, l’impegno e la condivisione. Che non è <em>la loro</em> battaglia, ma è la battaglia di tutti noi che vorremmo una città, un mondo migliore di questo e dobbiamo fare il nostro pezzetto per cambiarlo. <em>Come avanguardie di un altro sistema solare</em>.<br />
Non sempre siamo riuscite a evitare che la fiamma si spegnesse. In questi anni di sperimentazione abbiamo senz’altro commesso degli errori: noi, l’amministrazione, le comunità locali. Ciò che conta, ormai dovremmo saperlo, è che i fallimenti abbiano <strong>generato e diffuso quegli apprendimenti istituzionali, amministrativi, civici</strong> senza i quali nessuna <em>città dei 15 minuti</em> sarà possibile.<br />
La città dei 15 minuti è anche la città dei patti e dell’intelligenza collettiva che fa sistema: la città delle progettualità sociali dal basso, degli spazi culturali ibridi, degli abitanti attivi e di tutti quelli che ancora non lo sono ma potrebbero diventarlo. La buona Politica può e deve essere un’attenta compagna di viaggio, cui spetta il compito di assicurarsi che le traiettorie da percorrere siano <strong>davvero accessibili, per tutti, interconnesse e libere da ostacoli</strong>. E che all’occorrenza, si offra per pagare il propellente.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2019/10/se-sinsegnasse-a-progettare-insieme-la-bellezza/" target="_blank" rel="noopener">Se s’insegnasse (a progettare insieme) la bellezza</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2018/07/luoghicomuni-a-milano-inizia-un-grande-viaggio-collettivo/" target="_blank" rel="noopener">Luoghicomuni a Milano: inizia un grande viaggio collettivo</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2020/12/a-piccoli-patti-le-bambine-e-i-bambini-reinventano-la-citta/" target="_blank" rel="noopener">A piccoli Patti. Le bambine e i bambini reinventano la città</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2021/01/le-competenze-cittadinanza-di-cui-tutti-abbiamo-bisogno/" target="_blank" rel="noopener">Le competenze di cittadinanza di cui (tutti) abbiamo bisogno</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/progetti/luoghicomuni-2/" target="_blank" rel="noopener">Pagina di Luoghicomuni su Labsus</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/04/le-nostre-periferie-oltre-il-tempo-e-lo-spazio/">Le nostre periferie, oltre il tempo e lo spazio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Roma, bene comune: l&#8217;inizio di una nuova storia</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/02/roma-bene-comune-linizio-di-una-nuova-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 18:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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		<category><![CDATA[assemblea capitolina]]></category>
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		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
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		<category><![CDATA[Roma Bene comune]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma Bene Comune non è uno slogan, dicevamo qualche mese fa raccontando gli esiti del nostro ciclo di webinar sul tema, ma un progetto collettivo partito nel lontano 2015, quando un gruppo di lavoro composto da funzionari comunali e Labsus elaborò una bozza di Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni per Roma. Questo gruppo fu istituito in virtù della delega alla Partecipazione dall&#8217;ex assessore Paolo Masini, il quale coinvolse, sotto la supervisione di Labsus, i funzionari amministrativi dei vari dipartimenti. La bozza del Regolamento era di fatto già pronta quando la Giunta Marino cadde nell’ottobre 2015, vanificando il nostro lavoro. O almeno &#8211; come raccontavamo qui nel dettaglio &#8211; vanificandolo per quanto riguardava il Comune. Perché l’allora Assessora comunale Marta Leonori, una volta eletta, tre anni dopo, nel Consiglio della Regione Lazio, utilizzò proprio quella bozza come punto di partenza per la stesura della legge regionale n. 10/2019, intitolata “Promozione dell’amministrazione condivisa dei beni comuni”, la prima legge regionale di questo tipo. La legge della Regione Lazio, lo ricordiamo, presenta molteplici elementi innovativi, tra cui: una piattaforma per diffondere i dati sui beni comuni e le esperienze presenti sul territorio; dei percorsi formativi mirati a promuovere la cultura della collaborazione civica; un elenco regionale telematico dei regolamenti degli Enti Locali sull&#8217;Amministrazione condivisa; l&#8217;attribuzione di vantaggi economici o altre forme di sostegno nell&#8217;ambito dei patti di collaborazione; contributi a favore dei cittadini attivi e degli enti locali, che hanno favorito iniziative di cura dei beni comuni. La Giunta s&#8217;impegna espressamente ad adottare il Regolamento dei beni comuni Ed è proprio agganciandosi alla Legge Regionale che l’Assemblea capitolina, in data 24 gennaio 2022, ha approvato all’unanimità &#8211; con 29 voti favorevoli &#8211; un ordine del giorno volto a recepire le “Linee guida per l&#8217;adozione, da parte degli Enti Locali, dei regolamenti per la promozione dell&#8217;Amministrazione condivisa dei beni comuni”, approvate dalla Giunta Regionale nel giugno dell’anno scorso, in attuazione dell’art. 6 comma 1 della Legge Regionale. L’odg del 24 gennaio (in allegato in fondo all’articolo) presentato dai consiglieri di Roma Futura, Giovanni Caudo e Tiziana Biolghini, mira espressamente a riaprire la partita dei Patti di collaborazione per la cura, gestione e rigenerazione dei beni comuni, dopo anni in cui l’amministrazione comunale si era di fatto dimostrata indisponibile. Per ripercorrere tutte le varie fasi della vicenda, fino alla bocciatura della delibera di iniziativa popolare da parte dell’allora maggioranza, vi invitiamo a leggere la nostra “Storia del Regolamento per i beni comuni a Roma”. Sussidiarietà orizzontale, non sostituzione. Beni comuni, non decoro L’odg fa meritoriamente riferimento anche alla suddetta delibera, la quale “aveva come scopo quello di definire i rapporti tra le Amministrazioni locali e quanti vogliono offrire il proprio contributo volontario per la cura del territorio, ma anche attivare nuove forme di collaborazione tra le parti, basate sul principio di sussidiarietà orizzontale e non sulla totale delega di responsabilità ai cittadini”. E quest’ultimo punto ci sembra particolarmente importante da sottolineare, in una città che in passato ha deliberatamente interpretato il tema dei beni comuni come pretesto per tappare le carenze di servizi pubblici o, nel migliore dei casi, come mera retorica del decoro (su questo: “Città e Decoro. Come svilire il senso dei beni comuni in 4 semplici mosse”). Non possiamo quindi che accogliere con grande ottimismo questo piccolo, e quanto mai significativo, passo in avanti compiuto dall’assemblea capitolina. E che questo sia l’inizio di una nuova storia, con e per la nostra amata Roma, bene comune. In copertina: &#8220;A me gli occhi&#8221;, My Dog Sighs, piazza San Cosimato, Roma (foto di Elena Taverna)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/02/roma-bene-comune-linizio-di-una-nuova-storia/">Roma, bene comune: l&#8217;inizio di una nuova storia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Roma Bene Comune non è uno slogan, dicevamo qualche mese fa raccontando gli esiti del nostro <a href="https://www.labsus.org/2021/07/roma-bene-comune-non-slogan-ma-progetto/" target="_blank" rel="noopener">ciclo di webinar</a> sul tema, ma un <strong>progetto collettivo partito nel lontano 2015</strong>, quando un gruppo di lavoro composto da funzionari comunali e Labsus elaborò una bozza di <em><a href="https://www.labsus.org/2015/08/storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-prima-puntata/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comun</a>i</em> per Roma. Questo gruppo fu istituito in virtù della delega alla Partecipazione dall&#8217;ex assessore Paolo Masini, il quale coinvolse, sotto la supervisione di Labsus, i funzionari amministrativi dei vari dipartimenti. La bozza del Regolamento era di fatto già pronta quando la Giunta Marino cadde nell’ottobre 2015, vanificando il nostro lavoro. O almeno &#8211; come raccontavamo <a href="https://www.labsus.org/2021/02/la-storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-seconda-puntata/" target="_blank" rel="noopener">qui</a> nel dettaglio &#8211; vanificandolo per quanto riguardava il Comune. Perché l’allora Assessora comunale Marta Leonori, una volta eletta, tre anni dopo, nel Consiglio della Regione Lazio, utilizzò proprio quella bozza come punto di partenza per la stesura della legge regionale n. 10/2019, intitolata “Promozione dell’amministrazione condivisa dei beni comuni”, la <a href="https://www.labsus.org/2019/07/regione-lazio-il-nostro-commento-alla-legge-per-i-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">prima legge regionale</a> di questo tipo.<br />
<strong>La legge della Regione Lazio</strong>, lo ricordiamo, presenta molteplici elementi innovativi, tra cui: una piattaforma per diffondere i dati sui beni comuni e le esperienze presenti sul territorio; dei percorsi formativi mirati a promuovere la cultura della collaborazione civica; un elenco regionale telematico dei regolamenti degli Enti Locali sull&#8217;Amministrazione condivisa; l&#8217;attribuzione di vantaggi economici o altre forme di sostegno nell&#8217;ambito dei patti di collaborazione; contributi a favore dei cittadini attivi e degli enti locali, che hanno favorito iniziative di cura dei beni comuni.</p>
<h4><strong>La Giunta s&#8217;impegna espressamente ad adottare il Regolamento dei beni comuni</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio agganciandosi alla Legge Regionale che l’Assemblea capitolina, in data 24 gennaio 2022, ha approvato all’unanimità &#8211; con 29 voti favorevoli &#8211; un ordine del giorno volto a recepire le “Linee guida per l&#8217;adozione, da parte degli Enti Locali, dei regolamenti per la promozione dell&#8217;Amministrazione condivisa dei beni comuni”, approvate dalla Giunta Regionale nel giugno dell’anno scorso, in attuazione dell’art. 6 comma 1 della Legge Regionale.<br />
L’odg del 24 gennaio (<em>in allegato in fondo all’articolo</em>) presentato dai consiglieri di Roma Futura, <strong>Giovanni Caudo</strong> e <strong>Tiziana Biolghini</strong>, mira espressamente a riaprire la partita dei Patti di collaborazione per la cura, gestione e rigenerazione dei beni comuni, dopo anni in cui l’amministrazione comunale si era di fatto dimostrata indisponibile. Per ripercorrere tutte le varie fasi della vicenda, fino alla bocciatura della <strong>delibera di iniziativa popolare</strong> da parte dell’allora maggioranza, vi invitiamo a leggere la nostra “<a href="https://www.labsus.org/2021/02/la-storia-del-regolamento-per-i-beni-comuni-a-roma-seconda-puntata/" target="_blank" rel="noopener">Storia del Regolamento per i beni comuni a Roma</a>”.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Sussidiarietà orizzontale, non sostituzione. Beni comuni, non decoro</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">L’odg fa meritoriamente riferimento anche alla suddetta delibera, la quale “aveva come scopo quello di definire i rapporti tra le Amministrazioni locali e quanti vogliono offrire il proprio contributo volontario per la cura del territorio, ma anche attivare nuove forme di collaborazione tra le parti, basate sul principio di sussidiarietà orizzontale e <strong>non sulla totale delega di responsabilità ai cittadini</strong>”. E quest’ultimo punto ci sembra particolarmente importante da sottolineare, in una città che in passato ha deliberatamente interpretato il tema dei beni comuni come pretesto per tappare le carenze di servizi pubblici o, nel migliore dei casi, come mera retorica del decoro (su questo: “<a href="https://www.labsus.org/2020/01/citta-e-decoro-come-svilire-il-senso-dei-beni-comuni-in-4-semplici-mosse/" target="_blank" rel="noopener">Città e Decoro. Come svilire il senso dei beni comuni in 4 semplici mosse</a>”).<br />
Non possiamo quindi che accogliere con grande ottimismo questo piccolo, e quanto mai significativo, passo in avanti compiuto dall’assemblea capitolina. E che questo sia l’inizio di una nuova storia, con <em>e</em> per la nostra amata Roma, bene comune.</p>
<p><em>In copertina: &#8220;A me gli occhi&#8221;, My Dog Sighs, piazza San Cosimato, Roma<br />
</em><em>(foto di Elena Taverna)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/02/roma-bene-comune-linizio-di-una-nuova-storia/">Roma, bene comune: l&#8217;inizio di una nuova storia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>I 10 articoli più letti dell&#8217;anno, o la complessità dei Beni comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2022/01/i-nostri-10-articoli-piu-letti-dellanno-ovvero-la-complessita-dei-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quelli che trovate elencati sotto sono i 10 articoli del 2021 che hanno riscosso maggiore successo tra i lettori di Labsus: dalle riflessioni strettamente connesse all&#8217;attualità politica del nostro Paese nella delicata fase storica che stiamo vivendo, alla condivisione delle scelte e dei cambiamenti organizzativi della nostra associazione; dai grandi temi che animano il dibattito internazionale sui beni comuni alle analisi puntuali di casi, esperienze e processi locali di Amministrazione condivisa. La vostra &#8220;top ten&#8221; mostra, ancora una volta, l&#8217;immensa eterogeneità e complessità dei commons e delle tematiche ad essi connesse, nonché la sfida affatto banale che Labsus si pone nel portare avanti la sua missione di diffusione e promozione culturale dell&#8217;Amministrazione condivisa dei beni comuni. Una missione certamente non facile da perseguire, soprattutto con risorse scarse, in un mondo dominato da ben altre logiche rispetto a quelle collaborative e mutualistiche di cui ci facciamo portavoce. Eppure, questo sforzo collettivo ha permesso di ottenere risultati importanti, e la Rassegna stampa di quest&#8217;anno &#8211; con i passaggi in prima serata su un&#8217;emittente nazionale e le centinaia di uscite su quotidiani, settimanali, riviste &#8211; ce lo ricorda bene: l&#8217;Amministrazione condivisa è una strada percorribile anche (o soprattutto&#8230;) in una pandemia, nonché in continua evoluzione, grazie a quella rete reale di persone che si fanno protagoniste di un modo nuovo di essere cittadini e di essere amministratori. Buona ri-lettura! 1. Draghi, i cittadini e la fiducia di Gregorio Arena (16 febbraio 2021) La fiducia nasce dall’esperienza. Una proposta al Presidente Draghi per far ripartire il Paese. 2. L’acqua è un bene comune: ma non per tutti di Vincenzo Frusciante (14 febbraio 2021) Dall&#8217;ultimo Rapporto quadrimestrale sulle aree a rischio di conflitti generati dalla carenza di acqua, pubblicato da WPS (Water, Peace and Security), emerge chiaramente come l&#8217;acqua rappresenti un bene comune a destinazione universale da difendere attraverso strategie concordate di ampio respiro. 3. Il vertice di Labsus cambia per fare spazio a nuove energie! di Gregorio Arena e Pasquale Bonasora (21 settembre 2021) Il fondatore di Labsus passa il testimone a Pasquale Bonasora, perché Labsus è una squadra che guarda avanti e non teme i cambiamenti. 4. La coprogettazione è cruciale per il successo dei Patti di Pasquale Bonasora (7 settembre 2021) È attraverso la coprogettazione che la rivendicazione sociale può diventare motore di un cambiamento reale, nelle istituzioni e nella comunità. 5. I nostri primi quindici anni e lo “stile Labsus” di Gregorio Arena (5 gennaio 2021) Una riflessione sulla nostra storia e la nostra identità, per prepararci ad affrontare nuove sfide. 6. Perché spingere il PNRR verso la sussidiarietà orizzontale di Daniela Ciaffi (14 dicembre 2021) Tre caratteristiche che contribuirebbero a rendere il PNRR più resiliente e partecipato. 7. I commons rurali: un’alternativa concreta di gestione del territorio di Sara Favargiotti, Maddalena Ferretti, Cristina Dalla Torre, Bianca Elzenbaumer (30 novembre 2021) Alla ricerca delle pratiche collettive di cura dei Beni comuni in aree rurali. 8. La partecipazione trasformativa, per scelte migliori di Sabrina Franceschini (11 maggio 2021) Non sono in fondo le decisioni il primo e fondamentale Bene comune di cui prenderci cura, assieme? 9. Corso Lodi, Milano: il Miglio delle Farfalle di Elena Taverna e Gloria Gusmaroli (22 aprile 2021) Un sogno condiviso che si realizza grazie all&#8217;impegno di tanti abitanti, piccoli commercianti e associazioni di quartiere. 10. Le opportunità della Convenzione di Faro di Fulvia Larena (30 gennaio 2021) La ratifica alla Convenzione potrebbe rappresentare un ottimo punto di partenza per ripensare al ruolo della cultura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/01/i-nostri-10-articoli-piu-letti-dellanno-ovvero-la-complessita-dei-beni-comuni/">I 10 articoli più letti dell&#8217;anno, o la complessità dei Beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quelli che trovate elencati sotto sono i 10 articoli del 2021 che hanno riscosso maggiore successo tra i lettori di Labsus: dalle riflessioni strettamente connesse all&#8217;<strong>attualità politica del nostro Paese</strong> nella delicata fase storica che stiamo vivendo, alla condivisione delle scelte e dei <strong>cambiamenti organizzativi</strong> della nostra associazione; dai grandi temi che animano il <strong>dibattito internazionale</strong> sui beni comuni alle analisi puntuali di casi, esperienze e <strong>processi locali</strong> di Amministrazione condivisa.<br />
La vostra &#8220;top ten&#8221; mostra, ancora una volta, l&#8217;immensa eterogeneità e complessità dei <em>commons</em> e delle tematiche ad essi connesse, nonché la sfida affatto banale che Labsus si pone nel portare avanti la sua missione di diffusione e <strong>promozione culturale</strong> dell&#8217;Amministrazione condivisa dei beni comuni.<br />
Una missione certamente non facile da perseguire, soprattutto con risorse scarse, in un mondo dominato da ben altre logiche rispetto a quelle collaborative e mutualistiche di cui ci facciamo portavoce. Eppure, questo sforzo collettivo ha permesso di ottenere risultati importanti, e la <a href="https://www.labsus.org/2022/01/la-nostra-rassegna-stampa-2021/" target="_blank" rel="noopener">Rassegna stampa di quest&#8217;anno</a> &#8211; con i passaggi in prima serata su <a href="https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/litalia-che-fa-da-sola-25-02-2021-367219" target="_blank" rel="noopener">un&#8217;emittente nazionale</a> e le centinaia di uscite su quotidiani, settimanali, riviste &#8211; ce lo ricorda bene: l&#8217;Amministrazione condivisa è una strada percorribile anche (o soprattutto&#8230;) in una pandemia, nonché in continua evoluzione, grazie a quella <strong>rete <em>reale</em> di persone</strong> che si fanno protagoniste di un modo nuovo di essere cittadini e di essere amministratori. Buona <em>ri-</em>lettura!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-73996" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter.jpeg" alt="" width="1656" height="630" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter.jpeg 1656w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter-300x114.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter-1024x390.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter-768x292.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter-1536x584.jpeg 1536w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter-810x308.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter-1140x434.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2022/01/Labsus_TopTen_Newsletter-600x228.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1656px) 100vw, 1656px" /></p>
<p style="padding-left: 40px;">1. <a href="https://www.labsus.org/2021/02/draghi-i-cittadini-e-la-fiducia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Draghi, i cittadini e la fiducia</strong></a><em><br />
di Gregorio Arena </em>(16 febbraio 2021)<em><br />
</em>La fiducia nasce dall’esperienza. Una proposta al Presidente Draghi per far ripartire il Paese.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">2. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/02/lacqua-e-un-bene-comune-ma-non-per-tutti/" target="_blank" rel="noopener">L’acqua è un bene comune: ma non per tutti</a><br />
</strong><em>di Vincenzo Frusciante </em>(14 febbraio 2021)<br />
Dall&#8217;ultimo Rapporto quadrimestrale sulle aree a rischio di conflitti generati dalla carenza di acqua, pubblicato da WPS (<em>Water, Peace and Security</em>), emerge chiaramente come l&#8217;acqua rappresenti un bene comune a destinazione universale da difendere attraverso strategie concordate di ampio respiro.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">3. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/09/il-vertice-di-labsus-cambia-per-fare-spazio-a-nuove-energie/" target="_blank" rel="noopener">Il vertice di Labsus cambia per fare spazio a nuove energie!</a><br />
</strong><em>di Gregorio Arena e Pasquale Bonasora</em> (21 settembre 2021)<br />
Il fondatore di Labsus passa il testimone a Pasquale Bonasora, perché Labsus è una squadra che guarda avanti e non teme i cambiamenti.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">4. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/09/la-coprogettazione-e-cruciale-per-il-successo-dei-patti/" target="_blank" rel="noopener">La coprogettazione è cruciale per il successo dei Patti</a><br />
</strong><em>di Pasquale Bonasora</em> (7 settembre 2021)<br />
È attraverso la coprogettazione che la rivendicazione sociale può diventare motore di un cambiamento reale, nelle istituzioni e nella comunità.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">5. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/01/i-nostri-primi-quindici-anni-e-lo-stile-labsus/" target="_blank" rel="noopener">I nostri primi quindici anni e lo “stile Labsus”</a><br />
</strong><em>di Gregorio Arena</em> (5 gennaio 2021)<br />
Una riflessione sulla nostra storia e la nostra identità, per prepararci ad affrontare nuove sfide.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">6. <a href="https://www.labsus.org/2021/12/perche-spingere-il-pnrr-verso-la-sussidiarieta-orizzontale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Perché spingere il PNRR verso la sussidiarietà orizzontale</strong></a><br />
<em>di Daniela Ciaffi</em> (14 dicembre 2021)<br />
Tre caratteristiche che contribuirebbero a rendere il PNRR più resiliente e partecipato.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">7. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/11/i-commons-rurali-unalternativa-concreta-di-gestione-del-territorio/" target="_blank" rel="noopener">I commons rurali: un’alternativa concreta di gestione del territorio</a><br />
</strong><em>di Sara Favargiotti, Maddalena Ferretti, Cristina Dalla Torre, Bianca Elzenbaumer</em> (30 novembre 2021)<br />
Alla ricerca delle pratiche collettive di cura dei Beni comuni in aree rurali.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">8. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/05/la-partecipazione-trasformativa-per-scelte-migliori/" target="_blank" rel="noopener">La partecipazione trasformativa, per scelte migliori</a><br />
</strong><em>di Sabrina Franceschini</em> (11 maggio 2021)<br />
Non sono in fondo le decisioni il primo e fondamentale Bene comune di cui prenderci cura, assieme?</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">9. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/04/il-miglio-delle-farfalle/" target="_blank" rel="noopener">Corso Lodi, Milano: il Miglio delle Farfalle</a><br />
</strong><em>di Elena Taverna e Gloria Gusmaroli</em> (22 aprile 2021)<br />
Un sogno condiviso che si realizza grazie all&#8217;impegno di tanti abitanti, piccoli commercianti e associazioni di quartiere.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px;">10. <strong><a href="https://www.labsus.org/2021/01/le-opportunita-della-convenzione-di-faro/" target="_blank" rel="noopener">Le opportunità della Convenzione di Faro</a><br />
</strong><em>di Fulvia Larena</em> (30 gennaio 2021)<br />
La ratifica alla Convenzione potrebbe rappresentare un ottimo punto di partenza per ripensare al ruolo della cultura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2022/01/i-nostri-10-articoli-piu-letti-dellanno-ovvero-la-complessita-dei-beni-comuni/">I 10 articoli più letti dell&#8217;anno, o la complessità dei Beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I nuovi centri culturali sono presidi di Welfare generativo</title>
		<link>https://www.labsus.org/2020/05/i-nuovi-centri-culturali-sono-presidi-di-welfare-generativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 18:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bandi]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[spazi ibridi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che il programma culturability sia un punto di riferimento per tante realtà che in modi e contesti diversi sperimentano la trasformazione culturale in Italia è un fatto ormai risaputo. Giunti alla sesta edizione, Fondazione Unipolis, promotrice del bando, chiude un ciclo e reinventa in parte il programma, riattualizzando obiettivi, ridefinendo tempi e destinatari.​ Per i contenuti puntuali del bando (in scadenza il prossimo 16 giugno) rimandiamo direttamente al sito. Con la responsabile Roberta Franceschinelli approfondiamo invece alcuni contenuti chiave per comprendere il valore aggiunto del programma e ragionare sul possibile impatto, riprendendo alcuni dei principali temi di discussione dello Stato dei Luoghi, la &#8220;Rete nazionale di attivatori di luoghi e spazi rigenerati a base culturale&#8221; di cui anche Labsus fa parte. Partiamo dalle basi: cosa significa fare innovazione culturale secondo Fondazione Unipolis? Come spiegheresti il concetto ai non addetti ai lavori? «Nel corso degli ultimi anni il mondo della cultura italiano è stato attraversato da un processo di trasformazione con l’emergere di nuove organizzazioni e nuovi linguaggi che stanno cambiando, almeno in parte, le regole del gioco nel rapporto tra pubblici, istituzioni e cultura. L’innovazione si può praticare a tanti livelli, nei modi di progettare, produrre, distribuire o fruire cultura; può riguardare l’aspetto del prodotto, del servizio o anche la sperimentazione di nuovi approcci e processi. Sotto l’etichetta “innovazione culturale” si tengono assieme pratiche differenti e c’è un forte rischio di semplificazione, ma credo si possano ravvisare alcuni tratti comuni. L’affermazione di forme di produzione culturale dal basso, il mutamento nella relazione tra comunità di produttori e fruitori di cultura, la ricerca di forme differenti di sostenibilità economica orientate a nuovi modelli di funding mix che non possono essere appiattite o ridotte alla sola questione del “fare impresa culturale” (la questione è semmai quella di come la progettazione diventa “intrapresa”), l’attenzione ai processi e l’organizzazione di meccanismi community management, una profonda riflessione su quale sia la responsabilità sociale del fare cultura e di come investa le sfere della cittadinanza e della partecipazione alla vita democratica. C’è anche una connotazione generazionale che caratterizza questo fenomeno. In questo universo, una forte rilevanza spetta ai nuovi centri culturali nati da esperienze di attivismo, spazi ibridi e laboratori che pongono al centro pratiche di innovazione culturale e artistica, sociale e civica». Perché puntare su questa tipologia di centri culturali &#8211; quasi inscindibili dalla loro componente di aggregazione sociale &#8211; in un momento storico come questo? Quale ruolo credi che possano giocare nel futuro prossimo del post-emergenza? «In questa fase di crisi &#8211; non solo sanitaria, ma anche economica, sociale e culturale – questi centri possono rivestire un ruolo fondamentale. Anche per questo, abbiamo deciso di confermare il lancio del nuovo bando culturability lo scorso mese di aprile. Per evitare che la distanza fisica si traduca in un desiderio di distanziamento sociale, è necessario superare la paura dell’altro, costruire nuova fiducia e ricucire le relazioni. I centri culturali ibridi rappresentano un’infrastruttura culturale di prossimità da cui poter ripartire prendendosi cura dei cittadini, nel corso di questi anni hanno già dimostrato di saperlo fare diventando presidi di un nuovo welfare generativo. Attraverso pratiche culturali collaborative, coinvolgono pubblici e comunità diversi, realizzando processi di attivazione e coesione sociale. Dopo questi mesi, c’è un desiderio di aggregazione, che va coltivato e “rigenerato”, a cui va fornita una risposta sicura. Questi luoghi possono darla. La sfida è allora consentire loro di poter riprendere le proprie attività perché non basta riaprire per poter ripartire». Il nuovo bando si distingue dai precedenti soprattutto per essere all&#8217;insegna del consolidamento, rivolgendosi alle realtà attive da almeno due anni. Si tratta di un&#8217;istanza venuta dagli attori incontrati in questi anni? Quali sono le maggiori criticità che emergono dalle pratiche e a quali culturability offre risposte? ​«Il bando culturability 2020-22 è frutto di un lungo lavoro di progettazione non solo interna, ma anche del processo di confronto e apprendimento vissuto con tutte le iniziative incontrate durante le cinque edizioni della call. Nel corso di questi anni abbiamo contribuito a far nascere molti spazi culturali. Crediamo sia giunto il momento della maturità e del consolidamento per noi e per le tante realtà diffuse in tutta la penisola. Per questo, il bando intende favorire la crescita e il rafforzamento dei centri culturali innovativi già attivi in Italia. Non è finalizzato a far emergere nuove progettualità, ma ad accompagnare luoghi nati da alcuni anni attraverso processi di rigenerazione.  Spostiamo così l&#8217;oggetto dai luoghi rigenerati ai luoghi rigeneranti, che abbiano intrapreso negli anni passati percorsi di rigenerazione e trasformazione dei contesti e delle comunità di riferimento. Venendo alla seconda delle tue domande, abbiamo avviato un lavoro di valutazione e monitoraggio di culturability, con l’obiettivo di raccogliere informazioni puntuali sullo stato di esistenza e avanzamento delle iniziative sostenute, identificare gli effetti che il bando ha avuto sugli attori coinvolti dai processi attivati e identificare ipotesi di sviluppo futuro per il programma. L’indagine, attualmente in corso di integrazione e aggiornamento con informazioni legate alle iniziative delle ultime edizioni, ha dato un quadro delle peculiarità, dei punti di forza e di debolezza delle progettualità intercettate, in parte estendibili anche ad altri spazi riattivati con finalità culturali e sociali. Da questo lavoro è emersa forte l’urgenza di accompagnare in un percorso di consolidamento i nuovi culturali nati con processi bottom up nel corso di questi anni, sostenendo quindi realtà che abbiano già superato la fase di primo sviluppo. I progetti che lavorano sugli spazi culturali fisici incontrano numerose difficoltà nel corso della loro crescita. Alle complessità tipiche della prima fase (per esempio la riqualificazione dell’immobile), se ne aggiungono altre, che connotano il periodo successivo a quello del primo slancio e sono connesse con la sostenibilità economica, la coesione interna, un piano di investimenti necessario (ma spesso incompatibile con la fragilità patrimoniale e reddituale delle organizzazioni), la revisione continua del proprio sistema di offerta, spesso il rinnovo e l’allungamento del periodo di concessione del bene immobile. Per questo, il bando 2020-22 si rivolge a centri culturali che sono al “secondo miglio del loro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/05/i-nuovi-centri-culturali-sono-presidi-di-welfare-generativo/">I nuovi centri culturali sono presidi di Welfare generativo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Che il programma culturability sia un punto di riferimento per tante realtà che in modi e contesti diversi sperimentano la <strong>trasformazione culturale in Italia</strong> è un fatto ormai risaputo. Giunti alla sesta edizione, Fondazione Unipolis, promotrice del bando, chiude un ciclo e reinventa in parte il programma, riattualizzando obiettivi, ridefinendo tempi e destinatari.​ Per i contenuti puntuali del bando (in scadenza il prossimo <strong>16 giugno</strong>) rimandiamo direttamente al <a href="https://culturability.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito</a>. Con la responsabile <strong>Roberta Franceschinelli</strong> approfondiamo invece alcuni contenuti chiave per comprendere il valore aggiunto del programma e ragionare sul possibile impatto, riprendendo alcuni dei principali temi di discussione dello <a href="https://www.lostatodeiluoghi.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Stato dei Luoghi</strong></a>, la &#8220;Rete nazionale di attivatori di luoghi e spazi rigenerati a base culturale&#8221; di cui anche Labsus fa parte.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Partiamo dalle basi: cosa significa fare innovazione culturale secondo Fondazione Unipolis? Come spiegheresti il concetto ai non addetti ai lavori?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">«Nel corso degli ultimi anni il mondo della cultura italiano è stato attraversato da un processo di trasformazione con l’emergere di <strong>nuove organizzazioni e nuovi linguaggi</strong> che stanno cambiando, almeno in parte, le regole del gioco nel rapporto tra pubblici, istituzioni e cultura. L’innovazione si può praticare a tanti livelli, nei <strong>modi di progettare, produrre, distribuire o fruire cultura</strong>; può riguardare l’aspetto del prodotto, del servizio o anche la sperimentazione di nuovi approcci e processi.<br />
Sotto l’etichetta “innovazione culturale” si tengono assieme pratiche differenti e c’è un forte rischio di semplificazione, ma credo si possano ravvisare alcuni tratti comuni. L’affermazione di forme di produzione culturale dal basso, il mutamento nella relazione tra comunità di produttori e fruitori di cultura, la ricerca di forme differenti di sostenibilità economica orientate a nuovi modelli di funding mix che non possono essere appiattite o ridotte alla sola questione del “fare impresa culturale” (la questione è semmai quella di <strong>come la progettazione diventa “intrapresa”</strong>), l’attenzione ai processi e l’organizzazione di meccanismi community management, una profonda riflessione su quale sia la responsabilità sociale del fare cultura e di <strong>come investa le sfere della cittadinanza e della partecipazione alla vita democratica</strong>. C’è anche una connotazione generazionale che caratterizza questo fenomeno. In questo universo, una forte rilevanza spetta ai <a href="https://www.che-fare.com/cosa-sono-nuovi-centri-culturali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>nuovi centri culturali</strong></a> nati da esperienze di attivismo, spazi ibridi e laboratori che pongono al centro pratiche di innovazione culturale e artistica, sociale e civica».</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Perché puntare su questa tipologia di centri culturali &#8211; quasi inscindibili dalla loro componente di aggregazione sociale &#8211; in un momento storico come questo? Quale ruolo credi che possano giocare nel futuro prossimo del post-emergenza?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">«In questa fase di crisi &#8211; non solo sanitaria, ma anche economica, sociale e culturale – questi centri possono rivestire un ruolo fondamentale. Anche per questo, abbiamo deciso di confermare il lancio del nuovo bando culturability lo scorso mese di aprile. Per evitare che la distanza fisica si traduca in un desiderio di distanziamento sociale, è necessario <strong>superare la paura dell’altro, costruire nuova fiducia e ricucire le relazioni</strong>. I centri culturali ibridi rappresentano un’infrastruttura culturale di prossimità da cui poter ripartire prendendosi cura dei cittadini, nel corso di questi anni hanno già dimostrato di saperlo fare diventando <strong>presidi di un nuovo welfare generativo</strong>. Attraverso pratiche culturali collaborative, coinvolgono pubblici e comunità diversi, realizzando processi di attivazione e coesione sociale. Dopo questi mesi, c’è un desiderio di aggregazione, che <strong>va coltivato e “rigenerato”</strong>, a cui va fornita una risposta sicura. Questi luoghi possono darla. La sfida è allora consentire loro di poter riprendere le proprie attività perché non basta riaprire per poter ripartire».</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Il nuovo bando si distingue dai precedenti soprattutto per essere all&#8217;insegna del consolidamento, rivolgendosi alle realtà attive da almeno due anni. Si tratta di un&#8217;istanza venuta dagli attori incontrati in questi anni? </strong><strong>Quali sono le maggiori criticità che emergono dalle pratiche e a quali culturability offre risposte?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">​«Il bando culturability 2020-22 è frutto di un lungo lavoro di progettazione non solo interna, ma anche del <a href="https://www.labsus.org/2018/02/la-ricetta-culturability-cultura-collaborazione-innovazione-coesione-sociale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">processo di confronto e apprendimento</a> vissuto con tutte le iniziative incontrate durante le cinque edizioni della call. Nel corso di questi anni abbiamo contribuito a far nascere molti spazi culturali. Crediamo sia giunto <strong>il momento della maturità e del consolidamento</strong> per noi e per le tante realtà diffuse in tutta la penisola. Per questo, il bando intende favorire la crescita e il rafforzamento dei centri culturali innovativi già attivi in Italia. Non è finalizzato a far emergere nuove progettualità, ma ad accompagnare luoghi nati da alcuni anni attraverso processi di rigenerazione.  Spostiamo così l&#8217;oggetto <strong>dai <em>luoghi rigenerati ai luoghi rigeneranti</em></strong>, che abbiano intrapreso negli anni passati percorsi di rigenerazione e trasformazione dei contesti e delle comunità di riferimento.</p>
<div id="attachment_65855" style="width: 843px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-65855" class="wp-image-65855 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/culturability_img_scopriprogetto.jpg" alt="" width="833" height="375" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/culturability_img_scopriprogetto.jpg 833w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/culturability_img_scopriprogetto-600x270.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/culturability_img_scopriprogetto-300x135.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/culturability_img_scopriprogetto-768x346.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/culturability_img_scopriprogetto-810x365.jpg 810w" sizes="(max-width: 833px) 100vw, 833px" /><p id="caption-attachment-65855" class="wp-caption-text"><em>Fonte: culturability.org</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Venendo alla seconda delle tue domande, abbiamo avviato un lavoro di valutazione e monitoraggio di culturability, con l’obiettivo di raccogliere informazioni puntuali sullo stato di esistenza e avanzamento delle iniziative sostenute, identificare gli effetti che il bando ha avuto sugli attori coinvolti dai processi attivati e identificare ipotesi di sviluppo futuro per il programma. <strong>L’indagine, attualmente in corso di integrazione</strong> e aggiornamento con informazioni legate alle iniziative delle ultime edizioni, ha dato un quadro delle peculiarità, dei punti di forza e di debolezza delle progettualità intercettate, in parte estendibili anche ad altri spazi riattivati con finalità culturali e sociali. Da questo lavoro è emersa forte l’urgenza di accompagnare in un percorso di consolidamento i nuovi culturali nati con processi bottom up nel corso di questi anni, sostenendo quindi <strong>realtà che abbiano già superato la fase di primo sviluppo</strong>. I progetti che lavorano sugli spazi culturali fisici incontrano numerose difficoltà nel corso della loro crescita. Alle complessità tipiche della prima fase (per esempio la riqualificazione dell’immobile), se ne aggiungono altre, che connotano il periodo successivo a quello del primo slancio e sono connesse con la sostenibilità economica, la coesione interna, <strong>un piano di investimenti necessario (ma spesso incompatibile con la fragilità patrimoniale e reddituale delle organizzazioni)</strong>, la revisione continua del proprio sistema di offerta, spesso il rinnovo e l’allungamento del <strong>periodo di concessione</strong> del bene immobile. Per questo, il bando 2020-22 si rivolge a centri culturali che sono al “secondo miglio del loro percorso”, in quella fase di mezzo in cui il potenziale di sviluppo si scontra con il <strong>rischio di un fallimento o di restare in uno stadio intermedio di “fragile sostenibilità”</strong>, in primis economica».</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Ci sono delle competenze particolari di cui queste esperienze sono tendenzialmente carenti? Quali competenze specifiche sono invece poco valorizzate (o del tutto ignorate&#8230;) dalle politiche pubbliche di sviluppo dei territori?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">«L’esperienza di accompagnamento ai progettisti fatta nel corso di questi anni, così come ribadito dall’indagine a cui facevo riferimento prima e da un’altra ricerca attualmente in corso promossa da Unipolis in collaborazione con <strong>Università IUAV</strong> e <a href="https://urisemaster.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Master URISE</strong></a>, ci ha mostrato come all’interno degli spazi culturali di nuova generazione si stiano creando <strong>nuove professionalità con skills alte ed eterogenee</strong>. Dietro questi centri culturali, ci sono professionisti molto qualificati: hanno studiato per anni, sono laureati, hanno frequentato master e conseguito dottorati, hanno trascorso periodi all’estero e parlano lingue straniere. Attraverso il loro ruolo all’interno di questi spazi, crescono e maturano ulteriormente, non solo quelle hard, ma <strong>in primis le proprie soft skills</strong>, per citarne alcune: leggere un territorio, pianificare, mettere in atto e valutare, assicurandosi che il proprio progetto sia sostenibile nel tempo, impostare un modello organizzativo basato sulla leadership collaborativa, relazionare con soggetti diversi, generare fiducia… <strong>Le competenze più carenti sono, invece, spesso quelle legate agli aspetti economici e finanziari</strong>».</p>
<div id="attachment_65768" style="width: 963px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-65768" class="wp-image-65768 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica.jpg" alt="Nascita della rete di rigenerazione urbana" width="953" height="655" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica.jpg 953w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica-600x412.jpg 600w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica-300x206.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica-768x528.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica-810x557.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica-145x100.jpg 145w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2020/05/caserma-archeologica-380x260.jpg 380w" sizes="(max-width: 953px) 100vw, 953px" /><p id="caption-attachment-65768" class="wp-caption-text"><em>Fonte: CasermArcheologica, Sansepolcro (AR), 6 dicembre 2019</em></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Nell&#8217;ambito della Rete nazionale di rigenerazione urbana, in particolare durante l&#8217;incontro di <a href="https://www.labsus.org/events/nasce-la-prima-rete-nazionale-di-rigenerazione-urbana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">Sansepolcr</span>o</a>, si è parlato molto della necessità di innovazione anche a livello amministrativo e gestionale. Quanto è opportuna &#8211; e se sì in che modo &#8211; la sperimentazione di forme di amministrazione condivisa di questi luoghi come beni comuni?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">«I centri che innescano processi di innovazione sociale e di coinvolgimento comunitario <strong>non possono prescindere da una relazione con gli enti locali</strong>, in primis con il comune di riferimento. Ovviamente, la relazione è resa più stretta e complessa dall’eventuale proprietà pubblica del bene immobile. In ogni caso, il fine culturale e sociale di queste progettualità rende necessario <strong>un rapporto che va al di là di questioni meramente connesse a permessi</strong> o questioni giuridiche. Dal lavoro di monitoraggio condotto sulle iniziative intercettate con culturability nel corso degli anni è apparso chiaro che i centri culturali frutto di processi spontanei, promossi da attori locali non istituzionali, spesso colgono alla sprovvista <strong>le amministrazioni pubbliche del tutto impreparate a gestire proposte non ordinarie</strong>. Ciò spiega in parte le difficoltà incontrate dagli operatori nel costruire una relazione positiva con gli uffici comunali, soprattutto nel caso in cui il progetto preveda la riattivazione di spazi di proprietà pubblica. Non mancano ovviamente le esperienze positive ma hanno fin qui rappresentato delle eccezioni dovute non sempre a scelte politiche dei comuni di riferimento, quanto dalla <strong>sensibilità dimostrata da singoli funzionari</strong>. Il rapporto con la PA rimane quindi difficile, ma essenziale ed è un valore aggiunto la capacità di creare sinergie e allinearsi alle strategie della pubblica amministrazione per il territorio. I centri culturali ibridi sono diventati dei laboratori di innovazione amministrativa, sia per il nodo rappresentato dall’affidamento di spazi, sia come esperimenti di partnership pubblico private.<br />
<strong>L’amministrazione condivisa di questi spazi non è l’unica soluzione, ma rappresenta certamente una soluzione interessante sulla quale confrontarsi e avanzare nuova conoscenza da sviluppare sul campo</strong>. Da questo punto di vista, la rete de <a href="https://www.lostatodeiluoghi.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lo Stato dei Luoghi</a> sta già svolgendo, e potrà svolgere a maggior ragione in futuro dopo la sua costituzione, un ruolo fondamentale, testando l’innovazione amministrativa e supportando le sperimentazioni in corso in tema di partenariati pubblico-privati e nuove forme di gestione dei beni comuni».</p>
<p><em>Foto di copertina: Luis Alfonso Orellana su Unsplash</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/05/i-nuovi-centri-culturali-sono-presidi-di-welfare-generativo/">I nuovi centri culturali sono presidi di Welfare generativo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Città e Decoro. Come svilire il senso dei beni comuni in 4 semplici mosse</title>
		<link>https://www.labsus.org/2020/01/citta-e-decoro-come-svilire-il-senso-dei-beni-comuni-in-4-semplici-mosse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 11:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[coalizione beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[decoro]]></category>
		<category><![CDATA[decoro urbano]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[tutorial]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hai davanti un territorio complesso da gestire e non sai da dove cominciare? Smog e spazzatura ti annebbiano la vista e confondono l’olfatto? Ebbene, da oggi non hai di che preoccuparti: la soluzione è davanti a te e si chiama Decoro Urbano! Basta iniziare proprio da lì e usarlo in maniera indiscriminata come sinonimo di “bene comune”: segui questo semplice tutorial e vedrai che il resto verrà da sé. 1. #Ostacola Ostacola e reprimi le pratiche già esistenti di cura, gestione e rigenerazione condivisa presenti in città, scegliendo accuratamente quelle che offrono risposte inedite e creative a nuovi e vecchi bisogni sociali, culturali, umani&#8230; quelle che altrove considerano innovative, insomma (a titolo esemplificativo prendere spunto dal caso dell&#8217;Alveare a Centocelle o quello del MAAM &#8211; Museo dell&#8217;Altro e dell&#8217;Altrove). 2. #Ignora Ignora l’autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività d&#8217;interesse generale, sancita in Costituzione da quasi 20 anni, e soprattutto le 15mila firme raccolte per ottenere un Regolamento dei beni comuni anche a Roma, evitando di calendarizzare la proposta di delibera di iniziativa popolare presentata al Comune nell&#8217;aprile del 2018. 3. #Imponi Pubblica un imbarazzante “Avviso esplorativo” che interpreta esplicitamente il coinvolgimento dei cittadini come sottrazione di responsabilità pubbliche e come mera sostituzione, in cui chiedi disponibilità per attività puramente manutentive, sovradeterminate dall’ente e assoggettate alla sua volontà. 4. #Camuffa Infine, organizza un bell’evento in periferia calato dall’alto, finalizzato ad avere persone che ramazzano aggratis un parco pubblico, prestando molta attenzione a scomodare, con estrema disinvoltura, concetti come partecipazione, senso civico, appartenenza. E poi – mi raccomando &#8211; scegli un titolo coerente e accattivante, tipo: &#8220;Amici del Decoro&#8220;. Buon lavoro!</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Hai davanti un territorio complesso da gestire e non sai da dove cominciare? Smog e spazzatura ti annebbiano la vista e confondono l’olfatto? Ebbene, da oggi non hai di che preoccuparti: la soluzione è davanti a te e si chiama <strong>Decoro Urbano</strong>! Basta iniziare proprio da lì e usarlo in maniera indiscriminata come sinonimo di “bene comune”: segui questo semplice tutorial e vedrai che il resto verrà da sé.</p>
<h4><strong>1. #Ostacola</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ostacola e reprimi le <strong>pratiche già esistenti</strong> di cura, gestione e rigenerazione condivisa presenti in città, scegliendo accuratamente quelle che offrono risposte inedite e creative a nuovi e vecchi <strong>bisogni sociali, culturali, umani</strong>&#8230; quelle che altrove considerano innovative, insomma (a titolo esemplificativo prendere spunto dal <a href="https://www.globalist.it/life/2019/03/20/la-roma-ostile-alle-donne-che-chiude-l-alveare-eccellenza-italiana-del-co-working-2038958.html" target="_blank" rel="noopener">caso dell&#8217;Alveare</a> a Centocelle o quello del <a href="https://www.labsus.org/2018/07/roma-il-caso-maam-e-lassenza-di-un-regolamento-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">MAAM</a> &#8211; Museo dell&#8217;Altro e dell&#8217;Altrove).</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>2. #Ignora </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ignora l’autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività d&#8217;interesse generale, sancita in Costituzione da quasi 20 anni, e soprattutto le <strong>15mila firme raccolte</strong> per ottenere un <a href="https://ilmanifesto.it/roma-il-regolamento-sui-beni-comuni-non-ce-e-la-giunta-desertifica-la-citta/" target="_blank" rel="noopener">Regolamento dei beni comuni anche a Roma</a>, evitando di calendarizzare la proposta di delibera di iniziativa popolare presentata al Comune nell&#8217;aprile del 2018.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>3. #Imponi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Pubblica un imbarazzante “<a href="https://www.comune.roma.it/web/it/bando-concorso/avviso-pubblico-manifestazione-di-interesse-per-il-mantenimento-del-decoro.page" target="_blank" rel="noopener">Avviso esplorativo</a>” che interpreta esplicitamente il coinvolgimento dei cittadini come sottrazione di responsabilità pubbliche e come mera sostituzione, in cui chiedi disponibilità per attività puramente manutentive, <strong>sovradeterminate dall’ente</strong> e assoggettate alla sua volontà.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>4. #Camuffa</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Infine, organizza un <a href="https://www.comune.roma.it/web/it/informazione-di-servizio/evento-amici-del-decoro-del-25-gennaio-2020.page" target="_blank" rel="noopener">bell’evento in periferia</a> calato dall’alto, finalizzato ad avere persone che ramazzano <em>aggratis</em> un parco pubblico, prestando molta attenzione a scomodare, con estrema disinvoltura, concetti come partecipazione, senso civico, appartenenza. E poi – mi raccomando &#8211; scegli un titolo coerente e accattivante, tipo: &#8220;<strong>Amici del Decoro</strong>&#8220;. Buon <em>lavoro</em>!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/01/citta-e-decoro-come-svilire-il-senso-dei-beni-comuni-in-4-semplici-mosse/">Città e Decoro. Come svilire il senso dei beni comuni in 4 semplici mosse</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Vittoria a Mondeggi: una sentenza che potrebbe cambiare il destino dei beni comuni in Italia</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/11/vittoria-a-mondeggi-una-sentenza-che-potrebbe-cambiare-il-destino-dei-beni-comuni-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 14:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Casi beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte assolte: per le 17 persone di Mondeggi accusate di occupazione illegittima, furto di acqua ed elettricità e di aver leso l’immagine della Città metropolitana di Firenze, “il fatto non sussiste”. Così ha deciso il Tribunale nella sentenza che commenteremo nella sezione Diritto non appena saranno pubblicate le motivazioni. &#8220;Per noi è una grandissima gioia. Possiamo considerarlo il primo esito positivo della nostra interlocuzione con l’ente pubblico, anche se in questa fase è in veste processuale”, dichiara Roberto Checchucci, uno dei portavoce di Mondeggi. Da 5 anni, intorno ad una fattoria abbandonata sita nel Comune di Bagno a Ripoli e di proprietà della Città Metropolitana di Firenze, si sperimentano forme di gestione collettiva di un bene comune “madre” di tanti altri beni comuni: la terra. Un’esperienza che nasce da un’occupazione con l’obiettivo del riuso, dell’apertura, della restituzione alla collettività di qualcosa che senza una prospettiva comune non può, forse, essere neppure visto. Applicare la Costituzione Questa volta sembrano averlo capito anche i giudici (e, a quanto pare, anche le forze dell’ordine quando fu ordinato lo sgombero): gli attivisti-contadini di Mondeggi non hanno danneggiato un bene che non apparteneva loro, hanno invece restituito alla proprietà la sua funzione sociale. E lo hanno fatto non a parole, ma attraverso anni di lavoro e cura condivisa di tutti quei beni comuni ambientali, territoriali e paesaggistici che la tenuta integra al suo interno: la comunità di Mondeggi sta semplicemente applicando la Costituzione e il principio di sussidiarietà orizzontale. Mettendo allo stesso tempo in pratica quanto sostenuto dal movimento #FridaysForFuture e dall’attivista indiana Vandana Shiva, che l&#8217;altro ieri si è precipitata a Mondeggi per condividere la gioia di questa importante vittoria. &#8220;La battaglia non è ancora vinta ma la sentenza è senz’altro un traguardo importante&#8221;, aggiunge Roberto. Il giorno dopo la Città metropolitana ha emesso un comunicato in cui dichiara che attenderà le motivazioni della sentenza prima di valutare il da farsi. Cosa farà la comunità di Mondeggi nel frattempo? &#8220;Continueremo a lavorare sulla costruzione di un consenso diffuso e di una rete allargata, coinvolgendo anche realtà associative attive in ambiti apparentemente diversi dal nostro, come quello della disabilità&#8221;. Verso un Regolamento metropolitano? E a proposito di rete, nell’ultimo incontro nazionale dei “Beni comuni emergenti” di Venezia si è discussa anche la possibilità di emendare i Regolamenti dei beni comuni inserendo il diritto di uso civico: una delle strade sostenute da Mondeggi, insieme all&#8217;approvazione di un opportuno Regolamento a livello di Città metropolitana. Dopo l’ultimo bando andato deserto, l’ente avrebbe infatti manifestato l’interesse a intraprendere il percorso, seguendo l’esempio apripista di quella di Milano. Se così fosse, la prima mossa dovrebbe essere quella di condividere il cammino, dentro e fuori l&#8217;istituzione, perché nella gestione dei beni comuni &#8211; dovremmo saperlo da un pezzo ormai &#8211; si vince solo in un modo: insieme. LEGGI ANCHE: Mondeggi Bene Comune, due anni dopo: la nostra intervista a Daniele Amorati Verso Mondeggi bene comune La cooperativa agricola Co.R.Ag.Gio premiata da Vandana Shiva A Firenze un percorso condiviso con la città  per arrivare al Regolamento sui beni comuni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutte assolte: per le 17 persone di Mondeggi accusate di occupazione illegittima, furto di acqua ed elettricità e di aver leso l’immagine della Città metropolitana di Firenze, “il fatto non sussiste”. Così ha deciso il Tribunale nella sentenza che commenteremo nella sezione Diritto non appena saranno pubblicate le motivazioni.<br />
&#8220;Per noi è una grandissima gioia. Possiamo considerarlo il primo esito positivo della nostra interlocuzione con l’ente pubblico, anche se in questa fase è in veste processuale”, dichiara <strong>Roberto Checchucci</strong>, uno dei portavoce di Mondeggi.<br />
Da 5 anni, intorno ad una fattoria abbandonata sita nel Comune di Bagno a Ripoli e di proprietà della <strong>Città Metropolitana di Firenze</strong>, si sperimentano forme di gestione collettiva di un bene comune “madre” di tanti altri beni comuni: la <span class="_5afx"><span class="_58cm">terra</span></span>.<br />
Un’esperienza che nasce da un’occupazione con l’obiettivo del riuso, dell’apertura, della restituzione alla collettività di qualcosa che senza una prospettiva comune non può, forse, essere neppure visto.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Applicare la Costituzione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Questa volta sembrano averlo capito anche i giudici (e, a quanto pare, anche le forze dell’ordine quando fu ordinato lo sgombero): gli attivisti-contadini di Mondeggi non hanno danneggiato un bene che non apparteneva loro, hanno invece <span class="_5afx"><span class="_58cm">restituito</span></span> alla proprietà la sua funzione sociale. E lo hanno fatto non a parole, ma attraverso anni di lavoro e cura condivisa di tutti quei beni comuni ambientali, territoriali e paesaggistici che la tenuta integra al suo interno: la comunità di Mondeggi sta semplicemente applicando la Costituzione e il principio di sussidiarietà orizzontale.<br />
Mettendo allo stesso tempo in pratica quanto sostenuto dal movimento <a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/fridaysforfuture?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBVQkid3svJ8qS6kZmilBMsrEyLfGy_z-va1r3jONHZJFqNtGsF1r9H4B_W-3m8-V-bpbx3emrNJ3Yt2uSlUYkoLfoJrdBfe25HtXdOSuvJBH4ahc2yqe7PvPIXJssJACBk_uVh_iCAWA_h-17oHEICxmVS8TwQN62B4U__w5oO_-2L0eC6bjfql9uVLQBP7hmeB6wMgXxXhWgv4w&amp;__tn__=%2ANK-R" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz" aria-label="hashtag">#</span><span class="_58cm">FridaysForFuture</span></span></a> e dall’attivista indiana <a class="profileLink" href="https://www.facebook.com/Vandana-Shiva-44783433201/?__xts__%5B0%5D=68.ARDhIeGJAu5b0t2uyRb9mcjEOVTjx4J7-EqELMY2uGkO75TjjlahCtd_g_hmMU_e5uCooSp7DeXI-MKaLmq0_OpSF4b0_3tuYVpTdwR5GUpfa0zmiVATqgpo4eltlME15FHK0snJwi0CvgD0epMBXtQ8CGdRP5Pyd6Un5fnF1oG6mewjUDfDr9ZfRg88q9fCYzEk8qE4Ky_02OcTPg&amp;__xts__%5B1%5D=68.ARBVQkid3svJ8qS6kZmilBMsrEyLfGy_z-va1r3jONHZJFqNtGsF1r9H4B_W-3m8-V-bpbx3emrNJ3Yt2uSlUYkoLfoJrdBfe25HtXdOSuvJBH4ahc2yqe7PvPIXJssJACBk_uVh_iCAWA_h-17oHEICxmVS8TwQN62B4U__w5oO_-2L0eC6bjfql9uVLQBP7hmeB6wMgXxXhWgv4w&amp;__tn__=K-R&amp;eid=ARCey2MwOn1P82TsqpMjPc4nW8jBKXLlu4gPsl3LLftak6sr3OObnkqES4b-zQdS2hfnIDkXuRQnU4ib&amp;fref=mentions" target="_blank" rel="noopener" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=44783433201&amp;extragetparams=%7B%22__tn__%22%3A%22%2CdK-R-R%22%2C%22eid%22%3A%22ARCey2MwOn1P82TsqpMjPc4nW8jBKXLlu4gPsl3LLftak6sr3OObnkqES4b-zQdS2hfnIDkXuRQnU4ib%22%2C%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Vandana Shiva</a>, che l&#8217;altro ieri si è precipitata a Mondeggi per condividere la gioia di questa importante vittoria.<br />
&#8220;La battaglia non è ancora vinta ma la sentenza è senz’altro un traguardo importante&#8221;, aggiunge Roberto. Il giorno dopo la Città metropolitana ha emesso un comunicato in cui dichiara che attenderà le motivazioni della sentenza prima di valutare il da farsi. Cosa farà la comunità di Mondeggi nel frattempo? &#8220;Continueremo a lavorare sulla <strong>costruzione di un consenso diffuso e di una rete allargata</strong>, coinvolgendo anche realtà associative attive in ambiti apparentemente diversi dal nostro, come quello della disabilità&#8221;.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Verso un Regolamento metropolitano?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">E a proposito di rete, nell’ultimo incontro nazionale dei “Beni comuni emergenti” di Venezia si è discussa anche la <strong>possibilità di emendare i Regolamenti dei beni comuni inserendo il diritto di <span class="_5afx"><span class="_58cm">uso civico</span></span></strong>: una delle strade sostenute da Mondeggi, insieme all&#8217;approvazione di un opportuno Regolamento a livello di Città metropolitana. Dopo l’ultimo bando andato deserto, l’ente avrebbe infatti manifestato l’interesse a intraprendere il percorso, seguendo l’esempio apripista di quella di Milano.<br />
Se così fosse, la prima mossa dovrebbe essere quella di condividere il cammino, dentro e fuori l&#8217;istituzione, perché nella gestione dei beni comuni &#8211; dovremmo saperlo da un pezzo ormai &#8211; si vince solo in un modo: <span class="_5afx"><span class="_58cm">insieme</span></span>.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.labsus.org/2016/06/mondeggi-bene-comune-due-anni-dopo-la-nostra-intervista-a-daniele-amorati/" target="_blank" rel="noopener">Mondeggi Bene Comune, due anni dopo: la nostra intervista a Daniele Amorati</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2014/05/verso-mondeggi-bene-comune/" target="_blank" rel="noopener">Verso Mondeggi bene comune</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2013/10/la-cooperativa-agricola-co-r-ag-gio-premiata-da-vandana-shiva/" target="_blank" rel="noopener">La cooperativa agricola Co.R.Ag.Gio premiata da Vandana Shiva</a></li>
<li><a href="https://www.labsus.org/2017/02/a-firenze-un-percorso-condiviso-con-la-citta-per-arrivare-al-regolamento-sui-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">A Firenze un percorso condiviso con la città  per arrivare al Regolamento sui beni comuni</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/11/vittoria-a-mondeggi-una-sentenza-che-potrebbe-cambiare-il-destino-dei-beni-comuni-in-italia/">Vittoria a Mondeggi: una sentenza che potrebbe cambiare il destino dei beni comuni in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se s&#8217;insegnasse (a progettare insieme) la bellezza</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/10/se-sinsegnasse-a-progettare-insieme-la-bellezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 16:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto di Labsus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=62653</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella primavera del 2018, dopo l’esperienza del progetto biennale Costruire comunità, liberare energie in Lombardia, Fondazione Cariplo propone a Labsus una nuova sfida: contribuire allo sviluppo del programma di rigenerazione urbana Lacittàintorno, promuovendo l’amministrazione condivisa dei beni comuni in alcuni contesti perifericidi Milano – quartiere Adriano, Via Padova, quartiere Corvetto e borgo di Chiaravalle – in collaborazione con gli agronomi del Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra. L’azione di Lacittàintorno attraverso Luoghicomuni, come è stata intitolata l’area del programma dedicata, è duplice: da un lato, è tesa a valorizzare nell’interesse generale le risorse e le progettualità presenti nei quartieri attraverso i patti di collaborazione, per intercettare con più facilità e rapidità le proposte degli abitanti; dall’altro, è volta a creare le condizioni grazie alle quali, facendo perno sulle attività di cura, gestione e rigenerazione condivisa di spazi aperti collettivi, potranno nascere e svilupparsi alleanze inedite tra soggetti diversi, con in comune il desiderio di vivere in un luogo più bello, più verde e più inclusivo. Nessuno avrebbe potuto immaginare che in un anno potessero “accadere tante cose”: solo nella fase di reporting ci siamo accorti che era opportuno fermarsi a riflettere, ripercorrere scelte e fasi progettuali, fissando qualche primo apprendimento. Qui proviamo a raccoglierne alcuni che v’invitiamo, se volete, a commentare, con l’auspicio di costruire una seconda fase ancora più intensa, coraggiosa, generativa. Progettare conoscendo Sono 36 in totale gli eventi pubblici e i laboratori aperti organizzati ad oggi nei diversi quartieri, cui aggiungere gli incontri dedicati alla costruzione dei singoli patti (ad oggi 3 sono attivi, 4 in via di firma, 18 in costruzione), le partecipazioni ad altri eventi o a incontri di rete e le oltre 60 riunioni, organizzative o formative, con il Comune di Milano nelle sue diverse articolazioni. Sono solo numeri, che trasmettono però l’intensità e il ritmo degli eventi che si sono susseguiti, nella maggior parte dei casi difficili da pianificare esattamente in fase progettuale, in quanto parte dell’operare conoscendo che ha caratterizzato questo primo anno di attività. Sin dall’inizio, la strategia di progetto nelle varie aree d’intervento si configura in maniera differente, in ragione delle diverse vocazioni e dinamiche socio-culturali, ma anche delle caratteristiche degli spazi aperti presenti: un approccio che prova ad essere il più possibile site specific, agevolato dal lavoro di analisi e ricerca territoriale condotto dal Dastu – Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e che sta già trovando riscontro nelle differenze tra i primi patti di collaborazione firmati. I “quartieri intorno” Ad Adriano, un territorio frammentato, vissuto da molti come un quartiere dormitorio, in cui il verde urbano non manca affatto ma è scarsamente vissuto, la costruzione di patti diventa soprattutto occasione per incontrarsi, conoscersi, per fare comunità: per colmare l’assenza (di alcuni servizi pubblici o di luoghi di aggregazione) con la prossimità. Sin dal primo laboratorio viene così evidenziata la necessità di lavorare sugli spazi incolti adiacenti a strutture comunitarie, come gli spogliatoi dell’associazione sportiva dilettantistica del Real Crescenzago: il primo patto di Adriano, quartiere dagli ampi spazi “vuoti”, nasce emblematicamente su una piccola area privata abbandonata, che si trasforma con l’azione collettiva in un rigoglioso e vivace bene comune. A differenza di Adriano, Corvetto è una periferia “vicina”, trovandosi in prossimità di grandi infrastrutture di connessione. È uno dei quartieri di Milano con la più alta percentuale di popolazione straniera, dove, nonostante le tante progettualità sociali e culturali presenti, restano ampie sacche di fragilità. È inoltre un tessuto denso, tipico dei grandi interventi unitari di edilizia residenziale pubblica. Il primo patto ha riguardato non a caso la via su cui affaccia il Laboratorio di Quartiere Mazzini, con il protagonismo di diversi abitanti dei caseggiati ERP e la collaborazione di alcune realtà appartenenti alla “Rete Corvetto” – un esempio virtuoso di cooperazione “informale” e coordinamento tra le tante organizzazioni e singoli cittadini attivi in quartiere. Il secondo patto, “Azzaip! Questa non è una piazza”, è ormai diventato un caso scuola di micro-rigenerazione urbana dal basso, che mette al centro interculturalità, promozione artistica e culturale, attenzione all’ambiente e aggregazione sociale. Continuando verso sud il Corvetto termina quasi bruscamente nell’aperta campagna, e in meno di mezzora a piedi si raggiungono l’Abbazia e il borgo di Chiaravalle, sulle sponde della roggia Vettabbia. I primi incontri con gli attori locali fanno emergere le specificità paesaggistiche e ambientali complessive di Chiaravalle, ma anche la difficoltà delle realtà del territorio a lavorare insieme: un’azione singola e circoscritta avrebbe rischiato in questo caso di sminuire il senso della nostra proposta. È iniziato così un percorso che ha portato all’elaborazione e scrittura collettiva di un Patto Cornice che considera l’intero borgo come un bene comune, affiancato da un percorso artistico incentrato sulle parole e il linguaggio condiviso. Apparentemente astratto, in realtà il patto cornice prevede già diversi micro-patti specifici, per migliorare sia il borgo sia la qualità delle relazioni tra i suoi abitanti. “Io collaboro con diverse associazioni ma sono qui da abitante, da cittadina” E’ capitato diverse volte di ascoltare queste parole durante uno dei nostri workshop, a Chiaravalle come in quartiere Adriano, nonostante le sensibili differenze che, come abbiamo visto, caratterizzano i territori di riferimento. C’è infatti un elemento ricorrente: le persone coinvolte nelle coprogettazioni intorno ad uno o più beni comuni dimostrano come i patti di collaborazione siano uno strumento capace di aprire percorsi trasformativi inediti che le organizzazioni “tradizionali” spesso faticano a intravedere. Non solo: il processo di costruzione di un patto favorisce un modo di progettare estremamente inclusivo. Inclusione che costituisce un tassello importante di empowerment, se nel processo di dialogo si generano apprendimento reciproco, fiducia nell’altro, senso di appartenenza, nuove relazioni. Non sappiamo ancora misurare esattamente tutto questo con opportuni indicatori. Eppure vedere Sumaya, Amir e altri bambini della Scuola primaria Filzi di Corvetto (quella dove “i genitori italiani si rifiutano di iscrivere i loro figli”) progettare azioni per migliorare il parchetto pubblico malandato davanti alla scuola, seguendo i loro bisogni e i loro desideri, con un tecnico del municipio che li ascolta e prende appunti, ci indica sicuramente una strada. Allo stesso modo, ascoltare Giulio il fruttivendolo, Simone il macellaio e gli altri commercianti del mercato comunale coperto di Piazzale Ferrara (nota ai</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/10/se-sinsegnasse-a-progettare-insieme-la-bellezza/">Se s&#8217;insegnasse (a progettare insieme) la bellezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella primavera del 2018, dopo l’esperienza del progetto biennale <em>Costruire comunità, liberare energie</em> in Lombardia, Fondazione Cariplo propone a Labsus una nuova sfida: contribuire allo sviluppo del programma di <strong>rigenerazione urbana</strong> <strong><em>Lacittàintorno</em></strong>, promuovendo l’amministrazione condivisa dei beni comuni in alcuni contesti perifericidi<strong> Milano </strong>– quartiere Adriano, Via Padova, quartiere Corvetto e borgo di Chiaravalle – in collaborazione con gli agronomi del Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra.<br />
L’azione di <em>Lacittàintorno</em> attraverso <strong><em>Luoghicomuni</em></strong>, come è stata intitolata l’area del programma dedicata, è duplice: da un lato, è tesa a valorizzare nell’interesse generale <strong>le risorse e le progettualità presenti</strong> nei quartieri attraverso i patti di collaborazione, per intercettare con più facilità e rapidità le proposte degli abitanti; dall’altro, è volta a creare le condizioni grazie alle quali, facendo perno sulle attività di cura, gestione e rigenerazione condivisa di <strong>spazi aperti collettivi</strong>, potranno nascere e svilupparsi alleanze inedite tra soggetti diversi, con in comune il desiderio di vivere in un luogo più bello, più verde e più inclusivo.<br />
Nessuno avrebbe potuto immaginare che in un anno potessero “<strong>accadere tante cose</strong>”: solo nella fase di reporting ci siamo accorti che era opportuno fermarsi a riflettere, ripercorrere scelte e fasi progettuali, fissando qualche primo apprendimento. Qui proviamo a raccoglierne alcuni che v’invitiamo, se volete, a commentare, con l’auspicio di costruire una seconda fase ancora più intensa, coraggiosa, generativa.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Progettare conoscendo</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Sono 36 in totale gli eventi pubblici e i laboratori aperti organizzati ad oggi nei diversi quartieri, cui aggiungere gli incontri dedicati alla costruzione dei singoli patti (<strong>ad oggi 3 sono attivi, 4 in via di firma, 18 in costruzione</strong>), le partecipazioni ad altri eventi o a incontri di rete e le oltre 60 riunioni, organizzative o formative, con il Comune di Milano nelle sue diverse articolazioni. Sono solo numeri, che trasmettono però l’intensità e il ritmo degli eventi che si sono susseguiti, nella maggior parte dei casi <strong>difficili da pianificare esattamente in fase progettuale</strong>, in quanto parte dell’<em>operare conoscendo </em>che ha caratterizzato questo primo anno di attività. Sin dall’inizio, la strategia di progetto nelle varie aree d’intervento si configura in maniera differente, in ragione delle diverse vocazioni e dinamiche socio-culturali, ma anche delle caratteristiche degli spazi aperti presenti: un approccio che prova ad essere il più possibile <em>site specific</em>, agevolato dal lavoro di analisi e ricerca territoriale condotto dal <em>Dastu – Dipartimento di Architettura e Studi Urbani</em> del Politecnico di Milano e che sta già trovando riscontro nelle differenze tra i primi patti di collaborazione firmati.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I “quartieri intorno”</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ad <strong>Adriano</strong>, un territorio frammentato, vissuto da molti come un quartiere dormitorio, in cui il verde urbano non manca affatto ma è scarsamente vissuto, la costruzione di patti diventa soprattutto occasione per incontrarsi, conoscersi, per fare comunità: <strong>per colmare l’<em>assenza</em> (di alcuni servizi pubblici o di luoghi di aggregazione) con la prossimità</strong>. Sin dal primo laboratorio viene così evidenziata la necessità di lavorare sugli spazi incolti adiacenti a strutture comunitarie, come gli spogliatoi dell’associazione sportiva dilettantistica del Real Crescenzago: <a href="https://www.labsus.org/2019/06/il-real-giardino-di-adriano-nasce-dalle-ceneri-di-una-trattoria/" target="_blank" rel="noopener">il primo patto di Adriano</a>, quartiere dagli ampi spazi “vuoti”, nasce emblematicamente su una piccola area privata abbandonata, che <a href="https://www.labsus.org/2015/10/il-principe-il-rospo-ed-i-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">si trasforma con l’azione collettiva</a> in un rigoglioso e vivace bene comune.<br />
A differenza di Adriano, <strong>Corvetto</strong> è una periferia “vicina”, trovandosi in prossimità di grandi infrastrutture di connessione. È uno dei quartieri di Milano con la più alta percentuale di popolazione straniera, dove, nonostante le tante progettualità sociali e culturali presenti, restano ampie sacche di fragilità. È inoltre un tessuto denso, tipico dei grandi interventi unitari di edilizia residenziale pubblica. <a href="https://www.labsus.org/2019/04/mompiani-corvetto-la-via-di-milano-che-rinasce-grazie-agli-abitanti/" target="_blank" rel="noopener">Il primo patto ha riguardato non a caso la via su cui affaccia il Laboratorio di Quartiere Mazzini</a>, con il protagonismo di diversi abitanti dei caseggiati ERP e la collaborazione di alcune realtà appartenenti alla “<strong>Rete Corvetto</strong>” – un esempio virtuoso di cooperazione “informale” e coordinamento tra le tante organizzazioni e singoli cittadini attivi in quartiere. Il secondo patto, “<a href="https://www.labsus.org/2019/06/in-periferia-fa-molto-caldo-firmato-azzaip-nuovo-patto-al-corvetto/" target="_blank" rel="noopener">Azzaip! Questa non è una piazza</a>”, è ormai diventato un caso scuola di micro-rigenerazione urbana dal basso, che mette al centro interculturalità, promozione artistica e culturale, attenzione all’ambiente e aggregazione sociale.<br />
Continuando verso sud il Corvetto termina quasi bruscamente nell’aperta campagna, e in meno di mezzora a piedi si raggiungono l’Abbazia e il <strong>borgo di Chiaravalle</strong>, sulle sponde della roggia Vettabbia. I primi incontri con gli attori locali fanno emergere le specificità paesaggistiche e ambientali complessive di Chiaravalle, ma anche la difficoltà delle realtà del territorio a lavorare insieme: un’azione singola e circoscritta avrebbe rischiato in questo caso di sminuire il senso della nostra proposta. È iniziato così un percorso che ha portato all’elaborazione e <a href="https://www.labsus.org/2019/01/chiaravalle-un-libro-da-leggere-scrivere-insieme/" target="_blank" rel="noopener">scrittura collettiva di un Patto Cornice</a> che considera l’intero borgo come un bene comune, affiancato da un percorso artistico incentrato sulle <strong>parole e il linguaggio condiviso</strong>. Apparentemente astratto, in realtà il patto cornice prevede già diversi micro-patti specifici, per migliorare sia il borgo sia la qualità delle relazioni tra i suoi abitanti.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>“Io collaboro con diverse associazioni ma sono qui da abitante, da cittadina”</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">E’ capitato diverse volte di ascoltare queste parole durante uno dei nostri workshop, a Chiaravalle come in quartiere Adriano, nonostante le sensibili differenze che, come abbiamo visto, caratterizzano i territori di riferimento. C’è infatti un elemento ricorrente: le persone coinvolte nelle coprogettazioni intorno ad uno o più beni comuni dimostrano come i patti di collaborazione siano uno strumento capace di aprire percorsi trasformativi inediti che le organizzazioni “tradizionali” spesso faticano a intravedere. Non solo: il processo di costruzione di un patto favorisce un modo di progettare estremamente inclusivo. Inclusione che costituisce un tassello importante di empowerment, se nel processo di dialogo<strong> si generano apprendimento reciproco, fiducia nell’altro, senso di appartenenza, nuove relazioni</strong>. Non sappiamo ancora misurare esattamente tutto questo con opportuni indicatori. Eppure vedere Sumaya, Amir e altri bambini della Scuola primaria Filzi di Corvetto (quella dove “i genitori italiani si rifiutano di iscrivere i loro figli”) progettare azioni per migliorare il parchetto pubblico malandato davanti alla scuola, seguendo i loro bisogni e i loro desideri, con un tecnico del municipio che li ascolta e prende appunti, ci <em>indica</em> sicuramente una strada.<br />
Allo stesso modo, ascoltare Giulio il fruttivendolo, Simone il macellaio e gli altri commercianti del <strong>mercato comunale coperto di Piazzale Ferrara</strong> (nota ai più per essere “controllata” dal giro di spacciatori del quartiere) ragionare per ore su come tenere insieme interesse generale e vocazione commerciale dell’area, suggerisce che siamo di fronte a una rara opportunità: consentire agli abitanti di svolgere <strong>un’azione politica profonda</strong> capace di incidere sul destino delle periferie, attraverso un’assunzione diretta di responsabilità. Responsabilità che si sposa con la <strong>possibilità, inedita, di</strong> <strong>cogestire parti di città</strong>, con logiche alternative a quelle speculative (legali e non…).<br />
Per cogliere questa opportunità credo siano necessari una riflessione e un investimento in termini di energie, competenze e strategie su alcune macro-questioni da parte di tutti gli attori coinvolti, a ogni livello, che provo a sintetizzare nei successivi paragrafi.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Nodi di reti (di relazioni)</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">I community manager – intesi non solo come facilitatori di quartiere, ma come quei soggetti che agiscono “<a href="https://www.che-fare.com/community-manager-competenze-pratiche/" target="_blank" rel="noopener">fra il dentro e il fuori l’organizzazione</a> per promuovere forme collaborative di innovazione e di ingaggio con le comunità (al plurale)” – hanno un ruolo assolutamente cruciale, sul quale non solo le amministrazioni pubbliche dovrebbero e potrebbero investire. Se ne parla da anni, in tutte le salse e in ogni contesto, eppure sono ancora poche le esperienze virtuose e <strong>realmente consapevoli che valorizzano, non solo a parole</strong>, la centralità di queste figure nei processi di rigenerazione urbana.<br />
Come sappiamo, sono competenze trasversali solo parzialmente codificate e forse per questo non ancora, realmente, “riconosciute”. I community manager di <em>Luoghicomuni</em> (non solo le figure “esplicite” che fanno parte dello staff di progetto) apprendono in corso d’opera come <em>motivare, comunicare e attivare,</em> a seconda del contesto e dell’interlocutore: ascoltano attivamente bisogni, paure e desideri, scovano risorse latenti e competenze inespresse, intercettano e decifrano interessi; utilizzano registri e format differenti a seconda del <em>dove</em> e <em>con chi</em>, anche nell’ambito di uno stesso quartiere, <strong><em>organizzando</em></strong> <strong>tutti gli elementi in gioco per raggiungere un obiettivo <em>comune</em></strong>, nell’interesse generale; si destreggiano tra numerosi e intrecciati livelli politici, amministrativi, organizzativi e progettuali, molto spesso senza avere una procedura ben definita da seguire.<br />
Se la direzione dell’amministrazione condivisa è quella di agire come una piattaforma <em>peer-to-peer</em> che abilita processi diffusi di cura e rigenerazione dei beni comuni, i community manager non possono che essere <strong>i nodi di rete del sistema</strong>: come tali vanno riconosciuti e valorizzati, non solo in termini di risorse dedicate, ma anche e soprattutto di meccanismi di <em>voice </em>effettivi, nei diversi contesti e livelli organizzativi sollecitati dalla loro azione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La dimensione spazio-temporale del <em>commoning</em></strong></h4>
<p style="text-align: justify;">A proposito di <em>voice</em>: affinché le aspirazioni degli abitanti, in particolare in contesti marginali, prendano forma e siano rappresentate sulla scena pubblica, occorre che ci sia una <em>capacità di voce</em>, <a href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:3czoGul614wJ:www.egeaeditore.it/PDF/8138c947-3beb-4001-92b3-01166205971e.aspx+&amp;cd=1&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it" target="_blank" rel="noopener">suggeriva Appadurai</a>. Se esiste un fattore chiave per la sostenibilità dei processi oltre il termine del programma, sta sicuramente nella <strong>capacità narrativa, argomentativa e progettuale delle comunità</strong>: una capacità che solo con la pratica del confronto costruttivo, aperto e non occasionale può tradursi in una <em>capacità</em> <em>diffusa</em>, per dirla <a href="https://www.edizionidicomunita.it/catalogo/politiche-del-quotidiano/" target="_blank" rel="noopener">con Ezio Manzini</a>.<br />
Incontrarsi per progettare insieme la rigenerazione di uno o più beni comuni, come ben <a href="https://www.labsus.org/2017/09/i-laboratori-civici-per-uno-sviluppo-locale-fondato-sui-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">descritto da Rossana Caselli</a>, genera un <em>clima</em> diverso rispetto alle tradizionali sedi di confronto: mettere intorno ad uno stesso tavolo attori eterogenei (cittadini, associazioni, cooperative sociali, piccoli commercianti, dipendenti pubblici, scuole, genitori…), in un ambiente non istituzionale, rende evidente per tutti la dimensione “corale” della cura dei beni comuni. Una dimensione che nella sua coralità riesce a fare tesoro delle differenze, alimentando contemporaneamente l’<strong>identità collettiva </strong>delle persone, delle organizzazioni, dei luoghi.<br />
Il <strong>“dilemma” organizzativo</strong>, tutt’altro che banale, sperimentato in questo caso è dato dalla grande difficoltà di conciliare tempi di lavoro e di vita delle persone: tempi e ritmi scanditi da un modo di produzione e consumo che non contempla affatto la dimensione comune (e che anzi, spesso, non contempla neanche quella privata). Se le sedi del <em>commoning</em> vogliono essere davvero aperte e inclusive, <strong>non possono non interrogarsi su questa contraddizione storica del sistema socio-economico in cui viviamo</strong>.<br />
Da questo punto di vista, <em>Luoghicomuni</em> offre ai cittadini la possibilità di immaginare e realizzare concretamente, attraverso uno strumento aperto e flessibile come il patto di collaborazione, ulteriori luoghi dove incontrarsi e rallentare, per dare spazio (anche fisico) alle relazioni: il “Real Giardino” ad Adriano e “Azzaip” a Corvetto rappresentano esattamente questo.<br />
Rimane tuttavia la necessità di una sede stabile per il confronto e l’apprendimento reciproco tra tutti gli attori, pubblici e privati, interessati alla cura dei beni comuni: un <em>luogo</em> che sappia modellarsi in maniera sartoriale e mai definitiva sui bisogni mutevoli delle comunità, trovando <strong>risposte</strong> <strong>creative ed efficaci</strong> alla frammentarietà sociale, con un particolare riguardo alle differenti forme di fragilità del contemporaneo.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Per una Politica della condivisione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La crisi profonda della democrazia che stiamo vivendo non ha risparmiato quella “partecipativa”, come ha recentemente <a href="https://www.labsus.org/2019/09/diritto-a-prendersi-cura-dei-beni-comuni-il-massimo-della-partecipazione/" target="_blank" rel="noopener">argomentato anche Daniela Ciaffi</a>. Nei patti di collaborazione la fase decisionale, necessariamente condivisa tra pubblico e privato, è <strong>direttamente connessa con la fase attuativa, anch’essa condivisa</strong>. Un errore che i nostri rappresentanti politici, dirigenti e funzionari comunali non devono commettere è allora quello di considerare l’amministrazione condivisa come un semplice derivato delle tradizionali politiche partecipative. La portata innovativa del Regolamento e l’evoluzione recente dei patti sono state, d’altra parte, già ampiamente <a href="https://www.labsus.org/2018/10/come-stanno-cambiando-i-patti-di-collaborazione/" target="_blank" rel="noopener">descritte</a> e dibattute. Quali sono le prospettive di maggiore interesse che stiamo osservando a Milano?</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La grande partita dell’Edilizia Residenziale Pubblica</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">ALER Milano è l’azienda per la casa più grande d’Italia e fra le maggiori in Europa. Labsus ha avviato un’interlocuzione a partire dalla presenza ambivalente (come criticità/opportunità) di spazi di competenza ALER, in particolare al Corvetto. Tra questi spazi troviamo <strong>aree verdi interstiziali utilizzate come discariche, ex portinerie in disuso, cortili interni fatiscenti</strong>: beni che non potranno mai diventare “comuni” se continuano ad essere percepiti soltanto come fonti di degrado. Spazi fisici e simbolici che per essere “valorizzati” hanno innanzitutto bisogno che sia “valorizzato” chi in quegli spazi ci vive tutti i giorni.<br />
ALER si è dimostrata interessata allo strumento dei patti, al punto da impegnarsi nell’elaborazione di un proprio regolamento per la cura, la gestione e la rigenerazione condivisa di beni di sua competenza, mutuandolo da quello comunale. Oltre a rappresentare un’interessante innovazione amministrativa, l’introduzione di un dispositivo collaborativo aperto e flessibile come il patto potrebbe essere, finalmente, la chiave di volta per quella “manutenzione incredibile” di cui <a href="https://www.labsus.org/2019/07/case-popolari-la-manutenzione-incredibile-diventa-possibile/" target="_blank" rel="noopener">scriveva Alessia Macchi</a> e che, a Milano come in altre città del mondo, è <strong>sempre più urgente trasformare in realtà</strong>: la Politica, con la P maiuscola, se vuole davvero produrre un cambiamento significativo in termini di qualità di vita nelle periferie, non può sottrarsi a questa sfida. Che è senz’altro complessa e sistemica, come complesse e sistemiche devono essere le strategie di risposta. Ovvero <strong>coraggiose e radicali</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Che ruolo giocano i privati?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il numero di imprese profit coinvolte nei patti di collaborazione è ancora relativamente basso (nel 2017 rappresentavano il 9% dei soggetti a livello nazionale). In attesa di dati aggiornati che saranno diffusi nel gennaio 2020 con il nuovo Rapporto Labsus, Milano sembra distinguersi anche su questo fronte almeno per due tendenze: da un lato c’è il protagonismo dei <strong>piccoli commercianti</strong>, che attraverso un patto contribuiscono al miglioramento dello spazio pubblico urbano mettendosi in rete con altre realtà, generando un valore sociale che va ben al di là del mero decoro; dall’altro si profila la possibilità, molto più concreta che altrove, di vedere tra le fila dei “pattisti” anche <strong>gruppi imprenditoriali</strong> interessati ad essere parte di azioni d’interesse generale. Il compito di quella Politica<em> </em>sarà in questo caso di garantire in maniera ancora più stringente e prioritaria che l’interesse generale sia sempre salvaguardato, difeso, tutelato. Agli addetti ai lavori quello di valutare se e come questo ruolo nuovo delle imprese profit si distingua, e in che modo, da quello ricoperto nelle “vecchie” policy della Responsabilità Sociale d’Impresa.<br />
Un discorso a parte merita il <strong>patrimonio privato abbandonato o in disuso</strong>: non parliamo solo di immobili, ma anche di <em>terreni in attesa</em> (come i tanti in bella mostra al quartiere Adriano<em>)</em>, sui quali poter costruire processi generativi di riuso creativo, percorsi di educazione ambientale, e così via. La Politica deve essere in grado di abilitare il dialogo tra i grandi <em>rentier</em> che detengono larga parte di questo patrimonio e le comunità che esprimono il desiderio di attivarsi nella cura dei beni comuni, in nome di quella funzione sociale della proprietà privata che la nostra Costituzione prevede espressamente all&#8217;art. 42.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Economie <em>sociali</em> di rete </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Milano è la capitale degli eventi di tendenza<em> </em>e delle <em>week</em>, ma anche del diffuso e radicato attivismo civico e sociale. Perché allora alcuni problemi, in un quartiere come Corvetto quasi “saturo” di progettualità diverse e che insistono su differenti scale, sembrano non trovare mai una soluzione? Una risposta la offre Don Andrea, eroe del quotidiano del Corvetto, durante un walkshop di narrazione territoriale del Dastu: “<strong>In un anno non si cambia nulla”</strong>. Il respiro corto non fa andare lontano, lo sa bene chi gareggia nel non profit all’italiana. Se all’entropia di iniziative sfiatate si affianca l’entropia generale del sistema in cui viviamo, ecco che emerge con ancora più urgenza la necessità di una politica coraggiosa, che sappia scommettere su alleanze inedite, eterogenee e autenticamente sussidiarie, per trovare insieme risposte nuove alla complessità urbana. La strada, affatto lineare, che stiamo provando a percorrere è quella di costruire, di patto in patto, reti di relazioni collaborative che dimostrino che un altro modo di essere nel sistema è possibile, anche in periferia.<br />
La sperimentazione di un patto che unisca diversi territori, scuole, progettualità sociali e ambientali, pratiche formali e informali, soggetti ed enti che operano su differenti livelli – quale è il patto finalizzato alla co-creazione di un corridoio ecologico e culturale attraverso <a href="https://blog.urbanfile.org/2016/09/20/milano-vaiano-valle-la-periferia-dimenticata/" target="_blank" rel="noopener">Vaiano Valle</a> e il <a href="https://www.labsus.org/events/abitiamo-la-vettabbia-luoghicomuni-a-chiaravalle/" target="_blank" rel="noopener">Parco della Vettabbia</a> – ambisce esattamente a questo: <strong>generare esternalità di rete</strong> attivando e valorizzando tutte le sinergie possibili, anche quelle a cui non avremmo mai pensato. Perché la cura dei beni comuni conviene a tutti, anche a chi si ostina irresponsabilmente a negarne l’importanza. Per le nostre vite e per quelle che verranno dopo di noi.</p>
<p><em>Foto di copertina di Marianna Frangipane, percorso Verba vs Xeniteia per Chiaravalle Bene Comune</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/10/se-sinsegnasse-a-progettare-insieme-la-bellezza/">Se s&#8217;insegnasse (a progettare insieme) la bellezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Regione Lazio approva la prima Legge quadro sull&#8217;amministrazione condivisa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/06/regione-lazio-approva-la-prima-legge-quadro-sullamministrazione-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Taverna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 16:32:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[legge quadro]]></category>
		<category><![CDATA[marta leonori]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Oggi in Consiglio regionale abbiamo approvato la prima legge quadro della Regione Lazio per la &#8216;Promozione dell&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni&#8216;, in soli quattro mesi di lavoro dalla sua presentazione&#8221;, scrive in un comunicato la consigliera regionale Marta Leonori, che ne ha promosso e seguito l&#8217;iter fino all&#8217;esito positivo di oggi. Anticipiamo la grande novità in attesa di commentare la Legge quadro nella sezione Diritto. &#8220;Con questo strumento, attraverso i patti di collaborazione tra le istituzioni &#8211; principalmente la Regione stessa e i comuni &#8211; e i cittadini attivi si potranno definire interventi puntuali su beni comuni. Attraverso una piattaforma saranno diffusi i dati sui beni comuni e le esperienze presenti sul territorio per i quali i Comuni potranno redigere specifici regolamenti sulla base di criteri e principi comuni per tutti. E&#8217; inoltre previsto un regolamento della Regione stessa per l&#8217;amministrazione dei propri beni comuni&#8221;. Tra le novità anche un fondo dedicato per valorizzare le iniziative dei cittadini attivi &#8220;Saranno promossi progetti di formazione per diffusione della cultura della collaborazione civica, ma soprattutto sono previste chiare forme di sostegno e vantaggi economici per la realizzazione di patti di collaborazione (agevolazioni dei canoni, minori oneri per l&#8217;uso di beni, coperture assicurative, esenzioni di tributi), che si affiancheranno ad un fondo dedicato per la valorizzazione delle iniziative di cittadinanza attiva, salvaguardando anche quanto già stanziato per la manutenzione del verde. Sono fiera di aver promosso una legge che incarna lo spirito di sussidiarietà e della condivisione &#8211; conclude Leonori &#8211; anche e soprattutto per il percorso collettivo attraverso il quale si è arrivati al traguardo di oggi: per questo non posso non ringraziare quanti, tra colleghi, uffici e associazioni, hanno contribuito alla stesura, all&#8217;arricchimento del testo e alla rapida approvazione. Si tratta della prima legge regionale con un simile impianto, che coinvolge la Regione e supporta i comuni. Una cornice che aiuterà la nostra comunità a prendersi cura del proprio territorio e del proprio patrimonio, in nome di un valore che non è scontato: quello dei beni di tutti. Dei beni comuni&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/06/regione-lazio-approva-la-prima-legge-quadro-sullamministrazione-condivisa/">Regione Lazio approva la prima Legge quadro sull&#8217;amministrazione condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Oggi in Consiglio regionale abbiamo approvato la prima legge quadro della Regione Lazio per la &#8216;<strong>Promozione dell&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni</strong>&#8216;, in soli quattro mesi di lavoro dalla sua presentazione&#8221;, scrive in un comunicato la consigliera regionale <strong>Marta Leonori</strong>, che ne ha promosso e seguito l&#8217;iter fino all&#8217;esito positivo di oggi. Anticipiamo la grande novità in attesa di commentare la Legge quadro nella sezione Diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Con questo strumento, attraverso i patti di collaborazione tra le istituzioni &#8211; principalmente la Regione stessa e i comuni &#8211; e i cittadini attivi si potranno definire interventi puntuali su beni comuni. <strong>Attraverso una piattaforma saranno diffusi i dati sui beni comuni e le esperienze presenti sul territorio</strong> per i quali i Comuni potranno redigere specifici regolamenti sulla base di criteri e principi comuni per tutti. E&#8217; inoltre previsto <strong>un regolamento della Regione stessa per l&#8217;amministrazione dei propri beni comuni&#8221;</strong>.</p>
<h4>Tra le novità anche un fondo dedicato per valorizzare le iniziative dei cittadini attivi</h4>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Saranno promossi <strong>progetti di formazione</strong> per diffusione della cultura della collaborazione civica, ma soprattutto sono previste <strong>chiare forme di sostegno e vantaggi economici per la realizzazione di patti di collaborazione</strong> (agevolazioni dei canoni, minori oneri per l&#8217;uso di beni, coperture assicurative, esenzioni di tributi), che si affiancheranno ad <strong>un fondo dedicato per la valorizzazione delle iniziative di cittadinanza attiva</strong>, salvaguardando anche quanto già stanziato per la manutenzione del verde. Sono fiera di aver promosso una legge che incarna lo spirito di sussidiarietà e della condivisione &#8211; conclude Leonori &#8211; anche e soprattutto per il percorso collettivo attraverso il quale si è arrivati al traguardo di oggi: per questo non posso non ringraziare quanti, tra colleghi, uffici e associazioni, hanno contribuito alla stesura, all&#8217;arricchimento del testo e alla rapida approvazione. Si tratta della <strong>prima legge regionale con un simile impianto, che coinvolge la Regione e supporta i comuni</strong>. Una cornice che aiuterà la nostra comunità a prendersi cura del proprio territorio e del proprio patrimonio, in nome di un valore che non è scontato: quello dei beni di tutti. Dei beni comuni&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/06/regione-lazio-approva-la-prima-legge-quadro-sullamministrazione-condivisa/">Regione Lazio approva la prima Legge quadro sull&#8217;amministrazione condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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